giovedì 3 aprile 2008

luci ed ombre

avete presente quei giorni che cominciano bene, con un bel sorriso sulla faccia, quei giorni in cui anche gli acciacchi si possono quasi lasciare da una parte, tanto ci sono e chissene, quelle giornate in cui anche il cielo ti accompagna, con un cielo limpido ed un sole caldo, una di quelle belle giornate in cui il sorriso ti spunta spontaneo sul viso, come un fiore a cui non puoi dire di no.
belle giornate vero?
e come è che si finisce sul letto, a carezzare la grossa e coccolosa capocciona del Merlino che ci ronfetta accanto, sentendo i miagolii della piccola che si aggira e la tristezza che ci inonda come un fiume in piena??
eppure giuro, nemmeno il dentista era riuscito a rendere meno brillante il sole, o meno limpido il cielo.
no, è bastata la visita da Stefano, quell'uomo può donare la disperazione in pochi minuti, una abilità quasi magica.
ma non è colpa sua infondo, sono io che quando tiro fuori quello che ho dentro alla fin fine non trovo mai nulla di particolarmente notevole da vedere, altrimenti non si spiega la costante sensazione di nero che mi avvolge ogni volta dopo una visita.
eppure oggi fino a quasi la fine non era andata poi così male, avevamo solo parlato della mia propensione ad attaccarmi agli amici in una maniera che ha molto del materno, come se in quel mio avvolgere gli altri di affetto ci fosse un tentativo di essere importante per loro essendo loro importanti per me, un prendere da loro la forza di superare la mia fragilità dando in cambio affetto e attenzione, e cibo, perché no.
ma alla fine, non so nemmeno io cosa è successo, o forse lo so, abbiamo cominciato ad analizzare il perchè io accusi spesso acciacchi in concomitanza del giorno delle visite, e perchè volgia andare agli appuntamenti ma nello stesso tempo non ci voglia andare. io ho avuto paura che quel muro, che stiamo cercando di abbattere per riuscire a cambiare nel profondo quello che di me non funziona, non si sia nemmeno incrinato, ma lui mi ha detto che si trattadella paura di aver paura: ho paura, o meglio una parte di me ha paura del cambiamento, ha paura di scoprire che quello che ho combattuto per quarant'anni solo per mantenere il castello di carte in piedi, in realtà vada abbattuto, o meglio ristrutturato, per rendere l'ambiente più salubre, sicuramente, ma io sono terrorizzata dai cambiamenti.
a volte mi pare che non si faccia un solo passo avanti, ma anche oggi lui mi ha detto che sto andando bene, che ho fatto tanta strada e tanta ancora ne sto facendo...
Merlino pretende attenzione, e mi prende a capocciate, perché mi concentro sulla tastiera e non gli do attenzione.
fuori il tempo è cambiato con il mio umore, il cielo si è coperto, il vento soffia freddo e il buio sembra calare ancora più veloce, mentre io sono qui che scrivo stesa sul letto, ed aspetto il rientro a casa di Odo, anestetizzata dal tubo catodico. ed io spero che sia vero, ma mi chiedo perchè ora mi sento così abbatuta e malinconica, come se fosse andato male qualcosa, come se ci fosse qualcosa che non funziona, o che mi manca...
che dire, spero che la strada in effetti stia consumandosi sotto i miei piedi, anche se io non mi accorgo di camminare.
mi dedico al lavoro di mamma gatta e vi saluto.

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