martedì 9 dicembre 2008

un motivo importante per parlare di nuovo.

ed eccomi di nuovo qui. so che pensavate che mi fossi persa nei meandri della rete ma sono rispuntata come la gramigna.
oggi vi voglio parlare di un evento stupendo, che avviene tutti gli anni a Roma e che nonostante abbia una certa risonanza locale, a livello nazionale secondo me passa un poco in sordina, come succede ad eventi correlati di ad altre città.
Parlo della fiera della piccola editoria, chiamata anche "Più Libri Più Liberi", una vera occasione ghiotta per chi, come me, è un amante dei libri in toto, ma anche per chi cerca solo quel volume che gli stuzzichi l'appetito o ancora chi voglia fare regali di natale utili, intelligenti e di valore anche spendendo poco.
e mi duole che quando ci sono queste manifestazioni legate al mondo dei libri e dell'editoria non ci sia più pubblicità sui canali nazionale degli eventi, perché queste sono cose che stimolano l'intelletto delle persone, e sono cose per cui vale la pena di spendere qualche soldo ed un po del proprio tempo.
La cosa che affascina in assoluto è la quantità incredibile di libri delle più varie tematiche che si possono trovare riuniti nel Palazzo dei Congressi, una struttura che potrebbe essere usata per molti più scopi tanto è vasta e ben distribuita, ma che comunque è sempre un piacere visitare in questa occasione.
libri che di solito non riescono a godere della ribalta di uno scaffale vengono esposti su banchi multicolori tra sconti e musica, vociare e gente interessata.
quando vado alla fiera della piccola editoria, a volte nel dispiacere ringrazio di non poter andare a Torino (ringrazio Phayart per la correzione)al Salone del Libro perché potrei rovinarmi in quella occasione.
già qui gli occhi luccicano, la testa non sa da che parte voltarsi, le mani prendono libri da ovunque e il desiderio è irrefrenabile, o meglio è frenato solo dal quantitativo di denaro che ho a disposizione e che posso spendere.
ed allora passo quasi a volo d'uccello dal banchi di libri sulla metanpsicosi e sul ritorno dell'anima all'editore specializzato in libri gialli, a quello che ha tutto sulla ayurvetica ed i chacra, a quello che si occupa solo di libri sulla geografia e sulla descrizione dei viaggi.
è tutto un susseguirsi di cose interessanti e di inviti alla spesa.
io ad esempio ho lasciato il cuore su un banco che aveva tutta una collana sui libri di ricette storiche nelle varie epoche anche se poi ad un'altro banco ne ho comprati tre piccoli sulla cucina nell'antica Roma, sulla cucina dei legumi e sulla cucina del medioevo.
e poi come mi fanno impazzire i libri sugli animali, ne avrei comprati almeno dodici, ma alla fine me ne sono potuta permettere solo tre, ed uno per una amica, anche se sto pensando di comprargli qualcosa d'altro e tenermelo io quello. sisi.
quello che alla fine voglio dire con tutto questo sproloquio è: il prossimo anno, dal cinque all'otto, se avete qualche ora da buttare e volete farvi del bene, andate anche voi alla fiera della piccola editoria, e godetevi quell'infinito piacere che possono dare solo i libri, magari vi costerà qualche soldo, ma i viaggi nella fantasia che quei libri vi possono donare sono infiniti.
stop.

martedì 18 novembre 2008

rieccomi a piangere

ne è passato di tempo dall'ultimo post, e me ne scuso con quei pochi pazienti lettori che ancora ogni tanto vengono a vedere se qualcosa di nuovo spunta da queste pagine interattive.
è che per me è un brutto periodo, e voi direte, sai che novità.
ma si tratta di un periodo veramente un po buio, in cui tante paranoie e tanti pensieri neri sembrano tornati ad assalirmi come un tempo anche se ora sono più forte e riesco a sopportarne meglio gli assalti.
il mio corpo mi ha tradito di nuovo, e mentre cercava di guarire da una parte si è lasciato andare da un'altra.
un dolore strano ad una spalla cominciato oramai tanto tempo fa, ed andato aumentando per tutto questo tempo si è ora rivelato una ernia cervicale, che mi ha completamente bloccato l'articolazione della spalla per il dolore antalgico, tanto che mi sento un'impedita e che anche la navigazione o il semplice scrivere questo post per me è una fatica non indifferente.
ed io sono di nuovo sotto il fuoco di fila di questo nuovo dolore che non mi lascia mai, ne di giorno ne di notte, costringendomi a stare sempre tesa e pronta a difendere il braccio anche da una carezza perché il dolore a volte pare mi stacchi la pelle dalla spalla.
sono sotto cortisone, e mi pare di fami solo dell'altro dolore visto il risultato che questo farmaco ha sortito fino ad ora, ma presto, dovrò cominciare una nuovo farmaco, che speriamo abbia qualche effetto ma che mi costringerà a continui buchi e che alla fine mi avrà ridotto ad un colabrodo il sedere, sperando in un effetto migliore.
sto cercando un chiropraico che sia una persona seria e che mi possa mettere le mani sulla schiena senza rovinarmi, perché prima di capitolare di fronte al bisturi del neurochirurgo, come mi è già stato detto di fare, vorrei proprio tentarle tutte, anche se devo dire che il dolore fiacca ogni mia scelta.
le mie giornate sono un rapido raccogliersi di energie per affrontare la giornata lavorativa, un completo esaurirsi delle stesse e poi una lenta ricarica per tutto il resto della giornata e della notte, spesso insonne e dolente.
sono molto stanca ed è per questo che mi sono fatta sentire molto paco, e spero che possiate perdonarmi per questo, ma spero, lo devo sperare per forza, che le cose migliorino, e che io possa tornare a stare almeno un poco meglio, senza arrivare a chiedere di stare bene.
non sembra molto no?

lunedì 6 ottobre 2008

il pedone questo **** sconosciuto

di parlare degli automobilisti maleducati e incivili ne ho piene le tasche. oggi voglio provare a parlare di un'altra categoria: i pedoni.
si tende a scusare la loro esistenza e la loro insistenza per il fatto che sono più deboli e facilmente feribili dell'automobilista medio, ma se solo usassero un briciolo di testa quando svolgono il loro compito di pedoni!
li vedi lanciarsi in attraversamenti rocamboleschi e pericolosi al limite del mortale, senza minimamente guardare le strisce che scorrono placide e sicure a soli pochi metri dal loro lancio. anzi.
ho visto madri col carrozzino deviare di fronte alle strisce per non rischiare di attraversare sulle stesse, quasi fossero dei luoghi di pericolo celate da sicura zona di attraversamento.
ci sono anche quelli che usano le strisce, si, ma solo quando il semaforo è rosso per l'attraversamento, con le macchine che passano rombando e strombazzando rese idrofobe dal rapido passaggio di colore, mentre i responsabili dello scempio si guardano attorno con un sorrisino ironico come a dire, che vuoi fare?m mettermi sotto?
si! vorrei fare proprio questo, vorrei passarti sopra e ripassarci per sicurezza, ti avessi mancato la prima volta.
vorrei scendere e colpire la tua faccia irridente con il bulloc che mi riposa sotto al sedile.
invece ingoio la bile che mi sale alla bocce e mi limito a suonarti ed a gridarti dal finestrino la mia rabbia, mentre tu, beatamente te ne freghi e procedi per la tua strada.
ammetto che a volte anche io mi cimento in attraversamenti non consentiti, ma di solito con lo spirito abbacchiato di chi sa che sta commettendo qualcosa di sbagliato, cercando di recare il meno disturbo possibile, mentre quando esco con LUI la cosa è assolutamente esclusa, visto che lui mi porta anche a 100 metri dal punto di interesse per poter attraversare sulle strisce.
io comprendo che in Italia, in posti dove le strisce su una intera strada si trovano, due, tutte e due nel centro della strada di fronte all'ospedale che vi è ubicato, lasciando il resto all'attraversamento selvaggio, dicevo, comprendo che in questi posti svantaggiati a volte l'attraversamento selvaggio è consentito ed addirittura incoraggiato silenziosamente da una politica cittadina connivente, ma che sia fatto velocemente, senza con il proprio incedere creare disturbo alla percorrenza normale della strada.
invece no.
la strafottenza trabocca dal viso di coloro che guardano verso l'automobilista di turno con una sfida ghignante dipinta sul volto, mentre incedono con passo lento, magari chiacchierando con altri o al telefono, pieni della loro convinzione di aver ragione contro il mondo intero.
io credo di essere uno die pochi automobilisti multati per non aver ceduto il passo alle strisce ai pedoni, cosa che praticamente non mi succede mai, anzi: ricevo costanti strombazzamenti da parte di coloro che dietro di me non vedono il motivo del mio fermarmi di fronte a dei pedoni che attraversano sulle strisce: in fondo sono loro i tipi strani che affrontano la strada sulle strisce, mica gli altri, quelli che lo fanno prima o dopo.
ma allora mi chiedo: visto che esiste una legge per cui i pedoni che attraversano a meno di cinquanta metri dalle strisce sono passibili di multa, perché questa multa non viene fatta? sarei felice di prenderla anche io se fosse fatta a tutti in maniera sistematica.

stop

giovedì 2 ottobre 2008

lettera aperta

Oggi mi voglio rivolgere al signor Brunetta, perché a volte, si spera che queste persone siano in fondo degli esseri umani con cui poter parlare ed a cui esporre le proprie perplessità ed i propri problemi, proprio come fossero normali persone, come noi.
ebbene signor brunetta, io sono una donna vicina al suo modo di pensare, una esponente minorissima del centro destra, interessata alla politica in quanto la politica si interessa alla mia vita quotidiana e ne influenza l'andamento.
ho accolto la sua legge sulle regole per la malattia nei lavoratori con una certa perplessità e con una certa perplessità mi ritrovo a viverla ogni giorno.
le mie in vero sono più di una come perplessità, e sono di genere al quanto diverse.
la prima riguarda la stessa conformazione della malattia.
oggi come oggi la malattia di una persona è vincolata alla visita fiscale dalle otto del mattino alle otto della sera, con una sospensione degli arresti domiciliari di un'ora dalla una alle due. bello, a me in effetti non ha cambiato molto la vita, visto che già prima ogni volta che facevo un giorno di malattia passava la visita fiscale, abitando di fronte alla usl io.
ma...
questo suppone che il lavoratore, la lavoratrice, siano comunque dotati di un qualche tipo di assistenza casalinga.
non parlo di spese o altro. parlo di andare a comprare le medicine, andare dal medico, se si ha figli e si è soli andare a prendere il bambino a scuola.
cose che prima, con un minimo di tempo a disposizione, dalle dodici alle quindici, si potevano fare ma che oggi con una sola ora a disposizione non sono assolutamente possibili da fare. e quindi? se si sta male non si mandano nemmeno i figli a scuola e se proprio ci si deve ammalare si provveda a munirsi di un armadietto dei farmaci molto fornito in cui sia già presente il necessario ordinato dal medico. e per il medico... pare che lui possa rilasciare un certificato in cui attesta che in quel momento di assenza dal lavoro si era presso il suo studio, però poi si deve calcolare il tragitto ed i mezzi usati per andare e tornare.
quindi?
be si potrebbe optare per non rimanere a casa ed andare comunque al lavoro, ma ad esempio nel mio caso, io non potrei fare il mio lavoro con, ad esempio la diarrea che mi è presa l'altro giorno e che mi ha inchiodato a casa per tutto il giorno.
perché il mio lavoro, prevede che io stia seduta alla macchina cuore polmoni per due, tre ore, minimo consecutiva, precedute e seguite dal altre due, tre ore di assoluta presenza in sala, per qualsiasi evenienza ed urgenza sul paziente.
a casa posso correre al bagno anche ogni mezz'ora ma in quel caso? vado al lavoro per dire poi al collega guarda che oggi ci sono ma è come non ci fossi perché tanto devo andare continuamente al bagno? bel modo di evitare l'assenteismo, avere un presenzialismo inutile.
l'altra perplessità che ho riguarda proprio la soluzione del problema che lei sperava di aver dato.
si parla tanto di malattie esagerate, però quasi mai ci si chiede il perché ci siano queste tante malattie.
ora lungi da me il dire che non esiste nessuno che approfitta della malattia per starsene a casa un giorno in cui sa che tanto al lavoro non c'è bisogno di lui. ci sono e ci saranno sempre queste giornate di riposo sfruttate nella malattia, e il provvedimento non credo abbia agito assolutamente in questo senso.
invece non ci si è chiesti il perché di queste malattie reiterate negli altri casi.
io voglio portare il caso del mio posto di lavoro.
in soli quattro anni in cui lavoro in questo posto, io personalmente ho accumulato, a parte il numero di giorni di malattie sparse alla spicciolata, un ricovero per fibrillazione atriale, un periodo di lunga malattia per esaurimento nervoso e altri acciacchi di natura psico fisica e sono riuscita a minimizzare i danni sono con due anni di terapia psicologica, chiaramente a spese mie perchè l'azienda non passa questo tipo di assistenza, veramente non ne passa quasi nessuno quindi...
i miei colleghi non stanno messi meglio ed alcuni hanno anche maturato malattie ben più gravi. il tutto perché viviamo costantemente la nostra vita lavorativa con livelli di stress altissimi, disagio aumentato da un posto di lavoro ostile, da medici e direttori che ci trattano male, si approfittano della nostra presenza anche al di fouri delle nostre competenze, non ci riconoscono ne una dignità lavorativa ne, a volte, una dignità umana.
siamo in quella che potrebbe essere considerata una situazione di mobbing strisciante, ma ne lettere di protesta ne lamentele portate a chi è preposto alla cosa, hanno fornito il minimo risultato.
e questo porta da un disagio psicologico ad un disagio fisico, un disamore, un disinteressa ed un malessere che causano anche malattia o comunque un malessere che giustifica la giornata o le giornate di malattia.
ma per risolvere la cosa non si è visto nulla di meglio che penalizzare chi già subisce tutto questo punendo le sue malattie, invece di porre una soluzione nell'organizzazione lavorativa, invece di incentivare il personale, motivandolo, gratificandolo, magari premiandolo, mica dico tanto, magari anche solo permettendogli di posteggiare vicino al posto di lavoro e gratuitamente.
invece anche in quello siamo stati penalizzati: ci hanno tolto la mensa, ci danno i buoni pasto solo se facciamo almeno due ore e mezza di straordinario al giorno e ci hanno vietato di entrare al lavoro con la macchina obbligandoci a posteggiare dove si paga un euro al giorno o dove è si gratuita, ma il posteggio dura solo tre ore, quindi o rischi che ti facciano la multa o lasci magari il tavolo operatorio a metà dell'intervento chiedendo scusate un attimo e vai a cambiare posto alla macchina, cercandone uno chiaramente e rimettendo di nuovo il segna ore, e mi raccomando, spostarla che magari hanno preso la targa e se la ritrovano li ti fanno la multa anche se hai spostato il segna ore.
queste sono due delle perplessità che mi sono venute quando ho visto applicare queste nuove regole. ma capisco che chi, come lei, ha la possibilità di gestire il proprio tempo, e ha ha disposizione gente che si occupa di tutti i piccoli fatti della giornata senza tediarla con queste piccolezze, queste perplessità non se le ponga.
però magari se qualcuno gliele comunica...no?

stop

mercoledì 24 settembre 2008

rientro: lo stress della modernità.

Il ritorno dalle vacanze è sempre, almeno per me, un evento al quanto traumatico, da cui metto dei giorni a riprendermi, perché, l'improvviso calo nella vita di ogni giorno, dopo una o due settimane di calma serafica mi stride sempre violentemente sui nervi.
io poi sono una di quelle donne che non ama assolutamente lavorare.
nulla da dire su quelle donne rampanti che vedono la propria vita realizzata solo dopo sei ,otto ore di lavoro frenetico e caotico, in cui corrono e ordinano, telefonano e urlano come matte, per poi tornare a casa stressate ma pronte ad affrontare anche il loro compito di madre di famiglia, con la pausa settimanale per il parrucchiere e che non si staccano dal cellulare del lavoro nemmeno la notte mentre copulano con il marito.
che vivano felici le loro ultra attive vite per decine e decine di anni, sono felice per loro.
io però non sono così: io mi sento solo stressata e stanca quando torno dal lavoro, ben lontana dal sentirmi realizzata dal quell'impegno giornaliero che mi costringe ad uscire dal mio nido protettivo e ad affrontare ogni maledetto giorno della settimana lo stress di metro troppo piene e di orari sempre troppo corti per giungere a destinazione; la tensione del lavoro che anche nei giorni in cui è più leggero è sempre un peso che si posa sul cuore al momento dell'ingresso e non se ne va fino all'uscita, e a volte anche dopo.
a volte c'è anche l'attrito con i colleghi, le tensioni con i superiori, le incazzature con la segreteria e la direzione o l'economato. senza parlare del fatto che ti trattano sempre come una specie di pezza da piedi a cui affibbiare qualunque cosa passi per la testa di chiunque lavori sopra di te.
una giornata come questa è tutto tranne che la mia idea di realizzazione, una cosa ben lontana dal sentirmi felice e soddisfatta della mia vita.
io adoro alzarmi con calma, fare colazione e le mie abluzioni coccolando i mici, cominciare le faccende più urgenti o che possono andare avanti da sole per un poco (lavatrici e cotture lunghe), uscire per fare la spesa al mercato e magari arrivare al supermercato per vedere se ci sono delle offerte, tornare a casa e continuare le faccende mattiniere, come le pulizie, il rifare il letto, passare lo straccio in tutta casa, le polveri, i piatti se sono rimasti dal giorno prima, preparare il pranzo, poi pranzare, purtroppo da sola, ma se fossi libera da altri impegni potrei portare il pranzo pronto a LUI al lavoro e magari fermarmi a pranzare con LUI per poi tornare a casa. quindi dedicarmi a quelle faccende di lunga durata che possono occupare tutto un pomeriggio: la giornata del cucito, in cui finisco quei vestiti che ho incominciato e cominciare altri vestiti che ho in mente per la stagione a venire. il fai da te del mobile, in cui costruire quella libreria che ho in mente da tanto tempo e di cui avrei bisogno nell'angolo della macchina da cucire, o qualsiasi altro mobile di cui avremmo bisogno in casa.
il giorno dedicato alle miniature, in cui finalmente trovare il tempo per finire di dipingere la mia squadra di elfe e magari iniziare, e finire, la squadra che devo regalare ad un amico da una vita.
e così via, con altri mille lavori che sono veramente la soddisfazione della mia vita e che mi riempiono di gioia e di calma, ed anche ,questa volta veramente, di soddisfazione.
senza parlare delle inevitabili giornate che dovrei usare per andare in quel supermercato o in quel negozio per comprare questa o quella cosa che mi necessitano, o ancora il tempo necessario a portare avanti la mia attivissima vita on web che necessiterebbe di alcune ore al giorno per essere svolta avanti in maniera soddisfacente.
insomma io avrei veramente una vita piena e completa se non fosse che ho necessita economica di svolgere un lavoro che porta invariabilmente via oltre alle sue sei ore giornaliere, anche almeno due ore di viaggi e preparazione, per non parlare delle ore notturne di attesa o di lavoro, con il risultato che la mia vita casalinga, nel vero senso della parola, quello soddisfacente e piacevole si riduce a si e no un paio di ore mattutine, quando faccio il pomeriggio, con tre o quattro ore rubate alla sera, o in un pomeriggio piuttosto pieno e poco soddisfacente quando faccio la mattina, in cui devo comprimere tutto ciò che non ho fatto la mattina e che vorrei fare di pomeriggio, più, se ci entra, un pisolino, perché alzarsi alla mattina alle sei porta ad avere un poco di sonno il pomeriggio.
e tutto perché al giorno d'oggi un lavoro solo non basta nemmeno a morire di fame, e purtroppo il lavoro di LUI è meno retribuito del mio ed anche più impegnativo a livello di orario ed altri lavori sono come l'acqua nel deserto: introvabili.
vita grama.

stop

domenica 21 settembre 2008

vacanze: atto finale

bene, ecco che è finita anche per me il periodo di vacanze. ma prima di tirare le somme, parliamo degli ultimi giorni di vacanza che ho vissuto.
ci siamo lasciati che eravamo arrivati a Lugano.
be, che dire, Lugano è veramente un piccolo angolo di paradiso.
è tranquilla, pulita favolosamente silenziosa.
il primo giorno con quegli enormi zaini sulle spalle ce ne siamo andati in giro per la città, salendo dal centro città dove siamo andati a pranzo( al Burger King e mi sono quasi intossicata di peperoncino, ma colpa mia!!!) e dove ci siamo deliziarti di fronte ad una partita a scacchi svolta su enormi scacchiere sul pavimento a cui chiunque abbia voglia può partecipare e che da la misura del ritmo della vita li, fino alla casa dei due amici che ci hanno gentilmente accolto per i giorni della nostra permanenza. la cosa veramente buffa è che la zona che abitano loro è considerata la zona "malfamata" perché abitata in prevalenza da extracomunitari e immigrati. vi assicuro che nemmeno le zone in di Roma sono così pulite e tranquille, ma che dire, per loro quella è una zona chiassosa e incivile. mi venivano le lacrime agli occhi mentre lo dicevano.
ci siamo finalmente sistemati, scaricando gli zaini e passando circa due ore a gonfiare il materasso su cui abbiamo dormito.
il giorno dopo siamo andati a trovare un personaggio famoso sul web, Paolo Attivissimo, che io conoscevo da anni anche se non me lo ricordavo bene: ci siamo conosciti ad una convention di fantascienza tanto tempo fa. una persona simpatica e alla mano, come del resto sua moglie e le sue bambine, veramente simpatiche. abitano in un piccolo agglomerato di villini immersi nel verde e nella pace e ci hanno accolti gentilmente e rifocillati. li saluto e li ringrazio della gentilezza, anche se mi dolgo di non aver potuto passare in loro gentile compagnia un poco più di tempo.
siamo poi andati a fare un poco di spese per la giornata, e poi una passeggiata per la città. il tutto assolutamente prima delle sei e mezza perché dopo tutti i negozi chiudono, anche l'IKEA.
questo anche perché tutti hanno diritto a riposarsi secondo la visone luganese, anche i commessi.
alla sera ci siamo rilassati di fronte al proiettore di D il nostro amico di vecchia data che ha deciso di trasferirsi per poter tornare ad avere una vita decente, visto che in Italia si stava rovinando la salute con il lavoro, che a lui non manca mai, ma che qui purtroppo si vive male, per tutto quello che attorno al lavoro gira.
chi mi legge da tanto sa di cosa parlo.
il giorno dopo ci siamo concessi noi due una gita per la cittadina, che è veramente piccola e si gira il un paio di ore tutta, poi abbiamo preso un trenino che ci ha fatto girare tutto il lungo lago di Lugano, nelle sue varie parti, visto che la cittadina è composta di vari piccoli comuni uniti sotto una sola guida.
ancora spese nel pomeriggio, anche per i regali, che però abbiamo dovuto ridurre notevolmente, perché nel frattempo mia madre ci ha tolto ogni speranza di poter tornare con lei giù, visto che sulla sua macchina si è rotto oltre al blocchetto di accensione anche il motorino di avviamento; dovevamo quindi tenere via i soldi per il treno di rientro da Milano a Roma.
alla sera siamo andati in centro di nuovo a cena, nella piazza principale della cittadina, all'aperto con le stufette che riscaldavano la temperatura che si era fatta nel frattempo leggermente più bassa. ma devo dire che abbiamo goduto di tre giorni di bel tempo e di caldo, mentre la sera era piacevole mettersi il pigiamone pesante e dormire sotto la copertona.
insomma ci siamo goduti tre splendidi e rilassanti giorni, con un'aria pulita, un fresco gentile, una vita tranquilla ed a misura d'uomo.
ci sono state due cose che mi hanno colpito assolutamente una all'arrivo ed una alla partenza: all'arrivo ho visto in ogni parco dalle scatolette contenenti i sacchetti per le cacche dei cani, sacchetti pieni, sempre a disposizione di chiunque, e che nessuno toccava a meno di averne bisogno, e che nessuno rubava solo perché erano li, ed alla partenza dalla stazione, un omino che con un enorme piumino lungo stava spolverando le pensiline alte della stazione.
come dice Vizzini "INCONCEPIBBILE!!"
alla fine purtroppo è giunto il momento e siamo dovuti risalire sul treno. il viaggio verso Milano è stato tranquillo, come all'arrivo ed anche piuttosto rapido volendo, visto che Milano Lugano è al massimo un ora e mezzo.
i problemi sono giunti chiaramente al nostro rientro a Milano.
giunti in stazione ci siamo trovati di nuovo immersi in una frenesia rumorosa a cui non eravamo più abituati dopo due settimane di calma e tranquillità. usciti dalla stazione per andare a prelevare i soldi e mangiare qualcosa, come prima cosa ci siamo provati immersi in una realtà di zingari, barboni, gente che gira con sguardi torvi e ben poca gentilezza: ho provato ad essere cortese con il barista del bar della stazione e quello per poco non mi mordeva.
al bancomat chiaramente il primo non funzionava, il Mac dove ci siamo fermati era strapieno.
oltretutto mentre io reo al tavolo con gli zaini LUI è andato a prendere da mangiare e mentre cercava di uscire con il vassoio in mano non c'è stato uno che gli ha aperto la porta, o almeno ceduto il passo, ha dovuto aspettare che tutti quelli che stavano entrando fossero entrati e poi ha dovuto lottare con i piedi e la porta perché le mani erano piene, ma non c'è nessuno che abbia voglia di perdere cinque secondi del proprio tempo per aiutare un povero disgraziato ad aprire la porta.
la ciliegina sulla torta è stato il ritorno in treno: partiti dalla stazione di Milano, dopo circa mezz'ora si è rotto il treno ( mai successo alle ferrovie italiane!!) e un viaggio già lungo, i sei ore, si è trasformato in un viaggio di otto ore e mezza che ci ha sfinito fisicamente e mi ha sfinito psicologicamente.
tirando le somme, mi sono molto riposata e rilassata, ma mi sono anche resa conto che viviamo in un modo veramente troppo caotico purtroppo.
siamo così immersi in un casino continuo che ci chiudiamo in noi stessi e ignoriamo chi ci sta attorno.
una cosa che ho notato mentre ero fuori è che se sorridevo per strada c'era sempre qualcuno che mi sorrideva di rimando, non che tutti sorridessero, ma era facile una scambio di sorrisi.
quando giro per Roma e sorrido, una cosa che cerco sempre di fare perché sorridere aiuta ad affrontare la vita, la gente non mi guarda o se lo fa mi guarda quasi male, come se avesse paura che dietro il sorriso ci sia qualche strana intenzione, e forse loro non hanno torto visto che magari gli è successo qualcosa del genere.
non viviamo assolutamente più in un mondo a dimensione umana, e ci sono momenti in cui penso seriamente che forse questa non è più lamia vita.

stop

lunedì 15 settembre 2008

vacaze: ancora vivi!!

rieccoci di nuovo all'assalto del modo dei blog, con nuove notizie dal fronte delle vacanze. dopo altri tre giorni eccoci di nuovo qui a raccontare i fatti nostri sul web, come se a qualcuno interessasse, ma tant'è sono cose vostre se non vi interessa: che ci fate qui??
va be, ho una nota un poco isterica nella mia mente, ma scusatemi, è la stanchezza che oggi mi taglia le gambe.
comunque cominciamo:
giovedì che 
abbi
amo fatto??? siamo andati a fare una nuova passeggiata, su di un sentiero che conduce ad un oratorio isolato sulla cima di un cocuzzolo, che si chiama San Defendente.
questa è stata una vera bella passeggiata, con poche costruzioni ad ammorbare la sensazione di natura non dico abbandonata e selvaggia, ma almeno solo un poco domata. la salita è stata dura per me, tanto che alla fine mi sentivo le gambe di lego, ma devo dire meno dura di quanto no ricordas
si la prima ascesa. l'oratorio purtroppo è chiuso e non si può visitare dentro, ed il fuori è abbastanza abbandonato, ma la vista è mozzafiato e merita assolutamente la fatica dell'ascesa, una vista che quando il cielo è limpido permette di vedere la costa che si estende dall'alta parte di montisola, con tutti i paesi che si aggrappano sulle sue coste.
uno spettacolo che 
purtroppo a noi è stato negato da una foschia al quanto noiosa, ma che comunque meritava.
la discesa 
non ha seguito lo stesso percorso anche perché un'altro tratto del sentiero natura si estendeva da San Defendente fino a Sovere da dove eravamo partiti inizialmente. la cosa divertente, se così vogliamo dire, è che a metà strada di ritorno c'era un bivio e LUI ha detto "da questa parte scende, quindi giriamo di lì"
meno male che a metà strada una vecchina ci ha detto la triste verità: avevamo toppato di brutto la direzione e stavamo scendendo verso il lago, quindi abbiamo dovuto riarrancare verso il bivio con me che buttavo i polmoni dalla stanchezza, ma che non potevo allentare altrimenti la vecchina ci raggiungeva.
e LUI che ghignava: ma che si ghignava il disgraito che io ci ho perso un paio di polmoni quasi nuovi!!!
venerdì era giorno di rinnovo della patente per MAMMA che finalmente è ritornata in possesso della sua sospesa per mancato rinnovo: una giornata un poco di cacca, con un'acqua che levava di sentimento e impediva di fare una bella passeggiata come si deve. oltre tutto LUI si è anche slogato una caviglia scivolando sull'ultimo grado delle scale quindi abbiamo optato per una giornata casalinga: pisolino lungo nel pomeriggio, serata di televisione e coccole, mal di testa e dolori vari che ci hanno costretto sul letto tutto il giorno.
niente di eclatante come gior
nata come dicevo.
sabato avrebbe dovuto essere più movimentata come giornata, perché dovevamo andare al mercato, ma che dire? quando la fortuna chiama...
appena giunti al mercato, dove dovevo anche fare degli acquisti ecco che la pioggia è cominciata a cadere copiosa. una pioggia parecchio forte e parecchio noiosa che ci ha spinto di nuovo a casa anche per sabato. due giorni buttati via che avrebbero potuto essere magari spese meglio se avessimo potuto muoverci ma che alla fine abbiamo passato poltrendo.
domenica grande giornata: era la giornata della festa della zucca a Sale Marasino, un paese sul lungo lago, car
ino e tranquillo come tutta la zona del resto.
siamo arrivato dopo pranzo, all'ora della pesa delle zucche, e ci siamo dovuto fare un tratto abbastanza lungo a piedi, per giungere fino al luogo in cui si svolgeva la festa ma è stato piacevole. li ci siamo ritrovati con un sacco di persone che portavano costumi piuttosto tirati via del peri
odo ottocentesco, ma si deve ammettere che almeno c'è stato l'impegno. 
le strade erano tutte addobbate con zucche di vario modello e dimensione ma il cuore della festa è stata pr
oprio la pesa dove c'erano zucche di oltre trecento chili che gareggiavano.
siamo stati almeno tre ore a girare per le strade, anche perché c'erano alcune cose molto interessanti, come la mostra dei mezzi 
di trasporto antichi, come i pullman e un treno a vapore molto belli, e le carrozze del 1930.
alla fine siamo tornati verso la macchina, ma io, incredibilmente ero l'unica che si muoveva bene ( il che è
 tutto dire ne???) quindi ho accelerato per andare a prendere la macchina, anche perché MAMMA era arrivata con il mal di schiena, e LUI aveva la caviglia che doleva.
il problema è tata la sorpresa che ho trovato alla fine: la macchina non voleva saperne di partire, come se avesse la batteria a terra. il bello è che si è fermata a metà strada nel senso traverso del termine, perché la macchina si è fermata mentre facevo manovra e e mi sono trovata in mezzo tra le due carreggiate. sono scesi in due a spingermi e grazie al cielo è ripartita, ma quando ho detto la cosa a MAMMA lei era al quanto titubante. allora che poteva essere???
una cosa bellissima. si è rotto il blocchetto di accensione, e quindi non ci poteva portare la mattina dopo a prendere il pullman per Milano e Lugano dove dovevamo andare lunedì e oltre tutto non ci potrà portare a Grosseto venerdì.
una vera mezza catastrofe che però più o meno abbiamo risolto.
stamane alle cinque e mezzo ci siamo alzati ed è cominciata l'odissea. ci siamo vestiti e lavati, abbiamo salutato mamma e per le sei e mezza siamo andati a prendere il pullman. e li che c'era scritto?? che sul pullman si saliva solo con il biglietto. che fare? siamo andati in paese, quei due tre chilometri, a piedi, ci siamo comprati i biglietti ed abbiamo aspettato il pullman che ci doveva portare ad Endine Gaiano.
giunti in questa ridente località che cosa dovevamo fare? attendere chiaramente. per la precisione die ore e mezza, fino alle nove e diciotto, orario previsto per l'arrivo del pullman per Milano.
a parte un cappuccino caldo appena giunti siamo stati seduti su una panchina al freddo ed al gelo, con l'acqua che veniva fine e gelida.
siamo alla fine scesi a Milano dove ci siamo comprati da mangiare e siamo andati a prendere il treno alla stazione centrale.
che sorpresa quando arrivando a Lugano ci siamo trovati in una splendida giornata di sole. il paese è veramente carino, un piccolo gioiellino di calma e tranquillità affacciato sul lago.
domani speriamo di vedere altro, ma fino ad ora devo ammettere che lo spettacolo è soddisfacente.

stop

giovedì 11 settembre 2008

vacanze: il seguito

c'è voluto un poco ma alla fine sono riuscita a ritrovarmi sola di fronte al computer per continuare la narrazione delle mie ferie.
lunedì papà se n'è tornato a Grosseto e siamo rimasti soli soletti noi e Mamma. alla lunga sarà deleterio lo so ma non si poteva fare altrimenti.
noi comunque dopo pranzo ce ne siamo andati a fare una passeggiata a Lovere, un paese vicino a Solto, dove risiediamo. si trova sulle sponde del Lago d'Iseo, un vero posticino vacanziero, ma all'interno ha ancora un sacco di vicoletti storici interessanti in cui se non si sta attenti è facile perdersi. abbiamo visto un paio di cose interessanti e di tipo storico, ma si trovano solo nella parte alta del paese dove andare con la macchina è un vero suicidio a meno di non avere una smart, tutte stradine iperstrette e con dislivelli allucinanti, ma piene di piccoli androni e giardinetti interni, cortili e scale a chiocciola che salgono in palazzi bui.
ci sono stati dei punti in cui ci ha ricordato molto delle atmosfere Lovercraftiane.
noi abbiamo anche trovato, girando, una libreria ( e che altro visto che siamo maniaci in due?) che lavora i libri vecchi e nuovi. c'è pianto il cuore di non poter spendere una fortuna su una vecchia biblioteca che hanno rilevato recentemente e che ha pezzi molto belli, dal nostro punto di vista. ma se avremo tempo ci torneremo prima di partire.
martedì il fulcro del giorno è stata una lunga passeggiata su un Sentiero Natura del Sebino. dopo due ore di camminata, di sudore, di mosche maledette che mi hanno mozzicato per bersi il mio sudore posso dire senza ombra di dubbio ne tema di smentita :una vera bufala di sentiero che correva dentro i campi coltivati, accanto a case, molte delle quali in costruzione, con tanto di cartelli di identificazione di animali, di cui non abbiamo nemmeno sentito la presenza. sembrava che fossimo andati per campi più che su un sentiero natura.
oltre tutto ad un certo punto del sentiero c'era l'indicazione di un luogo di ripopolamento del bufo bufo, il ranocchio per intenderci.
incuriositi siamo scesi l'ungo l'argine di un torrentello in secca e quello che non abbiamo trovato: vecchi stivali, metallo rugginoso, molle di vecchi materassi, una intera coltivazione di bottiglie di birra, cocci sparsi, un vero schifo insomma.
ho fatto alcune foto perché va visto lo scempio assoluto. alla fine riandando verso casa siamo di nuovo passati vicino al cimitero che vanta targa che ne fa risalire la data al 1500. siamo entrati, sperando in un ritorno all'antico e ci siamo trovati di fronte al più osceno modernariato possibile. al massimo lapidi che risalivano al 1870 nulla più. una vera delusione anche quello.
la serata è trascorsa quasi tranquilla con un solo scoppio da parte mia, ma mamma ci da dentro.
mercoledì è stata giornata di preparazione alla serata con la zia L.: una donna che mi vuole un sacco di bene ma che ha un carattere veramente particolare. ne parlerò, se ne avrò voglia in un post a parte perché lo merita tutto.
comunque visto che per andare da lei dovevamo scendere in città, Brescia per la precisione, siamo andati anche per negozi, con sommo stress da parte di LUI che ha dovuto anche sopportare i battibecchi continui ieri, tra me e Mamma.
una giornata stancante sotto tutti i punti di vista, che ha visto almeno la spesa da parte mia di un piccolo gruzzolo che mi ha fruttato una serie di capetti veramente carini, per un prezzo veramente modico.
alla fine mi sono addirittura comprata un paio di scarpe col tacco alto, che non so nemmeno se metterò mai, visto che rischio ogni tre per due di ammazzarmi con i tacchi più alti di due centimetri.
anche la serata alla fine è stata divertente perché zio B. è una forza quando ci si mette, ma come al solito Mamma non riesce ad inserirsi in una discussione concitata e si mette da un lato imbronciata perché non sopporta che i discorsi si accavallino mentre si è in più persone a parlare. lei vorrebbe che ci si zittisse tutti quando parla lei . mi da una noia quando fa così, che sembra una di quelle bambinette noiose e litigiose: "ecco a me non mi fate parlare mai!!!" ma io dico se vuoi parlare infilati nel discorso come facciamo tutti no? stiamo discutendo tutti, no, bisogna zittirsi ad ascoltare il vaticino e poi ricominciare a parlare.
una rabbia!!!
alla fine siamo tornati a casa all'una passata e siamo andati a dormire che erano le due.
infatti LUI è ancora di la che ronfa della grossa, il tipo che voleva alzarsi presto ed andare a camminare.
vediamo se mi tocca svegliarlo per pranzo!!!

stop

domenica 7 settembre 2008

Finalmente ferie!!

Finalmente sono arrivate.
Si finalmente anche per me, come per tutti i milioni di italiani che lo hanno già fatto, è giunto il momento di andare in vacanza.
ieri è stato il primo giorno, ed è stato il giorno del viaggio, il giorno dedicato al trasbordo da Roma a Solto Collina ed io e LUI siamo finalmente volati per la nostra vacanza.
Siamo partiti alle otto e cinquanta di mattina, con il treno, un Intercity, che nel giro di "solo" sei ore ci ha portato a Milano. Non amo molto quella città, ma devo ammettere che ieri c'è stato un momento in cui siamo stati contenti di essere a Milano: ci abbiamo trovato una mostra sui Beatles, in cui venivano ripercorse le date salienti della loro carriera e della loro visita in Italia. un ora passata veramente con piacere.
L'unica cosa veramente mortale il tutto quel trasbordo, dalla stazione a Viale Vittorio Veneto è stata il caldo, un caldo allucinante, incontenibile, in cui mi sono sudata anche il sangue quasi.
da li grazie al cielo c'era la metro per arrivare al punto in cui dovevamo prendere il pullman, per andare a Solto. il posto, Sesto Marelli, non è un gran chè e magari ci saremmo anche annoiati, ma c'erano dei ragazzi che facevano la breck sotto i portici in cui aspettavamo anche noi e le due ore che abbiamo dovuto aspettare alla fine sono passate molto ma molto rapidamente.
finalmente siamo saliti sul pullman e siamo andati a Solto, un viaggio di circa due ore e mezza. alla fine ci siamo fatti dodici ore di viaggio, ma a parte il caldo e la stanchezza normale per il viaggio devo ammettere che ho cominciato da subito a sentire la stanchezza e la tensione scivolarmi dal corpo, lasciandomi un piacevole senso di calma e di pace. avevamo molto bisogno di questo viaggio, di sentirci di nuovo esseri umani, innamorati e vicini, perché la vita di ogni giorno, in città, con i lavori che ci stressano che ci riempiono la vita, ci stancano, ci appesantiscono, alla fine ci allontanano anche se ci sentiamo sempre vicini.
grazie a cielo l'amore non ci viene mai a mancare e ci ha sempre sorretto anche quando la stanchezza ci appesantiva.
ma ieri ed oggi ci siamo di nuovo guardati negli occhi con lo stesso amore, lo stesso trasporto dei primi tempi, e anche solo per questo merita ogni fatica questo viaggio, ogni sacrificio, ogni soldo speso.
oggi poi ci siamo alzati, non prestissimo ma abbastanza presto, ci siamo lavati, abbiamo fatto colazione e poi siamo andati a fare una bella camminata, giù fino al paese e poi di nuovo a casa, giusto per l'ora di pranzo.
abbiamo mangiato con mamma e papà e poi siamo andati a fare due spese al centro commerciale Adamello.
è stata una bella giornata anche oggi, nonostante le solite piccole discussioni con i miei, specie mia madre che ha sempre qualcosa da ridire su di me come se non ne facessi mai una bene. ha sempre da paragonarmi ai lati peggiori del carattere di qualcuno, che sia mio padre o mia zia Lisa.
però sono riuscita a non rispondere a stare zitta ed a lasciar perdere, perché questa vacanza me la voglio godere e non voglio rovinarla con discussioni subito appena arrivata.
spero solo di riuscirci per tutto il periodo anche se non è facile.
la dieta continua, anche se tra alti e bassi, nel senso che anche se sono attenta a non toccare i carboidrati e gli zuccheri, basta poco, un pollo impanato del Mac per farmi riprendere un chilo che poi devo riperdere.
ma sono decisa ed ancora forte e vado avanti.
spero solo che martedì quando salirò sulla bilancia ci sia una bella notizia a d aspettarmi.

stop

giovedì 4 settembre 2008

imperante malcostume: la maleducazione!

uno, o due giorni fa sono dovuta andare al lavoro in macchina, e mi sono ritrovata a litigare con l'ennesimo omino che aveva posteggiato la macchina dietro la mia e se n'era andato tranquillamente al mercato a farsi i fatti suoi. non era assolutamente la prima volta ma questa volta in particolare l'omino in questione ha esordito co un "e che diavolo manco ha dovuto aspettare" alla mia esortazione perché dovevo andare al lavoro, che mi ha veramente fatto andare in ebollizione.
e da qui ho cominciato a elaborare questo post guardandomi attorno e cercando di capire quella che è diventata, qui a Roma, una pratica praticamente diffusissima: il farsi solo e soltanto gli affari propri a scapito del benessere di chiunque altro. ed il bello è che visto che si fa il peggio ci si aspetta tranquillamente che chiunque altro faccia altrettanto ridendo per le proteste altrui proprio perché il comportamento incivile è oramai cosa comune.
l'educazione più semplice, quella che invita a cercare un parcheggio per abbandonare la macchina, a non posteggiare sulle strisce pedonali o davanti alle discesine per i disabili, che lascia il passo ai pedoni e spinge comunque i pedoni ad abbandonare il più presto possibile la strada, il rispettare lo scatto del segnale rosso del semaforo senza accelerare all'ultimo momento e nello stesso tempo il cercare di non rallentare di fronte al semaforo verde per poi accelerare di colpo con il giallo, il viaggiare il più possibile vicino alla carreggiata di destra per non essere di ostacolo a chi va più veloce se ha fretta, il non camminare sulle corsie di emergenza...
si tratta di cose così elementari che a volte mi stupisce veramente che la gente non si renda conto che se tutti facessero il minimo per rispettare queste semplici regole stradali tutti si vivrebbe meglio. eppure venendo al lavoro con la metro, nei tratti a piedi, ho tutto l'agio di osservare come tutti se ne freghino degli altri e si incavolino neri se i propri diritti vengono calpestati. e quindi file di motorini infilati nei pertugi tra le macchine che obbligano a strane contorsioni del mezzo per poter andare via, macchine posteggiate di fronte alle entrate ed uscite, assolutamente abbandonate da sole, senza possibilità di chiedere, cortesemente di spostare la macchina, posteggi selvaggi in doppia se non tripla fila, infischiandosene se quello che è posteggiato li ha tutto il diritto di uscire se vuole visto che lui ha girato per trovare quel posteggio.
e questo comportamento sui mezzi, si ripercuote nella vita di ogni giorno con gente che ti spintona per scendere a piedi le scale mobili, quando accanto c'è la scala che potrebbe scendere con tutta la sua comodità senza intruppare su tutti quelli che la scala mobile la prendono proprio per questo motivo: è mobile e non obbliga a scenderla.
gente che deve passarti avanti a tutti i costi per poi fermarsi di fronte a te, al tornello d'ingresso a cercare nelle tasche il proprio biglietto mentre tu sei li che hai il tuo in mano ed aspetti paziente che l'altro si decida, donne incinte, anziane, invalidi, lasciati in piedi nelle vetture, mentre i ragazzini si infilano le cuffie nelle orecchie e si isolano dal mondo ignorando gli sguardi dei presenti.
non so se una volta era meglio, io una volta ero piccola e crescendo il mal costume l'ho trovato già imperante, ma sicuramente tutto questo disinteresse per il prossimo io l'ho visto molto più presente da quando mi sono trasferita a Roma, e non vado al nord per trovare un minimo di educazione maggiore, mi limito ad un centro alto come la Toscana, dove mi è stato ceduto il posto in pullman solo perché zoppicavo, o l'Emilia, dove la cortesia sarà anche falsa ma è presente.
forse sono solo una nostalgia, una illusa, ma quando ridendo un amico mi ha detto che in Svizzera, se vuoi l'attenzione di qualcuno devi prima cortesemente salutare ed essere salutato,mi ha preso una leggera fitta di invidia nel cuore, pensando al barista del bar di fronte al lavoro che dopo quattro anni che prendo il cappuccino li e che saluto ogni volta che entro e che esco ancora non riesce a dirmi una arrivederci o un buon giorno in risposta, o al cassiere che ogni volta grugnisce il prezzo del prodotto e basta, o alla pizzicaiola che non ha la pazienza di aspettare che io scelga il tipo di prosciutto che voglio perché è stanca ed ha fretta, o alla cassiera del supermercato che siccome è stanca e stressata mi tratta male se cerco la monetina in più che manca.
una frase che mi torna in mente e che non ricordo di chi sia dice che un sorriso sul viso porta una messe di sorrisi, ma io temo che oramai questa frase sia vuota di significato: il mio sorriso sul viso, stampato ogni mattina fresco di bucato e stirato ogni sera dalle intemperie della giornata porta solo noia sulla faccia di chi ha ancora voglia di guardarlo per più di un secondo prima di urtarmi passando.

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martedì 26 agosto 2008

Polpettone che passione

ieri parlavo con una amica carissima che mi ha invitato a cena da lei offrendomi il suo polpettone ma schernendosi perché non è, a suo dire, all'altezza del mio.
la cosa mi ha fatto pensare che forse altri vorrebbero provare il mio polpettone, di cui onestamente vado fiera, ma che non è certo un segreto; ecco quindi la mia ricetta del polpettone che spero possa aiutare altre a far scendere l'acquolina ai loro commensali.

gli ingredienti sono parecchi, ma meritano la fatica.
io comincio facendo un soffritto di carote, cipolle e sedano, che se voglio strafare faccio soffriggere nel lardo della pancetta.
quando sono morbide e dorate le verdure le metto nella concolina in cui amalgamo gli ingredienti e vi aggiungo carne trita, magra mi raccomando, almeno un etto a commensale, ma se volete metterlo da parte per il giorno dopo fate anche un etto e mezzo; una salsiccia per commensale, mi raccomando tritata fine, escludete assolutamente quelle con i pezzettoni di grasso dentro o macinate grosse, che rendono meno pastoso l'impasto, io se posso uso le salsicce toscane che trovo assolutamente le migliori, ma se siete nella zona di Roma usate quelle che vengono definite di prosciutto, nelle altre zone fate voi, ma che siano macinate fini e saporite; prezzemolo fresco se possibile, secco se non avete altro; parmigiano grattato, io abbondo e vado ad occhio, ma di solito ne va un due etti, due etti e mezzo; sale, pepe, noce moscata ed aglio tritato, e almeno un uovo a commensale.
queste le componenti base da mescolare, poi dipende dalla fantasia e dagli avanzi che avete nel frigo.
io se ne ho aggiungo anche mortadella tritata fine, pollo arrosto avanzato disossato spellato e tritato fine (se la pelle è particolarmente saporita aggiungo anche quella) formaggi vari che rimangono con quel pezzetto che nessuno mangia, che io trito finemente e butto nell'impasto. se ne avete potete mettervi anche una patata lessa, che rendete il tutto molto più morbido.
a questo punto potete cominciare ad amalgamare l'impasto e mi raccomando lavorate bene il tutto con le mani ben lavate, (non abbiate paura di sporcarvi, la cucina buona è anche sporca) in modo che venga ben miscelato altrimenti rischiate che alcune parti siano meno saporite di altre. quando vi pare che l'impasto abbia raggiunto un buon livello di miscelatura stendete su di un pianale abbastanza ampio uno strato abbondante di pan grattato, appoggiatevi sopra l'impasto e fatelo rotolare avanti ed indietro parecchie volte tenendo d'occhio il contenimento della forma, che altrimenti rischia di creparsi e sbriciolarsi. va impanato abbondantemente e se serve potete impastarlo anche sopra il pan grattato in modo che ne entri un po nell'impasto, l'importante è che la superficie sia assolutamente bel ricoperta e spessa.
a questo punto la preparazione è conclusa.
si pone il grosso pillolone che avete ottenuto in una terrina, io ne ho di coccio e mi ci trovo benissimo anche se poi è un casino lavarle perché si anneriscono e per farle tornare bianche è un lavoro, ma va bene anche l'antiaderente se volete. sul fondo mettete un poco di olio e sopra appoggiatevi una abbondante noce di burro, meglio se due o tre piccole sparse sulla lunghezza, che servono per mantenere il tutto più saporito e morbido anche se croccante.
cominciate a cuocere in forno a fuoco medio, sui 120 più o meno, anche se io vado ad occhio non avendo il termostato. quando sarà passata una prima mezz'ora aggiungete nella padella un paio di bicchieri di vino: qui la scelta è personale. le scuole di pensiero sono tante e c'è chi propende per il bianco o per il rosso, per me la differenza c'è ma nessuna delle due è esecrabile, ognuno dei due vini da un sapore particolare al polpettone che vale la pena provare, se avete fatto molto impasto potreste divertirvi a fare due cotture con i due tipi di vini e vedere. io ho provato anche con lo spumante e con la birra e vi assicuro che vale la pena in tutti e due i casi.
continuate a far cuocere a fuoco lento girando ogni tanto il polpettone in modo che si bagni tutto e che si cuocia tutto nel vino, quindi, quando vedrete che il vino è evaporato potete alzare un poco il fuoco, fino ai 180 e continuare la cottura fino a che la superficie non sarà diventata croccante e dorata. mi raccomando di girare continuamente il polpettone, altrimenti potreste trovarvi con una parte morbida e anche mezza cruda mentre l'altra è bruciacchiata.
a questo punto il polpettone è pronto e potete decidere se servirlo caldo con accompagnamento di patate arrosto o freddo, con la maionese e magari patate lesse con la salsa di cipolle.
a voi la scelta ma qualunque sia buon appetito.

stop

PS volevo mettere una immagina ma non ne ho al momento, giuro che la prima volta che faccio il polpettone lo fotografo e lo metto nel blog.

lunedì 18 agosto 2008

sono già o sono solo....

quaranta, anzi per la precisione quaranta tre.


avete mai impressione di perdervi nei ricordi, nelle ondate di rimpianti o di rimembranze, di paragonare le oggettive emozioni con le lontane ombre del loro ricordo nel passato.


a volte mi sembra di vivere sospesa a metà tra il ricordo ed il presente, come se il mio passato mi tornasse a sommergere ad ondate, senza una soluzione di continuità, con una confusione di tematiche e di immagini da negare qualsiasi possibile collegamento, come un caos continuo di passato che si sovrappone al presente.


vedo le gambe di una ragazze e mi chiedo quando mai le mie siano state come quelle per poi ricordare eventi in cui le mie gambe sono state più o meno principali protagoniste, nel bene o nel male, per giungere al rimpianto per in non poter tornare in nessuna maniera ad avere quelle gambe perché il tempo passa, io sono oramai sopra i quaranta ed ho lasciato dietro di me la metà del cammino della mia vita.


sono pensieri sconnessi che si accavallano nel tempo di un paio di battiti di ciglia, che mi balenano per scomparire subito dopo sostituiti da altri di stesso tenore. quella pettinatura che mi piace e che mi ricorda quando anche io portavo la vergottini alta dietro e quanto ci mettono a crescere i capelli, o di quel vestito che mi stava così bene allora e che sembra tanto quello che ho visto ieri addosso a quella donna nella metro, che però io così magra non sono mai stata, e se avessi dato retta a mia madre e fossi stata più attenta al fisico allora invece di fregarmene dell'apparire...


pensieri che si continuano ad accavallare nella mia testa, pensieri che si inseguono, si accavallano ad eventi si sovrappongono, mi si fanno più o meno chiari.


che posso fare se non lasciare che vengano e vadano a loro piacimento? come posso oppormi a questo mare che si solleva ad ondate irregolari e mi sommerge?


non succede sempre, ma ci sono periodi in cui mi sento veramente vecchia, come se una vita intera non bastasse a giustificare tutto quello che mi torna alla mente, come se ci fossero due o tre vite da ricordare, come se la mia vita da vivere fosse solo un breve tratto di una lunga pista su cui sto correndo da una eternità.


ed in questa prospettiva, a volte la strada che rimane da fare pare veramente corta e senza grandi prospettive, a volte invece sento che forse tutti i sogni, tutti i desideri che ancora si accalcano alle mie spalle spingendomi in avanti, possono avere una qualche speranza di realizzazione, in fondo al giorno d'oggi quaranta non sono poi così tanti, sono solo una parte, solo un inizio, magari lungo, magari lento ma un inizio...


come è confusa la vita, come è confusa la mente, come a volte è confuso il ricordo di tutto quello che si vuole che si vive che si spera.

Olimpiche emozioni

io non sono una patita di sport. mi sfiora appena la voglia di dedicarmi alla visione di un qualche sport, e di solito l'unico che accende la mia attenzione è il rugby, che mi interessa abbastanza. ma per il resto sono molto fredda, per lo sport in generale, gelida per il calcio in particolare.
questo fino alle olimpiadi.
una volta ogni quattro anni, non so perché, ma si risveglia in me la patita scatenata. accendo la televisione appena giungo a portata di apparecchio, ovunque io sia e qualunque cosa stia facendo. anche al lavoro, dove abbiamo una televisione nascosta in un carrello per i panni, in questo periodo la prima cosa che faccio, alle sette dopo aver timbrato il cartellino ed essermi cambiata è accendere la televisione e vedere che cosa si sta svolgendo al momento.
e se non ho una televisione a portata di mano è il computer che viene sintonizzato su RAI sport per vedere le dirette.
è un febbre che mi prende ogni quattro anni e che mi lascia spossata, specie se si stratta di una nazione come la Cina, dove l'orologio è spostato indietro di sei ore e dove mi ritrovo ad andare a letto con ore di ritardo sul mio ruolino di marcia per il lavoro, solo perché le prime gare si svolgono la mattina alle sette, la, alla una di notte da noi.
ed io li davanti che guardo le prime cose che partono, mi segno mentalmente le medaglie che dovremmo vincere e che che ci sfuggono, mi arrabbio con chi non mantiene le premesse della partenza, mi esalto e soffro con gli atleti, di qualunque sport si tratti.
giusto il Badminton mi lascia tiepida, ma ho sempre odiato il volano, anche da bambina. e il ping pong: lo trovo proprio stupido non ci posso fare nulla.
credo sia una specie di recrudescenza patriottistica che mi afferra alle viscere e mi trascina in giro con la bandiera dell'Italia, a conoscenza del nostro medagliere, pronta a discutere con chiunque ne abbia voglia della prova che abbiamo dato in questo o quello sport nella giornata in corso o in quelle passate.
ne sento l'insorgenza nelle giornate precedenti all'apertura, entro nel pieno della virulenza durante l'apertura e mantengo l'infezione fino alla chiusura, con alti e bassi di interesse e di acutezza a seconda dello sport che concorre nella giornata.
a volte mi chiedo se dovrei farmi vedere da qualcuno, ed invariabilmente LUI mi risponde "si da uno bravo", ma LUI ha poco da parlare: passa le sue giornate di fronte allo schermo proprio come me, e proprio come me si esalta e si abbatte, anche se lui non si arrabbia come me per le delusioni.
e comunque siamo quasi alla fine, si tratta di resistere solo alcuni giorni ancora, vedere se riusciremo a raggiungere quota venti medaglie e magari sperare di raggiungere le venti sette anche se oramai molte di quelle che ci si era promessi...
no ecco che riparto.
prima di ammorbare anche qui chiudo.
asta luego

sabato 16 agosto 2008

sedici di agosto.

sedici di agosto. ieri era ferragosto, domani sarà domenica.
ed io sono una di quei pochi che in questo splendido ponte estivo si sente depressa: ho lavorato il quattordici, sto lavorando il sedici e lavorerò lunedì al rientro di tutti dalle giornate di festa.
non so perché in fondo mi senta così giù: è stata una mia scelta quella di non prendermi le ferie in estate, di rimandare fino a settembre, di farmi delle ferie tranquille, ma il lavorare mentre tutti sono al mare mi da una sorta di uggia.
so che non dovrei lamentarmi: in fondo quest'anno non sono nemmeno stata reperibile, e me ne sono stata a casa ieri, mentre il collega, che reperibile lo era si è lavorato tutta la giornata, fino a notte.
ma forse è questo, ieri che avrei potuto, invece non ho fatto nulla in definitiva. me ne sono stata a casa a fare le faccende, ho sistemato la casa, ho fatto la doccia, ho dormito fino a tardi e mi sono fatta un pisolino anche nel pomeriggio... in definitiva nulla.
che avrei potuto fare? andare con la massa di gente sulla spiaggia, che in fondo odio, a prendere il sole senza fare il bagno, perché il mare qui vicino è orribile? andare ai castelli a fare una passeggiata con altri migliaia di romani che si accalcano sulle stesse strade? non mi attira ne quello ne questo, eppure mi sento insoddisfatta della mia scelta, o meglio della nostra scelta, perché anche LUI ha contribuito alla scelta di rimanere a casa.
ma allora che avrei potuto fare?
a volte mi sento così insoddisfatta e mi odio perché non mi do soluzioni ma solo problemi. mi pongo dei problemi infiniti senza darmi nessuna via di uscita, nessuna risposta definitiva.
che cosa avrei potuto fare e mi sono fatta scappare? perché devo sempre sentirmi così insoddisfatta di me e delle mie scelte?
ed oggi quando uscirò dal lavoro potrò scegliere di fare qualcosa di diverso, ma quale sarà la scelta che farò? vorrei andare da qualche parte, non chiudermi in casa di nuovo, magari a stirare come dovrei, ma fare qualcosa di diverso, uscire, offrirmi una giornata diversa, emozionante, differente, divertente.
forse in fondo alla mia anima mi mancano quei tempi in cui avevo meno soldi ma più tempo ed in giornate come questa,non avendo impegni me ne salivo in macchina e viaggiavo verso mete che per me, con pochi soldi e con tanti approdi erano invitanti: Bologna, Milano, Torino, per una serata con gli amici, una notte passata su qualche divano o in qualche letto sconosciuto e poi il ritorno.
e non è il fatto di avere una relazione stabile, perché queste cose le ho fatte sia da sola che con il mio compagno.
no.
sono gli impegni, il lavoro di tutti e due che ci inchioda, i soldi che non bastano mai a mandare avanti la nostra vita di persone serie e inserite.
ora abbiamo tutto quello che desideravamo ma io mi sento un poco imprigionata a volte.
on dal rapporto, ma dalla vita che mi pare aver stretto un guinzaglio attorno al mio collo e che mi guida, per percorsi già segnati: questa sarà la tua vita per i prossimi venti anni e non ci sono deroghe, non ci sono spiragli di cambiamento.
si comincio a vedere la spiegazione: la mia irrequietezza agostana è quella di una vita ed è una irrequietezza da cui non si sfugge, perché una volta messi gli abiti della vita civile non si possono più togliere.
forse è che sto invecchiando e ci sono ancora tante cose che vorrei fare nella mia vita e che vedo che non farò mai. tanti posti che vorrei visitare, tanti viaggi che vorrei fare, tante esperienze che vorrei fare, e di tutto questo mi pare che nulla sia alla mia portata.
forse è solo una giornata no, forse è il fatto che avrei dovuto rimanere a casa ed invece eccomi al lavoro, forse...
forse è solo il sedici di agosto.

giovedì 7 agosto 2008

Salsa di cipolle e ritorni

è passato tento tempo da quando ho pubblicato l'ultimo post, e devo dire che la voglia di tornare a scrivere non era tanta, forse perché ancora non ho superato l'amarezza dell'evento che scrissi, forse perché il caldo di questa estate impietosa sta distruggendo poco alla volta la mia resistenza riducendomi a una povera cosa che si muove tra casa e lavoro con sempre meno forza e voglia.
però alla fine mi sono fatta forza ed eccomi di nuovo qui, a digitare frasi sconnesse ed a volte incoerenti per il pubblico fruitore delle mie pagine.
e siccome non ho altre novità da portare alla pubblica conoscenza, ecco che ho deciso di immettere su queste pagine anche cose diverse dalle mie solite scempiaggini: le cose diverse sono ricette e modelli, tanto per fare qualcosa di istruttivo e anche un poco perché mi veniva da rosicare a vedere tanti altri bellissimi blog che parlano di cucina e di moda.
ecco quindi che oggi inauguriamo il nuovo ciclo di etichette con una ricetta particolare.
partiamo dalla storia.alcuni giorni fa una mia amica si è comprata le ricette per il suo nintendo ds ed io girando tra queste strane e divertenti induzioni alla cucina complessa ( per chi di cucina non mastica gran che visto che ti spiegano anche come lessare una patata) mi sono imbattuta in una ricetta per una salsa di cipolle da mettere sulle patate lesse che mi ha incuriosito, ho provato ma che nella sua versione base non mi ha convinto molto e che quindi ho opportuna,mente modificato per rendere molto più interessante e che quindi ora vi ridò in modo che possiate provarla e goderne con me.

prendete delle cipolle rosse, che hanno un sapore più forte e adatto a una salsa, il mio consiglio è una cipolla piccola a testa o se vi piace molto una cipolla grossa a testa, anche se io ne metto anche due o tre.
pulitele e trituratele abbastanza finemente, quindi ponete in un tegame ( io consiglio se lo avete di coccio, che è splendido per le salse, altrimenti...) con un bicchierone abbondante di aceto, rosso possibilmente per il sapore più forte e migliore che da al composto.
fate bollire fino alla completa evaporazione dell'aceto quindi continuate a far bollire aggiungendo acqua di volta in volta. la bollitura, a fuoco moderato, andrà portata avanti fino al momento in cui le cipolle non risulteranno spappate.
quando aggiungete il primo bicchiere di acqua mettete nel composto anche un grosso cucchiaio di senape, se possibile scegliete quella di Digione con i semi che è migliore, altrimenti quella che volete, della salsa worcester (http://it.wikipedia.org/wiki/Salsa_Worcester) e se vi piace del piccante un poco di peperoncino.
assaggiate: il sapore deve essere forte perché poi andrà diluito son delicato della patata lessa, quindi non vi spaventate. vedete solo che sia giusto di sale e di gusto. se vedete che ancora la cipolla è poco saporita potete rinforzarla con altra senape o potete anche usare una salsa particolare che vendono all'IKEA e che si chiama GRAVSLAXSAS (http://www.ikea.com/it/it/catalog/products/20028890) loro la consigliano per il salmone ma vi assicuro che è adatta per molti altri piatti, compresa questa salsa un poco particolare,
continuate a mescolare attenti che non attacchi e mantenendo la salsa morbida, non troppo acquosa ne troppo densa.
quando vedrete che la cipolla è abbastanza sciolta spegnete il fuoco e fate freddare nel tegame. la salsa è pronta. va servita su patate lesse tagliate a fette e vi assicuro che ha il suo fascino nordico.
spero vi piaccia, a me viene fame anche mentre la scrivo.
chiudo

giovedì 3 luglio 2008

da domani non lo so...

qualche tempo fa sul blog e sul forum di un blogger che frequento on line abbiamo affrontato un argomento abbastanza odierno: perché siamo sempre più chiusi in noi stessi quando siamo in mezzo alla gente, meno disponibili a collaborare con gli altri, ad essere di aiuto. allora risposi dicendo che siamo spaventati da quello che ci circonda, che siamo guardinghi.
oggi mi sento sicura di poter ribadire la mia affermazione di allora.
io sono una persona che è sempre stata disponibile ad aiutare chi mi avvicinava per strada, convinta che se oggi allungo una mano verso un mio simile, domani se ne avessi bisogno qualcuno potrebbe farlo con me. ho fatto la stessa cosa oggi. ero appena salita in macchina, ed avevo appena messo in moto, poggiando la borsa vicino a me, quando un giovane, tranquillo, in inglese con una faccia un po persa, mi chiede come fare ad arrivare da una parte di Roma che sulla cartina risulta completamente all'opposto, come riprendere la metro che non trova.
non era la prima volta che mi imbattevo in inglesi dispersi per Colli Albani, dove vengono a prendere gli alberghi per poi andare in giro per Roma con la metro che però non trovano.
e io gli ho spiegato dove fosse la metro affacciata al finestrino.

mentre un suo complice mi rubava la borsetta dall'altro finestrino.

mi hanno rubato i documenti, il cellulare che mi ero comprata con tanta fatica dopo anni di attesa e un anno intero di risparmi, la macchina fotografica su cui erano le foto che faccio per strada quando vedo qualcosa di bello ed interessante, tutti i documenti compresi patente, carta di identità, bancomat (prontamente bloccato).
a loro frutteranno anche poco, la macchina è vecchia, il cellulare registrato e con il case incrinato in due punti, il bancomat è stato subito disabilitato.
ma a me? io ho penato tantissimo per comprarmi quel cellulare, che ho sognato per un anno intero mentre mettevo via euro su euro e ne ero orgogliosa come non so nemmeno spiegare.
la macchina era grazie al cielo mezza vuota ma c'erano scatti irripetibili sui miei piccoli pelosi di casa o incontrati per strada, con tutto il loro fascino.
i documenti...
insomma mi sento come se mi avessero violentato, strappato di dosso i vestiti ed oltraggiato. tutti mi dicono, ringrazia che almeno non ti hanno messo le mani addosso, però io non riesco a sentirmi meglio, non riesco proprio.
e non so se riuscirò di nuovo ad essere così pronta da aiutare qualcuno che mi pare bisognoso o perso. non so se domani potrei fermarmi di nuovo ad aiutare qualcuno senza pensare che magari mi vogliono fregare, magari mentre parlo con uno, un'altro mi infila le mani in tasca e mi rapina.
forse da domani sarò una di quelle persone che non si voltano nemmeno di fronte a qualcuno che chiede aiuto o che si accascia per terra, sospettosa verso qualunque cosa, perché tutto potrebbe essere solo una scena per fregarmi.
anche se ho poco.
mi duole ma forse sarà così.

mercoledì 25 giugno 2008

siamo tutti moderni

la moda di oggi è liberale, comoda, permette di essere se stessi e di vivere con il minimo di ingombro possibile. solo che ci sono cose che veramente urtano qualsiasi tipo di buon gusto.
ed io odio profondamente le magliette sopra ombelicali e i calzoni a vita bassa. odio più i seconde dei primi e odio particolarmente la combinazione dei due.

non si tratta di rosicatura semplice. adoro le minigonne e i miniabiti, e non me li posso permettere nella stessa identica maniera.

odio soprattutto i calzoni a vita bassa per l'orrenda figura che fanno fare al fisico femminile.

anche il più bel sedere del mondo con quei calzoni pare un culo basso, e se già non sei benedetta da un gluteo alto e sodo, con quei calzoni pare che tu lo abbia appoggiato sul poplite, per chi non lo sapesse, piega posteriore del ginocchio.

si tratta di un effetto papera veramente triste che se unito a quelle magliette raso ombelico che oggi vengono portate senza alcuna vergogna sopra a rotoli di morbida ciccia che si poggiano sulla cintura dei calzoni a vita bassa fanno un tristissimo effetto buzzicona che intristisce anche quelle giovani che in quella mise cercano apparire affascinanti nella loro normalità.

sembra che in buon gusto semplice sia scomparso dalla terra, che nessuna si renda conto della bruttura che questa pelle abbondante rappresenta, sembra che non si rendano conto che un abbigliamento del genere sfigura su chiunque non abbia la tartaruga dei ninja sulla pancia ed esibiscono senza vergogna pancine morbide e traballanti, fianchi a maniglia, glutei pingui e sporgenti da questi abbigliamenti succinti.

una vera vergogna perché sminuisce il fascino che qualsiasi ragazza, anche la più cicciottella potrebbe sprigionare con un minimo di attenzione nel vestire.

io per prima soffro il caldo, ma questa non è una giustificazione, visto che questi spettacoli indecenti circolano in estate come in inverno, quasi che lo strato di adipe esposto proteggesse se stesso dal gelo grazie alla sua pinguedine.

torniamo ad un minimo di gusto, ad un abbigliamento comunque morbido, comunque libero, ma che esalti invece che ferire la bellezza di qualunque giovane donna.

lunedì 23 giugno 2008

una storia importante

oggi doppio post, ma questa è una cosa troppo importante per non pubblicarla. girando per gli altri blog ho trovato questa storia, che mi ha commosso e che sento sia giusto far leggere a chiunque passi, perché rende l'idea di cosa l'amore possa essere.
"... a proposito di gatti schifiltosi,siccome la nana nera mangia svogliatamente, e Mamit si agita e sta male nel vedere quella ciotolina lasciata a metà, cerca di stuzzicarla con nuovi sapori, nuove mousse, croccantini diversi.
Oggi, dunque, spedizione nel supermercato ben rifornito dove sa di trovare qualche sfiziosità in più.
Era lì, meditabonda, a guardare ogni scatoletta, ogni bustina;-) , ogni marca per trovare le pappe giuste, quando si accorge che accanto a lei c’è una signora anziana, con 3 scatoline in mano e l’aria altrettanto meditabonda.
Le 2 si guardano e la signora, desolata, le dice “io sono una pensionata e vivo sola con la mia Tigre, e devo tirare la cinghia per arrivare a fine mese... le pipette Frontline con quattro gocce di prodotto costano quanto un carrello di spesa , per non parlare delle medicine e delle visite dal veterinario; alla sera mangio un po’ di prosciutto per poter comperare le pappe a lei, e anche queste costano tanto, perché non posso prendere quelle a buon mercato, lei è vecchia e ha bisogno delle pappe giuste.”
Ho provato una grande tenerezza e una grande pena ...
Mi è venuto spontaneo, lì per lì, proporle di comperare quel che voleva e offrirglielo, ma temevo di offenderla, di umiliarla, e così ho sorriso e ho lasciato che si sfogasse un po’ contro il governo (!!!), l’euro, le pensioni da fame, l’indigenza degli anziani che, dopo una vita di lavoro, non riescono a mettere insieme il pranzo con la cena.
Ci siamo salutate un po' mestamente, e poi mi è venuta l’idea. Quando sono andata a pagare, ho detto alla cassiera di tenere 50 euro e le ho indicato la signora anziana. Le ho detto “quando arriverà a pagare, le dica che oggi ci sono in palio dei buoni-acquisto e che lei ne ha vinto uno”. La cassiera mi ha guardato stranita, ha capito, mi ha sorriso e ha subito compilato un buono; io mi sono messa da una parte perché comunque volevo vedere la reazione di quella vecchietta e, vi giuro, è stata commovente. Lì per lì credeva che fosse uno scherzo, poi non la finiva più di ringraziare la commessa, e infine ha girato subito i tacchi per andare a fare scorta di cibarie. Io sono uscita, contenta come una pasqua, ma col cuore pesante.
Perché questa è l’ennesima dimostrazione che il mondo non può andare avanti così; le persone non possono vivere di elemosina o del buoncuore altrui, e se una persona anziana rinuncia a mangiare pur di tenere il suo gatto, qualche giustizia – divina o non – deve mettere mano a questa situazione."
la signora vive da sola con come unico compagno un gatto e per quel gatto è disposta a sacrifici immani, ed è una cosa di una tenerezza estrema, perché ci fa vedere quanto l'amore per una animale ci riempie la vita, e ci dice quanto possa essere sola la gente.
e soprattutto questa storia ci dice come sia ingiusta la vita oggi, in queste famiglie sempre più solitarie e sempre più povere, di denaro ma anche di consolazione, di bisogni, di assistenza.
e come comunque esistano ancora persone che hanno il cuore di fare del bene agli altri senza chiedere niente agli altri.
allora perché non mobilitarci tutti, cercare di venirci incontro l'un l'altro, magari passandoci i buoni che non possiamo usare più e che potrebbero essere utili a qualcun altro scambiandoci le cose usate prima di buttarle, se sono ancora buone, per evitare spese inutili ed aiutarci l'un l'altro? se il problema è di tutti, possiamo aiutarci tutti ad andare avanti no?

Zabaione al caffè

oggi prendo al volo l'occasione offerta da uno dei blog che frequento in questo periodo, che lancia l'iniziativa per il suo compleanno, e metto una ricetta al caffè per partecipare ad un meme. si tratta di una ricetta che riguardi il caffè e che sia poi mandata anche allo stesso blog, ed io, amo il caffè , per il suo sapore e per il suo aroma quindi ho accettato ben volentieri il suggerimento, non so nemmeno che sia in effetti un meme ma voglio provare a farlo, visto che mi piace l'idea quindi eccomi qui.
la ricetta è invero piuttosto semplice ma piacevole: si tratta dello zabaione al caffè e cannella come lo facevo io fino a che facevo il caffè a casa.
si fa in caffè e vi si pone un cucchiaio di cannella a marinare mentre è ancora bollente, in modo che estragga l'aroma ed il sapore.
nel mentre si prepara lo zabaione con le uova fresche, se siete in campagna viene sicuramente meglio perché altrimenti il chiaro d'uovo fa fatica a montare.
lo zabaione, per chi non lo sapesse, si prepara in due tempi. per me è un po un ritorno all'infanzia, perché quando ero piccola mia nonna mi metteva in grembo la terrina, con i tuorli e lo zucchero ed io con un cucchiaio di legno mi mettevo li, con un sacco di impegno a menare il tutto fino a che il tuorlo non scolorava e diveniva un bel color chiaro paglierino, una crema di zucchero e uova che poi mi leccavo dal cucchiaio e dalla terrina svuotata.
a parte si preparano i chiari che devono essere montati a neve, il meglio possibile, perché altrimenti rimane quel liquidino alla base che mal si amalgama.
quando sia l'uovo sbattuto che il bianco è pronto si unisce il primo al secondo mescolando sempre nello stesso verso, almeno è questo quello che mi hanno sempre detto altrimenti non si amalgama bene il composto.
quando si è fatto il composto, che dovrebbe risultare al quanto solido, si può cominciare piano piano ad aggiungere a cucchiaiate il caffè facendo attenzione a non smuovere il fondo su cui si dovrebbe essere posata la cannella oltre al fondo di caffè.
quando si è raggiunta la dose di diciamo una tazzina di caffè per una tazza di zabaione basta come quantità. a questo punto si può mettere in frigo e gustare freddo a fine pasto, fa da dolce e da caffè, magari se si vuole rendere ancora più invitante spolverare con cacao in polvere e spumiglie frantumate, una vera goduria.
è piacevole e coccoloso.
avevo detto che la ricetta è semplice, ma è una delle ricette del cuore, che mangiavo anche da giovane con i nonni, quindi che dire, buon gusto a tutti.
qui sotto metto il link al blog che ha lanciato l'iniziativa, se vi va, collaborate anche voi a questa festa di compleanno.

http://caffeinefor2.blogspot.com/2008/06/1-blogleanno.html">http://lh3.ggpht.com/imercola/SF0h1hjPPtI/AAAAAAAAHR4/piR4nBFHoK0/s144/meme%20caffe%27%20icona.jpg" />

PS.
grazie a gilmor ho appena letto cosa significa meme e quindi mi unisco alla diffusione della cosa, continuando il meme a mia volta. se volete partecipare anche voi, dovete fare un post con una ricetta sul caffè che vi piaccia, entro il 21 luglio eda questo punto lascio la parola alla creatrice del meme

Come partecipare:
• Pubblicate entro il 21 luglio 2008 una o più ricette, se possibile con foto, che hanno come ingrediente il caffe'
• In ogni post inserite il link e l'icona dell’iniziativa;

http://caffeinefor2.blogspot.com/2008/06/1-blogleanno.html">http://lh3.ggpht.com/imercola/SF0h1hjPPtI/AAAAAAAAHR4/piR4nBFHoK0/s144/meme%20caffe%27%20icona.jpg" />


• Spedite un’email a
caffeinefortwo@gmail.com indicando:
- il vostro nome
- il nome del vostro blog e il suo indirizzo web
- il titolo della ricetta e il link al post
- la vostra città/regione e la nazione

Se non avete un blog, ma volete partecipare comunque, inviatemi la vostra ricetta allo stesso indirizzo e-mail, mettendo i vostri dati.

Tutte le ricette saranno raccolte in un pdf che sara' poi messo a dispozsizione di tutti i lettori.

Mi raccomando, partecipate in tanti!!!!

mi unisco all'esortazione s spero che saremo molti a divulgare un meme così simpatico.

sabato 21 giugno 2008

parure simil corallo ed ematite


dopo aver girato tanto per i vari blog mi sono decisa a dare una spallata al mio dandogli un nuovo contenuto. ho quindi deciso di rendere anche io pubblica la mia capacità creativa, anche perché rosicavo un poco guardando solo le bellissime cose che le altre fanno.
eccomi quindi qui a fare un nuovo tipo di post, cioè una bella presentazione su qualcosa da me prodotto.+oggi sfrutto quindi il lavoro che stò facendo per un forum, un concorso tra amiche e lo pubblicizzo qui.
sto creando un a parure in pietre simil corallo ed ematite.
sono partita da quattro collane di pietra rossa simil corallo, che ho smontato e rimontato in nailon elastico, alternandolo a piastre a due buchi di ematite. con l'ematite ho anche creato il pendente. ho usato delle chiusure simili per il bracciale e per la collana. ora sono alla ricerca di un paio di orecchini argento da smontare perché le parti metalliche della parure sono argento, mentre gli orecchini che ho a disposizione sono tutti oro.
appena trovo anche quelli monto anche gli orecchini per completare la parure e poi completerò il post. intanto spero che le foto vi piacciano. alla prossima presentazione.
purtroppo il particolare del pendente è venuto sovraesposto ma appena posso faccio un'altra foto assieme agli orecchini ed alla fine una con tutto indossato così si vedrà il risultato finale.

lunedì 16 giugno 2008

come si cambia

ieri erano undici anni.

undici anni di gioie e di dolori, di problemi superati e di cose condivise.

erano undici anni di scoperte e prove. di confini tracciati e cancellati.

undici anni di parole dette e comprese, di segreti svelati e di sorprese.

undici anni condivisi nel bene e nel male. vissuti lontano e vicino.

undici anni in cui le cose si sono potute scegliere assieme perché assieme abbiamo sempre voluto sceglierle.

undici anni dedicati alle nostre passioni, ai nostri sogni ai nostri desideri.

undici anni dedicati l'uno ai bisogni dell'altra, senza mai un ripensamento, senza un pentimento, senza un passo in dietro.

undici anni con la stessa passione nel cuore, per la vita e l'uno per l'altra.

undici anni con lo stesso desiderio, con forse meno forza e resistenza, con meno spinta ma con la stessa intensità.

ed oggi...

inizia il dodicesimo.

mercoledì 11 giugno 2008

post della buona notte

oggi grande giornata: ben due post in un giorno solo. ma questa è una cosa che meritava proprio.
ho appena finito di vedere un film, Calendar Girl, di cui avevo sentito parlare e che mi aveva incuriosito anche se non fino al punto di andare al cinema.
e mi sono sbagliata.
è stata una esperienza estremamente bella e divertente, un film delicato e malinconico, dolce e triste allo steso tempo. la tristezza che scaturisce in alcuni punti, dovuti alla morte del marito di una delle interpreti, alla lita con il marito di un'altra, o al divorzio che si suppone per una terza, vengono stemperati in una ironia tutta inglese ed in una godibilissima storia di buon cuore e di autocompiacimento. un film che dice che in fondo nelle donne la bellezza dura per sempre, e che non esiste vergogna se serve a far del bene.
un film odolce e struggente che va visto, anche con qualche lacrimuccia forse, ma con il sorriso sulle labbra.

uno, tanti, cento mila

ho cominciato per caso. seguendo questo o quell'elenco di blog sul blog di un amico, poi quello di un'altro e da questo ad un altro...
non so come sia successo. non so dove ho perso il controllo, ma aggiungi questo, aggiungi quello, ed eccomi qui, con un elenco di blog che mi diverto a controllare ogni giorno.
si va da quelli a fumetti, a quelli di cucina, a quelli che parlano della vita di ogni giorno di chi lo scrive.
alcuni sono amici, di vecchia, vecchissima data, alcuni sono amici di nuovissimo acquisto, altri sono persone che mi hanno conquistato con le loro tematiche, con le parole o gli oggetti che hanno messo nel loro blog.
è diventata una specie di dolce passione, che mi occupa parecchio ma che mi da tanto, tantissimo.
ci sono momenti in cui mi commuovo di fronte al dolore per una perdita, in cui rido per una cosa successa e raccontata, o per una barzelletta. mi ingolosisco per una ricetta o mi innamoro dei compagni animali di questa o quella blogger.
si perché inevitabilmente la maggior parte dei blog che ho incontrato e che amo seguire sono di donne, che come me vogliono condividere qualcosa di se con gli altri, che sia una ricetta particolare o una giornata andata bene, o andata male.
è un poco come sentire il racconto di una amica e lasciare il proprio commento sulla sua narrazione. un qualcosa che ci rende tutti un poco più vicini e più coscienti degli altri, anche nella solitudine dei propri 15 pollici, perché alla fine è come se non fossimo mai veramente da soli.
ed è un poco come essere sensibili alla vita che scorre attorno anche non potendo vivere con tutti contemporaneamente.
in fondo non si può essere ovunque ma grazie a tante e tanti blogger che ci sono nella rete posso sentirmi un poco in tante altre città d'Italia.
ed in fondo è bello.

17 Novembre giornata internazionale del Gatto Nero