martedì 31 marzo 2009

dopo qualche giorno...

sabato è stato il giorno più bello dell'anno. succede almeno una volta all'anno, se è per questo, e non voglio sminuire tante altre cose che mi succedono nell'arco della vita ma questo sabato in particolare ha qualcosa di speciale, come ogni anno.
è il sabato che trascorro alla Deepcon.
a volte è più di un semplice sabato, anche se sono anni che non riesce più ad essere un insieme di giorni, ma mi accontento e vado avanti gustandomi il delizioso piacere di quel sabato per tutto l'anno in attesa del prossimo.
si tratta di un sabato magico e particolare perché per quel giorno sono lontana da tutto ciò che è la mia vita di ogni giorno, e sono vicina a persone a cui voglio bene come fossero una famiglia assemblata da me. si tratta di un giorno in cui non peno a problemi a rotture a obblighi ed impegni, un giorno in cui parlo con attori e scrittori come se fossero semplici turisti che non comprendo bene per la lingua ma che hanno voglia di divertirsi con noi. un sabato in cui faccio tardi la notte a parlare di cavolate sbattuta su un divanetto e circondata da persone che come me sono uscite per uno, due , quattro giorni, dai loro vestiti di sempre e si sono immersi in questa bolla di magia che dura poco ma che ci contiene tutti.
io adoro quel sabato, vivo tutto l'anno aspettandolo e mi scateno quando arriva.
vivo per incontrare tutti quelli che conosco ed abbracciarli forte per far sentire loro quanto mi sono mancati ma quanto sono stati vivi nel mio cuore per tutto un anno in attesa di quel sabato. vivo per il girare tra le sale con un sorriso idiota, cercando di imbastire un discorso in inglese con amici americani che rivedo solo quella volta all'anno ma che si ricordano di me e forse mi vogliono un briciolino di bene. vivo per le persone che incontro nuove e spaesate, o per gli attori che vengono e si sentono accolti più in una grande casa famiglia di giovani disadattati che in una convention di fan ma che in fondo si trovano bene proprio perché da noi non vengono a fare i divi ma a rilassarsi insieme a noi.
vivo per quei pranzi assieme anche se il prezzo a volte mi pare eccessivo per la quantità e qualità di cibo, ma che mi importa, pago il piacere di consumare il mio pasto con tutti i miei amici.
vivo per la sfilata dei costumi la sera, a cui non riesco a partecipare da tanto ma che voglio ricominciare a fare, in cui la gente mostra quello per cui ha lavorato per un anno, e non ci sono tra gli amici persone che pensano, tutte ste storie per un costume di carnevale, perché sa che quel costume è costato lavoro, progettazione, attenzione e amore.
vivo per il dopo sfilata in cui sembra che siamo stati tutti tarantolati, ci agitiamo al suono di musica anni ottanta, ci dimeniamo, ci divertiamo e torniamo ancora più bambini.
vivo per tutto questo e per altro ancora, per l'emozione di quella cosa che desideravo tanto e che finalmente mi posso comprare, per la firma di quello scrittore che amo tanto e che finalmente ho sui suoi libri.ho avuto grazie a questa riunione di amici, la gioia di incontrare alcuni degli scrittori i cui libri porterei con me anche nella tomba, come la McCafrey, o di cui ho amato tantissimo le opere, come Harrison e Lukjanenko.
ora sono tornata a casa, e dopo un giorno di coma per riprendermi dall'ammazzata che mi è toccata quest'anno, ma questa è un'altra storia, e dopo aver meditato, eccomi a voler condividere con chi ha voglia di leggere quelle sensazione che ho provato, anche se so che non sarà mai possibile per me trasmettere tutto quello che ho provato.
quindi uso queste pagine perché se qualcuna delle persone che sono state con me in quella bolla passano di qua, voglio che sappiano che le ringrazio dal profondo dell'anima per come mi hanno fatta sentire in quel sabato, e che gli voglio bene.

domenica 15 marzo 2009

Lettera ad una madre mai affrontata

ciao mamma.
ci sono molte cose che nella vita avrei voluto chiederti, molti momenti in cui mi hai fatto male, magari senza volere, e di cui avrei voluto chiederti la ragione, molte situazioni in cui avrei voluto sapere cosa in me non andava e perché, ma di cui non ho mai avuto il coraggio di chiederti, intimorita dal fatto di farti male, di non soddisfare le tue aspettative, di non essere all'altezza.
ma più di ogni altra una oggi mi salta alla bocca con tanto desiderio che vorrei potertelo gridare, invece di scrivertelo in un oscuro blog, letto da pochi e conosciuto da meno, certamente lontano dal tuo occhio telematico che di questo non ha mai saputo nulla.
vorrei chiederti perché per tutta la vita mi hai detto che desideravi tanto far si che io riuscissi un giorno a farmi una vita mia, con dei miei spazzi ed una mia famiglia, e poi dal giorno dopo in cui, oramai circa tredici anni fa me ne andai da casa tu hai cominciato un lento e sistematico lavoro per cancellare ogni traccia della mia esistenza da casa tua.
hai preso la mia vita, trent'anni di cose, di libri, di amore e di sogni, e li hai chiusi un po alla volta in degli scatoloni, hai eliminato il mio letto, riutilizzato i miei scaffali, eliminato i miei capi di abbigliamento, distrutto quello che avevo costruito in maniera lenta e decisa. oggi ti ho sentito e mi hai detto che le ultime cose che erano rimaste in quella che era la mia stanza, sarebbero presto state trasferite in magazzino, perché li occupavano spazio. quella era la mia stanza: io ho litigato con mio padre per ottenerla, me la sono ristrutturata da sola, con le mie mani, ho rifatto muri che cadevano a pezzi, messo su un impianto elettrico, dipinto, costruito i mobili, arredato quella stanza tutto da sola, con il vostro disappunto forse, ma senza chiedere nulla. ed ora? di quello che ero io in quella stanza, in quella casa cosa è rimasto?
hai deciso che avevi bisogno di uno studio ed hai smantellato tutto, senza chiedermi qualcosa, senza nemmeno comunicarmelo, senza rispetto per me e per i miei ricordi. quando sono venuta a trovarti le cose erano fatte, sparite in anonimi scatoloni ammonticchiati senza ordine e logica in un angolo della stanza, per fare spazio a te ed ai tuoi bisogni.
poi non ti bastava ancora e mi hai sollecitato di volta in volta a portarmi via quello che potevo ed ora, non contenta del fatto che vivendo in un piccolo appartamento non ho potuto traghettarvi la mia vita in toto, hai deciso che tanto se la mia vita finisce in un magazzino in cui piove non mi avrebbe poi dato noia più di tanto. se oggi non ti avessi telefonato me lo avresti detto? no, non credo. mi sarei trovata nuovamente di fronte al fatto compiuto, e per te sarebbe stato nulla di più emozionante del rimuoversi un brufolo noioso dal naso.
nemmeno un po di considerazione per me, per la mia sensibilità, per la mia vita che stai sfrattando senza tante cerimonie dalla vostra.
sono vostra figlia, si, mi volete bene, ma in fondo sono ingombrante e occupo il vostro spazio vitale a quanto pare.
a volte vorrei sapere quando nella mia vita ti ho fatto qualcosa di così grave da punirmi solo per il fatto di esistere, al punto di cancellarmi dalla vostra vita fisica, con tanta disinvoltura.

17 Novembre giornata internazionale del Gatto Nero