una volta...

una volta c'erano le panchine.
potevano essere di legno o di ferro, dipinte di verde scuro, oppure di marmo o di cemento, dalle forme strane. erano sistemate lungo i marciapiedi, ad intervalli anche lunghi. tu potevi passeggiare e poi sederti se ti sentivi stanco, riposarti un poco, riprenderti e ripartire. potevano essere un punto di ristoro, se erano vicine ad una fontanella, o punti di aggregazione, se poste vicino alle scuole.
una volta o marciapiedi erano a misura umana, erano per le persone, che vivevano in un tempo ed una dimensione più pacata, meno parossistica.
una volta c'era la voglia di andare per le strade non solo con lo scopo di fare questo o quello, ma anche solo per passeggiare, per guardare la gente che faceva la stessa cosa e che sorrideva guardandosi attorno, che salutava con un cenno, un sorriso, una stretta di mano, che parlava animatamente e discuteva di tutto, che viveva insieme ad altre mille persone dividendo la propria vita e la propria città con ognuno di loro.
una volta la vita era più vita e meno meccanismo stritolante.
una volta i bambini giocavano per le strade tranquilli, correvano tra gli adulti felici e innocenti, senza la tema che qualunque adulto possa essere un pedofilo o un assassino, o un rapitore.
una volta i parchi erano un posto in cui passeggiare e sedersi sull'erba, guardare i cani ed i bambini che giocavano, prendere il sole o baciarsi con il proprio fidanzato.
una volta la casa non era l'unico posto un cui rifugiarsi per essere sicuri e inviolati, e a volte nemmeno quello, una volta le famiglie erano unite, composte da varie generazioni che convivevano, scambiandosi assistenza ed aiuto, conoscenze e storia.
una volta c'erano le panchine, me lo ricordo.

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