venerdì 8 febbraio 2008

ritorno da mamma, ma solo per poco

ne è passato di tempo dall'ultima volta in cui mi sono connessa a questo diario personale, e per tanto mi sono detta che dovevo tornare, scrivere di nuovo, dire qualcosa di me.
ma non ne avevo voglia, come non ho voglia di vedere i miei forum, come non ho voglia di giocare ultimamente.
eppure si deve ricominciare da qualche parte, e questa vacanza da mia madre mi ha dato di nuovo la spinta per scrivere, o forse il bisogno di sfogarmi di nuovo.
e quindi eccomi di nuovo qui, in un momento di tranquillità, in cui mia madre è uscita ed io sono sola con i miei pensieri e con il mio diario.
un diario che ho tenuto segreto, perchè so che non capirebbe, non riuscirebbe a comprendere i miei lamenti, le mie recriminazioni, non più di come fa quando discutiamo su ogni cosa e per ogni cosa io sono quella che non capisce e che non vuole vedere.
si sentirebbe solo offesa, ferita, ed io non potrei sopportare altre recriminazioni da parte sua, altri rimbrotti o solo musi eterni, per questa figlia ingrata e senza capacità di riconoscenza per tutto quello che è stato fatto per lei.
è da quando sono piccola, ed in special modo ora, e da quando sono quassù che sento quanti sacrifici sono stati fatti per noi due quando eravamo piccole, quante cose sono state fatte soprattutto per me.
i regalo, i giochi, i sacrifici.
il buffo è che se gli domando ma io ve lo avevo chiesto quello o quell'altro? la risposta è invariabilmente, ma che tu non chiedevi niente.
ma allora perchè? perchè tutti quei sacrifici di cui ora devo pagare il prezzo della gratitudine per una eterna politica del rinfaccio?
uno dei punti saldi di questa storia è una bambola, Michela, la banbola che aveva il giradischi nella pancia, e che allora costava quasi come lo stipendio di mio padre.
per quella bambola si fecero in quattro, fecero sacrifici enormi, e me la comprarono. ed io come ringraziamento non solo non ci giocavo mai, ma la tenevo li, per terra, e quando smetteva di suonare ci passavo accanto e con il piede schiacciavo il suo pulsante per farla di nuovo suonare.
ma io quella bambola non l'ho mai chiesta, non ne avevo nemmeno idea fino a che non me la regalarono, ed in fondo quando l'ho avuto l'ha usata, magari come un giradischi invece che come una bambola, ma che ci devo fare? cosa volevano da me? avere solo le carte per ricattare la mia coscenza per tutta la vita? noi i sacrifici per te li abbiamo fatti, sia che tu li volessi o che non li volessi, quindi ora abbiampo il diritto di rinfacciarteli e di chiederti iun pagamento spirituale per tutta la tua vita.
senza contare che ero una distruggitrice, a cui le scarpe non duravano un anno, che distroggeva i calzoni sul sedere e sulle ginocchia, che non si faceva durare nulla, che i giochi li distruggeva.
ma se erano i miei giochi ed io ci giocavo, che male c'è se poi si rompevano? dovevo per forza essere una conservatrice ad oltranza come mia sorella che ancora oggi ha tutte le sue barbie messe nella loro casetta delle bambole?
sono bombardata giornamente da quresti discorsi, da quando sono qui, ed alla fine la mia capacità di resistere alla voglia di rispondrere si assottiglia e le discussioni aumentano di giorno in giorno.
credo che il massimo sia una settimana altrimenti posso esplodere.
fortuna che poi il posto è stupendo, il silenzio del lago è meraviglioso, la vista mozza il fiato, ed almeno in quello mi ritempro, ma anche se amo tantissimo mia madre, una settimana è veramente il massimo che posso concedere alla nostra convivenza, e sento che ora, che la settimana si stà esaurendo, io sono vicina al rosso.
ma domani si riparte, scendiamo a Grosseto e poi, domenica, me ne torno a casa mia, dalla mia famiglia, che è strana, e male assortita, ma è la mia famiglia, e non vedo l'ora di tornarci.

Nessun commento:

17 Novembre giornata internazionale del Gatto Nero