sabato 31 maggio 2008

quando l'anima non capisce il perchè


ieri ho rivisto un vecchio film che, ad intervalli più o meno lunghi, rientra nella mia vita. si tratta di "Lo specchio della vita", un film del 1959 di Douglas Sirk, in realtà un remake di un film del 34, ma io ho sempre e solo visto questo.
si tratta di un film molto bello anche se estremamente triste e magari, visto con gli occhi di oggi, anche parecchio melenso.
è la storia di due donne e delle loro figlie, due storie che corrono parallele ed intrecciate: da una parte la giovane attrice rampante che piano piano diventa una star ma perde sempre di più terreno come madre fino a che non si renderà conto di stare perdendo la figlia, ed a quel punto c'è la grande Reunion; dall'altra parte c'è una madre di colore, assolutamente dedita alla figlia, mentre la figlia, di pelle bianca, rifiuta questa eredità pesante e rinnega la madre che, distrutta dal dolore di questo ripudio, muore di dolore prima che la figlia possa tornare e chiederle perdono.
vidi la prima volta questo film che ero giovane, non ricordo l'età esatta ma abbastanza giovane, saranno stati quindici, diciotto anni. mi ricordo ancora che era una proiezione pomeridiana, un sabato mi pare. ero in cucina e mia madre si aggirava per la casa, mentre io guardavo il film e non so perché mi identificavo sempre più non con la giovane figlia trascurata dalla madre, ed onestamente non avrei potuto, ma con la figlia ingrata, quella che ripudiava la madre dedita.
non era una cosa cosciente, no, ma alla fine, quando il caro funebre porta via il cadavere della madre avvolto nei fiori e la giovane figlia ingrata, Sara Jane, si precipita in mezzo alla strada e si getta sulla bara, in quel momento io, in lacrime come se fossi stata io a ripudiare mia madre, sono corsa da lei ed ho cominciato a frignare parole abbastanza sconnesse che stavano ad indicare la mia intenzione di non ripudiarla, urlandole tutto il mio affetto e chiedendo un perdono di cui non avevo assolutamente bisogno, essendo io una figlia anche troppo tranquilla e ubbidiente. chiaramente mia madre reagì ridendo di questo mio sfogo e dicendo che ero proprio una sciocca a farmi influenzare dai film a questa maniera, magari con un po meno tatto, anche se non ricordo le parole esatte.
non ho mai capito perché abbia sempre sentito una fitta di senso di colpa quando vedo questo film, come se in me ci fosse un che pronto veramente a comportarsi come quella ingrata ragazzina, anche se poi ho atteso trent'anni prima di farmi una vita mia, ma ancora oggi, quando guardo quel film nelle ultime parti, sia nel rifiuto della madre all'interno del mulin rouge, quando quella povera donna è costretta a dire che è la balia invece che la madre, sia al funerale, o sul letto di morte, in tutta la parte finale del film piango come una povera penitente e mi sento terribilmente in colpa.
eppure tutto si può dire di me tranne che sia una figlia che ha ripudiato in qualche maniera la madre: sono stata ubbidiente e tranquilla in casa fino a quando la mia vera natura non ha cominciato ad urlare chiedendo un poco di spazio per se. a volte addirittura sottomessa, a volte silenziosa martire di me stessa, senza la voglia o la forza di ribellarmi ad un modo di vivere che mi rendeva parte i un insieme più che personalità autonoma.
sarà che il senso di colpa riguardasse il ripudio che c'era stato, ma verso me stessa, un ripudio portato avanti fino ai trent'anni e di cui sento ancora la colpa? non so, me lo chiedo ancora oggi, a distanza di tanti anni da quella prima visione, ogni volta che rivedendo quel film ricomincio a piangere ed a sentire quella fitta nel cuore, quel senso di colpa sotterraneo.

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