mercoledì 30 ottobre 2013

ma la spina dorsale oggi dove stà?

alcune cose mi stupiscono sempre.
i gay ci sono sempre stati. nella storia hanno assunto i nomi più disparati e la connotazione sociologica più disparata, dagli alievi prediletti del periodo greco e romano in cui erano considerati coloro che avrebbero aprreso il sapere dei loro maestri, ed unici depositari del vero amore perchè un uomo poteva amare carnalmente una donna ma solo con un altro uomo avrebbe trovato l'amore intellettuale e spirituale; al medioevo in cui sono stati perseguitati perchè il gesto della sodomia è inviso a Dio in quanto è contronatura e soprattuto è sprecare il seme che invece deve essere usato solo per dare frutto.
nei giorni della mia infanzia erano una condanna societaria che se ti capitava in famiglia cercavi di ignorare: froci, checche, femminielli, invertiti, culi, erano il marchio di infamia di una famiglia che si ritrovava additata alla stregua di asassini o di pervertiti.
oggi invece, anche se in maniera ancora piuttosto nebulosa e con qualche ricaduta nell'oltransismo omofobo, l'omossessualità è quasi ovunque accettata e considerata ne più e ne meno di qualunque altra forma di amore tra due persone. io personalmente penso che se una persona trova la felicità, la comprensione, l'amore in un'altra non importa di che sesso sia.
ma non è questa la questione in dibattito.
come dicevo prima nella mai infanzia e giovinezza un frocio, scusate ma allora si additavano così anche a scuola, era un reietto, lo si derideva, lo si usava per scherzi pesanti e per improperi pubblici, e poteva avere una sua minima rivalsa sociale solo se primeggiava in qualche campo. a Grosseto dove sono cresciuta, era famoso "quel frocio dell'Amerini" perchè era considerato un grande nome del
mondo della pittura e quindi il fatto che fosse palesemente gay vestendosi in maniera eccessiva e che si circondasse di suoi omologhi era tollerato e anche quasi usato come mezzo per mostrare l'apertura mentale di una città che altrimenti sarebbe stato poco più di un borgo campagnolo. ma come considerazione personale ne aveva poca più della Luisa, un povero ragazzo che per amore si era buttato dalle mura, spaccandosi la testa, con l'unico risultato di rimanere per tutta la vita ritardato e convinto di essere una ragazza, girando con improponibili vestitini e calzettoni, in ciabatte e con borsette, tutta roba che la gente di Grosseto gli regalava per buon cuore, salutandolo cordialmente per strada e facendogli i complimenti in maniera che almeno fosse felice. anzi forse la Luisa era giustificata perchè malato inguaribile.
comuque questa era la situazione degli omosessuali diciamo negli anno 60, 70 ed oltre.
questa apertura mentale, per cui una famiglia riesce a non piangere più a lutto alla scoperta di un figlio gay è cosa relativamente recente ed ancora non completamente entrata in tutte le case, ma oggi per lo più soccialmente sono accettati, vengono forse derisi, ma c'è anche una folta schiera di persone  pronte a difenderli, non vengono certo più additati per strada nemmeno quando si tengono per mano o quando si lasciano andare a fugaci effusioni. onestamente certe rappresentazioni stradali vicine all'acoppiamento che ho visto mi hanno schifato, ma devo dire la stessa cosa per coppie etero, considero una grave mancanza di rispetto verso gli altri e verso se stessi il lasciarsi andare ad effusioni spinte di fronte agli altri in pubblica piazza, se voglio vedere un filmino porno lo faccio in casa mia senza dar noia a nessun altro.
comunque, torniamo sulla riga che se no ci sono troppe cose che ci distraggono dal discorso principale che voglio fare.
quello che volevo dire è questo: perchè in un epoca in cui essere picchiati per strada era la norma, in cui gli sputi erano una manna perchè forse non sarebbero arrivati i cazzotti, in cui la derisione era sicura a palla e quindi considerata normale, in cui nessuna voce si sarebbe sollevata in loro favore, comè che in un periodo di persecuzione come erano i decenni passati gli omosessuali erano gente con le palle, che combatteva per essere accettata, che se scoperti dalla comunità comunque sopravvivevano alla propria infanzia bistrattata arrivando spesso ad una quieta vecchiaia in cui potevano comunque dire io sono rimasto coerente con quel che sono e sono sopravvissuto a quei bastardi, mentre oggi che questi ragazzi potrebbero rivolgersi agli insegnianti che li difendono, ai loro compagni ed amici che si schiererebbero in loro difesa, anche fisica se serve, in cui sono socialmente quasi appezati più degli etero tanto che ci sono ragazzi che attraversano un periodo di omosessualità più per moda che per vera spinta sessuale, comè che invece proprio oggi c'è questa incidenza di suicidi tra i giovani ed i meno giovani?
siamo proprio sicuri che sia tutto colpa del fatto che sono omosessuali e che si sentono perseguitati? non mi si venga a dire che nei tempi passati non si sapeva se si suicidava un omosessuale perchè si sentiva perseguitato. succedeva e si sapeva subito, magari non tramite informazione pubblica ma il passaparola sociale era infallibile.
 

"hai sentito che il gino si è sparato l'altro giorno?
 ma dai?!? e com'è?
 ma che un lo sai che l'era un culo? l'han pestato per strada anche du giorni prima, che faceva il porco all'angolo con quell'invertito del mauro e pare che un l'abbia presa bene bene perchè sta volta gli han spaccato i denti  sembra così faceva meglio i pompini ah ah ah e insomma s'è sparato.
 ma dai? avevo letto che gl'era di un problema di denaro e  che su padre un lo voleva più aiuta pe i debiti..
ma quali debiti che quello con le marchette tirava su più del su babbo operaio, no no il padre non  lo voleva pù vedere perchè era frocio."
 
 
questo era il tenore tipico di un discorso sul suicidio di un omosessuale nella mia giovinezza toscana, e lo si sarebbe sentito tranquillamente all'angolo della strada, senza paura di passare per uno ristretto di vedute.
eppure oggi sono tanti di più i giovani che si identificano come gay e che alla fine si suicidano per un bullismo scolastico che in confronto a quello che un qualsiasi nerd come me ha subito nella sua infanzia sembra la festa di san pancrazio. io che ero grassa e che leggevo molto ero trattata alla schiera di un cane ringhiante, ero derisa, ero presa per il culo ogni santo giorno della mia vita in cui entravo a scuola, ho addirittura ricevuto il battesimo di una cartella zeppa di libri in piena testa dal terzo piano della scuola che frequentavo, eppure non mi sono mai suicidata, magari ci ho anche pensato ma non l'ho fatto, e con me non l'hanno fatto la mia compagna di classe lunga come una giraffa, l'altra mia compagna grassa come una donna cannone, non l'ha fatto il tipo brufoloso della prina E ne il quattrocchi della quinta che andava in giro che pareva che una gallina avesse il nido sulla sua testa. non lo facevano quelli dell'agraria che chiamavamo zolle e usavamo per il lancio di bulloni, e nemmeno quelli dello scentifico che venivano salaccati di botte ogni volta che si faceva ginnastica al campo Zaoli.
insomma quello in definitiva che voglio dire è che vedo queste nuove generazioni, così deboli, incapaci di sopportare alcunchè si opponga alla loro strada, come se la fragilità che hanno dentro fosse diventata un cristallo esposto invece che un uovo custodito nel proprio interno. è come se non avessero ricevuto suffichente forza nella loro infanzia, che li possa aiutare ad affrontare il mondo, e questo li porta ad essere infranti al primo scontro che hanno.
ma il mondo è cattivo.
è cattivo per tutti ed è per questo che le famiglie ci devono preparare ad affrontare la giungla che c'è fuori dandoci la sicurezza dentro.
quello che appare ai miei occhi, invece, è una schiera di giovani a cui manca un cuscino di atterraggio dietro la schiena, come se non sapessero che comunque vada c'è un porto sicuro. e il porto sicuro non lo dà il genitore che scusa ogni suo capriccio. io se tornavo a casa con una nota ricevevo una strigliata tale che avrei preferito una bella sculacciata altro che prendersela con l'insegnante che non capisce, ma se qualcuno mi avesse fatto male, male veramente o mi avesse minacciato, non avrei nemmeno dovuto dirlo io a mia madre, non so come facesse ma sapeva sempre quello che mi succedeva durante la giornata, perchè lei sarebbe stata li per me, a consolarmi se ce ne fosse stato bisogno, a spronarmi in ogni caso, a darmi sicurezza. e di fronte al bullismo allora eri spinto a dimostrare che tu eri più intelligente e forte di quei deficenti che non avevano nulla di meglio da fare che prenderti in giro. eri spinto a rispondere, a resistere, a farti le ossa.
sapevo che in famiglia c'erano delle regole da rispettare, regole ferree che non avevano momenti di dimenticanza, ma sapevo anche che qualunque cosa avessi fatto, detto o pensato la mia famiglia, se avevo ragione, mi avrebbe supportato altrimenti mi avrebbe spiegato in cosa sbagliavo e mi avrebbe aiutato ad andare avanti: comunque mi avrebbe acettato per quella che ero.
forse è proprio per questo che io ho potuto superare tante difficoltà nella mia giovinezza e che oggi tanti giovani invece non ci riescono: non sentono di essere supportati a sufficenza ed appoggiati nelle loro scelte, non giustificati in ogni errore ma spinti verso il miglioramento.
ma qui si dovrebbe aprire un altro capitolo su come si devono educare i figli, ci vorrebbe ben più di un post, e mi spiace dirlo, ma io che non ho figli sono sicura di saperne molto di più di alcune che conosco e che i figli ce li hanno ma non sanno proprio educarli.
e qui chiudo.

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