lunedì 17 febbraio 2014

AMICI MICI festa del 17 febbraio

oggi è il giorno dedicato al gatto, animale che oramai nelle case di tutto il mondo ha eguagliato il numero dei cani come animale da compagnia.
è certamente il compagno migliore per chi ha bisogno di assentarsi da casa, per lavoro e comunque preferisce una animale che sia indipendente ma affettuoso, che abbia un suo carattere e che decida da se quello che vuole o non vuole fare.
rispetto ad un cane è sicuramente meno ubbidiente, anche se non è vero che non si possa addestrare, anzi, con il tempo, la pazienza e la dolcezza, impara ad obbedire agli ordini ed a comportarsi secondo dei dettami che impone il padrone.
non si deve dare credito a vecchie dicerie che dicono come il gatto sia anaffettivo e più legato al luogo che alla persona. sono luoghi comuni da sfatare assolutamente.
chiedete a chiunque abbia un gatto e vi potrà dire l'infinito affetto che riescono a trasmettere questi animali, la grande empatia che riescono a creare con il loro umano, al punto di rendersi conto, prima di lui, di un suo problema di salute. senza la loro vicinanza ed il loro affetto io stessa non avrei potuto andare avanti in momenti particolari della mia vita, quando sono rimasta sola, isolata dai miei affetti per problemi di lontananza. sono animali molto sociali, se vogliono, ma nello stesso tempo amano la loro indipendenza e sono contenti di rimanere distanti da noi (tipo sull'armadio) a guardarci mentre ci aggiriamo per casa, seguendo ogni nostra mossa con lo sguardo acuto che li caratterizza, contenti della loro supposta invisibilità.
io ho avuto sia cani che gatti ed ambe due hanno sempre ricambiato in maniera più che intensa il mio affetto, senza chiedere nulla di più che cibo ed attenzioni e donandomi infiniti momenti di gioia e divertimento. devo ammettere, comunque,  che non avendo il tempo di portare fuori a passeggio  il mio compagno animale il gatto è sempre stato la scelta migliore. e soprattutto non da solo, perché alla lunga anche il gatto si annoia. quindi come dico sempre dove ce ne sta uno ce ne stanno due. ed in due è bellissimo vedere la loro interazione e la loro vita assieme.
a questo scopo vi invito, oggi fino a domani mattina ad inviarmi le foto dei vostri amici mici perché poi sarà mio impegno
dedicare una intera pagina alla loro pubblicazione in festeggiamento di questo giorno.
e buona festa del gatto a tutti voi.

martedì 11 febbraio 2014

10 Febbraio giorno dei morti nelle Foibe.

ieri è stata la giornata della memoria dedicata ai morti delle foibe.
le foibe, per chi non lo sapesse sono spaccature nel terreno che scendono a strapiombo nel cuore delle montagne che si trovano anche nella zona montana dell'Istria.
queste aperture naturali sono state usate, alla fine della seconda guerra mondiale , per far sparire qualcosa come diecimila italiani, uccisi nei modi più barbari che mente possa concepire.
la tragedia ha origine proprio all'armistizio del 43 quando i partigiani si sentono autorizzati ad eliminare sia gli italiani che avevano abbracciato il fascismo, che quelli che semplicemente non erano comunisti. li catturano, torturano, affamano ed in fine li massacrano gettandone i cadaveri nelle foibe. la violenza poi ha un picco nella primavera del 45 quando la Jugoslavia si annette l'Istria, Gorizia e Trieste. a quel punto la distinzione tra le vittime viene meno: a finire nelle caverne montane sono fascisti, uomini di chiesa liberali, democratici, socialisti, donne e bambini. un massacro dettato dall'odio verso gli italiani che Tito vuole eliminare facendo una purga etnica, in modo da liberare la Jugoslavia da italiani e non comunisti.
la gente rastrellata in queste tremende ore, dopo aver subito angherie e torture di ogni genere, veniva condotta fino nei pressi della foiba, quindi veniva legata prima mani e piedi, poi tutti assieme in grappoli lunghi, con fil di ferro che era passato sui polsi e stretto con le pinze.
gli aguzzini si divertivano spesso a sparare ai primi della cordata con una sventagliata di mitra aspettando che rotolassero giù nella foiba trascinando con se gli altri malcapitati ancora vivi. chi non moriva immediatamente per le pallottole o per il volo di almeno 100/200 metri moriva lentamente agonizzando per le ferite subite nel rimbalzare sulle pareti aguzze della foiba.
quando nel 47 viene ratificato il trattato che  attribuisce in via definitiva alla Jugoslavia l'Istria e la Dalmazia la situazione precipita:
trecentocinquantamila persone tra uomini, donne e bambini, si vedono trasformati in esuli per fuggire dalla dominazione titina e soprattutto per non rischiare di essere uccisi. quello che stupisce, anche se nemmeno tanto, è che in Italia i fratelli in fuga non vengono certo accolti con benevolenza, dato che fuggono da un paese comunista in cui il sogno del socialismo russo viene reso reale.
e questa vicinanza con Tito e la sua ideologia comunista spingerà anche a sotterrare nella memoria il dramma degli infoibati, facendo si che quel che è successo scivolasse lentamente nel dimenticatoio.
purtroppo non è solo il PCI che tentò di cancellare il ricordo di quel massacro, per chiari motivi ideologici; anche la Democrazia cristiana, comportandosi come se i cittadini dalmati ed istriani fossero di tipo B, non approfondì la conoscenza di quella piega buia del passato che lentamente finì per essere ricordato solo dai sopravvissuti, come Graziano Udovisi, unica vittima riuscita a strisciare fuori da una foiba ed a sopravvivere.
da parte loro i neofascisti non ci tennero ad attirare l'attenzione in un periodo di lenta ricomparsa malvista, specie sapendo che nel periodo dal 43 al 47 l'Istria e la Dalmazia erano praticamente state annesse al terzo Reich tedesco.
questi avvenimenti vennero lasciati nell'oblio e dimenticati per quasi cinquant'anni, un periodo lunghissimo che rischia di far scomparire anche chi ha memoria degli avvenimenti, anche se non ha il coraggio di farsi avanti.
e quando finalmente questa immane vergogna venne alla luce non si riusciva a credere che tante vite erano state spente in quelle buche nel terreno.
a questo scopo è stato istituito il giorno della memoria: per ricordare come non solo la destra fu da reputare come portatrice di morte e distruzione. i comunisti, nel momento in cui la guerra finì, (e va ricordato che i partigiani  non furono solo gli iscritti al partito comunista ma c'erano anche molti rappresentanti della democrazia cristiana e dei socialisti) si scatenarono in un'orgia di epurazione che travolse sia i filofascisti ed i fascisti, sia coloro che in qualche modo erano degli intoppi nell'ottica di una nazione completamente comunista, come i preti di campagna, i contadini che vennero considerati grandi possidenti e quindi nemici del popolo. 
le foibe purtroppo furono una pagina oscura e tremenda, che riporta alla luce la scomparsa di migliaia di persone, ma quanti furono quelli che, in territorio italiano e soprattutto nella zona della pianura padana, furono fatti sparire in maniera silenziosa, o uccisi in maniera plateale per dare un esempio. quanti furono i morti per interesse e per lezione che furono fatti negli anni immediatamente dopo la fine della guerra.

se una lezione deve essere presa da quella fetta di storia, dovrebbe essere che in quella guerra non ci fu nessuno pulito o santo, ci furono delle azioni tremende perpetrate sia dalla destra che dalla sinistra, morti e soprusi imposti dagli uni e dagli altri. è per questo che dobbiamo rispettare sia il giorno della memoria dell'olocausto, che ricorda la persecuzione fascista, come il giorno della memoria dedicato ai morti delle foibe che rappresenta una pagina delle più nere del comunismo.
e questo in barba ai revisionisti storici che cercano di negare l'attribuzione alla sinistra degli infoibati, o di attribuirli alla destra per mantenere l'alure candido della sinistra. ma ci sono i superstiti della persecuzione di Tito che ancora ne ricordano la violenza, ci sono i parenti sopravvissuti, i documenti tornati alla luce. tutte prove concrete che ci danno un quadro preciso.
quello che dobbiamo fare è cercare di non ricadere più in errori così tragici.

lunedì 3 febbraio 2014

TRA NATALE E CAPODANNO

eccoci di nuovo qui, alla fine di dicembre, con il Natale alle porte, il Capodanno dietro l'angolo ed un anno nuovo nuovo che aspetta solo di essere spacchettato per iniziare la sua corsa.
è una cosa indecente come corrano sempre più veloci i giorni ad un certo punto,quando ci si aggira tra i trentacinque e i quarantacinque anni: non un punto preciso, un momento qualunque in quell'arco di tempo,  ma nel momento in cui arriva senti proprio lo strappo ed il tempo comincia a scorrere frenetico.
ieri era il tuo compleanno ed oggi sei già li ad augurare a tutti un felice anno nuovo, sperando che questa volta sia vero.
io ci speravo anche l'anno scorso per la verità, ma il 2013 è riuscito ad essere anche peggio di quello passato; un insieme scucito di problemi di tutti i giorni, problemi lavorativi e problemi di salute, il tutto condito da una sana spruzzata di sfiga maledetta. 
un anno che è riuscito ad essere veloce come una freccia, e purtroppo a fare altrettanto male, sia fisicamente che spiritualmente.
un anno che ha esaurito ancora un po quel residuo di energie che avevo prima e che mi ha portato al limite dell'esaurimento, al limite della sopportazione, al limite.
così al limite che di fronte a me spesso vedo un baratro, e c'è solo una fune ,grossa magari, ma solo quella, che mi regge dal cadere di sotto.
se rileggo indietro ritrovo la me stessa di quando cominciai questo blog e mi sembra che tutti i passi avanti, tutto quello che ero riuscita a fare da allora, sia sparito, ingoiato dal quel vuoto spazio, e sono di nuovo allo stesso punto se non più in bilico di allora.
il tempo passa ma a volte non fa altro che avvolgersi su e stesso, riproponendoci le stesse situazioni, le stesse problematiche e noi speriamo di aver risposte diverse, migliori, ma spesso sono le stesse risposte quelle che diamo, e sono le stesse paure quelle che incontriamo di fronte a quelle prove e dal confronto usciamo inevitabilmente sconfitti.
c'è una patina spessa di disperazione che è scesa ultimamente a coprire i miei occhi, una coltre che invece di coprirmi lascia la mia anima nuda ed esposta ad ogni attacco, indifesa e troppo ricettiva tanto che un buffetto sembra una tortura.
ed in questo momento sono tanti gli schiaffi che stanno arrivando, come se la sorte scegliesse apposta il momento peggiore per far accadere quelle cose che sa potranno farti più male.
Il lavoro che mi tradisce e mi ritrovo trattata come una palla, rotolata da un posto all'altro, senza una motivazione, senza un perché, demansionata, usata come mezzuccio per farsi i dispetti tra loro dai dirigenti, in balia delle malsane pensate di chi pare non aver niente di meglio da fare che distruggere una tranquillità raggiunta a caro prezzo.
la macchina, che è solo un mezzo, concordo, ma che è il solo mezzo che mi permette di muovermi, visto che prendere i mezzi pubblici per me è diventato troppo faticoso, specie visto che le due metro che mi sono vicinissime (ma che fortuna!!) non sono dotate ne di discese per disabili ne di ascensori per scendere al piano dei treni (che culo!!) e l'attesa del pullman a volte si protrae per più di quello che la mia schiena e le mie gambe mi concedano.
e quindi dicevo, la mia macchina, in un mese solo è già andata dal meccanico almeno quattro volte, costandomi più di mille euro, per una macchina che oramai sul mercato non vale nemmeno mille euro e che oltretutto è stata appena presa in pieno da un'altra che ha bruciato uno stop e che mi ha sbattuto in infortunio per due mesi con un bell'ematoma nella schiena che premeva sulla colonna, un incidente che per quanto riguarda la macchina mi frutterà si e no il suo valore, mentre per quanto riguarda invece il pagamento della parte fisica non si sa ancora.
la mia salute che grazie anche all'incidente ha deciso che potevo sopportare un peggioramento della problema di gambe e schiena, ma che se proprio volevo poteva occuparsi un po anche delle braccia e delle mani, così oggi ho quasi perso l'apponibilità dei pollici, cosa che mi avvicina molto di più al pianeta delle scimmie, che se dovesse giungere come predetto da tanto film, mi troverebbe pronta per la mimetizzazione, ma che al momento mi causa una serie infinita di disagi che non occupa solo il campo dello svago, impedendomi di fare i lavori di bigiotteria e di uncinetto che mi deliziavano, ma anche di fare cose elementari come afferrare saldamente un tappo e girarlo, afferrare un coltello e tagliare il pane e cose simili, senza sentire un dolore che, be diciamo che è forte va, inutile cercare parallelismi tanto se non si prova non si sa. e comunque se ora non riesco a tagliarmi una fetta di pane già da un pò faticavo a infilarmi le calze quindi devo solo abituarmi anche a questa.
il mio unico conforto è LUI, la mia pietra, la mia forza, ma anche LUI ultimamente, non per colpa sua lo so, però mi viene meno. lui che è sempre occupato con il lavoro, che parte alla mattina alle nove ed a quel punto non ha più il tempo, non dico per leggermi o per partecipare rispondendomi, ma nemmeno per chiamarmi ogni tanto, ed alla fine passo giorni interi senza sentirlo fino all'ora in cui dovrebbe uscire, quando mi telefona per dirmi che non uscirà prima di tot ore; LUI che quando arriva verso le dieci è stanco, nervoso, stressato da un lavoro che gli chiede sempre di più e lo ripaga sempre meno, al punto che son due mesi che nemmeno lo pagano;LUI che anche durante il fine settimana è oramai così stanco da non aver voglia di fare molto al di fuori che occuparsi di casa, e lo capisco, so quanto lavora e quanto lo esauriscano, capisco che alla fine abbia voglia solo di starsene in casa tranquillo, ma io avrei tanto bisogno invece di ... non so nemmeno di cosa, ma non di rimanere chiusa in casa a pulire o a far cose che amo ma che sono statiche. e non perché non mi piaccia e non ne abbia voglia anzi.
il fatto è che sto così bene in casa anche io, che alla fine ho sempre meno voglia di uscire, di vedere gente, di stare fuori dalle mie quattro mura, di uscire dal mio nido e so che quel poco di voglia che avrei ancora di farlo si sta rapidamente esaurendo, e presto non lo chiederò nemmeno più , ma a quel punto sarò io quella che dirà sempre di no e che non vorrà più affrontare il mondo oltre la soglia.
perché oramai il mondo oltre la soglia di casa è un mondo che non mi attira più, anzi che mi respinge, che mi ferisce, che mi porta dolore e sofferenza. un mondo che per un po di felicità che mi viene dagli amici che ho, mi sconvolge con la crudezza dei suoni e degli odori, con l'indifferenza e la rabbia, l'ignoranza, l'invidia. un mondo che non mi offre più nessuna soddisfazione e che mi respinge.
ed allora cosa mi rimane? mi rimane l'amore di LUI che anche se non c'è mai so che mi ama, e che vorrebbe stare con me anche se non può, e che quando torna mi avvolge con il suo caldo abbraccio e mi fa sentire meglio. ci sono quelle tre piccole pesti che sentono che sto male, come solo degli animali possono sentire e mi si stringono vicino, ignorando a volte anche i contrasti tra di loro per starmi accanto e farmi sentire tutto il loro affetto.
i miei interessi, e le mie cose sono li in casa, ad invitarmi ma spesso non ho più nemmeno la forza per loro.
però forse il nuovo anno sarà diverso no? è quello che si spera sempre. e chissà che per una volta non avvenga.
come ogni volta ho sbandato da una parte all'altra, senza riuscire a fare un discorso rettilineo, coordinato e chiaro, ma che volete, questo blog è nato oramai qualche anno fa proprio per far prendere aria al mio cervello, e quello è un casino unico, quindi non può produrre qualcosa di chiaro. per questo passiamo alle cose serie.

buon Natale, a tutti quelli che leggono perché mi seguono ed a coloro che ci sono capitati per caso. Un Natale pieno d'amore e di regali, e spero per tutti di cose belle. spero di tornare per augurare anche Buon Anno nuovo, ma non prometto nulla, dipende dalle pile.
saludos.

LA GIORNATA DELLA MEMORIA

Qualche giorno fa è stato il 27 gennaio,  giornata della memoria.
dedicata al ricordo della perdita di umanità di una parte della popolazione europea, allo scopo di sterminare e dominare l'altra parte dell'europa, e se possibile del mondo.
una giornata dedicata al ricordo della seconda guerra mondiale, in cui la nazione Tedesca, rinata dalle proprie ceneri dopo la disfatta della prima guerra, decise che non si sarebbe fermata nella sua rinascita, ma avrebbe dominato l'europa, ed in fine il mondo, e nel far questo, avrebbe prima schiacciato e distrutto, nella sua marcia attraverso le nazioni, una parte della popolazione mondiale incontrata.
questa decisione, quella di uccidere in maniera precisa e chirurgica una fetta della popolazione, è stata presa in funzione di molti diversi motivi, tra cui, non ultimo, di quello dell'interesse economico, quello della conquista territoriale, ma sopra tutti gli altri si riconosce quello del razzismo.
La mia intenzione è di non cadere in un errore che si fa spesso in questi giorni, quello di dire che chi ha sofferto soprattutto, durante quella guerra, sono stati gli ebrei.
lungi da me l'idea che loro non abbiano sofferto, non potrei mai dire una cosa del genere, ma non furono gli unici a soffrire. 
in quelle giornate oscure, in quei campi di lavoro maledetti, le cui porte si aprivano al motto "il lavoro rende liberi" e le cui fauci hanno ingoiato migliaia di persone, sono scomparsi anche zingari, politici avversi tedeschi, polacchi e slavi,  omosessuali e malati di mente, gente che aveva anche solo provato ad opporsi sia con idee che con gesti. milioni di persone inviate in campi di concentramento assieme a donne e bambini, tutti destinati, quando fortunati, ad una morte rapida, quando sfortunati ad una lenta e lunga agonia.
queste genti, che avevano assunto un ruolo nel mondo prima dell'olocausto, che avevano parenti, amici, lavori e scopi, desideri e speranze, sono stati presi ed eradicati dalle loro vite, sono stati riuniti come animali, denudati dei loro vestiti, spogliati della loro dignità umana, e ridotti a poco più che larve in cui l'unico istinto ancora presente era quello di sopravvivere.
sono stati usati per i lavori più abbietti, per gli studi più ripugnanti, per soddisfare le voglie più bieche, o, alla fine, lasciati morire nella tragedia dell'inedia, nell'attesa della morte.
a quelle persone è stata tolta qualsiasi speranza potesse illuminargli l'anima, qualsiasi memoria potesse ricordare loro l'umanità che avevano, qualsiasi sentimento che ne facesse qualcosa si più che bestie.
i bambini sono stati strappati da seni materni ed usati per esperimenti medici, le donne sono state stuprate ed usate, una volta private dell'abbraccio e degli affetto dei cari. capelli tagliati sono stati usati per riempire materassi, denti d'oro sono stati estratti a forza dai cadaveri per recuperarne il valore, pelli umane sono state tolte e conciate per poterne fare paralumi o copertine di libri.

ed alla fine di tutto questo, nonostante tutto quello che ho scritto, penso che oggi non ci si debba concentrare su chi non c'è più. ricordare e' importante, ma oggi ci sono cose più preoccupanti da mettere in primo piano. quello che dobbiamo ricordare è che le genti di una normale nazione, che viveva delle vite normali, si sono ritrovati improvvisamente sommersi di debiti, di problemi, di paura per il proprio futuro; gente il cui animo era torturato dal futuro dei propri figli, gente arrabbiata, depressa umiliata, abbattuta dalla mancanza di speranza, di lavoro, di futuro, gente in cui la fame di futuro era talmente devastante da risultare assordante.
di fronte a questa gente un giorno si presentò qualcuno che seppe dissipare le loro paure, mostrare un futuro possibile, una possibilità per i loro figli, una speranza. e per quella speranza, promessa, per quella rivalsa verso un destino contrario furono pronti a marciare sul corpo degli altri, furono pronti sterminare chiunque gli venisse ordinato, perché la parola di chi aveva dato loro una parvenza di sicurezza, era sacra e non discutibile.
uomini, donne e bambini, anche in questo caso, questa volta ammaliati dalle parole di  pazzo esaltato che vedeva un futuro glorioso per una immaginaria razza superiore, a cui lui non apparteneva non rientrando nei canoni da lui dettati, ma questo sembrava non creare problemi a nessuno; un pazzo per cui milioni di esseri umani furono disposti a qualunque cosa, anche ad abbandonare i normali istinti umani, come compassione, amore, empatia, pietà, trasformandosi in carcerieri, in spietati esecutori che non si posero dubbi, non fecero domande, pronti ad eseguire le peggiori nefandezze in nome di un bene superiore, e questo bene superiore non era Dio ma il Furher.

questi aguzzini hanno spento la propria umanità nella stessa misura in cui l'hanno strappata ai loro prigionieri.
ed oggi noi guardiamo a quel passato e dobbiamo cercare di capire bene la lezione: perché viviamo in una nazione normale, siamo gente che vive delle vite normali, che  si è ritrovata improvvisamente sommersa di debiti, di problemi, di paura per il proprio futuro; gente il cui animo è torturato dal futuro dei propri figli, gente arrabbiata, depressa umiliata, abbattuta dalla mancanza di speranza, di lavoro, di futuro, gente in cui la fame di futuro è talmente devastante da risultare assordante.
tocca a noi ora cercare di risollevarci da questa situazione, senza che il gorgo che travolse allora la Germania possa travolgere oggi l'Italia.

17 Novembre giornata internazionale del Gatto Nero