lunedì 31 marzo 2008

Buon compleanno


eccoci ad un nuovo 31 marzo che passa, tranquillo e solitario.
oggi è il giorno del mio compleanno, ma io ho cominciato a festeggiare oramai quattro giorni fa.
sono stata omaggiata, nella mia vita di una grossa fortuna, che in parte dovrebbe equilibrare le molte sfortune che ho avuto: quella di avere nella mia vita molti amici, anche carissimi.
questo però crea alcune piccole difficoltà: ho provato a fare una cosa escatologica, unendo i vari gruppi di amici e creando un unico insieme che festeggiasseunitamente il mio genetliaco, ma la cosa ha avuto risvolti al quanto poco piacevoli per alcuni, noiosi per altri.
il fatto è che ho almeno due gruppi diversi e distinti di amici, con alcuni piccoli satelliti composti da coppie che non entrano ne in uno ne nell'altro insieme, quindi la cosa mi costringe ad almeno due differenti grosse feste più alcune cene e almeno due diverse cene con le due diverse famiglie.
abbiamo avuto il primo festeggiamento con i miei amici definiti "i Triboli" che sono i miei amici di più vecchia data, ed a cui sono legata da affetto e da interessi vari e comuni.
loro sono persone a cui voglio bene come ad una famiglia alternativa, ed in alcuni casi, all'inizio della mia avventura romana, lo sono stati quasi veramente.
tra di loro c'è un ragazzo che mi ha accolto nella sua casa per giorni, varie volte, quando non avevo una casa in cui passare la notte, uno che mi ha prestato i soldi quando non ne avevo, solo perché potessi esserci durante una convention, perché gli faceva piacere avermi accanto, un ragazzo che mi è stato vicino come un fratello per degli anni quando siamo stati traditi negli affetti, da persone che credevamo amici, ed un'altro che ci è stato vicino in alcuni momenti particolarmente dolorosi della mia vita, e così via, gente a cui devo un affetto grande e profondo e con cui passare una serata non è mai abbastanza.
il giorno dopo è sempre così triste e malinconico che mi viene sempre da piangere.
ma questa volta la serata è invece passata con un'altro gruppo di amici, che identifico come "i Frabbotti".
ci conosciamo da meno tempo, ma anche con loro si è creato uno splendido feeling, tanto che mi sento in famiglia anche con loro, nonostante la innegabile freschezza del loro rapporto con me rispetto a quell'altro.
voglio bene a tutti loro, e ci sono delle sere che so di non poter passare bene se non ci si vede per una partitina o per una pizza assieme.
anche con loro la serata è stata divertente e piacevole, ed anche la fine di quella serata mi ha lasciato con una sorta di malinconia da perdita che mi intristisce sempre il giorno dopo.
domenica infine c'è stata la cena con la famiglia del mio piccolo halfling che mi ha festeggiato e rimpinzato come un tacchino al ringraziamento.
giornate faticose, impegnative e soprattuto piene di una strana forma di gioia triste in cui la felicità di essere acanto ai miei amici è sempre come offuscata dal sapere che poi se ne andranno, come se mi sentissi poi abbandonata o come se avessi paura di rimanere da sola una volta finita la giornata.
ma anche questa festa è finita, anche questo compleanno se ne sta andando con lo scorrere lento dei minuti che si lasciano dietro le ultime tracce dell'anno passato.
però devo dire che non mi dispiace troppo: non ho paura di invecchiare, non mi guardo allo specchio alla ricerca spasmodica di rughe o di pieghe, non mi sento l'età che ho anagraficamente, soprattutto di testa, quindi posso anche dirmi, con un sorriso sulle labbra: buon compleanno Cristina.

lunedì 24 marzo 2008

e un'altra pasqua che se ne va

anche questa Pasqua sta passando, come le altre che l'hanno preceduta, ma con molta aspettativa in più: a dire il vero non vedo l'ora che siano le sette di mattina di domani, visto che sono reperibile da ieri pomeriggio.
sono gli eventi a cui non ti puoi sottrarre se lavori in ospedale e se sei nell'impossibilità di vivere senza lavorare.
ma tant'è.
certo non avrei comunque potuto fare molto di più di quello che ho fatto oggi: colazione abbondante, anche troppo, pranzo abbondante, tutto made mia suocera, ed infine pisolotto pomeridiano, in attesa della serata pigramente alloggiata sul letto, con il mio portatile che d quando ha la chiave di rete posso portare ovunque e navigare anche dal bagno. volendo certo.
è domani che ci sarà la giornata veramente festaiola per me, andrò a Rignano Flaminio ( per chi non fosse di Roma si tratta di un paese nelle sue vicinanze) dove passerò la giornata ancora a rimpinzarmi ma questa volta invece con con la famiglia di Odo, saremo con gli amici Frabbotti che si cimenteranno anche in giochi gare e lazzi di vario tipo.
io porterò il mio ineguagliabile ed ineguagliato polpettone che sarà solo uno dei cibi della giornata e che spero venga accolto positivamente.

una pagina leggera e tranquilla ma che doveva venire una volta ogni tanto, senza parole di protesta o di dolore, senza pensieri profondi e senza autocritiche di sorta.
una giornata che è scorsa via come la pioggia sulle finestre, rapida e veloce, una giornata quasi pic indolor.
Odo è di la che legge lanterna verde sul nuovo PC ed io qui sul letto, sparapanzata, con la piccola accoccolata sul ginocchio, la vecchia sul fondo del letto e il ciccione sul muretto della finestra che dorme sulla pietra ollare, il televisore che borbotta in sottofondo e il PC sulle gambe.
una giornata tranquilla come dicevo, con solo due piccole ombre quando il mio cuore ha voluto di nuovo ribadire che non devo mai trascurare la stanchezza e lo stress che possono accumularsi, andandosene via per un paio di volte al galoppo,, ma un po di riposo sul letto ed eccomi di nuovo in piedi pronta per procedere di nuovo.
ora è tardi, è già la una quindi è già pasquetta, e tra poco, appena pubblicato questo post me ne andrò a letto, ma prima volevo augurare a tutti quelli che leggono queste pagine, che so non essere molti, sia che si trovino a passare per caso di qui, sia che siano vecchi afficionados, di passare domani una giornata che magari non sia stressante, stancante o divertente a tutti i costi, ma che sia gradevole, piacevolmente trascorsa, possibilmente con chi gli vuole bene o anche solo sia loro amico.
vu auguro di aver passato una pasqua migliore della mia, magari sciando, o nuotando in qualche posto di villeggiatura, sicuramente tranquilli e senza stress.
ci rivedremo al prossimo post.

giovedì 20 marzo 2008

un attimo da ricordare

il 20 marzo del 1916 ALbert Heinstein pubblicò la prima versione della sua teoria della Relativita.
il 20 marzo del 1969 Jon Lennon sposò Yoko Ono facendo, a detta dei fans il suo peggior errore.

oggi, 20 marzo piove, una pioggia sottile che appare e scompare ad intermittenza, cadendo da bianche nuvole che lasciano scoperti larghi tratti di cielo azzurro. ed io, nonostante la pioggia mi faccia tornare tutti i dolori che ieri, per un momento, avevo potuto mettere in secondo piano, mi sento quasi felice, in pace con me stessa.
ed ho un pensiero fisso , da ieri. perché ieri ho avuto una esperienza rarissima, preziosa oltre ogni cosa, una esperienza che ho provato ben poche volte nella mia vita: ieri per un attimo, sono astata assolutamente felice, di una felicità che ha rasentato la beatitudine.
quante volte nella vita si riesce a sperimentare quel quid particolare, quell'attimo intenso eppure labile che ti sfreccia nell'anima per scomparire subito lasciandoti un dolce sapore nella bocca e nel cuore? ebbene ieri ho potuto provarlo ed è stato bellissimo.
sono uscita di casa in un momento qualsiasi della mia vita, con la luce che mancava e che mi faceva essere abbastanza scocciata, pronta ad andare al lavoro in anticipo, tanto a casa non potevo fare nulla. invece fuori mi ha accolto un sole dolce e caldo, con una brezza leggera e frizzante. la musica nelle orecchie era bella e mi cullava in quella mattinata di sole: su due piedi ho deciso di comprarmi un pezzetto di pizza ed una coca cola, e di mettermi nel parco che si trova nel parcheggio di scambio di fronte a casa.
non è il massimo, completamente circondato di macchine ferme ed in movimento, con le panchine rotte, con lo sporco che impera, ma c'era l'erba di un verde fresco e brillante, e mi sono seduta sulla panchina, e la musica nelle orecchie mi isolava dal traffico, dalla gente che parlava, gridava, si affannava. stringendo gli occhi, nel sole che mi avvolgeva, riuscivo a vedere solo il verde di quell'erba primaverile, rigogliosa, ancora non tosata, che si piegava morbida al gentile passaggio del vento. e li, con il sapore dolce della coca cola che mi scendeva nella gola, con gli occhi socchiusi a guardare un poco l'erba un poco il sole, in quel cielo azzurro, con la musica che mi cullava, per qualche minuto, mi sono goduta una dolce gioia che mi ha invaso come una pioggia gentile e mi ha addolcito l'anima per tutta la giornata. è stato come un balsamo che mi si è sparso dentro e mi ha donato per pochissimi minuti una sensazione di beatitudine.
è stato bello, ed ho goduto di quella situazione in ogni attimo che è durata.

poi la bottiglia è finita, con la pizza, la borsa mi è scivolata dalle ginocchia e per riprenderla ho riaperto gli occhi permettendo al mondo di rientrare prepotentemente nella mia prospettiva, ma quella sensazione di aver ricevuto un dono è rimasta, e il dolce che forse non era solo della bevanda mi ha addolcito la bocca per tutto il giorno, e il sorriso non se n'è andato fino a sera, quando mi sono addormentata con ancora il pensiero di quell'attimo che ho incontrato, sulla mia strada, e che rimane in me come una piccola gemma da ricordare.

mercoledì 19 marzo 2008

quando le stelle tramontano

Ieri sera, sul tardi, diciamo anzi stamattina, in un ospedale dall'altra parte del mondo si è spenta la luce di una delle fiaccole più luminose della letteratura di fantascienza: sto parlando di Artur C. Clarke.
solo da poco, a dicembre, aveva compiuto 90 anni, e sono contenta che sia riuscito a raggiungere quella veneranda età. Ha potuto vivere una vita lunga e piena, ha potuto creare una miriade di grandi romanzi che ci hanno arricchito e divertito, e ci ha donato qualcosa per cui non potremo mai ringraziarlo abbastanza: sto parlando della rete globale di comunicazioni satellitari, di cui diede l'idea ma per cui non ebbe mai il dovuto riconoscimento economico.
Però è per il dono dei suoi tanti scritti che ci ricordiamo soprattutto di lui, ed in particolare per quella spettacolare opera che è "2001 odissea nello spazio" ed i suoi seguiti.
chi non ha sognato su quelle pagine, di poter avere un computer come Hall con tutti i suoi piccoli problemi caratteriali? e chi non ha sperato che esistesse veramente una intelligenza superiore che fosse li, a portata di mano, anche se restia a collaborare con noi, anche se non propriamente amichevole.
Anche lui sperava, anzi lui credeva che non fossimo soli, lui ha passato ogni giorno della sua vita nella speranza di quell'incontro.
io ho letto i suoi racconti all'inizio su Urania, la prima collana di romanzi di fantascienza che ho conosciuto, quella su cui ho imparato l'amore per la lettura ( perché lo si impara, e poi non lo si dimentica più) ma tanto, tanto tempo prima, ho conosciuto la sua grande opera magna al cinema, quando uscì la prima volta nel 1970, quando avevo cinque anni, dal buco della sala proiezioni del cinema dove mio padre lavorava come secondo lavoro. non ci capii molto allora, ma che immagini, che potenza scenica!!! allora non potevo cogliere la magia di quello che quelle immagini trasmettevano, ma crescendo e leggendo dopo anni riuscii a capire ed apprezzare quello che mi veniva detto in quelle immagini.
da allora ho continuato a leggere e sognare sugli scritti di Clarke e di chi come lui mi hanno donato lo spunto su cui la mia fantasia ha potuto volare e creare, qualcosa che mi ha salvato anche da me stessa in anni ormai lontani.
ed ora è morto, ma non posso dire che mi sento disperata. ha avuto tanto tempo a disposizione ed ha dato tanto ricevendo credo altrettanto da chi ha amato la sua opera e da chi lo ha amato.
vorrei tanto anche io giungere a quella età e potermi guardare indietro sapendo di aver dato tanto al mondo, di aver contribuito tanto al bene generale anche se solo con l'opera della mia mente.
forse almeno un poco di quello che faccio mi renderà un ricordo per qualcuno, ma la sua opera lo renderà un simbolo per sempre: anche lui, come me, era ateo, ma spero che il suo ricordo lo renda una parte della divinità che è in ognuno di noi, nel nostro animo, nel nostro inconscio collettivo.
e spero che le stelle continuino a brillare con la stessa luce sul suo ricordo.

giovedì 13 marzo 2008

Deep Space One


oggi vi voglio parlare di un qualcosa di speciale e di particolare.
anni fa, ero iscritta ad un club di fantascienza, lo STIC che sta per Star Trek Italian Club. si trattava di un insieme di perone accomunate da una passione, ma soprattutto desiderose di amicizia, condivisione e divertimento.
quegli anni furono estremamente particolari, anni in cui sentivo di appartenere ad una specie di casta, un gruppo ristretto di persone che avevano magari la fama di strani, ma che stavano bene assieme ed il cui solo scopo era di condividere la loro passione.
purtroppo negli anni questa situazione degenerò e per tutta una serie di problematiche che non vi sto ad elencare si ruppe quell'incanto che ci univa e io mi ritrovai orfana di quella sensazione di appartenenza che mi aveva tanto aiutato negli anni.
fu in quel periodo di rottura che si andò formando una nuova speranza: un club romano, di persone che nascevano dalla gemmazione dello STIC ma che avevano visioni più ampie e desideravano più cose rispetto alla sola condivisione di Star Trek.
prese quindi forma Deep Space 1, un gruppo alla cui nascita contribuii anche io, che ebbe le sue belle vicissitudini, che ha ancora problemi e di cui non sempre condivido la conduzione, in cui oramai sono solo una socia onoraria ma che ha ancora qualcosa di particolare e di importante: un senso di appartenenza, e di vicinanza, che ogni anno, se possibile, ci spinge ad abbandonare casa e famiglia, se non a portarcela dietro, a spendere soldi, per riunirci in un luogo, a Fiuggi dove si svolge la DEEPCON.
si tratta di quattro giorni di pura follia, di gioia come si può provare solo perdendo tutte le proprie inibizioni in un gruppo di scatenati che possono assolutamente capire quello che stai dicendo e provando.
quattro giorni di grandi pranzi e cene, di pochissimo sonno, di chiacchierate infinite sulle cose più assurde, di facce ed amici ritrovati, di amicizie riconsolidate di affetti rinfocolati, di gioco, di divertimenti,di travestimenti, di ritorno all'infanzia.
quattro giorni che riempiono il resto dell'anno con il loro ricordo e che perdere fa male come solo perdere una bella cosa può fare.
ci sono la radunate persone che posso chiamare amici nel più completo senso che si può dare al termine: amici che mi hanno accolta quando non avevo un posto dove dormire, che mi hanno dato il loro denaro quando ne ho avuto bisogno senza aspettarsi una subitanea restituzione, amici che mi sono stati accanto quando sono stata male e che mi sono stati accanto quando sono stata bene, amici che mi hanno fornito di una famiglia supplementare a cui appoggiarmi.
ed io quest'anno non ci sarò.
per questo spero che almeno un loro pensiero sia per me, mentre io penserò molto a loro e spero, ardentemente, di poterli rivedere, tutti, l'anno prossimo, con lo stesso spirito, con la stessa voglia di giocare che c'è in noi tutti.
vi voglio bene.

martedì 11 marzo 2008

quello che sono diventata.

oggi camminavo per venire al lavoro, pensavo a come mi sentivo, a come sentivo tutto di me in quel momento, di come non fossi esattamente al meglio, ed improvvisamente mi sono vista per come mi sentivo in quel momento.
mi sono vista come una donna piegata.
un tempo ero una guerriera, una combattente, che non si piegava di fronte a nulla e che non aveva paura di niente. affrontavo qualsiasi problema, qualsiasi intoppo con la forza del leone, ignorando gli impedimenti che la natura, il tempo, il fisico potevano pormi di fronte, andando avanti con la testa bassa, pronta ad affrontare i muri e ad abbatterli a testate, a costo di spaccarmi io la testa prima di abbattere il muro.
una vota mi opponevo ai limiti che il mio corpo mi imponeva, ignoravo le cose che mi frenavano, forzavo le mie barriere ed andavo avanti indomita e battagliera.
ed ora di quella combattente che cosa è rimasto? lo spirito, quello si ma prigioniero, chiuso in un corpo che sta piano piano rendendo la prigionia una lunga agonia di dolore e frustrazione.
il mio spirito ribolle all'interno di un corpo le cui giunture non rispondono più alle sollecitazione, le cui mani sono appena capaci di aprirsi una bottiglia d'acqua, i cui occhi stanno perdendo prematuramente la capacità visiva.
sono inchiodata dalla mia stessa incapacità, troppo debole oramai di ribellarmi a quegli impedimenti che si fanno sempre più doloroso e dove un tempo nonostante tutto andavo a correre magari poi facendomi gli impacchi freddi sulle ginocchia, ma contenta di aver scaricato quella voglia di muoversi, quella energia che avevo dentro, ora a fatica salgo la rampa della metro, attaccata al corrimano imprecando contro le fitte che dalle ginocchia si riverberano alle anche ed ai piedi. dove un tempo non mi sarei fermata di fronte alla stanchezza di una passeggiata ma avrei continuato, camminando fino a sera se serviva, felice di quel movimento, ora mi devo arrendere alla stanchezza che mi assale dopo due ore di passeggiata lenta tra le vetrine di una strada.
e mi manco.
mi manco così tanto da sentire l'angoscia della perdita.
e mi rendo conto che le avversità della vita, la stanchezza del vivere quotidiano, il tedio di un lavoro non amato, del combattere tutti i giorni con le difficoltà del vivere in una società che nulla concede a chi non si fa sotto, mi hanno piegato, inevitabilmente, anche la dove non volevo, anche la dove ho cercato di resistere allo stremo delle mie forze.
ed allora il venir meno del mio corpo non è che il sintomo finale del venir meno della mia forza interna, la lenta morte della guerriera che avevo dentro e che oramai ha le armi spuntate, e si trova travolta dal vivere.
e non basta il rifugio sicuro di una casa colma di amore, non basta l'ancora di cari amici attorno, non basta nulla per impedire alla corrente di strapparmi quelle ultime vestigia di forza che ancora mi rimangono: non cedo ma prima o poi le forze se ne andranno, ed io sarò lì, non solo piegata, ma spezzata in maniera inesorabile, vittima della mia stessa vita, succube del mio stesso corpo.

martedì 4 marzo 2008

Fa caldo.
un caldo ancora fuori stagione, per cui si dovrà attendere a breve la nuova ondata di freddo, ma in questi giorni fa caldo, e devo dire che un poco mi spiace.
mi piace dormire sotto il piumone, accoccolata sul mio cuscino flaffoso come fosse una bambola stretta a me, e la testa sull'altro cuscino, con Mau che spande calore come una stufa accesa e scalda lo spazio sotto le coperte come avessi la coperta termica.
mi piace sentire il fresco sul viso fuori dal letto e rintanarmi nel tepore del letto.
mi piace potermi mettere i vestiti pesanti, i maglioni grossi e caldi, i cappelli e le sciarpe.
ma anche questo inverno sta scivolando via lentamente senza aver portato il vero freddo, anche se finalmente questo inverno ha fatto un poco freddo.
ha deciso che farò un nuovo repulisti del mio armadio, eliminando la maggior parte delle cose che alla fine occupano spazio più nel mio armadio che nel mio cuore.una scelta difficile, ci sono cose che conservo gelosamente e speranzosamente da anni, dicendo tanto prima o poi mi rientreranno, tanto prima o poi dimagrisco no?
alla fine prendiamo coscienza dal nostro limite, io e la mia ciccia, accettiamo il destino che ci ha reso indivisibili ed andiamo avanti nella vita.
la cosa che un poco mi irrita sono le colleghe gentili e saccenti, che ti guardano dall'alto della loro bella insalata e ti dicono, dovresti mangiare frutta ed insalata anche tu se vuoi dimagrire, non quella roba che ti mangi, e tu li che le odi e ricordi due settimane fa, quando rompendo gli indugi e dicendo va be prima o poi passerà, ti sei mangiata la tua cofana piena di ricca, fragrante, verde insalata, con poco olio e aceto, sale pepe e null'altro, e ti ricordi ancora il delizioso sapore che aveva, come la sofferenza che ti ha causato e che ancora ti sta dando noia alla pancia, perché per te l'insalata sono dolori che si protraggono per settimane, prima di tornare alle tue patate lesse, alle zucchine ed alle carote, uniche possibili nella tua dieta povera di fibre.
che ne sanno loro della noia che si prova dopo mesi e mesi di solo questo, mentre lui si mangia quelle squisite foglie di lattuga, i bei pomodori rossi e saporiti, i ravanelli, i funghi freschi in insalata.ma eravamo partiti dal caldo.
vorrei potermi dedicare a qualche occupazione da fare all'aria aperta, avessi un terrazzo in cui farla, ora che i pomeriggi sono miti e solari, ma anche quello mi è impossibile. a questo proposito ho partecipato ad un sondaggio che chiedeva se era giusto costruire sottoterra per lasciare la terra libera di ricrearsi.
dopo aver vissuto oramai tre ani in quell'appartamento raso terra, dove non entra un raggio di sole nemmeno pagando posso affermare che no, non potrei mai vivere senza la luce nelle finestre. magari potrei lavorarci, tanto già ora sono chiusa in questo posto che di aria non ne può fare entrare quindi ... quando facevo la scuola le sale erano sotterranee e non ci pensi nemmeno quando sei al lavoro. ma a casa no: aprire le finestre, cambiare aria, sentire il venticello che passa in ogni angolo, mentre il sole scalda le mattonelle del pavimento. mi manca cosi tanto tutto questo che spero prima o poi di potermi trasferire in un ambiente più sano e solare.
bha, oggi o svagato continuamente, non riesco a fare un discorso unico, ho troppo la testa che va per cose sue. sarà il mal di testa che mi affligge da quattro giorno, con oggi, o cinque? non ricordo nemmeno più. questo mi rende al quanto incapace di concentrazione, mi fa sentire pesante e dolorante quindi la testa vaga.
eppure volevo dire che le notti diventa più difficile riposare, perché si suda, e ci si agita, e ci si da noia l'un con l'altro.
insomma in definitiva una cosa inutile vero? si mi rendo conto ora che potevo evitare di aprire un post sul caldo per dire che si dorme male.
Ma posso parlare del mio desiderio di comprarmi la wii, che mi diverte da matti, soprattutto in previsione dell'uscita sul mercato occidentale del nuovo pacchetto di intrattenimento chiamato wii fit in cui c'è una specie di piedistallo bilancia su cui tu sali per fare di tutto: boxe, sci acrobatico, yoga, ginnastica semplice, insomma una cosa che mi interesserebbe tantissimo, non fosse che il prezzo della wii non scende sotto i 249 euro mentre quelli del gioco sono previsti come 89, 99 euro e qui mi cade l'asino: quando mai ce lo potremo comprare? uffa.
va be per oggi o sproloquiato abbastanza, vi saluto e spero di tornare con qualcosa di più sensato da dire.

17 Novembre giornata internazionale del Gatto Nero