sabato 23 aprile 2011

non è quello che ci affligge...

...ma come lo si affronta.
questo è quello che penso a volte. ci sono momenti, giorni, periodi lunghi o corti, in cui quello che il mondo ci pone di fronte è qualcosa di veramente pesante, qualcosa che potrebbe anche scoraggiarci.
a quel punto la strada più facile è proprio quella di abbattersi, di lasciarsi andare, di arrendersi e deprimersi,. ci si lascia andare, ci si rannicchia in un angolo e si sospira, ci si piange addosso, ci si lamenta e basta, senza cercare di opporsi al destino perché in fondo la battaglia è pesante e difficile, e si ha già così poche energie, e poi non ne vale la pena...
se avessi ragionato in questa maniera mi sarei arresa a me stessa oramai trenta anni fa.
ma non sono mai stata una donna facile, ne disposta a farsi comandare facilmente da nessuno, se non dai miei genitori che già occupavano tutto lo spazio disponibile di sudditanza che avevo a disposizione.
no, non potevo ne volevo permettere al mio fisico di avere la meglio su me stesso.
quando le mie ginocchia cominciarono a dolere ed a scricchiolare io decisi che in fondo bastava non esagerare e far riposare tra uno sforzo e l'altro le articolazioni, e se non bastava pazienza.
quando le mie articolazioni di mani, polsi e dita volevano impedirmi di continuare a disegnare e dipingere io non ho ceduto ed ho aspettato che passasse la fase acuta per continuare.
non mi sono mai lasciata mettere sotto dal dolore, l'ho combattuto con i farmaci e quando non bastava ho cercato di sopportarlo, e quando non bastava ho fatto finta di nulla e sono andata vanti: ci si poteva fare qualcosa? se si si faceva, se no, era inutile fermarsi e si andava comunque avanti.
perché dico questo?
perché oggi come oggi, che la malattia, il dolore, è diventato più palese, e conosciuto, ora che le mie sofferenze hanno un nome, la gente mi guarda e volte con simpatia, a volte con un briciolo di pietà nello sguardo, chiedendomi come faccio ad andare avanti in quei giorni in cui il mondo sembra appoggiato sulle mie gambe.
ed è per questo che rispondo; non è quello che ci affligge, ma come lo si affronta.
cerco sempre di vedere il bello nelle cose, il lato positivo nella giornata, cerco di non perdere il sorriso perché un sorriso che per me è solo un movimento muscolare nemmeno troppo pesante per chi lo riceve è un dono a volte anche prezioso.
non penso a chi sta peggio di me, perché dovrei? penso a chi sta meglio e non sa nemmeno la cosa preziosa che ha, e si lamenta. ed è nei suoi confronti che mi sento migliore, perché io so di stare peggio ma so anche che posso essere meglio di lui.
anche quando arranco per la strada con il bastone e l'anca mi urla in falsetto, mi piace sentire i raggi si sole sulla schiena, o il leggero venticello primaverile che volte in questi giorni soffia, mi piace sorridere ai vicini che incrocio o alla verduriera che mi riconosce.
ed a volte anche questo mi aiuta ad andare avanti come se non fosse così nera.
anche nei momenti peggiori a volte si riesce ad avere il sole nel cuore.

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