giovedì 24 novembre 2011

LA DIGNITA' DEI GRASSI

oggi si parla di cose molto personali, cose anche dolorose ma che fanno parte della mia vita da sempre.
parlo dei chili di troppo che mi porto addosso, quindi in definitiva si parla di grasso.

nel passato chi era grasso era ricco, quindi veniva rispettato, ma allora di grassi ce n'erano pochi perché la fame imperava e quindi era più facile essere magri, la dieta ti era imposta dalla scarsità.

oggi viviamo in una società che dell'abbondanza ha fatto una sua legge, tutti possono avere tutto, almeno qui da noi, ed il nostro cervello più antico, quella parte dietro, vicino al serpente, quella parte che per poter avere una fetta di cacciagione era pronta a morire o ad uccidere, vede in tutta questa abbondanza l'occasione per fare una scorta abbondante in vista del ritorno della povertà e della fame.

il fatto che poi la fame sia un concetto che ci sfugge oramai, al cervello mica importa, per lui è importante che noi si sia pieni di proteine, calorie e grassi per affrontare le situazioni difficili.

questo istinto è in tutti noi ed è il primo stimolo che porta il nostro corpo ad incamerare grandi quantità di cibo. poi entrano in gioco anche tante altre componenti psicologiche che non ho ne la capacità ne la cultura per esporvi nella sua complessità ma che unita allo stimolo animale porta alcuni di noi, e non pochi vi assicuro, ad assumere dimensioni sempre maggiori fino a diventare grassi, ed alla fine obesi.

siamo in molti, purtroppo, e questo in una società che invece sempre più spesso esalta la fisicità androgina e anoressica, con la ricerca del bello e del fisico scolpito a tutti i costi. questo porta tutti noi a sentirsi inadeguati ed a sentirsi come corpo estranei in qualunque situazione, come se attorno a noi fosse pericoloso o peggio, disgustoso, stare.

e se da noi emana questa sensazione di inadeguatezza, da parte degli altri, i magri, quelli che non sentono lo stimo al divorare, quelli che non sanno nemmeno cosa sia il desiderio sfrenato di cibo, di dolci o qualunque di questi stimoli incontrastabili, da parte di tutti loro c'è una sorta di rifiuto, di incomprensione, di ostracismo che rafforza la nostra incapacità di inserimento.questo perché il grasso è visto come il male, come una cosa da ignorare o condannare, senza pensare che sotto quel grasso si nasconde una persona, magari ricca, magari profonda, brillante, vivace, simpatica, intelligente.

il nodo di fondo è che tra magri e grassi non c'è possibilità di comprensione, per il semplice fatto che nessuno dei due ha esperienza delle difficoltà dell'altro. è come se si trattasse veramente di due lingue e due razze diverse.quante volte voi sovrappeso, avete sentito un magro, uno di quelli che non ha problemi a mantenere la linea perché gli basta nulla per perdere i chili che assume per sbaglio (si parla sempre di massimo un chiletto), dirvi" ma secondo me è una questione di volontà, se tu volessi veramente dimagrire lo potresti fare, è che in realtà tu non vuoi dimagrire davvero".

sono parole che ho sentito un centinaio di volte ed ogni volta mi sale la bile alla bocca, avrei voglia di scatenarmi in un massacro sanguinario e violento.

queste persone pensano davvero che noi non si faccia nulla per dimagrire, che in realtà siamo tutti persone senza midollo, che mangiano per il gusto di mangiare e vogliono il grasso che hanno addosso.

non sanno che una volta grassi dimagrire è difficilissimo, perché quello che hai addosso, da anni, per andarsene vuole la dinamite.

non sanno dei disagi psicologici, delle depressioni, delle crisi di panico, della sensazione di disagio che richiede il cipo, perchè il cibo viene visto come rifugio, come mezzo consolatorio, come strumento per riempire l'immenso vuoto che sentiamo dentro, o come fodera per proteggerci dal mondo fuori.

non sanno che le diete, innumerevoli, fatte e rifatte non hanno spesso e volentieri avuto risultati di qualche valore, e che il continuo entrare ed uscire da queste diete spesso ci ha sballato il livello glicemico, i livelli insulinici, le capacità assimilatorie.

spesso le diete sono peggio del nulla perché se non fatte bene creano problemi di salute e fisici.

non sanno dei periodi in cui non mangiamo perché disgustati di noi stessi o di quelli in cui ci abbuffiamo perché disgustati da noi stessi.

non sanno degli anni di odio puro verso noi stessi che ci porta a mortificarci, a nasconderci, a sottovalutarci ed a accettare qualsiasi tipo di sopruso perché pensiamo di meritarlo.


io ho 46 anni e peso 112 chili.

ora come ora non me ne vergogno più. mi accetto come sono, mi piaccio anche a volte, e se sto cercando di dimagrire, come sto cercando di fare, non è perché non mi piaccia ma perché voglio stare meglio con i problemi che ho.

per poterlo fare ho già subito tre ricoveri e potrei dover essere "internata" in un centro di cura per un mese circa.

io ho superato oramai tutti i disagi immensi che provavo una volta, anche grazia ad un compagno, che a parte il fatto di essere anche lui sovrappeso,mi adora per come sono, mi ama e mi trova bella come sono. ed anche grazie ad una cerchia di amici, che sono composti sia di persone sovrappeso che di persone magre, che mi apprezza ed ama per quello che sono, e spesso mi trova anche bella, perché accettandomi per come sono mi so anche valorizzare e lo faccio volentieri, cosa che prima non potevo e non volevo fare.

questo non toglie che ci siano persone che per strada, al lavoro, in altre situazioni, si sentano autorizzate a deridermi, o guardarmi con compianto per la mia stazza, a consigliarmi questo o quel rimedio miracoloso, convinte che il rifiuto che sentono debba essere uguale a quello che devo sentire io.

come possono? come osano? guardo con disprezzo i loro nasi lunghi, i loro occhi storti, le loro chieriche in testa, la loro incapacità di vestire in maniera decente, il fatto che abbiano una igiene al quanto precaria o qualunque sia la loro problematica?

loro sono quelli che sono, io sono quella che sono.

se potrò cambiare cambierò, ma anche se potessi dimagrire io non voglio diventare magra.

non mi piacciono i magri. non lo faccio pesare certo loro ma penso che abbiano troppe ossa, troppa poca sostanza da poter afferrare, troppa tristezza nel loro sguardo a volte.

sono stata magra, per un brevissimo periodo. lo sono stata per un periodo brutto della mia vita, anche se io me lo ricordo come bello. lo sono stata perché per un anno sono stata bulimica, ed a forza di vomitare anche i liquidi ero diventata magra. ma chi mi stava vicino pensava fossi diventata schizzofrenica, pensava avessi perso il mio spirito la mia verve e fossi diventata triste.

io sono solare, sono sorridente, amo la vita, e questo sembrava spento nella Kikka magra.




in fondo non vogliamo altro che vivere la nostra vita con la dignità delle altre persone, senza dover rischiare di perdere noi stessi perché gli altri ci convincono della nostra adeguatezza.


mercoledì 23 novembre 2011

Un'altro sogno che finisce: se n'è andata Anne McCafrey

Oggi per me è un giorno tristissimo. è morta una scrittrice che amavo e che dopo aver conosciuto di persona ero giunta ad adorare.

Anne McCaffrey era nata il primo di Aprile del 1926, un giorno dopo di me, e forse anche se tanti anni ci dividevano era per questo che la sentivo tanto vicina.

Ieri si è spenta per un infarto a 85 anni.

era stata una delle grandi protagoniste della fantascienza del ventesimo secolo con oltre cento libri pubblicati, una trentina in condivisione con altre scrittrici, e creando una serie di cicli amatissimi dal pubblico, il maggiore dei quali è quello dei Cavalieri di Draghi di Pern.

era riuscita a diventare scrittrice di fantascienza a tempo pieno solo nel Sessanta, anche se prima aveva prodotto una gran quantità di altro materiale spaziando in quasi tutti gli stili. Fu il momento in cui affinando lo stile diede alle stampe il primo di una serie di libri affascinanti, "La cerca di Weyr", un libro che intanto le valse il premio Hugo, assegnato per la prima volta ad una donna, ma soprattutto aprendo così la porta a quel grande ciclo di romanzi e racconti dei "Dragonieri di Pern" che concorrerà per fama e fortuna con il ciclo di Darkover di Marion Zimmer Bradley. venne anche in questo caso creata una splendida commistione tra fantascienza e Fantasy. è il suo ciclo principale, a cui se ne affiancarono altri, ma che per primo la portò alla ribalta ed all'amore di molti dei suoi Fan.

Nel 2002 venne come ospite dell'Italcon/Deepcon a Fiuggi e li ebbi il grandissimo onore di conoscerla. per me fu una esperienza quasi mistica, conoscere una donna che stimavo e seguivo fin da bambina e che alla fine si rivelò una persona adorabile, malata già allora, ma gentile e disponibile con i suoi fan che la subbissarono di domande e complimenti. fu una di quelle esperienze che ti riempiono di una gioia immensa perchè consolidano un sogno che avevo da sempre.
le donai in quell'occasione un piccolo drago di peluche che voleva significare il mio amore per le sue opere e ne fu molto felice.

da allora ho sempre sperato che uscissero nuovi libri tradotti in italiano ma nulla giunge nelle nostre librerie da molto ed io mi limitavo a seguirne il sito.
Nel 2005 è stata nominata Grand Master dalla SFWA, un grandissimo onore per una scrittrice donna in un ambiente che anche ora ha una predominanza maschile schiacciante.


ed ora ci ha lasciato anche lei, ed a me rimane il dolcissimo ricordo del bacio che le diedi per salutarla quando partì, accompagnata da sua figlia.
una debole e fragile vecchietta che era stata una donna piena di forza ed energia, pronta a combattere per quello in cui credeva, e che ancora nascondeva una mente ricchissima e grande e che mi ha donato tantissimo.

Mi mancherai tantissimo Anne, avrei tanto voluto re incontrarti, parlare ancora con te, sapere come stava il mio draghetto e se ti aveva qualche volta ricordato quella donna che sfilò per la deepcon con il vestito da dama di Pern in tuo onore.
Buon viaggio a cavallo di uno dei tuoi draghi, spero che tu sia riuscita ad andare li, a Pern, se esiste un aldilà.




Anne MaCaffrey (1926/2011)










martedì 22 novembre 2011

prostituzione, oggi mi metto nei guai.

oggi sul giornale c'è un articolo, che parla di giovani ed avvenenti squillo di lusso che si prostituivano a Torre del Greco, in negozi di parrucchiere e di estetistica. erano tutte molto belle, maggiorenni e curatissime.
qualche giorno fa era uscito un'altro articolo su una serie di casalinghe scontente che arrotondavano lo stipendio del marito con appuntamenti molto privati che gli permettevano la pelliccia ed il lifting nuovo. tutte volontarie e consenzienti.
quasi ogni mese esce un nuovo articolo in cui si scopre che la prostituzione non è solo quella bestia malvagia che prende giovani e imberbi ragazze dell'est Europa, dell'Africa, dell'Asia, le droga, le sevizia e le butta sulla strada dove devono vendere il proprio corpo per due soldi e poi le lascia nella fame e nel freddo.
esiste anche una faccia molto più truccata e suadente, che viene liberamente scelta dalle donne come mezzo di guadagno facile e di semplice impiego.
quello che ho sempre pensato, e che spesso e volentieri è stato considerato un insulto da parte di molte donne, è che la prostituzione in fondo è insita nella società e non solo civile. sempre nel tempo ci sono state donne che hanno pensato di sfruttare un bene donato loro dalla natura per migliorare la loro situazione sociale, monetaria, civile.
ci sono sempre state le prostitute di strada che per due soldi vendevano il loro corpo, ma c'erano anche le favorite, che per il loro corpo ricevevano gioielli ed a volte il potere di gestire uno stato.
se tutto questo esiste, è sempre esistito, e sempre esisterà perché non renderlo ordinato e seguito? la legge Merlin secondo me ha fatto molto peggio che meglio per tutte quelle donne che vivono di prostituzione, perché se prima questo mercificio di corpi era gestito da pochi che però si occupavano della salute e della protezione di quelle donne, dopo la legge Merlin le stesse donne non hanno smesso i loro commerci, si sono semplicemente spostate per strada, esponendosi al pericolo sia di natura sanitaria, visto che di controllo non ce n'era più, che di natura fisica visto che a quel punto la violenza dei clienti non aveva più nessun freno.



spesso mi sono scontrata con i ben pensanti, e soprattutto le benpensanti femministe che dicono che la prostituzione è una aberrazione che dovrebbe scomparire dalla faccia della terra. la prostituzione è insita nel rapporto uomo donna. nel momento in cui io cedo il mio corpo per una fetta più grande di coscia di dinosauro comincio a mettere in piedi un commercio di me stessa che mi porterà a vendere me stessa al miglior cacciatore, ogni volta che potrà darmi della carne da mangiare, e se sono bella otterrò i favori del cacciatore più bravo che mi fornirà costantemente di carne in cambio del mio corpo in esclusiva.



da allora il tipo di rapporto non è cambiato, solo il tipo di pagamento e di interesse ha subito una modificazione.



oggi se possiamo, vendiamo noi stesse per una cena fuori con l'accompagnatore di turno, per una posizione migliore quando il tipo che frequentiamo è facoltoso ed importante, per una parte al cinema, in televisione, in un reality qualsiasi. anche quella è prostituzione, magari senza passaggio di denaro, ma con il passaggio di altri interessi.



ed allora perché non renderla di nuovo legale, questa benedetta prostituzione? che tutte coloro che desiderano vendere il proprio corpo per denaro si iscrivano ad un albo, che vengano registrate, gli sia assegnata una partita IVA, che paghino le tasse in funzione del loro livello di produzione, che siano costrette per legge a mostrare un certificato aggiornato che mostri il loro stato di salute, che gli venga assegnato un luogo di lavoro consono allo svolgimento di un tipo di occupazione sana e curata, quindi non in mezzo al fango o per strada, non in ambienti fatiscenti o insalubri. che abbiano agevolazioni per quanto riguarda la fornitura di cure mediche, che siano assicurate e tutelate, che abbiano una protezione costante da parte delle forze dell'ordine che impediscano la violenza nel loro svolgimento del servizio, che abbiano una pensione maturata dopo un tot di anni di lavoro, calcolato secondo me come lavoro usurante, e che gli venga riconosciuta la dignità di libere professioniste.



che ci siano dei controlli sulla sistemazione, che i prezzi siano calmierati a seconda delle prestazioni, e delle possibilità offerte dalle lavoratrici, o dei lavoratori se è per questo.



se si tratta di semplici prostitute che possono offrire il proprio corpo e poco più, il trattamento sarà diverso rispetto alle prostitute di alto bordo che possono offrire luoghi di piacere ricercati e raffinati, massaggi e musiche rilassanti, o rispetto alle professioniste che magari soddisfano tipi di appetiti diversi da quelli soliti, o da gigolò che forniscono un servizio completo di di compagnia per la serata, o alle escort che devono essere anche culturalmente preparate per essere pronte ad un diverso servizio anche di accompagnamento.



insomma visto che queste donne esistono, e non tutte lo fanno perché obbligate, allora diamogli una dignità, un riconoscimento, una tutela, legale e sanitaria, impediamo che siano costrette a vivere per strada al freddo ed all'umido, esposte alla violenza di chiunque, obbligate a subire il sopruso di un padrone che le protegga più o meno, e che gli rubi il guadagno sudato.



se ci fosse un inquadramento, un riconoscimento, si potrebbe allora perseguire con più violenza coloro che obbligano ad un tipo di prostituzione che è violenza sessuale e non libera scelta di vendere se stesse, quegli uomini che trattano quelle giovani come merce della peggior specie da violare e sporcare, senza che sia una loro scelta quella di vendere il proprio corpo.



si potrebbe riconoscere coloro che mortificano le giovani obbligandole a quella vita e distinguerle da coloro che invece in quella strada vedono un modo di guadagnare diverso dal solito.



ed alla fine smettiamo di demonizzarle. sono persone spesso gentili, di cuore, che svolgono un compito che secondo me è socialmente indispensabile. è facile dire che la prostituzione è infamante, ma quante di quelle ben pensanti e pudiche femministe che lo condannano sarebbero disposte a soddisfare i normali bisogni di un povero vecchio che non ha una compagna ma ha ancora dei normali desideri? o di un giovane andicappato che desidera una vita sessuale come tutti gli altri ma che non ha le stesse possibilità? o di quelle persone che per loro natura non vengono apprezzate da molte donne e si trovano a doversi rivolgere alle professioniste per poter avere un normale e fisiologico sfogo?



facile dire che andare a puttane è riprovevole: che devono fare queste persone, smettere di desiderare, di sentirsi uomini?



io stessa conosco persone che scansate dalle donne normali, e sul normale avrei molto da dire, perché grassi, perché brutti, si sono dovuti rivolgere alle donne di strada per poter soddisfare i loro bisogni. e in questo non ci vedo nulla di male, perché sono uomini e prima o poi devono poter dare sfogo alla loro natura, è naturale.



penso che questa ipocrita politica che spinge a ignorare o demonizzare il problema, sia solo un peggiorare una situazione che potrebbe invece essere resa più sicura e regolamentata.

giovedì 17 novembre 2011

17 Novembre





oggi dimenticavo una cosa importantissima!
E' la festa dei gatti neri oggi!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!






Auguri a Merlino, Morgana, Sardil, i mie bellissimi e dolcissimi micioni, ed a tutti i bellissimi, dolcissimi e amorevoli gatti neri che vivono in casa vostra, nei vostri giardini, nei prati ed in qualunque parte del mondo.







auguri e tanto amore, per quegli animali il cui unico errore è quello nella mente dell'uomo che ha attribuito alla splendida scura pelliccia qualità di ogni genere, dalla sfortuna all'essenza demoniaca.

auguri di un futuro più accettabile senza rischi di incontrare il deficiente di turno che rischia di ammazzarli per non fargli attraversare la strada, che li picchia e sevizia solo perché hanno il mantello scuro, che li cerca per sacrificarli ad un non ben identificato spirito demoniaco o per altri mille differenti motivi.







auguri di un mondo più gentile e comprensivo nel futuro, e di tante pappe, un bel lettino caldo e tante coccole a voi splendidi gatti neri ed ai vostri amici di mille altre sfumature di colore.




auguri di trovare tanto amore e compagnia, tanti padroni affettuosi pronti ad offrirvi una casa anche se la vostra pelliccia è di uno splendido nero profondo, perché proprio questo vi rende bellissimi e magici ai miei occhi.

auguri di riuscire un giorno a vedere un mondo in cui la superstizione sia un ricordo passato che vi permetta di vivere una vita intensa e sicura.


oggi una bella torta di pappe per voi, e doppia razione di biscottini!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Marte e Venere non comunicano

spesso espongo idee che so essere solo mie, ma oggi forse dirò qualcosa che mi attirerà una serie di antipatie insuperabili. vedremo.



oggi voglio parlare delle differenze tra uomo e donna, anzi per essere precisi della differenza di linguaggio tra uomo e donna.



spesso e volentieri ho sentito amiche, compagne di scuola e di lavoro, madri di amiche, nonne e zie di altre, che si lamentavano di come il loro compagno non riuscisse a capirle, stupite della fondamentale impermeabilità della psiche maschile ai loro segnali, per loro anche troppo chiari. su questa incomunicabilità si sono scritti fior fior di libri, si fanno da secoli scenette comiche e tragedie.



io stessa ne sono stata una incolpevole vittima, all'inizio della mia carriera sentimentale.



ho avuto un compagno accanto che era, per il resto, il massimo che si potrebbe cercare, disponibile, gentile, comprensivo, generoso, amorevole con i miei genitori e verso il proprio padre, innamorato, almeno per i primi sette otto anni, poi comunque fortemente affezionato.



insomma il massimo, tranne che quando cercavo di comunicargli il mio disagio, lui proprio non comprendeva era come se il messaggio che cercavo di inviargli fosse in una lingua sconosciuta che lui cercava anche di capire ma il risultato era ben distante da quello che io intendevo.



ci sono voluti undici anni di studi, dolori, incomprensioni e dispiaceri, un altro anno di prove ed errori, per giungere alla fine ad una mia filosofia che, devo dire, metto in pratica oramai da buoni quindici anni e che mi ha dato moltissime soddisfazioni.



la mia spiegazione della situazione è estremamente semplice: gli uomini sono slineari.



non perchè non capiscono le complessità, loro stessi ne hanno di profondissime ma nella comunicazione con le donne sono estremamente lineari, quasi ignoranti, non nel senso che sono stupidi ma nel senso che ignorano, ed ignorano per la precisione il linguaggio delle donne, quello fatto di stimoli, di suggerimenti, di ammiccamenti e mezze parole.



in realtà tra noi donne a volte basta un ammiccamento per capirci ma poi ci scontriamo con lo sguardo ottuso di un uomo e pensiamo che siano stupidi o indifferenti. in realtà tra di loro si capiscono con un battito di occhi ma se provano a farlo con noi anche noi ci riveliamo bovine nella nostra sordità.



semplicemente i nostri corpi, i nostri segnali sono in due lingue differenti, che non possono essere capite senza una chiara spiegazione.



da quando ho capito questa verità fondamentale ho adottato una semplicissima regola nella mia vita che mi ha permesso di avere una felice vita di coppia ed una fedele amicizia da parte di molti amici maschi che mi riconoscono lo sforzo nei loro confronti.



mi limito a parlare chiaro.



se voglio qualcosa, se desidero che qualcuno faccia qualcosa per me, se richiedo attenzioni e coccole, le chiedo, chiaramente e senza tanti giri di parole. e di solito le ottengo. perché gli uomini spesso e volentieri sono disponibilissimi nei nostri confronti, ma altrettanto spesso e volentieri non colgono le nostre oscure richieste e ci lasciano insoddisfatte e arrabbiate.



adotto quewsta politica specialmente con LUI, una persona a cui tengo moltissimo e che voglio che sia sempre al mio fianco, e proprio perché non voglio perderlo voglio essere sicura di non essere io la prima ad allontanarlo da me.



per questo con lui ho sempre cercato di essere il più diretta, il più chiara ed onesta possibile, e lui mi ha sempre ringraziato facendo esattamente lo stesso con me, in maniera che non ci sia il problema contrario, rischiando magari di essere io quella che non capisce i suoi segnali.



la chiarezza, la semplicità e l'essere diretta mi ha aiutato anche ad essere accettata da tutti i miei amici maschi che in me non hanno mai rischiato di trovare il solito muro di incomprensione tra generi, quella specie di puzza sotto il naso che gli uomini ci attribuiscono confusi dai nostri modi intraducibili a volte per loro, e ne sono sempre stata molto contenta.



ora mi rendo conto che magari si deve essere già predisposte a questa specie di disponibilità verso un mondo diverso da quello femminile, ed in effetti io fin da bambina ho avuto questa predisposizione, ma penso che con un po di sforzo si possa arrivare ad essere più aperti ad una lingua diversa come quella che parlano gli uomini, e da parte loro ci vuole la stessa disponibilità. alla fine ci più essere una buona comprensione a mezza strada, almeno per me ha funzionato benissimo.

martedì 15 novembre 2011

o quello che dico io o la fame.

mi sono veramente stufata, di sentire continuamente sbandierato ai quattro venti che i giovani non trovano lavoro.

i giovani non trovano "IL" lavoro che vogliono loro, proprio quello, quello per cui hanno magari studiato e preso il famoso pezzo di carta. cerchiamo allora di essere precisi, per favore.

perché in Italia, ci sono lavori artigianali che vanno scomparendo, aziende e fabbriche che vedono i loro annunci di ricerca personale andare inascoltati o che assumono extra comunitari perché gente italiana a fare quei lavori non ci va.

se veramente i giovani cercassero lavoro lo troverebbero.

vedete, chi vi parla ha un bel lavoro comodo in un ufficio, e prima di questo aveva un altrettanto comodo lavoro in sala operatoria, con stipendio fisso, contratto indeterminato, ferie e malattie pagate.

ma prima di tutto questo ho fatto praticamente qualunque cosa mi sia passata sottomano: ho fatto la lavapiatti, ho piegato lenzuola bagnate in una lavanderia industriale, ho caricato lavatrici in una lavanderia stireria, ho fatto pizze in una pizzeria infima di Roma, ho venduto gioielleria porta a porta, ho lavorato al mercato in vari posti, ho addirittura costruito gli stand alla fiera di Roma io e 500 operai maschi.

ha anche fatto la badante, punture a domicilia, e qualunque cosa mi sia stata offerta.

non mi sono mai tirata indietro di fronte a nessuna fatica, non mi nascondevo dietro al mio pezzo di carta che mi avrebbe dovuto assicurare il posto fisso, nemmeno quando mi sono quasi spezzata un ginocchio facendo la bagnina in una delle estati più brutte e tempestose della mia vita.

dite che quello era un'altro periodo? ma conosco anche oggi gente che fa lo stesso, che si accontenta di qualunque lavoro gli venga offerto nell'attesa che il posto per cui ha studiato tanto si presenti.

certo, se aspetti che la pappa ti venga servita pronta, calda e magari anche imboccata, la vita è veramente troppo facile.

sono d'accordo che l'aver studiato tanto possa far sperare di ottenere qualcosa di più dalla vita ma poi non ci si va a lamentare in piazza perché sono anni che non si lavora, perché se si vuole si lavora, magari solo per sopravvivere, magari un lavoro che fa anche schifo, ma si trova.

mi fanno anche più arrabbiare quelli che vanno a protestare perché è una vita che non lavorano, e poi hanno il cellulare nuovo, la macchina e mangiano tutti i giorni. chi paga? mamma e papà? allora dovrebbero essere loro che vanno in piazza e protestare perché il figlio non si è ancora trovato un lavoro per dargli una mano in casa. se invece il lavoro ce l'hai, e magari prendi lo stipendio a nero e protesti anche dovresti stare zitto, perché oltre che falso sei anche evasore fiscale.

ci sono un sacco di lavori umili, ma che ti danno uno stipendio, e che oggi come oggi vengono ricoperti più che altro da quei giovani che poi vengono accusati di rubare il lavoro agli italiani: senegalesi, arabi, est europei.

lo vedo ogni giorno guardandomi attorno, nei reparti, dove il portantino, l'OTA, cioè quelli che puliscono per terra, si occupano dell'approvvigionamento del reparto, fanno la parte meramente di pulizia dell'ospedale, parlano sempre più spesso un italiano stentato. però lavorano, in maniera decente e rispettabile, lavorano e sono integrati, mentre i nostri giovani vanno in piazza a sventolare i loro diplomi, le loro lauree aspettando che il lavoro gli piova dal cielo.

tra di loro conosco almeno un dottore, ed una professoressa di lettere del loro paese che si è tranquillamente piegata a fare un umile lavoro per poter portare a casa ogni mese uno stipendio. non è ne un vergogna ne un peccato, è una bella cosa che ci sia ancora chi si rende conto che il lavoro non è un diritto di tutti, nel senso che te lo devono dare per forza proprio come lo vuoi tu, è un diritto per tutti perché tutti hanno diritto di lavorare, di qualsiasi lavoro si tratti.

mercoledì 9 novembre 2011

una aliena in ufficio

ci sono dei giorni in cui mi sento più aliena che in altri. giorni in cui mi guardo attorno, guardo le persone che mi circondano, quelle con cui lavoro regolarmente tutti ii giorni e che mi domando, ma cosa ho in comune con loro io? come ho fatto a finire in mezzo a loro? una cosa sopra le altre mi stranisce da matti.

quante volte parlando tra di loro li ho sentiti dire cose come, "guarda io a casa non ci resisto più di due giorni, poi divento matta/o. meglio venire al lavoro." " vuoi dire che deve rimanere a casa una settimana? poverino. non so come faccia, io a casa impazzirei" o altre frasi del genere.

ed allora mi sorge spontanea la domanda, mentre mi allontano silenziosa da quei conciliaboli, dove dire la mia sconvolgerebbe i loro equilibri.

la domanda è: ma non hanno una vita al di fuori del lavoro?

ho colleghi che stanno in ufficio fino alle otto di sera, altri che si scannano per poter fare rientri e straordinari, gente benestante, che non ha bisogno di quegli spiccioli che l'azienda ci allunga per gli straordinari, che tra l'altro vorrebbe smettere di pagare.

gente che non fa un giorno di malattia, non perché non si senta male, ma che lo fa perché (parole loro) "a casa starei peggio, io in casa divento idrofobo/a."

e non capisco.

a parte il pensare alla casa stessa, che già di per sé mi toglie energie e tempo, ma che va fatto e quando posso stare a casa è il pensiero primario.

dicevo.

a parte quindi il pensare alla casa stessa, io a casa ho cosi tante cose da fare che non mi basta il tempo per fare tutto.

ho così tanti interessi che quando mi capita di stare a casa in malattia o in ferie, sono impegnata dalla sera alla mattina, e spesso non trovo il tempo per mettere il naso fuori; e questo solo per rimettermi in pari.

quando sono a casa sono così felice e piena di cose da fare, che il mondo al di fuori delle quattro mura del mio nido smette di esistere e mi ritrovo a sera che non mi sono nemmeno accorta del tempo che passava.

per me è il lavoro il tempo che perdo rispetto a quello che vorrei fare, un obbligo necessario per mantenermi e continuare a poter vivere tutto il mio mondo al di fuori del lavoro.

è per questo che quando mi dicono che non riescono a stare a casa perché si annoiano e non sanno cosa fare, io non posso fare altro che sorridere; come potrebbero capire che io pagherei per poter rimanere a casa, che io se potessi essere una casalinga mantenuta dal marito sarei la donna più felice del mondo perché potrei dedicarmi alla cucina, al cucito, alle mie varie collezioni, alla gioielleria, alla maglia, al fai da te di falegnameria, al ricamo, e queste sono solo quelle cose che ancora riesco a fare per i limiti che il mio fisico mi impone, perché quando ci vedevo bene c'era anche la pittura di miniature, quando avevo la possibilità di spostare grossi carichi c'era anche la scultura, e via di questo passo.

come posso annoiarmi io quando ci sono mille cose che ho lasciato in sospeso e che aspettano di essere concluse, specie ora che devo riposare le mani ogni tanto quando lavoro perché mi dolgono? vorrei avere 24 ore oltre a quelle di riposo e di lavoro da dedicare solo alla mia vita, vorrei stare a casa io al posto loro, vorrei poter fare il mio lavoro da casa così eviterei il viaggo che porta via più di un'ora alla mia vita e fare le mei ore da casa per poter poi essere già li a dedicarmi alla mia vita ed alla mia famiglia.

ed allora sorrido silenziosa, mi allontano lentamente e mi sento sempre più sola, in mezzo a gente che ha tanto di differente da me.

io però ne sono felice.

giovedì 3 novembre 2011

la fine di un amore

non è più la stessa cosa.


sento che qualcosa è cambiato, qualcosa si sta deteriorando, e non so se sarà possibile rimediare a questa rottura.


sto parlando del mio amore per la guida.

sono una patentata tarda, solo verso i ventuno anni ho preso quella foglio rosa pieno di bolli, e ricordo la trepidazione, lo spavento ma anche l'eccitazione di quelle prime volte al volante, una sensazione che mi chiamava a se e che mi spinse in quei primi anni a guidare per tutta Italia anche se ero nuova a quella esperienza.

ricordo che i viaggi lunghi avevano tutto il fascino della fuga, specie di notte, quando eri tu, il volante e la radio, e nessun altro magari, la musica che accompagna i chilometri che scorrono, i fanali che sciabolano nel buio segnalando la presenza di altri esseri umani nel buio della notte.

da allora ho sempre amato la guida, il piacere di mettersi dietro al volante ed affrontare ogni strada come una sfida, anche quelle cittadine.

un percorso pieno di traffico si rivelava una sfida nello scegliere le traiettorie più convenienti, nello scattare per primi al semaforo. ho sempre guidato in sicurezza comunque, rispettando gli stop, i semafori rossi, fermandomi alle strisce per far passare i pedoni, cercando di non superare la riga di mezzaria, convinta che se la strada è quella c'è un motivo e va rispettato.

però lo facevo con un sorriso sulle labbra, perché in fondo mi piaceva guidare e non mi vergogno a dire che dove potevo il piedino affondava sul pedale dell'accelleratore, ma sono un buon volante e non ho mai avuto incidenti.

ora non è più così.

più passa il tempo e più mi rendo conto che il mettermi alla guida mi causa irritazione, l'idea di affrontare una giornata in macchina per andare da una parte all'altra della città mi stressa, le macchine per la strada di fanno rabbia, sembra che tutti si coalizzino per farmi uscire dai gangheri.

non ho pazienza con nessuno, quelli che al semaforo si fermano in mezzo alla strada per poi non vedere il semaforo che cambia di colore, quelli che si mettono a fare i fatti propri al semaforo e per partire aspettano il giallo di nuovo, quelli che vanno nella corsia sbagliata solo per poi cercare di infilarsi in quella giusta di straforo più avanti, quelli che si mettono nella corsia di destra per poi girare improvvisamente a sinistra tagliando la strada a tutti senza troppi problemi.

i motorini poi mi irritano in maniera suprema, con la loro boria, pronti a infilarsi ovunque, a destra sinistra sui marciapiedi, tra una macchina e l'altra , brontolando anche se non gli lasci abbastanza spazio per infilarsi, pronti a viaggiare anche in mezzo alla corsia contraria, tanto paiono invulnerabili, almeno fino a che non si spalmano da qualche parte.

no, il mio rapporto con la guida è coambiato in maniera veramente pesante e non so se potrò mai tornare a sentire quel sottile piacere di una volta.

17 Novembre giornata internazionale del Gatto Nero