mercoledì 15 aprile 2009

un pensiero forse fuori dal coro

ci sono tante cose che in questi giorni ci sarebbero da dire, cose che riguardano la gente, la vita, la perdita. cose che riguardano il terremoto dell'Abruzzo.
il problema è che tanto, e spesso troppo, è già stato detto, ed aggiungere una nuova voce, che dice le stesse cose, che scade in una trita retorica, diventa per me un peso che non riesco ad affrontare.
eppure non si può tacere, si deve fare qualcosa, oltre all'euro donato, alla spesa fatta e mandata, oltre a quello che di poco si riesce a fare stando qua.
perché altrimenti ci si sente insufficienti di fronte a questa immane catastrofe.
ed allora ho pensato di parlarne ribaltando il punto di vista, cercando una nuova prospettiva per farlo, qualcosa che fosse al di fuori della corrente.
mi sono chiesta: e se ci fossi stata io li? se fosse successo a me?
ho provato a vivere per qualche secondo nei loro panni per sapere se avrei potuto resistere a tanto.
al pensiero che quello che in una vita mi sono riuscita a costruire, quello che ho desiderato e ottenuto con fatica, sudore, sacrificio, andasse distrutto il un minuto di caos totale.
io ho 44 anni, e quello che mi circonda, la casa, che non è mia perché una casa mia non me la posso permettere, i mobili, gli oggetti, il televisore, il computer, i libri, gli oggetti, i manuali, i giochi, la cucina, i vestiti, tutto ciò che è con me, nella mia casa, E' la mia vita. sono cose che sono arrivate con il tempo, a volte con dolore, a volte con piacere, sempre con fatica. potrei andare avanti di fronte all'annientamento di tutto quello che mi rende ciò che sono? ma quello che ho mi rende ciò che sono?
che potrei mettere in salvo in due minuti di terrore? forse i documenti, se mi ricordassi di afferrare i vestiti uscendo, sicuramente i miei gatti, meglio rimanere ferita io che rischiare di farli morire perché li ho lasciati li. certamente il mio compagno che grazie al cielo si metterebbe in salvo da solo, e mi aiuterebbe con i gatti. ma oltre a questo?
potrei salvare una collezione di libri che copre tutta la mia vita, da ragazza svogliata che ha cominciato a leggere grazie al primo urania, a donna matura che trova nelle pagine di un libro un mondo?
potrei mettere in salvo una collezione di manuali di gioco che va dalle prime edizioni di D&D alle più moderne produzioni e che è legata ad una vita di gioco sia mia che di Lui?
potrei salvare i tanti soldi spesi per arredare il nostro nido, con il mio compagno, comprando quell'oggetto, dipingendo di quel colore le pareti, scegliendo quel particolare tappeto al posto dell'altro per resistere all'assalto dei gatti?
tutto questo andrebbe irrimediabilmente distrutto, perso sotto le macerie di una casa che per anni è stata la mia ed improvvisamente diverrebbe un cumulo sconosciuto di calcinacci e distruzione. ed io sarei li, di fronte, stringendo al petto i mie animali, vicina al mio compagno, illesa, ma svuotata di tutto.
eppure sono cose materiali, nulla di irreparabile si potrebbe opinare.
ma cosa non è irreparabile. il ricordo legato a quel particolare manuale che io ho regalato a Lui il giorno del suo compleanno, dopo poco che stavamo assieme? o quella bambola che mi hanno regalato i mie amici e che desideravo così tanto? non sono gli oggetti in se stessi quelli che perdi in queste situazione, ma i ricordi legati a quegli oggetti, irrimediabilmente perduti con l'essenza materica della cosa.
perché la nostra vita, volenti o nolenti, è fatta di cose materiali, a cui la nostra vita, i nostri ricordi si legano, si ancorano rendendoceli cari, importanti proprio per il carico di memoria che portano.
una casa è una casa, nulla di più di un insieme di mattoni, cemento, vetro e ferro, ed altre cose, inanimate, vuote di significato. fino a che non vengono rivestite della fatica fatta per comprarla, del desiderio di averla che ne riempie le stanze, dell'amore per arredarla che ne riveste le pareti, dei momenti di vita vissuta che ne illuminano gli spazi. ogni singola stanza è legata a una serie di episodi che la rendono unica, diversa da qualunque altra. il letto è il nostro letto, perché ci abbiamo dormito, sofferto per la febbre, pianto per un dolore, goduto facendoci all'amore con qualcuno, fatto e sfatto mille e mille volte, scelto il materasso migliore, i cuscini più consoni, le lenzuola più belle secondo il nostro gusto.
ogni singola cosa è nostra perché è rivestita di parte della nostra vita. e tutto può scomparire, distrutto in due minuti di scossa sismica.
tu sei vivo, Lui è vivo, i gatti sono vivi, ma tutta la tua vita, i tuoi ricordi, le tue storie, sono morte, distrutte, perse sotto la polvere.
dopo questo viaggio nella vita di chi ha subito tutto questo, si può pensare di riuscire a porre rimedio a qualcosa? si può essere sicuri che la strada si riesca a riprendere, nel momento in cui è stata interrotta? io credo che per me, personalmente sarebbe molto dura. so che la spinta a ricominciare è presente in tutti, è quella che ci spinge fuori dalla casa avita per cercare una nuova strada, ma quello che ci lasciamo dietro di solito è li, pronto a consolarci un domani, o a seguirci se ne abbiamo bisogno.
ma in questo caso no.
un colpo di spugna ha cancellato tutto il nostro passato e noi dobbiamo ricominciare da zero.
è dura a 20, 30, 40 anni, ma deve essere molto ma molto dura a 50, 60, e quasi impossibile da pensare a 70 ed oltre.
posso capire la vecchina di quasi cento anni che chiedeva di essere lasciata nella sua casa perché quello era tutto ciò che aveva, perché con il passare del tempo la tua vita si riversa sempre più nel ricordo e negli oggetti che legano quel ricordo.
rileggendo il tutto qualcuno potrebbe rinfacciarmi di essere troppo materialista, legata agli oggetti, ma è facile criticare. io so di esserlo, e lo ammetto, non me ne vergogno. è una vita che combatto perché quello che desidero si avveri e quello che desidero è materiale, concreto, vero e reale.
non mi illudo di essere una persona più spirituale di quello che si vede, sarei distrutta dalla perdita delle mie cose, perché a loro è legata la mia vita, come per molti altri, anche se in maniera meno chiara.
e con questo chiudo, con un pensiero al dolore immenso che stanno provando quelle persone che vedono la loro vita scomparire sotto le macerie, un pensiero di vicinato, ma anche di sollievo perché a me non è capitato. crudele forse, meschino anche, ma vero, assolutamente vero.

1 commento:

Federica ha detto...

Vedi, secondo me quello che dici non e' solo materialismo...
Le cose che abbiamo intorno sono quelle che noi ci siamo scelti in mezzo a mille altre. Sono quelle che in qualche modo ci fanno diversi dagli altri oppure piu' simili agli altri. Sono cose che ci caratterizzano. Quindi l'amarle non e' solo materialismo ma e' anche trovare una nostra dimensione. Che poi preferisca 10.000 volte salvare la vita mia e quella di mio marito, e' ovvio. Ma il dispiacere che si prova nel veder andare in macerie tutto cio' che vivena con e intorno a noi... se permetti e' comunque importante.

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