giovedì 15 maggio 2008

tanto per parlar

oggi sono nostalgica.
mentre venivo al lavoro, stamane alle sei e mezzo ( prova che l'alzarsi troppo presto è nocivo alla salute), mi sono ritrovata a pensare agli anni ottanta, ed al modo assai pittoresco in cui eravamo usi abbigliarci.
la rimembranza è stata scatenata da una ragazza che esibiva spavaldamente in tutta la loro oscenità un paio di fuseaux corti a mezzo polpaccio, bianchi, su un paio di calzini corti di lana, bianchi ma ricamati in argento, in un paio di ciabatte alte a fascia, nere. il tutto sotto una camicia modello sbrindella un poco lunga un poco corta, bianca, e un maglione aperto davanti, nero.
a parte l'assoluto orrore di quell'assembramento di capi sconnessi, mi ha portato alla memoria vecchie glorie dell'abbigliamento, che tutti più o meno hanno indossato o sperato di indossare. chi ad esempio non ricorda quelle camice infinite, lunghe di solito al ginocchio, con manica abbondante e colletto alto a pizzi sotto il mento, che si portava con la spilla sul bottone al collo, con inevitabile dolore al gargarozzo, ma sai che fico che sei poi? io non ne avevo una a collo alto, ne avevo una con il colletto a camicia che deformavo apposta con il ferro, per essere cool, come si direbbe oggi, figa, come si diceva allora.
e le fasce colorate su capelli dall'improbabile permanente? e chi non si ricorda le scarpe da taglialegna, le Lamberjak, in pelle chiara col collo di lana marrone scura, che pesavano ammazzate, ma ci si andava in discoteca il pomeriggio e si ballava, poco perché poi facevano male le gambe, è chiaro.
e chi si poteva permettere la spesa aveva anche il bomber della Monclear, o la borsetta di pelle della Tolfa. io poi abitavo in toscana, e da noi i mast del mast era lo stivale a punta texano, un orrore di pelle scura ricamata che non no mai sopportato, nemmeno allora.
ma ero una vittima del jeans corto al polpaccio con la calza a righe variopinte, e dello scalda muscolo, della scarpa da tennis bianca di stoffa al massimo blu, ma meglio bianca, con le stringhe lavorate a telaio, cosa in cui ero bravissima.
si potrebbe dire bei tempi, ma con il senno di poi in effetti eravamo al quanto ridicoli, con quelle cose addosso, e forse è meglio ora, almeno per chi ha superato indenne quell'epoca e si ritrova in sobri jeans e magliette, larghe quanto ti pare ma tranquille.
ora invece è il turno di soffrire dei giovani, quelli che eravamo noi allora.
ora, che impera il calzone basso inguinale, con la maglietta alta ombelicale, e questo, a vedere per le strade, qualunque sia lo spessore della vita che si trova in mezzo. la strabordanza, nel gelo invernale assume colori al quanto esotici, dal rosa pallido virato al viola, al rosso intenso.
e che dire dei ragazzi obbligati dalla moda ad indossare calzoni il cui cavallo si situa all'altezza ginocchio e la vita all'altezza attacco dell'anca, con possibilmente elastico di mutanda, firmata, in evidenza, ed in questo si tutta chiunque, dall'ipertrofico rapperone, gigante che così facendo mostra inevitabilmente quarti del suo impudico sedere alle masse, o lo sfigato iper magro le cui anche non sporgono abbastanza da fungere da stop alla misera discesa dell'indumento, che tende inevitabilmente a cedere sotto l'impeto della forza di gravità.
gli unici che ho visto rimanere sempre identici a se stessi, anche se pare che nel tempo abbiano cambiato definizione, sono quelli che allora si chiamavano Dark e che ora pare siano una falange dei punk.
le calze a rete sono sempre le stesse, opportunamente bucate, gli anfibi sono sempre gli stessi, neri o dipinti che siano, sempre gli stessi i lunghi maglioni neri, le camice nere, i dodici strati che si sovrappongono, sempre neri, i trucchi pesanti e i capelli ingelatinati, gli anelli di metallo che spuntano da ovunque e gli sguardi incazzati, quando non spenti.
cavolo, a volte la vita del giovane attento alla moda è proprio dura.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Io avevo una splendida tuta intera, di quelle a mo' di pigiama con un sacco di bottoni davanti, che ogni volta andare in bagno erano 20 minuti per tirare giù tutto e ritirare su tutto. Era gialla, verde e viola. Mi ci facevano andare a scuola. Poi uno si stupisce che cresce disturbato.. :P Dai, fammi vedere un po' di foto della Cri Anni Ottanta :D
Un bacio darling.

Sarry

Gilmor ha detto...

Ciao Mekè! Ti parla "uno" che è passato nelle fasi paninaro (subito scartata per i costi esosi), dark e metallaro!!

Figli, che tempi...

Altro che gli attuali emo.... :-(

17 Novembre giornata internazionale del Gatto Nero