giovedì 26 agosto 2010

CAMBIAMENTI ESTIVI

mi ero ripromessa di non scrivere sul blog in questa vacanza, anzi no. all'inizio mi ero ripromessa di scrivere tutti i giorni, poi, visto che non avevo una connessione avevo detto che non lo avrei fatto per nulla, ed invece eccomi di nuovo a venir meno ad un'altra decisione.
visto che c'ero allora ho deciso per fare alcune piccole modifiche: come vi sarete accorti ho deciso di cambiare la grafica del blog, tanto per dare una svecchiata.
oramai ha qualche annetto questo blog, anzi direi che potremmo anche dirlo anziano, per la media dei diari/blog che ho mai tenuto, e con alti e bassi non è nemmeno stato mai troppo inattivo. quindi ho deciso di fargli un regalino e gli ho messo il vestitino nuovo. una specie di promessa di rinnovamento per lui e per me? può essere, non so ancora.
le cose devono cambiare, ed il futuro che mi si prospetta è ancora incerto e nebuloso quindi non so se quello che vedo è rinnovamento o semplice sopravvivenza.
quello che è certo è che ho ancora cinque giorni di ferie di fronte a me, in cui non voglio pensare a quello che mi attende al mio rientro al lavoro, ai problemi, alle difficoltà, ai tanti intoppi e sacrifici che ci attenono dietro l'angolo.
non voglio pensare ai cambiamenti che avrò io, alle incertezze che avrà LUI, però voglio pesare alle tante possibilità che questi giorni mi stanno ballando di fronte agli occhi, al fatto che comunque c'è sempre una scappatoia, una possibile nuova strada da percorrere.
ora come ora, sono piacevolmente stesa su un letto, con la finestra aperta sulle montagne svizzere, che mi lambiscono con il loro fresco alito in una calda, anche troppo giornata svizzera, mentre attendo di andare a fare due passi per Lugano, in compagnia di LUI e di due amici cari che sono qui con noi, uno perché padrone di casa ed ospite al quanto paziente, l'altro in cerca di lavoro in questa nuova america per italiani. e le offerte ci sono, basta avere la voglia di impegnarsi e di cambiare.
vedremo.
per il momento sono qui per divertirmi e rilassarmi, poi vi racconterò quello che ho incontrato in questi quindici giorni di stacco totale di presa.
un saluto a chi mi legge ed a chi c'è capitato per caso, ci risentiremo presto, purtroppo, visto che sarà la fine delle mie vacanze.

mercoledì 11 agosto 2010

E L'ESTATE NON SE NE VA

Fa di nuovo troppo caldo.
sapete quale è la differenza tra molto caldo e troppo caldo qui a Roma? le cicale.
quando uscendo dal lavoro, sentite le cicale che friniscono imbestialite sui tigli che si trovano lungo la strada, allora è veramente troppo caldo.
certo ci sono anche altri piccoli indizi, come il colare sudore come se si fosse appena usciti dalla doccia, il non riuscire a tenere gli occhi aperti per il calore che ti frigge le pupille, la spossatezza che ti prende appena metti il naso fuori dalla porta del lavoro.
da quando sono qui a Roma onestamente sono tutte estati calde ed afose, ma ultimamente sono delle estati in cui mi chiedo se riuscirò di nuovo a vedere l'autunno giungere e portare finalmente via tutto questo insopportabile calore.
poi quello che veramente mi manca è che quest'anno non sono riuscita nemmeno una volta a fare un bagno in mare, posso solo sperare che a settembre ci sia ancora un caldo tale che mi permetta di fare una scappatina al mare.
so che se continua a salire la temperatura sono veramente sull'orlo del collasso fisico e mentale, un esaurimento da cui non mi posso salvare.
ma cosa sarà: sono io che sto invecchiando o sono tutti ridotti all'insopportazione per quanto riguarda questa temperatura? io so solo che ci sono momenti in cui l'espatrio verso lidi del nord, come la Finlandia, Islanda ed altri paesi simili mi appare sempre più invitante come cosa.
se però tutta va come si deve domenica finalmente me ne vado in vacanza e se tutto rimane come ora lassù, dalle parti di mia madre la temperatura è accettabile e confortevole. certo mi porterò anche il costume ma io spero veramente di mettere il maglioncino, altro che il costume.
e poi magari quando andrò in svizzera potrò trovare una temperatura anche migliore.
o almeno spero.
oltre che contare i minuti che mi separano da quel momento, devo anche pensare ad un sacco di cose per prepararmi alla partenza: la pre partenza è assolutamente più stressante di tutto l'anno di attesa.
va be, dopo questa serie di sproloqui della serie si stava meglio quando si stava peggio, non esistono più le mezze stagioni ed altro vi auguro buona notte e spero di svegliarmi domani mattina, che sono di nuovo di mattina, e pure di sala.
a ninne.
P.S.
ho stampato la pallete della sciarpa!!! ora devo solo cercare la lana e poi comincia la lunga avventura della sciarpa.

martedì 10 agosto 2010

E PER L'INVERNO UNA SCIARPA PARTICOLARE


ebbene si, sto proprio parlando della sciarpa di doctor who, quella splendida cosa, immane che ha al collo per tutte le stagioni della sua interpretazione.
ce ne sono di vario tipo a secondo della stagione ma quella che voglio farmi io è quella principale, la prima, la più bella, quella che da sola è lunga 20 piedi, e di cui ho trovato la lista dei colori. una cosa spettacolare.
Si tratta della sciarpa originale, prodotta a mano da Begonia Pope e comparsa solo in due episodi della prima stagione, Robot e the soltan experiment.
or ami aspetta un compito piuttosto lungo: prima devo trovare qualcuno che mi faccia una stampa il più precisa possibile per quanto riguarda i colori, poi dovrò cominciare a cercare i colori per la lana ed anche i ferri perché servono il 5.5 e sono giusto quelli che mancano, ma vedrete che ce la farò. assolutamente.
e non vedo proprio l'ora di cominciare a sferruzzare!!!

lunedì 9 agosto 2010

ma quanti siete?

so che un post del genere non ha molto significato, ma l'altro giorno parlando con un amico di un argomento alla fine mi ha detto "aahh, si, lo avevo letto nel tuo blog", ed io mi sono sorpresa a dirmi, capperi, ma a allora anche lui lo legge, ed io che pensavo di parlare solo ad un paio di amiche ed a LUI. a questo punto mi sorge una spontanea curiosità: ma quanti siete? mi piacerebbe veramente saperlo. se proprio non volete diventare seguitori fedeli, mediante fidelizzazione, perché non mi spedite una risposta con un semplice ci sono anche io? anche anonimo, tanto per non farmi sentire sola, come pensavo fino a ieri.
magari scopro anche di avere un certo seguito e mi vergogno!!!

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CAMBIA UN INTERRUTTORE CON KIKKA

Torniamo a renderci utili a chi ne ha bisogno con questo nuovo step sui lavori di casa.
Oggi proviamo a vedere come si può cambiare la spina e l'interruttore di una lampada, in modo da non rimanere fulminati facendolo.
cominciamo con la lampada.
prima di tutto per essere sicuri stacchiamo la lampada dalla corrente in modo da metterci al sicuro da noiose fulminate che potrebbero rovinarci la giornata.
la lampada ha di solito un cavo che parte da una spina sparisce all'interno di un interruttore, ricompare e sparisce all'interno della base della lampada.
si possono cambiare sia interruttore che spina alla bisogna, anche se spesso la spina, è pressofusa, quindi non presenta viti per il cambio ma va tagliata via.
procediamo prima di tutto prendendo l'occorrente per il lavoro: un cacciavite a stella ed uno a taglio, se uno dei due è di quelli a tester, che quindi rilevano la corrente, è anche meglio ma non indispensabile, un paio di tronchesi, un taglierino, schotc isolante che non è detto serva ma meglio averlo, e presa o/e interruttore.
una volta messo tutto vicino a noi per non impazzire poi a cercarlo possiamo procedere.
se si tratta della spina come abbiamo detto va tagliata via perché di solito è presso fusa, mentre quella nuova che abbiamo comprato ha due viti o una che la tengono chiusa. svitiamo questa vite e apriamo le due valve che compongono la spina. all'interno troverete una piccola asta tenuta da due viti vicino al foro posteriore, e due, o tre stanghette di metallo, quelle di conduzione della corrente, che all'interno della spina presentano una piccola pretuberanza con una vite, come vedete in foto. prendete a questo punto il filo elettrico e spellatene i fili fino ad avere due o tre fili isolati fino ad un certo punto con le estremità nude che voi provvederete a stringere una ad una fino ad avere tre fili compatti di rame. i tre fili di solito sono positivo, negativo, e terra che di solito è quella gialla o verde per intendersi. per spellare il filo usare il taglierino, in maniera molto leggera in modo da non incidere troppo gli strati. partire dalla guaina esterna, quella nera o bianca per intenderci, e tagliarla lasciando un tre quattro centimetri di fili interni scoperti. togliere l'eccedenza. i fili interni vanno spellati, uno ad uno a circa metà dell'altezza, lasciando quindi due centimetri circa di rame scoperto, e alla fine il rame scoperto, di solito una miriade di filini, va avvolto su se stesso per avere le treccine strette che vedete alla fine dei vari fili elettrici. il risultato deve essere quello della foto possibilmente.
a questo punto infileremo tutto il capo del cavo fino alla guaina nera (o bianca) all'interno della spina e la fisseremo con la sbarretta tenuta da due viti che abbiamo visto prima: il procedimento è svitate la sbarretta, posizionate il cavo, fissate la sbarretta. a questo punto il cavo è alloggiato nella spina. ora dobbiamo connetterlo ai piedini che poi andranno nella presa. per fare questo accertatevi che i fili elettrici finiscano precisamente, come lunghezza, all'interno delle vitine che si trovano alla base di ogni sbarretta di metallo: per essere sicuri non dovrebbe rimanere all'esterno del rame scoperto in modo che sia perfettamente isolato il cavo, quindi accorciate pure il filo se risulta troppo lungo e spellate anche di più se serve ad arrivare al punto adatto, o tirate più su il cavo, insomma prendete le misura ella bisogna e siate precise e lente: non vi corre nessuno dietro e meglio fate meglio sarà il lavoro.
una volta prese correttamente le misure e provveduto alle varie correzioni, svitate una delle vitine, infilateci il cavo filo elettrico corrispondente e fissate la vitina fino alla fine, in modo che sia ben solido. il risultato è quello della foto sopra se siete state attente e precise. la terra va nel mezzo sempre.
a questo punto se tutti i fissaggi sono stati fatti, possiamo richiudere le due valve della spina e fissarle con la vite: il gioco è fatto, potete infilarla nella presa e vedere se funziona.
il cambio dell'interruttore è leggermente più complicato ma non troppo.
quello nella foto è un modello ma oggi ne esistono di vari tipi; tutti di solito presentano una o due viti nella parte inferiore che tengono chiuse le due valve. l'immagine che ho trovato è leggermente sfuocata ma potete individuare un'ingresso ed una uscita del cavo elettrico e delle viti interne a cui andranno fissati i cavi elettrici.
Come prima cosa quindi possiamo svitare il vecchio interruttore e guardare come è montato in quel caso. se gli interruttori sono simili possiamo copiare la connessione di quello vecchio su quello nuovo senza grandi problemi, se dobbiamo farla di sana pianta su un filo nuovo dobbiamo invece lavorarci un poco. Taglia il filo elettrico in due parti e si spellano le due parti come fatto prima per la spina. da una parte andrà il primo capo e dall'altra andrà il secondo capo: vedete le misure, ma la cosa migliore è che la guaina esterna scura sia almeno a raso, se non proprio interna, all'interruttore, quindi non come nella figura scura ma come in quella chiara. i fili elettrici interni vanno misurati con il grosso del cavo già sistemato in maniera che non risultino troppo lunghi il che renderebbe difficoltosa e pericolosa la chiusura dell'interruttore. i due fili elettrici di stesso colore si dovranno unire su una stessa vite, mantenendo sempre la terra (gialla, verde, o gialloverde) centrale. quando siete sicuri della lunghezza dei fili elettrici, che non facciano troppe pieghe all'interno dell'interruttore potete iniziare i fissaggi: spesso vi sono due sbarrette all'ingresso dei fori con cui bloccare il cavo elettrico maggiore, poi conducete i cavi elettrici dello stesso colore presso la stessa vite, arrotolateli tra di loro( blu con blu; marrone con marrone; giallo con giallo, mi raccomando) e fissateli alla vitina di conduzione della corrente. anche qui, come nell'altro caso è meglio che rimanga il meno rame scoperto possibile, quindi quando avete fissato i fili, tagliate l'eccedenza se esce e rimane scoperta dall'altra parte, mentre prima infilate il meglio possibile il filo elettrico dentro il cappietto di metallo in cui verrà schiacciato dalla vite. quando avrete fissato tutto potete richiudere le valve con le viti di fissaggio e se il lavoro è fatto bene il vostro interruttore funzionerà alla prima accensione.
buon lavoro e alla prossima.


TORNANDO A PARLARE DI ME...

Alla fine è successo: doveva succedere, in fondo stavo lavorando perché succedesse ma ora che è successo...
cominciamo dal principio altrimenti non mi capisco nemmeno io.
chi mi legge sa oramai anche un po a noia che ho qualche acciacco che mi rende non proprio una donna scattante ed elastica come ero un tempo.
e sa anche che a causa di questi acciacchi, che negli ultimi tempi paiono essersi liberati dalle catene, mi sono mossa per ottenere un riconoscimento di invalidità che fino ad oggi non avevo sentito la necessità di ricevere.
erano mosse che andavano fatte per poter continuare a lavorare in maniera produttiva, e che finalmente giovedì hanno avuto una svolta costruttiva.
nel senso che giovedì scorso ho fatto finalmente la visita della 626 portando tutti gli incartamenti del mio riconoscimento come Ehlers Danlos ed alla fine della visita dal medico della 626 è rimasta una lettera che probabilmente oggi partirà con la richiesta di riunione del consiglio sanitario interno per il mio mutamento di area. fino al momento della riunione, che potrebbe tenersi tra almeno un paio di mesi, sarò comunque esonerata dalle reperibilità notturne e festive diurne.
quando sono tornata in sala a comunicare la cosa alla mia capo servizio ero anche piuttosto contente, come lo ero quando ho comunicato la cosa al mio compagno, che però mi ha subito messo di fronte ad alcuni problemi non facili forse, che dovremo affrontare con il cambiamento di area, legati alla riduzione di stipendio che ne conseguirà.
ma in fondo la cosa era voluta, meditata, attesa da tempo e quindi nulla di nuovo. o no?
non so cosa sia successo di preciso, o quando, ma quando sono arrivata a casa in macchina, nel momento in cui sono scesa ed ho chiuso la portiera sono crollata. perché quella lettera, scritta dal medico, recava parole non scritte che mi rendevano ineluttabile una realtà che era sempre stata ma che in fondo non era ratificata.
io non sono più nemmeno la metà della donna che ero. non sono più la donna indipendente ed autosufficente che può andare avanti da sola in qualsiasi situazione, che ha scelto di dividere la propria vita con qualcuno ma che anche da sola poteva vivere la sua vita.
non sono più quella che poteva fare le cose in maniera autonoma, che si trattasse di cambiare una gomma o di sostituire lo scaldabagno, e non perché non sappia come si fa ma perché ora lo scaldabagno manco lo sposto più da erra se sono da sola. ora quando faccio la doccia, LUI se passa per il bagno mi chiede se ho bisogno d'aiuto, perché anche entrare in vasca è difficile. ora anche solo pulite una stanza mi riduce uno straccio di donna perché esaurisce le mie energie completamente. mi capita di riguardare le foto di quando giocavo di ruolo, alcuni anni fa e correvo, con l'armatura addosso e lo scudo, e la spada, e mi stancavo ma ce la facevo. oggi nemmeno montare la tenda sarebbe alla mia portata, figurarsi dormirci dentro con i miei problemi alle articolazioni.
sono rimasta solo una piccola parte di me, e mi sento persa. come se non sapessi da che parte potrà andare ora la mia vita con le limitazioni che ho e che voglio, ma non so se sono capace, superare.
so che avrò anche delle cose positive che mi faranno stare meglio, so che alla fine magari tutti i problemi che ho si atteneranno perché al momento sono in fase acuta, so che in fondo sarà positivo il cambio, ma quello che al momento riesco a vedere è solo la ratifica della mia invalidità, che mi rende meno di quella che ero, fisicamente, e per me quello è sempre stato importante.
la supererò.
col tempo.

venerdì 6 agosto 2010

UN NUOVO ANTICO AMORE

quello di cui parlo è un amore particolare, non l'amore che si può provare per una persona, un amore che può anche segnarti ma che per sua natura è di solito, specie in giovane età, transitorio.
no. l'amore di cui parlo è l'amore totale, incondizionato, speciale che ti lega a qualcosa di intangibile di irraggiungibile, di impossibile e che ti rimane per sempre custodito dentro, intatto, puro ed immutato nonostante il trascorrere del tempo,le delusioni, i mutamenti e l'età.
per me quell'amore arrivò nel 1980, il 6 febbraio, quando per la prima volta trasmisero in Italia un telefilm che era strano, particolare, magnifico. quando i miei occhi di giovanee quindicenne alla ricerca di esempi e di certezze si posarono su quello strampalato quarantasettenne riccio, pazzo con quella smisurata sciarpa al collo, fu amore a prima vista. lì persi completamente il lume della ragione e consegnai il mio piccolo cuore di amante del fantastico al Doctor who, e non ad uno generico, ma a quello interpretato da Ton Baker, che mi conquistò completamente e si rapì il mio amore in eterno.
voi direte, e come voi lo disse anche mia madre, che si tratta di una cosa ridicola, che oltre tutto si può dire tutto di Tom tranne che fosse un bell'uomo, che si trattava di una serie fatta veramente con due soldi anche se all'epoca era una cosa fantascientifica: tutto vero, non posso darvi torto. ciò non toglie che per me ancora oggi lui sia uno degli uomini più belli del pianeta che ancora mi fa battere il cuore e bagnare il ciglio di commozione quando riguardo uno di quei vecchi episodi.
ogni volta che rivedo una sua immagine, una statuetta, un filmato, una intervista con il Tom Baker di allora il mio smisurato, pazzo amore di allora riaffiora integro e infinito, pronto ad esplodermi nel petto come un petardo. per anni non ho nemmeno saputo che esistesse tutta una sequela di dottori che nell'arco di quaranta cinque anni si sono succeduti in varie incarnazioni, ed anche quando l'ho saputo per me uno ed uno solo è rimasto il MIO dottore, quello che per me era la quinta essenza del doctor Who, e che avrebbe potuto portarmi con se in capo al mondo solo schioccando le dita. ricordo ancora la trepidazione con cui attendevo le puntate trasmesse dalla RAI, la passione con cui non perdevo una sola parola, l'adorazione con cui guardavo quello strano sorriso, a tutti denti, quegli occhi sempre pronti a sorridere, quello smisurato naso. ricordo che mi feci a mano una improbabile, inguardabile, lunghissima sciarpa completamente rosa, perché allora il concetto di fedeltà alla riproduzione non era nemmeno lontanamente nel mio cervello, ed andavo in giro con un buffo cappello in panno floscio blu, immaginando di assomigliare al mio grande amore. e non che lo facessi in privato. ho una foto di una protesta studentesca in cui ero anche rappresentante in cui sono bardata con quella sciarpa e con quel cappello: e non rinnego un solo attimo di quel che feci, anzi se portò, cercherò di rifarmi la sciarpa, questa volta rimanendo fedele all'alternanza dei colori, perché in me quella fiamma non si è mai spenta.
per un lungo periodo si era sopita, purtroppo, perché altre cose si erano accavallate nella mia vita, altre passioni, altri amori, ma il primo, quello che ha messo il suo marchio a fuoco nel mio animo non è mai stato soppiantato, ed improvvisamente, un paio di settimane fa...
LUI, per scusarsi di uno spavento che mi aveva fatto prendere ha deciso di farmi un regalo, e mi ha scaricato, cercandole come un disperato alcune delle puntate trasmesse in Italia.
è stato come se una lama avesse lacerato un velo steso sul fuoco per tanti anni, facendo di nuovo divampare le fiamme alte ed indomabili.
so che state pensando, signori l'abbiamo persa, questi sono discorsi da pazza, e sono perfettamente d'accordo, sono discorsi da pazza, e lo so, ma non mi importa assolutamente nulla, perché so anche che sono assolutamente veri e che nulla di quanto ho detto riesce a dare la forza, la grandezza di quello che sento quando rivedo quelle immagini in bianco e nero.
quello che mi consola è che so che c'è altra gente che ha la mia stessa pazzia, forse non per lo stesso personaggio, forse non per la stessa idea, ma che nella sua adolescenza è stata marchiata a fuoco da qualcosa, da qualcuno, di assolutamente lontano ed intangibile ma che ha evocato un tale trasporto che possono passare mille anni e nulla della sua grandezza va perduto: questo mi fa sentire meno sola e mi spinge a parlarne perché a volte ci sono cose così grandi che hanno bisogno di venire fuori, di essere comunicate al mondo, anche quando il mondo non capisce.
e temo che prossimamente sarete spesso messi al corrente di nuove mie scoperte, ricerche e creazioni che riguardano questo mio immenso amore.

17 Novembre giornata internazionale del Gatto Nero