domenica 28 giugno 2009

IN MEMORIA DI MICHAEL JAKSON

il 25 di giugno, alcuni giorni fa, è morto Michael Jackson, a soli cinquant'anni d'età.
Ho voluto aspettare qualche giorno prima di scrivere anche io qualcosa sia per far passare l'onda di parole che vengono dette subito dopo un evento di questa portata, sia per far un po' di ordine nei miei pensieri, per capire fino in fondo quello che provo nei confronti di questa notizia.
Perché è assolutamente innegabile che questo evento mi ha colpito.
Non sono mai stata una fan sfegatata di MJ, ma ho sempre amato le sue canzoni, e ho sempre provato una profonda tristezza per questa figura di uomo fragile e dolente che rappresentava.
Ricordo ancora quanto amassi quel giovane dei tempi dei Jackson 5 o del primo album solista: era bello come un giovane adone, con un sorriso splendido e io lo adoravo.
Erano i primi video che passavano in televisione e lui era uno dei miei preferiti.
Si può dire che sia stato una presenza quasi costante nella mia vita, come nella vita di chiunque abbia la mia età, perché quasi ogni anno c'era una sua canzone o un suo album a farci compagnia e comunque quando non c'era qualcosa di nuovo c'era qualche notizia che lo riportava alla ribalta.
Nel bene o nel male, nei miei quarant'anni di vita di lui c'è sempre stata almeno una tenue traccia, un pensiero, una notizia, una canzone.
E spesso ricordo di aver pensato, specie negli ultimi quindici anni, quando lo vedevo, che sembrava un povero bambino spaventato che avesse bisogno di qualcuno che lo proteggesse, lo curasse e rassicurasse; perché più che un uomo arrivato, un uomo il cui successo aveva toccato picchi inavvicinabili, a me ha sempre fatto pensare ad un animo ferito e bisognoso di comprensione e aiuto.
Non ho mai creduto alle accuse di pedofilia, ho sempre visto dietro a quella manovra un interesse spropositato da parte della famiglia del bambino, un interesse legato alla fama e ai soldi, e che non ha guardato mai a quello che distruggeva: a nessuno è mai importato veramente vedere la faccia di dolore dietro all'eccentrico ed anche in quel caso era più facile giustificare l'eccentricità con schifosi bisogni che con un disagio personale.
Eppure MJ di grida di aiuto ne ha lanciate tante anche nei suoi video: Scream, un vero grido di dolore e di aiuto lanciato perché smettessero di azzannare il suo corpo mediatico; il finale, poi censurato, di BLACK AND WHITE, in cui sfoga le sue frustrazione in 4 minuti di pura violenza,;LEAVE ME ALONE, in cui chiede alla stampa di lasciargli vivere la sua vita senza distruggerla pezzo per pezzo per fare articoli.
Ma non ricordo commenti di questo tipo all'uscita di queste canzoni, non ricordo che qualcuno abbia pensato: "però poverino, forse anche lui ha ragione a lamentarsi".
Ricordo che a tutti piacevano e che tutti le ballavano, senza pensarci troppo, ed anche io allora vedevo forse solo il lato artistico di quell'uomo dilaniato.
Certo non ci hanno pensato proprio quei dottori che gli hanno lasciato prendere quei cocktail di farmaci mortali per vent'anni senza mai dirgli di no, perché tanto se non lo facevano loro ci sarebbe stato qualcun'altro a farlo. Certo il problema non se lo è mai posto il padre, che dopo avergli negato un'infanzia normale o almeno felice, ha passato la vita a rinfacciargli il lavoro che aveva fatto per farlo diventare la star che era. E la cosa buffa è che chiunque se ne poteva rendere conto: se se ne potevano rendere conto dei fan che stavano lontano da lui quanto da un pianeta in orbita, ma chi poteva non ha mai fatto niente.
Il danno era stato fatto in un lontano passato, quando la violenza del padre lo ha costretto a crescere velocemente ed a soddisfare standard sempre più alti, e nessuno ha mai speso un'oncia del suo tempo per correggere quel danno.
E ora è morto.
Non posso stare a preoccuparmi dei suoi figli per cui non sono che uno dei tanti milioni di fan del mondo; non posso stare a pensare a i suoi problemi e debiti lasciati, sono cose che non mi riguardano e che sono lontane da me come la Luna: lo erano altrettanto i suoi problemi in vita ; altrimenti se potessi fare qualcosa ora, lo avrei fatto anche prima.
Quello che invece penso è come mi sentirò io, ora , da ora in poi, sapendo che un altro pezzetto della mia vita se ne è andato per sempre, che l'anno prossimo non ci sarà un nuovo scandalo, special televisivo, o disco che mi diranno qualcosa di nuovo su di lui; al massimo qualche special di ricordo che con il passare del tempo diverrà sempre meno un appuntamento fisso annuale, sempre che ci sia questa spinta mediatica annuale.
Sento una grande tristezza che mi vela l'anima come per la morte di un amico, non qualcuno che conoscessi bene ma a cui volevo bene, qualcuno che nel bene o nel male era presente nella mia vita e che mi mancherà, che se solo avesse potuto essere aiutato, che se solo fosse stato più forte forse non sarebbe morto così giovane, e che aveva ancora tanto da dire e da dare.
Credo che il suo epitaffio se lo sia scritto da solo alcuni anni fa e lo voglio mettere in chiusura di questo post, perché sono le parole giuste per salutarlo.


Come una cometa
che illumina il cielo notturno
sparito troppo presto

come un arcobaleno
che sparisce in un batter d'occhio
sparito troppo presto

lucente, sfavillante
e splendidamente luminosa
qui un giorno
sparito una sera

come perdere il sole
un pomeriggio nuvoloso
sparito troppo prest
o

come un castello
costruito sulla spiaggia
sparito troppo presto

come un fiore perfetto
che non puoi rag
giungere
sparito troppo presto

nato per sorprendere, ispirare, deliziare
qui un giorno
sparita una sera

come un tramonto
che muore con l'arrivo
della luna
sparito troppo presto
sparito troppo presto

(Gone to soon 1991)

Michael Jackson 1958/2009

venerdì 19 giugno 2009

una nuova speranza

ieri è stata una giornata particolare: una giornata in cui dopo tanto tempo mi sono di nuovo sentita carica e piena di energie, come non mi succedeva da tempo.
ieri dopo lungo tempo e lunghe trattative sono stata per la prima volta al Gruppo storico Romano, un gruppo che si occupa di rievocazione del periodo del primo secolo dopo cristo, ed ho tenuto una specie di lezione/conferenza/botta e risposta sul costume nelle sue varie esposizioni nel periodo romano.
mi sono lungamente preparata, ho fatto ricerche acquistato e letto libri, accumulato materiale, fatto disegni, il tutto in funzione di ieri sera ma quando sono giunta al dunque ero nervosa come un cavallo imbizzarrito.
mi sono recata alla loro sede e sono rimasta colpita dalla bellezza e complessità delle strutture che hanno messo in piedi, c'è una grande profusione di impegno e lavoro che traspare da tutto ciò che si vede in quel campo.
avevo un poco paura di quello che avrei potuto dire, della figura che avrei potuto fare, anche solo dell'approccio che potevo avere nel presentarmi.
invece è stato tutto molto semplice: loro mi hanno riconosciuta grazie alla presentazione che avevo avuto da una carissima amica, Rossana, che non ringrazierò mai abbastanza per la grande opportunità che mi ha fatto avere.
mi hanno fatto entrare e si sono presentate.
poi è cominciata la lezione e tutte le mie paure tutte le mie incertezze se ne sono andate: ho cominciato ad esporre quello che volevo dire, ho descritto e raccontato, mostrato disegni e libri, raccontato di episodi e fatto esempi. poi quando sono cominciate le domande ho risposto, nel possibile, rimandando ad approfondimenti successivi le cose che non sapevo, tranquillamente.
ero al settimo cielo e lo sono anche ora, dopo ore di lavoro, di sonno e di veglia passate da ieri sera.
perché per una sera mi sono sentita veramente necessaria a qualcuno, per una sera tutto quello che avevo studiato, letto, approfondito per il mio solo interesse e piacere si è rivelato utile e fondamentale per qualcosa e per qualcuno che non sono io.
è stata apprezzata la mia capacità di ricerca. il mio interessamento, la mia voglia di approfondire gli argomenti.
ho potuto dare consigli utili, ho potuto suggerire cose, aiutare persone a scegliere come fare un determinato costume invece che un'altro.
il mio amore per il costume storico, dopo tanto tempo è finalmente sfociato in qualcosa di produttivo, e non solo.
vogliono che ritorni, vogliono sapere di più, mi hanno esortato a conoscere cose più specifiche sul periodo, e mi hanno fatto domande che mi hanno spinto a fare ricerche più dettagliate.
e quando sono uscita di li mi sono sentita carica, energica come non mi sentivo da anni: ho voglia di fare, di partecipare, di dare una smossa alla mia vita e sono così felice.
e come ciliegina sulla torta LUI è riuscito ad essere li com me, e per me la serata di ieri sera è stata un vero trionfo: una nuova speranza.

martedì 16 giugno 2009

recensione di ristorante: a volte anche io...

oggi una recensione su un ristorante: visto che ogni tanto ne frequento qualcuno ho deciso che ne darò una recensione ogni volta che ne visito uno nuovo, una piccola guida ai ristoranti di Roma, soprattutto, visto che di solito questi frequento, ma se capitasse, parlerò anche di quelli di altri luoghi.
oggi parlo della "Osteria del Velodromo vecchio".
si tratta di una piccola osteria posta nelle vicinanze della metro Colli Albani, su via di Genzano, un locale piccolo ma accogliente, silenzioso e tranquillo, dotato di un numero piuttosto ridotto di posti (38 coperti all’interno e di 20 all’esterno) e con un pergolato che rende estremamente piacevole il mangiare fuori in estate.
la locandina dei piatti all'esterno è un inno alla cucina tipica romana, gnocchi, coda alla vaccinara, zuppa di ceci, trippa, cacio e pepe, e quanto altro si possa desiderare di tipico.
il personale, che ho potuto vedere io ieri, è piuttosto limitato: il padrone che fa anche da cameriere e due cuochi in cucina.
il locale pare sia stato premiato dalla guida Slow Food con una chiocciolina sia per la cucina, che per l'assortimento di vini, che devo dire essere sicuramente notevole, anche se non posso parlarne in prima persona non bevendo io vino.
per quanto riguarda lo slow posso assicurare che proprio di slow si tratta: non dico di essere una che ama correre a tavola, ma ieri sera potevo morire di fame prima che si decidessero a prendere l'ordine.
siamo entrati alle nove e un quarto ed abbiamo visto gli antipasti non prima delle dieci: avevo una fame che avrei potuto mangiarmi un tavolino.
comunque poi devo ammettere che la qualità del cibo ripaga della attesa eccessivamente lunga.
gli antipasti, o stuzzichini per l'attesa come li ha chiamati il padrone del locale erano assolutamente deliziosi, due bruschettine con un olio molto buono ed un pane altrettanto gradevole, delle zucchine trifolate in maniera perfetta e con quella nota di aglio che non guasta, del formaggio pecorino e dei fagioli all'uccelletta freschi freschi, sgusciati in mattinata direttamente da loro.
tutto veramente buono ed in dosi parche per giungere con la fame al primo.
abbiamo optato per due piatti distinti in modo da provare tutti e due i sapori e la scelta è stata assolutamente azzeccata: io ho attaccato con dei fusilli alle zucchine, saporite ma delicate, un sughetto che richiedeva il pane, mentre LUI si è fatto metà piatto di linguine alle triglie, molto delicate ed accuratamente spinate. due sapori molto buoni che non hanno dato segno di non gradire l'accostamento.
per secondo io mi sono rivolta ad una classica bistecca di manzo che purtroppo non ha mantenuto la promessa e si è rivelata leggermente troppo dura e nervosa, accompagnata da un peperone al forno che invece era molto buono, condito inoltre con l'olio della casa che ha del miracoloso.
LUI si è fatto portare invece delle Polpette del Velodromo, tenere e ben cotte, saporite, affogate nel sugo di cottura, con dei fagiolini saltati in padella.
in chiusura c'era della crostata di visciole, ma eravamo cosi' pieni e stanchi che non siamo riusciti a continuare l0'assalto al cibo, quinci ci siamo arresi prima: al caffè.
la spesa, tra cibo, acqua, una coca cola ed una birra e stata di 79 euro, su cui ci è stato fatto uno sconto di 4 euro, quindi non eccessiva come spesa per un ristorante.
va detto che i costi per i beveraggi ( 3 euro per la lattina di coca cola, 3 per l'acua, e ben 6 euro per una bottiglia da 33 di birra) mi sono apparsi un po eccessivi, ma il costo dei piatti non mi è parso troppo esorbitante, anche se non si tratta certo del locale più economico che conosca.
la lentezza del servizio a volte è un po esasperante, siamo riusciti ad uscite da li solo alle undici e mezza, ma il locale è piacevole e in fondo il padrone è simpatico e si perde volentieri in chiacchiere con i clienti.
si può dire che lo consiglio anche se non è tra i primi locale di cui farei il nome.
provatelo e mi saprete dire.
buon appetito


Osteria del velodromo vecchio
Via Genzano, 139; 00179 Roma - 06 7886793
Orario: aperto fino alle 23.
Aperto da lunedì a sabato a pranzo, da giovedì a sabato anche a cena.
Il locale rimane chiuso per ferie in agosto.

17 Novembre giornata internazionale del Gatto Nero