martedì 26 agosto 2008

Polpettone che passione

ieri parlavo con una amica carissima che mi ha invitato a cena da lei offrendomi il suo polpettone ma schernendosi perché non è, a suo dire, all'altezza del mio.
la cosa mi ha fatto pensare che forse altri vorrebbero provare il mio polpettone, di cui onestamente vado fiera, ma che non è certo un segreto; ecco quindi la mia ricetta del polpettone che spero possa aiutare altre a far scendere l'acquolina ai loro commensali.

gli ingredienti sono parecchi, ma meritano la fatica.
io comincio facendo un soffritto di carote, cipolle e sedano, che se voglio strafare faccio soffriggere nel lardo della pancetta.
quando sono morbide e dorate le verdure le metto nella concolina in cui amalgamo gli ingredienti e vi aggiungo carne trita, magra mi raccomando, almeno un etto a commensale, ma se volete metterlo da parte per il giorno dopo fate anche un etto e mezzo; una salsiccia per commensale, mi raccomando tritata fine, escludete assolutamente quelle con i pezzettoni di grasso dentro o macinate grosse, che rendono meno pastoso l'impasto, io se posso uso le salsicce toscane che trovo assolutamente le migliori, ma se siete nella zona di Roma usate quelle che vengono definite di prosciutto, nelle altre zone fate voi, ma che siano macinate fini e saporite; prezzemolo fresco se possibile, secco se non avete altro; parmigiano grattato, io abbondo e vado ad occhio, ma di solito ne va un due etti, due etti e mezzo; sale, pepe, noce moscata ed aglio tritato, e almeno un uovo a commensale.
queste le componenti base da mescolare, poi dipende dalla fantasia e dagli avanzi che avete nel frigo.
io se ne ho aggiungo anche mortadella tritata fine, pollo arrosto avanzato disossato spellato e tritato fine (se la pelle è particolarmente saporita aggiungo anche quella) formaggi vari che rimangono con quel pezzetto che nessuno mangia, che io trito finemente e butto nell'impasto. se ne avete potete mettervi anche una patata lessa, che rendete il tutto molto più morbido.
a questo punto potete cominciare ad amalgamare l'impasto e mi raccomando lavorate bene il tutto con le mani ben lavate, (non abbiate paura di sporcarvi, la cucina buona è anche sporca) in modo che venga ben miscelato altrimenti rischiate che alcune parti siano meno saporite di altre. quando vi pare che l'impasto abbia raggiunto un buon livello di miscelatura stendete su di un pianale abbastanza ampio uno strato abbondante di pan grattato, appoggiatevi sopra l'impasto e fatelo rotolare avanti ed indietro parecchie volte tenendo d'occhio il contenimento della forma, che altrimenti rischia di creparsi e sbriciolarsi. va impanato abbondantemente e se serve potete impastarlo anche sopra il pan grattato in modo che ne entri un po nell'impasto, l'importante è che la superficie sia assolutamente bel ricoperta e spessa.
a questo punto la preparazione è conclusa.
si pone il grosso pillolone che avete ottenuto in una terrina, io ne ho di coccio e mi ci trovo benissimo anche se poi è un casino lavarle perché si anneriscono e per farle tornare bianche è un lavoro, ma va bene anche l'antiaderente se volete. sul fondo mettete un poco di olio e sopra appoggiatevi una abbondante noce di burro, meglio se due o tre piccole sparse sulla lunghezza, che servono per mantenere il tutto più saporito e morbido anche se croccante.
cominciate a cuocere in forno a fuoco medio, sui 120 più o meno, anche se io vado ad occhio non avendo il termostato. quando sarà passata una prima mezz'ora aggiungete nella padella un paio di bicchieri di vino: qui la scelta è personale. le scuole di pensiero sono tante e c'è chi propende per il bianco o per il rosso, per me la differenza c'è ma nessuna delle due è esecrabile, ognuno dei due vini da un sapore particolare al polpettone che vale la pena provare, se avete fatto molto impasto potreste divertirvi a fare due cotture con i due tipi di vini e vedere. io ho provato anche con lo spumante e con la birra e vi assicuro che vale la pena in tutti e due i casi.
continuate a far cuocere a fuoco lento girando ogni tanto il polpettone in modo che si bagni tutto e che si cuocia tutto nel vino, quindi, quando vedrete che il vino è evaporato potete alzare un poco il fuoco, fino ai 180 e continuare la cottura fino a che la superficie non sarà diventata croccante e dorata. mi raccomando di girare continuamente il polpettone, altrimenti potreste trovarvi con una parte morbida e anche mezza cruda mentre l'altra è bruciacchiata.
a questo punto il polpettone è pronto e potete decidere se servirlo caldo con accompagnamento di patate arrosto o freddo, con la maionese e magari patate lesse con la salsa di cipolle.
a voi la scelta ma qualunque sia buon appetito.

stop

PS volevo mettere una immagina ma non ne ho al momento, giuro che la prima volta che faccio il polpettone lo fotografo e lo metto nel blog.

lunedì 18 agosto 2008

sono già o sono solo....

quaranta, anzi per la precisione quaranta tre.


avete mai impressione di perdervi nei ricordi, nelle ondate di rimpianti o di rimembranze, di paragonare le oggettive emozioni con le lontane ombre del loro ricordo nel passato.


a volte mi sembra di vivere sospesa a metà tra il ricordo ed il presente, come se il mio passato mi tornasse a sommergere ad ondate, senza una soluzione di continuità, con una confusione di tematiche e di immagini da negare qualsiasi possibile collegamento, come un caos continuo di passato che si sovrappone al presente.


vedo le gambe di una ragazze e mi chiedo quando mai le mie siano state come quelle per poi ricordare eventi in cui le mie gambe sono state più o meno principali protagoniste, nel bene o nel male, per giungere al rimpianto per in non poter tornare in nessuna maniera ad avere quelle gambe perché il tempo passa, io sono oramai sopra i quaranta ed ho lasciato dietro di me la metà del cammino della mia vita.


sono pensieri sconnessi che si accavallano nel tempo di un paio di battiti di ciglia, che mi balenano per scomparire subito dopo sostituiti da altri di stesso tenore. quella pettinatura che mi piace e che mi ricorda quando anche io portavo la vergottini alta dietro e quanto ci mettono a crescere i capelli, o di quel vestito che mi stava così bene allora e che sembra tanto quello che ho visto ieri addosso a quella donna nella metro, che però io così magra non sono mai stata, e se avessi dato retta a mia madre e fossi stata più attenta al fisico allora invece di fregarmene dell'apparire...


pensieri che si continuano ad accavallare nella mia testa, pensieri che si inseguono, si accavallano ad eventi si sovrappongono, mi si fanno più o meno chiari.


che posso fare se non lasciare che vengano e vadano a loro piacimento? come posso oppormi a questo mare che si solleva ad ondate irregolari e mi sommerge?


non succede sempre, ma ci sono periodi in cui mi sento veramente vecchia, come se una vita intera non bastasse a giustificare tutto quello che mi torna alla mente, come se ci fossero due o tre vite da ricordare, come se la mia vita da vivere fosse solo un breve tratto di una lunga pista su cui sto correndo da una eternità.


ed in questa prospettiva, a volte la strada che rimane da fare pare veramente corta e senza grandi prospettive, a volte invece sento che forse tutti i sogni, tutti i desideri che ancora si accalcano alle mie spalle spingendomi in avanti, possono avere una qualche speranza di realizzazione, in fondo al giorno d'oggi quaranta non sono poi così tanti, sono solo una parte, solo un inizio, magari lungo, magari lento ma un inizio...


come è confusa la vita, come è confusa la mente, come a volte è confuso il ricordo di tutto quello che si vuole che si vive che si spera.

Olimpiche emozioni

io non sono una patita di sport. mi sfiora appena la voglia di dedicarmi alla visione di un qualche sport, e di solito l'unico che accende la mia attenzione è il rugby, che mi interessa abbastanza. ma per il resto sono molto fredda, per lo sport in generale, gelida per il calcio in particolare.
questo fino alle olimpiadi.
una volta ogni quattro anni, non so perché, ma si risveglia in me la patita scatenata. accendo la televisione appena giungo a portata di apparecchio, ovunque io sia e qualunque cosa stia facendo. anche al lavoro, dove abbiamo una televisione nascosta in un carrello per i panni, in questo periodo la prima cosa che faccio, alle sette dopo aver timbrato il cartellino ed essermi cambiata è accendere la televisione e vedere che cosa si sta svolgendo al momento.
e se non ho una televisione a portata di mano è il computer che viene sintonizzato su RAI sport per vedere le dirette.
è un febbre che mi prende ogni quattro anni e che mi lascia spossata, specie se si stratta di una nazione come la Cina, dove l'orologio è spostato indietro di sei ore e dove mi ritrovo ad andare a letto con ore di ritardo sul mio ruolino di marcia per il lavoro, solo perché le prime gare si svolgono la mattina alle sette, la, alla una di notte da noi.
ed io li davanti che guardo le prime cose che partono, mi segno mentalmente le medaglie che dovremmo vincere e che che ci sfuggono, mi arrabbio con chi non mantiene le premesse della partenza, mi esalto e soffro con gli atleti, di qualunque sport si tratti.
giusto il Badminton mi lascia tiepida, ma ho sempre odiato il volano, anche da bambina. e il ping pong: lo trovo proprio stupido non ci posso fare nulla.
credo sia una specie di recrudescenza patriottistica che mi afferra alle viscere e mi trascina in giro con la bandiera dell'Italia, a conoscenza del nostro medagliere, pronta a discutere con chiunque ne abbia voglia della prova che abbiamo dato in questo o quello sport nella giornata in corso o in quelle passate.
ne sento l'insorgenza nelle giornate precedenti all'apertura, entro nel pieno della virulenza durante l'apertura e mantengo l'infezione fino alla chiusura, con alti e bassi di interesse e di acutezza a seconda dello sport che concorre nella giornata.
a volte mi chiedo se dovrei farmi vedere da qualcuno, ed invariabilmente LUI mi risponde "si da uno bravo", ma LUI ha poco da parlare: passa le sue giornate di fronte allo schermo proprio come me, e proprio come me si esalta e si abbatte, anche se lui non si arrabbia come me per le delusioni.
e comunque siamo quasi alla fine, si tratta di resistere solo alcuni giorni ancora, vedere se riusciremo a raggiungere quota venti medaglie e magari sperare di raggiungere le venti sette anche se oramai molte di quelle che ci si era promessi...
no ecco che riparto.
prima di ammorbare anche qui chiudo.
asta luego

sabato 16 agosto 2008

sedici di agosto.

sedici di agosto. ieri era ferragosto, domani sarà domenica.
ed io sono una di quei pochi che in questo splendido ponte estivo si sente depressa: ho lavorato il quattordici, sto lavorando il sedici e lavorerò lunedì al rientro di tutti dalle giornate di festa.
non so perché in fondo mi senta così giù: è stata una mia scelta quella di non prendermi le ferie in estate, di rimandare fino a settembre, di farmi delle ferie tranquille, ma il lavorare mentre tutti sono al mare mi da una sorta di uggia.
so che non dovrei lamentarmi: in fondo quest'anno non sono nemmeno stata reperibile, e me ne sono stata a casa ieri, mentre il collega, che reperibile lo era si è lavorato tutta la giornata, fino a notte.
ma forse è questo, ieri che avrei potuto, invece non ho fatto nulla in definitiva. me ne sono stata a casa a fare le faccende, ho sistemato la casa, ho fatto la doccia, ho dormito fino a tardi e mi sono fatta un pisolino anche nel pomeriggio... in definitiva nulla.
che avrei potuto fare? andare con la massa di gente sulla spiaggia, che in fondo odio, a prendere il sole senza fare il bagno, perché il mare qui vicino è orribile? andare ai castelli a fare una passeggiata con altri migliaia di romani che si accalcano sulle stesse strade? non mi attira ne quello ne questo, eppure mi sento insoddisfatta della mia scelta, o meglio della nostra scelta, perché anche LUI ha contribuito alla scelta di rimanere a casa.
ma allora che avrei potuto fare?
a volte mi sento così insoddisfatta e mi odio perché non mi do soluzioni ma solo problemi. mi pongo dei problemi infiniti senza darmi nessuna via di uscita, nessuna risposta definitiva.
che cosa avrei potuto fare e mi sono fatta scappare? perché devo sempre sentirmi così insoddisfatta di me e delle mie scelte?
ed oggi quando uscirò dal lavoro potrò scegliere di fare qualcosa di diverso, ma quale sarà la scelta che farò? vorrei andare da qualche parte, non chiudermi in casa di nuovo, magari a stirare come dovrei, ma fare qualcosa di diverso, uscire, offrirmi una giornata diversa, emozionante, differente, divertente.
forse in fondo alla mia anima mi mancano quei tempi in cui avevo meno soldi ma più tempo ed in giornate come questa,non avendo impegni me ne salivo in macchina e viaggiavo verso mete che per me, con pochi soldi e con tanti approdi erano invitanti: Bologna, Milano, Torino, per una serata con gli amici, una notte passata su qualche divano o in qualche letto sconosciuto e poi il ritorno.
e non è il fatto di avere una relazione stabile, perché queste cose le ho fatte sia da sola che con il mio compagno.
no.
sono gli impegni, il lavoro di tutti e due che ci inchioda, i soldi che non bastano mai a mandare avanti la nostra vita di persone serie e inserite.
ora abbiamo tutto quello che desideravamo ma io mi sento un poco imprigionata a volte.
on dal rapporto, ma dalla vita che mi pare aver stretto un guinzaglio attorno al mio collo e che mi guida, per percorsi già segnati: questa sarà la tua vita per i prossimi venti anni e non ci sono deroghe, non ci sono spiragli di cambiamento.
si comincio a vedere la spiegazione: la mia irrequietezza agostana è quella di una vita ed è una irrequietezza da cui non si sfugge, perché una volta messi gli abiti della vita civile non si possono più togliere.
forse è che sto invecchiando e ci sono ancora tante cose che vorrei fare nella mia vita e che vedo che non farò mai. tanti posti che vorrei visitare, tanti viaggi che vorrei fare, tante esperienze che vorrei fare, e di tutto questo mi pare che nulla sia alla mia portata.
forse è solo una giornata no, forse è il fatto che avrei dovuto rimanere a casa ed invece eccomi al lavoro, forse...
forse è solo il sedici di agosto.

giovedì 7 agosto 2008

Salsa di cipolle e ritorni

è passato tento tempo da quando ho pubblicato l'ultimo post, e devo dire che la voglia di tornare a scrivere non era tanta, forse perché ancora non ho superato l'amarezza dell'evento che scrissi, forse perché il caldo di questa estate impietosa sta distruggendo poco alla volta la mia resistenza riducendomi a una povera cosa che si muove tra casa e lavoro con sempre meno forza e voglia.
però alla fine mi sono fatta forza ed eccomi di nuovo qui, a digitare frasi sconnesse ed a volte incoerenti per il pubblico fruitore delle mie pagine.
e siccome non ho altre novità da portare alla pubblica conoscenza, ecco che ho deciso di immettere su queste pagine anche cose diverse dalle mie solite scempiaggini: le cose diverse sono ricette e modelli, tanto per fare qualcosa di istruttivo e anche un poco perché mi veniva da rosicare a vedere tanti altri bellissimi blog che parlano di cucina e di moda.
ecco quindi che oggi inauguriamo il nuovo ciclo di etichette con una ricetta particolare.
partiamo dalla storia.alcuni giorni fa una mia amica si è comprata le ricette per il suo nintendo ds ed io girando tra queste strane e divertenti induzioni alla cucina complessa ( per chi di cucina non mastica gran che visto che ti spiegano anche come lessare una patata) mi sono imbattuta in una ricetta per una salsa di cipolle da mettere sulle patate lesse che mi ha incuriosito, ho provato ma che nella sua versione base non mi ha convinto molto e che quindi ho opportuna,mente modificato per rendere molto più interessante e che quindi ora vi ridò in modo che possiate provarla e goderne con me.

prendete delle cipolle rosse, che hanno un sapore più forte e adatto a una salsa, il mio consiglio è una cipolla piccola a testa o se vi piace molto una cipolla grossa a testa, anche se io ne metto anche due o tre.
pulitele e trituratele abbastanza finemente, quindi ponete in un tegame ( io consiglio se lo avete di coccio, che è splendido per le salse, altrimenti...) con un bicchierone abbondante di aceto, rosso possibilmente per il sapore più forte e migliore che da al composto.
fate bollire fino alla completa evaporazione dell'aceto quindi continuate a far bollire aggiungendo acqua di volta in volta. la bollitura, a fuoco moderato, andrà portata avanti fino al momento in cui le cipolle non risulteranno spappate.
quando aggiungete il primo bicchiere di acqua mettete nel composto anche un grosso cucchiaio di senape, se possibile scegliete quella di Digione con i semi che è migliore, altrimenti quella che volete, della salsa worcester (http://it.wikipedia.org/wiki/Salsa_Worcester) e se vi piace del piccante un poco di peperoncino.
assaggiate: il sapore deve essere forte perché poi andrà diluito son delicato della patata lessa, quindi non vi spaventate. vedete solo che sia giusto di sale e di gusto. se vedete che ancora la cipolla è poco saporita potete rinforzarla con altra senape o potete anche usare una salsa particolare che vendono all'IKEA e che si chiama GRAVSLAXSAS (http://www.ikea.com/it/it/catalog/products/20028890) loro la consigliano per il salmone ma vi assicuro che è adatta per molti altri piatti, compresa questa salsa un poco particolare,
continuate a mescolare attenti che non attacchi e mantenendo la salsa morbida, non troppo acquosa ne troppo densa.
quando vedrete che la cipolla è abbastanza sciolta spegnete il fuoco e fate freddare nel tegame. la salsa è pronta. va servita su patate lesse tagliate a fette e vi assicuro che ha il suo fascino nordico.
spero vi piaccia, a me viene fame anche mentre la scrivo.
chiudo

17 Novembre giornata internazionale del Gatto Nero