martedì 21 agosto 2007

arrivano le vacanze

eccoci, l'agosto finalmente volge al termine, e dico finalmente perché io un caldo del genere non lo avrei potuto sopportare un'altro mese, e si avvicinano i giorni di settembre e finalmente VACANZE!!!!!!.
si le agognate ferie, i desiderati giorni di indolenza e di pigrizia, le gite nei posti mai visti o nei soliti posti senza il problema che domani mi devo alzare presto che lavoro e stanotte sono reperibile (cosa del resto vera, come sempre uffa).
oramai i giorni sono pochi ed io li vedo passare, lenti e dolorosi, ma passano.
pochi soldi per lunghe vacanze in lidi lontani, quindi brevi vacanzine in lidi vicini, pace, tranquillità e tanta rilassatezza, niente ospedale, colleghi, storie varie, chiusi i cellulari di servizio, acceso solo quello della mamma e degli amici, solo sole aria fresca, se ci si riesce un poco di mare, e tante passeggiare, tanto sonno arretrato, tante coccole e risate.
ho amici che stanno godendo la loro giusta siesta in posti lontani ed esotici; un poco li invidio, ma anche io mi divertirò o morirò nel tentativo.
pregusto ogni ora e so già che purtroppo saranno rapide a scappare quanto sono lente quelle che sto vivendo ora, ma non importa.
voglio vedere posti che non ho mai visto, o portare mau a vedere posti che ho amato e che lui non ha mai visto. voglio mostrargli ad esempio San marino, con le sue stradine ombrose e i suoi negozi di armi esotiche, e li se vuole potrà estendere l'invito a tutto il gruppo, voglio andare a vedere le cascate della Marmolada nel parco, voglio visitare le sagre di paese che si celebrano a settembre.
voglio godere ogni singolo momento che avrò a disposizione, senza pensare al mio umore sempre ballerino di questi giorni, senza ascoltare i dolori delle mie mani e del mio ginocchio, senza occuparmi di nessun problema che non sia il pensare ai bambini per la pappa ogni due giorni, visto che non andiamo lontani. anzi, mi piacerebbe tanto poter portare anche loro ed avessi una macchina più grande, o un camper, lo farei anche.
insomma finalmente staccare, e guardare con distacco a quelle decisioni che in questi giorni sono sorte nel mio animo e vedere se sono giuste, fattibili, o solo fole immaginarie.
mettere in piedi la nostra vita estiva e vedere dove la trama mostra segni di logoramento per riparare subito possibili danni in modo da affrontare un sicuro inverno, è questo che si deve fare una volta all'anno almeno perché la tenda di una coppia sia eterna e quando farlo se non durante la rilassatezza delle ferie?
Si mi aspetto molto da questi quindici giorni, ma ci sto arrivando così stanca, così distrutta che è normale aspettarsi molto, e spero di riuscire ad avere anche solo la metà di quanto mi aspetto.

martedì 14 agosto 2007

oggi è una giornata no. una di quelle giornate il cui il caldo ti opprime alla gola, il cielo ti schiaccia le spalle, le voci sono suoni stridule nelle orecchie, giorni in cui una fame terribile ti divora ma tutto quello che mangi non ha il sapore che vorresti ed appare quasi insipida, in cui hai una sete da arsura ma tutta l'acqua di questo mondo sembra incapace di spegnerla. oggi le cose che guardo mi appaiono piatte e senza vita, i pensieri sono auto distruttivi e disperati, la voce è monocorde.
io mi sento vuota e spenta come una vecchia lampada e vado avanti solo per inerzia, senza spinta ne voglia.
capitano giornate no; a volte pi+ù spesso a volte meno spesso, e sono giornate che nascono e si formano dal primo aprirsi degli occhi, dai primi momenti della giornata, quando aprendo gli occhi ti accorgi di come tutto sia coperto di una strato di immobilità e di morte.
sono quelle giornate in cui è più facile fare cazzate che irritino gli altri, o spingere nel verso sbagliato una discussione, giornate in cui la gente si incazza con te e tu... in fondo ti senti divisa in due.
da una parte ti pare che neppure quello abbia valore, dall'altra un nuovo, acuto dolore ti fa capire che hai trovato un nuovo chiodo da piantare nella tua personale cassa delle colpe.
ed è vero: è indiscutibilmente vero che è colpa tua, perché è il tuo comportamento svogliato e senza impegno, le tue parole noiose e senza calore, il tuo sguardo spento e senza vita, che ha acceso negli altri, senza che nemmeno sappiano il perché, una rabbia sorda che si scaglia contro di te e ti risponde botta su botta al comportamento che hai tenuto.
nelle giornate no è come se volessi la rabbia e la cattiveria, per giustificare questo senso di colpevolezza e di sbaglio che mi sento dentro, una scusa per dare finalmente una ragione al mio piombo interiore, al buco nella mia anima che sembra aspirare tutto e tutti.
mi sento anche scontenta, perché io sono legata qui, al lavoro, mentre gli altri, in questi giorni di vacanza, se ne vanno tranquillamente al mare o se la godono senza pensieri, e senza complicazioni.
insomma è un giorno no, ed anche stare a descriverlo mi stanca, mi annoia, e mi pesa.

sabato 11 agosto 2007

malinconica lamentazione di un giorno come tanti

Oggi è sabato.
un sabato che avrei passato molto volentieri dormendo, carezzata dalla frescura appena riguadagnata da questa stagione riarsa, e che invece mi tocca passare al lavoro, con gli occhi gonfi del sonno che non hanno avuto, e la testa pesante delle cose che vorrei fare ma che alla fine non farò.

oggi mi sento malinconica mentre guardo dalla finestra ed ascolto il vociare delle infermiere fuori dalla mia stanza, occupate nel rifornimento, svogliate dalla mattina, garrule come giovani oche alla guazza.
io penso a Maurizio, in questo momento placidamente addormentato, o a Merlino che sarà dalla mia parte del letto, con le zampine sotto la testa, nella posizione che di solito assumo io quando dormo. oppure a Sardil che si sarà acciambellata sul gioco e dormirà con la pancia mezzo esposta e la linguetta tra le labbra, rosa ed appena visibile, mentre la coda a piccoli scatti si muove nel sogno.
oppure alla vecchia, Morgana, che si è ricavata un angolino da batcaverna sotto i DVD recorder, e si rifugia li per essere accanto a noi ma non disturbata dagli altri due, ed ogni tanto sporge la tersa da tartagatta dalla sua caverna per vedere il mondo e miagolargli il suo scontento.
il mio pensiero è alla sensazione di quiete e di pace che ci deve essere in questo momento tra le mura di casa mia, dove tutti dormono, tranquilli, e provo un desiderio di tornare li, di non uscire da quelle mura, di trovare qualcosa che mi permetta di non aver più bisogno di lasciare quel rifugio sicuro.
il tempo brutto ci favorisce, oggi passeremo la giornata tranquilli, soli nella nostra solitudine dorata dove non abbiamo bisogno di niente, a bearci della nostra compagnia e del divertirsi dei gatti, che felici della nostra presenza ci allieteranno delle loro corse e dei loro giochi.
anni fa desideravo una vita che fosse tutt'altro: provavo per la vita di famiglia un sacro terrore, anche se si sarebbe rivelata una vita ben diversa quella di cui avevo paura. l'essere legata alla figura di donna di casa, obbligata in quella figura e senza sbocchi, legata alla catena della casalinghità. quando ero diciottenne vedevo quella me in bigodini e straccio per le polveri e ne provavo terrore, come se quella fosse la fine di tutto e non ci fosse che la fuga.
oggi guardo quella che ero e vedo che la mia fuga in fondo non mi ha portato da nessuna parte e quell'immagine che avevo era deformata da preconcetti e strane influenze esterne. oggi la casa è il mio rifugio e la mia salvezza, e se potesse lascerei il mondo secolare per la tranquilla clausura della famiglia, una famiglia che non mi lega ne mi obbliga, perché è costruita secondo i miei desideri e le mie aspettative, su misura per me, grazie a chi ha fatto la stessa cosa su misura per se ed è riuscito a far coincidere i due desideri.
passare le nostre giornate dividendoci i compiti, pulite la sala, mentre lui lava la cucina e si lamenta di come riduco sempre i fuochi ogni volta che cucino, chinare la testa di fronte alla routine del rigurgito di Merlino e decidere a chi tocca questa volta di straccio e disinfettante, scandire il trascorrere della giornata tra la preparazione del pranzo e della cena, con la compagnia della televisione che blatera del mondo in sottofondo.
provo una tenerezza per l'immagine di me in quel contesto che stride con quella che provavo allora, ma allora non sapevo ancora tante cose, soprattutto su di me, e mi illudevo che ancora il mondo fosse una melagrana da cui prendere tutto il succo di questa vita.
oggi mi accontento di una fetta di tranquillità, di vivere quella pace che mi sono costruita in tanti anni di ricerca, mi accontento di avere una isola sicura, un mare attorno abbastanza sicuro, con gli amici a fare da faraglioni contro i peggiori marosi, e sopporto di dover alzare la vela ogni giorno per affrontare l'ignoto.
oggi l'ignoto non è più il futuro, è tutto il resto che non è il mio mondo.
a volte l'ignoto si fa minaccioso, e ostile, a volete si limita a una ostilità sopita, lasciata li, come ignorata, ma pronta a mordere ad una distrazione.
mi sento più sola quando sono fuori, in mezzo alla gente di quando sono sola in casa mia, dove so che tornerà solo chi vale nel mio mondo, perché io valgo nel suo.
spesso ultimamente mi sento solo un rametto tra i tanti portati dal vento, e ho come la sensazione di aver perso qualsiasi possibilità di valore intrinseco. quello che faccio, al di fuori della ristretta cerchia del mio castello, è un semplice movimento di leve, potrebbe farlo chiunque, non ha valore in se perché sono io a farlo. ciò che faccio, il mio contributo al mondo non ha valore in se, e sono una parte, ignorata, di un tutto che in fondo non ricorderà mai nessuno. ed io non ho valore in quanto persona, ne in quanto parte dell'opera. se oggi venissi improvvisamente sostituita da qualcuno ci sarebbe giusto una leggera sorpresa, un attimo di disappunto e nient'altro. non produco nulla di concreto e la cosa mi strugge, perché io sono nata artigiana: ho bisogno di creare qualcosa, di vedere il frutto del mio lavoro nascere, crescere grazie al mio impegno, avere consistenza e duratura, essere visibile a tutti, perché l'ho fatto io, e l'ho fatto come non avrebbe potuto farlo nessun altro, ne meglio ne peggio, ma in maniera assolutamente unica perché mia.
una volta a Grosseto c'era un bugigattolo, una cosa piccina picciò in cui un uomo anziano abitava e lavorava. si metteva sulla porta con la sua sedia, un'altra tra le mani e seduto li, sotto il sole di primavera, al coperto nella calura dell'estate, all'interno nel freddo dell'inverno, impagliava sedie, con movimenti rapidi e precisi, le mani indurita dalla paglia, tranquillo e probabilmente in pace con se stesso.
penso spesso a quell'uomo e lo invidio. invidio la soddisfazione di sentire le mani occupate ed il pensiero libero, la stanchezza del fisico per il lavoro fatto, la soddisfazione dell'occhio che si posa su quanto già prodotto. anche io nella mia vita ho avuto queste soddisfazioni, quando lavoravo ad esempio come costruttore di stand alla fiera di Roma: la schiena a pezzi e la stanchezza in ogni fibra del corpo, ma la soddisfazione del lavoro fatto, del poter dire, quella parte l'ho fatta io, io ho steso quella parte di moquette, ho tirato su quella parete, ho portato quei mobili.
da quanto quella soddisfazione è limitata a ciò che faccio nel mio castello mi pare esile come una parete di fumo: il vestito che ho cucito io, la cena che ho cucinato, la coperta che ho fatto. ma questo non mi basta: quello che produco non lo sento mio, al di fuori di casa, e non mi da nulla.
che donna impossibile che devo apparire a volte, sempre pronta a lamentarsi, mai soddisfatta, mai completamente contenta e così di rado serena.

venerdì 10 agosto 2007

piove, guarda come piove...

Piove.

Quella pioggia stentata e appiccicosa che scende quando il cielo è arido da tanto. Una pioggia che libera gli odori dell'estate trattenuta, riarsa, una estate che è cominciata quasi l'estate scorsa, senza soluzione di continuità, senza speranza di una fine e di un principio per mesi.
Erano ben quattro mesi che non una goccia toccava il bollente asfalto delle strade, un periodo infinito di arsura e di sofferenza, in cui le forze scemavano dal corpo col sudore e i sali minerali, mentre il carattere crollava, arricciandosi ai bordi come bruciato, divenendo crudele e cattivo per la sofferenza dell'arsura.
Invece oggi piove.
Quando sono uscita stamane, alle sei e mezzo, l'aria fresca, frizzante, mi ha carezzato e dato una carica che oramai da mesi non sentivo, una sensazione di benessere, avvolgente come le folate leggere di vento che mi carezzavano le spalle nude asciugando il velo di sudore che nonostante tutto il movimento mi creava.
Poi la giornata è trascorsa lenta dentro la sala operatoria, o nella stanza del computer, fissa allo schermo a svolgere un compito che nella sua noiosa procedura mi era di minor tedio del dover stare in sala a sentire le solite lamentazioni del primario, il silenzio pesante della sopportazione, i rumori ritmici e sonnolenti dei macchinari che rendono difficile l'attenzione, cullando l'anima in una specie di superficiale incoscienza.
Infine l'ora del pranzo è giunta e con lei la fine della giornata lavorativa, e quando sono uscita dalla mensa la sorpresa è giunta prima alle narici che agli occhi.
Aperta la porta il profumo della pioggia, mescolato all'odore di asfalto bagnato, al puzzo degli scarichi appiattiti a terra dall'umido, ma inconfondibile, mi ha colpito in tutta la sua sorpresa. e quando sono uscita non sono riuscita a trattenere un sorriso mentre le gocce tiepide, poche, minuscole, mi colpivano la pelle rinfrescandola in quell'attimo per poi tornare quasi ad evaporare nei 24 gradi della giornata.
E mentre andavo verso la metro, la pioggia si è leggermente intensificata, bagnandomi la maglietta, i calzoni, rendendo scivolose le mani e fresca la pelle, ed il mio sorriso doveva apparire strano alle facce imbronciate che correvano in cerca di un riparo sotto quello spruzzo di frescura.
Ha smesso mentre raggiungevo l'ufficio dove passerò il pomeriggio, ma nell'aria è rimasto quel fresco odore acqua, non è riuscita a pulire l'aria, troppo poca e troppo stentata, ma almeno ha dato un poco di tregua alle sofferenze dell'estate.
Ed ora che rialzo lo sguardo, sul cielo bigio del pomeriggio vedo che ha ripreso, fitta e veloce, non i grossi goccioloni della pioggia invernale, o dell'acquazzone estivo, non ancora almeno. Più la marcia di un esercito di affrettate goccioline in viaggio per il terreno.
So che quando uscirò dall'ufficio, stasera, se continua a piovere, sentirò freddo, ma sarà un brivido piacevole sulla pelle, dopo tanto calore, una sensazione che anelo di provare, al di fuori della fredda carezza artificiale del condizionatore, un sano freddo che sa di pioggia.
E stranamente questa giornata così bigia, spenta, non incupisce anche la mia anima come fa di solito. No, anzi, mi sento quasi esaltata da questa atmosfera spettrale, come se invece di un momento di triste penombra fosse una baluginante attesa di qualcosa a venire.
non mi addolora nemmeno il fatto che se domani continuasse a piovere salterebbe anche la gita all'Acquamania con Maurizio.
anzi: pregusto quasi la giornata, con i vetri aperti e il poco di luce che può passare dalle tende che impediscono alla piccola di guardare fuori, lui mentre magari gioca al computer o fa qualche lavoretto per casa, io che taglio le stoffe che ho comprato, carica di nuova voglia di fare, in questa giornata spenta altrimenti.
In fondo sono felice.

Piove.

mercoledì 8 agosto 2007

il caldo soffocante è tornato, picchia selvaggiamente sulla schiena, curvandola, sulla testa annebbiandola e sulla voglia spegnendola.
ho poca volgia di parlare, di scrivere, di comunicare, ma mi sono imposta di scrivere ogni tanto per non adottare la scusa che è tanto che non scrivo quindi non vale la pena di continuare.
quindi solo due parole per mantenere spente le scuse e spingermi avanti.

lunedì 6 agosto 2007


Oggi voglio parlare di una nuova forma di intrattenimento on line, o meglio di una forma che io ho scoperto da relativamente poco e che ha conquistato in breve la mia attenzione.
si tratta dei browser game, come potete vedere dai vari link che ci sono al lato della pagina.
intanto di che si tratta?sono videogiochi giocabili via internet tramite un qualsiasi brower e per browser si intende il gestore delle nostre navigazioni in rete che sia Mozilla o explorer. si gioca sconnettendosi al sito del gioco, senza scaricare di solito nulla e gratuitamente. spesso la grafica è scarna o inesistente e si risolvono per lo più in giochi gestionali, che da gestire sia un personaggio, un castello o un territorio. si interagisce in maniera più o meno diretta con gli altri giocatori anche se di solito è una interazione a due, visto come commercio \ scontro \ guerra \ lotta e quanto altro comprenda l'ambientazione del gioco.
per quanto riguarda può essere la più disparata, ci sono giochi di ambientazione fantasy, fantascientifica, horrorifica, sportiva o realistica.
io stessa ho personaggi che militano in varie ambientazioni, sono un cavaliere votato al bene ed alla difesa dei deboli in Battleknight gioco di ambientazione fantasy in cui la gestione del personaggio permette di scegliere se farlo evolvere come buono o cattivo a seconda del tipo di missioni e di cavalieri si attacchino. si gestisce la crescita del cavaliere aumentandone le caratteristiche e l'armamentario, e lo si fa allenare con avventure da 10 o multipli di 10 minuti che gli permettono di trovare oro, ed in rari, ultimamente rarissimi, casi delle gemme che permettono azioni speciali.
dello stesso tenore è knightfight con stessa ambientazione e gestione più o meno simile anche se qui le dinamiche di ricerca e di lavoro sono più movimentate e permettono una scelta migliore. in questo di gioco il mio cavaliere si mantiene ancora a metà tra luci ed ombre per il momento poi si vedrà.
per quanto riguarda l'horror ci sono bitefight e monstergame in cui si può decidere di impersonare o un vampiro o un licantropo e in queste vesti portare avanti la eterna lotta tra le due stirpi notturne.
vittima generica è l'umano che porta sangue e denaro alle casse del personaggio, ed a volte anche punti esperienza. per il resto la gestione è molto simile ai primi due con aumenti di statistiche di abilità e di armamentario il tutto a seconda delle possibilità monetarie del personaggio.
passando a tutt'altro wrestling game è una ambientazione sportiva nel mondo del wrestling. qui la gestione è al quanto più complicata ed interessante. si devono gestire le entrance che sono la presentazione dello sportivo quando si fa avanti verso il ring e se non sono abbastanza alte non portano soldi per la vendita di merchandising, ci sono le mosse da allenare e devono essere abbastanza potenti ed in numero adatto da essere equilibrate, ci sono le caratteristiche che vanno aumentate spendendo soldi che si fanno negli incontri di roster, cioè quando si riesce ad entrare in un gruppo di wrestler gestito da una manager che porta gli incontri in giro per il mondo, ed inoltre ogni caratteristica aumentata permette l'acquisto di punti che sviluppano altre abilità speciali legate a quella particolare caratteristica. senza contare che oltre agli incontri per lo show si devono fare gli incontro liberi, detti one fall, per permettere al proprio atleta di migliorare le mosse anche con la pratica e soprattutto per vedere quali sono le mosse che alla unga preferisce usare.
ci sono altri giochi legati allo sport, vari ad esempio sono quelli legati al calcio sia nelle vesti di giocatore che in quelle di allenatore, so di giochi legati al baschet o al tennis, e ho sentito parlare di uno legato al rugby ma non l'ho trovato e temo che sia in lingua inglese, che mi limita parecchio.
infine quelli legati alla fantascienza sono moltissimi, da quelli legati al ciberpunck come cibercity in cui devi sviluppare il tuo centro la tua rete i tuoi armati i tuoi cloni e quant'altro, che io ho lasciato perché praticamente non facevo in tempo a fare una cosa che mi attaccavano per depredarmi, all'ultima scoperta che ho fatto cioè darckpirates un gioco in cui sei un libero mercante con tendenze non proprio oneste che ogni tanto ti portano a rapinare i convogli che incontri per la tua strada e si tratta proprio di una libera scelta perché a me è già capitato tre volte senza che io abbia mai voluto attaccare nessun convoglio,
quello che mi affascina di questo gioco è la gestione della vendita delle sostanze provate durante l'esplorazione, o ancora meglio comprate su alcune basi e rivendute su altre, una cosa che mi diverte da matti e che mi affatica quanto mai vista la mia assoluta avversione ai numeri.
mi sono avvicinata a questi giochi con la scusa, "occupano poco tempo" perché le azioni richiedono tutte un certo arco di tempo per essere eseguite, ed è anche il motivo per cui al primo se ne è affiancato un secondo ed un terzo, per riempire i tempi morti.
ora mi ritrovo di solito con almeno sette schede aperte che a rotazione mi avvertono che il personaggio è pronto per la prossima azione e non riesco ad andare a dormire se non ho mandato tutti i miei personaggi al lavoro per guadagnare il denaro che il giorno dopo spenderò per aumentare armature e statistiche.
senza contare Alaunt, un gestionale in cui sono giunta a condurre sei diverse locazioni, dalla città evoluta al semplice borgo, tutte sotto la responsabilità della città principale, in cui se non mi connetto almeno una volta al giorno mi muore una marea di gente per mancanza di cibo perché è una di quelle città in cui al popolazione supera la produzione interna, il tutto di ambientazione medievale.
insomma tutto questo per dirvi... attenti a non cadere vittime anche voi del tunnel del gioco su browser.

APPROPOSITO: attenti alle opzioni Premium. quelle si pagano con soldi veri ed io le trovo al quanto scorrette perchè non tutti si possono permetere di spendere soldi per giochini stupidi, altrimenti li spenderei anche io per giochi on line estremamente più entusiasmanti.

venerdì 3 agosto 2007

Brucia ragazza, brucia...

Non è passata.
è li, ribollente sotto la superficie, pronta a scattare come un cobra al primo segnale, a volte così forte da serrarmi la gola.
Però oggi non è sola. c'è un dolore sordo che le pulsa accanto, e che ne segna i confini, c'è una stanchezza assoluta, che mi spezza le gambe e mi fa camminare per la sala in mezzo ai colleghi come fossi uno zombi.
è una di quelle giornate che se non fossi la responsabile dell'intervento passerei a controllare il magazzino con lo stereo nelle orecchie per chiudere fuori il mondo perché è una di quelle giornate in cui vorrei che il mondo fosse solo fuori.
eppure è una di quelle giornate che riacquista un significato per qualcosa che non ti aspettavi, come le risposte che ho trovato al post di ieri.
non me le aspettavo, se devo essere sincera, non perché non sappia che c'è gente che mi è accanto anche solo con le parole ed il pensiero, ma perché era così assoluto quello che provavo ieri che mi sembrava impossibile meritasse una risposta.
so che a volte quello che sentiamo è irrazionale ma lo si sente e non ci si può fare nulla, come per quella sensazione.
eppure oggi, leggendo quei commenti, ho pianto.
ho pianto perché ho sentito che la mia rabbia non era sola, e non era nemmeno solo comune con quella di Odo, il mio mau, che oramai da mesi, da anni vive con questa rabbia.
però io ho una cosa che la rende diversa dalla sua, e forse più simile a quella di persone come Elwe e Ondas: io non voglio vivere in compagnia di questa rabbia. io l'ho scoperta e la sento e brucia e mi distrugge, ma non ne voglio fare la compagna di vita, non voglio che sia per sempre il mio lite motiv.
voglio che scorra e si esaurisca, che magari non si spenga del tutto ma che si quieti, diventi una delle note che accompagnano la mia vita, assieme alla gioia, al colore, al divertimento.
voglio tornane a vedere i colori, non essere sommersa dal rosso dell'ira e vedere solo attraverso la sua lente.
quando ne abbiamo parlato, ieri sera, e gli ho detto di questa rabbia che mi travolge, lui mi ha parlato della sua, che io già conoscevo, ma mi ha anche detto una cosa che mi ha fatto soffrire: ti ci abituerai, io è da tanto che ci convivo.
non voglio che succeda e non vorrei che lui cedesse così facilmente a questa presenza che annienta tutto il resto.
voglio che alla fine la mia e la sua rabbia trovino una fine o comunque una riduzione, mentre lui invece non combatte per esaurirla, e la cosa mi fa crescere la mia di rabbia, e vorrei gridargli di ribellarsi, di uscire dalle spire di quel violento serpente, di trovare, come sto cercando di fare io, una via di uscita.
una cosa che mi riempie di rabbia è che lui spinga tanto per far star meglio me ma non faccia niente per se stesso.
so che leggerà queste parole e so che saprà che sono frutto non solo della rabbia ma anche dell'amore che provo per lui, un amore che al momento riempie tutto lo spazio lasciato libero dalla lava del mio vulcano.
e so che una volta di più il mio appello cadrà nel vuoto, perché lui non vuole fare qualcosa, riparandosi dietro uno scetticismo che ne giustifica l'inazione, e non può fare qualcosa perché ci possiamo permettere il balsamo per una sola anima alla volta.
eppure lui, come me ha un gran bisogno che non vuole ammettere ed a cui non pone rimedio.
io comunque non mi arrendo.
intanto comunque ho scoperto che se permetto alla mia rabbia di uscire, di manifestarsi, non brucio nessuno, non ne muore nessuno. la mia paura di ferire che è vittima della mia ira è a volte immotivata e ora piano sto cercando di fare in maniera che non tutto venga seppellito nel fondo della mia grossa caverna dei misteri, ma esca e se deve saltare addosso a qualcuno lo faccia, senza troppa paura che possa essere fatale.
e non mi arrendo.
non lo faccio da così tanto che non saprei nemmeno farlo. non so tirarmi indietro, non so smettere di combattere, non so posare le armi, devo avanzare e continuare a combattere e lo devo fare per me, ora, non solo perché è così e basta, ma perché lo voglio e lo devo fare per me.
e se il fuoco deve bruciare la strada di fronte a me che la bruci, se così deve essere.

giovedì 2 agosto 2007

un pensiero in due tempi

Io sono una agnostica scettica, ma comincio a pensare che ci siano strane trame soprannaturali che brigano alle mie spalle.
Oggi è giovedì, e come ogni giovedì da alcuni mesi oramai ho l'appuntamento con il mio Caronte personale, che traghetterà la mia anima per un'altro pezzetto di strada.
eppure come ogni giovedì qualcosa ha fatto si che io non dormissi o dormissi solo qualche ora, che io sia stanca come se mi avessero steso e battuto con un battipanni, e che la mia mente sia annebbiata come fossi sotto tranquillanti.
è come se oramai fosse per me una abitudine andare da lui con le difese completamente stese a terra pronta a soggiacere a qualunque indagine ci sia da fare, senza la forza di protestare.
certo, l'analisi scorre molto meglio in questa maniera, certo quello che viene fuori è sicuramente più facile da far uscire che in una situazione di mente attenta e vigile.
però comincio ad essere distrutta da questa sequenza devastante per la mia mente ed il mio fisico.
inoltre proprio come ogni volta mi chiedo di cosa parleremo: come sempre vorrà sapere come mi sento, moralmente più che fisicamente, ed io come sempre non saprò dare subito una risposta: sono sempre così lontana da me stessa da non riuscire a capirmi, a interpretarmi se non con una lunga e lenta analisi.
oramai siamo al di la dei miei sogni, in cui l'esplorazione del mare nostrum, inteso come inconscio personale, si avventura in ambienti sempre più oscuri e pericolosi, minacciosi e terribili.
a volte, quando parliamo di come la mia infanzia sia stata così ubbidiente, così tranquilla, mi sento dispiaciuta. non per me, o per quello che dico, ma per quella bambina, che a volte non sento di essere io, come se la vedessi, mentre ne parlo, e mi dolessi per lei e per come ha dovuto vivere una vita composta ed ubbidiente per potersi sentire accettata, per riuscire in un compito che ancora oggi sente di aver fallito: quello di soddisfare delle aspettative che vertevano su di lei, da più parti.
Ogni tanto sento la voce di mio padre, che mi dice, con amore e rimpianto, sai a volte ti sogno, magra e con i capelli lunghi, dovresti impegnarti perché saresti una ragazza così bella.
ed io ora, donna sovrappeso, sento di aver tradito una volta in più le aspettative di chi in fondo voleva solo il mio bene.
perché? perché mentre ritardavo la mia ribellione adolescenziale rimanendo in casa, tenuta sotto controllo, perché incapace di essere autonoma nella gestione giornaliera delle cose (chissà che mi combini se ti lascio andare da sola....) mi ingozzavo di tazze piene di cacao in polvere e zucchero?
TU BE CONTINUED...
rieccomi qui.
sono passate delle ore, da quando ho lasciato sospeso nel vuoto questo post senza una fine, senza una soluzione.
sono passate ore di lavoro, di rabbia di meditazione, soprattutto ho passato quelle ore a pensare a quello che avevo scritto e a quello che provavo per quello che avevo scritto.
e cono orrore mi sono resa conto che se pensavo a quelle vicende accadute ad una me giovane, bambina o adolescente, suscitavano in me una sorta di dispiacere preconfezionato, quel dispiacere che proviamo per il bambino di cui parla il telegiornale tra il purè e la fettina.
era come se stessi parlando di altro da me, qualcosa che non sentivo e non mi toccava.
e questo mi ha fatto paura. soprattutto perché quando sono andata a vedere cosa altro provassi in quel momento ho trovato solo rabbia, una fiumana di insensata immensa travolgente rabbia che sta scorrendo nelle mie vene oramai da giorni ma di cui sono oggi, dopo aver iniziato ad analizzare i miei sentimenti per questo post ho finalmente avuto coscienza.
una rabbia immensa che mi fa scattare per le stupidaggini, che mi fa desiderare la violenza fisica, che si scatena anche contro chi non ne ha ragione o motivo.
una rabbia che ha una radice così lontana e sommersa da risultarmi incomprensibile e che mi terrorizza perché no paura di non saperla gestire di non riuscire a domarla a condurla ad arginarla.
una rabbia che mi fa paura perché rischia di travolgermi e di travolgere tutto quello per cui ho combattuto.
Il mio psicologo dice che è una rabbia giusta che ha trovato la sua strada e che ora finalmente esce dopo tanto tempo sotto il tappo del mio controllo ma io ne sono terrorizzata.
è una rabbia che può anche essere purificatrice, che può anche essere di pulizia, ma se non mi piacesse quello che lascia dietro di se?
se alla fine di questa eruzione, che sia di rabbia o di altri sentimenti che al momento non ci sono ma che potrebbero venire, se alla fine di tutto quello che rimanesse non mi piacesse? non fosse ciò che ho sempre pensato di me?
se in fondo non fossi che una banale, inutile, spenta persona?
se quel valore che ero convinta facesse di me qualcuno per cui era valsa la pena di battersi tanto, in realtà non esistesse?

17 Novembre giornata internazionale del Gatto Nero