martedì 29 settembre 2015

TELEFONINI E MACCHINE: CONNUBBIO PERICOLOSO

giuro, io ci provo ad essere una persona paziente, a sopportare le umane stramberie che mi circondano, ma le situazioni reiterate mi urtano più di quanto la mia capacità di conciliazione riesca a tamponare. e così eccomi qui a lamentarmi di un'altra abitudine brutta e nociva dell'automobilista medio romano.
credo che tutti guardandosi attorno si saranno accorti di quanti di quelli che guidano vicino a noi hanno una mano all'orecchio, e non precisamente per grattarselo.
il cellulare è un oggetto che purtroppo è diventato necessario per la maggior parte di noi, tanto che se si esce senza o ci si sente persi, o si ricevono sgridate da amici e parenti che, inevitabilmente ci hanno cercato proprio quando non avevano il cel vicino.
proprio per questa indispensabilità dell'oggetto, spesso e volentieri quando siamo in macchina suona e il nostro istinto ci porta a rispondere alla chiamata, il che non sarebbe nemmeno male se non ci rendesse immediatamente celebrolesi, oltre che ad essere vietato dalla legge. ma questa seconda cosa sembra non preoccupare la maggior parte delle persone che gira tranquilla con il cellulare all'orecchio, chiacchierando come non ci fosse una domani.
il che non mi darebbe troppa noia, al di la di urtare il mio senso di responsabilità civica, se non fosse che sembrano ridursi immediatamente a dei decerebrati tetraplegici, andando improvvisamente ad una velocità che trasforma la macchina in un ostacolo mobile, invece che in un mezzo. oltre tutto non si peritano certo di tagliare strade, di curvare dove non avevano segnalato, di passare da una corsia all'altra senza segnalare, di inchiodare e ripartire senza curarsi del fatto che ci siano altri sulla strada.
un comportamento che a volte mi fa dispiacere molto che nella mia auto non ci sia di dotazione una doppia postazione di lancio per missili terra terra.
oggi però sembra che una nuova coscienza sociale si stia facendo spazio in alcuni di questi soggetti, che pare abbiano deciso di adeguarsi a quella che dovrebbe essere la normativa in merito al rispondere al cellulare, ma intendendola secondo le loro limitate capacità di comprensione.
parlo di limitate capacità perché non posso credere che delle persone normali farebbero quello che ho visto fare a loro.
si perché ho visto cose che voi umani non potete immaginare: macchine ferme in mezzo alla strada, in curva, all'imbocco di una strada consolare. macchine ferme in mezzo alla corsia in strade in cui al massimo passano due macchine strette strette. macchine che improvvisamente frenano a rischi tamponamento, per parlare al telefono, ignorando il fatto che dietro di loro si sia formata improvvisamente la coda.
ora.
parliamone.
è vero che la normativa dice che ci si deve fermare per rispondere al telefono ma vediamo in che termini.
la legge parla chiaramente del fatto che il cellulare deve essere utilizzato in macchina solo mediante ausili come il vivavoce o gli auricolari, meglio se Bluetooth in maniera che non ci siano fili che impediscano una guida sciolta. se però si è sprovvisti di questi ausili la normativa prevede che il conducente accosti e si fermi il tempo necessario a rispondere.
questo accosti e si fermi è stato male interpretato da queste persone di cui sopra, perché accosti e si fermi, implica che non si sia di intralcio alla pubblica circolazione, come lo si sarebbe se si rispondesse al telefono guidando (vedi sopra).
invece questi geni del motore, si fermano, si, ma dove capita, infischiandosene bellamente della circolazione pubblica, anzi, irritandosi anche se qualcuno si azzarda a dire qualcosa sul loro modo di essersi fermati. sarebbe così semplice fare in modo che la circolazione fluisse tranquilla e serena, basterebbe semplicemente rispettare due semplici condizioni: seguire la normativa vigente in tema di circolazione, e fare in modo di non fare agli altri quello che non si vuole che venga fatto a noi. questo renderebbe tutto molto più semplice.
basta uscire dall'Italia per vedere come una circolazione attenta e ubbidiente alle norme renda le città meno caotiche e agitate. ho avuto la gioia di guidare in una città piena e vitale come Londra, che a Roma, non ha nulla da invidiare, in tema di traffico, ma ogni macchina seguiva le indicazioni stradali, si allineava nella corsia che riguardava la sua direzione, si metteva correttamente in coda ai semafori o agli stop, rispettava i segnali di stop e quelli pedonali. insomma non sembrava così impossibile guidare seguendo le regole stradali. la cosa migliore era che i bobby, i vigili urbani inglesi, non erano come in Italia, che saltano fuori solo a fine mese, quando si deve fare il conto delle multe fatte, per fare cumulo. nono. li le multe fioccano come se ne dipendesse la loro stessa vita. guai a mettere la macchina in doppia fila, a correre, a fare i gaggi per strada. li come al solito c'è la certezza della pena, che in Italia manca. perché anche da noi ci sono leggi, ma tanto non c'è nessuno a cui frega niente di farle rispettare quindi perché farlo?
la conclusione è tristemente la solita. siamo in Italia, dove a nessuno frega niente di migliorare, di essere come sono gli altri, perché ci sentiamo migliori, i più fighi, mentre in realtà non siamo che una popolazione di barbari che non riescono a rispettare la propria patria ne a rispettarsi tra di loro e che per questo vivono nella sporcizia e nel caos. che tristezza.
besos

mercoledì 16 settembre 2015

4° raduno Pastafariano a Firenze

non so quanti di voi lo sappiano ma io sono pastafariana. lo sono da molto tempo, ma ufficialmente, cioè con iscrizione alla chiesa ed assunzione di comiti al suo interno solo da un anno.
questo per dirvi che il fine settimana scorso ho partecipato al 4° raduno nazionale della Chiesa Pastafariana.
vorrei potervi dire quanto è stato meraviglioso ma credo sia difficile riuscire a comunicare a chi non ha vissuto questa esperienza la sensazione di famiglia, di amicizia, di fratellanza e di gioia, che in quei due giorni scarsi siamo riusciti a provare tutti.
si è trattato di un evento breve, quasi solo un assaggio di un vero raduno che di solito si estende su un arco di giorni ben maggiore, ma i tratta comunque di una cosa che è ancora acerba e che non può contare su fondi illimitati, quindi che si piò permettere di spostare masse, solo per un paio di giorni.
eppure in quei due giorni si sprigiona una forza, una voglia di vivere che riempie l'aria.
ho avuto il piacere di conoscere più o meno profondamente quasi cento persone, durante la cena eravamo 98. di queste non mi ricordo proprio tutto, alcuni, sono solo impressioni del momento, altri invece sono rimasti profondamente impressi nella mia memoria, ma comunque sono state tutte persone meravigliose, che si sono dimostrate amichevole, gentili, disponibili, pronte ad aiutare ed a supportare anche una povera sciancata che li seguiva zampettando.
abbiamo invaso le strade di Firenze con la nostra variopinta presenza, abbiamo portato una ventata di gioiosa logica e di fantastica voglia di giocare portando alle masse presenti il messaggio di una religione che non molti ancora forse conoscono, ma che presto tutti dovranno conoscere.
il pastafarianesimo è una religione in cui la tolleranza, il rispetto dell'altro, qualsiasi sia il suo colore, la sua razza, il suo sesso e le sue preferenze in campo, insomma il rispetto e la comprensione in toto dell'altro. poi non siamo mica santi che di fronte a qualsiasi cosa porgiamo l'altra guancia, ma siamo comunque persone che si battono per il diritto degli altri di vivere la propria vira come meglio credono, senza che nessuno, specialmente si spinto da un credo religioso qualsiasi, possa dire nulla in merito.
e per questo abbiamo attraversato Firenze con le nostre fiaccole, per questo ci siamo riuniti per due giorni in un ostello e parlare tra di noi delle prossime imprese che noi pirati affronteremo, per questo continueremo a batterci ed a farci sentire, perché la religione deve essere una scelta personale, che in nessun modo deve influenzare gli altri. perché dobbiamo vivere in uno stato laico, che faccia le sue scelte in merito all'aborto, alle adozioni, ai matrimoni gay, in merito alla tolleranza ed al rispetto, senza l'influenza di una religione che schiaccia con il suo piede pesante il collo del nostro stato da ormai troppo tempo.
spero di continuare a vivere queste mie emozioni e questi miei impegni ancora per molti anni, perché questo è il modo in cui si dovrebbe poter vivere, svincolati da qualsiasi imposizione religiosa, ma seguendo una morale, in cui il rispetto dell'altro è incondizionato, e non mediato da convinzioni di parte.
comunque ero qui per ringraziare coloro che erano li con me e non per far polemica, per ringraziare le tante persone che mi hanno fatto sentire accolta, amata, compresa. e stranamente conosciuta, visto che sembrava che quasi tutti conoscessero il mio nome. un bacio a tutti voi che avete reso quei due giorni indimenticabili e splendidi. che il vostro vulcano sia sempre pieno e le vostre spogliarelliste/o sempre pronte ed energiche.
RAMEN

martedì 8 settembre 2015

IL MATRIMONIO: ATTO SANTO O CONTRATTO LEGALE?

prima di tutto mi scuso per la lunga assenza dovuta a dei grandi cambiamenti che sono avvenuti nella mia vita personale e che hanno assorbito tutta la mia attenzione ed il mio tempo. ora dovrei essere tornata a regime e mi posso dedicare di nuovo al mondo ed alla sua disanima.
 
oggi in particolare vorrei parlare di matrimonio, e dei tanti problemi legati al fatto che venga allargato a tutti coloro che vogliono contrarlo, o che venga permesso alle coppie di non farlo.
per poter parlare della cosa però dobbiamo prima parlare del matrimonio in se e di cosa si intende per matrimonio al giorno d'oggi.
il matrimonio è una istituzione estremamente antica che risale nel tempo fino ai romani, che lo chiamavano matrimonium (matri: madre munus: compito) cioè  compito della madre, intendendolo come il riconoscimento dei figli della donna ed il suo compito di accudirli. nello stesso tempo vi era il partimonium cioè il compito del padre di mantenere la famiglia.
a quell'epoca, il matrimonio aveva una valenza di tipo legale ed era di tre diversi tipi, di cui solo uno coinvolgeva la realtà religiosa, ed era quello che aveva più valenza politica. uno dei tre era addirittura un riconoscimento di una situazione già presente, cioè la usus in cui una convivenza di almeno due anni era alla fine riconosciuta ufficialmente come unione civile.
è stata solo l'insorgenza e l'ingerenza della religione cristiana, che come suo solito ha fagocitato tutto, rimasticandolo a suo uso e consumo, che ha modificato il matrimonio rendendolo una pratica prettamente religiosa in cui l'unione di due persone doveva essere sancita da un religioso, ed in cui la effettiva validità di un matrimonio doveva essere avvallata dalla benedizione dell'ente supremo.
da allora fino ad oggi ci siamo portati  questo retaggio pesantemente religioso sulle spalle, anche oggi, quando il nostro stato dovrebbe oramai essere a tutti gli effetti laico.
vediamo cosa ci dicono le leggi italiane del matrimonio.
la dichiarazione universale dei diritti umani riporta queste parole:
 
« Articolo 16:
  1. uomini e donne in età adatta hanno il diritto di sposarsi e di fondare una famiglia, senza alcuna limitazione di razza, cittadinanza e religione. essi hanno eguale diritti riguardo al matrimonio, durante il matrimonio ed all'atto del suo scioglimento.
  2. il matrimonio potrà essere concluso soltanto con il libero e pieno consenso dei futuri coniugi.
  3. la famiglia è il nucleo naturale e fondamentale della società ed ha il diritto di essere protetta dalla società e dallo stato. »
questo a livello legale è la definizione di matrimonio,: in parole povere una contratto, che può essere contratto da uomini e donne, di età adatta, intenzionati a fondare una famiglia senza che ci siano possibili intoppi di tipo di razza o di religione. quindi non ci dovrebbe essere nessuna ingerenza della religione nella formazione di una coppia, fondamento principale della famiglia, da proteggere sia a livello di società che di stato.
a questo punto, se non ci deve essere una ingerenza religiosa, se può essere contratto sia da uomini che da donne, dove sta scritto che non si possono sposare due donne o due uomini?
le parole dell'articolo sono molto chiare, uomini e donne hanno diritto di sposarsi e di creare una famiglia. non c'è scritto che uomini hanno diritto di crearsi una famiglia con le donne, o che possono farlo solo con delle donne, o altre forme che indichino questo tipo di unione. c'è solo scritto che uomini e donne hanno diritto di sposarsi. di sposarsi con chi vogliono, con eguale diritto, senza limitazione di razza e di religione. ora, visto che le unioni di tipo omosessuale sono avversate soprattutto a livello religioso, questo impedimento non dovrebbe assolutamente impedire un legale matrimonio civile, che non deve avere limitazioni di quel genere.
confesso che non avevo mai preso in considerazione la possibilità di matrimoni gay fino al momento in cui i gay non li hanno richiesti, ma nel momento in cui se n'è palesato il bisogno, non vi ho visto nessun tipo di impedimento.
se il matrimonio, in uno stato laico, è un contratto tra due persone, purché queste rispettino degli impegni reciproci, assolvano degli obblighi e formino una famiglia, cosa può importare il sesso, la razza o la religione dei due componenti la famiglia, se gli impegni, vengono rispettati? se la legge viene in ogni sua parte seguita e rispettata, come è possibile che il fatto che i due componenti la famiglia siano dello stesso sesso sia un problema?
ci sono da più parti voci che dissentono sul fatto che una famiglia composta da due esponenti dello stesso sesso sia diseducativa, fuorviante e nociva.
allora mi fermo a pensare.
conoscevo una famiglia composta da un uomo ed una donna, nella mia infanzia. c'erano anche tre figli, di diverse età. il padre era un alcolizzato che rientrava dal lavoro il tempo per posare le cose e poi usciva per andare a ubriacarsi con i suoi amici al bar. quando la sera tornava di solito si sfogava con la moglie, e le grida si sentivano in tutto il quartiere. lei di contro, durante la giornata, si sfogava sui figli, che avevano sempre qualche livido addosso, e che preferivano passare le giornate fuori casa che con la madre. anni dopo si è anche saputo che il padre quando non se la prendeva con la moglie, si divertiva a entrare nel letto del figlio più piccolo, per poi pestarlo a sangue, incolpandolo del fatto di averlo concupito. si è saputo dopo, perché alla fine il figlio piccolo c'è morto per le botte. gli altri due non hanno fatto una fine migliore. il più grande è diventato una specie di delinquente abituale, entrando ed uscendo dalle patrie galere, mentre il mezzano, ha seguito nel tempo il fratello piccolo, ma in maniera più lenta, infilandosi aghi nelle vene e polvere su per il naso. anche il padre alla fine è morto, per cirrosi epatica, mentre la madre è sopravvissuta, con una frattura al cranio che le ha reso il viso un po' strano, con dei comportamenti un po' strani, ma è sopravvissuta.
 
ora, questa è una famiglia religiosamente accettata, composta da un uomo ed una donna, che ha messo al mondo dei figli. è questo l'esempio che si dovrebbe dire positivo? è considerato molto meglio questo esempio di famiglia rispetto ad una famiglia composta magari da due uomini che si amano e rispettano, e che tirano su le figlie avute da uno dei due con una donna prima che si sentisse di fare outing? anche questa è una famiglia che conosco, che conosco ora e che vorrebbe sposarsi, ma che non può farlo perché il loro modo di fare famiglia è considerato sbagliato. ma sbagliato in cosa? le due ragazze sono sane, felici, amano il loro papà ed il suo compagno, che sanno bene non essere la loro mamma, e che sanno non essere la norma nelle coppie. sono sane, tranquille e normali. nessuna delle due è omosessuale. ed allora, dove è il cattivo esempio, dove è la diseducazione nella loro coppia?
se lo stato italiano si decidesse finalmente a riconoscere il fatto che la religione non deve in alcun modo influenzare le leggi, si decidesse a ratificare ufficialmente la propria laicità nei confronti di qualsivoglia religione sarebbe veramente il momento in cui si passa ad una politica del futuro.
il tutto invece di rimanere in quel limbo giuridico indotto dai patti lateranensi che cancellarono con un colpo solo tutti i principi laici che erano stati messi in risalto fin dal periodo dell'età statutaria. lo stesso Cavour era promulgatore delle leggi che toglievano i benefici al clero, e portava avanti attivamente l'idea che lo stato e la chiesa dovessero essere nettamente divisi e separati nella loro sfera di influenze.
quando finalmente lo stato laico e lo stato religioso saranno due entità distinte e divise, allora finalmente anche il matrimonio avrà la sua dignità di accordo tra le parti, di contratto serio e legalmente pesante tra due contraenti realmente desiderosi di sancirlo, non come ora che con il fatto che è mediato più da una sorta di dovere verso le famiglie che da un vero desiderio di condivisione porta più spesso di quanto si creda a famiglie disfunzionali o destinate al divorzio. quanti matrimoni in pompa, con chiese riccamente e costosamente addobbate e pagate, con gran dispendio in vestiti e veglioni ho visto naufragare nella maia vita.
spesso sono quei matrimoni sentiti, tranquillamente sanciti di fronte ad un messo del comune, con solo i cari presenti a festeggiare quel si detto con vero desiderio ed amore, quelli che durano di più.
e quante coppie che al matrimonio non hanno mai pensato ne hanno intenzione di pensare, o che non possono nemmeno pensarci, so che vanno avanti tranquille e felici, senza sentirsi per questo meno legate e meno vincolate di quelle che hanno messo una firma sul registro. perché alla fine il matrimonio, se gli togli i merletti, i fiori, le decorazioni ed il belletto è solo questo. un contratto, una firma messa su un registro, che non ha nemmeno bisogno di un messo comunale per essere contratto tra persone con della dignità.
basta la decisione di prendersi cura l'uno dell'altro, al di la di tutto, e l'accordo tra loro. ed il contratto è sancito.

17 Novembre giornata internazionale del Gatto Nero