sabato 31 maggio 2008

quando l'anima non capisce il perchè


ieri ho rivisto un vecchio film che, ad intervalli più o meno lunghi, rientra nella mia vita. si tratta di "Lo specchio della vita", un film del 1959 di Douglas Sirk, in realtà un remake di un film del 34, ma io ho sempre e solo visto questo.
si tratta di un film molto bello anche se estremamente triste e magari, visto con gli occhi di oggi, anche parecchio melenso.
è la storia di due donne e delle loro figlie, due storie che corrono parallele ed intrecciate: da una parte la giovane attrice rampante che piano piano diventa una star ma perde sempre di più terreno come madre fino a che non si renderà conto di stare perdendo la figlia, ed a quel punto c'è la grande Reunion; dall'altra parte c'è una madre di colore, assolutamente dedita alla figlia, mentre la figlia, di pelle bianca, rifiuta questa eredità pesante e rinnega la madre che, distrutta dal dolore di questo ripudio, muore di dolore prima che la figlia possa tornare e chiederle perdono.
vidi la prima volta questo film che ero giovane, non ricordo l'età esatta ma abbastanza giovane, saranno stati quindici, diciotto anni. mi ricordo ancora che era una proiezione pomeridiana, un sabato mi pare. ero in cucina e mia madre si aggirava per la casa, mentre io guardavo il film e non so perché mi identificavo sempre più non con la giovane figlia trascurata dalla madre, ed onestamente non avrei potuto, ma con la figlia ingrata, quella che ripudiava la madre dedita.
non era una cosa cosciente, no, ma alla fine, quando il caro funebre porta via il cadavere della madre avvolto nei fiori e la giovane figlia ingrata, Sara Jane, si precipita in mezzo alla strada e si getta sulla bara, in quel momento io, in lacrime come se fossi stata io a ripudiare mia madre, sono corsa da lei ed ho cominciato a frignare parole abbastanza sconnesse che stavano ad indicare la mia intenzione di non ripudiarla, urlandole tutto il mio affetto e chiedendo un perdono di cui non avevo assolutamente bisogno, essendo io una figlia anche troppo tranquilla e ubbidiente. chiaramente mia madre reagì ridendo di questo mio sfogo e dicendo che ero proprio una sciocca a farmi influenzare dai film a questa maniera, magari con un po meno tatto, anche se non ricordo le parole esatte.
non ho mai capito perché abbia sempre sentito una fitta di senso di colpa quando vedo questo film, come se in me ci fosse un che pronto veramente a comportarsi come quella ingrata ragazzina, anche se poi ho atteso trent'anni prima di farmi una vita mia, ma ancora oggi, quando guardo quel film nelle ultime parti, sia nel rifiuto della madre all'interno del mulin rouge, quando quella povera donna è costretta a dire che è la balia invece che la madre, sia al funerale, o sul letto di morte, in tutta la parte finale del film piango come una povera penitente e mi sento terribilmente in colpa.
eppure tutto si può dire di me tranne che sia una figlia che ha ripudiato in qualche maniera la madre: sono stata ubbidiente e tranquilla in casa fino a quando la mia vera natura non ha cominciato ad urlare chiedendo un poco di spazio per se. a volte addirittura sottomessa, a volte silenziosa martire di me stessa, senza la voglia o la forza di ribellarmi ad un modo di vivere che mi rendeva parte i un insieme più che personalità autonoma.
sarà che il senso di colpa riguardasse il ripudio che c'era stato, ma verso me stessa, un ripudio portato avanti fino ai trent'anni e di cui sento ancora la colpa? non so, me lo chiedo ancora oggi, a distanza di tanti anni da quella prima visione, ogni volta che rivedendo quel film ricomincio a piangere ed a sentire quella fitta nel cuore, quel senso di colpa sotterraneo.

martedì 27 maggio 2008

Congresso a riccione 2° parte



sono tornata e come si è visto purtroppo non sono riuscita a dare in diretta le mie impressioni di viaggio.
quindi eccomi qui a parlarvi delle sequenze che mi sono rimaste meglio occhi.
prima di tutto Riccione: erano vent'anni che non ci andavo e di quel che ho visto non ho riconosciuto nulla. strade nuove, palazzi in vetro e acciaio, tutto molto più stile hollywood che stile amarcord, lungo spiaggia con fontane e piastrellati multicolori, ed il sole che ha benedetto tutto con il suo caldo bacio.
è stato bello tornare in quei posti anche perché è stato come andarci per la prima volta, e perché visto che ero spesata di tutto punto, mi sono potuta godere una vacanza di due giorni veramente da favola, con albergo a cinque stelle,colazioni tranquille, pranzi comodi e cene pantagrueliche, il profumo del mare e il caldo dell'estate.
poi il reincontro. nel congresso la cosa più piacevole di tutte è stata rivedere facce amiche che mi mancavano da tanto, colleghi di lavoro che ho lasciato attratta dalla sirena di Roma, che nata il suo richiamo a prescindere di come poi ti troverai una volta giunta. ed io ho abbracciato la sirena e mi sono trovata trafitta dai coltelli di un disagio lavorativo che mi da stilettate di nostalgia in ognuna di queste occasioni.
ho rivisto anche vecchi studenti che ho contribuito in qualche misura a preparare e che mi hanno ripagato con la soddisfazione di sapere che fanno il loro lavoro in maniera apprezzata e soddisfacente. questo più di altro mi ripaga del disagio in cui mi trovo giornalmente, perché significa che per quanto io lavori in un posto che mi fa stare male, per quanto non mi ci trovi bene, qualcosa di buono riesco a darlo.
poi c'è l'incontro. ho avuto il piacere di viaggiare con persone che ho potuto conoscere e mi sono piaciute, e di conoscere in quella sede altre persone che ho potuto apprezzare per la loro professionalità e per la loro simpatia. spero solo che queste conoscenze possano progredire, anche se la distanza a volte colma di dimenticanza gli spazzi lasciati.
infine c'è il mio benessere. sono stata bene, mi sono rilassata, e mi sono divertita. e questo a dispetto dell'influenza che mi perseguita dal mercoledì prima della partenza, a dispetto delle gambe che ad altezza del mare diventano dei palloncini, a dispetto degli impegni e degli obblighi da adempiere a livello lavorativo.
mi sono dedicata a me stessa e ne sono contenta, perché in fondo se c'è lo spirito giusto anche questa si può considerare una vacanza.

giovedì 22 maggio 2008

Congresso ANPEC parte prima

Bene, se ci riesco in questi tre giorni che verranno questo diventerà il mio blog di viaggio, in cui racconterò effetti, emozioni (se ce ne saranno) ed eventi che affronterò nel prossimo Congresso Nazionale dell'ANPEC.
Per chi si chiedesse cosa fosse l'ANPEC, si tratta dell'Associazione Nazionale Perfusionisti di Cardiochirurgia, una sorta di albo che ancora albo non è, che si occupa di tutelare più o meno la figura del perfusionista e che raccoglie l'adesione di tutti i perfusionisti che vi si iscrivono.
A volte serve anche come connessione informatica ( nel senso di passaggio di informazioni) tra le aziende e i perfusionisti nuovi ed in cerca di lavoro.
per chi fosse interessato al conoscere il lavoro del perfusionista in sintesi qui può trovare un articolo in cui spiegavo succintamente la cosa
Ma torniamo a bomba...
Il trasferimento avverrà oggi pomeriggio, verso quel di Riccione e spero che sarà una esperienza interessante e istruttiva, a parte che conto di divertirmi e di rivedere i colleghi di Pisa, di mangiare bene e di godermi una cosa che adoro, cioè il bagno nelle vasche degli alberghi.
Che altro dire? Spero di potermi connettere anche stasera se l'albergo ha una connessione internet, e se mi riesce di trovare un cavo di connessione visto che la mia scheda di rete è un poco deboluccia nella sua funzione.
Quindi a stasera, se ci riesco.

sabato 17 maggio 2008

secondo voi?


volevo parlare di una cosa al quanto pesante oggi. voglio dare una occhiata alla nostra madre terra, Gea come la chiamano gli amici, che a quanto pare si sta scuotendo la schiena perché le pulci cominciano ad essere noiose.
oramai è qualche annetto, che si sta scuotendo, e presumo che alla fine quando si sarà fermata che ne saranno di danni da contare.
parlando dei fatti più recenti citiamo il megaterremoto in cina, di qualche giorno fa, che ha sconvolto tutto il territorio dello Sichuan con un calcolo di morti, in solo quella regione che pare essere giunto ai 29.000 senza considerare le vicine regioni del Beichuan dove un lago formatosi per il terremoto è straripato proprio oggi causando altre numerose e per il momento incalcolate vittime, ed il Qingchuan dove stanno facendo allontanare la popolazione che assomma a ben più di 12.000 persone.
non vogliamo andare così lontano? sapete che solo questo mese in Italia ci sono stai bel due terremoti nella zona sicula? e che nel mese di aprile ce ne sono stati tre di cui due a Catanzaro ed uno a Roma, e quattro a febbraio e tre a gennaio. e solo della zona italiana, com pochi danni e nessun morto, forse qualche contuso. diciamo che sono piccole scrollatine.
Differente il ciclone di Nargis, nel territorio di Rangoon, nella Birmania, dove i morti superano i 22.000 ed i dispersi sono quasi il doppio, in un territorio molto più piccolo della cina, oltretutto guidato da un gruppo politico assassino che per non perdere presa sul potere non permette l'accesso agli aiuti degli altri stati, un vero splendore.
Ma anche in questo caso da noi le cose non sono proprio linde. parliamo del ciclone Kyrill che ha spazzato nel 2007 il nord Europa causando solo 46 morti ma danni per svariati milioni di euro, sterline o quello che vi pare fra Gran Bretagna, Germania, Olanda e Francia e ha creando il caos nei trasporti. Kyrill viene è stato definito la tempesta più devastante del Nord Europa negli ultimi venti anni che fortunatamente quando è giunta sull'Italia era oramai agli sgoccioli.
O per parlare delle coste dell'Africa dove nel 2007 le inondazioni ed i cicloni che hanno colpito il sud del continente africano, hanno distrutto migliaia di ettari di coltivazioni e infrastrutture. I danni maggiori si sono registrati in Mozambico, Madagascar e Zambia.
Oppure saltando ancora di zona il ciclone del 2007 sempre che ha colpito il Bangladesh dove sotto l’onda alta cinque metri, scatenata dal ciclone, sono rimasti sommersi i paesi di Patuakhali, Barguna e Jhalakathi con morti che superano i 1100 e sfollati sull'ordine dei 65.000.
o lo tsunami del 2006 a Giava che ha fatto un po di danni, solo gli alberghi della zona di Pangandaran e le barche nei porti, e non troppi morti, , in effetti "soli" 547 morti accertati, ma che pare solo uno scherzo in confronto a quello del 2004 a Sumatra dove fece qualcosa come 220.000 di morti, ancora, dopo tanti anni non certi, e cambiò la geografia della zona, cancellando alcune isole e ridisegnandone completamente altre.
non voglio certo andare avanti all'infinito con un elenco di disastri che se si va a cercare sono certamente più di quelli che ho citato ma quello che voglio dire, insomma è che sono circa quattro anni che se si va a guardare i terremoti sono aumentati, i danni dei cicloni si sono estesi ed anche nelle zone che prima non erano soggette a questi disastri, e che quindi non sono preparate ad affrontarli, si abbattono questi eventi distruttivi.
io non sono credente, e non ci vedo un segno divino e non farò certo come ho letto in alcuni forum, cove i pentecostali dell'ultima ora, o il catechista di turno urla penitenziagite agitando il dito sul viso dei peccatori. però è vero che la nostra simpatica terra forse si è un poco scocciata e sta scuotendo le spalle.
e dopo tutto questo mi viene da pensare ai rifiuti della Campania e da riflettere: ma non sarà che siamo troppo zozzi e puzziamo e per questo si è un poco rotta?

venerdì 16 maggio 2008

Parlando di E-Bookers

oggi mi sento culturale quindi vi voglio parlare di un progetto che sto seguendo da un poco di tempo.
si tratta dell'evoluzione del E-book.
partiamo quindi dalle basi: per E-book si intende un supporto elettronico il cui utilizzo potrebbe essere equiparato a quello di un qualsiasi libro, se non fosse che è un supporto elettronico, è un oggetto unico e senza pagine, funziona a batterie, ha uno schermo su cui si legge e dei pulsanti per scorrere le pagine, accenderlo e spegnerlo, e altre amenità del genere.
Esistono già in commercio diversi dispositivi di questo genere, eReader Iliad di I-rex (una divisione della Philips), il Kindle di Amazon o il Sony PRS-505.
sarebbe veramente una grande cosa se riuscissero ad imporsi sul mercato questi giocattolini, anche perché portarsi dei gran tomi da leggere in metro è una cosa al quanto scomoda, mentre questi ameni oggettini hanno tutti più o meno le dimensioni di un libro di quelli tascabili, e sono al quanto user frendly, quindi adatti anche ai più rincoglioniti in campo tecnologico.
quale è allora l'ostacolo perché la loro corsa verso il successo provenda senza sosta?
be la cosa è complessa. il primo problema è sicuramente il costo di questi oggettini; tanto per darvi una idea:
eReader Iliad ,il prezzo in Italia è di 630, meno che dal distributore americano dicono, ma comunque altino.
Kindle di Amazon 399 euro (circa 279 euro), sembrerebbe più economico, se non fosse messo peggio a livello di resa fisica e limitato per il tipo di file di lettura e per il prezzo degli oggetti di scarico: a quanto pare è aperto solo a book di vendita amazon quindi con il resto ci fai il frullato.
Sony PRS-505 Disponibile ad un prezzo di 300 dollari, che in italiano sono circa 150 e più euro, un prezzo comunque contenuto, non abbiamo ancora un riscontro sul funzionamento dell'oggettino, ma pare che anche qui le magagne siano sulla limitazione di utilizzo dei file scaricati o scaricabili.
e comunque i prezzi non si possono dire esattamente economici: volessi fare come mio padre direi "cavolo, sono almeno trecentomila delle vecchie lire" al giorno d'oggi non vale più questo paragone (con il basso valore di acquisto dell'euro altro che la metà) ma comunque sono almeno un mese di spesa per me.
e comunque questa è solo la parte materiale del problema.
la parte più pressante, quella più squisitamente filosofica è che la gente sente di non potersi accostare ad un libro elettronico perché questo non è in credo di dare le stesse sensazioni di un vero libro. l'odore di stampa fresca sulle pagine sfogliate, la consistenza della carta sotto il dito mentre si sfoglia, il rito della scelta dettata anche dal gradimento della copertina, della sinossi o della presentazione dello scrittore.
tutte cose che vi posso assicurare essermi state dette da persone con cui ho scambiato opinioni sul fatto.
ci sarà di sicuro un momento in cui questa resistenza legata all'arcaico rapporto carnale con la pagina stampata verrà meno, già oggi alcuni giornali hanno optato per avere anche una versione su e-book mentre si sta discutendo sull'opportunità di usarli nelle scuole per sgravare i bambini dal peso dei libri ed i genitori dal peso dei prezzi degli stessi.
questa generazione di studenti che cresceranno con quel supporto non sentiranno il nostro attaccamento verso la carta, ma noi, potremo convertirci all'amata tecnologia e rinnegare così un patrimonio storico?
io sono in bilico, tra la mia ciclopica libreria e il desiderio per la tecnologia, attendo solo una spinta.
magari dal prezzo conveniente.

P.S.
come mi ha fatto notare chi ammetto ne sa più di me, visto che io mi sto avvicinando alla cosa solo di recente, l' iLiad 2nd Edition è passato da 630 e 599, mentre è uscito un iLiad in tutto e per tutto uguale ma senza connessione wi-fi, il Book Edition, a 499€. E il Cybook costa 339€.(copio pari pari le tue parole Antonio, spero non ti dispiaccia).
sembra quindi che la mia speranza piano piano vada concretizzandosi, quella di un prezzo accessibile intendo, per quella di una maggiore diffusione c'è temo ancora da spettare, solo ieri sera parlando con amici della cosa le opposizioni che venivano fuori erano quelle fatte all'inizio del post: le sensazioni che da un libro non sono equiparabili e non sono rinunciabili.
comunque per chi volesse maggiori informazioni e un sito molto ben fatto e interessante si può connettere a questo indirizzo
http://store.simplicissimus.it
io stessa mi sono iscritta oramai da un poco al suo forum e le cose che ne vengono fuori sono molto interessanti.

giovedì 15 maggio 2008

tanto per parlar

oggi sono nostalgica.
mentre venivo al lavoro, stamane alle sei e mezzo ( prova che l'alzarsi troppo presto è nocivo alla salute), mi sono ritrovata a pensare agli anni ottanta, ed al modo assai pittoresco in cui eravamo usi abbigliarci.
la rimembranza è stata scatenata da una ragazza che esibiva spavaldamente in tutta la loro oscenità un paio di fuseaux corti a mezzo polpaccio, bianchi, su un paio di calzini corti di lana, bianchi ma ricamati in argento, in un paio di ciabatte alte a fascia, nere. il tutto sotto una camicia modello sbrindella un poco lunga un poco corta, bianca, e un maglione aperto davanti, nero.
a parte l'assoluto orrore di quell'assembramento di capi sconnessi, mi ha portato alla memoria vecchie glorie dell'abbigliamento, che tutti più o meno hanno indossato o sperato di indossare. chi ad esempio non ricorda quelle camice infinite, lunghe di solito al ginocchio, con manica abbondante e colletto alto a pizzi sotto il mento, che si portava con la spilla sul bottone al collo, con inevitabile dolore al gargarozzo, ma sai che fico che sei poi? io non ne avevo una a collo alto, ne avevo una con il colletto a camicia che deformavo apposta con il ferro, per essere cool, come si direbbe oggi, figa, come si diceva allora.
e le fasce colorate su capelli dall'improbabile permanente? e chi non si ricorda le scarpe da taglialegna, le Lamberjak, in pelle chiara col collo di lana marrone scura, che pesavano ammazzate, ma ci si andava in discoteca il pomeriggio e si ballava, poco perché poi facevano male le gambe, è chiaro.
e chi si poteva permettere la spesa aveva anche il bomber della Monclear, o la borsetta di pelle della Tolfa. io poi abitavo in toscana, e da noi i mast del mast era lo stivale a punta texano, un orrore di pelle scura ricamata che non no mai sopportato, nemmeno allora.
ma ero una vittima del jeans corto al polpaccio con la calza a righe variopinte, e dello scalda muscolo, della scarpa da tennis bianca di stoffa al massimo blu, ma meglio bianca, con le stringhe lavorate a telaio, cosa in cui ero bravissima.
si potrebbe dire bei tempi, ma con il senno di poi in effetti eravamo al quanto ridicoli, con quelle cose addosso, e forse è meglio ora, almeno per chi ha superato indenne quell'epoca e si ritrova in sobri jeans e magliette, larghe quanto ti pare ma tranquille.
ora invece è il turno di soffrire dei giovani, quelli che eravamo noi allora.
ora, che impera il calzone basso inguinale, con la maglietta alta ombelicale, e questo, a vedere per le strade, qualunque sia lo spessore della vita che si trova in mezzo. la strabordanza, nel gelo invernale assume colori al quanto esotici, dal rosa pallido virato al viola, al rosso intenso.
e che dire dei ragazzi obbligati dalla moda ad indossare calzoni il cui cavallo si situa all'altezza ginocchio e la vita all'altezza attacco dell'anca, con possibilmente elastico di mutanda, firmata, in evidenza, ed in questo si tutta chiunque, dall'ipertrofico rapperone, gigante che così facendo mostra inevitabilmente quarti del suo impudico sedere alle masse, o lo sfigato iper magro le cui anche non sporgono abbastanza da fungere da stop alla misera discesa dell'indumento, che tende inevitabilmente a cedere sotto l'impeto della forza di gravità.
gli unici che ho visto rimanere sempre identici a se stessi, anche se pare che nel tempo abbiano cambiato definizione, sono quelli che allora si chiamavano Dark e che ora pare siano una falange dei punk.
le calze a rete sono sempre le stesse, opportunamente bucate, gli anfibi sono sempre gli stessi, neri o dipinti che siano, sempre gli stessi i lunghi maglioni neri, le camice nere, i dodici strati che si sovrappongono, sempre neri, i trucchi pesanti e i capelli ingelatinati, gli anelli di metallo che spuntano da ovunque e gli sguardi incazzati, quando non spenti.
cavolo, a volte la vita del giovane attento alla moda è proprio dura.

mercoledì 14 maggio 2008

la vita, la vita

ho deciso di fare qualcosa della mia vita, o meglio per la mia vita.
e non sapendo cosa fare, mi sono iscritta alla scuola per prendere la patente europea per il computer.
va be, alla fine magari non mi servirà a niente, lo so, anche perché qui da noi non escono concorsi ne bandi interni od esterni dal tempo dei filistei, e si passa di qualifica solo con dei grossi grossi calci nel culo, ma tant'è.
e mi sono messa a studiare, anche se devo dire che dopo tanto tempo è dura rimettersi sui libri, ma lo sto facendo e mi sto impegnando.
per il momento sono al primo modulo, quello che parla del PC in generale ed il problema non è che non so le cose, le so benissimo, ma è che magari non mi ricordo i termini corretti, mi confondo sulle specifiche.
ora dovrei essere sui fogli, ma ci andrò tra qualche minuto, è che dovevo fare questa cosa, aggiornare il mio diario lasciare traccia di me ai posteri.
oramai mi accorgo che la mia vita è scandita da una serie di meccaniche abbastanza automatiche. mi alzo, se è mattina corro, se è mezza mattina sono più calma, vestizione, colazione ( o pranzo anticipato che sia) poi al lavoro. se sono in sala penso a quello e via, altrimenti prima scansione delle mie varie caselle di posta, poi controllo dei blog che monitorizzo, e che mi interessano, divertono, istruiscono, ecc, poi controllo dei siti a cui sono iscritta, deviantart e anobii in testa, ed infine dei forum, con risposte.
poi se rimane tempo e voglia di dire qualcosa tocca al blog che si prende il carico di cose che ho da dire, sputare, svuotare o tirarmi fuori a forza, a seconda del momento e dello stato d'animo.
e pensare che una volta ero terrorizzata dall'assumere comportamenti ripetitivi ed alienanti. oggi mi scopro a trovarli quasi protettivi, quasi accoglienti, sicurezze che ti permettono di acquistare un ritmo, un che di continuo nella vita.
sarà che la vita lavorativa già mi causa degli squilibri incredibili, ma questa routine, anche nell'ambito lavorativo mi riporta ad un che di vissuto e quindi di sicuro.
oppure sarà solo che sto invecchiando e che la routine entra di diritto nelle cose che invecchiano la gente assume.

sabato 10 maggio 2008

ho detto basta

oggi ho chiuso il conto banco posta.
voi direte e a noi?
giusto, ma fino ad un certo punto. quello che mi ha fatto pensare, quello che volgo dire comunicandovi una cosa di cui magari non vi frega nulla come questa è la strana sensazione che mi è presa oggi e che mi prende ogni volta che chiudo qualcosa. una sensazione di perdita, di ineluttabilità, un tremito interiore che mi spinge quasi a evitare di affrontare questa fatica.
anche oggi, mentre firmavo le ultime carte per chiudere definitivamente un qualcosa che oramai mi trascinavo dietro da due anni, inutile sperpero di denaro, ho provato un paio di volte l'impulso di dire ma no, lasciamo perder, in fondo non è poi così pesante.
è che non so affrontare le chiusure, non so dire basta quando serve e tendo a mantenere sulle spalle anche i cadaveri putrefatti.
è un poco la storia della mia vita.
l'ho fatto con il mio primo ragazzo, trascinandomi dietro per almeno cinque anni un rapporto che aveva smesso di essere tale oramai da tanto, ma a cui non riuscivo a trovare la forza di rinunciare. l'ho fatto con la scuola, trascinandomi da una scuola all'altra e collezionando diplomi che alla fine non mi sono serviti a nulla, perché non riuscivo a rinunciare alla vita da studente.
e lo faccio anche con i rapporti commerciali, a cui preferisco dire no anticipatamente, anche se ne avrei bisogno, perché so che arrivati al dunque non ho la forza per tagliare i ponti.
ed infatti vivo nell'immobilità a volte: ho lo stesso numero di telefono dalla prima volta che ho avuto un cellulare, ho la stessa assicurazione, anche se mi costa come se fosse stampata su filigrana in oro, dal primo anno in cui sono stata assicurata, ed avevo questo conto in posta da quando ho cominciato ad avere uno stipendio fisso.
a volte imparo, e riesco a pormi dei limiti: a livello affettivo , dopo quel lungo purgatorio sentimentale, ho imparato a dire basta quando la cosa non funziona più, e comunque a fare le mosse perché la cosa non degeneri fino al punto che la puzza di marcio regni sovrana. ma per altre cose ho proprio delle resistenze interne.
ed appunto ci sono voluti due anni perché chiudessi questo conto, ed alla fine è stato come rinunciare ad una parte di me, ad una parte della mia storia, un po dei miei anni.
è come se il fatto di non chiudere quella pendenza mantenesse vivi anche i ricordi, e le sensazioni legate a quel periodo in cui quel particolare era attivo, vivo e funzionante.
so che sembra cervellotico, lo sembra anche a me, eppure la sensazione di perdita c'è stata, ed è stata dura non dire alla signorina, mentre scriveva cancellato sul mio numero di conto, mentre scriveva distrutta sulla mia postamat, mentre annullava tutti i miei assegni di smettere,m di fermarsi perché forse ci stavo ripensando.
non credo sia nostalgia, credo sia peggio, credo sia immobilismo, una sorta di immobilismo che a volte mi afferra e mi tiene stretta nelle sue spire, impedendomi di progredire e di vedere se ci sono nuove prospettive per la mia vita.
speriamo di imparare dai miei errori prima o poi.

martedì 6 maggio 2008

pausa ferie

Sono in ferie.
era giunto il momento, e me ne sono accorta dal desiderio che ne avevo e da come ero felice già due giorni prima di andarmene in riposo.
ero veramente arrivata ed ora me la sto godendo per il possibile. certo non posso permettermi di andare da nessuna parte, che vi devo dire, di soldi non è che ne abbondino da queste parti, quindi me ne sto a casa e vado solo a fare una puntatina da mio padre per un paio di giorni, più per dovere che per piacere, ma per il resto sto qui a Roma e mi godo la vita di chi non deve andare al lavoro ogni giorno.
mi alzo con calma, faccio le cose di casa, poi me ne vado a passeggiare, vado al cinema, mi dedico a me stessa.
ci sono delle volte in cui mi stupisco di cole le cose semplici, quelle di tutti i giorni mi manchino quando sono travolta dalla bruttura che mi impone il mio lavoro. sono sempre incavolata, sempre tesa, sempre arrabbiata, e poi sono fuori di casa per un sacco di tempo, e quando torno, sono così provata, a livello psicologico e fisico da non avere voglia di fare nulla di più dell'indispensabile.
alla fine perdo il piacere di fare tutto e di pensare ad altro che a me stessa ed a quanti problemi ho, e li ingigantisco.
è un cane che si morde la coda, un circolo vizioso che alla fine rischia di esaurirmi e di farmi sentire male, sono già due primavere che finisco a terra, una volta con il cuore e una volta per i nervi. questa volta ho preso al volo il primo segnale, quel ritorno di fuoco del mio cuore che mi avvertiva del sopraggiungere della riserva, ed ho preso una bella settimana di ferie.
ora sono qui, con i miei bambini che mi sonnecchiano ai fianchi, con le testoline abbandonate sulle mie gambe, e mi godo la loro tranquilla vicinanza, il loro amore, e poi mi farò di nuovo una bella passeggiata e mi godrò la vita, un goccio alla volta, con calma, senza correre e senza fetta.
buone ferie anche a vi, io stacco e mi riposo.

sabato 3 maggio 2008

Silenzio, siamo inglesi.

oggi alla televisione si parla solo della vittoria dei conservatori sui laburisti in Inghilterra, e le immagini mostrano gli scrutini che si sono svolti ieri: mi è venuto veramente da ridere.
si vedono questi tavoloni, pieni di signore pienotte di mezza età e di signori eleganti di mezza età, le prime bionde. i secondi un poco pelati, che con calma, da una parte aprono le schede e le impilano, mentre da un'altra contano le schede con il ditale di gomma, quello che rende ruvido il dito per scorrere i fogli.
tutto nella assoluta tranquillità, con un po di signori, in una specie di divisa che girano tra i tavoli ed allungano occhiate piene di far play sui tavoli, con tranquillità tipicamente inglesi, come a dire, io guardo che sia tutto in ordine ma tanto lo so che non servirebbe, vero?
manca solo la tazza da te accanto ad ogni gomito e la signora in divisa da crocerossina che passa chiedendo "a cup of tee, sir?" in un bisbiglio tranquillo, per non disturbare il lavoro di concetto.
e a me viene da pensare alla sola volta in cui ho fatto la segretaria di seggio, ma anche a tutte le storie che ho sentito, di lotte all'ultima scheda, di scatole di voti gettati nel primo cassonetto, di liti all'ultimo sangue per decidere se quella scheda è bianca o è nulla, perché se è bianca, va nel gruppo delle bianche e si potrebbe pensare che le bianche vengano conteggiate con i vincitori, mentre le nulle, sono nulle come dice il nome, e non vanno nelle bianche, ma forse quella non è nulla, è solo un poco sbavata, in realtà è di ...
penso alle attese spasmodiche che attanagliano la gente che fuori dalle urne si osserva attorno, o ai rappresentanti di lista affalcati sul lavoro degli scrutatori, pronti ad intromettersi con urla e strepiti sulla possibile fallacità della scelta.
forse anche in Inghilterra succede la stessa cosa, forse quella data alla televisione è una falsa immagine, o forse è proprio così che in Inghilterra si svolgono le cose, con calma, dignità e classe, come direbbe un personaggio di un noto film ( e se non cogliete la citazione non meritate vi venga spiegata).
forse l'aplomb inglese è proprio questo, che permette di vivere un evento così importante come la vittoria di uno schieramento politico su un'altro che era al potere da otto anni, con la calma di una partita di krikket, magari sorseggiando un te, mentre si attende il risultato e poi festeggiando, si , ma senza esagerare.

venerdì 2 maggio 2008

Parlandosi addosso

è un po di tempo che non scrivo nulla, ma in effetti, nonostante senta un gran desiderio di fare qualcosa è un periodo che di concreto non faccio nulla, come se il mio desiderio di "creare" fosse in qualche misura frustrato, qualcosa mi blocca e non so cosa sia.
anche per scrivere si deve avere una idea da portare sulla pagina bianca ed invece tabula rasa, nulla in assoluto.
non che non ci siano cose che mi hanno colpito o che mi verrebbe da commentare, ma quando vado a scrivere ecco che appaiono ben meno interessanti da commentare di quello che potevo pensare a tutta prima.
potrei parlare dell'assoluta idiozia del fare una ruota durante il provino per diventare VJ, e soprattutto del crearsi un problema per il fatto che ti siano appena arrivate le mestruazioni, come se il fatto di fare la ruota potesse significare che puoi produrre strani schizzi per tutto lo studio, ma grazie al super assorbimento del tuo assorbente di fiducia hai evitato quella insidiosa questione e sei stata assunta.
o dell'assoluta delizia che provo ancora, a distanza di tanti anni, nel rivedere un classico come Indiana Jones alla ricerca dell'arca perduta, un film assolutamente favoloso che mi ha fatto innamorare ancora di più di Harrison Ford, che già allora adoravo per Han Solo ( ed io ADORO Star wars).
potrei parlare dell'ultimo libro che sto leggendo o che ho letto ma ho aperto un blog apposta per questo e nessuno lo va a visitare, che farne di un doppione? ( se qualcuno fosse interessato l'indirizzo è http://libriperunanno.blogspot.com, giuro che mi ci sono impegnata).
potrei parlare della immane sorpresa che mi colse la prima volta che scoprii che un uomo poteva pulirsi dopo aver fatto la pipì, dopo un'infanzia passata con un padre che nemmeno guarda quando va al bagno, mollemente affacciato alla finestra e disinteressato sulla direzione del suo prodotto.
potrei anche parlare di altro, come dell'idea che mi è venuta su un'avventura per licantropi, mentre guardavo il bambino più peloso del mondo alla televisione (si lo so sono cinica ma che ci posso fare? sono anche onesta), del disgusto nel continuare a rivedere in televisione cavolate made in Italy con una larga produzione di tette e culi, e con ben poco contenuto, ma onestamente alla fine anche questo mi pare noioso.
forse potrei chiudere il portatile e continuare a cercare di amputarmi le dita, mentre modifico miniature della GW per farle diventare adatte a Blood Bowl, ma non so nemmeno se ho voglia di fare questo, e poi i tragli che mi sono fatta ieri mi bruciano ancora, magari potrei aspettare che smettano di perdere siero.
o potrei mettermi a ricamare, ma in effetti a volte il fascino del PC aperto è irresistibile, e la voglia di scrivere qualcosa è prepotente.
e poi la vuota produzione della TV che propina sempre le stesse cose, con la stessa insipida vuotezza, con lo stesso insipido sapore, non mi invitano a smettere per guardarla, anzi.
però non la spengo, anzi,mantengo il sottofondo di uno di quei filmacci di serie D americani, in cui compare un Richard Dean Anderson prima maniera e con la barba, che male non ci sta mai e che mi piace tanto tanto, anche se la recitazione ( sei cattiva tanto cattiva, così bella che sembri un angelo, ma tanto tanto cattiva...) lascia al quanto a desiderare.
e nel frattempo potrei magari parlare un poco di me, di nuovo, magari senza ripetermi, magari andando a rispolverare uno di quei ricordi che ogni tanto mi tornano in superficie.
a volte mi torna alla mente un bambino, non mi ricordo ne come si chiamava, ne dove abitasse. l'ho conosciuto pochi giorni prima che ci si trasferisse da Marina di Grosseto all'Alberese, quindi non avremmo avuto molte probabilità di approfondire la nostra amicizia, ma ci eravamo piaciuti subito, e mi ricordo l'ultima volta che lo vidi. perché fu una specie di addio, senza lacrime ma estremamente romantico visto con gli occhi di oggi. ci salutammo passeggiando, mano nella mano su una spiaggia arrossata dal tramonto di fine estate, una passeggiata lenta e tranquilla, di cui non ricordo una parola ma che rimane come una istantanea dietro gli occhi se ci penso, una bella istantanea che mi comunica tranquillità e malinconia, la leggera malinconia di un qualcosa che ci sarebbe potuto essere ma che non è potuto mai essere. magari quello, se non lo avessi dovuto salutare sarebbe potuto diventare l'uomo della mia vita ed avrebbe cambiato tutto quello che poi è stato, ma non ho rimpianti, non ora che la mia vita ha comunque incontrato il suo uomo.
però è bello ogni tanto chiudere gli occhi e rivedere quella istantanea e risentire le sensazioni di quell'attimo lontano, come il tepore della sabbia sotto i piedi nudi, il sapore di salsedine dell'aria che ci spirava attorno, la morbidezza del cotone di cui ero vestita, la qualità particolare del colore della luce, che si rispecchiava su di un mare splendido e tranquillo.
è una immagine che quando riesco ad evocare mi riempie di tranquillità e pace, anche se non è sempre li ad un mio comando.
be anche oggi ho riempito la mia pagina bianca di strane vanvere e di poco significato, ma tant'è, a volte quello che ci viene è poco a volte molto.
oggi era questo e buon pro a chi lo legge.

17 Novembre giornata internazionale del Gatto Nero