lunedì 19 dicembre 2011

NATALE PER TUTTI

il natale è alle porte oramai, mancano veramente una manciata di giorni.



non è stata una annata facile per nessuno: c'è chi ha dovuto convivere per tutto l'anno con i terrore di non arrivare alla fine del mese con lo stipendio, chi invece ha continuamente temuto di vederlo sfumare quello stipendio. chi ha dovuto combattere con un corpo che non vuole funzionare e chi ha perso dei cari o ha dovuto assisterli in momenti particolarmente difficili.



un anno che ha segnato praticamente tutti, mettendo alla prova la nostra resistenza, minando a volte la voglia di andare avanti, facendoci dubitare di noi stessi e delle nostre capacità, rendendoci irascibili e cattivi. un anno che ha dato solo il via ad una lunga scia di problemi che ci aspettano, una lunga sequela di prove e di sforzi che ci troveremo ad affrontare e che ci verrà richiesto di superare, pena la perdita di tutto quello per cui combattiamo giornalmente, sia esso un posto di lavoro che la capacità di continuare a muoversi con le proprie forze senza dipendere da altri.



non è stato un bell'anno ed è inutile illuderci che il 'prossimo sarà migliore, perché non è vero.

però si sta avvicinando il natale.
lo so che è solo una festa commerciale, che, specie per chi come me non crede, è una festa senza nessun significato oramai, a meno di non venerare una qualche divinità pagana.però io non posso fare a meno di amare questo periodo, questa atmosfera che sento aleggiare attorno a me e che mi rende felice, mi riempie di gioia nonostante il dolore, nonostante gli impedimenti, questa sensazione di festa che mi si accende nel cuore e negli occhi ogni volta che vedo un albero decorato, una finestra illuminata dalle stelline, ogni volta che sento una canzone di natale.

lui mi prende in giro, perché non sente nulla di tutto questo ma io non posso che attendere in ansia la sera del 24 quando mangeremo tutti assieme, ridendo e scherzando tra di noi, bevendo magari un po più del dovuto, quando giocheremo e ci divertiremo con cose assurde fino alla fatidica ora della mezzanotte quando accenderemo qualche fuoco d'artificio nel cielo e poi apriremo i regali che ci saremo fatti, regali piccoli, senza magari un grande valore, perché le ristrettezze questo anno tagliano le gambe a tutti, anche agli entusiasti, ma regali fatti con il cuore, regali sentiti e dati con una gioia maggiore di quella provata nel riceverne.

regali a volte fatti con le nostre mani, regali che magari hanno un valore solo tra di noi, perché hanno un significato solo all'interno della famiglia, ma che proprio per questo diventano mille volte più preziosi.


ed allora io questo vi auguro di sentire dentro di voi questo spirito che vi fa sentire felici di quello che avete, sia esso poco o tanto, perché è vostro ed avete combattuto per averlo, vi auguro di avere un sentimento che vi riempia la vita e vi faccia sentire la donna o l'uomo migliore al mondo solo perché avete quella scintilla preziosa che vi riscalda il cuore, vi auguro di avere un caldo nido in famiglia in cui rifugiarvi per lisciarvi le penne e leccarvi le ferite perché solo li ci si sente veramente protetti e si può abbassare la guardia.

vi auguro un breve ma intenso momento di pausa dal mondo per questo breve periodo che ci fa sentire tutti un poco bambini ed un poco anziani.


vi auguro insomma un buon natale.

a tutti

lunedì 12 dicembre 2011

FILETTO ALLE VERDURINE CON CONTORNO DI PURE' E CIPOLLINE IN AGRO DOLCE

bene giovani, preparatevi perché oggi la ricetta che vi do è particolarmente complessa anche se non difficile, lunga e ingarbugliata, quindi pronte.
gli ingredienti sono:
una carota, una gamba di sedano, una cipolla, del dado in polvere, filetto di manzo, cipolline meglio se borretane ma vanno bene anche quelle bianche, aceto balsamico, zucchero, olio, burro, patate, grana grattugiato, latte, una bacca di ginepro, noce moscata, rosmarino un chiodo di garofano, pepe macinato fresco.
prendete il filetto e mettetelo in una ciotola con olio, sale, una gemma di ginepro schiacciata, pepe macinato fresco, una spruzzata di noce moscata, rosmarino. lasciatelo a marinare mescolando ogni tanto per un paio di ore almeno (sempre se possibile, se no almeno una buona mezzora siate gentili) in modo che i succhi passino da uno all'altro. mentre aspettate potete mettetevi a tritare finemente una cipolla una carota ed una gamba di sedano riponendo il trito in una ciotola.

quando siete pronte per cucinare cominciamo facendo due cose:
prendete una pentola in metallo (da forno) e poneteci le fette del filetto lasciando l'olio nella ciotola, quindi infornate.
come seconda cosa mettete in una padella il trito, una noce di burro, un po di dado in polvere e mettete su fuoco vivo, aggiungete l'olio che era rimasto nella ciotola con tutto in sapore di carne che c'era e far andare fin che la cipolla non appare leggermente brunita, quindi aggiungere dell'acqua, poca poca alla volta, e farla evaporare di volta in volta in modo da far rimanere il sugo ristretto.
nel frattempo mi raccomando, non dimenticatevi di guardare la carne e di girarla ogni tanto in modo che cuocia bene da ambo le parti.
quando la carne sarà cotta dovrebbe essere a buon punto anche il trito. a questo punto spegnete il forno, tirate fuori la pentola con la carne e mettete la carne in una ciotola ed il sugo che ne è venuto fuori nel trito continuando a cuocerlo perché continui a restringere.
mentre fate tutto que
sto pelate qualche patata e mettetela a bollire fino a che non sono cotte e morbide. ve lo avevo detto che era ingarbugliato il tutto, non vi lamentate.
quando vi sembra che le verdure del trito siano sufficientemente cotte e morbide toglietele dal fuoco e passatele con un setaccio aiutandovi con una forchetta per far passare tutta la polpa schiacciandola in modo che il sugo sia solido e compatto quindi far riposare in modo che la parte grassa venga in superficie perché alla fine quella parte grassa si potrà aggiungere alla carne.
quando avrete fatto questo controllate le patate, probabilmente non saranno ancora pronte, quindi nel frattempo in una ciotola mettete un pizzico di sale, della noce moscata, del parmigiano, abbondante, ed un poco di latte e mescolate tutto perché risulti una crema liquida e ben amalgamata. a questo punto le patate dovrebbero essere pronte quindi passatele nella ciotola con la crema e mescolate tutto accuratamente facendo una dose di purè non troppo grande.
in un'altra padellina mettete una noce di burro e le cipolline a rosolare, poi quando sono rosolate aggiungiete dell'aceto balsamico, una dose doppia di acqua e un cucchiaio di zucchero poi lasciate andare a fuoco basso fino a che non sia evaporato tutto e sia rimasto un fondo di sugo e le cipolle siano ammorbidite: se vi sembra che non siano ancora morbide potete aggiungere altra acqua e continuare a far cuocere.
mentre siete prese
su tre diversi fronti potete anche sedervi un momento ed aspettare che le cipolline siano cotte a buon punto.
quando i contorni sono pronti possiamo ricominciare con la carne. riprendete la pentola di prima quella grossa con cui avete cotto la carne, e mettetela sul fuoco, quindi versateci dentro la ciotola con la carne e tutto il sugo che è uscito dalla carne mentre aspettava la seconda cottura, ed aggiungete l'olio che è venuto a galla dal passato di verdurine che avevamo fatto; fate rosolare per un poco fino a che i sughi estratti non siano evaporati e aggiungete della vodka per sgrassare un po facendola infiammare se siete capaci altrimenti facendola andare semplicemente fino a che non è evaporata tutta, quindi tutto il sugo di verdurine di prima in modo che sia tutto amalgamato e spegnete; lasciate coperta la carne in modo che riposi.
nel frattempo scegliete un piatto.
io l'ho preparato così:

ho preso un piatto quadrato, ed in un angolo ho posato il coppa-pasta in cui ho messo il purè, poi ho sistemato tre pezzettini di carne nell'angolo opposto con il loro sughino posato sopra. ai due angoli opposti posare un paio di cucchiaiate abbondanti di cipolline.
servire con una bella fetta di pane magari leggermente incroccantito con il forno.
scusate per la foto, non è proprio un gran che me ne rendo conto ma che volete, l'ho fatta al volo, poi me lo sono mangiato.
buon appetito ragazze, ve lo siete meritato.


venerdì 9 dicembre 2011

UN POST ISPIRATO DAL DI FUORI

bene, eccomi a fare qualcosa che non faccio quasi mai: rispondo ad un commento. sapete che non rispondo mai ai commenti, e lo faccio perchè quelle che escono sono idee, pensieri che sono li in quel momento e poi passano, sono da cogliere, condividere o non apprezzare e passar oltre.
in questo caso invece si tratta di un commento che si è rivelato un invito. un poco una catena di sant'Antonio, ma credo che non faccia male a nessuno se risponderò con quello che posso.
cominciamo quindi:

IL POST IL CUI SUCCESSO MI HA STUPITO:
che devo dire? non so quale sia il mio post più di successo, non ho un contatore per le visite delle pagine e non sto a controllare quante visite ho ricevuto a sera. se è per questo mi stupisce che il mio ultimo post oggi ha ricevuto ben 24 visite, o che comunque il mio blog oggi abbia ricevuto 24 visite. spero sempre che quello che dico sia interessante, di valore per qualcuno, o almeno di qualche interesse.

IL MIO POST PIù POPOLARE
siamo al discorso di prima. anche se forse qui posso dire che i miei post più popolari sono quelli utili, come quelli di cucina o quelli che spiegano come fare qualcosa. spero sempre e veramente che quei post possano aiutare qualcuno a fare qualcosa in casa per se stessi e per la propria vita.

IL MIO POST PIU' CONTROVERSO
be, decidendo così, su due piedi penso che sia quello che ho scritto sulla prostituzione il post che potrebbe aver scatenato la maggior parte di sensazioni negative in molte persone, per il semplice fatto che non sempre un discorso del genere viene accettato dalla nostra cultura. però come dico all'inizio del blog in queste pagine si riversa il mio pensiero, se non piace basta cambiare pagina ed andarsene.

IL MIO POST PIU' UTILE
credo senza tema di smentita che si tratti di quello in cui insegno a cambiare una ruota. sono veramente troppe le persone che non conoscono a sufficienza la propria macchina e se questo ha permesso a qualcuno di non chiamare il carro attrezzi almeno una volta mi sento già estremamente soddisfatta.

IL MIO POST CHE NON HA AVUTO L'ATTENZIONE CHE MERITAVA
che devo dire? non lo so proprio. i miei post sono spesso e volentieri così personali da dubitare a volte che qualcuno abbia veramente voglia di leggerlo, quindi anche se una persona lo fa mi sembra già una bella cosa, quindi penso proprio che qualunque post sia stato anche spesso sopravvalutato.

IL MIO POST PIU' BELLO
credo sia quello dedicato al mio anniversario con mio "marito". li ho messo il mio amore per lui e quand si mette il proprio amore in qualcosa viene sempre molto bello a mio avviso.
quello poi è per me il mio modo di dirgli quanto lo ami ancora dopo quindici anni di unione e credo lui lo abbia gradito molto.

IL POST DI CUI VADO PIU' FIERA
che devo dire? sono orgoglosa di tutti i blog utili, come dicevo prima, quelli di cucina e quelli per spiegare le cose. ne sono orgogliosa personalmente, perchè sono sempre stata conrtenta di sape fare le cose da sola, e ne sono orgogliosa perchè penso possano essere utili quindi credo abbiano il loro significato nel mondo.

ora dovrei citare sette blog che seguo, ma io devo ammettere di seguire pochi altri blog, per la mancanza di tempo sotrattutto, comunque eccovi quelli che seguo di solito:

http://www.sottoifioridililla.com/ SOTTO I FIORI DI LILLA'
http://www.fantascienza.com/blog/blackpig/ BLACK PIGS MAIALI IN LIBERTA'
al momento non mi vIiene in mente l'altro due ma lo metterò sul sito appena mi ricorso l' indirizzo(fede ho perso il tuo, da quando mi hanno cambiato google e il blog)
un bacio e divertitevi.


giovedì 24 novembre 2011

LA DIGNITA' DEI GRASSI

oggi si parla di cose molto personali, cose anche dolorose ma che fanno parte della mia vita da sempre.
parlo dei chili di troppo che mi porto addosso, quindi in definitiva si parla di grasso.

nel passato chi era grasso era ricco, quindi veniva rispettato, ma allora di grassi ce n'erano pochi perché la fame imperava e quindi era più facile essere magri, la dieta ti era imposta dalla scarsità.

oggi viviamo in una società che dell'abbondanza ha fatto una sua legge, tutti possono avere tutto, almeno qui da noi, ed il nostro cervello più antico, quella parte dietro, vicino al serpente, quella parte che per poter avere una fetta di cacciagione era pronta a morire o ad uccidere, vede in tutta questa abbondanza l'occasione per fare una scorta abbondante in vista del ritorno della povertà e della fame.

il fatto che poi la fame sia un concetto che ci sfugge oramai, al cervello mica importa, per lui è importante che noi si sia pieni di proteine, calorie e grassi per affrontare le situazioni difficili.

questo istinto è in tutti noi ed è il primo stimolo che porta il nostro corpo ad incamerare grandi quantità di cibo. poi entrano in gioco anche tante altre componenti psicologiche che non ho ne la capacità ne la cultura per esporvi nella sua complessità ma che unita allo stimolo animale porta alcuni di noi, e non pochi vi assicuro, ad assumere dimensioni sempre maggiori fino a diventare grassi, ed alla fine obesi.

siamo in molti, purtroppo, e questo in una società che invece sempre più spesso esalta la fisicità androgina e anoressica, con la ricerca del bello e del fisico scolpito a tutti i costi. questo porta tutti noi a sentirsi inadeguati ed a sentirsi come corpo estranei in qualunque situazione, come se attorno a noi fosse pericoloso o peggio, disgustoso, stare.

e se da noi emana questa sensazione di inadeguatezza, da parte degli altri, i magri, quelli che non sentono lo stimo al divorare, quelli che non sanno nemmeno cosa sia il desiderio sfrenato di cibo, di dolci o qualunque di questi stimoli incontrastabili, da parte di tutti loro c'è una sorta di rifiuto, di incomprensione, di ostracismo che rafforza la nostra incapacità di inserimento.questo perché il grasso è visto come il male, come una cosa da ignorare o condannare, senza pensare che sotto quel grasso si nasconde una persona, magari ricca, magari profonda, brillante, vivace, simpatica, intelligente.

il nodo di fondo è che tra magri e grassi non c'è possibilità di comprensione, per il semplice fatto che nessuno dei due ha esperienza delle difficoltà dell'altro. è come se si trattasse veramente di due lingue e due razze diverse.quante volte voi sovrappeso, avete sentito un magro, uno di quelli che non ha problemi a mantenere la linea perché gli basta nulla per perdere i chili che assume per sbaglio (si parla sempre di massimo un chiletto), dirvi" ma secondo me è una questione di volontà, se tu volessi veramente dimagrire lo potresti fare, è che in realtà tu non vuoi dimagrire davvero".

sono parole che ho sentito un centinaio di volte ed ogni volta mi sale la bile alla bocca, avrei voglia di scatenarmi in un massacro sanguinario e violento.

queste persone pensano davvero che noi non si faccia nulla per dimagrire, che in realtà siamo tutti persone senza midollo, che mangiano per il gusto di mangiare e vogliono il grasso che hanno addosso.

non sanno che una volta grassi dimagrire è difficilissimo, perché quello che hai addosso, da anni, per andarsene vuole la dinamite.

non sanno dei disagi psicologici, delle depressioni, delle crisi di panico, della sensazione di disagio che richiede il cipo, perchè il cibo viene visto come rifugio, come mezzo consolatorio, come strumento per riempire l'immenso vuoto che sentiamo dentro, o come fodera per proteggerci dal mondo fuori.

non sanno che le diete, innumerevoli, fatte e rifatte non hanno spesso e volentieri avuto risultati di qualche valore, e che il continuo entrare ed uscire da queste diete spesso ci ha sballato il livello glicemico, i livelli insulinici, le capacità assimilatorie.

spesso le diete sono peggio del nulla perché se non fatte bene creano problemi di salute e fisici.

non sanno dei periodi in cui non mangiamo perché disgustati di noi stessi o di quelli in cui ci abbuffiamo perché disgustati da noi stessi.

non sanno degli anni di odio puro verso noi stessi che ci porta a mortificarci, a nasconderci, a sottovalutarci ed a accettare qualsiasi tipo di sopruso perché pensiamo di meritarlo.


io ho 46 anni e peso 112 chili.

ora come ora non me ne vergogno più. mi accetto come sono, mi piaccio anche a volte, e se sto cercando di dimagrire, come sto cercando di fare, non è perché non mi piaccia ma perché voglio stare meglio con i problemi che ho.

per poterlo fare ho già subito tre ricoveri e potrei dover essere "internata" in un centro di cura per un mese circa.

io ho superato oramai tutti i disagi immensi che provavo una volta, anche grazia ad un compagno, che a parte il fatto di essere anche lui sovrappeso,mi adora per come sono, mi ama e mi trova bella come sono. ed anche grazie ad una cerchia di amici, che sono composti sia di persone sovrappeso che di persone magre, che mi apprezza ed ama per quello che sono, e spesso mi trova anche bella, perché accettandomi per come sono mi so anche valorizzare e lo faccio volentieri, cosa che prima non potevo e non volevo fare.

questo non toglie che ci siano persone che per strada, al lavoro, in altre situazioni, si sentano autorizzate a deridermi, o guardarmi con compianto per la mia stazza, a consigliarmi questo o quel rimedio miracoloso, convinte che il rifiuto che sentono debba essere uguale a quello che devo sentire io.

come possono? come osano? guardo con disprezzo i loro nasi lunghi, i loro occhi storti, le loro chieriche in testa, la loro incapacità di vestire in maniera decente, il fatto che abbiano una igiene al quanto precaria o qualunque sia la loro problematica?

loro sono quelli che sono, io sono quella che sono.

se potrò cambiare cambierò, ma anche se potessi dimagrire io non voglio diventare magra.

non mi piacciono i magri. non lo faccio pesare certo loro ma penso che abbiano troppe ossa, troppa poca sostanza da poter afferrare, troppa tristezza nel loro sguardo a volte.

sono stata magra, per un brevissimo periodo. lo sono stata per un periodo brutto della mia vita, anche se io me lo ricordo come bello. lo sono stata perché per un anno sono stata bulimica, ed a forza di vomitare anche i liquidi ero diventata magra. ma chi mi stava vicino pensava fossi diventata schizzofrenica, pensava avessi perso il mio spirito la mia verve e fossi diventata triste.

io sono solare, sono sorridente, amo la vita, e questo sembrava spento nella Kikka magra.




in fondo non vogliamo altro che vivere la nostra vita con la dignità delle altre persone, senza dover rischiare di perdere noi stessi perché gli altri ci convincono della nostra adeguatezza.


mercoledì 23 novembre 2011

Un'altro sogno che finisce: se n'è andata Anne McCafrey

Oggi per me è un giorno tristissimo. è morta una scrittrice che amavo e che dopo aver conosciuto di persona ero giunta ad adorare.

Anne McCaffrey era nata il primo di Aprile del 1926, un giorno dopo di me, e forse anche se tanti anni ci dividevano era per questo che la sentivo tanto vicina.

Ieri si è spenta per un infarto a 85 anni.

era stata una delle grandi protagoniste della fantascienza del ventesimo secolo con oltre cento libri pubblicati, una trentina in condivisione con altre scrittrici, e creando una serie di cicli amatissimi dal pubblico, il maggiore dei quali è quello dei Cavalieri di Draghi di Pern.

era riuscita a diventare scrittrice di fantascienza a tempo pieno solo nel Sessanta, anche se prima aveva prodotto una gran quantità di altro materiale spaziando in quasi tutti gli stili. Fu il momento in cui affinando lo stile diede alle stampe il primo di una serie di libri affascinanti, "La cerca di Weyr", un libro che intanto le valse il premio Hugo, assegnato per la prima volta ad una donna, ma soprattutto aprendo così la porta a quel grande ciclo di romanzi e racconti dei "Dragonieri di Pern" che concorrerà per fama e fortuna con il ciclo di Darkover di Marion Zimmer Bradley. venne anche in questo caso creata una splendida commistione tra fantascienza e Fantasy. è il suo ciclo principale, a cui se ne affiancarono altri, ma che per primo la portò alla ribalta ed all'amore di molti dei suoi Fan.

Nel 2002 venne come ospite dell'Italcon/Deepcon a Fiuggi e li ebbi il grandissimo onore di conoscerla. per me fu una esperienza quasi mistica, conoscere una donna che stimavo e seguivo fin da bambina e che alla fine si rivelò una persona adorabile, malata già allora, ma gentile e disponibile con i suoi fan che la subbissarono di domande e complimenti. fu una di quelle esperienze che ti riempiono di una gioia immensa perchè consolidano un sogno che avevo da sempre.
le donai in quell'occasione un piccolo drago di peluche che voleva significare il mio amore per le sue opere e ne fu molto felice.

da allora ho sempre sperato che uscissero nuovi libri tradotti in italiano ma nulla giunge nelle nostre librerie da molto ed io mi limitavo a seguirne il sito.
Nel 2005 è stata nominata Grand Master dalla SFWA, un grandissimo onore per una scrittrice donna in un ambiente che anche ora ha una predominanza maschile schiacciante.


ed ora ci ha lasciato anche lei, ed a me rimane il dolcissimo ricordo del bacio che le diedi per salutarla quando partì, accompagnata da sua figlia.
una debole e fragile vecchietta che era stata una donna piena di forza ed energia, pronta a combattere per quello in cui credeva, e che ancora nascondeva una mente ricchissima e grande e che mi ha donato tantissimo.

Mi mancherai tantissimo Anne, avrei tanto voluto re incontrarti, parlare ancora con te, sapere come stava il mio draghetto e se ti aveva qualche volta ricordato quella donna che sfilò per la deepcon con il vestito da dama di Pern in tuo onore.
Buon viaggio a cavallo di uno dei tuoi draghi, spero che tu sia riuscita ad andare li, a Pern, se esiste un aldilà.




Anne MaCaffrey (1926/2011)










martedì 22 novembre 2011

prostituzione, oggi mi metto nei guai.

oggi sul giornale c'è un articolo, che parla di giovani ed avvenenti squillo di lusso che si prostituivano a Torre del Greco, in negozi di parrucchiere e di estetistica. erano tutte molto belle, maggiorenni e curatissime.
qualche giorno fa era uscito un'altro articolo su una serie di casalinghe scontente che arrotondavano lo stipendio del marito con appuntamenti molto privati che gli permettevano la pelliccia ed il lifting nuovo. tutte volontarie e consenzienti.
quasi ogni mese esce un nuovo articolo in cui si scopre che la prostituzione non è solo quella bestia malvagia che prende giovani e imberbi ragazze dell'est Europa, dell'Africa, dell'Asia, le droga, le sevizia e le butta sulla strada dove devono vendere il proprio corpo per due soldi e poi le lascia nella fame e nel freddo.
esiste anche una faccia molto più truccata e suadente, che viene liberamente scelta dalle donne come mezzo di guadagno facile e di semplice impiego.
quello che ho sempre pensato, e che spesso e volentieri è stato considerato un insulto da parte di molte donne, è che la prostituzione in fondo è insita nella società e non solo civile. sempre nel tempo ci sono state donne che hanno pensato di sfruttare un bene donato loro dalla natura per migliorare la loro situazione sociale, monetaria, civile.
ci sono sempre state le prostitute di strada che per due soldi vendevano il loro corpo, ma c'erano anche le favorite, che per il loro corpo ricevevano gioielli ed a volte il potere di gestire uno stato.
se tutto questo esiste, è sempre esistito, e sempre esisterà perché non renderlo ordinato e seguito? la legge Merlin secondo me ha fatto molto peggio che meglio per tutte quelle donne che vivono di prostituzione, perché se prima questo mercificio di corpi era gestito da pochi che però si occupavano della salute e della protezione di quelle donne, dopo la legge Merlin le stesse donne non hanno smesso i loro commerci, si sono semplicemente spostate per strada, esponendosi al pericolo sia di natura sanitaria, visto che di controllo non ce n'era più, che di natura fisica visto che a quel punto la violenza dei clienti non aveva più nessun freno.



spesso mi sono scontrata con i ben pensanti, e soprattutto le benpensanti femministe che dicono che la prostituzione è una aberrazione che dovrebbe scomparire dalla faccia della terra. la prostituzione è insita nel rapporto uomo donna. nel momento in cui io cedo il mio corpo per una fetta più grande di coscia di dinosauro comincio a mettere in piedi un commercio di me stessa che mi porterà a vendere me stessa al miglior cacciatore, ogni volta che potrà darmi della carne da mangiare, e se sono bella otterrò i favori del cacciatore più bravo che mi fornirà costantemente di carne in cambio del mio corpo in esclusiva.



da allora il tipo di rapporto non è cambiato, solo il tipo di pagamento e di interesse ha subito una modificazione.



oggi se possiamo, vendiamo noi stesse per una cena fuori con l'accompagnatore di turno, per una posizione migliore quando il tipo che frequentiamo è facoltoso ed importante, per una parte al cinema, in televisione, in un reality qualsiasi. anche quella è prostituzione, magari senza passaggio di denaro, ma con il passaggio di altri interessi.



ed allora perché non renderla di nuovo legale, questa benedetta prostituzione? che tutte coloro che desiderano vendere il proprio corpo per denaro si iscrivano ad un albo, che vengano registrate, gli sia assegnata una partita IVA, che paghino le tasse in funzione del loro livello di produzione, che siano costrette per legge a mostrare un certificato aggiornato che mostri il loro stato di salute, che gli venga assegnato un luogo di lavoro consono allo svolgimento di un tipo di occupazione sana e curata, quindi non in mezzo al fango o per strada, non in ambienti fatiscenti o insalubri. che abbiano agevolazioni per quanto riguarda la fornitura di cure mediche, che siano assicurate e tutelate, che abbiano una protezione costante da parte delle forze dell'ordine che impediscano la violenza nel loro svolgimento del servizio, che abbiano una pensione maturata dopo un tot di anni di lavoro, calcolato secondo me come lavoro usurante, e che gli venga riconosciuta la dignità di libere professioniste.



che ci siano dei controlli sulla sistemazione, che i prezzi siano calmierati a seconda delle prestazioni, e delle possibilità offerte dalle lavoratrici, o dei lavoratori se è per questo.



se si tratta di semplici prostitute che possono offrire il proprio corpo e poco più, il trattamento sarà diverso rispetto alle prostitute di alto bordo che possono offrire luoghi di piacere ricercati e raffinati, massaggi e musiche rilassanti, o rispetto alle professioniste che magari soddisfano tipi di appetiti diversi da quelli soliti, o da gigolò che forniscono un servizio completo di di compagnia per la serata, o alle escort che devono essere anche culturalmente preparate per essere pronte ad un diverso servizio anche di accompagnamento.



insomma visto che queste donne esistono, e non tutte lo fanno perché obbligate, allora diamogli una dignità, un riconoscimento, una tutela, legale e sanitaria, impediamo che siano costrette a vivere per strada al freddo ed all'umido, esposte alla violenza di chiunque, obbligate a subire il sopruso di un padrone che le protegga più o meno, e che gli rubi il guadagno sudato.



se ci fosse un inquadramento, un riconoscimento, si potrebbe allora perseguire con più violenza coloro che obbligano ad un tipo di prostituzione che è violenza sessuale e non libera scelta di vendere se stesse, quegli uomini che trattano quelle giovani come merce della peggior specie da violare e sporcare, senza che sia una loro scelta quella di vendere il proprio corpo.



si potrebbe riconoscere coloro che mortificano le giovani obbligandole a quella vita e distinguerle da coloro che invece in quella strada vedono un modo di guadagnare diverso dal solito.



ed alla fine smettiamo di demonizzarle. sono persone spesso gentili, di cuore, che svolgono un compito che secondo me è socialmente indispensabile. è facile dire che la prostituzione è infamante, ma quante di quelle ben pensanti e pudiche femministe che lo condannano sarebbero disposte a soddisfare i normali bisogni di un povero vecchio che non ha una compagna ma ha ancora dei normali desideri? o di un giovane andicappato che desidera una vita sessuale come tutti gli altri ma che non ha le stesse possibilità? o di quelle persone che per loro natura non vengono apprezzate da molte donne e si trovano a doversi rivolgere alle professioniste per poter avere un normale e fisiologico sfogo?



facile dire che andare a puttane è riprovevole: che devono fare queste persone, smettere di desiderare, di sentirsi uomini?



io stessa conosco persone che scansate dalle donne normali, e sul normale avrei molto da dire, perché grassi, perché brutti, si sono dovuti rivolgere alle donne di strada per poter soddisfare i loro bisogni. e in questo non ci vedo nulla di male, perché sono uomini e prima o poi devono poter dare sfogo alla loro natura, è naturale.



penso che questa ipocrita politica che spinge a ignorare o demonizzare il problema, sia solo un peggiorare una situazione che potrebbe invece essere resa più sicura e regolamentata.

giovedì 17 novembre 2011

17 Novembre





oggi dimenticavo una cosa importantissima!
E' la festa dei gatti neri oggi!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!






Auguri a Merlino, Morgana, Sardil, i mie bellissimi e dolcissimi micioni, ed a tutti i bellissimi, dolcissimi e amorevoli gatti neri che vivono in casa vostra, nei vostri giardini, nei prati ed in qualunque parte del mondo.







auguri e tanto amore, per quegli animali il cui unico errore è quello nella mente dell'uomo che ha attribuito alla splendida scura pelliccia qualità di ogni genere, dalla sfortuna all'essenza demoniaca.

auguri di un futuro più accettabile senza rischi di incontrare il deficiente di turno che rischia di ammazzarli per non fargli attraversare la strada, che li picchia e sevizia solo perché hanno il mantello scuro, che li cerca per sacrificarli ad un non ben identificato spirito demoniaco o per altri mille differenti motivi.







auguri di un mondo più gentile e comprensivo nel futuro, e di tante pappe, un bel lettino caldo e tante coccole a voi splendidi gatti neri ed ai vostri amici di mille altre sfumature di colore.




auguri di trovare tanto amore e compagnia, tanti padroni affettuosi pronti ad offrirvi una casa anche se la vostra pelliccia è di uno splendido nero profondo, perché proprio questo vi rende bellissimi e magici ai miei occhi.

auguri di riuscire un giorno a vedere un mondo in cui la superstizione sia un ricordo passato che vi permetta di vivere una vita intensa e sicura.


oggi una bella torta di pappe per voi, e doppia razione di biscottini!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Marte e Venere non comunicano

spesso espongo idee che so essere solo mie, ma oggi forse dirò qualcosa che mi attirerà una serie di antipatie insuperabili. vedremo.



oggi voglio parlare delle differenze tra uomo e donna, anzi per essere precisi della differenza di linguaggio tra uomo e donna.



spesso e volentieri ho sentito amiche, compagne di scuola e di lavoro, madri di amiche, nonne e zie di altre, che si lamentavano di come il loro compagno non riuscisse a capirle, stupite della fondamentale impermeabilità della psiche maschile ai loro segnali, per loro anche troppo chiari. su questa incomunicabilità si sono scritti fior fior di libri, si fanno da secoli scenette comiche e tragedie.



io stessa ne sono stata una incolpevole vittima, all'inizio della mia carriera sentimentale.



ho avuto un compagno accanto che era, per il resto, il massimo che si potrebbe cercare, disponibile, gentile, comprensivo, generoso, amorevole con i miei genitori e verso il proprio padre, innamorato, almeno per i primi sette otto anni, poi comunque fortemente affezionato.



insomma il massimo, tranne che quando cercavo di comunicargli il mio disagio, lui proprio non comprendeva era come se il messaggio che cercavo di inviargli fosse in una lingua sconosciuta che lui cercava anche di capire ma il risultato era ben distante da quello che io intendevo.



ci sono voluti undici anni di studi, dolori, incomprensioni e dispiaceri, un altro anno di prove ed errori, per giungere alla fine ad una mia filosofia che, devo dire, metto in pratica oramai da buoni quindici anni e che mi ha dato moltissime soddisfazioni.



la mia spiegazione della situazione è estremamente semplice: gli uomini sono slineari.



non perchè non capiscono le complessità, loro stessi ne hanno di profondissime ma nella comunicazione con le donne sono estremamente lineari, quasi ignoranti, non nel senso che sono stupidi ma nel senso che ignorano, ed ignorano per la precisione il linguaggio delle donne, quello fatto di stimoli, di suggerimenti, di ammiccamenti e mezze parole.



in realtà tra noi donne a volte basta un ammiccamento per capirci ma poi ci scontriamo con lo sguardo ottuso di un uomo e pensiamo che siano stupidi o indifferenti. in realtà tra di loro si capiscono con un battito di occhi ma se provano a farlo con noi anche noi ci riveliamo bovine nella nostra sordità.



semplicemente i nostri corpi, i nostri segnali sono in due lingue differenti, che non possono essere capite senza una chiara spiegazione.



da quando ho capito questa verità fondamentale ho adottato una semplicissima regola nella mia vita che mi ha permesso di avere una felice vita di coppia ed una fedele amicizia da parte di molti amici maschi che mi riconoscono lo sforzo nei loro confronti.



mi limito a parlare chiaro.



se voglio qualcosa, se desidero che qualcuno faccia qualcosa per me, se richiedo attenzioni e coccole, le chiedo, chiaramente e senza tanti giri di parole. e di solito le ottengo. perché gli uomini spesso e volentieri sono disponibilissimi nei nostri confronti, ma altrettanto spesso e volentieri non colgono le nostre oscure richieste e ci lasciano insoddisfatte e arrabbiate.



adotto quewsta politica specialmente con LUI, una persona a cui tengo moltissimo e che voglio che sia sempre al mio fianco, e proprio perché non voglio perderlo voglio essere sicura di non essere io la prima ad allontanarlo da me.



per questo con lui ho sempre cercato di essere il più diretta, il più chiara ed onesta possibile, e lui mi ha sempre ringraziato facendo esattamente lo stesso con me, in maniera che non ci sia il problema contrario, rischiando magari di essere io quella che non capisce i suoi segnali.



la chiarezza, la semplicità e l'essere diretta mi ha aiutato anche ad essere accettata da tutti i miei amici maschi che in me non hanno mai rischiato di trovare il solito muro di incomprensione tra generi, quella specie di puzza sotto il naso che gli uomini ci attribuiscono confusi dai nostri modi intraducibili a volte per loro, e ne sono sempre stata molto contenta.



ora mi rendo conto che magari si deve essere già predisposte a questa specie di disponibilità verso un mondo diverso da quello femminile, ed in effetti io fin da bambina ho avuto questa predisposizione, ma penso che con un po di sforzo si possa arrivare ad essere più aperti ad una lingua diversa come quella che parlano gli uomini, e da parte loro ci vuole la stessa disponibilità. alla fine ci più essere una buona comprensione a mezza strada, almeno per me ha funzionato benissimo.

martedì 15 novembre 2011

o quello che dico io o la fame.

mi sono veramente stufata, di sentire continuamente sbandierato ai quattro venti che i giovani non trovano lavoro.

i giovani non trovano "IL" lavoro che vogliono loro, proprio quello, quello per cui hanno magari studiato e preso il famoso pezzo di carta. cerchiamo allora di essere precisi, per favore.

perché in Italia, ci sono lavori artigianali che vanno scomparendo, aziende e fabbriche che vedono i loro annunci di ricerca personale andare inascoltati o che assumono extra comunitari perché gente italiana a fare quei lavori non ci va.

se veramente i giovani cercassero lavoro lo troverebbero.

vedete, chi vi parla ha un bel lavoro comodo in un ufficio, e prima di questo aveva un altrettanto comodo lavoro in sala operatoria, con stipendio fisso, contratto indeterminato, ferie e malattie pagate.

ma prima di tutto questo ho fatto praticamente qualunque cosa mi sia passata sottomano: ho fatto la lavapiatti, ho piegato lenzuola bagnate in una lavanderia industriale, ho caricato lavatrici in una lavanderia stireria, ho fatto pizze in una pizzeria infima di Roma, ho venduto gioielleria porta a porta, ho lavorato al mercato in vari posti, ho addirittura costruito gli stand alla fiera di Roma io e 500 operai maschi.

ha anche fatto la badante, punture a domicilia, e qualunque cosa mi sia stata offerta.

non mi sono mai tirata indietro di fronte a nessuna fatica, non mi nascondevo dietro al mio pezzo di carta che mi avrebbe dovuto assicurare il posto fisso, nemmeno quando mi sono quasi spezzata un ginocchio facendo la bagnina in una delle estati più brutte e tempestose della mia vita.

dite che quello era un'altro periodo? ma conosco anche oggi gente che fa lo stesso, che si accontenta di qualunque lavoro gli venga offerto nell'attesa che il posto per cui ha studiato tanto si presenti.

certo, se aspetti che la pappa ti venga servita pronta, calda e magari anche imboccata, la vita è veramente troppo facile.

sono d'accordo che l'aver studiato tanto possa far sperare di ottenere qualcosa di più dalla vita ma poi non ci si va a lamentare in piazza perché sono anni che non si lavora, perché se si vuole si lavora, magari solo per sopravvivere, magari un lavoro che fa anche schifo, ma si trova.

mi fanno anche più arrabbiare quelli che vanno a protestare perché è una vita che non lavorano, e poi hanno il cellulare nuovo, la macchina e mangiano tutti i giorni. chi paga? mamma e papà? allora dovrebbero essere loro che vanno in piazza e protestare perché il figlio non si è ancora trovato un lavoro per dargli una mano in casa. se invece il lavoro ce l'hai, e magari prendi lo stipendio a nero e protesti anche dovresti stare zitto, perché oltre che falso sei anche evasore fiscale.

ci sono un sacco di lavori umili, ma che ti danno uno stipendio, e che oggi come oggi vengono ricoperti più che altro da quei giovani che poi vengono accusati di rubare il lavoro agli italiani: senegalesi, arabi, est europei.

lo vedo ogni giorno guardandomi attorno, nei reparti, dove il portantino, l'OTA, cioè quelli che puliscono per terra, si occupano dell'approvvigionamento del reparto, fanno la parte meramente di pulizia dell'ospedale, parlano sempre più spesso un italiano stentato. però lavorano, in maniera decente e rispettabile, lavorano e sono integrati, mentre i nostri giovani vanno in piazza a sventolare i loro diplomi, le loro lauree aspettando che il lavoro gli piova dal cielo.

tra di loro conosco almeno un dottore, ed una professoressa di lettere del loro paese che si è tranquillamente piegata a fare un umile lavoro per poter portare a casa ogni mese uno stipendio. non è ne un vergogna ne un peccato, è una bella cosa che ci sia ancora chi si rende conto che il lavoro non è un diritto di tutti, nel senso che te lo devono dare per forza proprio come lo vuoi tu, è un diritto per tutti perché tutti hanno diritto di lavorare, di qualsiasi lavoro si tratti.

mercoledì 9 novembre 2011

una aliena in ufficio

ci sono dei giorni in cui mi sento più aliena che in altri. giorni in cui mi guardo attorno, guardo le persone che mi circondano, quelle con cui lavoro regolarmente tutti ii giorni e che mi domando, ma cosa ho in comune con loro io? come ho fatto a finire in mezzo a loro? una cosa sopra le altre mi stranisce da matti.

quante volte parlando tra di loro li ho sentiti dire cose come, "guarda io a casa non ci resisto più di due giorni, poi divento matta/o. meglio venire al lavoro." " vuoi dire che deve rimanere a casa una settimana? poverino. non so come faccia, io a casa impazzirei" o altre frasi del genere.

ed allora mi sorge spontanea la domanda, mentre mi allontano silenziosa da quei conciliaboli, dove dire la mia sconvolgerebbe i loro equilibri.

la domanda è: ma non hanno una vita al di fuori del lavoro?

ho colleghi che stanno in ufficio fino alle otto di sera, altri che si scannano per poter fare rientri e straordinari, gente benestante, che non ha bisogno di quegli spiccioli che l'azienda ci allunga per gli straordinari, che tra l'altro vorrebbe smettere di pagare.

gente che non fa un giorno di malattia, non perché non si senta male, ma che lo fa perché (parole loro) "a casa starei peggio, io in casa divento idrofobo/a."

e non capisco.

a parte il pensare alla casa stessa, che già di per sé mi toglie energie e tempo, ma che va fatto e quando posso stare a casa è il pensiero primario.

dicevo.

a parte quindi il pensare alla casa stessa, io a casa ho cosi tante cose da fare che non mi basta il tempo per fare tutto.

ho così tanti interessi che quando mi capita di stare a casa in malattia o in ferie, sono impegnata dalla sera alla mattina, e spesso non trovo il tempo per mettere il naso fuori; e questo solo per rimettermi in pari.

quando sono a casa sono così felice e piena di cose da fare, che il mondo al di fuori delle quattro mura del mio nido smette di esistere e mi ritrovo a sera che non mi sono nemmeno accorta del tempo che passava.

per me è il lavoro il tempo che perdo rispetto a quello che vorrei fare, un obbligo necessario per mantenermi e continuare a poter vivere tutto il mio mondo al di fuori del lavoro.

è per questo che quando mi dicono che non riescono a stare a casa perché si annoiano e non sanno cosa fare, io non posso fare altro che sorridere; come potrebbero capire che io pagherei per poter rimanere a casa, che io se potessi essere una casalinga mantenuta dal marito sarei la donna più felice del mondo perché potrei dedicarmi alla cucina, al cucito, alle mie varie collezioni, alla gioielleria, alla maglia, al fai da te di falegnameria, al ricamo, e queste sono solo quelle cose che ancora riesco a fare per i limiti che il mio fisico mi impone, perché quando ci vedevo bene c'era anche la pittura di miniature, quando avevo la possibilità di spostare grossi carichi c'era anche la scultura, e via di questo passo.

come posso annoiarmi io quando ci sono mille cose che ho lasciato in sospeso e che aspettano di essere concluse, specie ora che devo riposare le mani ogni tanto quando lavoro perché mi dolgono? vorrei avere 24 ore oltre a quelle di riposo e di lavoro da dedicare solo alla mia vita, vorrei stare a casa io al posto loro, vorrei poter fare il mio lavoro da casa così eviterei il viaggo che porta via più di un'ora alla mia vita e fare le mei ore da casa per poter poi essere già li a dedicarmi alla mia vita ed alla mia famiglia.

ed allora sorrido silenziosa, mi allontano lentamente e mi sento sempre più sola, in mezzo a gente che ha tanto di differente da me.

io però ne sono felice.

giovedì 3 novembre 2011

la fine di un amore

non è più la stessa cosa.


sento che qualcosa è cambiato, qualcosa si sta deteriorando, e non so se sarà possibile rimediare a questa rottura.


sto parlando del mio amore per la guida.

sono una patentata tarda, solo verso i ventuno anni ho preso quella foglio rosa pieno di bolli, e ricordo la trepidazione, lo spavento ma anche l'eccitazione di quelle prime volte al volante, una sensazione che mi chiamava a se e che mi spinse in quei primi anni a guidare per tutta Italia anche se ero nuova a quella esperienza.

ricordo che i viaggi lunghi avevano tutto il fascino della fuga, specie di notte, quando eri tu, il volante e la radio, e nessun altro magari, la musica che accompagna i chilometri che scorrono, i fanali che sciabolano nel buio segnalando la presenza di altri esseri umani nel buio della notte.

da allora ho sempre amato la guida, il piacere di mettersi dietro al volante ed affrontare ogni strada come una sfida, anche quelle cittadine.

un percorso pieno di traffico si rivelava una sfida nello scegliere le traiettorie più convenienti, nello scattare per primi al semaforo. ho sempre guidato in sicurezza comunque, rispettando gli stop, i semafori rossi, fermandomi alle strisce per far passare i pedoni, cercando di non superare la riga di mezzaria, convinta che se la strada è quella c'è un motivo e va rispettato.

però lo facevo con un sorriso sulle labbra, perché in fondo mi piaceva guidare e non mi vergogno a dire che dove potevo il piedino affondava sul pedale dell'accelleratore, ma sono un buon volante e non ho mai avuto incidenti.

ora non è più così.

più passa il tempo e più mi rendo conto che il mettermi alla guida mi causa irritazione, l'idea di affrontare una giornata in macchina per andare da una parte all'altra della città mi stressa, le macchine per la strada di fanno rabbia, sembra che tutti si coalizzino per farmi uscire dai gangheri.

non ho pazienza con nessuno, quelli che al semaforo si fermano in mezzo alla strada per poi non vedere il semaforo che cambia di colore, quelli che si mettono a fare i fatti propri al semaforo e per partire aspettano il giallo di nuovo, quelli che vanno nella corsia sbagliata solo per poi cercare di infilarsi in quella giusta di straforo più avanti, quelli che si mettono nella corsia di destra per poi girare improvvisamente a sinistra tagliando la strada a tutti senza troppi problemi.

i motorini poi mi irritano in maniera suprema, con la loro boria, pronti a infilarsi ovunque, a destra sinistra sui marciapiedi, tra una macchina e l'altra , brontolando anche se non gli lasci abbastanza spazio per infilarsi, pronti a viaggiare anche in mezzo alla corsia contraria, tanto paiono invulnerabili, almeno fino a che non si spalmano da qualche parte.

no, il mio rapporto con la guida è coambiato in maniera veramente pesante e non so se potrò mai tornare a sentire quel sottile piacere di una volta.

giovedì 27 ottobre 2011

lacrime nella pioggia

ieri pioveva, credo ve ne siate accorti in quasi tutta Italia. ho preso una parte di quell'acqua mentre andavo a fare delle visite, e prendere la piaggia non mi ha mai dato noia ma mi ha sempre fatto pensare.

e ieri mi sono tornate in mente le parole di un film di fantascianza che penso quasi tutti conoscano, Blade Runner, e che ha questo passaggio che mi ha sempre colpito tantissimo



« Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi. Navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione. E ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhauser. E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia. È tempo di morire. »








un passaggio che mi ha sempre profondamente commosso e che ho sempre amato ma che, ora invecchiando, assume per me una serie completamente nuova di significati.

nella mia gioventù ho fatto poche esperienze per una mia particolare predisposizione ad essere una di quelle tipiche ragazze tutte casa e scuola, ubbidiente all'eccesso, tranquilla all'eccesso.

giunta oramai in età matura a potermi finalmente godere la vita, mi sono ritrovata a consolidare la scelta presa in gioventù di non avere figli, per molti motivi che non sto qui ad elencarvi, alcuni molto personali, altri molto semplici, tipo, un figlio costa più di quanto mi possa permettere.

questa decisione è sempre stata solida e fissa nella mia mente e sono stata contenta quando ho incontrato il mio attuale compagno, perché condivideva allora, e condivide con me oggi, questa decisione. ancora sono ferma nella mia convinzione, anche perché, oramai, ripensarci sarebbe veramente ridicolo alla mia età.

eppure quelle parole hanno per me oggi un significato nuovo, perché, pur solidamente convinta della mia scelta, so che quanto ho fatto, ho imparato, tutte le esperienze, tutto ciò che ho accumulato nella mia vita andrà disperso, come quelle lacrime nella pioggia, e potrò fare ben poco perché questo non succeda, perché nessuno avrà raccolto la mia eredità nel tempo.

questo mi spiace, ed è forse il motivo per cui cerco di scrivere quello che so fare, quello che ho imparato nella vita. su questo blog; perché tutto ciò che sono, tutto ciò che ho appreso, accumulato come conoscenza nella vita non vada disperso nel tempo il giorno in cui dovessi non esserci più.

so che non può essere la stessa cosa, ma credo anche che per chi come me non ha altri mezzi per trasmettere la sua fetta di conoscenze, questo è comunque un mezzo buono quanto un'altro.

è comunque la possibilità di lasciare una piccola parte di se agli altri, e se qualcuno grazie alle mie parole avrà imparato qualcosa, che sia cambiare una ruota, o montare il filo di una presa, o conoscere i miei gusti letterari, avrà comunque preso una piccola parte di me con sè, e sarà un po come se una parte di me vivesse nelle sue conoscenze.

in fondo questo blog è una parte di me e già il leggerlo da parte di altri è un modo di far si che le mie parole non vengano perse ma a qualcuno magari servano e possano aiutare.


quasi consolatorio come pensiero non trovate?

lunedì 24 ottobre 2011

Addio Marco

ogni giorno di persone ne muoiono tante, sia che si conoscano sia che non si conoscano. alcune ci toccano da vicino, altre ci lasciano abbastanza indifferenti, ed è normale, se dovessimo soffrire per ogni morte, che avviene, non potremmo più vivere travolti dal dolore. Ieri ad esempio ne sono morte moltissime, quasi più di mille, dall'altra parte del mondo, ma onestamente sono lontani, e per quanto mi dispiaccia, non ci posso fare nulla, non le conoscevo, e molte erano morte prima di loro qui per lo stesso motivo e probabilmente a loro non è importato nulla.

però a volte, ci sono morti, di persone che non ci sono vicine, ma che ci colpiscono ugualmente, che ci vi fanno male come se fossero dei parenti, più o meno vicini.

ieri mattina, alle dieci circa, questo è successo, è morto un ragazzo che non conoscevo minimamente, ma che alla fine conoscevo, che avevo visto tante volte, di cui conoscevo la voce scanzonata, la parlata pesantemente emiliana, i tratti particolarissimi del viso con quel suo naso aquilino, quei capelli indomabili, un cesto di ricci che stava su quella pertica altissima e smilza.

ieri mattina è morto Marco, Marco Sinmoncelli, Il SIC, 24 anni spessi sulle moto, uno sport che seguo senza troppa foga ma che mi diverte, è morto su una pista che lo aveva già visto vincente in passato, è morto travolto da un suo amico, da un quasi fratello, Valentino rossi, che è altrettanto conosciuto, altrettanto amato da tutti noi, che ora per tutta la vita saprà, povero ragazzo anche lui, di aver ucciso il suo miglio amico con la propria moto.

come dicevo non lo conoscevo, non di persona almeno. ma chi non conosceva SIC? era diventato una figura così pubblica, così di tutti con la sua gioventù coinvolgente, con il suo spirito tipicamente romagnolo, pronto a giocare con chiunque, pronto a prendere in giro ed a farsi prendere in giro.

riusciva a farsi amare da chiunque, da chi seguiva le corse e da chi invece non aveva interesse alcuno per questo mondo ed era una persona estremamente umana e umile.


ora è morto.


onestamente, mi mancherà.


ciao Marco, è stato bello conoscerti.






Marco Simoncelli
Cattolica, 20 gennaio 1987 – Sepang, 23 ottobre 2011

venerdì 21 ottobre 2011

sto meglio. spiritualmente parlando. perché ora sono arrabbiata.



prima ero depressa, prima stavo per soccombere sotto il dolore della perdita. perché di perdita si tratta. quella che ero prima oramai non è che un doloroso ricordo che assume sempre nuove tinte. la donna che ero prima, la donna autonoma, autosufficente, che lavorando e costruendo si era fatta da sola, quella donna che poteva fare quello che voleva perché nulla è impossibile con pazienza, voglia e tempo, quella donna oramai non è che il fantasma di se stessa.

ed il dolore, il rimpianto, lo struggimento stavano per travolgermi.


ora non più.


perché ora sono arrabbiata.


sono così arrabbiata che vorrei uccidere, dilaniare, distruggere.


sono arrabbiata contro questa situazione, sono arrabbiata perché quello che facevo prima non riesco più a farlo, sono furiosa perché mi è stato tolto qualcosa che avevo messo tanto ad ottenere.


la mia vita ha avuto una partenza lunghissima, e per ottenere quello che volevo ci ho messo il doppio di quello che ci mettono di solito gli altri. ma con molta fatica dopo trent'anni, finalmente avevo una casa, un lavoro, una famiglia, degli interessi soddisfacenti, degli amici interessati, una vita piena e soddisfacente.


ci ero riuscita finalmente. e quando finalmente cominciavo a godermi quella vita per cui ho lottato trent'anni, una vita che desideravo e che vedevo sempre lontana, ma che alla fina ero riuscita ad ottenere, quando oramai finalmente potevo bere dal calice degli dei, quello che ho bevuto era veleno.


perché la mia stessa vita ora sembra fuggirmi dalle dita, il mio corpo mi viene meno, mi tradisce ora che vorrei fosse al pieno delle funzioni. ora che vorrei poter fare tanto il mio corpo non riesce a fare nemmeno la metà di quello che vorrei. l'impulso è li, vivo e presente, la voglia è forte e prepotente, ma poi il corpo è fiacco, dolente, insensibile agli stimoli. si accascia, cade, cede di fronte allo sforzo. la forza di spirito che prima mi spingeva avanti e mi permetteva di superare i miei ostacoli, i miei dolori, i miei limiti, ora non basta più.


e sono furiosa.

venerdì 14 ottobre 2011

oggi si parla di animali

adoro gli animali. cani e gatti, in particolare, certo, ma anche tutti gli altri animali mi piacciono, in fondo sono cresciuta praticamente in campagna, , quindi se non mi piacessero avrei avuto una infanzia al quanto sfortunata. sono cresciuta con un cane come sorella, e da allora, atri animali sono stati fedelmente al mio fianco fino agli odierni tre maiali che vivono nel mio stretto appartamento, gatti pigri e dormiglioni ma assolutamente adorabili.

proprio perché amo gli animali, penso che chi si prende la responsabilità di tenere in casa un cane o un gatto deve anche prendersi la responsabilità di pensare in tutto al suo vivere in un contesto civile ed umano (visto che gli umani sono la razza dominante).


tutto questo per dire che se qualcuno si fa il cane e lo porta a passeggio con sè deve pensare anche a sopperire ai suoi bisogni raccogliendo le sue deiezioni solide, quindi la sua cacca, e buttandola nei cassonetti, o qualora ci fossero, negli appositi bidoncini per i rifiuti igenici degli animali.

so che sembra banale a chi è civile, ma purtroppo di civili in giro pare ce ne siano ancora pochi,visto che nonostante le leggi, le multe, la vendita incondizionalta di sacchettini per i rifiuti e di portasacchettini di ogni forma e colore, le strade continuano ad essere tappezzate di piccoli o grandi cilindri marroni di varia intensità odorifica, e che se non sono ancora mummificati dal tempo rischiano di essere fedeli compagni delle nostre suole.

eppure è così chiaro quello che si dovrebbe fare. sò che non è la cosa più bella del mondo ma va fatta. in questo i padroni di gatti sono più civili: loro si devono occupare giornalmente della raccolta dei bisogni dei loro piccoli amici casalinghi, e mica le buttano in mezzo alla strada, si muniscono di sacchetto e li buttano nel bidone della spazzatura. credete che sia più facile raccattare cacche e pipì solidificate in bentonite di gatto rispetto a cacche di cane? vi ci farei provare, specie al fine settimana, perché io non so in quale strano universo, ma i miei bambini il fine settimana sembra diano festini al bagno e quando vado a scoperchiare lo scrigno il sabato,mi ritrovo un tesoro così abbondante da richiedere un sacchetto tutto suo. vi assicuro che è una vitaccia, eppure lo faccio, diligentemente e puntualmente, con loro che mi controllano per essere sicuri che venga fatto, e che vanno a usare immediatamente dopo il bango finalmente pulito, maledetti loro.

se ci si prende un cane o un gatto, ci si prende un impegno con noi stessi, con l'animale, e con la società in cui si vive, ed è un impegno che va rispettato, altrimenti è meglio che non lo si prenda.

giovedì 6 ottobre 2011

STEVE JOBS è MORTO

ci sono cose che devono essere dette anche se non appartengono al nostro mondo, non almeno in maniera diretta.


Stamane è morto Steve Jobs.


non sono una persona che parla di tecnologia in maniera specifica, e non sono mai stata una fan della mela, specie negli ultimi anni, considerandolo un mondo un poco troppo assolutista e spremi soldi, ma la morte di un uomo come lui va ricordata, per vari motivi.

soprattutto perché, volenti o nolenti, lui e Bill Gates, sono i due uomini che Con le loro menti brillanti, le loro intuizioni micidiali, la loro spavalderia piratesca, la loro capacità imprenditoriale, hanno traghettato l'intera umanità dall'era meccanica all'era tecnologica e quindi a quella digitale.

quello che ha fatto questo signore, non ha nulla di originale forse alla base, ma è unico, immensamente innovativo e grande.

gli va riconosciuta la capacità assoluta di prendere un'idea, avuta magari da qualcun altro, e di farla sbocciare come una rosa, per poi portarla al successo mondiale. quando lui ha messo piede nel mondo della tecnologia questa esisteva già, ma muoveva stentati passi, il mouse era un oggetto oscuro e poco considerato della XeroX, l'interfaccia friendly era un'idea appena accennata.

è stato il genio di persone come lui e come Gates a dare la spinta ad un mondo che altrimenti avrebbe messo decenni in più ad arrivare dove è adesso.


é stato un bene? è stato un male?


questo è un'altro discorso, molto più lungo e difficile da affrontare. quello che è innegabile è che il mondo, così come lo conosciamo oggi porta la firma di Steve Jobs tra le altre grandi firme del mondo.


è stato un piacere averti tra noi.

addio.


STEVE JOBS 1955/2011

martedì 4 ottobre 2011

Roma ha colpito anche me



chi pensa che in un incidente stradale solo l'infortunato abbia problemi fisici o psicologici si sbaglia di grosso.

ieri sera ho fatto un incidente. mentre mi immettevo sulla strada un motorino, che procedeva in senso contrario alla sua marcia ed anche a velocità piuttosto spedita mi ha preso in pieno sul cofano.

li per li mi sono sentita come se il sangue se ne andasse dal corpo ed ho pensato, eccolo li: a me viene un infarto e quella sul motorino l'ho sdrumata.


invece l'infarto non mi è venuto, ho avuto la prontezza di spirito di scendere dalla macchina, di andare a vedere come stava la ragazza e di urlarle in faccia nel momento in cui ho visto che pareva stare bene " MA SEI SCEMA? LO SAI CHE POTEVO AMMAZZARTI??"

la gente chiaramente si è assiepata tutta attorno a lei, poverina, portiamole un bicchier d'acqua, vediamo che si riprenda, speriamo non si sia fatta niente,,,


ed io?


a me non mi ha cagato nessuno, io ero li, ferma in piedi di fronte al povero, ammaccato cofano della mia amata macchinina, che guardavo quella sciocca ragazzina che si rimetteva in piedi rintronata, ringraziando di non aver accelerato per immettermi, di non aver ammazzato la ragazza, di non essermi fatta troppo male io...

e poi ho cominciato a pensare a quello che sarebbe successo. all'assicurazione che mi sarebbe retrocessa di due punti e che quindi sarebbe aumentata, al fatto che siccome stavo attraversando una striscia continua, anche se tra due strisce interrotte mi avrebbero dato una multa e tolto dei punti dalla patente, che la ragazza sarebbe comunque andata al pronto soccorso e che quindi sarebbe venuto fuori che sicuramente quel segno di forcipe che ha sul capo ( e si può spiegare solo con uno schiacciamento da forcipe il mettersi a correre a manetta sulla corsia contraria) è colpa dell'incidente.

insomma ero li, in piedi, con il cellulare spasmodicamente stretto in pugno, dopo aver chiamato i vigili urbani e aver avvertito LUI, rassicurandolo che andava tutto bene, pensando alla mia immacolata fedina rovinata, pensando che potevo ammazzare qualcuno, pensando... e tremando, come una foglia, nonostante sudassi copiosamente.

e li sono rimasta, imperterrita, attenta a che nessuno spostasse nulla, aspettando in ansia che arrivasse questa benedetta pattuglia, guardando una massa di impediti che per passare vicino al motorino cercava di prenderlo ogni volta (ci vuole tanto a capire che se l'ostacolo è a destra si deve sterzare a sinistra?)

poi sono successe due cose contemporaneamente: è passata una pattuglia che però non era quella che avevano mandato per me (perché mica tutti i vigili si possono occupare di cose così poco importanti come di viale del Policlinico bloccata da un'auto ed un motorino messi per traverso in mezzo alla strada) e da lontano ho visto che il pullman si faceva sempre più minaccioso. ho quindi chiesto, gentilmente ai vigili che pensassero loro a deviare il traffico per il pullman, perché io non avevo intenzione di far spostare il motorino fino a che non fosse stato fatto l'accertamento.a quel punto ero agitata ma lucida, ameno fino a che il pullman è passato, i vigili se ne sono andati e abbiamo fatto passare il resto delle macchine per la strettoia invece che a cazzo di cane.

quando poi è arrivata la nostra pattuglia ed il vigile mi ha pregato di andarmi a sedere al mio in vettura che loro avrebbero provveduto a feri i rilevamenti.


mi sono seduta, ho chiuso gli occhi e ho cominciato a piangere dopodiché ho riaperto il cellulare ed ho chiesto a LUI se non è che poteva uscire un po prima dal lavoro perché non è che mi sentissi molto bene.

il crollo era inevitabile, specie visto che siamo rimasti li almeno altre due ore tra accertamenti, rilievi, deposizioni, due multe a me che non avevo nemmeno la lettera che accompagna il contrassegno dell'assicurazione (cavolo ma a me mica l'ha detto nessuno che quel coso va tenuto per forza in macchina, anche all'assicurazione sono rimasti).

insomma sono rientrata a casa alle nove passate, stressata come un broker di borsa, sfinita da una giornata lavorativa lunga e da una conclusione anche peggiore, depressa per tutte le implicazioni che da un incidente inevitabilmente scaturiscono, ed ho anche dovuto affrontare le telefonate al parentame che comunque andava avvertito, anche se per un momento quasi volevo soprassedere, ma ci ha pensato LUI ad allungarmi il telefono ed spingermi a farlo.


ed ora eccomi qui, ancora con il magone, ancora depressa, ma almeno più leggera, visto che mi sono potuta sfogare.

vedo tutti quegli idioti su due ruote che sfrecciano come se a loro non potesse succedere nulla, fragili come ramoscelli, veloci come pallottole, che se fanno tanto di cadere si possono sfrappare come pongo e mi chiedo come cavolo fanno a non aver rispetto della propria vita in quella maniera. anche io sono stata giovane, magari una vita fa, ma lo sono stata, ho avuto il motorino e mi ci sono anche divertita, ma non ho mai rischiato la vita in quella maniera: ho sempre rispettato gli stop e i semafori, non ho mai camminato sulla corsia inversa, per paura che una macchina dall'altra parte mi prendesse, non ho mai camminato in mezzo alla strada, insomma rispettavo le regole stradali, come facevano tutti a quel tempo, tranne quei due o tre sfigati che tutti si divertivano a prendere in giro quando raccontavano di questo o quell'incidente, che inevitavilmente gli capitava. cosa è cambiato? dove è l'errore? quando le regole sono diventate un optional, quando si è cominciato a pensare che ognuno si può fare le proprie ed è guerra di tutti contro tutti?

mi perdoneranno coloro che non la pensano come me, ma torno a dire che l'errore è alla base, se l'albero è marcio si devono guardare le radici: se in casa non si rispettano le regole, se non c'è una guida salda, allora l'albero crescerà storto, senza nerbo, senza forza, e si rovinerà.

mercoledì 28 settembre 2011

Amara terra nostra

siamo alle solite. sono quasi annoiata da me stessa ma che devo fare, quello che vedo mi fa arrabbiare e quello che mi fa arrabbiare da qualche parte lo devo pur dire no? in fondo questo blog è nato proprio per raccogliere i miei pensieri.
oggi sono andata con i miei sacchetti di sporcizia differenziata ai cassonetti, e mi sono trovata di fronte al solito, desolante, spettacolo. il cassonetto del vetro e metallo traboccante di sacchetti ricolmi, il che farebbe imbestialire solo contro la raccolta che avviene troppo di rado, ma anche di libri vecchi e un ombrello sporgente come una bandiera al degrado.
i cassonetti della indifferenziata aperti come bocche sul fetore, semivuoti, ed il loro contenuto estratto a forza dai soliti zingari che muniti di gancio si dilettano ad estrarre tutto il contenuto del cassonetto, squarciando i sacchetti e lasciando il loro contenuto ammucchiato li per terra, a spargere il loro sporco che qualcun altro aveva sparso ovunque. non mi palate del fatto che dicendo questo sembro razzista: se il fatto di vedere quasi giornalmente quelle donne
con i gonnelloni e le trecce lunghe, un odore che non c'entra nulla con la razza, ma solo con la mancanza di pulizia, visto che puzzano esattamente come il barbone che dorme di fronte alla cardio da anni, ed è un italiano doc, se questo fatto, legato al loro lavoro di svuotamento dei cassonetti mentre i loro pargoli pascolano in mezzo a quella stessa immondizia, be allora forse sono un po razzista.

è una cosa disgustosa dover camminare in mezzo a quella piccola discarica senza che ci sia un solo maledetto vigile quando lo si cerca. e non venitemi a dire perché non gli dici qualcosa tu. io sono un donna, cammino anche male, e loro non sono mai soli, si muovono in gruppi di tre o quattro, basta guardarsi attorno per vederne una ferma tra le macchine poco più in la che chiede

l'elemosina ed un altro che stà raccattando la frutta al mercato.
va be, non stavamo parlando di loro ma del fatto che, anche per loro questa città è una discarica a cielo aperto: il cassonetto della carta è l'ultimo e da li spuntano sacchetti di plastica piena di giornali: è così difficile capire che non si deve buttare la carta e la plastica assieme? così difficile mettere via i sacchetti di carta che ci vengono dati quando si fa la spesa o shopping per poi usarli per metterci la carta in casa?
mia madre sostene che "voi a Roma vivete nella sporcizia" e a volte purtroppo mi sento di darle ragione. quando mi capita di andare da lei o di andare a Milano, Brescia i cassonetti sono pulii, svuotati con regolarità, non parliamo del paesino dove vive lei, che essendo piccolo ha la raccolta differenziata porta a porta e non ha quasi più cassonetti in giro per la città, solo nella piazza centrale per i turisti.
perché lassù si e qui no? perché non riusciamo ad impegnarci in una cosa così semplice come la raccolta differenziata? ho sentito le scuse più differenti: non so dove mettere i sacchetti, mi puzzano in casa, è una scocciatura, mica posso perderci tutto quel tempo...
ma non lo si fa anche per noi stessi in fondo? e se si hanno dei figli non lo si fa anche per loro? io non ne ho, ma faccio la raccolta differenziata da anni, compreso l'umido che qui era raccolto solo vicino al mercato, prima. e ho una casa piccolina. ma basta organizzarsi: all'ingresso ho il sacchetto di carta della carta, messo in un angolo ed in cucina l'umido e l'indifferenziata. alla porta della cucina è appesa la sacca della plastica metallo e del vetro che lavo in modo che non puzzi.
eppure non mi sento certo brava per questo o particolarmente impegnata.
è solo che è la giusta cosa da fare.

giovedì 22 settembre 2011

pensieri febbricitanti

stesa qui, nel mio letto di dolore, acciaccata dalla prima influenza stagionale, coccolata dall'affetto, vagamente umidiccio dei miei gatti, ho il tempo, tra un pisolino e l'altro, di dedicarmi alla visione di programmi che di solito snobbo, anche se solo tra uno zapping e l'altro.
di solito quei programmi mattutini sono assolutamente insopportabili ma oggi parlavano di libri, e quindi mi sono soffermata ad ascoltare, incuriosita, ed un po indispettita.
una signora, di una certa età, impiegata ad un livello certo molto alto nell'editoria, stava parlando del suo nuovo libro, dedicato alla cucina, ed esponeva il suo contenuto come una sorta di rivelazione: si può cucinare con i resti del giorno prima!
per chi come me, non solo cucina da una vita ma nel proprio blog ha addirittura una parte dedicata appositamente al riciclo culinario (i post di Nonna Riciclina) questo è quasi un affronto. specie se scritto da una persona che ammette senza mezze misure di occuparsi anche di rado della cucina.
mi è sembrato così banale, e così inutile sia come libro che come presentazione da essere stupita del fatto che una casa editrice si sia impegnata nella pubblivazione di una simile banalità, anche se in questo il fatto che la scrittrice fosse anche un pezzo grosso della stessa casa forse indica il motivo della pubblicazione.
però questo, unito a programmi come quello inglese in cui viene spinto il ministero del buon mangiare in una Inghilterra oramai votata al junk food, mi fa sorgere una domanda: ma è possibile che oramai la gente abbia la cucina come semplice punto di riscaldamento per cibi precotti?
possibile che non ci sia più il vecchio amore per la cucina? anche io ogni tanto cedo alle lusinghe del MacDonald, o alla pizza del pizzaiolo al taglio all'angolo, però il più delle volte sono io che mi affanno attorno ai fornelli per produrre qualcosa che non sia solo nutrimento ma anche gioia per il palato e gli occhi miei e del mio compagno, o di chi divide con noi il pasto.
io voglio essere convinta del contrario, voglio credere che la gente ancora ami la buona cucina, il piacere di costruire ingrediente per ingrediente un buon pasto, magari non sempre vista la vita frenetica a cui siamo costretti, ma almeno una volta o due alla settimana si.
almeno lo spero. è anche per questo che ogni tanto suggerisco le mie ricette, perché sono convinta che si sia gente che leggendo la ricetta venga invogliata a provarla e magari a rielaborarla a suo piacere.
almeno lo spero.

venerdì 16 settembre 2011

di nuovo

corro da una vita. continuo a correre, più o meno forte, scappo, da sempre inseguita.

c'è stato un momento in cui, fino a qualche tempo fa, in cui speravo di averlo distanziato, di essere lontana dalla sua minaccia, quasi al sicuro. e per illudemi della cosa, ho continuato a camminare senza guardarmi indietro, senza voler vedere.

ci sono stati ostacoli, problemi sempre più grossi, ma ho continuato a camminare senza voler vedere, perchè se non guardi non esiste. se tu non lo vedi lui non vede te.

poi mi sono guardata alle spalle.

era proprio li, dietro di me, quel grande vuoto, quella nera macchia che assorbe tutto, che macina energie, voglia di vivere, che tritura ogni cosa al suo passaggio, quel buco nero che con la sua infinita gravità ruba tutto e nulla ti lascia.

dovrei ricominciare a correre.

però mi stò domandando se ne ho ancora le forze, se ho di nuovo l'energia di scappare da quella forza, se sono di nuovo abbastanza forte, abbastanza...

non lo so.

corro di nuovo, quello si, e corro perchè so che c'è chi vuole che corra. so che c'è chi ha bisogno che io resista, che non mi lasci andare.

ma ci sono dei momenti che io non so se ho ancora nemmeno la voglia di scappare.

sono così stanca.

lunedì 12 settembre 2011

a volte ringraziare è dìobbligo

ci sono giorni in cui vorresti gridare al mondo tutti i tuoi problemi, tutti i tuoi crucci, tutte le tue magagne ma in cui stai zitto perché sai che alla fine anche gli altri hanno i propri problemi e quindi sentire anche te che ti lamenti non è il massimo della vita. poi ti accorgi che c'è sempre qualcuno che presta attenzione ed orecchio ai tuoi sospiri e che si accorge quando un respiro profondo è di sollievo, ed un ansito è di dolore.


queste persone sono gli amici.



si, ci sono anche i familiari, coloro che ti amano e ti stanno accanto ma è più scontato che il tuo compagno, tua madre, i tuoi parenti cerchino di prestare attenzione ai tuoi bisogni, come del resto cerchi di fare tu con loro. meno scontato è che persone che ti vogliono bene ma che hanno già una loro famiglia e dei loro problemi ti siano accanto e ti seguano come fossi anche tu parte della loro famiglia.



io in questo sono molto, molto fortunata, perché accanto a me, ho degli amici che valgono oro per quanto pesano ( ed alcuni valgono moolto :-)))


ci sono amici che mi hanno ricordato che nonostante i miei problemi, nonostante quanto a volte io mi senta inutile e senza valore, come un pacco rovinato, ebbene per loro sono sempre importante, ho sempre un valore.


questo mi commuove e mi riempie di gioia e di sorpresa.


spesso mi chiedo quale valore vedano in me gli altri per reputare importante starmi accanto nonostante tutto.


ma comunque per questo io sono grata, a tutti loro, sia quelli che mi dicono a parole il loro affetto, sia quelli che lo fanno con piccoli gesti, con piccole attenzioni quando ci si incontra.


sono grata a tutti loro perché mi spingono ad andare avanti anche quando vorrei tanto accosciarmi in un angolino e restare li, facendomi scorrere il resto della vita addosso e sperando solo in nessun peggioramento.


invece continuo ad andare avanti, un passo dopo l'altro, per LUI chi mi sta sempre vicino, per l'orso STE, che magari non vedo per settimane ma che se ho bisogno è li, per i genitori del polpetto che mi sono vicini e mi capiscono più di quanto possano altri, per il cura matti e la bionda, per il matematico e la signora di Vodafone, il gatto emigrato ed il mago del lago. e tanti altri amici, che so mi sono accanto e mi sostengono anche se non parlano.



vi voglio bene a tutti e mi mancate sempre quando non ci si vede, sappiatelo.

lunedì 5 settembre 2011

ho voglia di piangermi un poco addosso.



sapete quando a qualcuno si dice " ti scorre l'acqua nelle vene" ?



è un modo di dire che si rivolge a volte a chi ha sempre freddo, anche quando fa caldo, o non ha il fisico per fare qualcosa che sembra di una facilità estrema.


non sapevo quanto potesse essere vera come affermazione anche se i riferimenti sono sbagliati, ve lo posso assicurare.


questa estate mi sentivo sempre stanca e non reggevo nemmeno il semolino, intendendo dire che bastava spazzare il pavimento per sentirmi stanca morta.



ho deciso quindi di farmi le analisi del sangue, ed è venuto fuori che al momento ho una emoglobina di 8.4.



Per chi non sapesse di cosa parlo l'ematocrito è la percentuale di elementi corpuscolati presente nel sangue (globuli rossi, globuli bianchi e piastrine), mentre l'emoglobina L'emoglobina è la proteina che trasporta l'ossigeno dai polmoni ai tessuti ed è contenuta nei globuli rossi, quindi, detto in parole povere è il conto dei globuli rossi.


per stare nella norma in una donna dovrebbe aggirarsi tra il 12 ed il 16 con piccole variazioni in basso dovute al ciclo e ad altri eventi legati al sesso.



praticamente in questo momento mi scorre l'acqua ( in realtà plasma e parte liquida del sangue) nelle vene.


non è una bella sensazione.



mi gira la testa, mi batte a duemila il cuore ogni volta che faccio uno sforzo anche stupido, fatico a mettere a fuoco gli occhi e mi sento sempre costantemente spossata come se fossi sull'orlo di uno svenimento.


però non ho freddo, anzi. se mi muovo leggermente più del minimo sudo copiosamente come se il mio corpo producesse calore in abbondanza per sopperire a questa mancanza che ho nel sangue.


in realtà la mancanza è di ferro, e conseguentemente di emoglobina che trasporta il ferro.


sto prendendo il ferro per bocca e sto affrontando una fatica immane per riuscire ad avere anche la dose via flebo. non è facile riuscire ad entrare nel meccanismo delle visite, e sono riuscita ad ottenere un appuntamento solo per il 15 di settembre. fino ad allora continuo così sperando di non ritrovarmi lunga e distesa da qualche parte. e comunque sarà solo una visita, chissà quando mi faranno una terapia di qualche tipo.



santi numi che noia che mi faccio.



dopo le ultime visite si può tirare le somme di questo catorcio.


a parte l'Ehlers–Danlos, anzi per sua conseguenza, ho l'epicondilite ad ambo i gomiti, due ernie al tratto cervicale, sospette due ernie al tratto lombare, scivolamenti vari delle vertebre, le anche a scatto, il movimento delle spalle ridotto al punto che non ho l'apertura che superi il 90°, la perdita della presa sottile nelle mani, per cui piccoli lavori diventano più complessi, ridotta mobilità delle mani e dei polsi, infiammazione acuta dell'articolazione dei pollici, sospetta presenza di speroni ossei in ambo i piedi, anche se il destro come sempre predomina.



bello spettacolo.



in tutto a 46 anni.



dovrei buttarmi via, perché veramente sono un peso e basta.





17 Novembre giornata internazionale del Gatto Nero