mercoledì 9 novembre 2011

una aliena in ufficio

ci sono dei giorni in cui mi sento più aliena che in altri. giorni in cui mi guardo attorno, guardo le persone che mi circondano, quelle con cui lavoro regolarmente tutti ii giorni e che mi domando, ma cosa ho in comune con loro io? come ho fatto a finire in mezzo a loro? una cosa sopra le altre mi stranisce da matti.

quante volte parlando tra di loro li ho sentiti dire cose come, "guarda io a casa non ci resisto più di due giorni, poi divento matta/o. meglio venire al lavoro." " vuoi dire che deve rimanere a casa una settimana? poverino. non so come faccia, io a casa impazzirei" o altre frasi del genere.

ed allora mi sorge spontanea la domanda, mentre mi allontano silenziosa da quei conciliaboli, dove dire la mia sconvolgerebbe i loro equilibri.

la domanda è: ma non hanno una vita al di fuori del lavoro?

ho colleghi che stanno in ufficio fino alle otto di sera, altri che si scannano per poter fare rientri e straordinari, gente benestante, che non ha bisogno di quegli spiccioli che l'azienda ci allunga per gli straordinari, che tra l'altro vorrebbe smettere di pagare.

gente che non fa un giorno di malattia, non perché non si senta male, ma che lo fa perché (parole loro) "a casa starei peggio, io in casa divento idrofobo/a."

e non capisco.

a parte il pensare alla casa stessa, che già di per sé mi toglie energie e tempo, ma che va fatto e quando posso stare a casa è il pensiero primario.

dicevo.

a parte quindi il pensare alla casa stessa, io a casa ho cosi tante cose da fare che non mi basta il tempo per fare tutto.

ho così tanti interessi che quando mi capita di stare a casa in malattia o in ferie, sono impegnata dalla sera alla mattina, e spesso non trovo il tempo per mettere il naso fuori; e questo solo per rimettermi in pari.

quando sono a casa sono così felice e piena di cose da fare, che il mondo al di fuori delle quattro mura del mio nido smette di esistere e mi ritrovo a sera che non mi sono nemmeno accorta del tempo che passava.

per me è il lavoro il tempo che perdo rispetto a quello che vorrei fare, un obbligo necessario per mantenermi e continuare a poter vivere tutto il mio mondo al di fuori del lavoro.

è per questo che quando mi dicono che non riescono a stare a casa perché si annoiano e non sanno cosa fare, io non posso fare altro che sorridere; come potrebbero capire che io pagherei per poter rimanere a casa, che io se potessi essere una casalinga mantenuta dal marito sarei la donna più felice del mondo perché potrei dedicarmi alla cucina, al cucito, alle mie varie collezioni, alla gioielleria, alla maglia, al fai da te di falegnameria, al ricamo, e queste sono solo quelle cose che ancora riesco a fare per i limiti che il mio fisico mi impone, perché quando ci vedevo bene c'era anche la pittura di miniature, quando avevo la possibilità di spostare grossi carichi c'era anche la scultura, e via di questo passo.

come posso annoiarmi io quando ci sono mille cose che ho lasciato in sospeso e che aspettano di essere concluse, specie ora che devo riposare le mani ogni tanto quando lavoro perché mi dolgono? vorrei avere 24 ore oltre a quelle di riposo e di lavoro da dedicare solo alla mia vita, vorrei stare a casa io al posto loro, vorrei poter fare il mio lavoro da casa così eviterei il viaggo che porta via più di un'ora alla mia vita e fare le mei ore da casa per poter poi essere già li a dedicarmi alla mia vita ed alla mia famiglia.

ed allora sorrido silenziosa, mi allontano lentamente e mi sento sempre più sola, in mezzo a gente che ha tanto di differente da me.

io però ne sono felice.

1 commento:

Carolina Venturini ha detto...

La vedo come te. Aggiungo anche che non si tratta solo di cose da fare ma, secondo me, anche di qualità dei rapporti. Se ti sei sposato solo per i soldi, per fare contenta mamma o perché avevi delle comodità o solo per la festa del matrimonio, per il vestito da favola... ma non hai nulla oltre questo, nulla di umano, di caldo, di amorevole nel rapporto con il tuo coniuge... Beh. C'è ben poco da dire o di cui vantarsi. Il loro è solo un grande vuoto di solitudine. Meglio al lavoro, quindi.

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