giovedì 2 settembre 2010

tornando alla dura opra usata

ed eccoci di nuovo qui, come venti giorni fa, con poco di mutato al di fuori, qualcosa dentro, almeno si spera.
la mattina ha lo stesso sapore di fatica e sonno non soddisfatto, di smog e sudore, aliti pesanti di strane colazioni, occhi gonfi che non guardano nulla ma vagano distratti su tutto, senza mettere a fuoco, sperando in qualcosa che non viene mai trovato, quel qualcosa che cambi la giornata.
il ritorno al lavoro dopo quindici giorni di ferie è duro: il tuo corpo ha avuto la possibilità di ritrovare un suo ritmo, di sonno veglia, e tornare ad orari obbligati, che ti alzino all'alba o ti permettano di dormire un po di più senza seguire una regola naturale, stressa fin dal primo giorno. i saluti sono di rito, baci ed abbracci, mentre la mente ancora torna alle ultime immagini della tua vacanza, che siano le verdi salite di una montagna, i chiari flutti di un lago, il salato vento di mare, comunque è qualcosa che per un poco ti ha reso diverso, più sottile, più leggero.
le domande riportano alla mente quelle immagini come fotografie di giornate fuggite, che si vorrebbe poter rivivere all'infinito ma che scompaiono nel tran tran giornaliero, con la lenta ineluttabilità del mare che si porta via con la risacca le ultime parole scritte sulla rena.
poi si valutano i mutamenti, le novità, si decide se le cose vadano meglio o peggio, si soppesa quello che ci aspetta nei prossimi mesi di vita tra queste mura, in questa città che diventa ogni giorno più piena mentre l'agosto si fa ogni giorno più lontano.
le giornate sono ancora limpide, calde anche se più areate, ed invitano ancora alle spiagge di casa, ma sono sempre lontane, e non si possono che sognare, mentre la lenta giornata lavorative procede lenta e noiosa, in queste giornate del rientro. i soliti discorsi del dopo vacanza imperversano: se vincessi un superenalotto vivrei sempre in vacanza, farei mille viaggi, mi comprerei due ville alle isole cayman.
ma alla fine si ricomincia la solita opra usata, in attesa del giungere dell'ira del ritorno, lento e stanco fino a casa.
e domani è un'altro giorno.

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