venerdì 16 aprile 2010

Deepcon 2010, atto primo


erano anni. veramente anni che non riuscivo a godermi una convention dall'inizio alla fine, dal primo giorno dell'apertura fino all'ultimo giorno, con i saluti, gli auguri di rivederci l'anno prossimo, baci ed abbracci, magone e via così.
finalmente quest'anno, con sommi sacrifici e con caldo sudore della fronte ce l'abbiamo fatta, ci siamo riusciti e ieri è stato il primo giorno di deepcon.
quasi mi sentivo emozionata, starò bene? sarò presentabile?
rivedere tutti i vecchi amici... be proprio tutti quest'anno no che siamo molto meno del solito, è un'anno un pò sotto tono, ma che importa, siamo qui, e ci siamo per divertirci e per rilassarsi.
come al solito i primi che incontriamo sono gli schiavi della reception, Livia e quest'anno Francesco, che si occupano della distribuzione dei pass e dei buoni per i pasti.
no.
per la precisione i primi che abbiamo incontrato sono stati Flora e il borgisauro che come al solito si facevano la solita sigaretta fuori dalla porta. una di quelle abitudini che nel tempo non cambiano mai.
stanchi? si ed anche stressati, tesi, nervosi, resi ombrosi da una vita che si fa spesso troppo pesante da portare sulle spalle, ma che ieri finalmente abbiamo lasciato alle nostre spalle... be, nemmeno questo è vero perché quel simpaticone del capo di Lui ha deciso che dovesse tenere il cellulare acceso per giovedì e venerdì, nel caso avesse bisogno di lui.
una cosa che mi farebbe imbestialire ma che ho deciso di non considerare, almeno fino a che un suo collega non lo tiene al telefono per un quarto d'ora a parlare di lavoro, li un poco mi innervosisco però..
però quando vengo alla convention è magia. mi sento sempre così rilassata, così tranquilla, così riposata che posso sopportare anche questo.
e comunque rivedere tutti quelli che ci sono, i baci, gli abbracci, la gente che prova vera gioia nel reincontrarti dopo un anno, sono sensazioni che mi riempiono il cuore, che mi fanno bene come un balsamo spalmato su una ferita.
e poi questa volta me la sono proprio presa come una vacanza. con tanto di passeggiata con LUI per Fiuggi, e visita alla SPA per decidere se fare o non fare una nuotatina nell'albergo, e credo che oggi la farò, forse nel pomeriggio.
qualcosa da fare me l'hanno trovata comunque, ma non mi dispiace, mi diverte sempre aiutare a mettere su questo gioco che è la deepcon: appendere le foto degli anni passati, le stampe ed i cartelli pubblicitari, e soprattutto quello che è il mi compito per eccellenza, vendere i biglietti della riffa del club.
mi diverto come una matta a tampinare la gente, a chiedere quei cinque euro per il biglietto, sperando sinceramente che ogni biglietto che vendo sia quello fortunato.
e poi chiacchierare con tutti, abbracciare quelli che sento solo via facebook ma che vedo una volta l'anno, quelli che invece posso vedere anche ogni settimana ma che qui sono come me, rilassati, tranquilli, e felici.
perché qui si torna come bambini, siamo felici, con il sorriso sulle labbra così spesso come non succede quasi mai.
e siamo affettuosi, siamo vicini e complici, siamo incoscienti e colti, siamo letterati e maniaci dello schermo. siamo tutto ed il contrario di tutto.
e così, tra passeggiate, chiacchiere e affetto giungiamo all'ora di cena, dove riuniti in una sala che quest'anno sembra troppo grande per noi, attorno a tanti tavoli rotondi, che sembrano ballerine dalla strana gonna ornata di fanatici di fantascienza, mangiamo cibo che nemmeno guardiamo, distratti dalle chiacchiere, dai saluti, dalle discussioni dotte o stupide, dall'organizzazione dell'ennesimo scherzo da fare a qualcuno nel cuore della notte.
e continua la serata con qualche altro intervento pubblico di qualcuno che non sentiremo per questa volta presi da altro.
e poi la eatcon, quell'enorme orgia di cibi tipici di questo o quel posto, di questa pasticceria o di quel salumiere amico di questo, parente di quello. e tutti li a mangiare come se non avessimo cenato poco meno di un'ora prima, estasiati da sapori diversi, innamorati dello stare assieme ancora tra di noi, come una setta segreta che con quel cibo locale santifica un nuovo incontro di fedeli, una specie di sacrificio al nostro personale dio: l'amicizia che ci lega al di sopra degli interessi o corroborata da questi, al di la delle distanze e delle età.
mangiamo e beviamo ma soprattutto chiacchieriamo, ed alla fine ci lasciamo andare a sospiri di nostalgia di fronte alla proiezione delle foto delle passate riunioni, e torniamo indietro di due, quattro, dieci anni, quando eravamo diversi, più magri, più giovani, con più capelli o con meno peli sulla faccia, però non eravamo molto differenti dentro, ed i fondo questo ci lega a queste immagini più della nostalgia.
siamo sempre noi, sempre gli stessi stupidi ragazzini, che non hanno più la forza di fare tutta la notte in piedi, sui divanetti a raccontarci storie più o meno incredibili, ma che hanno ancora la voglia di farlo e ci provano, fino a che non giunge il momento di dirsi buona notte.
ma tanto ancora per domani saremo assieme.

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