mercoledì 13 luglio 2011



nella giornata suona un telefono

"buon giorno signora, sono il dottor T***, dal Sant'Andrea"


aspettavo quella chiamata da almeno due settimane quindi ero felice quando l'ho ricevuta.

"le volevo comunicare che l'esame è fissato per venerdì mattina, alle dieci, ma lei venga prima che le faccio l'impegnativa. e mi raccomando: digiuna."


queste settimane sono quanto di più caldo sia riuscita ultimamente a presentarci Roma, quindi l'idea di andare di prima mattina, dall'altra parte della città, digiuna mi spaventava al quanto anche se poi io l'acqua la prendo comunque, mica voglio svenire.

viaggio infinito, quei 45 minuti di traffico del raccordo mattutino ed arrivo a quest'ospedale che dovrebbe essere il fiore all'occhiello della sanità laziale, visto che in tutto non credo superi i dieci anni di vita.


la prima cosa che colpisce appena si arriva, a parte i grandi prati attorno all'ospedale, è il forno crematorio che usano come parcheggio: non un albero a fare ombra per tutta la superficie del parcheggio, esposto al calore implacabile, quell'enorme pezzo di asfalto assume tinte rossastre quando il sole è allo zenit, uno spettacolo apocalittico, per 1,20 alla prima ora o frazione e 0.60 le successive.

che fare? parcheggio, mica voglio fare l'incivile che lascia la macchina lungo la strada, del resto alberata, col rischio di intralciare o di vedersela caricare.

mi avvio verso l'ospedale, che dalla parte del parcheggio offre il sedere e quindi l'entrata del pronto soccorso, dove le barrire architettoniche, per quanto piccole abbondano (scalini, marciapiedi senza discesina, strade contorte) e guadagno gli ascensori, che sono l'invenzione di un sadico: ad ogni piano accelerano e frenano . se devi andare all'ottavo piano lascia lo stomaco sulle scale altrimenti rivedi la colazione.


passiamo anche questa e mi presento alle 8.45 di fronte alla chirugia generale, ottavo piano, e chiedo del dottor T*** che mi aveva detto di presentarmi prima. il dottore è sceso a far colazione, beato lui, quindi devo aspettare. non ci sono problemi, sono venuta prima apposta.


aspetto.


aspetto con pazienza.



alle 9.20, aspetto con meno pazienza avendo il supposto esame a meno di 40 min e dovendo anche affrontare la prova del ticket.

in quel momento passa il Prof B*** capo del dot T*** che doveva tra le altre cose assistere all'esame e chiedo delucidazioni.

lui bofonchia qualcosa ed entra nel reparto la cui porta è sbarrata ai civili.

dopo altri dieci minuti finalmente ecco arrivare il dottor T*** tutto sorridente che mi dice

"deve scendere agli ambulatori al piano zero, porta 1, ed andare dal Dottor N***, che le farà l'impegnativa poi scendere per fare l'esame, io gli telefono mentre lei scende e non dovrebbe aver problemi


sono una donna di una grande pazienza ma mi sembra di essere piombata nel cartone delle dodici fatiche di Asterix.


aspetto di trovare uno di quei trabiccoli che scende, altrimenti per fare un piano in discesa te ne fai otto in salita e otto in discesa, e finalmente arrivo di nuovo al piano terra, dove mi metto alla ricerca della stanza 1 nella sezione ambulatori, ed essendo almeno una cinquantina divisi in tre settori, capite che se non ci sono indicazioni... ma sono fortunata, la sezione e quella dietro agli ascensori e la stanza uno è proprio li, di fronte a me...

Peccato che il dottor N*** è appena uscito e non si sa dove sia andato e che quindi non ha ricevuto la chiamata di T*** e non mi ha fatto l'impegnativa : ed il tempo scorre.

finalmente dopo una nuova attesa, un poco nervosa, alle 10.00 riesco ad entrare in possesso della tanto agognata impegnativa ed a sapere che devo andare al piano -1 per fare l'esame, sezione radiologia e radio terapia.


intanto il caldo, il saliscendi, la fame, cominciano a farmi avere dei leggeri giramenti di testa, ma sono una donna forte e piena di energie, quindi vado avanti tranquillamente.


chiaramente a questo punto nessuno mi dice che devo fare, quindi suppongo di dover almeno prendere il foglio per pagare il ticket, e vi assicuro che anche quella non è questa cosa banale che si può credere.

c'è una specie di piccolo computer in cui bisogna inserire la propria tessera sanitarie. compare anche la scritta inserire ed estrarre, ma nessuno legge la seconda parte quindi passano tutti quel tre quattro secondi ad aspettare che se la risputi da solo prima di capire che va estratta altrimenti la cosa non procede.

a questo punto compaiono una serie di scelte, tra cui va cliccata quella che si desidera, come, visita radiologia, visita radio terapica ecc.

scelta la propria si deve scegliere l'orario in cui si vuole essere visitati ed in base a questo l'orario dello scontrino... scegliere l'orario? dovevo essere visitata alcunio minuto fa e lo scontrino mi dice che prima delle 11.30 non posso nemmeno pagare il ticket!!! non mi scoraggio, in fondo è solo un'ora e mezza, e nel frattempo posso fare l'esame no?


si, se sapessi dove devo andare.


chiedo li aggiro per il tipo di esame che devo fare ma le facce non lasciano intravedere nulla di buono, fino a che un baldo giovane mi indica la zona in cui attendere proprio la visita che devo fare io.

lacrime di gioia mi pizzicano le palpebre: mi siedo ed attendo paziente che spunti da quelle porte un qualsiasi camice bianco per palesare la mia presenza e la mia attesa.

sono giunte le 10.45 quando finalmente un giovane energumeno, pelato si affaccia dalla porta.

mi avvicino, attiro la sua attenzione con cortesia e chiedo se sanno del mio esame fissato oramai 45 minuti prima.

lui mi guarda e mi fa

"ma sé registrata? perché a noi non risulta registrata!"

non capendo di che cosa parli l'autoctono espongo il mio bigliettino del ticket come trofeo, ma lui

"no, no, se deve reggistrà. agli sportelli accanto, che le danno la cartellina, altrimenti mica ce risulta..."

sorrido, prendo la mia roba e torno nello stanzone centrale dove già prima ho provato a chiedere informazione ad una biondina dalla faccia da bulldog e dal carattere in tinta, individuo uno sportello con su scritto prenotazioni visite e provo a chiedere.

ottengo anche una risposta positiva, con mio giubilo, ed una serie di pecette adesive che espongo con orgoglio vicino all'impegnativa.

torno quindi di fronte alle porte per attendere paziente il mio turno, oramai sono una esperta nell'attesa paziente, ma mi sorprendono chiamandomi dopo poco: finalmente guadagno la porta della sala radiologica, sono solo le 11.15!! allungo le pecette e mi cade in quel momento l'occhio sulla scritta che riporta... CLISMA OPACO DEL TRATTO INTESTINALE.

una goccia di sudore comincia a scendere mentre preciso alla dottoressa che quello che devo fare io è un clisma opaco, ma del tratto digerente, quindi passando da sopra, non da sotto.

le mi guarda, annuisce e poi "a be, ok, se le hanno detto che è questo, allora non ci sono problemi! vedrà sarà una cosa rapida"

scampato pericolo, ma ho ancora parti di me che tremano.


mi posizionano su un lettino, mi fanno una prima serie di riprese, poi mi tirano su con tuto il lettino e mi danno da bere una mezza litrata di gesso al sapor di fragola mentre continuano a fotografarmi. poi mi stendono di nuovo e cominciano a farmi girare e voltare come una frittella sul fuoco.

alle 11.45 finalmente finisce la prima parte dell'esame, che proseguirà di li a venti minuti, nel frattempo mi spediscono finalmente a pagare il ticket.

chiarimenti il mio turno è già saltato, ma quel malefico scatolone una cosa positiva ce l'ha, ed è la riattivazione del numero.

mi metto in attesa, come al solito, e finisco di far passare la prenotazione, tornando quindi di fronte alla stanza dove c'è una signorina che mi attende per farmi rientrare: cavoli che precisione.

mi nuovo gira che ti rivolta volpa che ti rigira, e di nuovo fuori, tra mezzora ne facciamo un'altra va. comincio ad essere abbastanza stanca ed affamata, anche se il gesso mi ha riempito abbastanza.

aspetto, e vai con il terzo giro, comincio quasi ad essere preoccupata di tutto questo anda e rianda, anche perché alla fine mi dicono che devo tornane tra un'oretta ma nel frattempo se voglio posso anche andare a mangiare qualcosa.

insomma per farla breve, anche se breve non è mi tengono sospesa fino alle 13.30 quando mi rivelano una verità al quanto scioccante: se non hanno la descrizione del mio intervento non capiscono bene quello che vedono perché in effetti risulta che in teoria ho troppo intestino funzionante per una che ha fatto il mio intervento: ma che culo!!!

quindi mi ritrovo a quanto pare vittima di malasanità. vedremo. alla fine la mia odissea al fiore all'occhiello della sanità laziale mi lascia al quanto sconvolta e distrutta e mi rendo conto, che se sparta piange, e noi al policlinico siamo con le pezze al culo, Atene non ride certo, ed anche dove la tecnologia sprizza da tutti i pori le magagne sono come al solito a livello umano.



vedremo che ci dicono i risultati venerdì.

martedì 5 luglio 2011

il vivere civile, retaggio atavico.

a volte mi chiedo veramente se sia io ad avere una mentalità troppo chiusa, troppo negli schemi. eppure mi sento molto meno legata e costretta di altri, LUI ad esempio è molto più rigido di me, eppure di fronte a certe cose sembro anche io inchiodata ed impalata come un burattino.

parlo di cose varie che vedo ogni giorno e che mi fanno arrabbiare, perché basterebbe veramente poco per evitare di rendere irritati gli organi sessuali del prossimo (leggi girare le palle).

cose come il collega che proprio non riesce a capire che l'orario di lavoro è 7-13 e che puntualmente arriva verso le otto, otto e un quarto e che a chi gli dice qualcosa ti risponde "ma tanto non si comincia a lavorare fino alle nove! che vengo a fare prima?" ma che capperi, se l'orario è quello è quello, se fino alle nove ti devi fissare intensamente l'ombelico per cercare il tuo centro interiore sono problemi che non mi riguardano, trovati qualcosa da fare, ma se l'orario è quello è quello, anche perché magari oggi lo passi a fare una beneamata tutto il giorno, ma domani, io ho lavorato tutta notte e non devo essere costretto a telefonarti per farmi dare il cambio in orario altrimenti ringhio come un cane con la rabbia.

oppure dell'impiegato che nel corridoio sta nel cubicolo di destra e siccome ha caldo accende il suo pinguino ma siccome non ha uno sbocco da cui far uscire il tubo dell'aria calda lo posiziona nel corridoio senza preoccuparsi minimamente del fatto che così facendo lui sta al fresco ma chiunque si affacci in quel maledetto corridoio oltre al caldo infinito di questi giorni si becca anche quello sputato dal suo cavolo di condizionatore essiccandosi come uno stoccafisso appeso ad affumicare. e guai a disturbarlo, perché sta lavorando, lui, mica noi. certo perché noi siamo qui a passare l'aria ed è giusto che si muoia tutti a sua maggior gloria.

oppure del classico che riesce a posteggiare in seconda fila dietro la tua macchina anche alle sette di mattina, e tu devi andare a cercare chi è quella anima santa chiedendogli se può toglierti quella £$%$£ di macchina dal culo prima che tu faccia retromarcia sulla sua fiancata una decina di volte. e lui non solo magari si fa trovare con difficoltà ma alle tue rimostranze ti risponde anche " e quante storie! manco tu nun l'avessi mai fatto!!" (notare l'italiano).
NO!
io non l'ho mai fatto. e quell'unica volta nell'ultimo anno in cui ho lasciato la macchina in doppia fila è stato per me un tale stress che ho passato tutto il tempo vicino alla porta della posta dove ero, accanto alla macchina, nel terrore che mi suonassero, il padrone della macchia dietro a cui ero dovesse uscire, non ci passassero gli altri, ed infine, dopo ben trenta minuti di palpitazione non ce l'ho fatta più ed ho preso la macchina per andare a cercare un posteggio tanto di tempi morti in posta, all'ora del cambio , ce n'è un cimitero intero. non lo faccio perché odio quando lo fanno a me, non lo faccio perché non trovo giusto che qualcuno che ha cercato un posteggio si ritrovi a non potersi muovere quando caspita gli pare perché io non ho avuto voglia di cercare un posteggio, non lo faccio perché NON é GIUSTO!

oggi si tende a vedere le cose giuste solo quando sono a nostro favore, ma non è così, e la gente se ne rende conto sempre meno. il vecchio detto che la propria libertà finisce dove comincia quella degli altri si è tramutato in " la mia libertà non finisce fino a che non lo decido io, e gli altri si fottano".
se mi fermo a far passare il pedone sulle strisce mi suonano perché intralcio la strada, ma se il pedone passa ovunque nella strada va bene a tutti. se sono in fila al semaforo qualcuno deve dimostrare che è più furbo/intelligente/grosso passandomi di fronte e fermandosi oltre la linea dello stop e mai nessuno che lo centri in pieno sfondandogli la macchina come gli auguro con tutto il cuore.
se sono in fila alla posta c'è sempre la vecchina che vuole passare davanti perché è invalida/malata/con la pressione bassa. senza contare che a parte me con il bastone, che comunque ho un'età in cui posso anche pensare di farla passare, il resto dell'utenza ha un'età media di 123 anni e accampa esattamente le stesse pretese/proteste per passare davanti l'uno all'altro, creando il caos ad ogni bib di cambio numero.

tutti pensano di avere diritto a pretendere per se ogni agevolazione, ogni possibile deroga dalle regole, ogni disponibile occhio chiuso che si riesca a trovare. nessuno pensa al fatto che se tutti si stesse un po meglio perchè tutti si segue le regole del vivere civile sarebbe più facile andare avanti, ma solo al fatto che se io oggi sto bene si fotta il domani e chi vive all'intorno.
sono una persona vecchio stile, che fa passare le persone con poche cose al supermercato se ho una grossa spesa, che si ferma alle strisce e fa passare i pedoni, anche se poi quando non sono sulle strisce gli suono e non li faccio passare, mi fermo agli incroci e lascio la precedenza, arrivo in orario ad appuntamenti e al lavoro, anche a costo di scapicollarmi per farlo, sorrido alla gente e ringrazio quando qualcuno fa qualcosa per me, anche se gli ho chiesto io di farla, per il semplice motivo che ha fatto un di più per farlo ed è giusto ringraziare.
e mi sento sola a volte.
non sono l'unica, lo so , ce ne sono altre di persone che ancora rispettano le norme del vivere civile, ma sono sempre più rade, ed in mezzo alla folla si riesce a sentirsi soli.
e questo è veramente triste.
triste perché quando sarò vecchia, ci saranno ancora ragazzi che di fronte al mio arrancare col carrello mi lasceranno passare se ho due cose? che mi faranno passare sulle strisce senza tentare di fare ammazza l'orso col vecchietto? che mi permetteranno di vivere anche se invado il loro, infinito, spazio vitale?

venerdì 1 luglio 2011

un giorno nella vita... tutto cambia

oggi è successa una cosa che mi ha dato da pensare.
come al solito ero nel mio "ufficio" dalla mattina alle sette e mezzo a fare nulla, come tutte le mattine (so che sembra assurdo, ma sto aspettando in ansia che mi assegnino al mio nuovo posto di lavoro perché alla lunga non avere nulla da fare rompe...) quando improvvisamente per i corridoi si è sentito un suono che non si sente fortunatamente spesso.
l'allarme urgenza è stato schiacciato nei reparti.
in un secondo praticamente chiunque avesse un camice addosso si è precipitato verso le scale che portavano al secondo piano, ai reparti per andare ad aiutare nell'emergenza ( si era arrestata una signora che era ricoverata in attesa di intervento)
io come gli altri sono scattata in piedi e mi sono precipitata verso le scale, come ho sempre fatto negli ultimi dodici, tredici anni della mia vita, ma mi sono fermata all'imbocco alle scale, guardando i vari medici che salivano, cardiologi, cardiochirurghi che mi guardavano incuriositi, salutandomi rapidamente e continuando a salire.
nello stesso momento so che giù in sala operatoria stavano velocemente attrezzandosi per un possibile intervento in urgenza quindi alcuni miei colleghi stavano montando e riempiendo la pompa mentre altri stavano scegliendo delle cannule adatte a un'urgenza quindi di misura standard, per entrare in pompa al volo.
con la mente potevo vedere il trambusto che c'era in quel momento attorno al letto della paziente, con medici impegnati a praticare un massaggio, altri intenti a somministrare farmaci, infermieri li attorno che cercano una vena, che spostano materiale, che portano farmaci, vociare, medici che guardano ed altri magari che si preparano nel caso si debba intervenire direttamente li in reparto ( può succedere in casi estremi anche se di solito si interviene direttamente solo in terapia intensiva non in reparto).
ed in tutto questo io sono rimasta ferma li, all'imbocco della scala, perché io ormai in tutto questo non ho più un ruolo, una funzione.
se fino a qualche mese fa mi avessero detto che al suono di quella sirena non avrei più dovuto scattare mi sarei sentita sollevata perché sentivo una tensione infinita quando quel suono scattava e si doveva fare tutto il più rapidamente possibile, al meglio per essere pronti ed attivi in qualunque evenienza, correndo ma avendo ben preciso lo scopo del correre, cercando di non intralciare gli altri e di essere efficenti.
ed ora che quello che speravo allora si è avverato sento come un vuoto dentro, come se avessi perso il mio ruolo e non ne avessi un'altro, il che è vero.
forse quando avrò cominciato un nuovo lavoro, veramente cominciato, quando avrò un ruolo non sentirò più questo vuoto all'interno, sostituirò il compito che ho sempre svolto con un'altro che magari mi darà anche più soddisfazione, che magari sentirò anche più mio.
però ora guardo tutti che si precipitano e sento come una sorta di nostalgia dentro, qualcosa, una parte di me che vorrebbe correre su per quella scala, mentre l'altra mi guarda e si chiede se io sia matta.
sono in un momento veramente confuso della mia vita, in cui non so nemmeno come sto, e se sono contenta di quello che ho ottenuto.
so che le cose cambieranno presto ma ancora non so bene come e cosa voglio veramente, o forse lo so ma devo ancora abituarmi alla cosa.
come è difficile a volte la vita.

17 Novembre giornata internazionale del Gatto Nero