lunedì 13 settembre 2010

Sciarpa: e si va ancora avanti


siamo a circa sei giorni dall'inizio e devo dire di aver avuto un fine settimana piuttosto prolifico. non mi posso lamentare. ho già accertato che ci vuole circa un tre quarti di etto di lana di quasi ogni colore, tranne alcuni per cui siamo sull'etto e mezzo. comunque ho doppiato la metà della sciarpa e conto di metterci altri quattro, sei giorni per finirla. poi dovrò fissare i fili, mettere le frange e bloccare il lavoro. spero di aver finito in una decina di giorni, se continuo così non dovrebbe essere difficile.
ho ricevuto una interessante offerta di ordine per una sciarpa, ma a questo punto rilancio: vista la spesa in lana, e visto che presto dovrei cominciare la vera sciarpa, con i colori che la gentilissima Tara Wheeller ha acconsentito a spedirmi dall'America, posso vendere questa beta sciarpa, sempre che siano interessati alla cosa gli acquirenti!!!
come vedete ci sono sempre i miei aiutanti a darmi una mano!
comunque continuiamo a lavorare.

venerdì 10 settembre 2010

Sciarpa: si va avanti

eccoci dopo tre giorni dall'inizio. il primo giorno ha avuto alcuni stop
piuttosto noiosi sia per la sistemazione dei punti che per la scelta del tipo di punto. alla fine sono giunta alla scelta, mediata anche da alcune ricerche su internet di altre lavoratrici dei ferri, di usa
re il punto legaccio, che al contrario del nome che pare complicato, complicato non è, visto che si tratta di fare tutti dritti, cos' da non creare disuguaglianze tra le due facce della sciarpa.
ho rifatto tre volte i primi dieci punti ma alla fine mi sono considerata soddisfatta e sono partita. come potete vedere i colori
non sono proprio quelli esatti della sciarpa storica, ma possiamo considerare questa come la beta sciarpa, che mi serve più che altro per decidere il colore,, la lunghezza e per sapere la quantitò di lana che mi
occorre alla fine. comunque i tempi non sono un gran problema, visto che in tre giorni ho quasi finito la prima metà dello schema.
spero che venga comunque bene, perchè saranno comunque questi due metri di sciarpa da tenere per casa!!!
c'è da dire che comunque non sono sola a lavorarci e che se dovessi ritrovarmi senza sapere che farci ho chi sarebbe ben disposto a prenderla in carco.

martedì 7 settembre 2010

sciarpa: primo step, si parte.

e finalmente ci siamo. dopo tanta attesa sono riuscita ad andare all'unico negozio che si trova a roma ancora che venda lane di ogni tipo, oramai sembra che nessuno abbia voglia di lavorare a mano, e visto che la lana comunque costa posso anche capire visto che un maglione oggi, anche se di lana non proprio buonissima, costa nulla, e non fatichi nemmeno a farlo.
comunque ci siamo.
ho comprato la lana, ho gli agli, da oggi si comincia e cercherò di farvi seguire i vari step di lavorazione.
intanto cominciamo con il mettere sui ferri del 4,5 un 65 maglie, almeno questo è quello che viene dettato dal sito da cui ho preso il modello della sciarpa:
attenzione però. le sciarpe sono tante, quasi una ogni una, due stagioni. io comincerò con la sciarpa principale, la sciarpa della dodicesima stagione, la prima insomma. se la cosa funziona bene e procede velocemente come penso la mia idea è di farmi le più importanti e differenti tra di loro, come quella della diciottesima stagione ad esempio.
la donna che tiene questo blog ( non saprei se dire ragazza, visto che ha la mia età, o signora visto che ha la mia età!!) è una forza. si è già fatta almeno tre delle sciarpe riportate, ma so di poterla eguagliare. purtroppo non ho proprio trovato i colori che lei detta, ma sono abbastanza adatti al lavoro, anzi guardando il lavoro vero e proprio riportato in prima pagina, credo che ci sia più vicinanza della colorazione che ho scaricato.l comunque vedremo. oggi comincio a lavorare e prossimamente vi mostrerò la progressione.

domenica 5 settembre 2010

una domenica normale

fine settimana di lavoro... casalingo. si perchè questa è il assoluto la prima domenica in cui sono libera, non per turno, ma per esonero completo dalle reperibillità. una strana sensazione in effetti che però stà perdendo le sue note negative (in fondo il dolor c'è, mi pagano meno, sono un po un di più al lavoro...) ed acquistando sempre più note positive.
ieri sera ho fatto un po tardi ad una festa sulla spiaggia, una cosa anche divertente, non fosse stato per il concerto di una cover band di Vasco Rossi. a me Vasco non piace manco originale, figurarsi come cover, però in fondo suonavano bene, e prima della performance, la musica anni ottanta era bella, ho anche ballato un po, a costo di sentire il dolore per due giorni dopo, ma che cavolo, uno si deve anche divertire no?
quindi torniamo ad oggi: come prevedibile le gambe mi sembrano cotechini dolenti, la schiena urla ed il braccio pende un po inutile, ma ciò non mi ha fermato: ho rimesso a posto la cucina ed ho fatto la grande boutade nel primo armadietto delle padelle: che spettacolo. prima non riuscivo nemmeno a chiudere più lo sportello, ora ho anche un sacco di spazio. non vi dico la soddisfazione. certo ho dovuto fare una bella pulizia, e riconsiderare gli spazzi ma anche quella è andata. la prossima settimana vedo di fare la prossima.
il bello è che ora non ho più da pensare domani non mi devo stancare troppo perché domani notte devo fare la rep, o stasera devo riposare perché se sono troppo stanca e mi chiamano...
insomma, che dire sto cominciando a riorganizzare la mia vita con questi nuovi tempi e spazi.
vedremo

giovedì 2 settembre 2010

tornando alla dura opra usata

ed eccoci di nuovo qui, come venti giorni fa, con poco di mutato al di fuori, qualcosa dentro, almeno si spera.
la mattina ha lo stesso sapore di fatica e sonno non soddisfatto, di smog e sudore, aliti pesanti di strane colazioni, occhi gonfi che non guardano nulla ma vagano distratti su tutto, senza mettere a fuoco, sperando in qualcosa che non viene mai trovato, quel qualcosa che cambi la giornata.
il ritorno al lavoro dopo quindici giorni di ferie è duro: il tuo corpo ha avuto la possibilità di ritrovare un suo ritmo, di sonno veglia, e tornare ad orari obbligati, che ti alzino all'alba o ti permettano di dormire un po di più senza seguire una regola naturale, stressa fin dal primo giorno. i saluti sono di rito, baci ed abbracci, mentre la mente ancora torna alle ultime immagini della tua vacanza, che siano le verdi salite di una montagna, i chiari flutti di un lago, il salato vento di mare, comunque è qualcosa che per un poco ti ha reso diverso, più sottile, più leggero.
le domande riportano alla mente quelle immagini come fotografie di giornate fuggite, che si vorrebbe poter rivivere all'infinito ma che scompaiono nel tran tran giornaliero, con la lenta ineluttabilità del mare che si porta via con la risacca le ultime parole scritte sulla rena.
poi si valutano i mutamenti, le novità, si decide se le cose vadano meglio o peggio, si soppesa quello che ci aspetta nei prossimi mesi di vita tra queste mura, in questa città che diventa ogni giorno più piena mentre l'agosto si fa ogni giorno più lontano.
le giornate sono ancora limpide, calde anche se più areate, ed invitano ancora alle spiagge di casa, ma sono sempre lontane, e non si possono che sognare, mentre la lenta giornata lavorative procede lenta e noiosa, in queste giornate del rientro. i soliti discorsi del dopo vacanza imperversano: se vincessi un superenalotto vivrei sempre in vacanza, farei mille viaggi, mi comprerei due ville alle isole cayman.
ma alla fine si ricomincia la solita opra usata, in attesa del giungere dell'ira del ritorno, lento e stanco fino a casa.
e domani è un'altro giorno.

giovedì 26 agosto 2010

CAMBIAMENTI ESTIVI

mi ero ripromessa di non scrivere sul blog in questa vacanza, anzi no. all'inizio mi ero ripromessa di scrivere tutti i giorni, poi, visto che non avevo una connessione avevo detto che non lo avrei fatto per nulla, ed invece eccomi di nuovo a venir meno ad un'altra decisione.
visto che c'ero allora ho deciso per fare alcune piccole modifiche: come vi sarete accorti ho deciso di cambiare la grafica del blog, tanto per dare una svecchiata.
oramai ha qualche annetto questo blog, anzi direi che potremmo anche dirlo anziano, per la media dei diari/blog che ho mai tenuto, e con alti e bassi non è nemmeno stato mai troppo inattivo. quindi ho deciso di fargli un regalino e gli ho messo il vestitino nuovo. una specie di promessa di rinnovamento per lui e per me? può essere, non so ancora.
le cose devono cambiare, ed il futuro che mi si prospetta è ancora incerto e nebuloso quindi non so se quello che vedo è rinnovamento o semplice sopravvivenza.
quello che è certo è che ho ancora cinque giorni di ferie di fronte a me, in cui non voglio pensare a quello che mi attende al mio rientro al lavoro, ai problemi, alle difficoltà, ai tanti intoppi e sacrifici che ci attenono dietro l'angolo.
non voglio pensare ai cambiamenti che avrò io, alle incertezze che avrà LUI, però voglio pesare alle tante possibilità che questi giorni mi stanno ballando di fronte agli occhi, al fatto che comunque c'è sempre una scappatoia, una possibile nuova strada da percorrere.
ora come ora, sono piacevolmente stesa su un letto, con la finestra aperta sulle montagne svizzere, che mi lambiscono con il loro fresco alito in una calda, anche troppo giornata svizzera, mentre attendo di andare a fare due passi per Lugano, in compagnia di LUI e di due amici cari che sono qui con noi, uno perché padrone di casa ed ospite al quanto paziente, l'altro in cerca di lavoro in questa nuova america per italiani. e le offerte ci sono, basta avere la voglia di impegnarsi e di cambiare.
vedremo.
per il momento sono qui per divertirmi e rilassarmi, poi vi racconterò quello che ho incontrato in questi quindici giorni di stacco totale di presa.
un saluto a chi mi legge ed a chi c'è capitato per caso, ci risentiremo presto, purtroppo, visto che sarà la fine delle mie vacanze.

mercoledì 11 agosto 2010

E L'ESTATE NON SE NE VA

Fa di nuovo troppo caldo.
sapete quale è la differenza tra molto caldo e troppo caldo qui a Roma? le cicale.
quando uscendo dal lavoro, sentite le cicale che friniscono imbestialite sui tigli che si trovano lungo la strada, allora è veramente troppo caldo.
certo ci sono anche altri piccoli indizi, come il colare sudore come se si fosse appena usciti dalla doccia, il non riuscire a tenere gli occhi aperti per il calore che ti frigge le pupille, la spossatezza che ti prende appena metti il naso fuori dalla porta del lavoro.
da quando sono qui a Roma onestamente sono tutte estati calde ed afose, ma ultimamente sono delle estati in cui mi chiedo se riuscirò di nuovo a vedere l'autunno giungere e portare finalmente via tutto questo insopportabile calore.
poi quello che veramente mi manca è che quest'anno non sono riuscita nemmeno una volta a fare un bagno in mare, posso solo sperare che a settembre ci sia ancora un caldo tale che mi permetta di fare una scappatina al mare.
so che se continua a salire la temperatura sono veramente sull'orlo del collasso fisico e mentale, un esaurimento da cui non mi posso salvare.
ma cosa sarà: sono io che sto invecchiando o sono tutti ridotti all'insopportazione per quanto riguarda questa temperatura? io so solo che ci sono momenti in cui l'espatrio verso lidi del nord, come la Finlandia, Islanda ed altri paesi simili mi appare sempre più invitante come cosa.
se però tutta va come si deve domenica finalmente me ne vado in vacanza e se tutto rimane come ora lassù, dalle parti di mia madre la temperatura è accettabile e confortevole. certo mi porterò anche il costume ma io spero veramente di mettere il maglioncino, altro che il costume.
e poi magari quando andrò in svizzera potrò trovare una temperatura anche migliore.
o almeno spero.
oltre che contare i minuti che mi separano da quel momento, devo anche pensare ad un sacco di cose per prepararmi alla partenza: la pre partenza è assolutamente più stressante di tutto l'anno di attesa.
va be, dopo questa serie di sproloqui della serie si stava meglio quando si stava peggio, non esistono più le mezze stagioni ed altro vi auguro buona notte e spero di svegliarmi domani mattina, che sono di nuovo di mattina, e pure di sala.
a ninne.
P.S.
ho stampato la pallete della sciarpa!!! ora devo solo cercare la lana e poi comincia la lunga avventura della sciarpa.

martedì 10 agosto 2010

E PER L'INVERNO UNA SCIARPA PARTICOLARE


ebbene si, sto proprio parlando della sciarpa di doctor who, quella splendida cosa, immane che ha al collo per tutte le stagioni della sua interpretazione.
ce ne sono di vario tipo a secondo della stagione ma quella che voglio farmi io è quella principale, la prima, la più bella, quella che da sola è lunga 20 piedi, e di cui ho trovato la lista dei colori. una cosa spettacolare.
Si tratta della sciarpa originale, prodotta a mano da Begonia Pope e comparsa solo in due episodi della prima stagione, Robot e the soltan experiment.
or ami aspetta un compito piuttosto lungo: prima devo trovare qualcuno che mi faccia una stampa il più precisa possibile per quanto riguarda i colori, poi dovrò cominciare a cercare i colori per la lana ed anche i ferri perché servono il 5.5 e sono giusto quelli che mancano, ma vedrete che ce la farò. assolutamente.
e non vedo proprio l'ora di cominciare a sferruzzare!!!

lunedì 9 agosto 2010

ma quanti siete?

so che un post del genere non ha molto significato, ma l'altro giorno parlando con un amico di un argomento alla fine mi ha detto "aahh, si, lo avevo letto nel tuo blog", ed io mi sono sorpresa a dirmi, capperi, ma a allora anche lui lo legge, ed io che pensavo di parlare solo ad un paio di amiche ed a LUI. a questo punto mi sorge una spontanea curiosità: ma quanti siete? mi piacerebbe veramente saperlo. se proprio non volete diventare seguitori fedeli, mediante fidelizzazione, perché non mi spedite una risposta con un semplice ci sono anche io? anche anonimo, tanto per non farmi sentire sola, come pensavo fino a ieri.
magari scopro anche di avere un certo seguito e mi vergogno!!!

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CAMBIA UN INTERRUTTORE CON KIKKA

Torniamo a renderci utili a chi ne ha bisogno con questo nuovo step sui lavori di casa.
Oggi proviamo a vedere come si può cambiare la spina e l'interruttore di una lampada, in modo da non rimanere fulminati facendolo.
cominciamo con la lampada.
prima di tutto per essere sicuri stacchiamo la lampada dalla corrente in modo da metterci al sicuro da noiose fulminate che potrebbero rovinarci la giornata.
la lampada ha di solito un cavo che parte da una spina sparisce all'interno di un interruttore, ricompare e sparisce all'interno della base della lampada.
si possono cambiare sia interruttore che spina alla bisogna, anche se spesso la spina, è pressofusa, quindi non presenta viti per il cambio ma va tagliata via.
procediamo prima di tutto prendendo l'occorrente per il lavoro: un cacciavite a stella ed uno a taglio, se uno dei due è di quelli a tester, che quindi rilevano la corrente, è anche meglio ma non indispensabile, un paio di tronchesi, un taglierino, schotc isolante che non è detto serva ma meglio averlo, e presa o/e interruttore.
una volta messo tutto vicino a noi per non impazzire poi a cercarlo possiamo procedere.
se si tratta della spina come abbiamo detto va tagliata via perché di solito è presso fusa, mentre quella nuova che abbiamo comprato ha due viti o una che la tengono chiusa. svitiamo questa vite e apriamo le due valve che compongono la spina. all'interno troverete una piccola asta tenuta da due viti vicino al foro posteriore, e due, o tre stanghette di metallo, quelle di conduzione della corrente, che all'interno della spina presentano una piccola pretuberanza con una vite, come vedete in foto. prendete a questo punto il filo elettrico e spellatene i fili fino ad avere due o tre fili isolati fino ad un certo punto con le estremità nude che voi provvederete a stringere una ad una fino ad avere tre fili compatti di rame. i tre fili di solito sono positivo, negativo, e terra che di solito è quella gialla o verde per intendersi. per spellare il filo usare il taglierino, in maniera molto leggera in modo da non incidere troppo gli strati. partire dalla guaina esterna, quella nera o bianca per intenderci, e tagliarla lasciando un tre quattro centimetri di fili interni scoperti. togliere l'eccedenza. i fili interni vanno spellati, uno ad uno a circa metà dell'altezza, lasciando quindi due centimetri circa di rame scoperto, e alla fine il rame scoperto, di solito una miriade di filini, va avvolto su se stesso per avere le treccine strette che vedete alla fine dei vari fili elettrici. il risultato deve essere quello della foto possibilmente.
a questo punto infileremo tutto il capo del cavo fino alla guaina nera (o bianca) all'interno della spina e la fisseremo con la sbarretta tenuta da due viti che abbiamo visto prima: il procedimento è svitate la sbarretta, posizionate il cavo, fissate la sbarretta. a questo punto il cavo è alloggiato nella spina. ora dobbiamo connetterlo ai piedini che poi andranno nella presa. per fare questo accertatevi che i fili elettrici finiscano precisamente, come lunghezza, all'interno delle vitine che si trovano alla base di ogni sbarretta di metallo: per essere sicuri non dovrebbe rimanere all'esterno del rame scoperto in modo che sia perfettamente isolato il cavo, quindi accorciate pure il filo se risulta troppo lungo e spellate anche di più se serve ad arrivare al punto adatto, o tirate più su il cavo, insomma prendete le misura ella bisogna e siate precise e lente: non vi corre nessuno dietro e meglio fate meglio sarà il lavoro.
una volta prese correttamente le misure e provveduto alle varie correzioni, svitate una delle vitine, infilateci il cavo filo elettrico corrispondente e fissate la vitina fino alla fine, in modo che sia ben solido. il risultato è quello della foto sopra se siete state attente e precise. la terra va nel mezzo sempre.
a questo punto se tutti i fissaggi sono stati fatti, possiamo richiudere le due valve della spina e fissarle con la vite: il gioco è fatto, potete infilarla nella presa e vedere se funziona.
il cambio dell'interruttore è leggermente più complicato ma non troppo.
quello nella foto è un modello ma oggi ne esistono di vari tipi; tutti di solito presentano una o due viti nella parte inferiore che tengono chiuse le due valve. l'immagine che ho trovato è leggermente sfuocata ma potete individuare un'ingresso ed una uscita del cavo elettrico e delle viti interne a cui andranno fissati i cavi elettrici.
Come prima cosa quindi possiamo svitare il vecchio interruttore e guardare come è montato in quel caso. se gli interruttori sono simili possiamo copiare la connessione di quello vecchio su quello nuovo senza grandi problemi, se dobbiamo farla di sana pianta su un filo nuovo dobbiamo invece lavorarci un poco. Taglia il filo elettrico in due parti e si spellano le due parti come fatto prima per la spina. da una parte andrà il primo capo e dall'altra andrà il secondo capo: vedete le misure, ma la cosa migliore è che la guaina esterna scura sia almeno a raso, se non proprio interna, all'interruttore, quindi non come nella figura scura ma come in quella chiara. i fili elettrici interni vanno misurati con il grosso del cavo già sistemato in maniera che non risultino troppo lunghi il che renderebbe difficoltosa e pericolosa la chiusura dell'interruttore. i due fili elettrici di stesso colore si dovranno unire su una stessa vite, mantenendo sempre la terra (gialla, verde, o gialloverde) centrale. quando siete sicuri della lunghezza dei fili elettrici, che non facciano troppe pieghe all'interno dell'interruttore potete iniziare i fissaggi: spesso vi sono due sbarrette all'ingresso dei fori con cui bloccare il cavo elettrico maggiore, poi conducete i cavi elettrici dello stesso colore presso la stessa vite, arrotolateli tra di loro( blu con blu; marrone con marrone; giallo con giallo, mi raccomando) e fissateli alla vitina di conduzione della corrente. anche qui, come nell'altro caso è meglio che rimanga il meno rame scoperto possibile, quindi quando avete fissato i fili, tagliate l'eccedenza se esce e rimane scoperta dall'altra parte, mentre prima infilate il meglio possibile il filo elettrico dentro il cappietto di metallo in cui verrà schiacciato dalla vite. quando avrete fissato tutto potete richiudere le valve con le viti di fissaggio e se il lavoro è fatto bene il vostro interruttore funzionerà alla prima accensione.
buon lavoro e alla prossima.


TORNANDO A PARLARE DI ME...

Alla fine è successo: doveva succedere, in fondo stavo lavorando perché succedesse ma ora che è successo...
cominciamo dal principio altrimenti non mi capisco nemmeno io.
chi mi legge sa oramai anche un po a noia che ho qualche acciacco che mi rende non proprio una donna scattante ed elastica come ero un tempo.
e sa anche che a causa di questi acciacchi, che negli ultimi tempi paiono essersi liberati dalle catene, mi sono mossa per ottenere un riconoscimento di invalidità che fino ad oggi non avevo sentito la necessità di ricevere.
erano mosse che andavano fatte per poter continuare a lavorare in maniera produttiva, e che finalmente giovedì hanno avuto una svolta costruttiva.
nel senso che giovedì scorso ho fatto finalmente la visita della 626 portando tutti gli incartamenti del mio riconoscimento come Ehlers Danlos ed alla fine della visita dal medico della 626 è rimasta una lettera che probabilmente oggi partirà con la richiesta di riunione del consiglio sanitario interno per il mio mutamento di area. fino al momento della riunione, che potrebbe tenersi tra almeno un paio di mesi, sarò comunque esonerata dalle reperibilità notturne e festive diurne.
quando sono tornata in sala a comunicare la cosa alla mia capo servizio ero anche piuttosto contente, come lo ero quando ho comunicato la cosa al mio compagno, che però mi ha subito messo di fronte ad alcuni problemi non facili forse, che dovremo affrontare con il cambiamento di area, legati alla riduzione di stipendio che ne conseguirà.
ma in fondo la cosa era voluta, meditata, attesa da tempo e quindi nulla di nuovo. o no?
non so cosa sia successo di preciso, o quando, ma quando sono arrivata a casa in macchina, nel momento in cui sono scesa ed ho chiuso la portiera sono crollata. perché quella lettera, scritta dal medico, recava parole non scritte che mi rendevano ineluttabile una realtà che era sempre stata ma che in fondo non era ratificata.
io non sono più nemmeno la metà della donna che ero. non sono più la donna indipendente ed autosufficente che può andare avanti da sola in qualsiasi situazione, che ha scelto di dividere la propria vita con qualcuno ma che anche da sola poteva vivere la sua vita.
non sono più quella che poteva fare le cose in maniera autonoma, che si trattasse di cambiare una gomma o di sostituire lo scaldabagno, e non perché non sappia come si fa ma perché ora lo scaldabagno manco lo sposto più da erra se sono da sola. ora quando faccio la doccia, LUI se passa per il bagno mi chiede se ho bisogno d'aiuto, perché anche entrare in vasca è difficile. ora anche solo pulite una stanza mi riduce uno straccio di donna perché esaurisce le mie energie completamente. mi capita di riguardare le foto di quando giocavo di ruolo, alcuni anni fa e correvo, con l'armatura addosso e lo scudo, e la spada, e mi stancavo ma ce la facevo. oggi nemmeno montare la tenda sarebbe alla mia portata, figurarsi dormirci dentro con i miei problemi alle articolazioni.
sono rimasta solo una piccola parte di me, e mi sento persa. come se non sapessi da che parte potrà andare ora la mia vita con le limitazioni che ho e che voglio, ma non so se sono capace, superare.
so che avrò anche delle cose positive che mi faranno stare meglio, so che alla fine magari tutti i problemi che ho si atteneranno perché al momento sono in fase acuta, so che in fondo sarà positivo il cambio, ma quello che al momento riesco a vedere è solo la ratifica della mia invalidità, che mi rende meno di quella che ero, fisicamente, e per me quello è sempre stato importante.
la supererò.
col tempo.

venerdì 6 agosto 2010

UN NUOVO ANTICO AMORE

quello di cui parlo è un amore particolare, non l'amore che si può provare per una persona, un amore che può anche segnarti ma che per sua natura è di solito, specie in giovane età, transitorio.
no. l'amore di cui parlo è l'amore totale, incondizionato, speciale che ti lega a qualcosa di intangibile di irraggiungibile, di impossibile e che ti rimane per sempre custodito dentro, intatto, puro ed immutato nonostante il trascorrere del tempo,le delusioni, i mutamenti e l'età.
per me quell'amore arrivò nel 1980, il 6 febbraio, quando per la prima volta trasmisero in Italia un telefilm che era strano, particolare, magnifico. quando i miei occhi di giovanee quindicenne alla ricerca di esempi e di certezze si posarono su quello strampalato quarantasettenne riccio, pazzo con quella smisurata sciarpa al collo, fu amore a prima vista. lì persi completamente il lume della ragione e consegnai il mio piccolo cuore di amante del fantastico al Doctor who, e non ad uno generico, ma a quello interpretato da Ton Baker, che mi conquistò completamente e si rapì il mio amore in eterno.
voi direte, e come voi lo disse anche mia madre, che si tratta di una cosa ridicola, che oltre tutto si può dire tutto di Tom tranne che fosse un bell'uomo, che si trattava di una serie fatta veramente con due soldi anche se all'epoca era una cosa fantascientifica: tutto vero, non posso darvi torto. ciò non toglie che per me ancora oggi lui sia uno degli uomini più belli del pianeta che ancora mi fa battere il cuore e bagnare il ciglio di commozione quando riguardo uno di quei vecchi episodi.
ogni volta che rivedo una sua immagine, una statuetta, un filmato, una intervista con il Tom Baker di allora il mio smisurato, pazzo amore di allora riaffiora integro e infinito, pronto ad esplodermi nel petto come un petardo. per anni non ho nemmeno saputo che esistesse tutta una sequela di dottori che nell'arco di quaranta cinque anni si sono succeduti in varie incarnazioni, ed anche quando l'ho saputo per me uno ed uno solo è rimasto il MIO dottore, quello che per me era la quinta essenza del doctor Who, e che avrebbe potuto portarmi con se in capo al mondo solo schioccando le dita. ricordo ancora la trepidazione con cui attendevo le puntate trasmesse dalla RAI, la passione con cui non perdevo una sola parola, l'adorazione con cui guardavo quello strano sorriso, a tutti denti, quegli occhi sempre pronti a sorridere, quello smisurato naso. ricordo che mi feci a mano una improbabile, inguardabile, lunghissima sciarpa completamente rosa, perché allora il concetto di fedeltà alla riproduzione non era nemmeno lontanamente nel mio cervello, ed andavo in giro con un buffo cappello in panno floscio blu, immaginando di assomigliare al mio grande amore. e non che lo facessi in privato. ho una foto di una protesta studentesca in cui ero anche rappresentante in cui sono bardata con quella sciarpa e con quel cappello: e non rinnego un solo attimo di quel che feci, anzi se portò, cercherò di rifarmi la sciarpa, questa volta rimanendo fedele all'alternanza dei colori, perché in me quella fiamma non si è mai spenta.
per un lungo periodo si era sopita, purtroppo, perché altre cose si erano accavallate nella mia vita, altre passioni, altri amori, ma il primo, quello che ha messo il suo marchio a fuoco nel mio animo non è mai stato soppiantato, ed improvvisamente, un paio di settimane fa...
LUI, per scusarsi di uno spavento che mi aveva fatto prendere ha deciso di farmi un regalo, e mi ha scaricato, cercandole come un disperato alcune delle puntate trasmesse in Italia.
è stato come se una lama avesse lacerato un velo steso sul fuoco per tanti anni, facendo di nuovo divampare le fiamme alte ed indomabili.
so che state pensando, signori l'abbiamo persa, questi sono discorsi da pazza, e sono perfettamente d'accordo, sono discorsi da pazza, e lo so, ma non mi importa assolutamente nulla, perché so anche che sono assolutamente veri e che nulla di quanto ho detto riesce a dare la forza, la grandezza di quello che sento quando rivedo quelle immagini in bianco e nero.
quello che mi consola è che so che c'è altra gente che ha la mia stessa pazzia, forse non per lo stesso personaggio, forse non per la stessa idea, ma che nella sua adolescenza è stata marchiata a fuoco da qualcosa, da qualcuno, di assolutamente lontano ed intangibile ma che ha evocato un tale trasporto che possono passare mille anni e nulla della sua grandezza va perduto: questo mi fa sentire meno sola e mi spinge a parlarne perché a volte ci sono cose così grandi che hanno bisogno di venire fuori, di essere comunicate al mondo, anche quando il mondo non capisce.
e temo che prossimamente sarete spesso messi al corrente di nuove mie scoperte, ricerche e creazioni che riguardano questo mio immenso amore.

mercoledì 23 giugno 2010

E' PASSATO UN ANNO...

e la gente si dimentica delle cose ma un pensiero a lui ancora ogni tanto lo manda.
e chi lo accusava finalmente ritratta e dice la verità su quello che in fondo era un bambino che non ha mai avuto la possibilità di diventare uomo.
e la sua mancanza nel cuore di chi lo amava ancora si sente, mentre nel portafoglio di chi lo sfruttava continua a portare denaro perché allo sfruttamento la morte non pone fine.
a me manca, manca perché era un folletto triste che avrebbe meritato aiuto ed invece ha ricevuto solo attenzione maniacale, pronta ad elevarlo alle stelle ed a gettarlo nel fango alla prima occasione.
buon riposo Jako, ci sentiamo tra un anno.

mercoledì 5 maggio 2010

quanto pesa...

una volta avevo coscienza della stanchezza come di un evento che insorge alla fine di una lunga giornata spossante, qualcosa in cui hai profuso così tante energie da aver bisogno di un giusto riposo per recuperarle.
poi ho cominciato a conoscere un diverso tipo di stanchezza, quella del lavoro lungo e provante a livello mentale, che fiaccava anche la resistenza fisica e che pesava sulla prestanza giornaliera, che rendeva più difficile il recupero, ma che comunque alla lunga si poteva dissipare, con una vacanza, con un periodo di riposo particolarmente divertente e piacevole.
ho conosciuto la stanchezza da dolore , da perdita, da privazione, vari tipi di stanchezza si sono affacciati alla mia vita e non tutti sono riuscita a sconfiggerli ma in alcun casi sono riuscita a sopperire ai loro influssi.
però ora comincia ad essere veramente difficile.
ora è sopraggiunta un tipo di stanchezza strisciante, deprivante, che non so combattere.
mi abbandona giusto qualche ora la mattina, quando comunque mi sveglio da una nottata poco riposante in cui il dolore alla spalla, alla schiena o ad altre parti del mio corpo i ha strappato al sonno profondo più di una volta.
mi concede qualche ora di lavoro, non frenetico altrimenti la punizione è pronta, ma tranquillo si, quello che posso fare in una mattinata qualunque.
poi comincia ad insorgere, con una difficoltà nel muovermi, nel reagire prontamente, nel salire una scala, nel fare qualsiasi cosa. da prima è una difficoltà leggera, poi comincia divenire farraginosa, come un impastoiarsi delle membra di fronte ad una fatica, come un immergersi lento in una sostanza legante che rende pesante ogni più piccolo movimento.
infine comincia a colpire i processi mentali, l'attenzione si fa faticosa, il pensiero diventa confuso, la voglia scompare, anche parlare è un peso che non mi va di affrontare, e divengo taciturna.
a sera sono distrutta, crollo addormentata come se avessi goduto di una giornata piena e soddifacente, mentre mi sono trascinata lentamente per le lunghe ore di un pomeriggio faticosamente superato.
per il dottore si potrà fare qualcosa ma io mi sento inficiate, privata di una parte della vita. lui dice che è normale, fa parte della mia malattia, va e viene e ci devo fare i conti, ma è facile parlarne. come si fa a farci i conti? quando il mio lavoro richiede una precisione ed una attenzione maniacale? quando le cose della vita richiedono comunque azioni che a volte mi paiono al di la delle mie possibilità?
come faccio a fare i conti con qualcosa che mi rende difficile a volte anche il semplice respirare, mangiare, leggere un libro?

domenica 18 aprile 2010

Deepcon 2010 atto quarto ed ultimo, purtroppo

piove. o almeno pioveva a Fiuggi.
in fondo va bene così, perché la pioggia si accorda bene con il mio stato d'animo di oggi, perché oggi è stato l'ultimo giorno, e come sempre l'ultimo giorno è triste, nostalgico, pieno di saluti malinconici e di arrivederci, a chi per l'anno prossimo, a chi per un mai più, perché magari uno scrittore irlandese, o un attore americano con cui c'è stato un fuggevole avvicinarsi per poi mai più incontrarsi.
certo anche oggi la mattina è stata lenta ad arrivare, stanchi come eravamo ieri sera, bè meglio dire stamattina presto, vista l'ora a cui siamo andati a letto.
mentre io fatta la doccia ho anche avuto il tempo di farmi una frugale colazione LUI è stato molto più lento e tranquillo, praticamene ci siamo giusto resi conto del giungere delle dieci, prima di farci travolgere da questa ultima giornata.
l'appuntamento della mattinata è stata la riunione della Italcon a cui ho partecipato più perché in sala c'è una ottima connessione che per altro ma visto che c'ero e visto che sono iscritta alla Italcon per l'associazione con la Deepcon ho anche votato per un paio di cose; visto che c'ero ho seguito anche la presentazione di un libro, che proprio grazie alla presentazione non ho comprato visto la contorsione mentale che ho sentito nella lettura di due paginette due fatte dallo scrittore, spero non me ne voglia.
tra una cosa e l'altra ci siamo ritrovati alla fine che eravamo in tre nella sala mentre io finivo quel lavoro di comunicazione di cui spero qualcuno legga, e magari si diverta anche a leggere.
finito li mi sono trasferita a pranzo, visto che era giunta l'ora della pappa.
ultima pappa, con gli amici, ultimi saluti a chi se ne andava prima di pranzo, ultimi libri comprati. il pranzo però è stato un divertentissimo scambio di avventure feline tra i seduti alla tavola, in italiano ed in inglese, un insieme di gattofili assortiti.
il pomeriggio sembra sempre infinito, ma oggi sembrava volare mentre ci soffermavamo a fare le ultime chiacchiere, mentre prendevamo gli ultimi accordi con chi abbiamo la possibilità di rivedere prima del prossimo anno, mentre discutevamo di possibilità affascinanti ed invitanti per rivederci prima del trascorrere di un intero anno.
sono anche stata ad assistere all'ultima sessione di Picardo, che per quanto trovi simpatico capisco poco come capisco poco Peter, lo scrittore irlandese, ma era bello stare li insieme agli altri, ascoltando il discorso e capendo una parola ogni tanto, magari ridendo quando ridono gli altri, per non far vedere che non ci ho capito molto.
comunque oramai sono scesa a patti con la mia incapacità di capire le altre lingue e non me ne faccio un cruccio, quel che capisco bene, quel che non capisco me lo faccio spiegare.
comunque oramai sono giunte le quattro, quindi ci siamo caricati dei nostri bagagli, abbiamo lasciato la stanza, abbiamo salutato le ultime persone, abbracciato Livia, salutato i nostri scrittori in visita, scambiandoci la promessa di tenerci in contatto via Facebook, una delle prime volte in cui trovo Facebook utile, salutato Luigi e Chiara che non rivedremo fino all'anno prossimo anche se ci sentiremo ogni tanto. quanti non ho nominato? quanti invece si? e chi se lo ricorda? ma tutti sono comunque stati presenti in quei tre giorni, e tutti spero di aver salutato prima di andarmene. compreso Giovanni, arrivato all'ultimo nonostante i problemi, o come Andrea che tornerà a Bologna con i nostri saluti, o l'altro andrea che invece tornerà in Svizzera, eccetera.
Penso che Internet sia un dono perché permette di rimanere in contatto anche di lontano, una cosa che prima non potevo permettermi, e che mi obbligava all'invio di quintali di lettere. mi ricordo ancora quando mia madre si preoccupava perché a casa nostra arrivavano dieci, dodici lettere alla volta indirizzate a Saska Lathor: aveva paura ci venissero a cercare una extra comunitaria a casa.
comunque alla fine ci siamo ritrovati in macchina, io e LUI, con un magone tremendo alla gola, felici e riposati, ma tristi perché è finita, con quel misto di malinconia e gioia che sempre ci prende al ritorno da una convention.
i fondo mancano solo 365 giorni.

Deepcon 2010 atto terzo

e siamo al sunto del terzo giorno. o meglio del terzo mezzo giorno visto che, andando a letto alle tre, quattro, proprio non ce l'abbiamo fatta a sorgere dal letto prima dell'ora di pranzo. quando alla fine siamo riusciti a ritrovare una briciola di forza era come se due zombie fossero faticosamente usciti dalla propria tomba.
però una doccia, una sonora lavata di denti, ed una vigorosa sferzata di acqua gelata sul viso ci hanno ridato abbastanza forza da poter cominciare un'altra faticosa ma divertente giornata.
il pranzo è stato una cosa abbastanza rapida ed indolore, ed in questo mi devo soffermare una attimo.
devo cioè dire che quest'anno, purtroppo il tenore dei pasti non è stato all'altezza di quelli che mi ricordavo prima. la cosa mi dispiace al quanto perché è come una perdita di punti di una situazione che per il resto sarebbe buonissima.
comunque a parte l'ingurgitare la soletta di carne e la pasta in minuscole porzioni, il bello è stato il chiacchierare con chi avevo al tavolo, anche se ora non ricordo chi fosse. dite che non è carino? è perché? ho parlato, piacevolmente, con cosi' tante persone in questi giorni che non vedo come potrei ricordare con chi ho parlato in qual momento.
so che ho parlato, scherzato, e se non ricordo male ci siamo anche messi a cantare opere come dei deficienti mentre aspettavamo tra una portata e l'altra. ma è stato comunque divertente, e questo era l'importante.
nel pomeriggio ho assistito a un'altra conferenza, ho poltrito sui divanetti con altri soci poltroni, ho continuato a girare e chiacchierare, fino a sera. dite che la cosa alla lunga diventa noiosa? non avete idea. se non ci siete stati mai, non potete capire, quel continuo girare, chiacchierare, poltrire, sui divanetti, è uno dei momenti di intercambio culturale assolutamente perfetto che aspetto in ansia di anno in anno. è come se facessi il pieno di energia e di informazioni.
ho riprovato a chiacchierare con gli scrittori irlandesi, incomprensibili ma di una simpatia unica, ho provato a mettere in piedi un'idea che era venuta da uno degli espositori: il mettere all'asta un bacio di uno o due degli attori, cosa che non è andata a buon fine perché gli attori sono stati introvabili per ore e l'asta finiva troppo presto la domenica mattina, quindi non c'era tempo per le offerte.
alla fine la giornata è scorsa in maniera sempre e comunque impegnativa.
vicino all'ora di cena siamo andati a cambiarci per la cena di gala, con tanto di vestito elegante e trucco, leggero, perché poi avrei avuto altro da mettere.
la cena si è rivelata, purtroppo, all'altezza del resto dei pasti, ma tanto avevo così fretta che non ci sono stati poi tutti questi problemi: dovevo correre di sopra a cambiarmi un'altra volta per mettermi il costume. unica nota da riferire assolutamente: la torta era di gomma, e ho faticato a ingoiare senza fare i palloncini
ho riesumato dal passato il costume da Kai bajoriana: partecipare alla sfilata è oramai una cosa a cui mi piace troppo partecipare, anche se non ho vestiti nuovi di pacca da sfoggiare.
pensavo di essere una degli ultimi a presentarmi per la sfilata, perché tra attaccarmi il naso lumacoso , truccarmi e vestirmi ci vuole un po, invece alla fine ero la prima: assieme a me alla fine sfilavano una specie di zombie di un film chiamato "i tredici spettri" che credo abbiano visto in tre, compresa la ragazza che faceva la zombie, il signore della posateria dal film "mistery men", divertente devo dire, il solito borgisauro boghizzato questa volta nei panni di un ufficiale di stargate con un cliffhagnher veramente ardito, ed un esilarante Austin Power .
sapevo assolutamente chi avrebbe vinto la serata: Austin Power, non c'era proprio concorrenza.
in effetti quando è iniziata la sfilata, con tutta la scenetta che ha imbastito con le ragazze del club era impossibile che non vincesse, troppo divertente e coinvolgente.
ed in effetti il premio del pubblico è andato, per acclamazione a lui, io stessa ho partecipato all'applauso che lo ha fatto vincere e lo meritava assolutamente.
poi quando c'è stata l'attribuzione del premio della giuria, cribbio non ci credevo: ho vinto io!!!
erano anni che non vincevo un premio e proprio quando meno me lo aspettavo ecco che vinco. e il premio della giuria oltre tutto, che viene assegnato dalla votazione degli ospiti!!! ero così contenta che potevo anche sgusciare dalla pelle dalla gioia.
quando Picardo, è venuto a consegnarmi il premio non ho resistito e ho fatto una scenetta con lui con tanto di bacio e palpata sul sedere, fatta da lui a me, tanto per cambiare.
il premio del giudice invece è andato al signore della posateria, e ne sono stata contenta perché era giusto che lo ricevesse, non era un costume curatissimo ma era azzeccato ed inmmaginifico, quindi se lo meritava.
e poi la serata come sempre è esplosa, con balli forsennati a cui, per la prima volta in tanti anni, hanno partecipato anche attori e scrittori, che, invece di prendere e tornarsene nelle camere come hanno fatto negli hanno passati, si sono uniti a noi nello scatenarsi, magari un poco ciucchi, ma chi non era un poco ciucco, magari non di alcool ma di adrenalina?
e quindi ecco che si sono messi a ballare tra loro, con noi, noi tra noi, loro tra loro, insomma un gran casino.
siamo andati avanti fino alle due, con somma gioia di chi ha le camere sopra la sala ma chissene, con un deterioramento della qualità della musica che è sceso da una disco anni settanta, ottanta, fino ai gatti di vicolo miracoli ed a peppino di capri.
alla fine stanchi ci siamo andati ad afflosciare sui divanetti del primo piano che come ogni sabato notte della convention accolgono gente a volte fino alle prime luci dell'alba.
noi abbiamo ceduto prima, verso le quattro, ma anche quello è stato sufficiente, per ritrovare la calma e delle pulsazioni umane e compatibili con la vita.
quando siamo tornati in camera, visto che non eravamo troppo stanchi ( ah ah) ci siamo anche rifatti e valige, per poi svenire senza ritegno sul letto, tranne che io mi sono ri dovuta alzare e cercare dei tappi per le orecchie, perché a quell'ora un maledetto cuculo comincia a cantare fuori dalle finestre ed io prima o poi lo uccido quel maledetto.
ed un'altra notte se ne va.

sabato 17 aprile 2010

Deepcon 2010 atto secondo

ed anche io secondo giorno con fatica scorre e se ne va.
è incredibile come divertendosi con poco, come muovendosi il minimo indispensabile, da una sala all'altra da un divano all'altro, da una poltrona all'alta, e soprattutto da un pranzo ad una cena, alla fine si riesca comunque a sentirsi stanchi di una giornata alla deepcon.
non stanchi perché stufi, o annoiati, no, proprio stanchi fisicamente.
sarà che alla fine si dorme relativamente poco, sarà che a furia di chiacchiere di ogni tipo la testa si annebbia.
sarà semplicemente che il corpo vorrebbe una vera vacanza da piscina sonno pappa e sonno, invece tu non concedi molto a tutto questo tranne magari la parte pappa.
ance questa volta si parla della giornata di ieri chiaramente, visto che quella di oggi è ancora in itinere, ed anche la giornata di ieri si è svolta all'interno di un copione conosciuto e facilmente percorribile.
la sveglia è suonata come sempre troppo presto, ed il mio viso era tumefatto come dopo un incontro di wrestling qindi dopo la doccia la sessione trucco è stata indispensabile, altrimenti sarebbero scappati di fronte alla discesa del mostro della palude.
la colazione si è svolta, tardi, con altre facce gonfie e assonnate, ed ho appreso di none assere stata l'unica a subire dei danni collaterali dovuti ad una notte di problemi intestinali e di dolori vari, anche se in questo caso mal comune non ha portato mezzo gaudio.
la giornata poi è trascorsa, con un'altra passeggiata, almeno mia, alla ricerca di una qualche fotocopisteria che non esiste in questo paese piccolo e non molto tecnologico, per poi continuare la serrata vendita di numeri della riffa, ed un passaggio più che superficiale nella sala degli espositori dove abbiamo speso come ogni anno la nostra bella quota, per comprare i soliti vari volumi di questa o quella nuova edizione.
in ordine sparso, durante la giornata, mi sono seguita con molto interesse la presentazione di un nuovo libro, comprato, su Lovecraft, poi ho dorato la conferenza di Paolo Attivissimo sul so libro che sii spera dovrebbe finalmente porre fine alle chiacchiere complottiste sul non avvenuto sbarco sulla luna, accompagnato da una splendida serie di immagini scattate allora della luna e durante il viaggio ed ho comprato anche il suo libro, o ascoltato con interesse anche se non molto capto, i discorsi dei due ospiti letterari che mi hanno raccontato, ma posso solo sperare di aver capito più o meno bene quello che dicevano vista la mia ostica insufficenza in inglese, del ritrovamento all'interno di Dublino di insediamenti vichinghi e della bontà assoluta della birra venduta dalle loro parti, per non parlare della splendida atmosfera che si respira in Irlanda, cosa che mi ha vista assolutamente d'accordo.
il pranzo non è che sa stato la fine del mondo ma chi se ne sarà accorto? in fondo era la cosa meno importante in quella giornata, anche perché, proprio durante il pranzo è arrivato anche il mio Gianfranco, uno degli amici che ho e che considero quasi una figliolo ( che volete, ha più di venti anni meno di me|!!) che mi ha fatto di un felice che non so dire. o forse è arrivato a cena? e chi si ricorda oramai. l'importante è che sia arrivato e che sai qui da ieri, a dividere la giornata con noi nella nostra insana pazzia che oramai ci porta a confondere gli incontri e le situazioni.
durante la giornata sono venuti anche altri amici che hanno potuto fare giusto una toccata e fuga, come Ste e Rosy con pupo appresso, simpatico ma pur sempre un bambino in fondo.
la sera6a si è poi conclusa con una assolutamente folle partita a Paranoia, un gioco che di per se non è il massimo della sanità mentale ma che ieri sera è riuscito a toccare delle punte di non sense incredibili.
quando alle tre gli ultimi si sono arresi eravamo rimasti solo in tre, io LUI e Gino, simpatico pazzo alla nostra stregua che sarebbe anche stato disponibile a farmi da spalla per il raid che avevo intenzione di fare in nottata ma che alla fine non ho più portato avanti. già così eravamo stanche nome se fossimo stati tutta la giornata al lavoro.
non abbiamo più il fisico.

venerdì 16 aprile 2010

Deepcon 2010, atto primo


erano anni. veramente anni che non riuscivo a godermi una convention dall'inizio alla fine, dal primo giorno dell'apertura fino all'ultimo giorno, con i saluti, gli auguri di rivederci l'anno prossimo, baci ed abbracci, magone e via così.
finalmente quest'anno, con sommi sacrifici e con caldo sudore della fronte ce l'abbiamo fatta, ci siamo riusciti e ieri è stato il primo giorno di deepcon.
quasi mi sentivo emozionata, starò bene? sarò presentabile?
rivedere tutti i vecchi amici... be proprio tutti quest'anno no che siamo molto meno del solito, è un'anno un pò sotto tono, ma che importa, siamo qui, e ci siamo per divertirci e per rilassarsi.
come al solito i primi che incontriamo sono gli schiavi della reception, Livia e quest'anno Francesco, che si occupano della distribuzione dei pass e dei buoni per i pasti.
no.
per la precisione i primi che abbiamo incontrato sono stati Flora e il borgisauro che come al solito si facevano la solita sigaretta fuori dalla porta. una di quelle abitudini che nel tempo non cambiano mai.
stanchi? si ed anche stressati, tesi, nervosi, resi ombrosi da una vita che si fa spesso troppo pesante da portare sulle spalle, ma che ieri finalmente abbiamo lasciato alle nostre spalle... be, nemmeno questo è vero perché quel simpaticone del capo di Lui ha deciso che dovesse tenere il cellulare acceso per giovedì e venerdì, nel caso avesse bisogno di lui.
una cosa che mi farebbe imbestialire ma che ho deciso di non considerare, almeno fino a che un suo collega non lo tiene al telefono per un quarto d'ora a parlare di lavoro, li un poco mi innervosisco però..
però quando vengo alla convention è magia. mi sento sempre così rilassata, così tranquilla, così riposata che posso sopportare anche questo.
e comunque rivedere tutti quelli che ci sono, i baci, gli abbracci, la gente che prova vera gioia nel reincontrarti dopo un anno, sono sensazioni che mi riempiono il cuore, che mi fanno bene come un balsamo spalmato su una ferita.
e poi questa volta me la sono proprio presa come una vacanza. con tanto di passeggiata con LUI per Fiuggi, e visita alla SPA per decidere se fare o non fare una nuotatina nell'albergo, e credo che oggi la farò, forse nel pomeriggio.
qualcosa da fare me l'hanno trovata comunque, ma non mi dispiace, mi diverte sempre aiutare a mettere su questo gioco che è la deepcon: appendere le foto degli anni passati, le stampe ed i cartelli pubblicitari, e soprattutto quello che è il mi compito per eccellenza, vendere i biglietti della riffa del club.
mi diverto come una matta a tampinare la gente, a chiedere quei cinque euro per il biglietto, sperando sinceramente che ogni biglietto che vendo sia quello fortunato.
e poi chiacchierare con tutti, abbracciare quelli che sento solo via facebook ma che vedo una volta l'anno, quelli che invece posso vedere anche ogni settimana ma che qui sono come me, rilassati, tranquilli, e felici.
perché qui si torna come bambini, siamo felici, con il sorriso sulle labbra così spesso come non succede quasi mai.
e siamo affettuosi, siamo vicini e complici, siamo incoscienti e colti, siamo letterati e maniaci dello schermo. siamo tutto ed il contrario di tutto.
e così, tra passeggiate, chiacchiere e affetto giungiamo all'ora di cena, dove riuniti in una sala che quest'anno sembra troppo grande per noi, attorno a tanti tavoli rotondi, che sembrano ballerine dalla strana gonna ornata di fanatici di fantascienza, mangiamo cibo che nemmeno guardiamo, distratti dalle chiacchiere, dai saluti, dalle discussioni dotte o stupide, dall'organizzazione dell'ennesimo scherzo da fare a qualcuno nel cuore della notte.
e continua la serata con qualche altro intervento pubblico di qualcuno che non sentiremo per questa volta presi da altro.
e poi la eatcon, quell'enorme orgia di cibi tipici di questo o quel posto, di questa pasticceria o di quel salumiere amico di questo, parente di quello. e tutti li a mangiare come se non avessimo cenato poco meno di un'ora prima, estasiati da sapori diversi, innamorati dello stare assieme ancora tra di noi, come una setta segreta che con quel cibo locale santifica un nuovo incontro di fedeli, una specie di sacrificio al nostro personale dio: l'amicizia che ci lega al di sopra degli interessi o corroborata da questi, al di la delle distanze e delle età.
mangiamo e beviamo ma soprattutto chiacchieriamo, ed alla fine ci lasciamo andare a sospiri di nostalgia di fronte alla proiezione delle foto delle passate riunioni, e torniamo indietro di due, quattro, dieci anni, quando eravamo diversi, più magri, più giovani, con più capelli o con meno peli sulla faccia, però non eravamo molto differenti dentro, ed i fondo questo ci lega a queste immagini più della nostalgia.
siamo sempre noi, sempre gli stessi stupidi ragazzini, che non hanno più la forza di fare tutta la notte in piedi, sui divanetti a raccontarci storie più o meno incredibili, ma che hanno ancora la voglia di farlo e ci provano, fino a che non giunge il momento di dirsi buona notte.
ma tanto ancora per domani saremo assieme.

sabato 27 marzo 2010

bronchite, suppongo

ed eccomi di nuovo malata. a volte mi domando se il mio destino sia indissolubilemente legato con la malattia, in generale. sono sempre stata affetta da qualcosa ed alla fine uno si sente quasi una specie di ricerca medica ambulante, tanto si sente perseguitato dalla malattia.
in questi giorni è una brutta bronchite, molto brutta per la precisione, con una compromissione di tutto il parenchima polmonare, con febbre molto alta per cinque giorni di seguito, con dolori diffusi, il petto che fa malissimo, il naso che ha perso la sua libertà di una volta e una sensazione di rullo schiacciasassi che mi travolge.
eppure siamo qui.
a volte penso che potrei scrivere un libro su questo, invece che racconti fantasy che nessuno legge, questo sarebbe sicuramente una argomento che qualcuno leggerebbe, almeno per la curiosità di vedere chi si lamenta di qualcosa di nuovo.

17 Novembre giornata internazionale del Gatto Nero