giovedì 28 gennaio 2016

IN RICORDO DI UNA AMICA

ci sono voluti molti mesi perché riuscissi a scrivere questo post. 
prima era impossibile per me, avvicinarmi alla tastiera ed avere le idee organizzate per riuscire a parlare chiaramente di quello che volevo. le idee mi si mischiavano, immagini del prima e del dopo che si accavallavano, il dolore che si univa all'amore che avevo avuto per lei...

il 9 del mese di agosto Morgana ci ha lasciati.
Morgana era la mia gatta più vecchia ed era la seconda gatta che io avessi preso nella mia età adulta, nella mia vita da donna indipendente.
era una gatta molto particolare. fin da piccola aveva un cipiglio serio e inquisitorio, e crescendo non era cambiata poi molto.
quando era una piccola micetta importuna, cercava di convincere il mio gatto di allora, Drago, una specie di genio felino di colore rosso, che lei era la sua futura compagna per tutta la vita, e che avrebbe dovuto scendere da qualsiasi superficie alta che lei non riusciva a raggiungere, per affrontare con lei un profondo e completo discorso sul futuro che li attendeva. peccato che la vita di drago durò solo tre anni.
forse fu questa dipartita prematura che fece di lei una ponderata analista della vita, una seria ed efficiente analizzatrice delle azioni altrui, che riusciva trovava sempre carenti.
succedeva continuamente: tu facevi qualsiasi cosa, per casa, e lei, dall'alto della sua posizione, qualunque fosse, ti guardava fisso, con quegli enormi occhi gialli accigliati, con una piega in mezzo alla fronte che indicava la difficoltà della sua situazione, e ti giudicava, decidendo che avevi sbagliato, che eri in errore e che avresti pagato per il resto della tua vita questo errore.
quando portammo il primo gatto in casa, Merlino, ci disse chiaramente che avevamo fatto un errore madornale, che avremmo pagato con le fiamme dell'inferno quella azione sconsiderata e che comunque ce ne saremmo pentiti. però c'era ancora Drago e del cucciolo si prese cura lui, con uno sguardo da santo e dicendoci chiaramente che saremmo stati in eterno in debito con lui per quello a cui lo stavamo costringendolo a fare. purtroppo non abbiamo potuto ripagarlo. ma Merlino è venuto su un bravo gatto anche se tende ad essere un po troppo dipendente da me e dalle magliette che mi riempie di bava. Con la seconda gatta che arrivò non fummo così fortunati, e lei ci portò un rancore muto, ma estremamente rumoroso, per almeno sei mesi, prima di riuscire a perdonarci per quella intromissione di un estraneo importuno all'interno del suo territorio. Senza contare i bronci e le lunghe reprimende che ci faceva ogni volta che ci prendevamo una vacanza, e che la lanciavamo alle amorevoli cure di qualche amico che veniva a casa ogni giorno a nutrirli, pulirli e fargli compagnia per un po. 
riusciva a dirci qualsiasi cosa, anche le più offensive per ore di seguito, senza contare le bugie che ci raccontava sul conto dei fratelli, o del fratello fino a che furono solo due. ci raccontava che avevano fatto qualsiasi cosa, e che se non ci fosse stata lei avrebbero distrutto la casa intera. insomma riusciva a farci sentire in colpa per la maggior parte del tempo.

però devo dire che in Morgana conviveva anche un lato dolce.
quando aveva voglia lei, e dove aveva voglia lei, si faceva coccolare e carezzare, e nel caso fosse soddisfatta del trattamento che stava ricevendo, si buttava violentemente su un lato, allargava le gambe e ci esponeva la pancia esortandoci a fare il nostro dovere con sonore fusa. riusciva a diventare una piccola zoccola pregiante, con gli occhi socchiusi, le zampine che facevano delicatamente il pane sulla mano che la stava grattugiando, le coscette spalancare a rivelare una pancina pelosa e morbidissima.
adorava farsi grattare la pancia, ma solo quando voleva lei chiaramente. quando ce lo permetteva era splendido perché era di una morbidezza incredibile, si poteva definire solo flaffosa, come se avesse la delicatezza e la morbidezza di un soffione, di una nuvola, della nebbia.
il suo tempo passava di solito appollaiata sulle superfici più alte a disposizione, come la spalliera del divano, la sommità del giochino per gatti. da li riusciva a vedere tutto, ad osservare qualsiasi cosa, e non ci perdeva mai di vista, perché nulla doveva sfuggire al suo giudizio. spesso mi chiedevo cosa pensasse di noi con quel suo sguardo corrucciato, con quel suo muso continuamente alla ricerca di una falla nella vita. sembrava un piccolo impiegato di una assicurazione che si impegnasse nel trovare la scappatoia che gli avrebbe permesso di non pagarci il premio. con il passare del tempo il suo posto preferito divenne la cuccia a mezza altezza del gioco, da cui si affacciava continuamente a meno che non dormisse, senza perdere mai un movimento. agitava quella sua corta coda con due nodi come fosse una pala di elicottero, veloce e nervosa, in qualsiasi momento, sia che fosse felice  o che fosse incavolata. 
e riusciva ad incavolarsi in una maniera che non si riusciva a credere. 
era una gattina di non più di un chilo e otto, quando stava al meglio, snella e compatta, dalla grazia di una ballerina, e dalla compostezza di un chierichetto in chiesa, ma se si arrabbiava e se non voleva qualcosa, che si trattasse di una controllatina alle orecchie, di una puntura per qualcosa o di una pillola da farle ingoiare, diventava di una forza stratosferica. 
una volta, che è stata così male da morire quasi, mentre cercavamo di farle una flebo, ingabbiata in una specie di scatola a maglie di acciaio su cui doveva stare LUI in piedi, per poco non lo spostò di peso solo con la forza delle sue zampine incerte.
era una combattente, una piccola ninja che avrebbe potuto battere qualsiasi cosa, ma alla fine non è riuscita a battere la morte. 
ci ha provato, ci ha provato strenuamente, resistendo per ben 15 giorni, combattendo contro qualcosa, che alla fine nemmeno si è potuto capire bene che fosse, ma alla fine non ce l'ha fatta, ha ceduto anche la piccola combattente, e ci ha lasciato.

ora la casa sembra così vuota senza il rumore amplificato delle sue fusa che, dall'interno del suo nido nel gioco, riempivano tutta la casa. sembra che manchi qualcosa nel muoversi per casa e non sentire i suoi occhi puntati addosso, come piccoli fanali gialli che illuminano nefandamente la via lastricata di errori che avremmo potuto percorrere senza la sua guida.
da piccola si metteva teatralmente sul bordo della finestra, di notte, nel punto in cui, in quell'appartamento, il lampione mandava il suo fascio di luce, perché si stagliasse sulla parete il simbolo della guardiana notturna, la piccola Bat Cat che vegliava sulle nostre notti sonnolente, e quella specie di protezione notturna ci aveva fatto sempre sentire, forse scioccamente, sicuri e protetti. ora ci manca anche quella sorta di sicurezza che ci dava il fatto di sapere che, chiunque fosse entrato in casa, se la sarebbe trovata davanti, ringhiante e incavolata, una piccola furia in miniatura.
della sua reazione eravamo sicuri: ogni volta che sentiva un rumore sospetto, qualcuno che disturbava, o qualche cosa che poteva minare la pace della casa, invece di andare a nascondersi come facevano gli altri due, Merlino e Sardyl, lei partiva a passo di carica verso il rumore, ringhiando offese irripetibili alla volta di chiunque avesse osato disturbare il suo territorio.
non era una gran chiacchierona, era più una pensatrice, tranne che in quelle occasioni, in cui riusciva a diventare anche molto offensiva se non volgare.

sono passati sei mesi ormai dalla sua partenza per i ponte dell'arcobaleno, e il suo posto sul gioco, quello spazio nel centro dove passava la maggior parte della giornata e della nottata, ora viene riusata anche dagli altri gatti di casa, che per i primi cinque mesi non se ne sono serviti, ma quando dentro non c'è nessuno, se lo guardo distrattamente, mi pare di riuscire a vedere ancora le orecchiette che spuntano dal piccolo fagotto d pelo che formava quando si appallottolava tutta per dormire, diventando una specie di piccolo cucciolo innocente, almeno fino a che non schiudeva uno di quegli occhi indagatori: a quel punto avevi un piccolo drago semi addormentato che ti fissava intensamente, e tu ti chiedevi cosa stavi facendo di sbagliato in quel momento.

mi manchi tanto piccola,
  

hai lasciato un vuoto che nemmeno quel piccolo mostro di Zatanna, con tutta la sua forza demolitrice, potrà mai riempire.

venerdì 15 gennaio 2016

PER IL MARTELLO DI GRABTHAR, PER I FIGLI DI WAVEN, NON SARAI DIMENTICATO

Da cosa si vede un anno che promette di essere di merda? forse dal fatto che alla terza settimana siamo già a due lapidi piantate nel proprio cimitero delle celebrità.
be nel mio caso allora si tratta proprio di un anno di merda.
perché ieri, ci ha lasciato anche Alan Rickman, un grande attore che ha saputo sempre fare grandi cose interpretando quasi sempre personaggi di secondo piano.
un attore inglese che, come la maggior parte degli attori inglesi, era venuto su a pane e Shakespeare, e che era approdato al cinema americano, quello di cassetta per intenderci, quasi per caso, per interpretare una particina in un film che avrebbe dovuto pompare solo la star, Bruce Willis, un cattivo da copione, qualcuno che si sarebbe dovuto ricordare solo collegato all'attore principale.
ed invece , la sua capacità di dare spessore a qualcosa che di spessore non avrebbe dovuto averne, ha fatto si che Hans Gruber, il tuo terrorista tedesco, fosse sullo schermo della stessa portata e dello stesso peso del poliziotto sfigato di Willis.
e da li la sua carriera esplode, come se non ci fosse stato un prima.
ma un prima c'era stato, e non da poco.
un prima che lo ha visto recitare nelle più prestigiose compagnie teatrali inglesi, sia in opere serie e di spessore, che in commedie leggere e divertenti. e non solo, lo ha visto anche dirigere opere come L'ospite d'Inverno.
Certo, gente come noi, che ama quel genere di pellicole, lo  ricorderà sempre sia come Severius Piton, nella saga di Harry Potter, un cattivo tra i più sfaccettati del cinema, a cui riesce a dare una tale gamma di sentimenti da rendercelo simpatico quanto i personaggi buoni della storia; e, soprattutto per gli amanti della saga si Star Trek, nell'ineguagliabile Galaxy Quest, in cui interpreta l'attore Shakespeareano, costretto nei panni dell'alieno di un telefilm che lui considera robaccia da serie b, ma che gli dà da mangiare.
eppure la sua capacità interpretativa, la sua innegabile verve umoristica, tipicamente inglese, la sua splendida voce unita ad una pronuncia impeccabile, la sua capacità di regia quando si pose ala fine dietro alla telecamera, fanno di lui un interprete ed un regista, dal valore che va bel al di la dei personaggi a cui si è legato nell'interpretazione cinematografica.
sua scena naturale era sicuramente il palco teatrale, a cui nonostante gli impegni davanti e dietro alla cinepresa, rimase sempre legato, tanto da tentare di comprare un teatro ad Hammersmhit, sua città natarle.
serio e impegnato era un attore, amato sia dai registi che dai suoi colleghi, esigente ma non sgarbato come regista, ma era molto più di questo.
impegnato nel sociale, si dedicava alla beneficenza, comparendo agli appuntamenti di diverse organizzazioni umanitarie e schierandosi al fianco della attivista Aung San Suu kyi.
 
Anche lui purtroppo era giovane, per i tempi di oggi, non ancora 70 per pochi giorni, e lo era ancor di più come apparenza, tanto che guardandolo non si sarebbe mai detto che quella fosse la sua età. purtroppo quella che secondo me è la vera piaga dell'era moderna, il cancro, ha colpito crudelmente anche lui, e benché la si definisca ora come ora un tipo di malattia che ha buone possibilità di essere combattuta, in realtà è sempre più presente come motivo di scomparsa di sempre più persone.
e noi, di nuovo, dopo solo due giorni, siamo qui uniti dal dolore per la perdita di un'altra persona cara al nostro conosciuto.
un'altra lapide, come dicevo al inizio, che chi lo amava, ha dovuto aggiungere al proprio personale cimitero delle celebrità. un cimitero che si sta allargando sempre di più con il passare del tempo, purtroppo.
dato che Ian McKellen e Daniel Radcliffe, due suoi colleghi ed amici,  hanno detto alcune cose veramente splendide su quest'uomo ho deciso di riportarle qui, perché sono il giusto saluto ad una persona di tale valore.
 
 
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«C’è così tanto di ineguagliabile da ricordare su Alan Rickman. La sua carriera è stata ai massimi livelli, come attore teatrale e cinematografico, e come regista. Il suo ultimo film, Le Regole del Caos, con la sua memorabile interpretazione di Luigi XIV, dovrebbe raggiungere il pubblico più ampio possibile adesso.
Oltre a una carriera per la quale il mondo rimarrà sempre in debito, si è costantemente prodigato nell’aiutare gli altri. Che fosse per istituzioni come il RADA o per individui o per me, il suo consiglio era sempre azzeccato. Ha messo la filantropia liberale al centro della sua vita. Lui e Rima Horton (50 anni assieme) sono sempre stati in cima alla lista di persone da invitare a cena che sognavo di fare. Alan poteva essere a tratti divertente e indignato e pettegolo e generoso. Tutto questo detto sottovoce, con quel tono caratteristico quanto quello di Edith Evans, John Gielgud, Paul Scofield, Alec Guinness, Alastair Sim o Bowie, una compagnia incomparabile.
Quando interpretò Rasputin, io ero lo Zar Nicola. Le riprese erano iniziate prima che io arrivassi a San Pietroburgo. Nel preciso istante in cui entrai nella camera del mio albergo, il telefono squillò. Era Alan, per dirmi ‘benvenuto, spero il volo sia stato tollerabile, ti piacerebbe unirti a cena con me, Greta Scacchi e gli altri tra un’oretta nel ristorante?’ Alan, il leader che si preoccupava degli altri. In quel film, scoprì che la troupe russa aveva pasti ancor più orribili dei nostri. Quindi protestò, con successo. Durante il mio primo giorno prima delle riprese, ad Alan non piacque il tono paternalista e prepotente che il regista ebbe con me facendomi notare una cosa. Alan, vedendo che ero un po’ desolato, fece un rapido e coinciso riassunto della mia carriera, e pretese ad alta voce che il regista cambiasse tono.
Dietro la sua brillante indifferenza e noncurante eleganza, dietro quella faccia triste, che era altrettanto bella quando prorompeva in una risata, c’era un’anima super-attiva, sempre alla ricerca, realizzata, come un supereroe, dimesso ma mortalmente efficace.
Avrei voluto così tanto che interpretasse Re Lear e qualche altro classico, ma è da avidi pensarlo. Lascia una moltitudine di fan e amici, grati e in lutto».
 
 



Alan Rickman è senza dubbio uno dei più grandi attori con cui abbia mai lavorato. È anche una delle persone più leali e disponibili che abbia mai incontrato nell’industria cinematografica. Mi ha incoraggiato molto sia sul set che negli anni successivi a Harry Potter. Sono piuttosto sicuro che è venuto e ha visto tutto quello che ho fatto sul palco sia a Londra che a New York. Non era obbligato a farlo. Conosco altre persone che erano sue amiche da molto più tempo di quanto non lo fossi io e che dicono “se tu chiami Alan, non ha importanza dove si trovi nel mondo o quanto impegnato sia con quello che sta facendo, verrà da te nel giro di un giorno”.
Le persone si creano delle percezioni degli attori basate sui ruoli che loro interpretano, per questo potrebbe sorprendere che al contrario di alcuni personaggi severi (o completamente paurosi) che ha interpretato, Alan era estremamente gentile, autoironico e simpatico. E alcune cose diventavano ancora più divertenti quando le diceva con il suo inconfondibile tono da contrabbasso.
Come attore è stato uno tra i primi adulti di Harry Potter a trattarmi come un collega, e non come un bambino. Lavorare con lui a quell’età è stato incredibilmente importante e porterò con me le sue lezioni per il resto della mia vita e della mia carriera. I set dei film e i palchi dei teatri sono tutti più poveri per la perdita di questo grande attore e uomo.
 
 
 
 
 
 
Alan Sidney Patrick Rickman
 
21/02/1946 - 14/01/2016

lunedì 11 gennaio 2016

QUANDO ANCHE I FOLLETTI MUOIONO: CI LASCIA DAVID BOWIE

Sembra così strano.
quando qualcuno che conosci e che dai scontato nella vita di tutti i giorni muore ti rendi improvvisamente conto che non lo sentivi nominare da un po' e che non avevi notizie di prima mano da parecchio.
oggi ho aperto il giornale ed ho visto la notizia che è morto David Bowie.
e mi è crollato il mondo addosso.
il mio primo pensiero è stato che i folletti e le fate non dovrebbero morire, perché è la loro levità a rendere il mondo un posto migliore. ma lui era più di questo, era un folletto ma era profondamente umano, ed era un alieno, ed era l'altro.
so che per molti non è così importante la morte di un cantante ma io sono una di quelli che scandiscono la propria vita con la musica, e Bowie è uno di quelli che nella mia vita è stato più presente in assoluto, assieme ai miei altri idoli della musica.
la sua morte per me è qualcosa che mi colpisce in una larga fetta di ricordi.
le sue canzoni scandiscono la mia infanzia, e la mia giovinezza. la sua musica mi ha fatto scoprire nuovi modi di intendere l'ascolto e la comprensione di un brano musicale, le sue performance nel film mi hanno fatto amare la sua figura androgina e particolare.
una delle prime canzoni che ricordo della mia infanzia è "space oddity" forse anche per il mio amore per la fantascienza e per le scienze in generale. quelli della mia infanzia sono gli anni d'oro dell'esplorazione spaziale e quella canzone, al di la del testo, che allora non capivo, era qualcosa di molto stimolante in quel senso. spesso nel tempo abbinata ad immagini di allunaggi e di viaggi spaziali, non poteva che entrare a far parte della mia scelta iconica, assieme ad "Ashes to Ashes", "live on mars" ed altre che vennero in seguito.
fu anche uno dei primi che conobbi nelle lunghe notti di fronte alla televisione nelle solitarie visioni del primo programma televisivo sui videoclip che venne mandato dai canali privati, videomusic.
"Never let me down", "china girl", immagini irreali di questo uomo androgino dal fascino di un elfo, con gli occhi diversi e capelli biondi ossigenati.
le mie estati e le mie giornate al mare erano allora accompagnate da queste ed altre sue canzoni come "Under Pressure", "Modern love", "Absolute beginer", canzoni di tempi diversi ma che a me arrivavano tutti assieme come appunto "live on mars", "Ziggy Sturdust", "Star man".
 
 
poi l'ho visto in due film che hanno segnato profondamente la mia scelta anche in questi campi.
il primo fu L'uomo che cadde sulla terra, un film di fantascienza che usciva dagli schemi di quelli che avevo visto fino ad allora, dove gli alieni erano sempre più o meno cattivi e cercavano di invadere la terra. per la prima volta ecco che l'alieno è il perseguitato, quello che viene distrutto e stritolato dagli insensibili ingranaggi governativi e che perde la sua possibilità di tornare a quella casa da cui era venuto solo per chiedere aiuto.
fu uno shock che mi portò alle lacrime ed al ribaltamento della mia visione del mondo, non più come un posto in cui il nemico era sconosciuto, ma un posto in cui il nemico era l'istituzione, la cieca obbedienza alla legge senza la mediazione del cuore, la reazione delle masse cieche e mute di fronte all'imposizione. non dico che questo film fu quello che mi portò a pensare che ci doveva essere sempre la comprensione e l'accettazione della diversità alla base dei rapporti umani, ma sicuramente fu una delle pietre che hanno creato quella strada su cui ho continuato a procedere.
e forse anche per questo e per quella sua esposta bisessualità ho sempre pensato che anche la mia non fosse in fondo una cosa così sbagliata.
il secondo film che per me fu una rivelazione fu Labirinth, in cui lui interpreta il re dei Goblin.
in questo caso la rivelazione fu di sicura minore entità ma comunque importante. mi portò a comprendere come dietro ad un racconto fantasy, o un film come in questo caso, si possa nascondere qualcosa di molto più profondo e importante, come un disagio mentale.
 
la sua musica come ho detto ha accompagnato tutta la mia vita, anche quando ha toccato musicalità a me non troppo congeniali.
ricordo il suo concerto in Italia, lo spider glass tour. ricordo quanto avrei voluto poterci andare per vederlo finalmente dal vivo, per poter ascoltare la sua voce così particolare ed apprezzare le peculiarità interpretative sul palco di cui tanto mi avevano parlato.
come molte cose nella mia vita rimase un sogno mai realizzato che speravo di riuscire prima o poi a soddisfare in un altro suo tour, magari quello che avrebbe dovuto presentare il suo nuovo disco, dopo dieci anni di silenzio.
ed invece, ancora una volta il destino mi ha negato questa gioia, e mi ha privato di una delle stelle del mio personalissimo firmamento, che più passa il tempo, e più diviene buio.
nonostante non si vergognasse del tempo e della malattia che lasciava la sua crudele impronta su di lui voglio continuare a ricordarlo come il re dei goblin di cui mi ero innamorata da giovane e che mi faceva sognare sule note di Undergownd.
mi mancherà immensamente la sua figura anche se quello che mi ha dato rimarrà per sempre assieme a me.



 
David Robert Jones aka David Bowie
 
08/01/1947 - 10/01/2016

17 Novembre giornata internazionale del Gatto Nero