mercoledì 28 settembre 2011

Amara terra nostra

siamo alle solite. sono quasi annoiata da me stessa ma che devo fare, quello che vedo mi fa arrabbiare e quello che mi fa arrabbiare da qualche parte lo devo pur dire no? in fondo questo blog è nato proprio per raccogliere i miei pensieri.
oggi sono andata con i miei sacchetti di sporcizia differenziata ai cassonetti, e mi sono trovata di fronte al solito, desolante, spettacolo. il cassonetto del vetro e metallo traboccante di sacchetti ricolmi, il che farebbe imbestialire solo contro la raccolta che avviene troppo di rado, ma anche di libri vecchi e un ombrello sporgente come una bandiera al degrado.
i cassonetti della indifferenziata aperti come bocche sul fetore, semivuoti, ed il loro contenuto estratto a forza dai soliti zingari che muniti di gancio si dilettano ad estrarre tutto il contenuto del cassonetto, squarciando i sacchetti e lasciando il loro contenuto ammucchiato li per terra, a spargere il loro sporco che qualcun altro aveva sparso ovunque. non mi palate del fatto che dicendo questo sembro razzista: se il fatto di vedere quasi giornalmente quelle donne
con i gonnelloni e le trecce lunghe, un odore che non c'entra nulla con la razza, ma solo con la mancanza di pulizia, visto che puzzano esattamente come il barbone che dorme di fronte alla cardio da anni, ed è un italiano doc, se questo fatto, legato al loro lavoro di svuotamento dei cassonetti mentre i loro pargoli pascolano in mezzo a quella stessa immondizia, be allora forse sono un po razzista.

è una cosa disgustosa dover camminare in mezzo a quella piccola discarica senza che ci sia un solo maledetto vigile quando lo si cerca. e non venitemi a dire perché non gli dici qualcosa tu. io sono un donna, cammino anche male, e loro non sono mai soli, si muovono in gruppi di tre o quattro, basta guardarsi attorno per vederne una ferma tra le macchine poco più in la che chiede

l'elemosina ed un altro che stà raccattando la frutta al mercato.
va be, non stavamo parlando di loro ma del fatto che, anche per loro questa città è una discarica a cielo aperto: il cassonetto della carta è l'ultimo e da li spuntano sacchetti di plastica piena di giornali: è così difficile capire che non si deve buttare la carta e la plastica assieme? così difficile mettere via i sacchetti di carta che ci vengono dati quando si fa la spesa o shopping per poi usarli per metterci la carta in casa?
mia madre sostene che "voi a Roma vivete nella sporcizia" e a volte purtroppo mi sento di darle ragione. quando mi capita di andare da lei o di andare a Milano, Brescia i cassonetti sono pulii, svuotati con regolarità, non parliamo del paesino dove vive lei, che essendo piccolo ha la raccolta differenziata porta a porta e non ha quasi più cassonetti in giro per la città, solo nella piazza centrale per i turisti.
perché lassù si e qui no? perché non riusciamo ad impegnarci in una cosa così semplice come la raccolta differenziata? ho sentito le scuse più differenti: non so dove mettere i sacchetti, mi puzzano in casa, è una scocciatura, mica posso perderci tutto quel tempo...
ma non lo si fa anche per noi stessi in fondo? e se si hanno dei figli non lo si fa anche per loro? io non ne ho, ma faccio la raccolta differenziata da anni, compreso l'umido che qui era raccolto solo vicino al mercato, prima. e ho una casa piccolina. ma basta organizzarsi: all'ingresso ho il sacchetto di carta della carta, messo in un angolo ed in cucina l'umido e l'indifferenziata. alla porta della cucina è appesa la sacca della plastica metallo e del vetro che lavo in modo che non puzzi.
eppure non mi sento certo brava per questo o particolarmente impegnata.
è solo che è la giusta cosa da fare.

giovedì 22 settembre 2011

pensieri febbricitanti

stesa qui, nel mio letto di dolore, acciaccata dalla prima influenza stagionale, coccolata dall'affetto, vagamente umidiccio dei miei gatti, ho il tempo, tra un pisolino e l'altro, di dedicarmi alla visione di programmi che di solito snobbo, anche se solo tra uno zapping e l'altro.
di solito quei programmi mattutini sono assolutamente insopportabili ma oggi parlavano di libri, e quindi mi sono soffermata ad ascoltare, incuriosita, ed un po indispettita.
una signora, di una certa età, impiegata ad un livello certo molto alto nell'editoria, stava parlando del suo nuovo libro, dedicato alla cucina, ed esponeva il suo contenuto come una sorta di rivelazione: si può cucinare con i resti del giorno prima!
per chi come me, non solo cucina da una vita ma nel proprio blog ha addirittura una parte dedicata appositamente al riciclo culinario (i post di Nonna Riciclina) questo è quasi un affronto. specie se scritto da una persona che ammette senza mezze misure di occuparsi anche di rado della cucina.
mi è sembrato così banale, e così inutile sia come libro che come presentazione da essere stupita del fatto che una casa editrice si sia impegnata nella pubblivazione di una simile banalità, anche se in questo il fatto che la scrittrice fosse anche un pezzo grosso della stessa casa forse indica il motivo della pubblicazione.
però questo, unito a programmi come quello inglese in cui viene spinto il ministero del buon mangiare in una Inghilterra oramai votata al junk food, mi fa sorgere una domanda: ma è possibile che oramai la gente abbia la cucina come semplice punto di riscaldamento per cibi precotti?
possibile che non ci sia più il vecchio amore per la cucina? anche io ogni tanto cedo alle lusinghe del MacDonald, o alla pizza del pizzaiolo al taglio all'angolo, però il più delle volte sono io che mi affanno attorno ai fornelli per produrre qualcosa che non sia solo nutrimento ma anche gioia per il palato e gli occhi miei e del mio compagno, o di chi divide con noi il pasto.
io voglio essere convinta del contrario, voglio credere che la gente ancora ami la buona cucina, il piacere di costruire ingrediente per ingrediente un buon pasto, magari non sempre vista la vita frenetica a cui siamo costretti, ma almeno una volta o due alla settimana si.
almeno lo spero. è anche per questo che ogni tanto suggerisco le mie ricette, perché sono convinta che si sia gente che leggendo la ricetta venga invogliata a provarla e magari a rielaborarla a suo piacere.
almeno lo spero.

venerdì 16 settembre 2011

di nuovo

corro da una vita. continuo a correre, più o meno forte, scappo, da sempre inseguita.

c'è stato un momento in cui, fino a qualche tempo fa, in cui speravo di averlo distanziato, di essere lontana dalla sua minaccia, quasi al sicuro. e per illudemi della cosa, ho continuato a camminare senza guardarmi indietro, senza voler vedere.

ci sono stati ostacoli, problemi sempre più grossi, ma ho continuato a camminare senza voler vedere, perchè se non guardi non esiste. se tu non lo vedi lui non vede te.

poi mi sono guardata alle spalle.

era proprio li, dietro di me, quel grande vuoto, quella nera macchia che assorbe tutto, che macina energie, voglia di vivere, che tritura ogni cosa al suo passaggio, quel buco nero che con la sua infinita gravità ruba tutto e nulla ti lascia.

dovrei ricominciare a correre.

però mi stò domandando se ne ho ancora le forze, se ho di nuovo l'energia di scappare da quella forza, se sono di nuovo abbastanza forte, abbastanza...

non lo so.

corro di nuovo, quello si, e corro perchè so che c'è chi vuole che corra. so che c'è chi ha bisogno che io resista, che non mi lasci andare.

ma ci sono dei momenti che io non so se ho ancora nemmeno la voglia di scappare.

sono così stanca.

lunedì 12 settembre 2011

a volte ringraziare è dìobbligo

ci sono giorni in cui vorresti gridare al mondo tutti i tuoi problemi, tutti i tuoi crucci, tutte le tue magagne ma in cui stai zitto perché sai che alla fine anche gli altri hanno i propri problemi e quindi sentire anche te che ti lamenti non è il massimo della vita. poi ti accorgi che c'è sempre qualcuno che presta attenzione ed orecchio ai tuoi sospiri e che si accorge quando un respiro profondo è di sollievo, ed un ansito è di dolore.


queste persone sono gli amici.



si, ci sono anche i familiari, coloro che ti amano e ti stanno accanto ma è più scontato che il tuo compagno, tua madre, i tuoi parenti cerchino di prestare attenzione ai tuoi bisogni, come del resto cerchi di fare tu con loro. meno scontato è che persone che ti vogliono bene ma che hanno già una loro famiglia e dei loro problemi ti siano accanto e ti seguano come fossi anche tu parte della loro famiglia.



io in questo sono molto, molto fortunata, perché accanto a me, ho degli amici che valgono oro per quanto pesano ( ed alcuni valgono moolto :-)))


ci sono amici che mi hanno ricordato che nonostante i miei problemi, nonostante quanto a volte io mi senta inutile e senza valore, come un pacco rovinato, ebbene per loro sono sempre importante, ho sempre un valore.


questo mi commuove e mi riempie di gioia e di sorpresa.


spesso mi chiedo quale valore vedano in me gli altri per reputare importante starmi accanto nonostante tutto.


ma comunque per questo io sono grata, a tutti loro, sia quelli che mi dicono a parole il loro affetto, sia quelli che lo fanno con piccoli gesti, con piccole attenzioni quando ci si incontra.


sono grata a tutti loro perché mi spingono ad andare avanti anche quando vorrei tanto accosciarmi in un angolino e restare li, facendomi scorrere il resto della vita addosso e sperando solo in nessun peggioramento.


invece continuo ad andare avanti, un passo dopo l'altro, per LUI chi mi sta sempre vicino, per l'orso STE, che magari non vedo per settimane ma che se ho bisogno è li, per i genitori del polpetto che mi sono vicini e mi capiscono più di quanto possano altri, per il cura matti e la bionda, per il matematico e la signora di Vodafone, il gatto emigrato ed il mago del lago. e tanti altri amici, che so mi sono accanto e mi sostengono anche se non parlano.



vi voglio bene a tutti e mi mancate sempre quando non ci si vede, sappiatelo.

lunedì 5 settembre 2011

ho voglia di piangermi un poco addosso.



sapete quando a qualcuno si dice " ti scorre l'acqua nelle vene" ?



è un modo di dire che si rivolge a volte a chi ha sempre freddo, anche quando fa caldo, o non ha il fisico per fare qualcosa che sembra di una facilità estrema.


non sapevo quanto potesse essere vera come affermazione anche se i riferimenti sono sbagliati, ve lo posso assicurare.


questa estate mi sentivo sempre stanca e non reggevo nemmeno il semolino, intendendo dire che bastava spazzare il pavimento per sentirmi stanca morta.



ho deciso quindi di farmi le analisi del sangue, ed è venuto fuori che al momento ho una emoglobina di 8.4.



Per chi non sapesse di cosa parlo l'ematocrito è la percentuale di elementi corpuscolati presente nel sangue (globuli rossi, globuli bianchi e piastrine), mentre l'emoglobina L'emoglobina è la proteina che trasporta l'ossigeno dai polmoni ai tessuti ed è contenuta nei globuli rossi, quindi, detto in parole povere è il conto dei globuli rossi.


per stare nella norma in una donna dovrebbe aggirarsi tra il 12 ed il 16 con piccole variazioni in basso dovute al ciclo e ad altri eventi legati al sesso.



praticamente in questo momento mi scorre l'acqua ( in realtà plasma e parte liquida del sangue) nelle vene.


non è una bella sensazione.



mi gira la testa, mi batte a duemila il cuore ogni volta che faccio uno sforzo anche stupido, fatico a mettere a fuoco gli occhi e mi sento sempre costantemente spossata come se fossi sull'orlo di uno svenimento.


però non ho freddo, anzi. se mi muovo leggermente più del minimo sudo copiosamente come se il mio corpo producesse calore in abbondanza per sopperire a questa mancanza che ho nel sangue.


in realtà la mancanza è di ferro, e conseguentemente di emoglobina che trasporta il ferro.


sto prendendo il ferro per bocca e sto affrontando una fatica immane per riuscire ad avere anche la dose via flebo. non è facile riuscire ad entrare nel meccanismo delle visite, e sono riuscita ad ottenere un appuntamento solo per il 15 di settembre. fino ad allora continuo così sperando di non ritrovarmi lunga e distesa da qualche parte. e comunque sarà solo una visita, chissà quando mi faranno una terapia di qualche tipo.



santi numi che noia che mi faccio.



dopo le ultime visite si può tirare le somme di questo catorcio.


a parte l'Ehlers–Danlos, anzi per sua conseguenza, ho l'epicondilite ad ambo i gomiti, due ernie al tratto cervicale, sospette due ernie al tratto lombare, scivolamenti vari delle vertebre, le anche a scatto, il movimento delle spalle ridotto al punto che non ho l'apertura che superi il 90°, la perdita della presa sottile nelle mani, per cui piccoli lavori diventano più complessi, ridotta mobilità delle mani e dei polsi, infiammazione acuta dell'articolazione dei pollici, sospetta presenza di speroni ossei in ambo i piedi, anche se il destro come sempre predomina.



bello spettacolo.



in tutto a 46 anni.



dovrei buttarmi via, perché veramente sono un peso e basta.





domenica 4 settembre 2011

un vestito per l'MP3

rieccoci come promesso. finite le vacanze, finita anche l'assenza dal blog, prometto.
durante queste vacanze ho comprato un nuovo MP3 più grosso, perché la mia vista da vicino sta andando un po a marengo e quindi ho bisogno di uno schermo maggiore sia per vedere i titoli delle canzoni che carico sia per vedere i video che riesco a portarmi appresso.
essendo però un MP3 un po diverso dagli altri ed ingombrante non ha una custodia adatta a proteggerne lo schermo quindi ho pensato bene di farla io.
ho cominciato prendendo le misure dell'altezz

a del congegno e creando con l'uncinetto e del cotone bianco una striscia che fosse altra almeno due volte e mezzo il congegno stesso. ho scelto il cotone perché lavorato strettamente risulta molto più resistente della lana o di altre fibre e poi perché mi piace molto il cotone bianco che lega bene con il colore del lettore. si può usare anche la rafia volendo o altre fibre, basta stare attenti al fatto che sia leggermente resistente.
a questo punto è importante proteggere lo schermo perché altrimenti è inutile aver fatto questo lavoro, anche perché comunque si rischia di rigare lo schermo con il cotone alla lunga anche se non sembra.
io consiglio uno di quei panni per pulire gli occhiali che si taglierà a misura del riprodutt
ore, quindi di una altezza. se si avesse la disponibilità sarebbe bello mettere tra il panno e il cotone una di quelle striscette di gommapiuma che si trovano a volte nelle confezioni e nei portafogli ma io non l'avevo proprio quindi mi sono limitata a cucire il panno di protezione sul cotone per avere una parete protetta. si usi lo stesso cotone del lavoro in maniera che non si veda dal diritto la cucitura e lasciare un bordo sui tre lati in maniera da avere un bordo superiore e due bordi laterali che saranno utili per la chiusura del borsello alla fine.
proprio questo è il passo successivo, la cucitura dei laterali che, come vedete nella foto non devono essere completamente serrati.
in questo caso ho lasciato aperti gli spazzi che corrispondono al pulsante di accensione ed al foro delle cuffie in maniera che sia possibile aprire e chiudere il congegno ed inoltr
e si possono avere le cuffie attaccate anche mentre il congegno è inserito nella custodia.


nel mio caso si tratta anche di una presa USB che va lasciata libera come vedete nella foto che poi sarebbe il cavo di alimentazione. insomma alla fine della prima parte del lavoro il risultato è quello che vedete di lato.
a questo punto si deve provvedere ad una chiusura il sacchetto, ed ho pensato bene di
usare un paio di bottoni automatici che chiuduno molto bene la confezione che possono essere cuciti in maniera invisibile sulla patta e sul laterale.
come si vede nella foto il risultato è piuttosto gradevole e pulito e vi posso assicurare che chiude molto bene. avrei praticamente finito a questo punto ma io sono una sentimentale e mi piace 'idea di decorare con le cose che amo gli oggetti che faccio.
per questo ho fatto con il cotone marrone, che aveva a disposizione, avrei preferito il nero per richiamare il mio bel micione di casa ma ho dovuto accontentarmi di quello che avevo.
per fare la decorazione si fa un cechio di cotone grande come si vuole, io ho scelto un angolo della patta su cui cucire il gatto ed ho fatto prima i
l corpo, poi la testa leggermente più piccola a cui ho anche fatto un paio di orecchie piccole, e su cui ho cucito i baffi, gli occhi e la bocca. a questo punto ho cucino il gattino sulla patta della sacchetta ed ecco il mio lavoro fatto e pronto ad essere usato.
spero sia di vostro gradimento signore all'ascolto.





a volte vorrei tanto mettere su una specie di negozietto di queste cose che produco ma poi avrei una clientela? va a sapere. vorrei tanto avere un lavoro artigianale tutto mio da gestire, questa potrebbe essere una bella idea no??
vi saluto ed alla prossima
besos.





17 Novembre giornata internazionale del Gatto Nero