giovedì 29 novembre 2007

felinamente

Ho letto un piccolo capolavoro che mi ha commosso e che ho deciso di pubblicare perché merita di avere udienza da chiunque possa leggerla.

SIR THOMAS TRYUT

E' stranamente freddo il focolare,
pur se la fiamma guizza scoppiettando,
i ninnoli che un tempo sfavillavano
sembrano opachi, lividi, diversi.

Perché sul panno dove s'assopiva
quel piccolo batuffolo di pelo
s'apre adesso uno spazio desolato
che nessun fuoco vale a riscaldare.

Il giardino gelato ed il sentiero
accorati sospirano al ricordo
del cacciatore dagli occhi silvani
che più non sosta immobile in agguato.

Se come i greci antichi ci dicevano,
nel folto della selva e fra i cespugli
hanno dimora fauni e amadriadi,
piangono anch'essi lacrime sincere.

Piangono a sera quando col tramonto
l'autunno fa rivivere i ricordi
delle mille gioiose capriole
che Tom inanellava in mezzo a loro.

Piangono i fauni: mentre il mondo greve
senza lacrime passa indifferente
presso il piccolo tumulo nell'erba
sotto la siepe al fondo del giardino.

C'è più di d'un occhio umido stanotte,
e molti canti pieni di tristezza
per chi scomparve, solo, incamminandosi
nella gelida pioggia di novembre.

Non c'è saggio che possa rivelarci
dove sia la sua anima, o se viva:
perché la Morte rizza ai nostri sguardi
una muraglia vasta e tenebrosa.

Ma dolce ci soccorre fantasia
donando la visione delle Esperidi,
nei cui giardini tiepidi ed ombrosi
gioca in eterno Tom e fa le fusa
tra i fiori profumati, sotto il Sole.

H.P. Lovecraft

martedì 13 novembre 2007

quando la realtà fa intrusione


Oggi volendo potrei parlare di molte cose che mi riguardano, del mio fine settimana sconvolgente, del senso di nervosismo infinito che ho provato in questi giorni, o del ritorno al lavoro, dei problemi che in questi giorni stiamo affrontando.
invece devo ammettere che un evento della vita reale è entrato prepotentemente nella mia attenzione e mi spinge a voler dire la mia anche io, in un coro di voci che si alzano e che urlano per farsi sentire molto più forti della mia.
mi riferisco alla morte di quel giovane tifoso laziale sulla strada di Arezzo a causa di un colpo sparato da un poliziotto.
inanzi tutto va detto che l'errore di partenza è imputabile solo e soltanto al poliziotto: con che arroganza si è permesso di intervenire, da due corsie autostradali di distanza, su uno scontro che nel frattempo si era già quasi sedato, a colpi di pistola. ma cosa è passato per quella testa nel momento in cui ha sparato? è vero, ha ucciso un ragazzo. ma se per caso quella pallottola sparata, mentre attraversava quelle infinite corsie autostradali si fosse andata ad infilare in una macchina lanciata a minimo 110 km orari? o ancora peggio in un autista di pullman? si è reso conto della strage che avrebbe potuto causare? della carambola di veicoli che poteva accatastarsi su quella strada? in confronto quasi si potrebbe dire menomale che ha ucciso un ragazzo invece di fare una strage.
una cosa che ho sentito dire da un militare e che ho sempre considerato fondamentale: le armi ci vengono date per non usarle; nel momento in cui la estrai hai già perso il confronto.
parole molto vere che purtroppo non ho sentito spesso sulla bocca della polizia, e non parlo per odio o antipatia congenita. ho un gran rispetto delle autorità e conto molto sulla protezione che possono dare al cittadino, ma per esperienza personale so anche che, alcune persone, all'interno soprattutto del corpo della polizia, si ammantano di una specie di autorità divina per cui, dal momento che sono poliziotti e che hanno una pistola poro possono tutto e guai a dire di no.
ci sono anche le persone sane e posate, ma come in tutti i campi basta una mela marcia a far scartare il cesto.

sviscerato questa parte del racconto passiamo a dire che la gestione giornalistica della faccenda è stata assolutamente esecrabile. dare una notizia del genere "ucciso ultras della Lazio da un poliziotto durante scontri tra tifoserie" vuol dire voler a tutti i costi spingere una fascia di popolazione, esaltata e già piena d'odio verso le istituzioni a scatenarsi in una sarabanda infernale, come del resto è successo.
la notizia avrebbe dovuto essere data, questo è sicuro, ma sta anche al cervello dei giornalisti, o se loro non sono disposti ad usarlo, dei capo redattori, il decidere come far filtrare all'inizio la notizia.
un ragazzo è morto, e questo è certo. è stato ucciso da un poliziotto ed anche questo è certo. erano sull'autostrada ad un autogrill e il colpo è partito dall'altra parte della strada. questo è quanto. se fosse stata comunicata così la notizia, non si sarebbe nascosto nulla e si sarebbe evitata la vergognosa avventura della domenica notte che ha messo i poliziotti e gli steward degli stadi al centro di una caccia forsennata.
ma vuoi mettere quanto è meglio scatenare il panico? quante più notizie riesci ad avere poi se si scatena la guerriglia urbana? e se ci scappa anche qualche morto è meglio no?

infine parliamo degli ultras, di questa gente che ha sfruttato un pretesto qualsiasi per scatenare il caos.
gente che ha scatenato la sua violenza in nome di una vendetta che non aveva ragione di essere: alcuni dei "vendicatori" erano persone che se avessero incontrato quel povero ragazzo alla partita non avrebbero esitato a riempirlo di botte a loro volta, altri addirittura sono stati coinvolti negli scontri ed all'inizio manco sapevano perché stavano dando contro alla polizia, ma tanto il motivo non è importante, l'importante è la violenza, in fare inferno, l'andare contro allo sporco simbolo di potere.
sempre di più provo vergogne e ribrezzo per questo mondo che produce solo rappresentazioni di violenza e di prevaricazione.
un mondo che permette la presenza al suo interno di elementi facinorosi, violenti, pericolosi, che tollera ed anzi incoraggia il portare agli appuntamenti armi e strumenti di offesa, che spinge verso l'attacco alle istituzioni, generalizzato, endemico, cieco.
se fosse per me, visto che il calcio non si può sopprimere, a causa dell'indotto che mantiene, si dovrebbe giocare sempre e solo a porte chiuse, con le trasmissioni delle partite tramite le televisioni pubbliche solo nel caso che non ci siano stati atti di violenza legati alla partita precedente della squadra, altrimenti, video criptati e rivelazione finale solo del risultato. se la gente si comporta come animali, allora vanno trattai come animali e vanno puniti quando sbagliano e premiati quando si comportano bene, ma non lasciati liberi, perché sono pericolosi.
so di essere estrema nelle mie affermazioni, ma sono stanca della paura e del peso che quella fetta di gente riesce ad inculcare nel resto della popolazione, di sentire parlare di violenza gratuita, di assalti, di caos e di ultras.

mercoledì 7 novembre 2007

revisionismo storico

oggi ho questa idea fissa, questo che sarà il leit motiv di tutta la mia giornata: il revisionismo storico.
quanti di voi hanno vissuto l'interpretazione degli eventi nella propria vita, legati ad eventi personali, di famiglia o di altri? i miei sono dei maestri nel revisionismo storico, in confronto nemmeno gli egizi che riuscirono a cancellare intere epoche o vite di faraoni sono nessuno.
tutto ciò che è successo nella mia vita prima ho poi è stato sottoposto a revisionismo storico, tutto ha visto le forbici del censore o la penna del correttore di bozze, che ha modificato qui, accorciato li ,a volte interamente riscritto l'evento, o cancellato come mai successo.
io soffro per mio conto di amnesia storica, forse indotta anche da questo nascondere il passato quando non era perfetto per il momento, ma alcune cose della mia vita le ricordo, bene, e so che si sono sfolte in una determinata maniera, mentre nella memoria collettiva della famiglia, questa stessa memoria varia a seconda dell'interprete, e qui ci posso stare, o a seconda del momento storico, e questo mi distrugge intimamente.
lo stesso evento cambia a seconda dell'umore di colui o colei che ne è stato parte in causa, e cambia a seconda del suo umore nel momento attuale: quindi se è un periodo in cui si possono anche dire determinate cose, allora si possono anche ricordare, se invece il momento è di chiusura, di rifiuto, allora la cosa subirà mutamenti anche travolgenti che rimarranno addosso al ricordo distorcendolo, modificandolo, e distruggendolo, fino a quando si negherà la sua esistenza.
un esempio plateale è la sparizione del mio diploma di laurea: per anni ha fatto bella mostra di se sul caminetto, nella sua bella cornice a giorno. a me non interessava più di tanto onestamente però me lo ero guadagnato quindi non mi spiaceva di vederlo li.
quando mia madre ebbe il periodo dei quadri, in cui doveva appendere i suoi quadri in ogni dove in casa, quella figura ingombrante perse la sua valenza nei miei confronti e divenne solo un'altro chiodo su cui appendere i suoi quadri, per cui venne riposto in un qualche oscuro punto della casa. quando io tornai a casa e non lo trovai mi venne detto che era messo via, insieme alle altre cose di casa, mica mi dovevo preoccupare in fondo... la casa nasconde ma non ruba. quante volte ho sentito questa frase!!!
fatto sta che il mio diploma è sparito dalla faccia della terra, ma nel frattempo anche il periodo di esposizione di mia madre è sparito quindi l'evento del distacco del mio diploma non poteva più essere presentato come un momento di disagio di mia madre, che nell'appendere i suoi quadri per casa probabilmente voleva riportare in prima persona la sua personalità. no, questo non andava più bene, quindi via con il revisionismo: prima il mio diploma venne staccato per qualche ragione x come la ripittura delle pareti, poi per qualche bisogno secondario, infine, ultimamente il revisionismo ha trovato il suo capro espiatorio e mi è stato detto che venne staccato per fare delle fotocopie per me e quindi consegnatomi.
ad una mia decisa negazione della cosa sono stata incolpata di essere quella che
a. non ricordava mai le cose come sono andate
b. sono quella che mette sempre in piedi le discussioni di casa
c. quella che incolpa sempre mamma di cose che alla fine non ha commesso
d. quella che sostiene che lei non si ricorda dal naso alla bocca per quanto riguarda le cose avvenute in quel periodo particolare ma anche nel resto del passato.
in definitiva io sono la dissacratrice, quella che si sottrae alle regole ferree del revisionismo storico, che crea disguidi e problemi in famiglia, e che comunque non ha più il suo diploma di laurea.
con buona pace della mia memoria.

17 Novembre giornata internazionale del Gatto Nero