giovedì 31 maggio 2007

aaah la tecnologia!!!


Uffa. Qualche giorno fa è venuto un ictus al PC fisso, che poi sembra essersi ripreso ma rimane sotto osservazione, ed oggi ho il portatile che è la terza volta che mi si spegne e riavvia da solo, e non so che gli sia preso. Solo assolutamente preoccupata da questa cosa perché a questo punto se viene meno anche il portatile sono isolata dal resto del mondo. E proprio questa mi ha portato a pensare quanta della mia vita oramai passa per la strada informatica. Non vado in posta a pagare una bolletta da un anno oramai, contatto i miei amici più vicini tramite messaggi o chat su internet, chiacchiero via mail con mia madre, cerco i prezzi delle cose che mi interessano on line. Persino i giochi e gli interessi come la sartoria passa per questa strada quindi mi domando: ci si lamenta che l'Italia sia poco informatizzata ma quanto questa scarsa informatizzazione è nociva? Se dovesse venirmi a mancare il computer credo che mi sentirei male eppure fino a qualche anno fa non ero certo così dipendente da questo supporto, ed in fondo è la stessa cosa che mi è successa per il telefonino. Fino a Che quel marchingegno del diavolo non mi è scivolato in tasca ero libera di sentirmi isolata e felice, da quando l'ho conosciuto, non solo non riesco a fare un passo senza almeno uno dei tre telefonini che ho, ma sono anche diventata una maniaca della tecnologia ultima uscita, e dato che ultimamente non abbiamo avuto eccessi di fondi sono tre anno che non me ne compro uno nuovo e questo mi fa soffrire. Da non credere vero?
Siamo diventati dei Tecno dipendenti, gente che se non ha un supporto tecnologico su cui contare si sente mancare, come se gli mancasse l'aria. Ci sono amici miei che addirittura non vanno da nessuna parte senza il proprio portatile, e devo dire che da quando mi sono fatta il navigatore satellitare sono una donna felice. Ma cosa ci porta a desiderare di affidarci sempre di più a supporti tecnologici invece di fidarci di quello che ci ha aiutato fino a ieri, come le cartine o la scheda telefonica o il blocco per appunti? la pigrizia viene da rispondere subito ed in parte è vero. la pigrizia di stare a cercare la pagina sul tutto città, quando posso impostare la via e pensa il navigatore non solo a trovare il punto dove devo andare ma anche a darmi la scelta tra la strada più rapida, più corta o più veloce ( cose che a volte mi sembrano assolutamente uguali ma tant'è) o la pigrizia di andare in giro a cercare una cabina telefonica che sia ancora funzionante e che m permetta di fare una chiamata senza aver paura di prendermi chissà che malattia solo per essere stata nella cabina o aver parlato nella cornetta. Però non credo sia solo pigrizia. Con queste cose ci sentiamo sicuri, ci sentiamo autosufficienti ci sentiamo inespugnabili. Sappiamo che nessun guasto sulla linea o lavoro in corso ci fanno paura perché basta aspettare che la linea ritorni o cambiare cellulare e gestore telefonico e la nostra chiamata arriverà a segno; oppure che la strada sbagliata sarà tranquillamente baipassata dal nostro navigatore che studierà una direzione alternativa a nostro favore senza farci impazzire.
In fondo siamo tutti fragili e impauriti da questo mondo che corre disperato senza starci ad aspettare e queste cose, questi supporti ci sono indispensabili per riuscire a tenere il passo.
In fondo la nostra è una vita in rincorsa, ma che possiamo fare? se vogliamo andare avanti questo è quello che dobbiamo fare, quindi sotto con il prossimo gadget tecnologico.

mercoledì 30 maggio 2007

mi stò preparando

Ebbene si, oramai sono in dirittura di arrivo: ho quasi pronta l'avventura e sabato c'è la prima. Sono emozionata come al primo spettacolo delle elementari. Sarà una vita che non masterizzo più ed ora mi ritrovo con un gruppo anche parecchio nutrito che giocherà ad uno dei giochi più complicati che ci siano, non per le regole, ma per l'ambientazione e l'atmosfera che si deve creare.
Ho lavorato parecchio e spero di aver preparato tutto, io sono una pignola in queste cose, e mi piace che sia tutto pronto e pianificato, in maniera da poter parare qualsiasi colpo. L'avventura come dicevo alcuni post fa è abbastanza semplice, in maniera che anche quelli che non hanno mai giocato prima possano divertirsi e calarsi nell'atmosfera e nel loro personaggio. Credo sia importante per tutti riuscire ad entrare nei loro personaggi o comunque in questa meccanica di gioco e la cosa migliore per aiutarli è proprio quella di farli iniziare con qualcosa di semplice e di rapido.Magari che con i miti abbia a che fare in maniera anche solo parziale se serve ma che ricrei completamente le atmosfere soffocanti e tese dei romanzi del solitario di Providence, atmosfere che ritornano anche nelle situazioni più strane o più tranquille ed aperte.
Si tratta di un gioco estremamente particolare, in cui la realtà e la fantasia sono separate da un velo estremamente sottile, ed in cui l'abilità del master sta proprio nel riuscire a far si che quel velo sia impalpabile e facile da superare come fosse inesistente.
Io sono una tradizionalista e per questo non ho accolto per niente bene il cambio delle tecniche di gioco, rimanendo legata al D100. Che vuol dire? Vuol dire che ogni azione è regolata da un tiro percentuale che in base alle statistiche di gioco assegnate ad ogni caratteristica decide il successo o il fallimento dell'azione. Oggi, l'ultima evoluzione del gioco invece ha adottato il D20, un metodo che ha mutato tutti i GDR oggi in commercio, o quasi. si tratta di un tiro sul dado da 20 in cui tutto viene modificato in base a queste prerogative. Io trovo che questo appiattisca troppo il gioco mentre le sfumature che si hanno con il D100, lo possibilità nei tiri, di valutare la riuscita ed il grado della stessa,no nessun cambiamento potrà migliorarla.
Forse sono una sentimentale, legata alle tecniche in cui mi sono formata ma proprio perché per anni ho giocato in questa maniera ed ho cominciato di recente a testare il nuovo sistema con altri giochi rimango fedele alle vecchie strade, e in questo sono convinta di fare bene anche per i miei giocatori che così si ritrovano un master preparato e a conoscenza delle tecniche, mentre dover re imparare tutto da capo... no non mi convince per nulla.
Comunque tornando alla partita, se questa andrà come spero alla fine mi metterò a lavorare su qualcosa d'altro; esistono varie espansioni e avventure già pronte da cui prendere spunto o comunque basta mettere un poco di fantasia nella realtà per creare delle belle cose.
Un consiglio su tutti credo sia questo: una delle migliori espansioni che voglio suggerire a parte il segreto di Insmuth che rispecchia una delle novelle importanti di Lovecraft, credo sia Orrore sull'Orient Express, una avventura lunga e complessa, da far giocare e da gestire, divisa in tre capitoli e estremamente articolata in ogni sua parte con varie sottoquest da giocare in ognuno dei capitoli. Insomma la consiglio vivamente ma solo a master di una certa esperienza o con un buon affiatamento con il gruppo, meglio con tutte e due le cose.
Che altro dire, giocate gente, giocate e vi sentirete meglio, perché la vostra fantasia potrà vivere davvero.

martedì 29 maggio 2007

primo traguardo


Ebbene si questo post, l'undicesimo, è il primo traguardo da me raggiunto da molto, quello di fedeltà ad un diario. In che senso direte voi? nel senso che non ho mai portato un qualsiasi diario, compreso il primo blog che tentai, per più di due, tre date, a volte anche cinque, ma questo è un record.
Non so perché, forse in questo momento sento di avere cose da dire, forse è perché non so chi legge quello che dico o che questo non influisce su di me... no in effetti non so cosa è ma qualcosa questa volta mi ha spinto ad andare avanti. si so che sembra una eccessiva festa per solo dieci post ma per me è veramente una conquista.
Passiamo adesso ad un argomento differente e sicuramente più piacevole: voglio scrivere qui due ricette che voglio provare a mettere oggi in forno nel caso che vengano bene come desidero e nel caso farò sapere anche la vittoria conquistata in tavola.
La prima ricetta è la seguente: lasagne al pesto e zucchine. in realtà è una ricetta che ho visto cucinare ad altri, ma che ho modificato assolutamente da sola in base a mie difficoltà. si tratta di fare una lasagna normale, con alla besciamella mescolato del pesto senza eccedere altrimenti il sapore diviene troppo forte; a questo si alternano, pasta, formaggio e fettine sottili di zucchina fino alla cima in cui si spolvera il parmigiano per ottenere una bella crosticina dorata.
dovrebbe venire una lasagna buona e gustosa ma anche leggera ed adatta anche a chi è vegetariano. Io purtroppo non posso mangiare nessun tipo di verdura oltre alle zucchine, carote e patate quindi questo è il tipo migliore di lasagna che posso mangiare, ma nel caso voi possiate variare come volete potete anche alternare alle zucchine altri tipi di verdura. ho visto usare anche delle verdure a foglia lunga lesse con un risultato molto simile al tortino di verdure.
Il secondo manicaretto è abbastanza simile: si tratta di un tortino di patate, con la besciamella alternata a fettine sottili di patata e formaggio a scaglie. nel caso abbiate anche del prosciutto cotto potete alternare anche quello fino ad ottenere un platou pieno su cui poi potrete mettere la solita spolverata di parmigiano e poi infornare il tutto. Otterrete un gustoso contorno se senza prosciutto o un secondo piatto completo se ci metterete anche il prosciutto.
Sono due ricette facili e rapide da preparare, le uniche cose lunghe da fare sono la besciamella, che però se non sapete fare potete comprare anche già pronta, e la cottura delle pietanze in forno che devono assolutamente andare a fuoco medio altrimenti si cuoceranno esternamente lasciando le verdure all'interno crude.
Anche affettare le verdure potrebbe essere lungo se fate a mano ma esistono quei cosi che tagliano a fettine sottili le verdure e che sono molto comodi e rapidi.

lunedì 28 maggio 2007


Fine settimana pigro, fine settimana lungo, fine settimana brutto. Questo è stato il primo fine settimana completamente tappato dal mal tempo da quando ho cominciato la mia vita di reclusa, ma devo dire che mi ha fatto più piacere di quelli solari n cui il caldo mi soffocava ed il bel tempo magari invitava al mare dove io non posso andare assolutamente.
Anche oggi piove, e devo dire che fa anche un piacevole fresco, tanto che ho messo il maglioncino sulla canottiera fresca che uso in questi giorni, ma che devo dire, non mi dispiace assolutamente. Io sono sempre stata una amante delle mezze stagioni, quando il calo solletica le gambe a spogliarsi ma richiede il maglioncino sulle spalle, quando le gonne leggere svolazzano e il cotone carezza la pelle caldo e protettivo ma non eccessivo come la lana. Devo ammettere che mi mancano molto le primavere di quando ero più giovane, quando improvvisamente pareva che gli unici colori giusti per vestirsi fossero i blu i bianchi ed i pastello, quando le calze a rete facevano la prima comparsa dopo un inverno di collant pesanti e calzettoni, quando le gonne si accorciavano e allargavano divenendo leggeri sbuffi attorno alle gambe. Allora c'erano ancora i cappelli di paglia sulle teste delle signore eleganti e su quelle di noi bimbe di buona famiglia, una abitudine che amo anche adesso ma che purtroppo ho sempre meno modo di mettere in opera, un poco perché i cappelli se sono belli costano parecchio, un poco perché facciamo una vita talmente veloce e senza tempo che lo scopo viene a mancare.
Quando ero piccola vivevo al mare e li questo cambio era evidente come non mai, con l'improvvisa sparizione dei maglioni e la comparsa dei k-way al posto dei giacconi pesanti, con le leggere piogge che facevano venire la sottile pelle d'oca sulle braccia nude, l'odore dei fiori invadeva le strade sabbiose che venivano pulite in previsione della stagione estiva.
Devo dire che mi manca molto quel posto, adoravo vivere vicino al mare, con l'odore della salsedine che riempiva ogni momento della tua vita, la vista delle onde che cullava ogni giorno, sia che fosse un mare irato e scuro, sia che fosse una tavola di cristallo azzurro. La sabbia diventava una parte della tua esistenza, infilata tra le pagine di un libro o sotto i denti mentre mangi una caramella all'aperto, ogni volta che spazzi casa o che apri la macchina.
Adoro ed adoravo il mare e li mi sento sempre bene, come se fosse il mio elemento naturale, e quando posso fare il bagno nel mare per me è come immergermi in un abbraccio familiare.

mercoledì 23 maggio 2007

meglio il lavoro o il "casalingato"?


Ebbene si, eccoci di nuovo qui a porci nuovi quesiti. Oggi si è costretti a lavorare tutti in una famiglia per riuscire a sopravvivere alle spese che si devono affrontare, ma onestamente quante di quelle che lavorano, o anche di quelli, vorrebbe poter stare a casa a fare il casalingo, o la casalinga?
Io adoro stare a casa e lavoro solo perché sono obbligata a farlo, e devo ammettere che il lavoro è per me solo un modo di portare i soldi a casa. Certo, direte, dopo aver letto quanto dici negli altri pst sul tuo lavoro è normale che sia così. Ma non è solo questo. Vi posso assicurare che , qualunque sia il lavoro, come sto bene a casa mia io non c'è altro posto. Sarà che qui ho tutti gli interessi che posso desiderare, sarà che ci sono i miei gatti con cui passerei ore a giocare o a guardarli rotolarsi tra di loro, sarà che qui mi sento sicura o che qui c'è il mio compagno, anche se pure lui lavora e quindi riesco a vederlo solo la sera quando finalmente rientra.
Sono anche fortunata perché vicino a casa ci sono tutte le cose che possono essere indispensabili come negozi, supermercati, bancomat ed altro, quindi casa mia è assolutamente comoda.
Io poi fondamentalmente sono una casalinga, non nel senso che mi piace occuparmi della casa, no. Quello è il mio ragazzo, che è estremamente più bravo di me, anzi, direi che tra noi due è lui quello che è più portato. No, intendo casalinga come amante della vita a casa, e se fosse possibile per me vivere di un lavoro da fare a casa, di un telelavoro, o di qualunque altra cosa da fare a casa, sarei la donna più felice del mondo. Forse purtroppo è anche questa mia disposizione quella che si è aggravata creandomi ora, in un momento di particolare fragilità psicologica, il problema di non riuscire ad uscire di casa, pena una ansia che mi chiude la gola, e un leggero panico che mi impedisce di stare tranquilla e di fare le cose.
Quello che è certo è che comunque io sono convinta che il problema un giorno passerà, ma il mio amore per le mie quattro mura no, qui ho tutto quello che desidero dalla vita, e sono tutte cose che ho faticato parecchio ma che ho fatto e messo su io, con la mia fatica e con il mio sudore, cose di cui sono orgogliosa e che mi riempiono il cuore di gioia.
A volte mi ritrovo a fare questo discorso con i colleghi o con altre persone che inevitabilmente dicono: io non riuscirei mai a stare in casa per tanto tempo. Be posso essere daccordo che rimanere chiusa in casa è pesante, ve lo posso dire ben io che in questo mese mi ritrovo inchiodata sempre e solo dentro casa, per colpa di una mia paranoia che mi obbliga a non varcare la porta di casa. Però rimanere a casa, senza lavorare, intendendo con questo l'essere senza lavoro perché ce lo si può permettere, non è assolutamente noioso. Andare a fare le spese, a trovare amici che sono a casa, occuparsi delle proprie cose, occuparsi della casa e dei propri interessi, andare anche solo a fare ogni tanto una passeggiata, specie se si ha un parco accanto andare a vedere un poco di natura, andare in biblioteca, andare per musei, insomma se si hanno interessi quante cose ci sono da fare!!

giovedì 17 maggio 2007

Giochi di ruolo: il richiamo di Cthulhu


Oggi voglio parlare della nuova avventura che sto scrivendo per l'ambientazione "il richiamo di Cthulhu". Sto cercando di mettere in piedi una avventura che tenga conto delle dovute atmosfere per il gioco ma la cui ambientazione sia assolutamente estranea ad atmosfere gotiche che potrebbero, a mio avviso essere troppo scontate. Vorrei una partecipazione di un sei o sette giocatore anche se sono molti per questo gioco, ma l'ambientazione gli metterà a disposizione poco aiuto esterno quindi devono forzatamente essere un po di più loro per riuscire ad andare avanti.
Volevo anche mettere due diverse tipologie di assalti per rendere più interessante la cosa, in modo da costringerli ad indagare più a fondo in varie direzioni per riuscire ad ottenere qualcosa di utile.
Qualcuno magari non ha idea di che cosa io stia parlando vero? Bé, allora cominciamo spiegando chi sia Cthulhu:
Cthulhu è una divinità immaginaria creata dallo scrittore statunitense Howard Phillips Lovecraft, il cui ciclo letterario più importante è proprio il "Ciclo di Cthulhu" anche noto come Miti di Cthulhu. Ad esso è dedicato il racconto "Il richiamo di Cthulhu".Questa divinità, nella complessa Mitologia inventata da Lovecraft,è presente sulla terra da quando ancora esistevano i "Grandi Antichi". Egli infatti giunse con la sua progenie stellare (la cosiddetta prole stellare di Cthulhu) sulla terra e fondò la leggendaria città di R'lyeh, nella quale fu imprigionato, quando le stelle furono nel "giusto posto"ed essa sprofondò sul fondo del mare, come guardiano in attesa del momento propizio al ritorno degli antichi.
Egli appare come un'enorme sacca molliccia, viscida e flaccida, simile alla testa di un "Polpo comune" ma gigante come una montagna. La pelle è elastica e traspare da essa l'interno osceno del suo corpo. Il colore interno è una sintesi di tutti i colori cadaverici mentre l'odore rappresenta gli olezzi più pestilenziali. La testa è contornata da tentacoli che finiscono con una specie di bocca nel cui interno si trovano tre denti acuminati. Tra i tentacoli si spalancano occhi fissi che osservano il tutto e il niente.Nel mito, Cthulhu contatta determinati umani nel sonno, da cui l'infausta nomea del suo "richiamo". Il suo culto copre tutta la terra ma sembra partire dall'Arabia per raggiungere la Louisiana, la Groenlandia" e la Nuova Zelanda. Si narra anche che gli adepti del culto vivano sperduti tra certe montagne della Cina, dove tramano ai danni dell'umanità.Il culto è famigerato per l'uso di ritornelli orrendi e insensati, come "Ph'nglui mglw'nafh Cthulhu R'lyeh wgah'nagl fhtagn", spesso abbreviato in "Cthulhu fhtagn", che dovrebbe significare "Cthulhu aspetta" o "Cthulhu sogna".Tra i sacrifici graditi a Cthulhu (ma tutti i sacrifici gli sono graditi) vi è il sempre valido olocausto di infanti e/o donne pregne. In questo, il dio antico non si discosta dal diavolo più nostrano.
Tutto questo non poteva non solleticare l'indisciplinata fantasia ludica dei giocatori di ruolo che non hanno saputo resistere ed ecco quindi nascere il gioco di ruolo: Il Richiamo di Cthulhu è una versione fantastica del nostro mondo.
Tipicamente il luogo ed il tempo è il New England Anni 1920, ma come per molte storie di H.P. Lovecraft è possibile giocare in altre epoche e luoghi (alle volte anche non di questa terra).
I giocatori interpretano la parte di persone ordinarie che si trovano coinvolte nel mondo del mistero: investigatori, ladri, studiosi, artisti, veterani di guerra, ecc... Spesso si inizia ad investigare su eventi comuni: il furto di un libro, o la scomparsa di un vecchio amico, ma con l'avanzare delle indagini viene rivelata sempre più la sconvolgente realtà delle cose.
Man mano che i personaggi scoprono il vero orrore del mondo, e cioè l'irrilevanza dell'umanità nell'universo, governato da crudeli entità aliene o da divinità totalmente idiote e incuranti dell'esistenza della vita umana, la loro sanità mentale si riduce sempre più (il gioco include un meccanismo per determinare il deteriorarsi della sanità mentale). É abbastanza comune che i personaggi muoiano in circostanze orripilanti o vengano rinchiusi in un ospedale come pazzi, e che i giocatori debbano ricominciare a giocare con un nuovo personaggio. Pur essendo più realistico rende anche più difficile per i giocatori affezionarsi ai propri personaggi.
Tutto comunque dipende dall'abilità e dall'esperienza del giocatore, che se abbastanza esperto e prudente può riuscire a far "invecchiare" il suo personaggio.
Spero che quanto descritto sviluppi in chi ha letto la voglia di provare questo fantastico gioco che io adoro.

(Ringrazio per alcuni suggerimenti descrittivi la wikipedia)

mercoledì 16 maggio 2007

oggi è una giornata migliore, e ne voglio approfittare per parlarvi dei miei bambini. Non sono quelli che si possono chiamare figli, visto che si tratta di gatti, ma sono la stessa cosa per me, li amo immensamente e senza di loro tante cose non sarei riuscita ad affrontarle ed a superarle.
La prima di cui vi parlo è Morgana, la vecchiarella della famiglia. Ha cinque anni e come dice il mio compagno è la più "flaffosa" di tutti.
Andammo a sceglierla in una casa, dove una gatta nera aveva conosciuto un Sacro di Birmania producendo una cucciolata al quanto variegata. Lei non solo era nera, anche se nera finta visto che sotto è bianca e più passa il tempo e più diventa bianca, ma aveva anche una particolarità tutta sua: la sua coda è torta in due punti e corta, tanto che sembra di avere una gatta col joystic al posto della coda.Lei è una gatta particolare, soprattutto nel carattere; è scontrosa, e rabbiosa a volte con gli altri gati di famiglia, ma con noi è dolce anche se non coccolosa. La cosa più particolare è che quando stiamo male, io o il mio compagno, lei ci sta subito alle costole, attaccata a noi sul letto, accoccolata alle nostre costole, possessiva come una regina. Per il resto si fa coccolare solo quando e dove vuole lei, perché lei è la padrona di casa, è chiaro.
Il secondo arrivato in casa è stato Merlino, il mio patatone di casa. L'ho trovato in una mattina di agosto abbandonato fuori da un gattile, all'interno di un trasportino. Aveva solo 15 giorni ed era piccolo come un topolino, nero come la notte e con due occhi azzurri e luminosi che mi guardavano del fondo della gabbietta mentre lui mi soffiava feroce come un piccolo topolino impaurito.
Quando lo presi con me, pensavo che fosse paralizzalo nella parte posteriore che non muoveva quasi, ma poi ci accorgemmo che il problema era nella sua povera codina. Gli era stata rotta, e il dolore gli impediva di muoversi. Lo portammo di corsa dalla nostra veterinaria che dovette amputargliela e per un po' tememmo che questo gli avrebbe causato problemi di equilibrio, ma in realtà non gli è mai pesato un gran che ed oggi, da quel topolini che stava tutto in una mano, è venuto fuori uno splendido gattone di cinque chili, lucido come una lontra ed affettuosissimo. Innamorato di me, non mi lascia sola nemmeno un minuto, seguendomi ovunque, anche al bagno, e dormendo assieme a me, assumendo addirittura le mie posizioni nel sonno. Ha un unico grosso difetto, no anzi due: il primo è che si abbuffa di pappa ogni volta che la verso e poi mi vomiticchia per casa, ma oramai sono abituata a questo quindi quando succede, aspetto che abbia finito armata di disinfettante e carta e pulisco; il secondo difetto è che poccia. Dato che è stato abbandonato da piccolissimo non è stato svezzato quindi gli è rimasto questo difetto di pocciare chiunque lo prenda in braccio, e lo poccia fino a che sonno non sopraggiunge, al che è il più dolce gattone di questo mondo addormentato come un cucciolino.
L'ultima arrivata in famiglia è Sardil. Era stata abbandonata di fronte a casa di un'amica che sapendo del mio "desiderio di maternità" volendo un nuovo cucciolo mi ha portato questa piccola selvaggia, che poi tanto cucciola non era più avendo almeno tre mesi quando si è unita alla famiglia. Lei è la più gatta di famiglia, indipendente, ben poco disposta alle coccole, , si è comunque affezionata alla famiglia in modo che io di notte non possa dormire senza avere almeno due, quando non tre, pellicce addosso che ronfano beate e si allargano occupando il mio spazio vitale.Lei ultimamente ha sviluppato un lato caratteriale che purtroppo crea qualche problema in casa: ha visto un gattone selvatico che ogni tanto capita sotto alle mie finestre ed impazzisce: soffia e picchia gli altri due, che non capiscono, come se fosse impazzita e ci tocca chiuderla nel bagno fino a che non si è calmata, e nel frattempo ci tocca pulire gli schizzi di pipì che ha lanciato mentre si sentiva minacciata dagli altri due.
Quello che ci rimane peggio in tutto questo è Merlino, che l'ha adottata come fosse una figlia e che dodo com'è non riesce a capire il suo comportamento, continuando a cercarla per calmarla.
Bene, questi sono i miei pezzettini di cuore, le cose a cui tengo di più oltre al mio compagno della famiglia che mi sono costruita con tanta fatica, coloro che mi aiutano ad andare avanti ogni giorno.

martedì 15 maggio 2007


è passato un po' di tempo da quando sono stata qui l'ultima volta, un po di tempo in cui sono successe veramente tante cose, e non tutte belle ad essere onesti.
Avevo scritto anche qualcosa che poi, alla fine, è rimasto una bozza e non ho pubblicato, anche se non è detto che non lo faccia prima o poi.
Ora sono qui, confinata in casa per un mese, e all'inizio ho anche pensato, impazzirò chiusa in casa per un mese, invece, sono oramai giorni che anche solo l'idea di uscire mi causa ansia, nervosismo, un senso di soffocamento... Vorrei sapere se migliorerà o se sono caduta in una spirale tremenda, una situazione in cui il mondo mi si stringe attorno al collo. Come se una prigione mi stesse attorno, ma la chiave ce l'ho io ed io sono quella che tiene chiusa la porta, chiusa a chiave.
Sono spaventata dall'idea che questo non passi, sono sempre stata una donna indipendente, autosufficiente, libera di gestirmi, ed ora sono prigioniera di me stessa.
Oh, non fraintendetemi, non sono costretta a non varcare la soglia dalla mia ansia, no, ancora no. Solo che pago con una stanchezza, una spossatezza infinita ogni mia uscita, che sia una serata con gli amici, o una breve corsa al supermercato. Man mano che i minuti scorrono il bisogno di tornare al sicuro, tra le pareti di casa, al silenzio... fuori i colori, ma soprattutto i rumori mi assalgono i sensi, mi sconvolgono, mi frastornano, mi disorientano.
Alla fine ce la farò, ce la devo fare, non ho mai permesso alle mie debolezze di avere la meglio sulla mia vita, e non lo permetterò nemmeno questa volta, mq è dura, molto più dura del solito.
Ora mi sento come ferita, come se avessi la carne esposta, debole e fragile, come se qualunque cosa potesse ferirmi anche solo sfiorandomi.
Ed allora eccomi qui, io ed il mio blog a cui parlare, mentre la mia famiglia cerca di starmi vicina, mi incoraggia, mi prende a capocciate, come i miei gatti sono abituati a fare per tirarmi su.
Facciamo passare quindi anche questa giornata e domani sarà migliore, spero.

sabato 12 maggio 2007



Eccoci di nuovo. un nuovo incontro un nuovo giorno. Per la precisione di giorni ne sono passati alcun dell'ultima volta in cui ci siamo sentiti, giorni in cui sono successe varie cose, e non tutte piacevoli.
La peggiore è che sono scoppiata: un poco la stanchezza, un poco le situazioni di lavoro in cui mi sono trovata a cercare di entrare, un po' l'indifferenza della struttura in cui lavoro sulle condizioni psicofisiche in cui ti dibatti, anzi un'indifferenza che a volte sfocia in una disattenzione che aumenta il disagio, causando problemi che aumentano la fatica del vivere ogni giorno quella situazione.
E forse su tutto questo va messo un anno non certo facile con la morte di mio suocero e la malattia di mia suocera, due persone cui voglio e volevo bene come ai miei genitori; i problemi di salute che mi sono trovata ad affrontare io stessa, il tutto nella semi indifferenza di quelli che essendo miei colleghi avrebbero forse dovuto, anche per loro convenienza, dare un minimo di attenzione al mio malessere.
Ed invece niente, ed ora, mentre prima avevano una collega che pur nella sua sofferenza collaborava attivamente, ora hanno un buco negli orari, ed io sono qui a casa, avvolta in me stessa, cercando di risolvere i miei problemi e di riprendere le energie che sono andate esaurendosi nel tempo e nell'indifferenza.
Purtroppo vista la mia mentalità sono anche qui a chiedermi se sono io quella sbagliata, quella che ha qualcosa in meno, di sbagliato per non aver capito, per non essere riuscita a resistere alle pressioni a cui gli altri resistono da tanto.
Eppure non è certo stato il mio primo lavoro, ed anche se nessun posto si può dire perfetto, perché ovunque si deve collaborare con altri si deve con loro confrontarsi ed a volte scontrarsi, ho altre volte collaborato a lungo con altri e con loro sono riuscita ad essere un collega valido, utile ed anche amichevole.

lunedì 7 maggio 2007


Sapete cosa vuol dire sentirsi così sottili da potersi strappare in un attimo? così tirati e tirati e tirati, che basta solo un poco in più e si è persi, non si riesce più ad essere uniti, ci si trova strappati in cento parti diverse?
quando l'anima è un tappeto battuto con le ortiche, irritato, sanguinante, pronto solo alla morte?
quando ogni parola, ogni sguardo, ogni suono sono una sferzata, uno schiaffo, un dolore fisico e morale.
il mondo diventa un posto di dolore, un mare di acido che ci consuma e ci ferisce, la luce sono lame che colpiscono i nostri nervi, anche una parola amica è dolorosa come una offesa e nulla, proprio nulla serve a darci solievo.
le lacrime scendono anche se non si vuole, sempre e comunque e il dolore si manifesta in un cerchio sempre più stretto alle tempie, il cuore che sale in gola e batte impazzito come se volesse uscire dalla gola, le mani tremano, il respiro si fa affannoso e tutto per un attimo diventa buio di fronte ai nostri occhi, poi riuscimo a respirare di nuovo e il cuore si calma, il respiro rallenta, anche se solo per un po, solo per qualche minuto, poi tutto ricomincia.
e se a questo aggiungiete la stanchezza per un lavoro pesante, per una vita che vi succhia le energie come un vampiro...
la depressione può essere una malattia grave ma la vita può renderla mortale.
cosa è la depressione? chi non la conosce, non la vive, crede sia solo un momento di abbattimento, un passeggero momento d'ombra sulla vita, non sa quanto veleno può stilare sull'anima, e quanto la morte a volte sembri amica.
vediamo di dare una definizione concreta alla parola depressione, magari affidandoci alla wikipedia:

La depressione è una sindrome caratterizzata da un insieme di sintomi psichici e fisici persistenti nel tempo, consistente principalmente in una diminuzione da lieve a grave del tono dell'umore, talvolta associata ad ideazioni di tipo suicida od autolesionista. A questa sintomatologia principale possono accompagnarsi deficit dell'attenzione e della concentrazione, insonnia, disturbi alimentari, estrema ed immotivata prostrazione fisica.

Può essere di tipo unipolare, quando l'umore si mantiene basso e sono presenti rallentamento psicomotorio ed alterazioni del ciclo sonno/veglia mentre la melanconia è prevalente nelle prime ore del mattino; di tipo maniaco-depressivo, altrimenti nota come sindrome bipolare, di tipo nevrotico o di tipo reattivo, detta anche "reazione depressiva", comune reazione umana a fattori di stress o shock emotivi.

Sebbene i meccanismi interni alla base della Depressione siano attualmente sconosciuti, è ormai accertato che la malattia è in genere slatentizzata da un periodo di stress, sia esso negativo o positivo. La malattia infatti si può innescare dopo alcune fasi importanti della vita: un lutto, un licenziamento, un grande dispiacere ma anche un innamoramento, una grossa vincita; in generale qualsiasi cambiamento rilevante può indurre la manifestazione del disturbo in soggetti predisposti.

L'evento che innesca la depressione è definito "stressor"; esso tuttavia non è di per sé in grado di causare la depressione, ma solo di renderla manifesta, fatti salvi quei casi in cui la depressione sia semplicemente reattiva: in questi casi essa guarisce, in genere, senza alcun trattamento.

Se la malattia si innesca senza alcun evento scatenante è definita depressione endogena. Con questa espressione si vuole sottolineare la presenza di cause profonde, non transitorie, all'interno dell'organismo del soggetto; cause che alcune teorie interpretano come connesse al patrimonio genetico del soggetto(in questo senso si può parlare di una familiarità della malattia), ovvero come una alterazione biologica del funzionamento di uno o più neurotrasmettitori, alterazione di cui tuttavia non è possibile individuare e spiegare altrimenti l'origine. La depressione endogena è altresì spiegata, dal punto di vista psicodinamico, come il risultato di una mancata elaborazione di vissuti emotivi profondi, verosimilmente traumatici, depositatesi nell'inconscio a causa di processi di rimozione.

Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, quarta edizione (DSM-IV), propone i seguenti criteri per la diagnosi di depressione maggiore (unipolare):

  1. Umore depresso per la maggior parte del giorno, quasi ogni giorno, come riportato dal soggetto o come osservato da altri.
  2. Marcata diminuzione di interesse o piacere per tutte, o quasi tutte, le attività per la maggior parte del giorno, quasi ogni giorno.
  3. Significativa perdita di peso, in assenza di una dieta, o significativo aumento di peso, oppure diminuzione o aumento dell'appetito quasi ogni giorno.
  4. Insonnia o ipersonnia quasi ogni giorno.
  5. Agitazione o rallentamento psicomotorio quasi ogni giorno.
  6. Affaticabilità o mancanza di energia quasi ogni giorno.
  7. Sentimenti di autosvalutazione oppure sentimenti eccessivi o inappropriati di colpa quasi ogni giorno.
  8. Diminuzione della capacità di pensare o concentrarsi, o difficoltà a prendere decisioni, quasi ogni giorno.
  9. Ricorrenti pensieri di morte, ricorrente ideazione suicida senza elaborazione di piani specifici, oppure un tentativo di suicidio o l'elaborazione di un piano specifico per commettere suicidio.
questo è quello che si dice la depressione ma quello che si prova in depressione non è certo un freddo resoconto. è una lama che entra nell'anima e la squarcia nel profondo, è una ferita che non smette mai di sanguinare, è una pioggia acida che corrode gli occhi.

sabato 5 maggio 2007

Un sabato qualunque, un sabato italiano...


Sabato, giorno di riposo e di preparazione alla festa della domenica. Per me un giorno non molto diverso dagli altri: ho lavorato da venerdi all'una a sabato alla una di pranzo, per poi ritrovarmi di nuovo davanti ad una tastiera a scrivere altre cose, anche se più piacevoli ed interessanti di quelle che potrebbero riguardare il mio lavoro.

Comunque si guardi per me il sabato non è molto differente dal giorno prima. l'unico che si discosta è la domenica, in cui, se non lavoro, dormo come fossi in coma. ed è questo l'argomento del giorno.

Il sonno

quanti di quelli che leggono questo blog, e sono pochi visto che l'indirizzo non l'ho dato praticamente a nessuno, hanno un sonno tranquillo e riposante? bè, io ultimamente non sono tra questi: dormo male, con sonni punteggiati da frequenti risvegli dovuti a doloretti vari, scomode posizioni o visite al bagno.

Rimpiango di frequente le saporite dormite che mi facevo da giovane quando bastava chiudere gli occhi per essere già scollegata dal mondo cosciente ed affondare nel roseo mondo dei sogni, lontano da ogni realtà ed ogni preoccupazione.

Spesso la stanchezza non è una giustificazione sufficente per affrontare la lunga fatica che si fa nell'andare a letto: svestirsi, lavarsi, prendere le medicine che nell'arco degli ultimi anni si sono andate moltiplicando, quindi andare alla ricerca dei tappi e quindi accingersi a litigare lo spazio vitale del materasso con il proprio convivente ed i tre gatti che vivono nella stessa casa.

insomma alla fine eccoci li, stesi nel buio, ad attendere che il sonno arrivi, e quando arriva è superficiale, poco coinvolgente, come un film che non convinca fino in fondo e non valga il biglietto pagato.

Oltre tutto è quasi peggio il sonno notturno di quello che riesco a ritagliare al giorno, come se quello notturno essendo dovuto fosse insoddisfacente, mentre quello pomeridiano, perchè in fondo rubato a compiti magari più importanti , avesse una valenza diversa, un sapore diverso.

venerdì 4 maggio 2007

Oggi che giornata è?

Piove. e come sempre quando piove mi pare di avere qualcosa come duecento anni, che mi pesano su ogni giuntura, su ogni osso ed ogni muscolo del corpo.
In più è come se ogni goccia che cade andasse ad inumidirmi l'anima, bagnando anche il mio umore, lasciandomi con un che di umido, di stantio addosso, e mi sento così veramente, pesante, umida e stantia.
Sono meteopatica da quando ero bambina, con alti e bassi legati al tempo più che ad ogni altra cosa, e non mi state vicini se tira un vento di tempesta senza che piova!!! Potrei cercare di azzannarvi alla gola solo perché avete parlato.
Però la pioggia è diversa: è una sensazione di peso che prende l'anima, che ci abbassa e che nello stesso momento ci avvicina alla terra.
Quell'odore particolare, di foglie macerate, di terra pregna, anche di escrementi bagnati, odori tipici della campagna che chi, come me, è cresciuto nei campi sa essere tipico della pioggia; sono odori che anche ora, che vivo in una città in cui la campagna è solo qualche parco in giro per l'urbe, tornano ad assalirmi la memoria ed a riportarmi da dove sono venuta via.
Sono odori che mi ricordano piogge torrenziali, corse in mezzo all'acqua e balli nel gelo, fradicia di acqua e gelata fin nelle ossa ma incredibilmente felice di essere li in quel momento.
allora perché quello che ricordo è così differente da quello che sento ora? Dove è finita quella gioia di correre nell'acqua scrosciante, di lasciare perdere la ragione e di ubbidire solo all'istinto?
Sono anche io una vittima dello scorrere del tempo o si tratta solo di una pigrizia dell'anima che come una marea sale di anno in anno spegnendo il ricordo e il desiderio di tanta incoscienza?
L'ho, detto, la pioggia mi rende pesante e stantia, come i miei discorsi, come i miei pensieri.
speriamo solo che domani il sole riscaldi questo tappeto umido e faccia evaporare la melanconia che lo riempie.

giovedì 3 maggio 2007

03/05/07

Eccoci alla mia prima volta, per la seconda volta in realtà.
Il primo tentativo di Blog è da qualche parte triste e solo, non ricordo nemmeno la pagina ma che posso fare, sono senza costanza.
Speriamo che questa volta vada meglio, io ci spero.
oggi voglio parlare di una delle mie manie.
I Gatti.
sono una autentica gattara nell'anima, li adoro piccoli e batuffolisi, grosi e languidi, neri rossi o tigrati, mi piacciono veramente tutti, come dimostrano le tre pesti che ho in casa.
ma quelli che adoro più di tutti sono i Maine coon, una razza veramente spettacolare, grossa, massiccia e maestosa. La loro storia è lunga:
La traduzione letterale del termine “ Mainecoon ” è “ Procione del Maine ” anche se la supposta discendenza di questo gatto da un procione sembra esageratamente azzardata!!!
Il Mainecoon è un gatto molto antico originario del Maine e può rivendicare il titolo di primo gatto di razza americano, tant’è che i primi soggetti si affacciarono alle esposizioni feline in U.S.A. già della seconda metà del 1800 dc. .Probabile la discendenza di questa specie molto particolare da alcuni Angora Turco che la regina Maria Antonietta avrebbe spedito durante la rivoluzione francese oltre oceano con l’idea, poi fallita, di raggiungerli per sfuggire alla sua sorte. Comunque è solo una ipotesi che questi nobili gatti, incrociatisi con il comune gatto americano abbia dato vita al Maine Coon.
Un'altra ipotesi farebbe discendere questo imponente "Gigante D'America" dai Gatti Cacciatori Norvegesi delle Foreste, portati sulle coste americane dalle navi vichinghe... quale sia la verità si perde nella notte dei tempi.
Quello che è certo è che il Maine Coon è uno tra i gatti di dimensioni maggiori del mondo felino e i soggetti maschili possono arrivare a toccare anche i 15 Kg. mentre le femmine, di dimensioni inferiori, arrivano a volte a 8/10 Kg. La crescita di questo gatto è molto lenta e si può dire conclusa solo intorno ai 3 anni di età.
Il suo carattere è assai affettuoso nei confronti di tutti i membri della famiglia ai quali si affezziona indistintamente.
Assai giocherellone ma non eccessivamente esuberante è tollerante anche nei confronti di tutti gli altri animali, cane compreso se abituato fin da piccolo! Adora le “ coccole ” e non disdegna i “ pisolini ” sulle ginocchia del padrone che segue spesso per tutta la casa ricercandone sovente la mano per le carezze.
Il Maine Coon non è mai un gatto invadente né troppo loquace ed il suo miagolio molto particolare e sommesso è quasi “ridicolo” rispetto alla sua mole, si potrebbe a volte paragonare ad uno squittio tanto è sommesso e dolce. Con un giardino a disposizione diventa un ottimo cacciatore anche se è un animale da non lasciare mai, assolutamente all'aperto.
Il costo del cucciolo è alto e varia a seconda che si voglia per allevamento o per compagnia ( quindi si castri all'età giusta) o che si voglia una femmina o un maschio.
Il mio sogno è riuscire ad averne uno per mettere su un piccolo allevamento tanto ne sono innamorata e nel frattempo mi accontento di girare per i vari siti degli allevamenti esistenti ed a innamorarmi delle foto dei loro gatti e dei loro cuccioli.

17 Novembre giornata internazionale del Gatto Nero