mercoledì 5 maggio 2010

quanto pesa...

una volta avevo coscienza della stanchezza come di un evento che insorge alla fine di una lunga giornata spossante, qualcosa in cui hai profuso così tante energie da aver bisogno di un giusto riposo per recuperarle.
poi ho cominciato a conoscere un diverso tipo di stanchezza, quella del lavoro lungo e provante a livello mentale, che fiaccava anche la resistenza fisica e che pesava sulla prestanza giornaliera, che rendeva più difficile il recupero, ma che comunque alla lunga si poteva dissipare, con una vacanza, con un periodo di riposo particolarmente divertente e piacevole.
ho conosciuto la stanchezza da dolore , da perdita, da privazione, vari tipi di stanchezza si sono affacciati alla mia vita e non tutti sono riuscita a sconfiggerli ma in alcun casi sono riuscita a sopperire ai loro influssi.
però ora comincia ad essere veramente difficile.
ora è sopraggiunta un tipo di stanchezza strisciante, deprivante, che non so combattere.
mi abbandona giusto qualche ora la mattina, quando comunque mi sveglio da una nottata poco riposante in cui il dolore alla spalla, alla schiena o ad altre parti del mio corpo i ha strappato al sonno profondo più di una volta.
mi concede qualche ora di lavoro, non frenetico altrimenti la punizione è pronta, ma tranquillo si, quello che posso fare in una mattinata qualunque.
poi comincia ad insorgere, con una difficoltà nel muovermi, nel reagire prontamente, nel salire una scala, nel fare qualsiasi cosa. da prima è una difficoltà leggera, poi comincia divenire farraginosa, come un impastoiarsi delle membra di fronte ad una fatica, come un immergersi lento in una sostanza legante che rende pesante ogni più piccolo movimento.
infine comincia a colpire i processi mentali, l'attenzione si fa faticosa, il pensiero diventa confuso, la voglia scompare, anche parlare è un peso che non mi va di affrontare, e divengo taciturna.
a sera sono distrutta, crollo addormentata come se avessi goduto di una giornata piena e soddifacente, mentre mi sono trascinata lentamente per le lunghe ore di un pomeriggio faticosamente superato.
per il dottore si potrà fare qualcosa ma io mi sento inficiate, privata di una parte della vita. lui dice che è normale, fa parte della mia malattia, va e viene e ci devo fare i conti, ma è facile parlarne. come si fa a farci i conti? quando il mio lavoro richiede una precisione ed una attenzione maniacale? quando le cose della vita richiedono comunque azioni che a volte mi paiono al di la delle mie possibilità?
come faccio a fare i conti con qualcosa che mi rende difficile a volte anche il semplice respirare, mangiare, leggere un libro?

17 Novembre giornata internazionale del Gatto Nero