mercoledì 19 marzo 2008

quando le stelle tramontano

Ieri sera, sul tardi, diciamo anzi stamattina, in un ospedale dall'altra parte del mondo si è spenta la luce di una delle fiaccole più luminose della letteratura di fantascienza: sto parlando di Artur C. Clarke.
solo da poco, a dicembre, aveva compiuto 90 anni, e sono contenta che sia riuscito a raggiungere quella veneranda età. Ha potuto vivere una vita lunga e piena, ha potuto creare una miriade di grandi romanzi che ci hanno arricchito e divertito, e ci ha donato qualcosa per cui non potremo mai ringraziarlo abbastanza: sto parlando della rete globale di comunicazioni satellitari, di cui diede l'idea ma per cui non ebbe mai il dovuto riconoscimento economico.
Però è per il dono dei suoi tanti scritti che ci ricordiamo soprattutto di lui, ed in particolare per quella spettacolare opera che è "2001 odissea nello spazio" ed i suoi seguiti.
chi non ha sognato su quelle pagine, di poter avere un computer come Hall con tutti i suoi piccoli problemi caratteriali? e chi non ha sperato che esistesse veramente una intelligenza superiore che fosse li, a portata di mano, anche se restia a collaborare con noi, anche se non propriamente amichevole.
Anche lui sperava, anzi lui credeva che non fossimo soli, lui ha passato ogni giorno della sua vita nella speranza di quell'incontro.
io ho letto i suoi racconti all'inizio su Urania, la prima collana di romanzi di fantascienza che ho conosciuto, quella su cui ho imparato l'amore per la lettura ( perché lo si impara, e poi non lo si dimentica più) ma tanto, tanto tempo prima, ho conosciuto la sua grande opera magna al cinema, quando uscì la prima volta nel 1970, quando avevo cinque anni, dal buco della sala proiezioni del cinema dove mio padre lavorava come secondo lavoro. non ci capii molto allora, ma che immagini, che potenza scenica!!! allora non potevo cogliere la magia di quello che quelle immagini trasmettevano, ma crescendo e leggendo dopo anni riuscii a capire ed apprezzare quello che mi veniva detto in quelle immagini.
da allora ho continuato a leggere e sognare sugli scritti di Clarke e di chi come lui mi hanno donato lo spunto su cui la mia fantasia ha potuto volare e creare, qualcosa che mi ha salvato anche da me stessa in anni ormai lontani.
ed ora è morto, ma non posso dire che mi sento disperata. ha avuto tanto tempo a disposizione ed ha dato tanto ricevendo credo altrettanto da chi ha amato la sua opera e da chi lo ha amato.
vorrei tanto anche io giungere a quella età e potermi guardare indietro sapendo di aver dato tanto al mondo, di aver contribuito tanto al bene generale anche se solo con l'opera della mia mente.
forse almeno un poco di quello che faccio mi renderà un ricordo per qualcuno, ma la sua opera lo renderà un simbolo per sempre: anche lui, come me, era ateo, ma spero che il suo ricordo lo renda una parte della divinità che è in ognuno di noi, nel nostro animo, nel nostro inconscio collettivo.
e spero che le stelle continuino a brillare con la stessa luce sul suo ricordo.

Nessun commento:

17 Novembre giornata internazionale del Gatto Nero