martedì 15 marzo 2016

ANDARE AVANTI PER TORNARE INDIETRO

la mia infanzia è stata serena, felice, trascorsa in campagna, a contatto con la natura e con le cose che questa offre.
forse anche troppo naturale, visto che dove abitavo io non c'era il riscaldamento in nessuna stanza , l'acqua era quella del pozzo, quindi la sua quantità era regolata dalla stagione, e non era potabile.
ricordo inverni estremamente rigidi in cui si andava a letto coperti come al polo, e docce fatte con il vento che filtrava dalle pareti crepate del bagno aggiunto in epoca posteriore alla costruzione della casa e quindi sporgente dal corpo della stessa, temprandoci quanto potevano esserlo nell'ottocento.
mi piaceva la campagna, il silenzio, la natura, gli animali, ma onestamente era dura, con gli animali infestanti da mantenere sotto controllo, specialmente i topi che, se non contenuti, rischiavano di soverchiarci.
ero diventata una provetta cecchina, con il mio fucile a pallini, riuscendo a ridurre la popolazione dei ratti in maniera abbastanza sensibile da impedire che invadessero casa. più complicato in estate mantenere la popolazione dei frustoni, lunghi e grossi serpenti non velenosi ma nocivi per gli allevamenti, che se avevamo i pulcini, si aggiravano nei dintorni cercando di mangiarseli in un sol boccone, nel vero senso della parola,
ve lo posso assicurare.
 una volta dopo un assalto in cui uno di questi serpenti se ne era mangiato tre, affrontai io stessa quel coso lungo una quaresima, tagliandogli la testa con la zappa e riuscendo a salvarne due su tre che uscirono dallo stomaco del serpente ancora vivi anche se un po' sconvolti.
so che possono sembrare immagini un po' forti ma alla fine era una bella vita, una vita molto vicina alla natura, in cui gli equilibri si mantenevano in funzione del vivi e lascia vivere: se loro non invadevano il nostro spazio vitale noi non invadevamo il loro. il campo era tenuto più o meno incolto, anche se mantenuto a livelli civili, i piccioni si affollavano alle nostre finestre mangiando il cibo che mio padre ha sempre elargito in quantità pantagrueliche, le volpi all'alba si venivano a nutrire del cibo dei cani, e non di rado facevano il nido per i cuccioli al di la del muretto di recinzione della nostra proprietà, sapendo che da noi si trovava sempre qualcosa da mangiare e che noi non le avremmo disturbate. donnole e furetti correvano nel campo la notte cercando di rubare le uova dai nidi nei piccioni, o da quello dei due o tre polli che avevamo.
ci sono poche cose belle, come l'alba sui campi ghiacciati, con il freddo che rende l'aria cristallina, il silenzio dell'Aurelia che ancora non si era destata, ed improvvisa, una volpe candida che trotterella giù dal campo a destra, si guarda attorno, attraversa la stradina e se ne va silenziosa come è venuta, per il campo di sinistra.
ricordo ancora quell'evento, erano le sei di mattina, faceva un freddo che gelava il respiro, e la luce era lattea, tutto sembrava fatato, ovattato.
andare a scuola a quell'ora prendendo il pullman nel gelo quella mattina fu meno dura del solito.

eppure quando alla fine, cresciuta e trovato un lavoro, mi sono trasferita in città, è stato per me una benedizione. avevo il riscaldamento in inverno, l'acqua calda sempre accessibile, e docce a disposizione per tutta l'estate, senza problemi di pozzo secco o di acqua che non si scaldava mai, o che era calda a tratti e solo nella vasca perché al lavandino non arrivava. non c'era più il problema di tenere, topi, scarafaggi, e sporcizia volante fuori di casa. certo gli alberi erano pochi e poco frondosi, le macchine sempre presenti ed il verde in generale non molto frequente, ma il cambio in fondo valeva per il benessere che ne avevo guadagnato.
ho goduto della nuova civiltà raggiunta per parecchi anni, passando da città più provinciali come Pisa, a città metropolitane come Roma, e respirando l'immersione in questo contesto urbano, pieno di vita ad ogni ora del giorno e della notte. era bello sentire tutta quella possibilità a portata di  mano, e sapere che qualunque cosa volessi era li, a due passi.
potevi camminare tra monumenti antichi carichi di storia e di vite vissute, potevi essere una tra tanti in momenti di festa e di convivialità generale, potevi partecipare a eventi come mostre, fiere, e manifestazioni che prima erano solo in televisione. essere parte del tutto e non solo spettatore.

tutto molto bello. tutto molto falso.

alla fine, tutte queste possibilità, la maggior parte delle volte rimangono delle possibilità, perché quando torni dal lavoro sei troppo stanco per aver voglia di fare qualcosa, è troppo tardi per fare qualcosa, o non hai voglia di fare qualcosa.
perché comunque le cose che vorresti fare sono belle, ma spesso sono anche a pagamento, a parte i musei la domenica, unico giorno in cui non dovresti attraversare il traffico caotico e potresti dormire fino a tardi. 
per il resto il cinema, visto che è al top costa caro, il teatro di per se costa caro, poi se vai in teatri conosciuti costa anche di più, i musei infrasettimanali costano e spesso parecchio anche loro, in centro poi anche una bottiglia d'acqua costa il doppio.
insomma alla fine, di tutta quella bellissima immagine di vita metropolitana che ti eri fatto, ti rimane solo traffico caotico, ore di viaggio per spostarsi anche solo da casa al lavoro e ritorno, una costante presenza di rumore a qualunque ora del giorno e della notte, sia per le strade che in casa tua, dove il brusio di chi divide con te il tuo stesso favo ti giunge dalle pareti, costante memoria della vita che attorno a te pulsa di continuo.

ed è a questo punto che tornai a ricordare quella mattina di tanti anni prima, quel perfetto momento nella mattina, di calma, pulizia e silenzio, un momento di magia stampato nella memoria. ed alla fine quel momento era diventato un ricordo struggente e non ho più potuto resistere. ci siamo trasferiti fuori, come chi mi segue sa, ai margini della città, fuori da quell'anello magico che divide la metropoli dalla periferia/campagna.

devo dire che non ho mai fatto scelta migliore di questa. perché ora la sera mi posso affacciare dal balcone della cucina, e godermi il relativo silenzio di una campagna urbanizzata che però mantiene ancora quegli aspetti che rendono la vita più che degna. il silenzio dei campi coltivati fino alla casa di fronte, magari rovinato ogni tanto dalle macchine che passano sul fronte della casa, ma che in fondo non sono troppo presenti, il profumo dei fiori che già cominciano a spuntare sugli alberi nel campo, i polli che chiocciano in giro cercandosi i vermi da mangiare, il gatto del cortile che miagola pietendo di continuo cibo, anche se ha una ciotola di biscottini sul balcone di sotto, in cui oramai vive.
ed il sole che, di giorno batte allegro sul terrazzino, nei cui raggi i miei gatti si rosolano felici come non erano stati mai nella casa urbana e centrale. e che la sera offre uno spettacolo meraviglioso di tramonto sulla città, che da qui è nello stesso tempo distante e vicina.
si è vero, qui ci sono le zanzare quasi per tutto l'anno, e se non stai attento le formiche pasteggiano sul balcone, (ma almeno non ci sono le infestazioni di scarafaggi urbani che a roma puoi vedere anche sui muri ad altezza occhio quando fa veramente caldo). è vero che per arrivare al lavoro devo farmi un'ora di macchina all'andata, e che mio marito che va coi mezzi ce ne mette due.
tutto assolutamente vero.
ma, a parte che anche prima ce ne mettevo quasi una e stavo a meno della metà dei chilometri di distanza, quando torno a casa, mi godo finalmente la casa, gli ampi spazzi che si riescono ancora a trovare per le case, a prezzi d'affitto decenti, al posto dei buchi a prezzi esorbitanti che si pagano per stare nel tessuto urbano; il silenzio che supera la quota rumore che si sente. la possibilità di uscire sul balcone e respirare dell'aria pulita, il sole che riesce a scaldare tutta casa senza palazzi altissimi che svettano su di me, da ogni parte, impedendo all'aria di circolare ed al sole di affacciarsi nelle stradine, specie quando le case sono al pian terreno.
 il fatto che sopra di me ci sia solo un altro piano e sotto uguale, perché qui i palazzi altissimi hanno al massimo 4 piani e sono pochi, la maggior parte delle costruzioni sono palazzotti a tre piani, con un paio di case a piano e con le pareti così spesse che noi si sente solo quando il vecchio del piano di sopra litiga gridando con la televisione.
alla fine insomma sono tornata a cercare quello che avevo, e che avevo lasciato convinta di non volerne più. sono tornata a cercare la natura, i fringuelli che cantano poco prima dell'alba, gli uccellini che allietano la giornata, i polli che razzolano, il padrone di casa che se ne sta da solo nel campo e che con gesto ritmico zappa, rimandandomi una specie di ninnananna pomeridiana ritmata.
sono tornata ad un ritmo di vita più contenuto, a minori offerte a disposizione, ma che in fondo sono quelle di cui abbiamo bisogno, senza avere la sensazione di essersi sempre persi qualcosa di importante da fare/vedere/sentire.

si va avanti per capire che a volte è meglio tornare indietro.

besos

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