martedì 15 novembre 2011

o quello che dico io o la fame.

mi sono veramente stufata, di sentire continuamente sbandierato ai quattro venti che i giovani non trovano lavoro.

i giovani non trovano "IL" lavoro che vogliono loro, proprio quello, quello per cui hanno magari studiato e preso il famoso pezzo di carta. cerchiamo allora di essere precisi, per favore.

perché in Italia, ci sono lavori artigianali che vanno scomparendo, aziende e fabbriche che vedono i loro annunci di ricerca personale andare inascoltati o che assumono extra comunitari perché gente italiana a fare quei lavori non ci va.

se veramente i giovani cercassero lavoro lo troverebbero.

vedete, chi vi parla ha un bel lavoro comodo in un ufficio, e prima di questo aveva un altrettanto comodo lavoro in sala operatoria, con stipendio fisso, contratto indeterminato, ferie e malattie pagate.

ma prima di tutto questo ho fatto praticamente qualunque cosa mi sia passata sottomano: ho fatto la lavapiatti, ho piegato lenzuola bagnate in una lavanderia industriale, ho caricato lavatrici in una lavanderia stireria, ho fatto pizze in una pizzeria infima di Roma, ho venduto gioielleria porta a porta, ho lavorato al mercato in vari posti, ho addirittura costruito gli stand alla fiera di Roma io e 500 operai maschi.

ha anche fatto la badante, punture a domicilia, e qualunque cosa mi sia stata offerta.

non mi sono mai tirata indietro di fronte a nessuna fatica, non mi nascondevo dietro al mio pezzo di carta che mi avrebbe dovuto assicurare il posto fisso, nemmeno quando mi sono quasi spezzata un ginocchio facendo la bagnina in una delle estati più brutte e tempestose della mia vita.

dite che quello era un'altro periodo? ma conosco anche oggi gente che fa lo stesso, che si accontenta di qualunque lavoro gli venga offerto nell'attesa che il posto per cui ha studiato tanto si presenti.

certo, se aspetti che la pappa ti venga servita pronta, calda e magari anche imboccata, la vita è veramente troppo facile.

sono d'accordo che l'aver studiato tanto possa far sperare di ottenere qualcosa di più dalla vita ma poi non ci si va a lamentare in piazza perché sono anni che non si lavora, perché se si vuole si lavora, magari solo per sopravvivere, magari un lavoro che fa anche schifo, ma si trova.

mi fanno anche più arrabbiare quelli che vanno a protestare perché è una vita che non lavorano, e poi hanno il cellulare nuovo, la macchina e mangiano tutti i giorni. chi paga? mamma e papà? allora dovrebbero essere loro che vanno in piazza e protestare perché il figlio non si è ancora trovato un lavoro per dargli una mano in casa. se invece il lavoro ce l'hai, e magari prendi lo stipendio a nero e protesti anche dovresti stare zitto, perché oltre che falso sei anche evasore fiscale.

ci sono un sacco di lavori umili, ma che ti danno uno stipendio, e che oggi come oggi vengono ricoperti più che altro da quei giovani che poi vengono accusati di rubare il lavoro agli italiani: senegalesi, arabi, est europei.

lo vedo ogni giorno guardandomi attorno, nei reparti, dove il portantino, l'OTA, cioè quelli che puliscono per terra, si occupano dell'approvvigionamento del reparto, fanno la parte meramente di pulizia dell'ospedale, parlano sempre più spesso un italiano stentato. però lavorano, in maniera decente e rispettabile, lavorano e sono integrati, mentre i nostri giovani vanno in piazza a sventolare i loro diplomi, le loro lauree aspettando che il lavoro gli piova dal cielo.

tra di loro conosco almeno un dottore, ed una professoressa di lettere del loro paese che si è tranquillamente piegata a fare un umile lavoro per poter portare a casa ogni mese uno stipendio. non è ne un vergogna ne un peccato, è una bella cosa che ci sia ancora chi si rende conto che il lavoro non è un diritto di tutti, nel senso che te lo devono dare per forza proprio come lo vuoi tu, è un diritto per tutti perché tutti hanno diritto di lavorare, di qualsiasi lavoro si tratti.

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