martedì 22 dicembre 2009

Un buon Natale per tutti

spero vorrete scusarmi se ho prima dato la precedenza a chi mi sopporta tutto l'anno e che per una volta da diritto a tutta la mia attenzione, ma ora eccomi a voi.
il natale è oramai alle porte, mancano solo due giorni alla vigilia, che per me è il vero inizio del natale, il momento in cui si sta co tutta la famiglia , si mangia, s gioca e si attende la mezzanotte per aprire i regali
auguro a tutti voi che avete la pazienza di leggermi una splendida serata di festa di gioia e di allegria. io sarò reperibile, ma spero di riuscire a godermi la festa anche se sarò senza il resto della famiglia: avrò comunque al mio fianco chi per me conta più di tutto.
Godetevi questa notte, perché carica di magia, e riempie i cuori di una energia che vi aiuterà ad andare avanti nel resto dell'anno quando piano piano, i problemi, e dolori e pensieri vi trascineranno sempre più giù, nella realtà.
Che il vostro cuore si riempia di vera gioia, che i doni che riceverete siano belli e piacevoli, che tutto per voi sia perfetto perché il Natale è magia e voi possiate coglierla.

Un buon Natale per uno solo

Forse perché mi sopporti in ogni giorno del'anno, ma ancora di più, mi sopporti in questo periodo in cui perdo la testa e torno bambina, con alti e bassi, con gioie e tristezze, con mille voglie e mille desideri.
forse perché anche se il tempo passa, e gli anni scorrono sempre più veloci uno dietro l'altro, tu rimani lo stesso, con le tue particolarità ed i tuoi sofismi, con i tuoi difetti ma anche i tuoi tanti pregi, con il tuo impegno per la nostra vita assieme.
forse perché io nonostante mi senta sempre più un rudere che attraversa il mare del tempo perdendo i pezzi lungo il cammino vicino a te riesco a sentirmi sempre come tredici anni fa, piena di voglia di fare e di creare, piena di curiosità e di idee.
forse perché sei l'unico che riesce veramente a riempire tutti gli spazzi vuoti e che, quando mi è vicino, riesce ad allontanare quel devastante senso di vuoto che a volte rischia di travolgermi.
forse per tutti questi motivi, o per altri mille diversi che non riesco ad elencare, ma anche quest'anno, sono felice che stretto a me, vicino all'albero, mentre la mezzanotte scocca e il Natale porta le sue mille promesse, magari non mantenute, ci sia tu.
Ti amo.
Buon Natale.

venerdì 9 ottobre 2009

siamo tutti un po più ecologici


cerco di evolvere il mio spirito ambientalista il più possibile nel limite delle possibilità che mi vengono offerte dalla mia città e dal mi budget, anche perché a volte essere ambientalista costa.
però ci provo.
vado con i mezzi e quando devo usare la macchina, ho una macchina che va a GPL, meno inquinante oltre che meno caro a comprarsi, ma la macchina è venuta quasi duemila euro di più, alla faccia dell'economico.
faccio la raccolta differenziata e sciacquo i contenitori da quando mi è stato detto di farlo, però mi rendo conto che, a parte la molta poca voglia di fare attenzione a queste cose dei miei concittadini, non c'è nemmeno una grande opera di pubblicità a queste semplici manovre.
vi faccio un esempio semplicissimo, così ne approfitto per fare anche della pubblicità al servizio.
da questo mese hanno cominciato a fare il riciclo anche del tetrapak che fino a ieri era da gettare nel cassonetto verde del non riciclabile.
quale è l'inghippo? che non si capisce bene quale sia il sito di riciclo per questo tipo di rifiuto.
la pubblicità si trova sui maggiori quotidiani gratuiti, ma non spiega questa semplice cosa, quindi sono andata all'indirizzo consigliato dalla pubblicità, su internet, e mi sono messa a cercare . la pubblicità dice: dove? nella carta, ma volevo essere ben sicura di aver capito che si dovessero usare le campane della carta quindi ho cercato sul sito consigliato dal sito che stavo visitando ( complicato? vedrete!)
il sito consigliato era www.tiriciclo.it.
questo nuovo sito presenta una splendida grafica sul riciclo e poi ti invita a consultare il PDF dell'AMA, di cui ti forniscono l'indirizzo, per vedere le cose come devono essere riciclate.
sono andata a questo nuovo link datomi da tiriciclo, e mi sono stampata il pdf per avere queste famose notizie nuove nuove. il tutto per ritrovarmi tra le mani un pdf che come minimo risale all'anno scorso visto che è a firma di Walter Veltroni, e che del tetrapak non parla in maniera assoluta.
sconfitta sul piano del web mi sono attaccata al telefono, facendo l'800855811, numero verde per le informazioni dato sempre dall'originaria pubblicità sui quotidiani. c'è voluto circa sei riattacchi, sempre loro per fortuna (la sequenza era"risponde il servizio di informazione sul riciclo del tetrapak. non appena libero un operatore risponderà alla vostra chiamata. seguivano 9 note di per elisa in midi, un interruzione tre squilli di telefono e di nuovo la voce) ma alla fine mi ha risposto una gentile donna di un call center probabilmente emiliano dall'accento che mi a detto, che si, ho ragione, in effetti il link è quello vecchio, ma che se vado su www.amaroma.it dovrei trovare tutte le informazioni che mi servono e di cui necessito e che comunque, il tetrapak una volta sciacquato e schiacciato si recupera nella campana della carta.
Alleluya e buona raccolta differenziata a tutti.

mercoledì 23 settembre 2009

nuova sera nuovo ristorante


rieccoci alle romantiche passeggiate serali per le strade di Roma (anche se ho ancora due ristoranti di cui parlarvi in Sicilia) con l'umido della pioggia passata che bagna i marciapiedi ed un fresco che finalmente fa respirare.
in queste auree condizioni abbiamo voluto provare un nuovo ristorante.
si tratta del BARAONDA, posto in via delle cave, un posticino che si pubblicizza come bisteccheria pizzeria ristorante, con tavoli fuori e dentro ed un forno a legna ben visibile da fuori che invita a provare.
accettano pagamenti sia con bancomat che con postacard quindi non ci dovrebbero essere problemi se vi impensierisce il metodo di pagamento.
una volta entrati l'ambiente è piacevole ed accogliente, colori caldi alle pareti, un assortimento di oggetti appesi che giustifica il nome, una bella collezione di copie di Botero alle pareti in alto, tavolini piccoli un po troppo stretti ma sicuramente intimi.
le cameriere sono cordiali e gentili anche se spicce.
ci sono anche tavolini da due se si vuole un po di intimità ma sono proprio piccoli.
gli ordini vengono presi molto rapidamente e prima portano da bere: la birra è normale anche se non proprio freddissima, niente coca cola alla spina, acqua gassata veramente squallida, con un sottofondo di bollicine che dava quasi tristezza.
gli antipasti, salumi e formaggi, una bruschetta ed un carpaccio funghi e parmigiano, erano decenti: i formaggi erano due pezzi di emmental, i salumi erano salumi dozzinali da super mercato, due tipi di salame ed un prosciutto non malaccio, la bruschetta è difficile farla male, ci si deve proprio impegnare, il carpaccio era gustoso anche se non saporitissima la carne.
LUI ha optato per una pizza, visto il forno a legna, e non è rimasto scontentissimo, gassa e croccante come piace a noi, lascerebbe molto deluso chi ama la pizza alta o comunque spessa. non malaccio il sapore anche se il salame della diavola era ben poco indiavolato.
io ho optato per una entrecotte ben cotta con patate al forno. era ben cotta in effetti e sono stati attenti a non bruciarla, cosa che purtroppo a volte succede e rende molto meno piacevole la carne, purtroppo però la carne era grassa e nodosa in alcuni punto. però il resto era abbastanza morbido e comunque saporito. buone anche le patate che non erano bollite come purtroppo spesso accade, forse anche per il fatto di essere state ripassate nel forno, e quindi scaldate senza rovinarle.
diciamo che tra i positivi ed i negativi si riesce a strappare un modesto sei, ma a suo favore va detto che è un ambiente piacevole, con musica bassa, personale gentile e accogliente nell'insieme.
un posto tranquillo e piacevole per passare una serata, anche se non con una cucina estremamente invitante.

pizzeria, bisteccheria, insalateria birreria BARAONDA
via delle Cave 95 roma
tel 06786659
chiuso il LUNEDI
è gradita la prenotazione

lunedì 21 settembre 2009

in memoria dei nostri soldati

In ricordo di chi è morto per il proprio dovere:

Memoria ed Onore
tenente Antonio Fortunatoprimo caporal maggiore Matteo Muredduprimo caporal maggiore Davide Ricchiutoprimo caporal maggiore Massimiliano Randinosergente maggiore Roberto Valenteprimo caporal maggiore Gian Domenico Pistonami

giovedì 17 settembre 2009

la rabbia di chi lavora male

Rabbia, rabbia, rabbia.
forse oggi dico cose che non dovrei dire ma mi sono veramente stufata oltre ogni limite, sono arrivata al rosso.
sono così arrabbiata con questa maledetta amministrazione del Policlinico Umberto Primo, di Roma che se mi trovassi tra le mani qualcuno di quei maledetti giuro che gli cambierei i connotati.
in questo postaccio il rispetto per il lavoro di chi è assunto è veramente nullo, a nessuno importa niente di alleviarti un minimo la vita, visto che già si lavora in modo disagevole e con turni del cavolo.
ed in più ci hanno messo anche questa maledetta rogna che ci complica ancora di più la vita, infischiandosene dei disagi che causa, tanto noi siamo solo dipendenti e dobbiamo abbassare la testa e basta.
sono veramente incavolata a morte.
il fattaccio è quello del posteggio macchina.Giustifica
fino all'anno scorso i dipendenti potevano entrare nel recinto ospedaliero e parcheggiare all'interno per il turno di lavoro e la cosa era ben più agevole per coloro che fanno i reperibili, il che spesso comporta un turno di lavoro che parte alle 13 del pomeriggio e se sei molto sfortunato arriva alle 13 del giorno dopo.
poi improvvisamente hanno deciso che non poteva più posteggiare nessuno nell'ospedale ma tutti fuori; cosa che sarebbe anche stata utile ai pazienti se poi non si fosse tradotta con tutti fuori tranne, quelli che possono, quelli che conoscono, quelli che sono simpatici alle guardie...
e sul danno la beffa. fuori prima era a pagamento, cosa al quanto scocciante ed irritante, mentre ora è a disco orario: tre ore.
il fatto che pare non improtare a nessuno, tanto meno alla direzione sanitaria, e che un turno di lavoro è di almeno sei ore, quindi si suppone che tu, dipendente qualunque, possa tranquillamente prendere, lasciare il tuo posto di lavoro, uscire dall'ospedale ed andare a cambiare il disco orario, pena multe di 25 e più euro date con una certa generosità negli ultimi giorni, e rientrare senza che nessuno ti dica nulla o si lamenti: sbagliato. perchè a parte che non credo nessuno abbia il tempo per lasciare il posto di lavoro, se lavora davvero, ma se lasci il posto di lavoro sei passibile di denuncia, se esci con la divisa sei passibile di denuncia, se ti cambi perdi almeno venti minuti tra un cambio e l'altro (divisa-vestiti; vestito-divisa).
questo è veramente una prova di come si consideri assolutamente inutile il lavoro di chi è assunto da questa azienda.
ma la beffa non finisce qui.
facciamo l'esempio specifico.
io sono una persona parsimoniosa sia del proprio denaro che del proprio fegato, e per non consumamelo giornalmente alla ricerca disperata di un posteggio di solito vengo al lavoro in metro.
il problema per me sorge quando devo fare le reperibilità che mi possono obbligare ad uscire dal lavoro alle nove, alle dieci, alle undici di sera, quando quando oramai i mezzi non circolano più tranne i notturni che onestamente eviterei di prendere da sola se possibile.
quindi vengo in macchina, arrivo alla porta e chiedo di entrare, ed alla porta non mi fanno entrare... perché i reperibili possono entrare solo dopo le sette di sera.
ora.
se io sono reperibile e vengo al lavoro alle 13, e per pura fortuna mi arriva una dissezione alle cinque del pomeriggio, o ho un intervento che prolunga, io alle sette di sera si suppone che non sia proprio così libera da prendere uscire, entrare con la macchina dopo aver chiesto per favore all guardie di farmi entrare, perché oltre tutto sono anche piuttosto difficili nel farci entrare, posteggiare e quindi tornare al lavoro, sempre mettendoci almeno due cambi di abito nel frattempo, a meno che io non voglia rischiare ed uscire in divisa, che però si inquina e comunque poi devo cambiare, lavorando io in sala operatoria.
quindi se io sono reperibile e mi capita di dover rimanere fino a tardi, io devo comunque posteggiare fuori, mentre dentro è pieno di gente che parcheggia tranquillamente e tanto vorrei sapere perché, stare al lavoro fino all'ora in cui non sono libera quindi uscire ed andare a prendere la macchina ovunque io abbia avuto la fortuna di trovare posteggio, sperando che nel frattempo non mi abbiano fatto una multa perché ho superato le tre ore di sosta, sperando di non averla lasciata in un posto che "loro" (ed intendo i vigili e gli ausiliari del traffico) quel giorno hanno deciso non giusto per il parcheggio (è successo anche quello) e che non me l'abbiano nemmeno derubata se non rubata, perché con il fatto che ora medici ed infermieri devono lasciare la macchina fuori qui sono anche aumentati i furti, forse perché suppongono ci sia più roba da rubare nelle macchine del personale.
e non solo.
il posto è male illuminato e non molto distante dalla stazione Termini; la gente che si può incontrare di notte non è esattamente quella del golf club, quindi devo anche sperare di non incontrare qualche bravo ragazzo che decide che la mia borsa forse è abbastanza grossa da contenere qualcosa di interessante. o magari da passare sopra il fatto che non sono proprio una Venere e vedere se riesce a scroccare una cavalcata gratis.
il tutto per venire al lavoro e prestare la mia opera in questo nosocomio in reperibilità.
e non dovrei essere arrabbiata? ma tanto nessuno ti ascolta, nessuno muove un dito, e quelli che conoscono non si lamentano certo tanto loro problemi non ne hanno.
a volte vorrei veramente che mi succedesse qualcosa qua fuori, mentre sto andando a prendere la macchina di notte, perché a quel punto farei partire una denuncia con i fiocchi da farmici ricca, così imparano a fregarsene del benessere dei dipendenti.
ma fino a quel momento non c'è nulla da fare se non incavolarsi e continuare a sperare che non succeda niente.
se questo è il modo di lavorare.

venerdì 11 settembre 2009

ristoranti siciliani 3

il nuovo ristorante del gruppo si trova a Palermo, nel centro, dalle parte del palazzo dell'Inquisizione.
si chiama Paninfarinah, e si trova proprio fianco a fianco con il ristorante "al Covo dei Beatipaoli" dove avremmo in teoria dovuto andare.
in realtà un cameriere con una manciata di biglietti da visita ci ha intercettato fuori dalla porta e ci ha abilmente indirizzato verso il primo tavolo a disposizione.
devo dire che il primo impatto, in una serata di un caldo appiccicoso e pesante, con il padrone che ci diceva che, era spiacente ma l'aria condizionata era saltata, be non è stato proprio eclatante.
però il panorama è bello, con il giardino di fronte e le fronde degli alberi che quasi coprono la parte di strada antistante, il palazzo dell'Inquisizione come sfondo, alla fine ci hanno convinto e ci siamo seduti.
noi siamo arrivati relativamente presto, per la media delle cene a Palermo quindi c'era poca confusione e all'inizio ci hanno serviti con una certa sollecitudine.
Abbiamo cominciato con i soliti antipasti che devo dire non mi hanno mai deluso per tutto il periodo di permanenza, e che anche questa volta sono stati particolarmente gustosi, per poi proseguire, LUI con un primo, assieme al nostro accompagnatore, io con il solito secondo di pesce.
purtroppo con l'aumentare della gente ai tavoli, si è sentita pesantemente la carenza di personale, tanto che ho visto delle persone alzarsi ed andarsene scocciate dall'attesa.
noi stessi siamo stati costretti a ribadire più di una volta gli ordini, o le richieste di acqua e pane che facevamo.
però nel complesso il cibo era buono ed il personale, anche se un po stressato, abbastanza cordiale.
altra nota di demerito al momento di andare a pagare ci siamo sentiti dire che il bancomat non funzionava, e la cosa ci ha scocciato al quanto perché un conto di 113 euro non è cosa da saldare con gli spicci che si hanno in tasca, e mi sarebbe sembrato più corretto mettere un cartello fuori che avvertiva dell'impossibilità di pagare mediante post.
ci siamo dovuti mettere a frugare nei portafogli e la cosa ci ha un poco indispettiti.
diciamo che non darei più di un sei all'insieme visto il disagio ma l'ottima qualità del cibo.

Ristorante Paninfarinah
Piazza Marina 53; Palermo - 0916162230 - fax 0917817603
non risultano i turni ne le ferie

martedì 8 settembre 2009

ristoranti siciliani 2

il secondo ristorante si trova sempre a Sciacca, e si chiama Al Porticciolo.
si trova sul Lungomare Falcone E Borsellino, non in una posizione troppo facile da vedere ma ben posizionato, prospicente l'acqua, con solo la murata del porto di fronte.
il locale è arredato in uno stile vagamente marinaresco, fa sia pizza che ristorante.
Ha i tavoli esterni, anche se pochi e stretti sul laterale del locale, mentre dentro ha a disposizione sia lo spazio che l'aria condizionata, che rendono il tutto più piacevole, anche se viene a mancare la vista.
per i maniaci dello sport ha anche un mega schermo a disposizione.
siamo arrivati anche piuttosto affamati ma devo dire che ci hanno fatto sedere subito quindi nulla da dire sulla velocità. peccato che il cameriere fosse abbastanza antipatico, con un atteggiamento da vi faccio un piacere che mi ha indotto a dare subito un giudizio meno positivo al tutto.
Come al solito abbiamo ordinato un antipasto assortito che era buono ma devo dire meno convincente del ristorante precedente, con il polpo i cui tentacoli erano forse un po troppo duretti.
per secondo il nostro accompagnatore è andato di nuovo sul pesce alla brace mentre io ho preso della frittura e LUI un piatto di pasta.
devo dire che era tutto ottimo ma non convincentissimo. abbiamo anche avuto una certa carenza nel sevizio da parte del simpatico cameriere, con ordini di pane o di altre cose ritardati, nonostante la marcata presenza di soli altri due tavoli occupati.i
il prezzo inoltre, a parità di ordinazioni, ed a servizio assolutamente inferiore è stato uguale, quindi non posso dire che sia la prima scelta dovendo andare a mangiare al porto di Sciacca, però si mangia indiscutibilmente bene.



Ristorante al Porticciolo
Lungomare Falcone E Borsellino, 26, 92019 ( provincia Agrigento, regione SICILIA ) - 0922413631

Ristoranti siciliani 1

essendo stata in Sicilia per vacanza ed essendomi trovata benissimo potrei diffusamente parlare delle cose che ho visto e fotografato ma essendo una epicurea credo che una bella descrizione della Sicilia si possa dare anche parlando dei suoi ristoranti, senza contare che magari se andate anche voi vi può fare comodo sapere qualche dritta.
Per primo parlo di un ristorante di una certa classe.
si trova a Sciacca e si chiama Porto san Paolo.
si tratta di un bellissimo ristorante su due livelli, che nella parte bassa si occupa di pizzeria e nella parte alta prettamente di ristorante, carne e pesce, ma soprattutto i primi.
Il servizio è assolutamente impeccabile, da ristorante di una certa classe, il pesce è freschissimo, come ci si può aspettare da un locale la cui terrazza si affaccia sui pescherecci che rientrano con il pesce fresco.
ci siamo stati la prima sera di permanenza a Sciacca e devo dire che come primo impatto con la cucina del luogo è stato senz'altro affascinante. A parte la rampa di scale che si deve affrontare per giungere nelle sale alte, la vista che poi la terrazza offre è stupenda, con il porto illuminato ed il faro della punta lontano che segnala, mentre sul mare il nero è punteggiato di piccole luci dei pescherecci. i tavoli esterni sono molti ma se si vuole ci si può anche sedere dentro con l'aria condizionata, quindi se il caldo lo richiede si può scegliere.
abbiamo cominciato con un antipasto assortito ed una porzione di polipetti in guazzetto tanto per assaggiare: gli antipasti erano squisiti, e i polipetti deliziosi.
poi Lui ha preso una pizza che non lo ha convinto più di tanto, troppo alta e poco cotta per i suoi gusti, mentre io mi sono fatta un bel pescione alla brace ( non mi chiedete cosa fosse non ricordo i nomi degli animali che mangio :-) ) però posso dire che l'assortimento non era ricchissimo ma tutto molto fresco.
non bevendo vino il nostro accompagnatore si è dovuto accontentare di una bottiglia di quelle piccole di bianco della casa.
per dessert LUI ha preso una cassatina, il nostro amico un sorbetto di limone ed io un dolce tipico di cui non mi ricordo il nome ma che era delizioso. vi farò sapere appena lo scopro.
il tutto annaffiato per LUi di coca cola, per noi di acqua frizzante.
il conto è venuto 100 più o meno, e il prezzo è abbastanza altino, ma posso dire che tutto quello che abbiamo mangiato era veramente ottimo, fresco e ben cucinato, il servizio era impeccabile e cordiale, quindi i soldi li ho spesi anche volentieri.


Ristorante Porto San Paolo
Largo San Paolo 7, SCIACCA 92019 ( provincia Agrigento, regione SICILIA ) - 925-27982
Orario: aperto fino alle 23.


martedì 4 agosto 2009

l'estate stà finendo...

ed alla fine sono finite anche per me le vacanze. una cosa devo dire: mai fatte vacanze così stancanti, ma forse sono io che oramai mi stanco per un nonnulla.
le mie ferie sono partite con una domenica passata a ripulire casa da cima a fondo e con una temperatura che si aggirava sui quaranta gradi: giunti a fine giornata avevamo anche la cena per il compleanno di LUI e pensavo di non restare sveglia tanto ero stanca.
il giorno dopo sveglia all'alba per un giro di documenti e uffici perché finalmente LUI ha cambiato residenza ed ora è ubicato a casa mia: sarà un bene? almeno prima se mi scocciavo potevo dirgli torna a casa tua... ora che gli dico, vattene da casa nostra??? non suona altrettanto bene.
il resto della giornata, con una temperatura altrettanto inclemente è passato finendo di mettere a posto e di preparare i bagagli per la partenza. il crollo fisico serale era inevitabile.
il martedì via, si parte e si va a Pisa, ridente cittadina toscana a ben cinque ore di macchina da casa nostra, con una temperatura assolutamente fornacesca, tanto che nemmeno a LUI ha dato noia l'aria condizionata. a metà viaggio sosta a casa di mio padre per una ripresa e un po di ristoro, due chiacchiere con lui e mia sora, e via, verso nuove avventure.
giunti a Pisa abbiamo anche trovato una pensioncina conveniente e ben tenuta che per 50 euro a notte senza colazione ci ha accolti subito: non male, pensavamo peggio.
erano oramai le sei, all'ospedale a salutare i colleghi non era il caso di andarci, quindi abbiamo optato per andare a trovare Patty, la mia vecchia veterinaria, una persona adorabile e che con gli animali ci sa fare alla grande. è stata così felice di rivederci che non ci faceva andare più via ma alla fine l'abbiamo salutata con l'impegno a cenare assieme l'indomani. oramai erano le sette e mezza, la fame cominciava ad affacciarsi e siamo andati a cercare un ristorantino che ci piacesse e ci cullasse con le sue delizie. abbiamo girato un poco ma alla fine a Marina di Pisa, abbiamo trovato un localino che era veramente bello. si chiama LO SCOGLIETTO, un locale che affaccia su una piazzetta, fianco al mare, silenzioso e tranquillo, dove si mangia veramente bene anche se le bevande se le fanno pagare care: consiglio di prendere il fritto di pesca, era così abbondante che l'ho addirittura lasciato, ma attenzione alle bevande come dicevo: tre cocacole e una birra venti euro!!
quindi una passeggiata sul lungo mare, ma Marina di Pisa è veramente desolata, ed un ritorno all'albergo dove la stanza, condizionata, ha accolto i nostri corpi surriscaldati.
il giorno dopo la sveglia era alle nove e mezza, perché entro le undici devono rifare le camere. colazione e poi alla ricerca del regalo per Irene, la figlia di due anni di cari amici che avremmo rivisto la sera del nostro rientro, tanto per non riposarci troppo. il calore era assoluto. abbandonato LUI a passeggio per Pisa mi sono diretta all'ospedale dove sono stata a salutare tutti i miei vecchi colleghi, ed è stata una cosa così bella rivedere tutti loro, sentire che in fondo gli manco ancora quanto loro mancano a me, rincontrare quei posti che in fondo amo ancora e che potessi vorrei tornare a sentire miei anche se so che non è possibile.
alle due una telefonata di LUI mi avvertiva del suo rientro, stremato dal calore, in albergo: io sono andata a comprare qualcosa per il pranzo e l'ho raggiunto. avremmo dovuto andare a Lucca, o in giro per musei, o altro, non so... ci siamo addormentati distrutti dalla stanchezza e dal caldo fino alle sei e mezza, in tempo giusto giusto per andare a cena con Patty.
il tempo di docciarsi, vestirsi ed eravamo in macchina verso il suo ambulatorio dove lei ci aspettava. da li ci ha portato alla sua nuova casa, un vero amore di appartamentino in una villetta trifamiliare, e poi al ristorante dietro casa sua. si tratta del CIGNO NERO, una specie di pizzeria ristornate, dove non si mangia male, ma se ci si va di mercoled' si rischia di essere un poco ignorati dai camerieri perché c'è la serata pizza non stop.
siamo rimasti con Patty e Mau , tra li e casa loro, fino alla una di notte poi siamo arrancati alla camera e siamo risvenuti.
la mattina sveglia alle nove, che entro le dieci si doveva lasciare la camera, un ultimo salto all'ospedale a salutare, ma avevano troppo da fare quindi nulla, una colazione da ZACCAGNINI, che consiglio vivamente a chiunque vada a Pisa perché è una delle migliori pasticcerie della zona, e via, partenza per il rientro. una nuova sosta a Grosseto, dove siamo stati al museo archeologico per vedere la splendida mostra "i signori della maremma" dedicata a dei ritrovamenti etruschi stupendi, poi a casa da mio padre per il pranzo e le paste per il compleanno di LUI, che era tutto contento.
la compagnia di LUI in macchina è qualcosa che consiglio vivamente a chiunque: sia all'andata che al ritorno ha dormito, russato e sbavato per tutto il percorso quasi, con somma compagnia per il guidatore. fortuna che ho la radio!!!
siamo arrivato a Roma sobbollitti e stressati, specie io, da un traffico infinito in ingresso, di giovedì, ma io dico non erano n vacanza, che si viaggiano di giovedì.!!!
comunque anche questa volta il tempo di una doccia di cambiarsi e via di nuovo verso casa dei nostri amici: io ero sempre più stanca, e cominciavo ad avere uno strano prurito sulla spalla destra dove una paio di costellazioni di puntolini rossi aveva preso residenza.
una serata estremamente piacevole anche questa ma ancora una volta siamo tornati a casa alle due. ero così stanca che non ricordo nemmeno di essermi spogliata e lavata anche se devo averlo fatto.
venerdì almeno la mattina ho dormito, anche perché il caldo che continuava a perdurare mi sfiancava assolutamente. siamo rimasti in panciolle per la giornata poi siamo andati alla ricerca di un regalino che LUI si voleva fare da solo per il suo compleanno ( io gli ho regalato un lettore dvd portatile ed un dvd di wally-e) poi a cena da altri amici che il giorno dopo partivano per le vacanze: altra splendida serata, altro rientro alle due passate, un sonno arretrato che continuava ad accumularsi, e la spalla sempre più rossa e pruriginosa, oltre che dolorante.
sabato, altra mattinata di sonno, avremmo dovuto andare al mare ma non avevamo trovato le scarpette, quindi quando ci siamo svegliati, siamo andati prima al museo di villa Giulia per vedere la splendida raccolta etrusca che vi è custodita, quindi al centro commerciale Porte di Roma per cercare queste benedette scarpe: e qui apro una parentesi. una volta mi compravo le superga per tutti i gironi e per farci il bagno sugli scogli, le compravo al mercato da Orestino lo scarpaino, vicino di banco nostro, e le pagavo dieci mila lire. le portavo per tutta l'estate e se ero stata brava anche per quella dopo, prima che si sciogliessero per le lavate in lavatrice ed i bagni a mare e poi le ricompravo. sono andata in un negozio oggi, e ho trovato esattamente le stesse superga, in stoffa e plastica, le stesse con la scrittina davanti che si stacca dopo pochi giorni, color blu, nere ed ecrù, anche se una volta c'erano anche bianche ed ora non c'erano. solo che li le vendevano a 43 euro. dico ma ci rendiamo conto? quarantatre euro per un paio di scarpe di stoffa e plastica elettrosaldata? ma siamo veramente usciti di senno? fortuna che da panrama le original marine della stessa identica forma e colore le ho pagate 9.99. e vi assicuro che dureranno esattamente quanto sarebbero durate le superga, cioè forse un'estate, forse due, non di più. Alla sera altra cena con amici, per festeggiare con un altro gruppo il compleanno di LUI, a casa loro: altro rientro tardi, altra serata divertente, anche se questa volta il condizionatore installato a casa dell'ospitante mi ha permesso di essere distrutta solo dalla stanchezza e non anche dal caldo. ci abbiamo anche rimediato un vecchio condizionatore che almeno mi ha permesso di affrontare un incarico spossante il lunedì: ho stirato per tre ore grondando sudore come una vasca, nonostante il condizionatore a palla.
la domenica è stata praticamente inesistente, ci siamo riposati ed abbiamo pranzato con quello che c'era e cenato con il kebab, nulla di particolare.
il lunedì era il mio ultimo giorno di ferie, mentre LUI è rientrato al lavoro e devo dire che me lo sono trascorso abbastanza tranquilla, anche se stanca di nuovo come una scaricatrice: la mattina spesa (e mi sono dimenticata il carrellino!!) acquisto dei biglietti aerei per le vacanze di settembre e visita dal dottore per quella irritazione sulla spalla che non voleva andarsene. alla fine si è rivelata un piccolo fuoco di sant'antonio che mi è venuto probabilmente perchè mi sono stancata troppo, alla faccia delle vacanze rilassanti, quindi pomate ed altre pillole da prendere tre volte al giorno. poi a casa a fare le faccende con un calore che non lasciava requie quindi condizionatore e ferro da stiro. alla fine avevo le gambe che sembravano due palme: gonfie, senza caviglie e pesanti.
a quel punto ho continuato il lavoro di catalogazione dei DVD che abbiamo a casa e ne ho fatto un'altra grossa fetta, anche se sono solo a metà dell'opera. Quando LUI è tornato dal lavorocena con bruschette e mozzarelle tele e nanna relativamente presto.
queste le mie vacanze. non mi sono riposata, mi sono divertita, ho potuto riavvicinarmi a LUI senza disturbi nel mezzo che ci impedissero di parlare, anzi di comunicare, e spero di essermi almeno un po ritemprata anche se non proprio in pieno. ed ora si tira avanti fino a settembre in fondo manca solo un mese no?

venerdì 24 luglio 2009

un'altra estate

come ogni anno è arrivata l'estate e come ogni anno sono arrivate le tanto agognate ferie. un periodo che sembra sempre troppo breve ed n cui seriamo di ritrovare quelle sperdute energie di cui sentiamo disperatamente la mancanza per andare avanti.
anche io, come tutti aspetto contando i minuti che mi separano da domani pomeriggio, orario fissato nella mia testa per l'inizio della ricerca di questa rilassatezza, di questa tranquillità di cui sento sempre più il bisogno. questo anno poi in modo particolare, perché la stanchezza fisica si accompagna anche ad un senso di scollamento che devo trovare il modo di correggere, ed a un bisogno di riavvicinamento con LUI che si deve soddisfare ad ogni costo per continuare ad andare avanti tranquillamente.
è stata una strana annata questa che ci lasciamo alle spalle senza grandi crisi ma piena di piccoli intoppi, di noiose divergenze, di fatiche giornaliere, che alla fine ci hanno provato come se fossero state calamità nazionali.
a parte le vere calamità nazionali, che però a noi hanno toccato in maniera solo marginale; LUI sul lavoro dove si è trovato più coinvolto per l'assistenza alle scuole, io sul lavoro dove ho sentito un appesantimento di alcune cose per sostenere l'eventuale carico di pazienti.
ma è stato l'insieme, la conseguenzialità delle varie cose che alla fine non ci ha lasciato il tempo di riprendere fiato e che ci ha portato sull'orlo dell'esaurimento delle forze.
e come sempre quando ci si aspetta troppo da qualcosa si rischia di ottenere mendo di quanto non poteva venire.
per questo mi sono ripromessa di non aspettarmi nulla, di prendere quanto verrà da queste giornate d'estate e di assaporarle, sperando che facciano da medicina per le nostre tante, piccole malattie del corpo e dell'anima.

venerdì 10 luglio 2009

NUOVO RISTORANTE

alcune sere fa, colti dalla voglia di passare una domenica fuori abbiamo deciso di girare fino a che non trovavamo una pizzeria ristorante che ci convincesse, ma vi assicuro che non è così facile trovare qualcosa che possa soddisfare le proprie esigenze.
alla fine sulla Tuscolana, vicino alla metro Porta furba, abbiamo visto una pizzeria che spesso avevamo intravisto ma mai veramente notato.
spinti più dalla curiosità che dalla convinzione alla fine abbiamo deciso di provare la loro cucina e siamo entrati.
si tratta della pizzeria YAM YAM, in via dei Lentuli, e la si nota per la grande insegna blu.
appena giunti siamo stati favorevolmente impressionati dalla sollecitudine dei camerieri che si sono prodigati per creare un posto per due dove tavoli non ce n'erano. il locale ha delle sale interne, disertate in estate avendo il forno a legna proprio affacciato sulla sala grande, ed un largo patio con i tavoli esterni in cui ci siamo accomodati.
purtroppo la sollecitudine è finita li.
gli ordini sono stati abbastanza rapidamente presi ma molto lentamente evasi.
l'antipasto, un misto di fritti, uno di affettati e due bruschette, è giunto con lentezza e a pezzi, ed era di una minutezza desolante: il suppli e la crocchetta si mescolavano e confondevano per dimensioni con la mozzarellina e con l'oliva ascolana.
gli affettati del resto erano i classici affettati da supermercato, e nemmeno da banco, quelli in busta per intenderci.
tra gli antipasti ed il mio secondo, avendo saltato il primo, c'è stato l'abisso, come tra gli antipasti e la pizza di LUI ma il suo abisso è durato meno del mio ,tanto che ad un certo punto ho anche chiesto se si fossero dimenticati l'ordine.
alla fine arriva il mio piatto di grigliata di pesce: due cicale, due gamberoni ed uno spiedino di gamberetti e totanini.
onestamente ho mangiato grigliate migliori comprandole al supermercato e cuocendole nel forno elettrico di casa. tra l'altro, le patatine fritte che avevo chiesto per contorno me le hanno portate con l'antipasto, il che non è stato così male almeno ho mangiato qualcosa nella lunga attesa. di olio e sale nemmeno l'ombra dopo ben due sollecitazioni, nonostante fosse stato il cameriere stesso a dirmi che li avrebbe portati subito quando mi ha servito la grigliata.
la pizza alla margherita era abbastanza insapore da non poter essere imputata di nulla.
il tutto per la modica cifra di cinquanta euro, che se si fosse mangiato bene sarebbe stata a mio avviso una cifra più che meritata, ma che in questo caso considero assolutamente buttata nel cestino.
se proprio avete voglia di pizza andate dalla pizza al taglio sotto casa, almeno sapete come la fa.
buon appetito

Ristorante bisteccheria pizzeria
YAM YAM
via dei lentuli 20/22; 00175 Roma - 06763652
non risultano i turni ne le ferie

venerdì 3 luglio 2009

sconvolgimenti

il tempo è impazzito oramai da parecchio tempo, se mi scusate il gioco di parole.
ma come in questi giorni onestamente non me lo aspettavo proprio.
la mattinata piena di sole un caldo che non si respira, poi nel primo pomeriggio le nuvole e nella serata trombe d'aria e chicchi di grandine che se uno ci sta sotto si fa anche male.
e siamo in piena estate.
è un tempo così strano che ben si adatta alla mia strana situazione psicologica, in cui a volte mi sento bene, contenta e abbastanza soddisfatta di me e della mia vita, per sentirmi sotto un treno solo pochi minuti dopo.
sarà per questa maledetta mandibola che mi sono slogata oramai tre settimane fa e che continua a farmi male come fosse il primo giorno, anzi volendo vedere ho avuto momenti migliori appena slogata. sarà che mi sento particolarmente empatica in questi giorni per cui quello che mi succede intorno mi riverbera come un diapason, e quindi mi sento sconvolta per il disastro di viareggio come se fossi stata io a non revisionare il treno, mi sento in colpa per la morte di Michael Jackson come se non avessi fatto abbastanza per aiutarlo, mi sento felice per il paziente che riesce ad uscire ancora con le sue penne di sala, e così via.
è una strana sensazione come se improvvisamente fossi diventata uno specchio riflettente e tutto quello che mi succede attorno mi riverbera, mi sento di cristallo, fragile e pronta a rompersi, o di acciaio temprato pronta a tagliare come una lama.
e non so perché, non so perché questi continui cambi di rotta del mio carattere, del mio umore, che mi stancano, mi provano, mi esauriscono, per poi ricaricarmi con nuove energie con nuovi interessi che mi fioriscono attorno.
mi sento come un rivoluzione, come se in me stesse uscendo una gettata di lava che deve solidificare e prendere una nuova forma, un nuovo tipo di realtà che sta ancora cercando una sua configurazione.
ecco che ricomincia il dolore, una sorta di lama che mi penetra nel particolazione della bocca a sinistra e mi penetra fino al cervello, mi rende difficile ragionare, parlare, addirittura guardarmi attorno. poi scema e mi lascia li sconvolta e spossata.
sono gironi di pazzia, per il tempo e per me.
passeranno.

domenica 28 giugno 2009

IN MEMORIA DI MICHAEL JAKSON

il 25 di giugno, alcuni giorni fa, è morto Michael Jackson, a soli cinquant'anni d'età.
Ho voluto aspettare qualche giorno prima di scrivere anche io qualcosa sia per far passare l'onda di parole che vengono dette subito dopo un evento di questa portata, sia per far un po' di ordine nei miei pensieri, per capire fino in fondo quello che provo nei confronti di questa notizia.
Perché è assolutamente innegabile che questo evento mi ha colpito.
Non sono mai stata una fan sfegatata di MJ, ma ho sempre amato le sue canzoni, e ho sempre provato una profonda tristezza per questa figura di uomo fragile e dolente che rappresentava.
Ricordo ancora quanto amassi quel giovane dei tempi dei Jackson 5 o del primo album solista: era bello come un giovane adone, con un sorriso splendido e io lo adoravo.
Erano i primi video che passavano in televisione e lui era uno dei miei preferiti.
Si può dire che sia stato una presenza quasi costante nella mia vita, come nella vita di chiunque abbia la mia età, perché quasi ogni anno c'era una sua canzone o un suo album a farci compagnia e comunque quando non c'era qualcosa di nuovo c'era qualche notizia che lo riportava alla ribalta.
Nel bene o nel male, nei miei quarant'anni di vita di lui c'è sempre stata almeno una tenue traccia, un pensiero, una notizia, una canzone.
E spesso ricordo di aver pensato, specie negli ultimi quindici anni, quando lo vedevo, che sembrava un povero bambino spaventato che avesse bisogno di qualcuno che lo proteggesse, lo curasse e rassicurasse; perché più che un uomo arrivato, un uomo il cui successo aveva toccato picchi inavvicinabili, a me ha sempre fatto pensare ad un animo ferito e bisognoso di comprensione e aiuto.
Non ho mai creduto alle accuse di pedofilia, ho sempre visto dietro a quella manovra un interesse spropositato da parte della famiglia del bambino, un interesse legato alla fama e ai soldi, e che non ha guardato mai a quello che distruggeva: a nessuno è mai importato veramente vedere la faccia di dolore dietro all'eccentrico ed anche in quel caso era più facile giustificare l'eccentricità con schifosi bisogni che con un disagio personale.
Eppure MJ di grida di aiuto ne ha lanciate tante anche nei suoi video: Scream, un vero grido di dolore e di aiuto lanciato perché smettessero di azzannare il suo corpo mediatico; il finale, poi censurato, di BLACK AND WHITE, in cui sfoga le sue frustrazione in 4 minuti di pura violenza,;LEAVE ME ALONE, in cui chiede alla stampa di lasciargli vivere la sua vita senza distruggerla pezzo per pezzo per fare articoli.
Ma non ricordo commenti di questo tipo all'uscita di queste canzoni, non ricordo che qualcuno abbia pensato: "però poverino, forse anche lui ha ragione a lamentarsi".
Ricordo che a tutti piacevano e che tutti le ballavano, senza pensarci troppo, ed anche io allora vedevo forse solo il lato artistico di quell'uomo dilaniato.
Certo non ci hanno pensato proprio quei dottori che gli hanno lasciato prendere quei cocktail di farmaci mortali per vent'anni senza mai dirgli di no, perché tanto se non lo facevano loro ci sarebbe stato qualcun'altro a farlo. Certo il problema non se lo è mai posto il padre, che dopo avergli negato un'infanzia normale o almeno felice, ha passato la vita a rinfacciargli il lavoro che aveva fatto per farlo diventare la star che era. E la cosa buffa è che chiunque se ne poteva rendere conto: se se ne potevano rendere conto dei fan che stavano lontano da lui quanto da un pianeta in orbita, ma chi poteva non ha mai fatto niente.
Il danno era stato fatto in un lontano passato, quando la violenza del padre lo ha costretto a crescere velocemente ed a soddisfare standard sempre più alti, e nessuno ha mai speso un'oncia del suo tempo per correggere quel danno.
E ora è morto.
Non posso stare a preoccuparmi dei suoi figli per cui non sono che uno dei tanti milioni di fan del mondo; non posso stare a pensare a i suoi problemi e debiti lasciati, sono cose che non mi riguardano e che sono lontane da me come la Luna: lo erano altrettanto i suoi problemi in vita ; altrimenti se potessi fare qualcosa ora, lo avrei fatto anche prima.
Quello che invece penso è come mi sentirò io, ora , da ora in poi, sapendo che un altro pezzetto della mia vita se ne è andato per sempre, che l'anno prossimo non ci sarà un nuovo scandalo, special televisivo, o disco che mi diranno qualcosa di nuovo su di lui; al massimo qualche special di ricordo che con il passare del tempo diverrà sempre meno un appuntamento fisso annuale, sempre che ci sia questa spinta mediatica annuale.
Sento una grande tristezza che mi vela l'anima come per la morte di un amico, non qualcuno che conoscessi bene ma a cui volevo bene, qualcuno che nel bene o nel male era presente nella mia vita e che mi mancherà, che se solo avesse potuto essere aiutato, che se solo fosse stato più forte forse non sarebbe morto così giovane, e che aveva ancora tanto da dire e da dare.
Credo che il suo epitaffio se lo sia scritto da solo alcuni anni fa e lo voglio mettere in chiusura di questo post, perché sono le parole giuste per salutarlo.


Come una cometa
che illumina il cielo notturno
sparito troppo presto

come un arcobaleno
che sparisce in un batter d'occhio
sparito troppo presto

lucente, sfavillante
e splendidamente luminosa
qui un giorno
sparito una sera

come perdere il sole
un pomeriggio nuvoloso
sparito troppo prest
o

come un castello
costruito sulla spiaggia
sparito troppo presto

come un fiore perfetto
che non puoi rag
giungere
sparito troppo presto

nato per sorprendere, ispirare, deliziare
qui un giorno
sparita una sera

come un tramonto
che muore con l'arrivo
della luna
sparito troppo presto
sparito troppo presto

(Gone to soon 1991)

Michael Jackson 1958/2009

venerdì 19 giugno 2009

una nuova speranza

ieri è stata una giornata particolare: una giornata in cui dopo tanto tempo mi sono di nuovo sentita carica e piena di energie, come non mi succedeva da tempo.
ieri dopo lungo tempo e lunghe trattative sono stata per la prima volta al Gruppo storico Romano, un gruppo che si occupa di rievocazione del periodo del primo secolo dopo cristo, ed ho tenuto una specie di lezione/conferenza/botta e risposta sul costume nelle sue varie esposizioni nel periodo romano.
mi sono lungamente preparata, ho fatto ricerche acquistato e letto libri, accumulato materiale, fatto disegni, il tutto in funzione di ieri sera ma quando sono giunta al dunque ero nervosa come un cavallo imbizzarrito.
mi sono recata alla loro sede e sono rimasta colpita dalla bellezza e complessità delle strutture che hanno messo in piedi, c'è una grande profusione di impegno e lavoro che traspare da tutto ciò che si vede in quel campo.
avevo un poco paura di quello che avrei potuto dire, della figura che avrei potuto fare, anche solo dell'approccio che potevo avere nel presentarmi.
invece è stato tutto molto semplice: loro mi hanno riconosciuta grazie alla presentazione che avevo avuto da una carissima amica, Rossana, che non ringrazierò mai abbastanza per la grande opportunità che mi ha fatto avere.
mi hanno fatto entrare e si sono presentate.
poi è cominciata la lezione e tutte le mie paure tutte le mie incertezze se ne sono andate: ho cominciato ad esporre quello che volevo dire, ho descritto e raccontato, mostrato disegni e libri, raccontato di episodi e fatto esempi. poi quando sono cominciate le domande ho risposto, nel possibile, rimandando ad approfondimenti successivi le cose che non sapevo, tranquillamente.
ero al settimo cielo e lo sono anche ora, dopo ore di lavoro, di sonno e di veglia passate da ieri sera.
perché per una sera mi sono sentita veramente necessaria a qualcuno, per una sera tutto quello che avevo studiato, letto, approfondito per il mio solo interesse e piacere si è rivelato utile e fondamentale per qualcosa e per qualcuno che non sono io.
è stata apprezzata la mia capacità di ricerca. il mio interessamento, la mia voglia di approfondire gli argomenti.
ho potuto dare consigli utili, ho potuto suggerire cose, aiutare persone a scegliere come fare un determinato costume invece che un'altro.
il mio amore per il costume storico, dopo tanto tempo è finalmente sfociato in qualcosa di produttivo, e non solo.
vogliono che ritorni, vogliono sapere di più, mi hanno esortato a conoscere cose più specifiche sul periodo, e mi hanno fatto domande che mi hanno spinto a fare ricerche più dettagliate.
e quando sono uscita di li mi sono sentita carica, energica come non mi sentivo da anni: ho voglia di fare, di partecipare, di dare una smossa alla mia vita e sono così felice.
e come ciliegina sulla torta LUI è riuscito ad essere li com me, e per me la serata di ieri sera è stata un vero trionfo: una nuova speranza.

martedì 16 giugno 2009

recensione di ristorante: a volte anche io...

oggi una recensione su un ristorante: visto che ogni tanto ne frequento qualcuno ho deciso che ne darò una recensione ogni volta che ne visito uno nuovo, una piccola guida ai ristoranti di Roma, soprattutto, visto che di solito questi frequento, ma se capitasse, parlerò anche di quelli di altri luoghi.
oggi parlo della "Osteria del Velodromo vecchio".
si tratta di una piccola osteria posta nelle vicinanze della metro Colli Albani, su via di Genzano, un locale piccolo ma accogliente, silenzioso e tranquillo, dotato di un numero piuttosto ridotto di posti (38 coperti all’interno e di 20 all’esterno) e con un pergolato che rende estremamente piacevole il mangiare fuori in estate.
la locandina dei piatti all'esterno è un inno alla cucina tipica romana, gnocchi, coda alla vaccinara, zuppa di ceci, trippa, cacio e pepe, e quanto altro si possa desiderare di tipico.
il personale, che ho potuto vedere io ieri, è piuttosto limitato: il padrone che fa anche da cameriere e due cuochi in cucina.
il locale pare sia stato premiato dalla guida Slow Food con una chiocciolina sia per la cucina, che per l'assortimento di vini, che devo dire essere sicuramente notevole, anche se non posso parlarne in prima persona non bevendo io vino.
per quanto riguarda lo slow posso assicurare che proprio di slow si tratta: non dico di essere una che ama correre a tavola, ma ieri sera potevo morire di fame prima che si decidessero a prendere l'ordine.
siamo entrati alle nove e un quarto ed abbiamo visto gli antipasti non prima delle dieci: avevo una fame che avrei potuto mangiarmi un tavolino.
comunque poi devo ammettere che la qualità del cibo ripaga della attesa eccessivamente lunga.
gli antipasti, o stuzzichini per l'attesa come li ha chiamati il padrone del locale erano assolutamente deliziosi, due bruschettine con un olio molto buono ed un pane altrettanto gradevole, delle zucchine trifolate in maniera perfetta e con quella nota di aglio che non guasta, del formaggio pecorino e dei fagioli all'uccelletta freschi freschi, sgusciati in mattinata direttamente da loro.
tutto veramente buono ed in dosi parche per giungere con la fame al primo.
abbiamo optato per due piatti distinti in modo da provare tutti e due i sapori e la scelta è stata assolutamente azzeccata: io ho attaccato con dei fusilli alle zucchine, saporite ma delicate, un sughetto che richiedeva il pane, mentre LUI si è fatto metà piatto di linguine alle triglie, molto delicate ed accuratamente spinate. due sapori molto buoni che non hanno dato segno di non gradire l'accostamento.
per secondo io mi sono rivolta ad una classica bistecca di manzo che purtroppo non ha mantenuto la promessa e si è rivelata leggermente troppo dura e nervosa, accompagnata da un peperone al forno che invece era molto buono, condito inoltre con l'olio della casa che ha del miracoloso.
LUI si è fatto portare invece delle Polpette del Velodromo, tenere e ben cotte, saporite, affogate nel sugo di cottura, con dei fagiolini saltati in padella.
in chiusura c'era della crostata di visciole, ma eravamo cosi' pieni e stanchi che non siamo riusciti a continuare l0'assalto al cibo, quinci ci siamo arresi prima: al caffè.
la spesa, tra cibo, acqua, una coca cola ed una birra e stata di 79 euro, su cui ci è stato fatto uno sconto di 4 euro, quindi non eccessiva come spesa per un ristorante.
va detto che i costi per i beveraggi ( 3 euro per la lattina di coca cola, 3 per l'acua, e ben 6 euro per una bottiglia da 33 di birra) mi sono apparsi un po eccessivi, ma il costo dei piatti non mi è parso troppo esorbitante, anche se non si tratta certo del locale più economico che conosca.
la lentezza del servizio a volte è un po esasperante, siamo riusciti ad uscite da li solo alle undici e mezza, ma il locale è piacevole e in fondo il padrone è simpatico e si perde volentieri in chiacchiere con i clienti.
si può dire che lo consiglio anche se non è tra i primi locale di cui farei il nome.
provatelo e mi saprete dire.
buon appetito


Osteria del velodromo vecchio
Via Genzano, 139; 00179 Roma - 06 7886793
Orario: aperto fino alle 23.
Aperto da lunedì a sabato a pranzo, da giovedì a sabato anche a cena.
Il locale rimane chiuso per ferie in agosto.

sabato 23 maggio 2009

gli attrezzi del fai da te

eccomi qui a cercare di mantenere fede al mio impegno.
oggi parliamo degli attrezzi che sarebbe bene avere in casa per ogni evenienza.
partiamo dalle cose più semplici.
inanzi tutto importante avere sempre a portata di mano dei cacciaviti. esistono due tipi di cacciaviti: a stella e a taglio.
sono importanti tutti e due i modelli perché si possono incontrare viti di ambo i tipi e non sempre presentano un doppio invito, cioè la possibilità di usare sia l'uno che l'altro dei cacciaviti che avete a disposizione.
consiglio di averne almeno di due misure ambo i tipi quindi un cacciavite a taglio piccolo ed uno grande, stessa cosa per quelli a croce.
soprattutto a croce vi troverete le vitarelle del computer, quelle della presa della abajour e delle prese elettriche, mentre piccole a taglio spesso sono quelle dei morsetti dei fili elettrici nella presa dell'abajour.
oggi potete anche trovare dei set già pronti a prezzi non eccessivi, ma state attente al tipo di impugnatura, che deve essere leggermente ruvido altrimenti la mano non fa bene presa e scivola mentre stringete o allentate. se spendete molto poco non aspettatevi un acciaio a prova di bomba, da Leroy e Merlin ce ne dovrebbe essere un set attorno alle 15 euro che non è male da quello che dicono sui vari forum del fai da te, ma se volete e potete girate e cercate quelli che preferite.
secondo complemento indispensabile nella scatola degli attrezzi è la pinza.
lasciate perdere le varie pinze che avete comprato o ricevuto in regalo nelle riviste di bijotteria: sono carine ma fondamentalmente inutili quando si tratta di fare una pressione seria.
le pinze devono essere robuste, con manico anti scivolo, dotate di una parte centrale a lama che può anche tranciare i fili elettrici. quelle che vedete nella foto sono belle, e sono presentate assieme ad un paio di tronchesi (quelle sopra) che sono delle pinze adibite prettamente al taglio o spellatura ( ma si deve avere un minimo di manualità) dei fili elettrici.
le pinze servono in parecchi casi, per girare bulloni, per stringere morsetti, per fare forza su parti basculanti, vedrete che una volta che le avrete a casa vi serviranno. anche queste si trovano buone a prezzi non troppo alti, sui 3/5 euro, se sono di qualche marca magari anche di più ma non svenatevi tanto non dovete fare una cosa professionale.
esistono altri tipi di pinze che vi potrebbero servire se vi volete veramente buttare nel fai da te: Le pinze a pappagallo a presa regolabile indispensabili per l'idraulica come giratubi o per quei grossi dadi che chiudono i tubi ed i flessibili del bagno, la morsa della pinza si allarga facendo scorrere il perno in uno dei buchi più che si presentano sulla gamba dell'altra parte della pinza (guardate l'immagine). non crediate che non servano ad altro. avete mai provato ad aprire un barattolo di funghetti e non ci siete riuscite? be se afferrate il barattolo in una mano e con la pinza afferrate il coperchio vi assicuro che è una mano santa.
poi c'è la chiave inglese, che all'incirca ha la stessa funzione della pinza a pappagallo ma che ha il morso fisso, nel senso che non si apre e chiude: varia però la dimensione grazie alla rotella che vedete sulla sua impugnatura per adattarsi a qualsiasi tipo di bullone o tubo da dover girare. ottima per avere un punto fisso mentre dall'altra parte si usa una pinza se si deve svitare una vite a testa quadra con un bullone ostico, o quando si ha bisogno di fare due giri diversi con le pinze e se ne vuole una fissa.
un'altra cosa importante da avere è un buon martello. la testa del martello deve essere assolutamente in acciaio. so che sembra scontato ma quando andrete a comprarne uno, vedrete che ci sono di vario tipo, con la testa di caucciù o rivestita in pelle o di altri materiali, oppure piccoli o allungati o dalla forma strana: lasciate perdere, sono martelli che hanno funzioni specifiche e che servono per altri lavori, a voi serve un sano, vecchio martello di metallo.
in commercio ne esistono anche di un tipo in cui sia la testa che l'impugnatura sono un unico pezzo di metallo, bé, io ve lo consiglio perché negli anni la parte di legno che entra nella testa tende ad usurarsi ed a rendere prima il martello instabile, facendo basculare la testa del martello e poi rischiando di farvi anche male quando ad un certo punto potrebbe anche sfilarsi.
con quelli completamente in metallo questo rischio non si corre essendo di solito una sola fusione di metallo.
esiste anche un diverso tipo di martello con la coda a doppia pinna, detto levachiodi: servono quando si devono togliere chiodi particolarmente ostici da strutture inchiodate: si infila la testa del chiodo tra le due pinne fino a quando non si incastra e poi si fa leva con l'impugnatura del martello per sfilare il chiodo.
utili e comodi. scegliete voi il modello ed il tipo che vi piace di più, soppesatelo in mano e sentitelo ben sicuro. io ho comprato per me, un martello completamente in metallo con le pinne leva chiodi ed impugnatura in gomma anti scivolo: ho speso due soldi in più ma oltre ad avere una cosa virtualmente eterna ho anche un attrezzo sicuro quando lo uso.
se avete il computer potreste trovare utile anche una piccola collezione di brucole: si tratta sempre di chiavi ma aprono viti o bulloncini particolari, ma cui testa non presenta ne un taglio a croce, ne un taglio dritto, ma una apertura pentagonale, in cui si inseriscono appunto queste chiavi particolari. si possono trovare sia sciolte che in confezione come quella in figura e sono del tipo tanto caro all'IKEA che le ha in quasi ogni sua confezione da montare (ne ho una collezione infinita loro).
non sono sempre indispensabili e quindi vi consiglio di comprarle se ne avete bisogno ma averle in casa potrebbe essere utile. fate voi: io ce le ho.
un'altra cosa che non è indispensabile ma che vi consiglio di avere è un metro flessibile. serve spesso anche se non ce ne accorgiamo e tante volte ci ritroviamo a fare i conti a palmi od a usare il metro da sarta: è comodo, di poco ingombro e soprattutto non costa un patrimonio, e se doveste trovarlo che costa lasciate perdere e cercate altrove. questo oggetto non ha bisogno di essere particolarmente costoso per funzionare bene quindi non vi fate fregare.
una cosa che le precisine come me si vorranno certamente comprare è la livella: per me è indispensabile per attaccare una mensola al muro, la uso per far si che i fermi delle librerie siano perfettamente dritti, insomma a me è utile perché odio le cose che vengono su tutte sghimbesce. si tratta solo di una bolla d'aria imprigionata in una piccola ampollina di liquido fosforescente montata su una staffa di metallo: se è un poco evoluta come quella nella foto permette di essere perpendicolari e paralleli con quello che si sta costruendo ma può avere anche una sola bolla. la mia è doppia come quella in foto e non l'ho pagata più di 5 euro. comoda e utile.
esistono una miriade di altri attrezzi che potrebbero un giorno servire ma dipendono dal bisogno e quindi è inutile che stia qui ad elencarveli, perché potreste non averne mai bisogno in vita vostra. se ne aveste bisogno chiedete e magari vi posso aiutare.
una ultima cosa è dove riporre tutti questi attrezzi: non fate come molti che li mettono in vari cassetti e poi non si ricordano dove sta quella cosa di cui hanno bisogno, meglio tenere tutto assieme in modo da saper sempre dove andare a cercare.
esistono in commercio delle scatole apposta per gli attrezzi comode ed utili per tenere a posto tutti i vostri attrezzi, però se volete lanciarvi nella creatività personale e metterci un tocco di sartoria, potete anche crearvi un portaattrezzi con una bella pezza di jeans robusto da cucire in piccoli scomparti a misura e da appendere alla parete: quello e a vostro gusto personale.
spero che questi consigli vi permettano di essere pronte di fronte a qualsiasi urgenza vi possa capitare per casa e vi aspetto per la prossima puntata del mio corso di sopravvivenza casalingo.
ciauz

lunedì 18 maggio 2009

rustrutturazioni marine

mi scuso se tra un post e l'altro faccio passare troppo tempo ma ultimamente ho la vitalità di una settantenne paraplegica e gli impegni di un ventenne sotto coca: considerando che al massimo mi posso permettere la cola ho dei problemi a far fronte a tutto comunque eccomi di nuovo qua. oggi rispondo alla interrogazione di una lettrice che mi fa una domanda specifica: mi sento emozionata come la prima sera di conduzione di San Remo!!!
la nostra lettrice ci domanda(notare il tono professionale) che riporto "Ho una domanda:se tu avessi una casa vecchia, più o meno in riva al mare, da ristrutturare completamente, da dove partiresti?Quali sono, secondo te, i lavori di manutenzione primari?Questa casa necessita anche di aiuto negli impianti elettrici ed idraulici. Nonché tetto e "cappotto".
intanto ti dico che dipende dall'entità della ristrutturazione da affrontare: ci sono cose che non si possono fare da se, questo sono la prima ad ammetterlo, e ci sono competenze che è meglio affidare a chi ne sa più di noi.
ma passando ad una discriminazione superficiale (non conosco ne il posto di cui parli ne la sua condizione) quello che ti consiglio è questo: intanto valuta lo stato delle mura e degli infissi. per il tetto ti devi rivolgere assolutamente ad una azienda che se ne occupi, però se le pareti non sono da rifare ma solo da rinfrescare si può anche affrontare da soli l'incombenza, costa meno e da una grande soddisfazione.
per gli infissi stesso discorso: se sono da cambiare, meglio usare infissi in alluminio legno. sono più duraturi e necessitano di minore assistenza, se fatti bene. oltre tutto il legno solo al mare andrebbe ritoccato ogni anno e diventa un impegno pesante.
per l'impianto elettrico purtroppo si deve sottostare alla messa a norma quindi devi assolutamente ricorrere ad una impresa di elettricisti anche se ti costa una tombola, perché tra sottotraccia, stesura di cavi e rimuratura del corrugato parte una tombola e un sacco di tempo.
se per l'impianto idraulico intendi le tubature stesso discorso. se invece intendi solo i sanitari be ci vuole pazienza ma si può fare anche da soli, si tratta di armarsi di attrezzi giusti e di santa pazienza e tempo: io ho cambiato giusto il mese scorso il rubinetto della cucina e dove ci sarebbe voluto al massimo un'ora di lavoro, per l'ottusità di chi fece quel lavoro anni ed anni fa mi sono ritrovata a metterci tutto un pomeriggio.
se i lavori originali furono fatti bene ci vuole paco a cambiare le rubinetterie, per i sanitari veri e propri ci vuole di più. se c'è da cambiare anche la vasca, io ti consiglio una impresa: potrei anche dirti come si fa ma diventa una cosa veramente complicata per chi non ha mai fatto lavori di muratura.
ordine di importanza?
be io ti consiglio prima il tetto, le pareti e gli infissi. sono le cose più importanti e che ti permettono di avere comunque un luogo già pronto su cui agire.
poi affronta la parte impianto elettrico e idraulico ed infine occupati della riverniciatura delle pareti.
una volta fatte le prime tre cose puoi tranquillamente già trasferirti all'interno e lavorare anche se ci abiti, almeno però hai un tetto e delle pareti solide attorno. ti sconsiglio di attrezzare troppo con i mobili che ti starebbero in mezzo ai piedi mentre lavori.
che altro dirti, questo è proprio un excursus superficiale, se poi vuoi qualche consiglio specifico chiedimi pure e se posso e se so ti risponderò volentieri.
se ci riesco alla prossima volta vi darò consigli su un prontuario di attrezzi da tenere in casa per poter coprire ogni evenienza.
alla prossima.

martedì 21 aprile 2009

Cambiamo una ruota con Kikka

ultimamente mi guardo in giro e vedo sempre più ragazze che non sanno nemmeno come si fa una punta alla matita. sembrerò dura ma è colpa di mio padre: mi ha tirato su convinto che se sapevo fare un po di tutto non avrei dovuto uccidermi per riuscire a fare le cose, o spendere un patrimonio.
ho quindi pensato di aiutare le malcapitate che ne avessero bisogno con qualche consiglio utile.
oggi quindi mi dedico ad un argomento in particolare, che ogni volta mi fa sganasciare dalle risate: il cambio di una ruota.
inorridisco al pensiero che ci sono anche uomini che per cambiare una ruota chiamano l'assistenza. una volta per avere la patente eri costretto a conoscere almeno un poco la macchina e le sue parti, a te accessibili, e non pretendo che una persona sappia come cambiare una testata ma come rabboccare l'acqua del radiatore, o cambiare una ruota si, che cappero!!!
cominciamo dicendo che ogni macchina ha una ruota di scorta, chiamata ruotino, che si trova nel portabagagli. di solito è sotto il pianale di base del portabagagli e ci sono o dei buchini o dei laccetti che aiutano a sollevare il panale. al di sotto o nel centro è custodita sia la ruota che il cric che la chiave per i bulloni.
il ruotino di solito è uguale alle ruote normali tranne che per la parte in metallo che a volte, ultimamente sempre più spesso, è rossa, per indicare che è un ruotino e che va cambiato con la ruota normale al più presto.
a volte è fissato alla base della macchina con delle vitone a farfalla o altri tipi di vitone che si svitano e permettono di sfilare la ruota dal fondo a cui è ormeggiata. occhio perché pesicchia, ma non è una cosa impossibile.
il cric è un attrezzo che serve per alzare la macchina dalla parte della ruota e permettere di cambiarla, altrimenti non si potrebbe sfilarla, non vi pare?
esistono di varie tipologie: i più vecchi avevano un corpo lungo che andava posto verticalmente accanto alla macchina. sotto la macchina a distanze variabili esistono,(o esistevano) dei piccoli buchi in cui va inserita la linguetta del cric (nella foto un vecchio modello da fiat e la lingua è quella leva chiusa che vedete dall'altra parte della manopola) si infila quella, e si gira la manopola fino a che la base del cric non fa presa sul terreno e poi comincia a sollevare la macchina. non so se ne esistono ancora in commercio comunque se ne avete di un modello con la manopola e la lingua funzionano all'incirca così tutti.
se invece vi trovate di fronte ad un cric a molla come quello nella foto, nessun problema. individuate sotto la macchina un punto in cui ci sia una piastra resistente, o il punto di aggancio della parte superiore del cric, posizionatevi sotto il cric e fatelo alzare girando la vite centrale fino a che la parte superiore non sia a contatto con la macchina. poi continuare a girare fino a che non si solleva la macchina. ma questo viene dopo. nel cric che vedete in foto la leva che serve a girare la vite centrale e quella che vedete in metallo più chiaro, si aggancia l'uncino al buco della vite e si usa come una leva girando.
a volte invece si tratta di una leva che va alzata ed abbassata ritmicamente caricando un martinetto, come quello nella foto che vedete già in posizione sotto la macchina e che permette di fare molta meno fatica. a volte lo trovare incastrato in un contenitore, ma basta sfilarlo e posizionarlo.


passando alla chiave per i bulloni della ruote.
si chiama chiave a croce, per la forma ed è abbastanza visibile ed identificabile per la sua forma. ha aperture per bulloni di vario passo ma tanto a voi uno solo è quello che interessa, ed è quello che si adatta ai vostri bulloni, che sono tutti uguali. provate a vedere quale si adatta se non siete sicure e poi posatelo vicino al cric mentre continuiamo la spiegazione. la chiave a croce potete trovare fissata ad un supporto triangolare, attaccato sopra la ruota o in fondo alla macchina, e di solito si stacca ed attacca a pressione quindi niente panico. tirate e viene via.
a volte ci sono dei cric che hanno al posto del buco un bullone e usano la chiave a croce per essere alzati quindi è anche più semplice perché usate sempre la stessa chiave sia per il cric che per le ruote. a volte invece di quella in figura potreste trovarne con un solo buco per bulloni ed a forma di leva, ma è raro e si presenta come nella foto a destra, un compatto in cui potete individuare nel centro il cric inserito, a destra in chiaro la chiave a croce che in realtà è una leva, a sinistra la maniglia che serve per far alzare il cric, un cacciavite ed una cricchetto aggiuntivo, quello piccolo in alto, che non vi serve al momento, ma che poi sarà quello che forma l'anello per far alzare il cric. questo assieme di solito è fissato nel centro della ruota di scorta.

questi descritti sono gli attrezzi che ci servono per cambiare le ruote ma ora munitevi anche di un paio di guanti da giardinaggio, di quelli leggeri, altrimenti vi rovinate la manicure, e vi sporcate tutte le mani di morchia. se potete toglieteci anche sciarpe, giacche larghe e cappotti, avete bisogno di facilità di movimento e cose pendenti e sporgenti oltre ad agganciarsi potrebbero ostacolarvi.
fatto?
bene siete pronte per iniziare a provare a cambiare una gomma.
cominciamo tirando il freno a mano e lasciando la marcia, la prima, inserita, in modo che la macchina non si muova durante le nostre manovre.
sistemate il cric vicino alla gomma che è a terra ed iniziate ad alzarlo ma solo fino a che si incastra, non oltre per il momento, la macchina deve essere sempre saldamente appoggiata sulle sue ruote. a questo punto inserite la chiave nel primo dei bulloni: è importante questo punto, avvitando e svitando è importante procedere a croce, cioè prima sotto poi sopra poi a destra poi a sinistra. potete anche invertire l'ordine ma devono sempre essere avvitati e svitati a coppie corrispondenti, occhio. ci siamo?
allora , il bullone così come è non lo sviterete mai a mano, nemmeno se foste ercole e non aveste paura dell'ernia. infilate bene la chiave nel bullone poi appoggiatevi alla macchina, poggiate un piede su un braccio della croce della chiave e saltateci di peso con l'altro piede. due salti o tre ed il bullone si dovrebbe svitare: mi raccomando saltate nel verso dello svito, cioè girando in senso antiorario. se si sfila la chiave, niente paura, l'avete solo infilata male, infilatela meglio e più a fondo, e poi ricominciate a saltarci sopra: a meno che non siate verusca dopo qualche salto dovrebbe allentarsi senza problemi. fate lo stesso per tutti e quattro i bulloni, seguendo l'ordine a croce.
quando sono tutti allentati, che potreste muoverli a mano, allora alzate la macchina con il cric, fino a che dalla strada alla ruota passi almeno una mano di vuoto.
a questo punto svitate definitivamente e togliete i bulloni, metteteli al sicuro, che se ve li perdete sono cavoli amari, e con calma e attenzione sfilate la ruota dal mozzo della macchina. occhio che pesicchia, ci vuole un poco di forza ma ce la si può fare, ho visto donnine minute alzare alberelli di limone facendo giardinaggio.
una volta tolta la ruota, che è lercia, attenzione, quindi non ve la appoggiate addosso, altrimenti vi sporcate tutte, posatela da una parte e poi prendete il ruotino: dovete alzarlo ed infilarlo nel mozzo girando fino a che i buchi della ruota non corrispondano ad i buchi delle vitone dei bulloni. richiede un po di sforzo questa parte della procedura ma fatela con calma e con attenzione e vedrete che non è insuperabile come ostacolo. quando vedete che almeno un buco corrisponde infilate subito il bullone e dategli una prima avvitata, poi cercate il bullone corrispondente e vedrete anche gli altri verranno da se.
una volta inseriti tutti e quattro i bulloni stringeteli a mano e poi con la chiave ma sempre usando la forza delle mani, che mentre siete sul cric non è il caso di fare strane acrobazie. procedete sempre a croce, mi raccomando.
a questo punto, la ruota dovrebbe essere fissata al mozzo, per esserne sicure provate a smuoverla scuotendola e se si muove ancora spingetela meglio sul mozzo e tornate a stringere meglio i bulloni. prima di riabbassare la macchina dovete essere sicure che la ruota sia ben alloggiata nel mozzo e ben fissata con i bulloni.
ora potete riabbassare il cric e portatelo completamente a scarico, fino a sfilarlo definitivamente. ora viene la parte finale: rinfilate di nuovo bene a fondo la chiave a croce nei bulloni e saltate di nuovo sopra ai bracci della chiave, ma questa volta per stringere, quindi in senso orario. fatelo per qualche volta, e se la chiave gita parecchio, rinfilatela fino a che i bracci non sono di nuovo orizzontali e risaltateci sopra, perché i bulloni devono essere assolutamente bel chiusi altrimenti rischiate che con la velocità e le vibrazioni si svitino. saltate tranquille su tutti e quattro fino a che sono tutti ben fissati nei loro alloggi e walà il gioco è fatto.
ora dovete solo rimettere tutto nel portabagagli ed andarvene tranquille e contente fino a casa, per andare appena possibile dal gommista e spendere 10 euro per farvi rimettere a posto la ruota, 20 se ve la volete anche far montare, contro i 50/100 e passa del soccorso stradale, che vi ride anche dietro per quanto siete impedite, dando adito a tutte quelle barzellette sulle donne impedite al volante. questo vale anche, e pure di più, per i maschietti impediti al volante.
spero che questa rapida guida vi sia stata utile, e se si, fatemelo sapere, ci fossero altre cose che vi interessa a richiesta posso cercare di aiutarvi e spiegarvele, ho una infarinatura in un po di tutto, voi chiedete e se posso io ve lo dico.

mercoledì 15 aprile 2009

un pensiero forse fuori dal coro

ci sono tante cose che in questi giorni ci sarebbero da dire, cose che riguardano la gente, la vita, la perdita. cose che riguardano il terremoto dell'Abruzzo.
il problema è che tanto, e spesso troppo, è già stato detto, ed aggiungere una nuova voce, che dice le stesse cose, che scade in una trita retorica, diventa per me un peso che non riesco ad affrontare.
eppure non si può tacere, si deve fare qualcosa, oltre all'euro donato, alla spesa fatta e mandata, oltre a quello che di poco si riesce a fare stando qua.
perché altrimenti ci si sente insufficienti di fronte a questa immane catastrofe.
ed allora ho pensato di parlarne ribaltando il punto di vista, cercando una nuova prospettiva per farlo, qualcosa che fosse al di fuori della corrente.
mi sono chiesta: e se ci fossi stata io li? se fosse successo a me?
ho provato a vivere per qualche secondo nei loro panni per sapere se avrei potuto resistere a tanto.
al pensiero che quello che in una vita mi sono riuscita a costruire, quello che ho desiderato e ottenuto con fatica, sudore, sacrificio, andasse distrutto il un minuto di caos totale.
io ho 44 anni, e quello che mi circonda, la casa, che non è mia perché una casa mia non me la posso permettere, i mobili, gli oggetti, il televisore, il computer, i libri, gli oggetti, i manuali, i giochi, la cucina, i vestiti, tutto ciò che è con me, nella mia casa, E' la mia vita. sono cose che sono arrivate con il tempo, a volte con dolore, a volte con piacere, sempre con fatica. potrei andare avanti di fronte all'annientamento di tutto quello che mi rende ciò che sono? ma quello che ho mi rende ciò che sono?
che potrei mettere in salvo in due minuti di terrore? forse i documenti, se mi ricordassi di afferrare i vestiti uscendo, sicuramente i miei gatti, meglio rimanere ferita io che rischiare di farli morire perché li ho lasciati li. certamente il mio compagno che grazie al cielo si metterebbe in salvo da solo, e mi aiuterebbe con i gatti. ma oltre a questo?
potrei salvare una collezione di libri che copre tutta la mia vita, da ragazza svogliata che ha cominciato a leggere grazie al primo urania, a donna matura che trova nelle pagine di un libro un mondo?
potrei mettere in salvo una collezione di manuali di gioco che va dalle prime edizioni di D&D alle più moderne produzioni e che è legata ad una vita di gioco sia mia che di Lui?
potrei salvare i tanti soldi spesi per arredare il nostro nido, con il mio compagno, comprando quell'oggetto, dipingendo di quel colore le pareti, scegliendo quel particolare tappeto al posto dell'altro per resistere all'assalto dei gatti?
tutto questo andrebbe irrimediabilmente distrutto, perso sotto le macerie di una casa che per anni è stata la mia ed improvvisamente diverrebbe un cumulo sconosciuto di calcinacci e distruzione. ed io sarei li, di fronte, stringendo al petto i mie animali, vicina al mio compagno, illesa, ma svuotata di tutto.
eppure sono cose materiali, nulla di irreparabile si potrebbe opinare.
ma cosa non è irreparabile. il ricordo legato a quel particolare manuale che io ho regalato a Lui il giorno del suo compleanno, dopo poco che stavamo assieme? o quella bambola che mi hanno regalato i mie amici e che desideravo così tanto? non sono gli oggetti in se stessi quelli che perdi in queste situazione, ma i ricordi legati a quegli oggetti, irrimediabilmente perduti con l'essenza materica della cosa.
perché la nostra vita, volenti o nolenti, è fatta di cose materiali, a cui la nostra vita, i nostri ricordi si legano, si ancorano rendendoceli cari, importanti proprio per il carico di memoria che portano.
una casa è una casa, nulla di più di un insieme di mattoni, cemento, vetro e ferro, ed altre cose, inanimate, vuote di significato. fino a che non vengono rivestite della fatica fatta per comprarla, del desiderio di averla che ne riempie le stanze, dell'amore per arredarla che ne riveste le pareti, dei momenti di vita vissuta che ne illuminano gli spazi. ogni singola stanza è legata a una serie di episodi che la rendono unica, diversa da qualunque altra. il letto è il nostro letto, perché ci abbiamo dormito, sofferto per la febbre, pianto per un dolore, goduto facendoci all'amore con qualcuno, fatto e sfatto mille e mille volte, scelto il materasso migliore, i cuscini più consoni, le lenzuola più belle secondo il nostro gusto.
ogni singola cosa è nostra perché è rivestita di parte della nostra vita. e tutto può scomparire, distrutto in due minuti di scossa sismica.
tu sei vivo, Lui è vivo, i gatti sono vivi, ma tutta la tua vita, i tuoi ricordi, le tue storie, sono morte, distrutte, perse sotto la polvere.
dopo questo viaggio nella vita di chi ha subito tutto questo, si può pensare di riuscire a porre rimedio a qualcosa? si può essere sicuri che la strada si riesca a riprendere, nel momento in cui è stata interrotta? io credo che per me, personalmente sarebbe molto dura. so che la spinta a ricominciare è presente in tutti, è quella che ci spinge fuori dalla casa avita per cercare una nuova strada, ma quello che ci lasciamo dietro di solito è li, pronto a consolarci un domani, o a seguirci se ne abbiamo bisogno.
ma in questo caso no.
un colpo di spugna ha cancellato tutto il nostro passato e noi dobbiamo ricominciare da zero.
è dura a 20, 30, 40 anni, ma deve essere molto ma molto dura a 50, 60, e quasi impossibile da pensare a 70 ed oltre.
posso capire la vecchina di quasi cento anni che chiedeva di essere lasciata nella sua casa perché quello era tutto ciò che aveva, perché con il passare del tempo la tua vita si riversa sempre più nel ricordo e negli oggetti che legano quel ricordo.
rileggendo il tutto qualcuno potrebbe rinfacciarmi di essere troppo materialista, legata agli oggetti, ma è facile criticare. io so di esserlo, e lo ammetto, non me ne vergogno. è una vita che combatto perché quello che desidero si avveri e quello che desidero è materiale, concreto, vero e reale.
non mi illudo di essere una persona più spirituale di quello che si vede, sarei distrutta dalla perdita delle mie cose, perché a loro è legata la mia vita, come per molti altri, anche se in maniera meno chiara.
e con questo chiudo, con un pensiero al dolore immenso che stanno provando quelle persone che vedono la loro vita scomparire sotto le macerie, un pensiero di vicinato, ma anche di sollievo perché a me non è capitato. crudele forse, meschino anche, ma vero, assolutamente vero.

17 Novembre giornata internazionale del Gatto Nero