sabato 29 settembre 2007

è arrivata la bufera...


neanche ci fosse stato qualcuno che era li, a leggere il mio blog per accontentarmi.
la mattina imploro un poco di ristoro e la sera le cataratte del cielo si aprono e riversano litri e litri di acqua sulla città di Roma, rendendo l'aria più fresca, e le notti riposanti.
certo, c'è stata la controindicazione che io ero in giro proprio quando le cataratte hanno deciso di aprirsi, in canottiera, e che mi sono presa una parte di quella acqua col risultato di tosse, mal di gola, naso un poco chiuso e un po di febbre, ma questo non frenerà certo il mio entusiasmo, finalmente un poco di fresco e di ristoro per questa città sotto assedio.
l'ho già detto, non sono mai stata una fanatica del freddo e del gelo, ma dopo due estati ed un inverno in ebollizione non vedo l'ora di un inverno con i contro fiocchi, di un respiro di sollievo.
ed eccomi accontentata: sono due giorni che il cielo è coperto ed il tempo inclemente, le temperature miti. finalmente ho rimesso le magliette a maniche lunghe ed i jeans pesanti, sto pensando seriamente se cominciare a fare il cambio stagionale.
e se da una parte il cielo bigio mi intorbidisce l'anima, comunicandomi un po di tristezza e di depressione, dall'altro sento come un manto di tranquillità scendere a riposare le mie stanche fibre.

i miei occhi sono felici di non essere, per un poco, feriti dal forte lucore di un sole impassibile e sereno che brilla incontrastato per mesi e mesi.
un poco di riposo a noi, come alle piante, come alla terra tutta.
in fondo sento il mio animo urlare contro questa eterna estate con lo strazio della madre foca che vede il proprio piccolo morire affogato sul pack che si scongela, con la stanchezza dell'orso bianco che nuota per ore alla ricerca di un pezzo di ghiaccio su cui salire e riposare, con il dolore dei pinguini che non riescono a far durare le proprie scorte alimentari per tutta la cova, perché la pesca è sempre più difficile e lontana dalle coste.
riscopro in me il dolore della natura che urla per un po di sollievo e so che se anche questo che io sento è un poco di sollievo, in realtà molto di più ci vorrebbe per non sentire più quei lamenti.
santo cielo, sto scivolando nell'animalista, e anche se non mi dispiace perché quello che dico è quello che penso, è anche vero che sono out topic come si dice nei forum.
accontentiamoci per il momento di questo respiro di sollievo e speriamo nei mesi futuri: a noi un maglione di più non manca, alla natura la neve tanto.

giovedì 27 settembre 2007

ancora caldo

Ed eccoci qui a sperare di nuovo che arrivi l'inverno.
siamo praticamente ad ottobre, il giorno si viaggia tranquillamente a mezze maniche e se ci si muove troppo si suda, la sera si potrebbe mettere un maglioncino di cotone, ma non è indispensabile, la notte, un leggero lenzuolo basta ed avanza.
si parla di peggioramenti, di arrivo della brutta stagione, di alluvioni al nord, nevicate ad alta quota, ma sembra tutto così distante in un clima di lento e caldo autunno, che non promette certo un inverno più rigido di quello dell'anno scorso.
mi ricordo due estati fa, quando l'ondata di caldo anomalo fece tremare tutti: si pensava che una estate così torrida avrebbe aperto le porte ad un inverno estremamente rigido e disastroso.
disastroso l.o fu davvero: caldo estivo in pieno dicembre, si girava a mezze maniche anche vicino a natale, io non ricordo di aver messo i maglioni più di una decina di giornate in tutto, e forse esagero.
e questo inverno? vorrei tanto il freddo, vorrei mettere maglioni pesanti, sciarpe, cappelli, vorrei usare il piumone a letto, vorrei calzini spessi e cioccolate calde.
ma soprattutto credo che la terra vorrebbe una coltre di neve, uno strato di ghiaccio, precipitazioni abbondanti, freddo e riposo per i germogli.
mi sento stancata da questo prolungato bel tempo, come se anche io avessi bisogno del sano riposo invernale, del letargo della pelle, del sonno del sole, che illumina debolmente e si allontana.
invece siamo qui, nei torridi 27 gradi di un'estate che non vuole saperne di andarsene, non vuole smettere di scaldarci, di essiccarci, di farci sudare ed evaporare, di esaurirci.
mi mancano i pomeriggi, o le sere, accoccolata sul divano, con la tutona calda, la copertina sulle gambe un buon libro e un bel filmino alla tele.
mi manca il desiderio di accoccolarmi al petto del mio ragazzo, alla ricerca di calore e coccole.
anche fisicamente ci sentiamo respinti dal calore dell'altro, nella notte desiderosa di fresco, ci isoliamo e allarghiamo sul materasso alla disperata ricerca di uno spazio fresco, come di giorno desideriamo un filo di vento che ci rinfreschi e rechi sollievo.

martedì 25 settembre 2007

giorno dopo giorno

I giorni passano, abbastanza uguali tra di loro da non dare adito ad una netta consapevolezza del loro trascorrere, e se questo da una parte è preoccupante, perché è come se la vita a volte mi scappasse di tra le dita come granelli di sabbia, dall'altra non me ne dolgo troppo, perché giunge alla svelta il fine settimana, in cui mi rifugio nel nido di casa e chiudo fuori le rotture le brutture e le arrabbiature.
si perché tutto al lavoro è ritornato esattamente come al punto in cui l'ho lasciato, nulla di nuovo, anzi, qualcosa di ancora più vecchio che non se ne vuole andare.
Ma non importa, non troppo per lo meno. io mi limito a chinare le spalle, chiudere il cappotto sulle piogge di rotture e scocciature ed andare avanti, dalle sette alle tredici, poi alzo la testa, guardo il campo di battaglia, spolvero le spalle dai residui e cammino fuori.
ancora posso farlo, dopo una settimana le mie energie sono sempre fresche, mi permettono sempre di difendermi da tutto e da tutti. spero solo che reggano, che questa volta il meccanismo sia partito bene e non si inceppi, e mi permetta di procedere spedita, fino alle prossime ferie, senza cadere, senza soffrire.
sono stanca del fatto che le scudisciate mi lascino cicatrici, sono stufa di perdere il mio sangue su questioni di impossibile soluzione. non mi voglio più esaurire su questo elefante a cui nemmeno una cura massiccia di antibiotici salverebbe la vita, visto che è già morto e non lo sa: noi tutti lavoriamo in un ente\zombie, un corpo putrescente che per andare avanti mangia se stesso, e si indispettisce quando gli altri vedono il suo virulento decadimento e ne parlano pubblicamente, come se si potesse tenere nascosto questo marciume.
eppure in fondo è proprio cosi', qualche giorno di pubblica denuncia, qualche momento di pacato imbarazzo, in cui si spazzano corridoi e si sposta lo sporco da una parte all'altre e poi tutto continua come prima: cambiare qualcosa perché tutto sia sempre uguale.
no, basta.
la mia vita è fuori, lontano da qui, in un'altra dimensione, in un altro pianeta rispetto a questo, ed io devo solo tapparmi il naso per sei ore al giorno, tutto qui.
posso farlo e per il momento riesco a farlo, quindi andiamo avanti così, due ore sono già passate, e poi la vita si svolgerà come una strada di mattoni gialli fuori dalla porta.
e ciao ciao a tutto e tutti.

mercoledì 19 settembre 2007

ancora rabbia nelle strade


nuovo giorno e nuovo motivo di rabbia.
oggi voglio levare una vibrante protesta a nome di tutti i cittadini che come me vivono a largo dei colli albani.
quella è una zona felice, quasi un'oasi del parcheggio, dove con un poco di pazienza la macchina la puoi lasciare anche non troppo distante da casa, e dove i poveri disgraziati che, volendo alleggerire il traffico urbano, vogliono lasciare la macchina nel parcheggio di scambio non hanno troppe difficoltà a farlo.
tutto questo fino a fine agosto, primi di settembre.
dopo di che comincia quello che è definito il migliore mercato del libro scolastico usato di Roma e del Lazio.
visti i costi proibitivi del mandare un figlio a scuola al giorno d'oggi trovo che la cosa sia estremamente encomiabile, e da premiare, se non fosse che una sequela di venti, trenta camion, invade tutta una parte del parcheggio di scambio, del parcheggio del mercato, e ogni anno una parte più grossa, tanto che questo anno non è stato raro trovare camion non solo sul marciapiede a loro assegnato, ma anche nel mezzo del parcheggio, con i loro begli ombrelloni che occupano sei o sette posti macchia.
questo non parlando di:
folle di persone che girano tra i banchi e in mezzo alla strada ignorando le macchine che devono passare;
folle di macchine posteggiate nei modi più disparati impedendo a quei pochi fortunati che hanno trovato posto di uscire, a quei disgraziati che devono percorrere la strada ti passare, e sostando nel centro della corsia anche per dieci minuti in attesa che la gentile signora, con cane, bambino grande, bambino piccolo, borsa, foglio per appunti e spesso anche nonna, scendano da quella benedetta macchina e questa possa togliersi tre quarti dalle scatole.
e tutto questo peggiora notevolmente alle sette e mezza, quando, non si sa per quale misterioso arcano, tutti quei camion, si cominciano a muovere entrando ed uscendo dai propri posti come se si trattasse di un mazzo di carte da mischiare.
dolore e sofferenza a colui che in quel momento deve uscire dal parcheggio, perché i signori ti rispondono anche male, mentre fanno i loro affari a spese di chi in quella zona ci vive tutto l'anno.
e non ultimo, a volte si vede anche qualche luce scheggiata, qualche graffio sulla vernice, ma tanto vai a sapere il giorno dopo chi è stato di quegli elefanti del balletto serale?
il tutto poi si protrae fino a dicembre, con somma gioia di tutti gli abitanti, che per quattro mesi devono sgomitare con gli acquirenti, deviare gli assalti dei venditori che se non hai libri da vendere o da comprare ti guarda anche male se passi di li, preservare la propria macchia, mangiarsi il fegato per un posteggio, bestemmiare in turco austroungarico per uscire dallo stesso il giorno dopo sono per entrare o uscire di casa.
a chiusura di tutto questo io mi domando: ma il comune di Roma, o del mio distretto, se di quello si tratta, si rende conto di tutto questo quando da permessi infiniti ed innumerevole per questi eventi? manda mai un vigile a vigilare, non solo sul fatto che i signori non sbordino dal suolo occupato e pagato, ma anche che la cosa non arrechi troppo disagio a quei poveri cristi che le tasse le pagano tutto l'anno?
in questo periodo ogni sera ed ogni mattina, sono parolacce e rabbia che montano e sgorgano libere e sincere dal cuore, e spero, veramente tanto, che giungano tutte all'orecchio di chi di dovere, ma oramai in questo senso sono molto scettica: chi di dovere, una volta che ha intascato quanto dovuto, spinge bene i suoi bei tappi nelle orecchie e si dedica a tutt'altro, non certo all'ascolto di chi come noi può protestare ma non portare qualcosa nelle sue lucrose tasche.

martedì 18 settembre 2007

ecco di nuovo la rabbia che sale


Uffa. sembra impossibile ma la maggior dose di stress che si accumula in questa per altro splendida città è dovuta al traffico.
anche oggi per venire al lavoro, un percorso che di notte mi richiede al massimo quindici minuti, mi ha portato via più di trenta cinque minuti, il tutto per una serie di cose che fanno rizzare i capelli dalla rabbia.
si va dai lavori in corso in piena ripresa del periodo scolastico\lavorativo, la gente, che quando scatta il semaforo ha ottomila cose da fare in macchina prima di decidere a partire, quelli che devono assolutamente girare a destra tagliando tre file di macchine, dopo essersi messi sulla sinistra per fare i furbi e passare davanti.
altri che vanno a dieci, venti chilometri orari, al solo scopo credo di rendere idrofobi gli altri guidatori chiaramente, e oltre tutto lo fanno rimanendo in mezzo alla strada, sordi alle decine di clacson che gli suonano dietro la schiena.
questa città è un posto meraviglioso, peccato che regalino le patenti agli angoli della strada a chiunque passi, altrimenti non si spiega come possano guidare così gli abitanti del volgo.
a parte la incapacità cronica che hanno dimostrato in tanti, di capire che se per terra c'è una freccia che dice che su quella corsia si può stare se si gira, e solo se si gira; questa è una cosa che come diceva spesso mio padre in altre parti meno nobili del corpo gli c'entra ma in testa no.
tutti che si accalcano sulla corsia per girare ad attendere il semaforo per andare dritti e se tu sei un povero disgraziato che deve girare e si incavola anche perché non ti fanno passare, hanno anche qualcosa da dire, uno mi ha anche preso in giro perché mi ha tenuta ferma dietro di lui fino a che il suo semaforo non è scattato e poi se n'è andato facendomi gestacci dal finestrino.
devo dire che queste situazione stimolano una parte di me che potrebbe essere definite, parafrasando un libro di psicologia, la donna selvaggia che vive in me: la cosa si traduce nell'infinito desiderio di prendere il bullok che giace accanto a me, scendere dalla macchina, e rendere la testa del guidatore una poltiglia informe mentre il sangue ne zampilla copioso dal corpo inerte.
crudele?
esagerata?
non posso negarlo, ma essendo una donna che già di per se vive con una dose di rabbia trattenuta a forza nel suo subconscio, a volte ho paura che prima o poi, stressata da questa situazione, imbraccerò un uzi e farò una strage di chiunque mi si pari di fronte e non rispetti non solo le regole stradali e le regole legali, ma anche solo le semplici regole del vivere civile.

lunedì 17 settembre 2007

si ricomincia!!!!


Ed eccomi tornata. sono tornata si dalle ferie, ma forse, e dico forse, sono anche tornata in forze. ci sono una serie di cose che abbiamo deciso, io e puccio, di fare, di mettere in atto, di concedere attenzione a determinate cose, che ci dovrebbero restituire un poco di vitalità, di voglia di fare, di forza di agire.
una di queste è la dieta: da oggi, i cibi che cucinerò saranno al minimo di olio e condimenti vari, cercheremo di alternare carboidrati e proteine, limiteremo il pane, niente più bibite gassate compresa, sigh, l'acqua che cercheremo di bere liscia.
il tutto unito ad un'altro piccolo impegno, quello di fare un poco di ginnastica ogni sera: niente ore di palestra, non ne avremmo nemmeno la forza oltre alla spesa, ma qualche flessione, qualche addominale, un poco di streccing, cose del genere, per rimettere in movimento il nostro povero corpo appesantito ed impigrito.
poi vorremmo riuscire ad essere un poco più vitali, quindi cercare di uscire qualche volta la sera e non solo per andare a giocare, quindi seduti di fronte ad un'altro tavolo fino alle svariate, ma anche per fare due passi, un cinema, quando si può, magari una granita, sempre quando si può.
io da parte mia cercherò di ridurre ulteriormente lo zucchero, che mi tiene schiava, ma che magari, ridotto un poco alla volta non mi darà crisi di astinenza.
insomma, cerchiamo di avere un inverno tranquillo ma attivo.
ieri ad esempio abbiamo rimesso mano alla stanza del morto, ed è diventata di nuovo la stanza del PC, anzi dei PC.
abbiamo anche appeso tutte le action figures in modo che ora c'è lo spazio per portare il materiale di mau per dipingere quindi si può rimettere a fare una delle cose che ama di più, e magari, qualche volta posso rifarlo anche io, visto che adoro dipingere miniature, ma è una delle mille cose che devo e voglio fare nella mia giornata sempre troppo piena.
spero che i buoni propositi dell'estate reggano, sono un poco come la letterina a babbo natale, quella in cui si promette che si sarà più buoni e più ubbidienti, ma che poi non si mantiene mai.
spero che questi siano propositi un poco più duraturi e che magari riescano a durare e fruttare nel tempo, prima che lo stress e la stanchezza abbiano di nuovo la meglio su di noi.
devo comunque dire che mi sento velatamente ottimista, e che spesso un sorriso mi affiora da solo alle labbra, un buon segno indubbiamente, dopo un anno in cui mi costringevo a piegare le labbra all'insu anche nelle situazioni di gioia.
spero a questo punto che anche il percorso con Stefano risulti più agevole, anche se su questo ho i miei dubbi: siamo arrivati allo strato di roccia dura, quella che per romperla ci vuole la dinamite, e se fino ad ora è stato un percorso duro ed a volte doloroso, temo che andare avanti costerà altro sangue e dolore.
l'unica consolazione in questa visione negativa è che tutto quello che patirò si spera che conduca verso uno stato migliore, verso un momento in cui finalmente portò sentirmi veramente bene, dentro e fuori dal mio corpo.
sperando che non avvenga troppo tardi, sarebbe ben triste giungere sul mio letto di eterno riposo, a un centinaio d'anni, e guardando mau, che a una novantina ancora mi sopporta dirgli: forse ho capito... ora mi sento bene... quindi andarmene con il sorriso sulle labbra.
no ecco... preferirei giungerci prima, e magari andarmene sui centoventi, se possibile.

sabato 1 settembre 2007

quando la creatività chiama....


periodo frenetico questo: nel senso che la mia creatività freme e gorgoglia e si da da fare attivamente.
ho in mente di farmi un nuovo costume per le convention di fantascienza, ma è una cosa al quanto complicata e sto perdendo le mie notti ed i miei giorni alla ricerca di immagini sempre migliori per poter creare quello che voglio: il costume di Luminara Unduli o di Barriss Offee.
per chi non lo sapesse, a parte vergognarsi, si stratta di due jedi, anzi di una maestra e di una padawan, di guerre stellari, e vi posso assicurare che la cosa non è assolutamente facile.
Forse voi direte che in fondo non sembra così complicato, ma io sono una pignola, una di quei precisino rompini che vorrebbe trovare la stoffa giusta e la giusta pelle e il giusto trucco per essere il più possibile vicini al costume originale.
sono una di quelle che disegna il modello per svariate volte, che si mette li con l'ingrandimento per vedere il tipo di disegno che ha la stoffa il tipo di cucitura che ha la gonna, la pelle e la cintura, il tipo di cappello o il giusto colore del trucco.
un lavoraccio credetemi.
ma alla fine di solito sono abbastanza contenta del risultato e sono molto critica vi assicuro, sia verso me stessa che verso gli altri.
voglio che chi mi guarda veda l'impegno e la precisione che ci ho messo e se possibile voglio le lodi non la generosa adulazione di chi dice si ci si è impegnata ma si vede che ha fatto proprio quel che poteva, nulla di più.
e per questo sono alla ricerca di stoffe, di immagini, spremo la mente per scoprire come fare i lavori in cuoio senza il cuoio e senza la spesa che comporterebbe.
spero alla fine di riuscire nel mio intento, ma anche la ricerca ha il suo fascino e la sua soddisfazione. il lento lavoro i studio del particolare, il disegnare quel particolare disegno del bracciale per riuscire poi a ripeterlo, un lavoro di ricerca e di approfondimento sull'immagine che ha la sua importanza su tutto.
spero un giorno non troppo lontano di poter mettere sul blog la mia immagine in costume e di poterla guardare senza troppo cinico disappunto, magari riuscendo a dire, si è stato un lavoro decente.

17 Novembre giornata internazionale del Gatto Nero