sabato 12 aprile 2008

un cuore matto....

ha ricominciato. pensavo che la cosa si fosse risolta, che non ci sarebbero stati altri colpi di testa, ed invece ha ricominciato.
mercoledì notte mi hanno chiamato per una urgenza in ospedale: dissezione, quindi di corsa.
sono arrivata ed ho cominciato a montare le apparecchiature, e quando ho finito, mentre aspettavo, mi sono ritrovata che l'aria che entrava nei miei polmoni era troppo poca, che il liquido nel mio corpo era sempre meno. riarsa e affannata mi sono misurata la frequenza ed eccoli li: 135 battiti al minuto, un galoppo lanciato ma che ha avuto tempo di migliorare.
il medico anestesista quando mi ha tastato il polso mi ha portato fuori e mi ha steso sulla brandina, che magari in altre situazioni poteva anche essere una cosa intrigante, ma in quel momento, con la mascherina che mi sembrava un velo di piombo tra me e il respiro non è che mi abbia fatto pensare ad altro che AIUTO.
quando mi ha auscultato di nuovo il galoppo si era tramutato in una corsa pazza: 160 di frequenza, e l'aria che non voleva saperne di entrare, e i polmoni che mi facevano male, il collo che mi faceva male, il cuore che cercava di uscire attraverso l'uscita più vicina, cioè la bocca, ed io che ingoiavo per tenerlo a posto.
è stata la mezzora più stancante dell'ultimo anno, se si può dire, una mezzora in cui la mia paura maggiore era... no erano due. la prima era quella di dovermi fare di nuovo defibrillare, e non mi sarebbe assolutamente piaciuto, nono.
la seconda, come dirlo a Odo, come comunicargli che ero di nuovo in ospedale, che mi dovevano di nuovo defibrillare, che avevo di nuovo un cuore matto....
poi il medico, con pressioni degne di un pranoterapeuta sollevatore di pesi, in un dieci minuti buoni di pressioni sui gangli nervosi del collo, tutti e due, e ripetutamente, è riuscito a farmi tornare ad un trotto normale, un bel 90 al minuto, con tutti i suoi perché e percome, ed io mi sono ritrovata nello stesso tempo stanca come se avessi corso la mille miglia a piedi e con la vescica piena come una zampogna ( dicono sia normale: alla fine di una fibrillazione il rene festeggia!!!)
ed eccomi di nuovo qui, di nuovo con la mezza pasticchina due volte al giorno, di nuovo con l'affanno ogni tanto, ma lui, il MUSCOLO, che non riesce a ripartire veloce che i farmaci lo tengono al guinzaglio, per andare dove poi mica l'ho capito.
e che devo fare io se non subire questo obbligo della medicina? e ti sei ricordata la pasticchetta? e il polase? e le vitamine? e oggi lo hai preso il ferro?
ho letto proprio da poco un post di un ragazzo che si chiedeva quando ha smesso di vivere secondo il Carpe Diem, quando ha smesso di succhiare il midollo della vita e si è accontentato degli avanzi. ed a volte mi chiedo quando mai io mi sono spinta ad assaggiare il midollo della vita, quando ho vissuto cogliendo l'attimo, se l'ho mai fatto, quando io abbia azzannato altro che i quarti posteriori di una vita troppo veloce e troppo sfuggente.
mi sento e mi sono sempre così sentita inchiodata nel fondo da non riuscire a pensare a quando in realtà io abbia cercato di librarmi alta nel cielo.
che sia questo che vuole il mio cuore? che la sua non sia una folle corsa, ma un frullare d'ali di chi vorrebbe riuscire a volare via? a volte ho la tentazione di lasciarlo andare, di vedere fin dove si spinge, se non fosse che volando via si lascerebbe certo dietro la zavorra....

1 commento:

Phayart ha detto...

Ho cercato di chiamarti a casa tutto il pomeriggio, appena letto questo intervento, che fine hai fatto?

17 Novembre giornata internazionale del Gatto Nero