mercoledì 21 gennaio 2015

ANCORA L'ANNOSA QUESTIONE DELLA PROCREAZIONE

oramai ho quasi raggiunto la metà del secolo, e non pensavo che, in questa era così illuminata come ci dicono, dovessi di nuovo trovarmi di fronte a questioni come questa. eppure eccomi qui a leggere di nuovo sulle pagine di un giornale come la scelta di non avere figli debba ancora essere discussa per determinare se si tratti di una scelta di vita o di una scelta egoistica.
mi coglie di sorpresa il fatto che ancora ci siano problemi nell'accettare che qualcuno si senta tranquillo e soddisfatto della propria vita anche senza dover per forza procreare, come se la propria funzione unica sul pianeta possa essere quella di mettere al mondo figli e tutto il resto sia un corollario di vita.
mi rifiuto di essere ancora considerata una semplice fattrice, nonostante oggi mettere al mondo figli sia più un azzardo che altro. ma comunque sia, azzardo o meno, mi rifiuto di pensare che si debba avere figli per sentirsi accettati e compresi.
la scelta di non avere figli viene considerata ancora oggi come una scelta dettata dall'egoismo, perché il decidere di concentrarsi sulla propria crescita, sulla propria evoluzione è ancora oggi considerato essere egoisti.
ma allora mettere al mondo un figlio secondo questi signori sarebbe una scelta generosa?
che ironia.
e soprattutto che ottusità.
non c'è scelta più egoistica del mettere al mondo figli, nel passato come oggi.
perché una volta i figli erano considerati forza lavoro, braccia che si univano a quelle dei genitori per produrre cibo da portare a casa, mentre oggi un figlio è spesso un mezzo. un mezzo per sentirsi accettati, un mezzo per perpetuare se stessi nel futuro, un mezzo per realizzare ciò che non si è riusciti a realizzare nella propria vita, un mezzo per fare ciò che a noi era stato vietato.
quando non viene considerato un mezzo per mantenere un matrimonio in piedi, o per ricattare un coniuge, o solo un qualcosa da vendere al miglior offerente.
cosa c'è di più egoistico di questo?
ed invece chi come me sceglie di non mettere al mondo un figlio su cui scaricare le proprie frustrazioni, i propri disagi, le proprie aspettative, viene considerato egoista.
un figlio, se fosse,  oggi come oggi lo potrei volere solo per lasciargli quello che nella mia vita ho raccolto, per far si che quello che mi rappresenta non vada disperso nel mondo, o buttato. ma anche in questo caso non sarebbe che un mezzo, una specie di custode del mio personale tesoro.
la mia scelta di non avere figli ha molte diverse radici, ed una sola decisione finale, ed è anche possibile che ci sia una parte di egoismo in questo. ma sono altresì convinta che ci sia molta generosità nella mia scelta, perché non voglio ne ho mai voluto che sulle spalle di una vita futura pesino le mie personali frustrazioni, i miei desideri irrealizzati, i miei tanti e diversi problemi esistenziali e fisici.
e soprattutto sono cosciente delle difficoltà di crescere un figlio, bene, in un mondo come il nostro in cui crescere bene è sempre più difficili e costoso.
mettere un figlio al mondo oggi è un impegno su così tanti diversi piani che equivale a chiudere la propria vita per prepararsi a viverne un'altra completamente differente.
perché un figlio deve essere assistito al meglio.
quindi si deve poter mantenere le sue aspettative al meglio. e non sto parlando del vestitino alla moda o dello zainetto fico.
sto parlando del fatto che un figlio ha bisogno fin da subito delle cose più banali, come i pannolini che costano, del latte in polvere se non posso allattarlo, che costa, del medico, dei medicinali, di un dentista, di un podologo se comincerà a camminare con i piedini storti, di un ortopedico, di abbigliamento che ne segua la continua crescita, di materiale scolastico, di visite mediche costanti e scadenzate, di seguire corsi di ginnastica di vario tipo per aiutarne una corretta crescita fisica di asili, di alimentazione giusta e sana, il più possibile controllata, poi di scuole di scarpe adatte, di abbigliamento sempre più adulto, insomma solo analizzando la parte monetaria, un figlio ha bisogno che un genitore sia in grado di soddisfare i suoi bisogno primari e che lo possa fare sempre e di continuo perché un figlio continuerà a crescere e ad aver bisogno di assistenza per almeno 20/30 anni della vita del genitore.
se poi si parla del dispendio di tempo e di impegno siamo bel al di là di qualsiasi impegno personale possibile. perché ad un figlio non puoi dedicare il fine settimana, ne solo un paio di ore la sera. un figlio non lo puoi spegnere quando ti sei stancato o mettere in pausa se hai da fare.
un figlio è, e deve essere, il tuo unico pensiero e la tua prima idea, il tuo unico chiodo fisso per 24 ore al giorno, e non ci sono giochi o interessi che tengano, ne impegni, e non dovrebbe esserci nemmeno lavoro che possa distrarti dai suoi desideri e bisogni.
devi prendere la tua vita intera, e buttarla via per riscriverla completamente attorno a quel fagottino che hai messo al mondo e lo devi fare perché se fai un figlio è questo che devi fare e basta.
non puoi scegliere di fare un figlio e poi dedicarti a te tesso ed hai tuoi  desideri, perché questi devono essere secondari. devono. altrimenti non dovevi fare un figlio.
è per questo che io so di aver fatto una scelta oculata ed in fondo, non generosa ma sicuramente non egoistica.
io ho una vita difficile da portare avanti, in cui i miei spazi hanno necessità di esistere. voglio potermi dedicare a me stessa come voglio potermi dedicare al mio compagno con eguale trasporto e dedizione. voglio potermi sentire in equilibrio con me stessa ed è un percorso che richiede energie e tempo, e che devo fare. voglio anche potermi godere una vita che ho cominciato a vivere solo tardi e che mi spetta e che voglio. e sono tutte cose che non potrei fare con un figlio perché un figlio ha diritto a tutto ciò che prima ho elencato.
io ho scelto di non avere un figlio perché sapevo che non avrei potuto fare quello che volevo della mia vita se avessi avuto un figlio. non ho voluto un figlio perché sapevo che non volevo vivere la mia vita in funzione di un figlio ma la volevo vivere in funzione di me stessa e del mio compagno.
non mi sento insoddisfatta ne incompleta, perché grazie alla mia dedizione ed al lavoro che ho fatto negli anni ho ottenuto una vita piena e soddisfacente che è una vita mia. e non mi pento della mia scelta perché non ci si può pentire, sarebbe come pentirsi di non aver vissuto la vita di qualcun altro. sono felice per coloro che volendo un figlio lo hanno ottenuto ed hanno plasmato le loro vite in funzione di quello, ma ho anche visto come quello che erano è scomparso in funzione di una nuova vita che hanno abbracciato e che ora è la loro vita. è una scelta che hanno fatto, di cui sono felici, e di cui io sono felice per loro. ma si deve accettare il fatto che ora è come se ora fossero persone diverse a cui si può decidere se rimanere attaccati ed affezionati o no.
io sono felice di essere sempre loro amica, ma è come se avessi fatto nuove amicizie, differenti da quelle che avevo prima, perché ora sono genitori.
considero al loro vita completa per loro come la mia è completa per me. e mi sento felice per loro per la loro scelta come sono felice per la mia scelta.

Nessun commento:

17 Novembre giornata internazionale del Gatto Nero