martedì 2 agosto 2016

PER PARLARE DI ALTRE DONNE



parliamo spesso di come ci sentiamo impotenti di fronte al dilagare del terrorismo in Italia, e di come dobbiamo comportarci di fronte a quelli che fuggono da quelle terre sconvolte dalla guerra. ma non parliamo mai di chi invece di fronte a quella guerra decide di rimanere, e di combattere; perchè invece di pensare a se stesso decide di opporsi a chi vuole un mondo in cui l'unica legge sia quella dettata da una religione, come se l'uomo non avesse diritto di gestire il proprio destino.
Arim Mirkan
quelle di cui parlo sono le donne che hanno deciso di rimanere e di combattere, quelle che magari una volta erano civili, ma che ora hanno imbracciato un fucile e si sono messe a combattere, e a morire di fronte a chi dice che non hanno nemmeno il diritto di farsi una cultura.
perchè di fronte a chi è disposto ad uccidere vecchi, donne e bambini, per meritarsi il proprio paradiso con le sue 72 vergini, ci sono anche delle donne che piuttosto di venir prese vive da loro si portano una pallottola in tasca, sempre pronte a farsi saltare la testa puttosto che essere catturate.
perchè per potersi meritare il diritto di studiare, di essere libere, di girare vestite come vogliono, di leggere quello che vogliono, di guidare, di vivere, alcune donne devono e vogliono rischiare in prima persona.
tra le altre ci sono le guerriere pashmerga. sono tante, i loro nomi compaiono a volte, fuggevolmente,  sui giornali che si leggono, e che parlano del loro coraggio, della loro determinazione, del fatto che pare spaventino i combattenti dell'ISIS perchè se vengono uccisi da una donna finisce che non gli danno le 72 vergini e quindi si ritroverebbero i soliti sfigati anche dall'altra parte.
Ceylan Ozalp
Già, perchè secondo me, e lo dico tranquillamente,chi uccide per imporre agli altri le proprie idee, chi massacra per togliere agli altri la libertà, le proprie idee, i diritti, è solo uno sfigato che non riuscendo ad essere nessuno, ha decioso di seguire chi gli promette di essere qualcuno con la violenza, piuttosto che cercare di essere qualcuno con le proprie forze.

tornando a chi merita la nostra attenzione, queste donne vivono una vita rischiosa e spesso, con una fine violenta, ma combattono per un ideale, solo che nessuno va in giro portando cartelli con il loro nome, gridando "je suit..." o lanciando ashtag con il loro sacrificio.
nessuno ne parla, nessuno le menziona, nessuno le ricorda una volta morte.
eppure loro sono delle vere eroine, che pagano col sangue e il sudore, e la fatica, e la vita, quello che noi diamo per scontato e per dovuto.
noi che ci sconvolgiamo per la violenza sulle donne, ma non ci mettiamo nemmeno a fare domande di fronte alla chiusura dei centri di assistenza alle donne, noi che
gill rosenberg
chiediamo a gran voce delle leggi contro il femminicidio, mentre basterebbe che pretendessimo di veder applicate le leggi che ci sono sull'omicidio e già saremmo a buon livello, che viviamo solo di apparenza, di immagine, come quando piangiamo di fronte ad un cane bastonato, ma poi voltiamo la testa di fronte alla sospensione dei fondi comunali al canile piu grande di Roma, quello della muratella.

siamo tutti così presi ad indignarci, cambiando canale alla televisione, nella comodità delle nostre case, nella sicurezza di una situazione protetta e stabile. saremo capaci di sacrificare noi stesse per i nostri diritti, se fosse necessario, noi donne occidentali, istruite e con buone posizioni, o siamo oramai così impigrite, ciniche, stanche e poco reattive che piegheremmo la testa di fronte ad una nuova imposizione?
beh queste donne sono la dimostrazione che esistono ancora donne che di fronte ad un problema si può e si deve agire, e non solo parlare.

Narim Afrim
si chiamino Narin Afrim e guidino una intera milizia armata, con grande successo nello sbaragliare nemici anche numerosi, con il suo gruppo di sole donne, o Mariam Al Mansouri, che guida un aereo da combattimento ed è finita sulle copertine delle riviste americane, ed a quanto pare diseredata dalla famiglia per questo suo impegno;  siano pashmerga addestrate a conbattere da una vita, dato che nei corpi militari del kurdistan le donne ci sono sempre state, o donne yazide,come Asema Dahir, che hanno deciso di aruolarsi e di combattere soprattutto allo scopo di vendicare quelle che sono state catturate, violentate ed uccise,  o il battaglione di donne siriane, che ha deciso di combattere al fianco delle altre.
chiunque siano queste donne, sono là, in prima linea, hanno imbracciato un fucile, e si sono impegnate a resistere contro un invasore che ha lo stesso volto dei loro mariti, padri e figli, ma che ha deciso di intepretare la religione nel peggiore dei modi, di ubbidire a chi dice che in nome di un credo si devono uccidere uomini donne e bambini, si devono sottomettere nazioni e cancellare le idee contrarie.
Saria Zilan

 io non riesco a capire, e non voglio nemmeno farlo, perchè la religione, secondo me, se proprio deve esistere, dovrebbe essere un qualcosa di assistenza e di caritatevole, ma ne parleremo in un altro post.

sono donne che hanno deciso di rispondere no, e di mantenere integro il loro spirito, a costo di perdere l'integrità del loro corpo.
eppure di loro non si parla, si scrive in articoli che non sono mai in prima pagina, si sente parlare di rado, e solo in discorsi secondari.le loro foto, i loro nomi, compaiono su riviste per sole donne, in articoli rari, o solo sul web.

Tiger
ed allora oggi parlamo di loro, parliamo delle 19 ragazze che sono state bruciate vive perchè si sono rifiutate di diventare schiave sessuali dei combattenti jihadisti, parliamo delle donne dei PKK, gruppo terroristico a sua volta, che hanno deciso di combattere l'ISIS diventando delle Kamikaze, come Fatam Yokumer, che si è fatta saltare in aria vicino ad una insediamento kurdo ad Ankara. parliamo di Avesta, uccisa da un miliziano dell'ISI mentre cercava di liberare un villaggio vicino a Makhmour, o di come l'80% del merito della liberazione di Kobane sia dovuto alle donne come Berman che combatte perchè Kobane è sacra per i curdi e per dimostrare il loro valore contro l'ISIS, o come Hasrad che dice di lottare “contro uomini che stuprano e vendono donne. Saremmo capaci di suicidarci per evitare di essere schiave. Qui non sono libera, ma lotto e resisto per esserlo”.  
Parliamo di Ceylan Ozalp che a 19 anni si è fatta staltare la testa col suo ultimo proiettile, di Arin Mirkan che si è fatta saltare in aria vicino ad una psotazione dell'IS vicino a Kobane, dopo aver distrutto un mezzo ed ucciso diversi jihadisti.

parlamo anche di loro ogni tanto.

besos

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