venerdì 29 febbraio 2008

straniera in terra natia

quello che sto per scrivere può ferire la sensibilità di qualcuno, quindi lo avverto che può trovare tematiche un poco razziste.
ci sono delle volte in cui mi aggiro per la città e mi rendo conto di una tristissima verità: sto perdendo le mie sicurezze. non quelle personali, ma quelle legate alla mia identità come abitante di Roma, Italia, Europa.
mi aggiro per strade che sono sempre più percorse da persone il cui aspetto, i cui odori, la cui lingua, sono cosi distanti dal mio comprendere da farmi paura solo per la loro differenza, e mi sento nello stesso tempo spersa, ed in colpa per questa sorta di razzismo inconscio che sta prendendo il sopravvento sulla mia di solito tranquilla accettazione delle cose.
eppure spesso mi ritrovo a chiedermi perché la gente che viene a vivere qui non impari a parlare come noi, spesso mi trovo a pensare che siamo sempre meno noi italiani in una determinata zona, mentre abbondano i cingalesi, indiani, cinesi, marocchini, bulgari, slavi e quant'altro in un guazzabuglio etnico che condisce il tanto decantato Melting pot di sapori e profumi di tutto il mondo.
mi ricordo che c'è stato un tempo in cui esaltavo la mia appartenenza al mondo ed ero ben contenta che, avendo un lavoro e non venendo solo ad aumentare la malavita, cosa che possiamo fare benissimo da soli, venissero quanti stranieri volessero in Italia, ad arricchire la nostra cultura di nuovi impulsi e di nuovi stimoli.
che ne è stato di quella giovane idealista? scontratasi con la realizzazione dei suoi desideri si è ritirata nel guscio della sua gretta appartenenza ad una identità nazionale che sente minacciata e che difende con i denti.
è solo la paura quella che mi spinge a reagire in maniera così gretta alla presenza di tanto mondo per le nostre strade? quel furto è stato fatto dagli zingari, quell'incidente è stato causato da un marocchino ubriaco, quello stupro è colpa del gruppo di senegalesi: e noi ci chiudiamo, io mi chiudo, in un isolamento rancoroso, che mi porta a scrutarmi attorno con occhio torvo e con sabbia repressa.
sempre meno poi mi ritrovo a pensare quella non sono io, perché sempre più quelle reazioni, quei sentimenti sono miei, sono io che li provo, non sono input esterni che me li causano.
sono io che provo rabbia perché tutti quegli zingari ai semafori o sulle scale della metro possono far vivere i loro figli nell'indecenza igienica, al freddo ed al pericolo, senza che nessuno dica nulla, mentre una madre italiana se solo viene accusata dalla cucina di non far fare ai figli 5 pasti giornalieri, perché è povera e se ne può permettere solo due, rischia di vedersi sottratti i figli. sono io che provo rabbia perché gli immigrati si danno soldi e case dove stare, anche povere forse, mentre io faccio un lavoro rischioso e stressante per uno stipendio inferiore a quello di chi pulisce le scale, con delle indennità che non vedono aumenti da venti anni e a mala pena riesco a mantenere la mia famiglia con tutti i sacrifici che posso fare.
sono io che provo rabbia perché il lavoro viene offerto di preferenza agli immigrati perché lo accettano anche sottopagato ed a nero, mentre gli italiani sono senza lavoro solo perché chiedono uno straccio di contratto ed uno stipendio che li faccia vivere.
e non mi vengano a dire che "loro" fanno lavori che noi non vogliamo fare: ho raccolto pomodori sotto il sole, uva ed olive insieme agli altri, ho pulito piatti e piegato panni in lavanderia industriale. ho accettato qualsiasi lavoro e a volte mi sono ritrovata fuori dal lavoro proprio perché l'immigrato di turno prendeva meno di quanto prendessi io.
non voglio essere razzista, e mi piace che ci siano persone di altri posti attorno a me, ma mi sento schiacciata dalla massa di stranieri che per strada allungano la mano al mio finestrino, o mi bloccano il passo per vendermi questo o quello.
esistono stranieri qualificati, che vengono in Italia con un lavoro che si rendono produttivi ed entrano a far parte del nostro tessuto sociale, ed io ne sono felice, mi fa piacere scambiare opinioni con loro, acquistare nuovi punti di vista.
ma è l'invasione delle strade, la gente che arriva solo per trascinarsi da un angolo all'altro, che vive nei parchi pubblici che oramai sono solo un fiorire di bottiglie di birra vuote, che si stende ai margini dei marciapiedi per dormire nel sudicio e chiedere l'elemosina.
quel che mi chiedo io è ma stavano così male nel loro paese da preferire di venire ad elemosinare nel nostro? carità per carità quella del loro paese non era come la nostra?
forse è solo inquietudine, forse è paura... non so.
dopo il furto da parte degli slavi che ci fu a casa nostra, a Grosseto, dopo tre anni in questo posto in cui ho visto di tutto, forse è saturazione.

sabato 23 febbraio 2008

unaltra notte in reperibilità

avete mai provato cosa vuol dire lo stress di essere reperibile durante la notte, e proprio nel momento in cui siete finalmente in pigiama, con la mano che sta tirando la coperta sul corpo, ed il telefono squilla? e voi rispondete con il cuore pesante nel petto e vi dicono di andare al lavoro per un intervento in cui voi sapete di non essere indispensabili, ma siccome vi hanno chiamato voi vi vestite, baciate il vostro compagno e vi mettete in macchina, nel delirio del venerdì sera, con la gente che va a due ovunque alla ricerca di un parcheggio di fronte a qualsiasi posto venda alcolici più o meno legali, e voi che dovete attraversare uno dei quartieri più attivi nel campo della vendita di alcolici più o meno legali e non solo.
e finalmente arrivate al lavoro dove i guardiani dei cancelli, cerberi dalla divisa blu e l'alito mortale vi lasciano passare con nel viso l'espressione...MA SOLO Perché SONO BUONO... come se voi veniste a divertirvi alle undici e mezza di sera in ospedale, e andate di fronte al padiglione, parcheggiate salutate le altre disgraziate che sono di turno con voi, vi cambiate, preparate quello di cui avete bisogno e quando arriva il chirurgo vi guarda e con voce sardonica dice " be lei potevamo anche risparmiarcela stasera no?"
ecco a questo punto, e solo a questo punto, ditemi voi perché a quaranta due anni è così difficile trovarsi un'altro lavoro, perché c'è bisogno di lavorare per andare avanti invece di mandare tutti a cagare, perché devo giorno dopo giorno fare buon viso a cattivo gioco e continuare questa corsa del manichino.
e poi mau mi dice che il mio non è un rapporto sano con il lavoro perché ho eliminato qualsiasi interesse e coinvolgimento che potrei provare su questo posto del menga.
ma che dovrei fare? a volte ho la tentazione folle di venire con un uzzi e di girare piano per piano a sparare a colpo singolo su tutti quelli che portano il camice bianco, a prescindere.
a volte mi auguro di svegliarmi una mattina e sentire il telegiornale che dice, mentre faccio colazione, del grave incidente che ha raso al suolo la cardiochirurgia del policlinico, pare che i passeggeri del volo si siano salvati ma la struttura è completamente distrutta con tutti i macchinari e il materiale indispensabile per lavorare.
e questo quando mi va bene, e la cosa non diventa autolesionistica, con la speranza in qualche tipo di acciacco che mi renda inabile al lavoro in questo posto, confinandomi in qualche ufficio con la pensione di invalidità e nessun problema di reperibilità notturne, rotture diurne e rapporti con colleghi importuni e rompiballe.
ma la vita è quel che è ed io sono qui alle 12,42, a scrivere sul mio blog mentre di la io nemmeno servo perché il ricuperatore lavora da solo, e loro di me nemmeno avevano bisogno in fondo, quindi attendo che l'intervento sia finito, smonto il mio macchinario, mentre ci sarà anche qualche dottore che con voce sardonica dirà...UN ALTRA NOTTE PAGATA è? CHE CI FARAI CON TUTTI QUESTI SOLDI CHE NEMMENO C'ERA BISOGNO CHE VENISSI... perché io chiaramente preferisco stare qui, a rompermi gli zebedei, piuttosto che nel letto com il mio compagno a godermi una buona notte di sonno, oltre tutto sono tre mesi che le notti che lavoro, gli straordinari e le reperibilità nemmeno me le pagano questi maledetti. ed alla fine quando avrò pulito tutto, rimontato per le urgenze, registrato il caso, me ne andrò a casa che saranno le tre, forse le quattro, e magari ci sarà anche qualcuno che domani, non vedendomi potrebbe anche dire, guarda quella che anche oggi non è venuta al lavoro, è sempre a casa malata, dopo una reperibilità, bella la vita così è? ed io che oramai nemmeno riesco più a recuperare la stanchezza che si accumula e che mi fa venir voglia di farmi venire un'altra fibrillazione atriale così mi defibrillano di nuovo ed alla fine forse qualcuno lo dirà che questo lavoro non lo posso più fare...
va be
oramai è l'una, torno in sala a sentirmi inutile, mentre i sommi chirurghi cercano da dove sanguina l'ennesimo paziente.

lunedì 18 febbraio 2008

dura la vita

rieccoci a parlare di noi. l'inverno stà volgendo lentamente alla fine, cominciano le prime giornate di caldo infingardo, quello che fa fiorire gli alberi per poi gelarli il giorno dopo. pioggia se nè vista poca in effetti negli ultimi tempi, ma è un po che di pioggia se ne vede poca quindi niente di nuovo.
fortunatamente questo inverno rispetto a quello scorso è stato freddo, non freddissimo ma abbastanza per farci sentire la differenza di stagione, un freddo che ci ha messo in una specie di stasi per prepararci all'estate e che ci ha fatto riposare, parlando del ciclo vitale.
eppure non sento ancora il fremito del cambiamento, quella sensazione di nuovo che si sente di solito con la primavera e che ci fa "fiorire" prima dell'estate.
verrà, si spera.
per quanto riguarda invece le cose più materiali che dire, i cambiamenti ci sono ma sono tutti volti solo al risparmio visto il periodo sempre più nero che si prospetta alle nostre finanze e che non ci offre altri appigli oltre a quello di mutare i nostri usi abituali per migrare in siti più economici.
e così, via al contratto con fastweb, onestamente senza macchia, ma estremamente caro e benvenuto infostrada, che per il momento non è che abbia brillato come servizio ma che dovrebbe costarci la metà.
via le spese di tutti i giorni dal super sotto casa e spedizioni per spese mensili da Ingrande o altro megamercato all'ingrosso ed al dettaglio, per risparmiare anche sul chilo di pasta.
ho cominciato anche a cercare se ci sono gruppi di spesa vicino a casa per unirmi a loro e spendere un poco meno su frutta e verdura.
la carne, poca e sotto casa dal macellaio del mercato che fa le offerte e di quelle ci si nutre.
vestiti... si va avanti con quello che si ha per un altro anno e poi vedremo.
è veramente triste vedere come il panorama economico sia sempre più buio e desolato, obbligandoci a lavorare per sopravvivere, non per vivere.
una volta il mio stipendio era uno stipendio da benestante, persino i due soldi che prende maurizio sarebbero stati considerati un buono stipendio una volta, quando c'era la lira.
poi è tutto cambiato, tutto ha cominciato a costare troppo di più e nulla è cambiato invece nelle nostre tasche tanto che oramai abbiamo un potere d'acquisto ridotto di più della metà e ci si chiede come andare avanti e quali saranno le possibilità future se continua così.
a volte ho veramente paura del futuro, sempre più pesante, sempre più complicato, sempre più difficile da affrontare.

venerdì 8 febbraio 2008

ritorno da mamma, ma solo per poco

ne è passato di tempo dall'ultima volta in cui mi sono connessa a questo diario personale, e per tanto mi sono detta che dovevo tornare, scrivere di nuovo, dire qualcosa di me.
ma non ne avevo voglia, come non ho voglia di vedere i miei forum, come non ho voglia di giocare ultimamente.
eppure si deve ricominciare da qualche parte, e questa vacanza da mia madre mi ha dato di nuovo la spinta per scrivere, o forse il bisogno di sfogarmi di nuovo.
e quindi eccomi di nuovo qui, in un momento di tranquillità, in cui mia madre è uscita ed io sono sola con i miei pensieri e con il mio diario.
un diario che ho tenuto segreto, perchè so che non capirebbe, non riuscirebbe a comprendere i miei lamenti, le mie recriminazioni, non più di come fa quando discutiamo su ogni cosa e per ogni cosa io sono quella che non capisce e che non vuole vedere.
si sentirebbe solo offesa, ferita, ed io non potrei sopportare altre recriminazioni da parte sua, altri rimbrotti o solo musi eterni, per questa figlia ingrata e senza capacità di riconoscenza per tutto quello che è stato fatto per lei.
è da quando sono piccola, ed in special modo ora, e da quando sono quassù che sento quanti sacrifici sono stati fatti per noi due quando eravamo piccole, quante cose sono state fatte soprattutto per me.
i regalo, i giochi, i sacrifici.
il buffo è che se gli domando ma io ve lo avevo chiesto quello o quell'altro? la risposta è invariabilmente, ma che tu non chiedevi niente.
ma allora perchè? perchè tutti quei sacrifici di cui ora devo pagare il prezzo della gratitudine per una eterna politica del rinfaccio?
uno dei punti saldi di questa storia è una bambola, Michela, la banbola che aveva il giradischi nella pancia, e che allora costava quasi come lo stipendio di mio padre.
per quella bambola si fecero in quattro, fecero sacrifici enormi, e me la comprarono. ed io come ringraziamento non solo non ci giocavo mai, ma la tenevo li, per terra, e quando smetteva di suonare ci passavo accanto e con il piede schiacciavo il suo pulsante per farla di nuovo suonare.
ma io quella bambola non l'ho mai chiesta, non ne avevo nemmeno idea fino a che non me la regalarono, ed in fondo quando l'ho avuto l'ha usata, magari come un giradischi invece che come una bambola, ma che ci devo fare? cosa volevano da me? avere solo le carte per ricattare la mia coscenza per tutta la vita? noi i sacrifici per te li abbiamo fatti, sia che tu li volessi o che non li volessi, quindi ora abbiampo il diritto di rinfacciarteli e di chiederti iun pagamento spirituale per tutta la tua vita.
senza contare che ero una distruggitrice, a cui le scarpe non duravano un anno, che distroggeva i calzoni sul sedere e sulle ginocchia, che non si faceva durare nulla, che i giochi li distruggeva.
ma se erano i miei giochi ed io ci giocavo, che male c'è se poi si rompevano? dovevo per forza essere una conservatrice ad oltranza come mia sorella che ancora oggi ha tutte le sue barbie messe nella loro casetta delle bambole?
sono bombardata giornamente da quresti discorsi, da quando sono qui, ed alla fine la mia capacità di resistere alla voglia di rispondrere si assottiglia e le discussioni aumentano di giorno in giorno.
credo che il massimo sia una settimana altrimenti posso esplodere.
fortuna che poi il posto è stupendo, il silenzio del lago è meraviglioso, la vista mozza il fiato, ed almeno in quello mi ritempro, ma anche se amo tantissimo mia madre, una settimana è veramente il massimo che posso concedere alla nostra convivenza, e sento che ora, che la settimana si stà esaurendo, io sono vicina al rosso.
ma domani si riparte, scendiamo a Grosseto e poi, domenica, me ne torno a casa mia, dalla mia famiglia, che è strana, e male assortita, ma è la mia famiglia, e non vedo l'ora di tornarci.

17 Novembre giornata internazionale del Gatto Nero