sabato 16 agosto 2008

sedici di agosto.

sedici di agosto. ieri era ferragosto, domani sarà domenica.
ed io sono una di quei pochi che in questo splendido ponte estivo si sente depressa: ho lavorato il quattordici, sto lavorando il sedici e lavorerò lunedì al rientro di tutti dalle giornate di festa.
non so perché in fondo mi senta così giù: è stata una mia scelta quella di non prendermi le ferie in estate, di rimandare fino a settembre, di farmi delle ferie tranquille, ma il lavorare mentre tutti sono al mare mi da una sorta di uggia.
so che non dovrei lamentarmi: in fondo quest'anno non sono nemmeno stata reperibile, e me ne sono stata a casa ieri, mentre il collega, che reperibile lo era si è lavorato tutta la giornata, fino a notte.
ma forse è questo, ieri che avrei potuto, invece non ho fatto nulla in definitiva. me ne sono stata a casa a fare le faccende, ho sistemato la casa, ho fatto la doccia, ho dormito fino a tardi e mi sono fatta un pisolino anche nel pomeriggio... in definitiva nulla.
che avrei potuto fare? andare con la massa di gente sulla spiaggia, che in fondo odio, a prendere il sole senza fare il bagno, perché il mare qui vicino è orribile? andare ai castelli a fare una passeggiata con altri migliaia di romani che si accalcano sulle stesse strade? non mi attira ne quello ne questo, eppure mi sento insoddisfatta della mia scelta, o meglio della nostra scelta, perché anche LUI ha contribuito alla scelta di rimanere a casa.
ma allora che avrei potuto fare?
a volte mi sento così insoddisfatta e mi odio perché non mi do soluzioni ma solo problemi. mi pongo dei problemi infiniti senza darmi nessuna via di uscita, nessuna risposta definitiva.
che cosa avrei potuto fare e mi sono fatta scappare? perché devo sempre sentirmi così insoddisfatta di me e delle mie scelte?
ed oggi quando uscirò dal lavoro potrò scegliere di fare qualcosa di diverso, ma quale sarà la scelta che farò? vorrei andare da qualche parte, non chiudermi in casa di nuovo, magari a stirare come dovrei, ma fare qualcosa di diverso, uscire, offrirmi una giornata diversa, emozionante, differente, divertente.
forse in fondo alla mia anima mi mancano quei tempi in cui avevo meno soldi ma più tempo ed in giornate come questa,non avendo impegni me ne salivo in macchina e viaggiavo verso mete che per me, con pochi soldi e con tanti approdi erano invitanti: Bologna, Milano, Torino, per una serata con gli amici, una notte passata su qualche divano o in qualche letto sconosciuto e poi il ritorno.
e non è il fatto di avere una relazione stabile, perché queste cose le ho fatte sia da sola che con il mio compagno.
no.
sono gli impegni, il lavoro di tutti e due che ci inchioda, i soldi che non bastano mai a mandare avanti la nostra vita di persone serie e inserite.
ora abbiamo tutto quello che desideravamo ma io mi sento un poco imprigionata a volte.
on dal rapporto, ma dalla vita che mi pare aver stretto un guinzaglio attorno al mio collo e che mi guida, per percorsi già segnati: questa sarà la tua vita per i prossimi venti anni e non ci sono deroghe, non ci sono spiragli di cambiamento.
si comincio a vedere la spiegazione: la mia irrequietezza agostana è quella di una vita ed è una irrequietezza da cui non si sfugge, perché una volta messi gli abiti della vita civile non si possono più togliere.
forse è che sto invecchiando e ci sono ancora tante cose che vorrei fare nella mia vita e che vedo che non farò mai. tanti posti che vorrei visitare, tanti viaggi che vorrei fare, tante esperienze che vorrei fare, e di tutto questo mi pare che nulla sia alla mia portata.
forse è solo una giornata no, forse è il fatto che avrei dovuto rimanere a casa ed invece eccomi al lavoro, forse...
forse è solo il sedici di agosto.

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