mercoledì 25 luglio 2007

Grandi sarti? ma mi faccia il piacere!!!


Quella che faccio ora è una domanda che credo almeno una volta deve essere passata nella mente di molte donne, donne normali intendo, non donne il cui giro vita corrisponda a quello di un braccio di chiunque altro.
la domanda è: ma come possono chiamarsi sarti di alta moda le persone che fanno quei vestiti che passano in passerella alle sfilate?
non è una polemica sterile sulle modelle anoressiche, ed intendo sterile perché fino a che una grande sarta che si schiera contro queste modelle farà affermazioni come "io faccio modelli per una 38 40 sono loro troppo magre" continuerò a pensare che è tutta una farsa.
no, la mia è una affermazione di ordine quasi professionale.
onestamente mi divertirebbe molto vedere queste grandi firme, questi bei nome, che si fregiano del titolo di sarto, far dei vestiti che facciano apparire belle le donne normali, quelle che ogni giorno passeggiano per la strada e vanno a fare la spesa, e non quei manici di scopa su cui qualunque cosa appendi sta bene, tanto non hanno forme loro da coprire.
io mi ricordo quando mio padre andava, quando ero piccola io, dal sarto a farsi fare ogni tanto, ma tanto, un vestito su misura.
era tutto un prendere misure di qua, tirare di la aggiustare di sopra allungare di sotto, ed alla fine, anche mio padre, 169 centimetri di pinguedine rossa, usciva dalla sartoria che sembrava un manichino, slanciato e bello.
quello io considero un vero sarto: qualcuno che lavora per esaltare la persona che ha tra le mani e che usa la stoffa, quindi il vestito come il mezzo per ottenere quel fine.
queste persone hanno ribaltato il concetto: usano le persone che infilano in quei lavori ,che a volte arrivano a sfidare la geometria euclidea, come fossero degli attaccapanni ambulanti su cui l'abito è l'unico motivo di interesse.
ma allora a che serve uno di quegli abiti? solo a far vantare la persona che ha sprecato soldi, tempo e stoffa, di essere un grande sarto perché ha messo due cuciture su una pezza e l'ha fatta sfilare.
io sono una donna sovrappeso, lo ammetto senza remore, e mi faccio gli abiti, da sola, perché non è facile trovare vestiti che si adattino alla mia taglia e che non mi facciano sembrare una geriatrica o un sacco di patate, ma io sono un caso limite. ho amiche che hanno un fisico normale, SANO, con della carne che ricopre le loro ossa e che si possono vantare di non farsi contare le costole ogni volta che si tolgono la camicia. sono persone normalissime, uguali alla maggior parte delle donne che girano per il mondo, ma che come molte di loro, hanno difficoltà a trovare dei vestiti decenti in cui possono entrare senza sentirsi una salsiccia nella sua pelle.
e vedendo queste amiche, ed a volte cucendo per loro dei vestiti in cui sembrino quello che sono, cioè delle belle ragazze, giovani e vitali, mi vien da ridere, pensando ad un Valentino, o a un Armani, con tutta la loro puzza sotto il naso e la loro prosopopea, che si mettono attorno ad un corpo normale, e non su un pezzo di legno leggermente scolpito, e che per una volta si retrovano a dover esaltare un corpo e non a sbrodolarsi addosso le loro solite idee. e lo dico ammettendo di aver spesso pensato ad Armani come ad un ottimo ideatore di modelli.
il problema di tutti loro è che hanno perso di vista il fine, e si sono concentrati solo sul mezzo, facendolo diventare il fulcro principale del loro lavoro.
quando finalmente vedrò sfilare donne normali, con taglie normali e non arrivo a chiedere sfilata alla Elena Mirò, una delle poche firme che considero veramente di sartoria, mi accontenterei di vedere donne della 46, magari anche qualche 48 su quei palchi, be allora portò dire, ecco dei sarti d'alta moda che sfilano.
Le donne sono belle: sono belle con i loro chili di troppo, con le loro curve, con i loro seni che non stanno in una coppa di champagne, con le loro gambe non sono lunghe una quaresima, con i loro problemi e le loro pecche, ed il vestito dovrebbe essere il cartello su cui è scritto proprio questo: le donne sono belle, guardate qua.

sabato 21 luglio 2007

le stagioni perdute


credo che per me sia una strana estate questa. una estate in cui non mi sembra di essere in estate, un momento della mia vita in cui non mi accorgo bene dei passaggi di stagione, di tempo, dei cambiamenti.
forse si può parlare di distacco dovuto al fatto che, non avendo figlie e non andando più a scuola da tanti anni, non sento questo cambiamento come le famiglie composte da più componenti, di cui almeno uno o due piccoli.
però mi è sempre sembrato di sentire questo cambio.
forse si è trattato di questo strano inverno, caldo come una lunghissima primavera, che ci ha lasciato stremati di caldo di fronte ad una estate ancora più calda.
ma anche questa è una giustificazione che non mi riesce a convincere.
ho in realtà una strana sensazione, come di vivere una sorta di sospensione nello scorrere del tempo e delle cose, come se la mia intera vita fosse in sospeso, in attesa di qualcosa che però non vedo ancora ed ancora non immagino nemmeno.
una sorta di limbo temporale, in cui devo continuare a vivere, fare, incontrare e scontrare, un limbo che a volte pare un poco un inferno, un limbo in cui tutto scorre come nella vita normale ma in cui il tempo... no quello no, non so che giorno sia, a volte non ricordo il mese in cui siamo, le stagioni mi scorrono addosso come pioggia in una giornata uggiosa.
forse è solo un'altro passo verso la scoperta, di cosa ancora non so, ma forse è questa la risposta, il giorno in cui saprò cosa attendo, cosa deve succedere nella mia vita, forse allora ci sarà uno scatto, un improvviso colpo di pistola, un cartello che passerà e che mi avvertirà del fatto che il momento è arrivato, l'ora è suonata, il tempo può ricominciare a scorrere, ed io posso sentire che i giorni non sono tutti uguali, tutti gli stessi, con uno svolgimento più o meno simile, con solo la gioia del ritorno serale che mi alleggerisce il tedio, ed il fine settimana, o meglio il sabato e la domenica che scompaiono nel fumo di sonno e stanchezza.
forse tornerà la voglia di fare cose differenti nelle ore libere della mia giornata, forse tornerà l'energia a scorrermi nelle vene e ad animare un corpo che mi risulta sempre più pesante e duro da muovere.

venerdì 20 luglio 2007

penso che un sogno così...


Io sono in cura.
Sono in terapia da uno psicologo, che piano piano mi sta aiutando a far emergere delle situazioni, e sensazioni, che sono sepolte, profondamente, dentro di me e che anche non volendo mi influenzano nella vita di tutti i giorni.
sono in terapia da alcuni mesi e devo dire che piano piano sto cercando di capire cosa è quello che nascondo tanto bene anche a me stessa, ma è un lavoro lungo e difficile che mi lascia spesso spossata e dolorante come se invece di una seduta psicologica avessi fatto un incontro su un ring.
ultimamente però sembra che qualcosa sia cambiato, e questo grazie ad un sogno che faccio da alcuni giorni e che abbiamo cercato di capire assieme a Stefano, così si chiama il mio terapista.
In realtà non si tratta di un sogno vero e proprio ma per arrivare a quello che è vi devo spiegare gli antefatti.
io per addormentarmi a volte uso degli accorgimenti, delle immagini che mi aiutano a concentrarmi, a rilassarmi e quindi ad addormentarmi; dei passaggi, dei portali che mi conducono al sonno.
uno di questi, quello che uso di preferenza d'estate è l'immagine di un sottotetto di pagliaio, tutto in legno con il sole che entra da alcune fessure. io sono le centro del pavimento, in posizione del loto e piano piano mi concentro sempre più sulla realtà della scena. cerco di sentire il calore dei raggi sulla pelle, il profumo di fieno nell'aria, cerco di vedere le particelle di pula sospese nell'aria, come piccole scintille dorate volanti.
piano piano questi particolari divengono sempre più concreti fino a che uno di questi non diviene il passaggio per il sonno.
in questo periodo invece non riesco Più ad evocare questa immagine e mi ritrovo invece su di un fondo marino, con le luci liquide che vanno da un verde sabbioso ad un nero ombra, un fondale brullo e senza particolari su cui concentrare la mia attenzione. sono li fisicamente, perché riesco a sentire lo scorrere dell'acqua sulla pelle, ma è una immagine che non ha la capacità di fungere da portale, tanto che spesso non riesco ad addormentarmi.
però è anche un'immagine piacevole, che non mi da ne angoscia ne ansia.
una sola volta è proseguita in un sogno ed in questo sogno mi sono ritrovata a nuotare per un periodo molto lungo in un fondale che appariva sempre vuoto e brullo, anche se forse nelle ombre nascondeva rocce e rovine. ad un certo punto ho avuto la sensazione di essermi persa, ma questo non mi ha sconvolta ne spaventata, anzi, sono risalita in superficie ed una volta li, mi sono accertata di non riuscire a vedere da nessuna parte la terra ne un punto d'orientamento.
questo mi ha lasciato quasi indifferente, tanto che sono tronata sul fondo ed ho ripreso a nuotare in fondo felice di essere in un elemento che amo come l'acqua.
è stato un sogno strano ma in fondo rilassante, che a detta di Stefano, potrebbe voler dire che ho finalmente lasciato gli ormeggi e sono pronta all'esplorazione di ciò che nascondo nel mio "fondo marino" tra le ombre di un paesaggio altrimenti brullo a prima vista, ma in realtà vivo e vitale.
credo di condividere questa interpretazione e spero che sia un indicazione per me, sulla direzione da prendere, una indicazione che mi aiuti a uscire dal mio labirinto personale.

giovedì 19 luglio 2007

qualcosa di nuovo, qualcosa di vecchio


Oggi voglio parlare di una passione che mi accompagna da molti anni e che mi accomuna ad altri poveri incompresi di questa terra.
Parlo del gioco di ruolo, argomento da me già trattato, anche se in maniera superficiale, ma che oggi voglio approfondire per dare una idea di quello che si nasconde dietro quello che a prima vista può sembrare un puro e semplice hobby per riempire le serate.
Cominciamo col dire cosa è il gioco di ruolo in una maniera che possa essere capita anche dai profani, anzi lasciamo la parola a qualche esperto nel nostro caso anzi consultiamo la wikipedia, fonte inesauribile di scibile medio:

In un gioco di ruolo (abbreviato spesso in GDR o RPG, dall'inglese Role-playing game) i giocatori assumono il ruolo di personaggi in un mondo immaginario o simulato, con precise e a volte complesse regole interne. Ogni personaggio è caratterizzato da svariate caratteristiche a seconda del tipo di gioco di ruolo (ad esempio forza, destrezza, intelligenza, carisma e così via), generalmente definite tramite punteggi.

Il termine gioco di ruolo è spesso utilizzato indistintamente per descrivere tre tipologie di giochi di ruolo, che si differenziano principalmente per il mezzo utilizzato per la loro gestione:

  • Giochi di ruolo da tavolo, attorno al quale si riunisce un gruppo di persone avvalendosi di supporti quali carta, matite, dadi ed eventualmente miniature.
  • Giochi di ruolo dal vivo (a volte abbreviato in GRV o LARP, dall'inglese Live Action Role-playing), derivati da quelli da tavolo, che impegna in sessioni live (dal vivo) giocatori in costume durante le quali vengono a volte utilizzate repliche di armi e coreografie marziali, a seconda del genere.

Rappresentazioni interattive ed improvvisate hanno incluso elementi di gioco, molto tempo prima che questi venissero inventati formalmente, il "facciamo finta che" dei bambini è nella sua essenza un gioco di ruolo molto semplice.

Il termine gioco di ruolo trae origine dalla storia della psicologia; infatti, il primo a coniare il termine Role Play fu Jacob Levi Moreno nel 1934; dopo aver sperimentato nel 1921 il "teatro della spontaneità", nel 1930 emigrò negli Stati Uniti dove mise a punto la tecnica dello psicodramma, ancora oggi utilizzata in psicoterapia: in questa il paziente recita, con l'aiuto di alcuni assistenti, un avvenimento del suo passato per lui conflittuale ove vi sia un antagonista, dopodiché i ruoli s'invertono ed il paziente si trova a recitare la parte del proprio antagonista per cercare di capire ciò che il suo antagonista ha provato in quel momento.

Questa prima accezione del termine però non ha alcuna relazione con il gioco di ruolo inteso come attività ludica, che discende dal wargame, ("gioco di guerra", ossia simulazione di guerra tramite l'utilizzo di miniature, formalizzato per la prima volta nel 1913 dallo scrittore di fantascienza Herbert George Wells che pubblicò un breve manuale di regole di gioco per i soldatini di stagno).

I primi giochi di ruolo giocati come tali si svolsero per la prima volta alla fine degli anni sessanta nella società per il wargame dell'Università del Minnesota, ed in gruppi ad essa legati, specialmente nei gruppi moderati da Dave Wesley e Dave Arneson. Nello stesso periodo Gary Gygax stava sviluppando con intenzioni simili un wargame di ambientazione medievale (inusuale per l'epoca, dato che la maggior parte dei wargame era incentrata su guerre più recenti, come le guerre napoleoniche, la guerra di secessione americana e la prima e seconda guerra mondiale) che pubblicò nel 1971 con il nome Chainmail. Questo includeva, oltre ad armi medievali, anche alcuni elementi fantasy, come i draghi e la magia.

Sulla base delle regole dettate da Gygax, Dave Arneson adattò successivamente un'ambientazione chiamata Blackmoor, dove venne introdotto il concetto di esperienza, ovvero maghi ed eroi che vincendo gli avversari diventavano più abili e potenti. Dopo una fitta collaborazione tra Gygax ed Arneson, nel 1974 nacque la prima edizione di Dungeons & Dragons (spesso abbreviato in D&D o DnD), considerato il primo gioco di ruolo moderno, che ha avuto una grande influenza sugli altri giochi sviluppatosi in seguito. Le regole della prima edizione di Dungeons & Dragons rivelano queste radici nel mondo del wargame nell'uso di una scala di un pollice per dieci piedi (o dieci iarde all'esterno). Se in un normale gioco da tavolo una pedina rappresenta una squadra di soldati, nei primi GDR rappresentava invece un singolo soldato e ogni giocatore controllava un singolo personaggio nei minimi dettagli, descrivendone le azioni.

Dungeons & Dragons ebbe un successo fenomenale, portando nel campo del gioco di ruolo numerosi giocatori e creando un'industria amatoriale incentrata su questo hobby. Come tutti i giochi di successo D&D generò un gran numero di imitatori e di concorrenti, alcuni dei quali avevano sfacciatamente lo stesso "look and feel". Tra i primi concorrenti di D&D si possono citare come appartententi alla prima generazione di giochi di ruolo: Chivalry and Sorcery, Traveller, Tunnels and trolls, Space Opera e RuneQuest.

Crescita dell'hobby

Dungeons & Dragons si trasformò, affiancando alle regole delle versioni base un'ulteriore linea editoriale, l' Advanced Dungeons & Dragons, che espandeva il gioco (e l'industria del gioco di ruolo in generale) oltre il livello di hobbismo amatoriale per entrare nel mondo del gioco "professionistico". Man mano che comparivano sul mercato prodotti per i giochi di ruolo sempre più elaborati, cominciarono ad essere organizzate convention e ad essere pubblicate riviste (come Dragon) dedicate al pubblico crescente di appassionati, mentre il gioco di ruolo si spostava dai campus dei college al resto della società.

I giochi di ruolo venivano spesso giocati ad un tavolo, perché coinvolgevano carta, dadi e spesso miniature o segnalini di qualche tipo; da queste origini si sono evoluti in direzioni differenti. Alcuni regolamenti di giochi di ruolo sono complessi e tentano di essere simulazioni realistiche, altri enfatizzano lo sviluppo della personalità dei personaggi o la narrazione della storia. Esistono alcune analisi dei diversi stili di gioco di ruolo tra cui la teoria GNS.

Il gioco di ruolo in Italia

In Italia, il gioco di ruolo ha sempre dimostrato una forte vitalità creativa. Quando nel 1985 l'Editrice Giochi pubblicò la traduzione italiana di Dungeons & Dragons, a cura di Giovanni Ingellis, già esistevano giochi di ruolo completamente sviluppati in Italia: a partire da I Signori del Caos di Giovanni Maselli, Auro Miselli e Franco Tralli (Black-Out, 1983), subito seguito da Kata Kumbas di Agostino Carocci e Massimo Senzacqua (Bero Toys, 1984). Sono poi uscite decine di altri titoli in italiano, sia ideati da autori della nostra penisola che traduzioni di giochi esteri, diversi dei quali pubblicati da grossi editori a distribuzione nazionale.

Anni novanta

Negli anni novanta, il mercato venne saturato da numerosi regolamenti, sistemi di gioco, moduli di avventura ed altro materiale che affollava gli scaffali dei negozi specializzati. Il gioco più importante continuava ad essere Dungeons & Dragons, che era però cresciuto in una massa di regole consistenti ed inconsistenti, spiegate in più di quattordici volumi diversi. Pertanto nel 1989 venne pubblicata la seconda edizione di Advanced Dungeons & Dragons che riallineava e semplificava la situazione, eliminando molte inconsistenze.

Fu una decade innovativa durante la quale molti nuovi giochi di ruolo invasero i mercati; forse il gioco di ruolo più popolare (dopo D&D) fu Vampiri: la Masquerade, un gioco progettato come un'esperienza narrativa immersiva. Vampire si prestava facilmente al gioco di ruolo dal vivo.

A metà degli anni novanta l'avvento dei giochi di carte collezionabili (principalmente Magic: l'adunanza) oscurò la popolarità dei giochi di ruolo. L'improvvisa apparizione ed il rapido aumento di popolarità di Magic prese di sorpresa molte case editrici, che si trovarono a dover rincorrere il cambiamento di interessi del pubblico. Per un certo periodo alcuni pessimisti pronosticarono la fine dei giochi di ruolo come hobby serio, sebbene alla fine, quando le acque si calmarono, il gioco di ruolo continuò a prosperare - seppur con difficoltà.

In questo periodo si assistette anche all'avanzare della tecnologia computerizzata che portò il mondo del gioco di ruolo verso nuove frontiere. I videogiochi di ruolo erano già diffusi nel mondo del computer, ma generalmente offrivano esperienze di gioco molto lineari, più tattiche che interpretative. Co

munque, con la proliferazione di personal computer e la possibilità di giocare giochi online su Bulletin Board System (BBS) o altre reti, spesso in realtà gestite da fan e senza collegamenti con gli editori, preparò la strada ai MUD, MMORPG ed ai giochi via e-mail. L'uso di materiali coperti da copyright o di nomi coperti da trademark in queste realtà portò era spesso malvisto dai detentori delle relative proprietà intellettuali, e problemi sull'uso di questo materiale si erano già manifestati alla fine degli anni ottanta con la TSR e prima con la Mayfair Games, editrice della linea di supplementi Role-Aidse quindi contro i condivisori di file.

Gli anni novanta vedono in Italia la nascita di numerose riviste specializzate di successo, che ancora oggi sono ricercate dai collezionisti. Fra queste, le principali sono Rune, prima rivista italiana di gioco di ruolo fantasy e di fantascienza, e Kaos, che diventerà per alcuni anni la testata di riferimento dell'intero settore.

Ultimi anni

Alla fine degli anni novanta la Wizards of the Coast, casa editrice di Magic, acquistò la TSR (al momento in guai finanziari) ed adattò il venerabile Dungeons & Dragons rinnovandolo grandemente e rivitalizzando il mercato. Successivamente, la Wizards of the Coast venne acquistata dal gigante dei giocattoli Hasbro. La nuova edizione di D&D fu significativa perché venne rilasciata con una Open Game Licence (OGL) da utilizzare con il D20 system; questo permise a molti piccoli editori di creare e pubblicare materiale compatibile con D&D che poteva essere utilizzato

da una grande quantità di giocatori.

Negli anni recenti, Dungeons & Dragons ha dominato economicamente questo mercato hobbistico. Grazie ad una pesante attività di marketing, D&D, insieme a linee di prodotti sussidiari compatibili prodotte da altri editori, ha composto oltre il 50% delle vendite dei giochi di ruolo (dati del 2002). Forse prevedibilmente la dominazione economica di D&D ha creato risentimento in alcuni giocatori di altri sistemi di gioco.

I primi giochi di ruolo, al pari di Dungeons & Dragons, traevano quasi esclusivamente ispirazione dal genere fantasy e ponevano grande enfasi sul combattimento e sulla magia, ma nel corso degli anni hanno abbracciato quasi tutti i generi letterari e cinematografici, dalla fantascienza, al giallo, all'horror; nel contempo si sono sviluppati regolamenti che pongono maggiore attenzione allo sviluppo della personalità dei personaggi; una delle caratteristiche originali dei giochi di ruolo, che certamente ha favorito il successo del genere, è infatti la capacità evolutiva di ogni personaggio, che può continuare ad evolvere di partita in partita, tipicamente sotto il controllo dello stesso giocatore, migliorando le proprie risorse ed abilità o acquisendone di nuove, arrivando a costruire una vera e propria "esistenza virtuale" che può durare per anni.

Elementi del gioco di ruolo

Vera innovazione del gioco di ruolo è l'inserimento dell'immaginario come "campo di azione". Tutta la sessione si svolge nell'immaginario, ovvero nella mente di ognuno dei giocatori. Essi sono burattinai che, tramite la descrizione, manovrano i propri personaggi con i limiti e le abilità dettate dalla scheda del personaggio e dai manuali. Dadi, schede ed una eventuale mappa risultano quindi essere le uniche cose fisiche presenti sul tavolo di gioco.

I giochi di ruolo da tavolo vedono in genere i personaggi giocanti (PG) interpretati dal giocatore organizzati in un gruppo (o raramente in più gruppi), con una certa missione collettiva da completare (trama principale), tipicamente indicata dalla parola inglese quest, corrispondente alla "cerca" dei romanzi cavallereschi, all'interno di un dungeon o più generalmente di una ambientazione. Vi è poi la presenza di uno o più master (da Dungeon Master, chiamati anche Custodi, Arbitri, DM ecc.), che si può definire come il narratore e l'arbitro della partita: il master dà il via alla partita, descrive lo scenario, sovrintende al rispetto delle regole, calcola con l'ausilio di vari dadi a più facce, nei giochi in cui vengono utilizzati, le probabilità di successo di una data azione e comunica il risultato ai giocatori. Inoltre, il master gestisce i personaggi secondari di complemento, i nemici e gli antagonisti, le creature fantastiche, tutti classificati sotto il nome di personaggi non giocanti (PNG), nonché delle forze naturali e sovrannaturali dell'ambientazione, come il tempo atmosferico, le forze politiche o le divinità.

La riuscita del gioco dipende in larga parte dalla bravura del master e dalle capacità interpretative dei giocatori. Il ruolo del master richiede la flessibilità e la capacità di improvvisazione necessarie ad integrare il proprio canovaccio per l'avventura con le idee, le azioni e le interpretazioni dei giocatori senza che questi ultimi si trovino "costretti" a seguire passo passo la trama delineata dal master. Come in tutti i giochi conta molto l'affiatamento che si crea nel gruppo.

Le partite non hanno un limite di tempo; possono avere una durata molto lunga e proseguire, sessione dopo sessione, per mesi, anni o addirittura decenni.

Nelle versioni di GDR per computer il complesso ruolo del master è svolto dal computer, con i vantaggi - più rapida ed efficace gestione delle meccaniche - e le limitazioni - minore flessibilità e varietà di opzioni - che questo comporta.


Questo qualto riporta la wikipedia, estremamente esauriente, preciso e interessante. Ma è tutto?
no. almeno non per me.
per me il gioco di ruolo è qualcosa che coivolge la parte più interna, più profonda della mia anima, il modo per dare voce, spessore, profondità ad una parte di me che altrimenti non potrebbe mai vivere.
quella parte di me selvaggia, libera, a volte violenta, passionale, forte, potente, combattiva.
quella parte di me che non potrebbe mai vivere nella società moderna, che vorrebbe risolvere le cose con una spada in mano e due cazzotti ben piazzati, quella parte di me che non esisterebbe nemmeno magari, perchè in fondo è una parte di me che non esiste e non sarebbe mai esistita.
è la tigre in gabbia, la ribelle vilenta e tatuata, la sadica assassina, le ladra, la pia sacerdotessa che crede così tanto nella sua religione da riceverne in canbio il potere, a volte la madre che ha problemi di comprensione con una figlia cresciuta nella guerra e nella violenza, a volte una focosa amante mai soddisfatta.
è una vita, in tante vite, è il modo per provare cose che altrimenti mai avrei provato, per scaricare frustrazione e problemi che altrimenti mi avvelenerebbero l'anima, per avere ciò che desidero ma che non potrei mai avere davvero.
il gioco di ruolo in fondo per me è tutt'altro che un gioco. è una vita, anzi molte vite, che posso vivere, allinterno della normalità ed a volte del grigiore della mia vita.
ed è anche un dono.
quando sono io che creo il mondo in cui gli altri possono vivere la loro vita, è un dono che faccio a loro, qualcosa che magari non potrebbero vivere in altro modo, e che io li aiuto a provare ed a gustare.
un dono che faccio alle loro anime, ed alle loro vite, e che in fondo di nuovo faccio a me stessa.

martedì 17 luglio 2007

dormire... sognare... forse..

Oggi ho sonno. un sonno che mi ruba la testa, che mi oscura i pensieri e mi chiude gli occhi. un sonno che non passa nemmeno dormendo tutto un giorno di seguito come ho provato a fare questo fine settimana. sono quei sonni che ti mettono k.o. per tutta una stagione, che attribuisci al caldo, o al freddo, alla fame, al troppo mangiare o che comunque hanno sempre una qualche giustificazione anche quando non sai quale.
io so solo che ho sonno, e che se poggio la testa sul cuscino parto come su un jet, e riatterro solo con difficoltà. e che se dopo che mi sono svegliata mi rimetto di nuovo accoccolata mi riaddormento senza troppa fatica.
è stato così per lo scorso fine settimana e per quello prima, lunghi sonni mattutini, brevi veglie per pranzare quindi lunghi riposini pomeridiani con brevi veglie serali per la cena.
mi sembra di essere affetta da narcolessia, se non fosse che non cado addormentata improvvisamente come se fosse nulla, no, è una cosa scientemente portata avanti dal mio corpo, che si accosta al letto, si spoglia, si corica e si spegne.
ho spesso di questi periodi di poca energia nelle batterie, e mi ricordo un'estate in cui andai a farmi controllare dal medico perché davvero mi addormentavo dove stavo, senza nemmeno aspettare di essere a casa: avevo il ragazzo con la moro allora e mi riuscivo ad addormentare sul sellino posteriore.
a volte vorrei essere un insonne, uno di quegli esseri che dicono " a me bastano quelle quattro, cinque ore di sonno, poi mi devo alzare, perché tanto non dormo più." come li invidio, con tutte quelle ore a disposizione e nessuna di quelle immani stanchezze che appesantiscono ogni fibra del mio corpo.
la sensazione è quella di muoversi nella melassa, lottando contro la resistenza del liquido vischioso anche solo per muovere un passo, o per alzare un braccio. una fatica immane solo per fare la vita di tutti i giorni.
spero che anche questa volta passi, come è passata ogni volta, magari senza metterci tutta l'estate, e magari lasciandomi meno sfinita. ma nel frattempo la lotta continua, senza pausa, ed ogni momento rubato al sonno è un momento in cui riesco a vivere un poco.

lunedì 16 luglio 2007



bene bene. ho ricevuto delle lamentele da parte del diretto interessato sulla scelta della sua immagine. che dire' IN FONDO ma proprio in fondo lui non è così satanico, in realtà è una persona dolcissima che mi è stata vicina nei momenti migliori come nei momenti peggiori, senza mai stancarsi di essere la spalla su cui piangere, la roccia che mi ancora a questa realtà, la leva che mi spinge avanti.
sono oramai dieci anni che divide con me gioie e dolori, spesso più dolori che gioie, che mi sopporta e supporta, e che mi rende felice.
in fondo è solo questo, l'importante.
non conta la fatica, non conta la stanchezza, non conta nulla al di fuori di quella calda sensazione che prende in fondo allo stomaco quando si rientra a casa e si vede il viso di chi si ama: una calda sensazione di gioia che riempie e cancella tutto il resto.
Lui ama i nostri bambini, la casa in cui viviamo, le cose che abbiamo in comune e che abbiamo costruito assieme, e soprattutto ama me.
non c'è una volta, un momento in cui non senta che lui mi ama, eppure spesso ho come uno stupore di fondo per questo amore, come se mi domandassi se veramente me lo sia meritato, ed è come se avessi paura di vederlo scomparire un giorno o l'altro.
so che non succederà, almeno so che non succederà mai dal giorno alla notte, perché nulla è certo al cento per cento ed un giorno potrebbe succedere che piano piano scemi, ma a volte c'è la paura che una mattina svegliandomi, tutto sia stato solo un sogno, o magari che lui si sia svegliato da un periodo di catalessi e si accorga che in fondo non sono quella che vuole accanto per la vita.
paure assurde forse, ma anche chi ha terrore dei ragno ha paure assurde, questo non gli impedisce di aver paura di ragni.
re comunque ecco soddisfatto il mio detrattore.
questo è quello che vedo quando guardo il mio lui, e non importa che i chili siano di più e i capelli un po di meno, che la casa sia più disordinata e che la finestra dia sul marciapiede: lui per me è sempre bellissimo.

venerdì 13 luglio 2007

come nasce l'amore

anche oggi mi sento in vena di ricordi, ma voglio andare a fatti più recenti. voglio ricordare con voi un momento magico per la mia vita, cioè quando ho conosciuto il mio compagno di vita, Maurizio.
Non era un periodo particolarmente brillante, almeno a livello economico. in quel momento ero legata ad un'altro ragazzo ma quella relazione era al quanto soffocante e cominciava a starmi stretta al collo ma sono anche il tipo che se vuole va avanti anche con il giogo. avevo accettato un lavoro al quanto particolare in quel periodo: si trattava di rimettere in piedi una riproduzione in scala 1:1 della plancia della Enterprise classica, la 1701, che era stata costruita alcuni anni prima da altri soci dello STIC e poi abbandonata in un magazzino. una volta rimessola in piedi, nel corridoio centrale della stazione Termini, avrei anche dovuto occuparmi della vendita di libri per la casa editrice che sovvenzionava l'opera, la Fanucci.
Fu in quella situazione che conobbi per la prima volta Maurizio. io ero in ginocchio a stendere ed incollare moquette, con una tuta che era già vecchia e lisa allora, prima che uno strato di colla e colore vi si depositasse, i capelli in una pettinatura assolutamente indecifrabile, e fari schizzi che decoravano il mio viso in un maquiage al quanto bizzarro. di fronte a me si pararono due giovani, in jeans e giacca, camicia e occhiali scuri, zaino sulla spalla e devo ammettere che non ricordo se Mau aveva anche la cravatta o meno, ma ci sarebbe stata perfetta comunque nell'insieme. si presentarono come soci del club venuti per incontrare l'ammiraglio, cioè il fondatore del club (si parla sempre dello STIC) e rimasero a dami una mano per montare un pezzo al quanto pesante di scenario. era l'ora di pranzo e decidemmo di andare tutti a mangiare in un MacDonald al di fuori della stazione ed in quella occasione successe la prima cosa che fece breccia nel mio cuore. Lui cercò di scardinare uno dei sedili, imbullonati al pavimento, per farmi galantemente sedere. a parte il ridere per la situazione al quanto ridicola la cosa mi affascinò assolutamente tanto che rimasi colpita da quello starano giovane che si vestiva come un avvocato in vacanza. fu una fortuna che anche lui venisse scelto nella rosa dei venditori perché questo ci permise di frequentarci parecchio e di capire quanto fossimo simili per modo di pensare, ironia e interessi.
una cosa però mi impediva di pensare a lui come ad una possibile conquista sentimentale,ed era l'età. abbiamo dieci ani di differenza, a mio sfavore chiaramente, e questo mi rendeva al quanto scettica sulla possibilità che un ragazzo del genere, che vedevo con tante qualità e tante attrattive potesse essere attratto da una come me, che vedevo con tanti problemi e tanti difetti.
la nostra amicizia crebbe per mesi rendendoci sempre più vicini e partecipi dei problemi l'uno dell'altro al punto che stava diventando un problema: io paragonavo il mio rapporto con lui e vedevo quanto sempre più soffocante fosse quello con l'altro.
fu quando lui un pomeriggio mi disse che si voleva trasferire in Inghilterra che io decisi di giocarmi il tutto per tutto: non potevo permettermi di perdere l'unica possibilità di avere qualcuno che era veramente quello che desideravo da una vita. aspettai il giorno in cui ci ritrovammo soli al parco che mi giocai la mia carta. lo baciai: o ricambiava o scappava.
quando ricambiò quasi non ci credevo e solo dopo scoprii che anche lui per i precedenti mesi si era fatto gli stesi problemi e la sua decisione di andarsene era proprio dovuta a quella convinzione che avevo anche io, che qualcuno di così distante in età non potesse valutare l'altro come possibile compagno. sono contenta che tutti e due ci si sbagliasse perché da allora non c'è stato più un giorno senza gioia nel mio cuore.

giovedì 12 luglio 2007

amarcord


è un periodo che vivo nei ricordi, o forse è meglio dire che i ricordi mi saltano in spalla non appena mi distraggo un attimo, come gatti sonnacchiosi che ti ignorano fin che tu non li ignori, e poi prepotentemente richiedono la tua attenzione.
sono li, immersa nella realtà di ogni giorno ed improvvisamente il ricordo è li, spunta di soppiatto e mi invade la mente, illude i sensi, tanto che per un attimo torna reale come quando l'ho vissuto.
un momento e poi via, ecco che torna a nascondersi in qualche anfratto buio e polveroso della mente, attento a sorprendermi in un altro momento di distrazione.
sono soprattutto le giornate estive quelle che mi tornano alla mente, forse proprio per il fatto che siamo in estate e che il mio corpo rimpiange le lunghe esposizioni al sole ed all'acqua del mare di quando ero bambina, ma proprio per la loro natura mi causano una fitta di nostalgia a volte dolorosa, a volte solo malinconica.
i tramonti sono la cosa che mi manca di più, quei lunghi momenti in cui il sole piano piano si cala nel mare, i raggi che si fanno lentamente sempre più lingue di fuoco, il mare che diviene sempre più scuro fino ad essere un nero specchio sciabordante.
ed il profumo di sale, di alghe d'acqua salmastra di pesche di sabbia ed anche di sole.
La pelle che tira per il sale che la ricopre e per il sole che l'ha scottata, i capelli ispidi e secchi che ondeggiano leggeri al vento marino, le gambe nude, i piedi affondati nella sottile sabbia della spiaggia che ancora trattiene l'ultimo calore.

ho abitato al mare per gran parte della mia infanzia, e per me era una parte fondamentale della vita, come l'aria che si respira e il cibo che si mangia. allora il mio mondo era quello e sebbene conoscessi l'esistenza di tutto un mondo al di fuori di quel piccolo paese, forse vi avrei vissuto tutta la mia vita felice, se non fossimo andati via.
quel periodo, quei ricordi sono un gioiello che custodisco nello scrigno dei preziosi, un sogno che mi culla ancora quando sono troppo stanca e depressa per addormentarmi, un desiderio che ogni tanto mi attanaglia l'anima anche se sempre meno ho tempo e modo di soddisfarlo.
a volte sogno che la mia vita finirà cos' come è iniziata, con una casa vicino al mare e lunghe passeggiate sulla siaggia fino a che viene la sera.
poi il sole cala.

martedì 10 luglio 2007

sale profumo di sale


è arrivata l'estate, anche se forse è il caso di dire che è solo cambiata stagione, visto il caldo che ha fatto questo inverno.
Comunque ora il sole è alto su di noi, e batte forte tanto da abbronzarci quindi possiamo dire che è arrivata l'estate.
Il caldo è molto, i pomeriggi diventano lunghissimi, mentre le sere si fanno dolci ed invitanti, per una passeggiata, per una uscita tra amici, per una serata passata su un balcone a fare due chiacchiere.
Sono una nostalgica e spesso ripenso a quando ero piccola e le estati erano il periodo più desiderato, quei giorni lunghissimi che ti permettevano di fare una infinità di cose, di andare al mare e di girare con la bicicletta, di mangiare gelati e ghiaccioli e fette enormi di cocomero mentre le ultime fiamme del sole si affogavano nel mare.
Io vivevo in una villa costruita proprio sulla spiaggia, una villa bellissima a due piani, con un piccolo giardino attorno ed un cancello che si apriva sul dietro dando sulla libertà verso il mare e ore infinite di giochi, lunghe nuotate, castelli di sabbia e tanto sole.
Amavo quella casa ed amavo quelle estati.
Ero libera di giocare per ore con il mio cane, che mi seguiva continuamente, ogni cosa io facessi; di andare per la piccola città di Marina di Grosseto sulla mia bicicletta da cross con le stringhe che pendevano dal manubrio e con il cambio a cinque marce, di quelli vecchi, con la manopola grossa nel mezzo della bicicletta, ed un clacson sul manubrio.
Era blu con il sellino lungo nero e il poggia schiena alto.
ed io mi sentivo una specie di piccola ribelle, una piccola teppista, quando giravo sulla mia bicicletta, mi sentivo una easy rider con a disposizione il mondo e ore ed ore di fronte per fare le mie pericolose esplorazioni.
giravo per tutta la cittadina che anche in piena stagione allora non contava poi molti abitanti, e per la pineta fitta e rigogliosa, per le lunghe spiagge che allora erano ancora pulite e nei miei sogni giravo per strade sconosciute e per fitte giungle misteriose.
Facevo il bagno continuamente, adoravo il mare ed anche quando non sapevo nuotare mi buttavo incoscientemente dove non toccavo causando infarti a ripetizione a chiunque mi accompagnasse, che fossero i miei genitori o i loro amici con cui si usciva tutti assieme.
una volta addirittura ricordo che uscimmo tutti in pattino ed andammo a largo dove tutti si facevano il bagno e nuotavano attorno ai due pattini; io senza dire nulla a nessuno mi buttai e annaspando nell'acqua riuscii ad arrivare da un pattino all'altro, mentre tutti quelli che nuotavano li attorno si precipitavano terrorizzati visto che avevano ottenuto il permesso dai miei di portarmi con loro se fossero stati attenti a me.
Ma il pericolo, una volta sola, l'ho sfiorato: una volta a riva addirittura. mentre entravo in mare sono finita in una enorme buca che si era formata con la risacca e che non si notava. Quella volta ho rischiato di affogare tanto che mi hanno ripescato e riportato a riva svenuta, ma la sera stessa ero di nuovo li che sguazzavo, ed alla fine andai a lezione ed imparai a nuotare.
Ora è da tanto che al mare ci vado pochissimo quando per nulla, e mi manca molto, mi manca l'odore di salmastro, la sabbia che si infila da tutte le parti, lo sciabordio delle onde. ogni anno dico, questa volta mi impongo e si va al mare almeno una volta alla settimana, ed ogni volta ho troppo da fare, o il mio compagno ha troppo da fare, o chissà che latro, ma alla fine passa un'altra estate e il mare è solo un ricordo di belle estati lunghe e libere.

17 Novembre giornata internazionale del Gatto Nero