venerdì 10 agosto 2007

piove, guarda come piove...

Piove.

Quella pioggia stentata e appiccicosa che scende quando il cielo è arido da tanto. Una pioggia che libera gli odori dell'estate trattenuta, riarsa, una estate che è cominciata quasi l'estate scorsa, senza soluzione di continuità, senza speranza di una fine e di un principio per mesi.
Erano ben quattro mesi che non una goccia toccava il bollente asfalto delle strade, un periodo infinito di arsura e di sofferenza, in cui le forze scemavano dal corpo col sudore e i sali minerali, mentre il carattere crollava, arricciandosi ai bordi come bruciato, divenendo crudele e cattivo per la sofferenza dell'arsura.
Invece oggi piove.
Quando sono uscita stamane, alle sei e mezzo, l'aria fresca, frizzante, mi ha carezzato e dato una carica che oramai da mesi non sentivo, una sensazione di benessere, avvolgente come le folate leggere di vento che mi carezzavano le spalle nude asciugando il velo di sudore che nonostante tutto il movimento mi creava.
Poi la giornata è trascorsa lenta dentro la sala operatoria, o nella stanza del computer, fissa allo schermo a svolgere un compito che nella sua noiosa procedura mi era di minor tedio del dover stare in sala a sentire le solite lamentazioni del primario, il silenzio pesante della sopportazione, i rumori ritmici e sonnolenti dei macchinari che rendono difficile l'attenzione, cullando l'anima in una specie di superficiale incoscienza.
Infine l'ora del pranzo è giunta e con lei la fine della giornata lavorativa, e quando sono uscita dalla mensa la sorpresa è giunta prima alle narici che agli occhi.
Aperta la porta il profumo della pioggia, mescolato all'odore di asfalto bagnato, al puzzo degli scarichi appiattiti a terra dall'umido, ma inconfondibile, mi ha colpito in tutta la sua sorpresa. e quando sono uscita non sono riuscita a trattenere un sorriso mentre le gocce tiepide, poche, minuscole, mi colpivano la pelle rinfrescandola in quell'attimo per poi tornare quasi ad evaporare nei 24 gradi della giornata.
E mentre andavo verso la metro, la pioggia si è leggermente intensificata, bagnandomi la maglietta, i calzoni, rendendo scivolose le mani e fresca la pelle, ed il mio sorriso doveva apparire strano alle facce imbronciate che correvano in cerca di un riparo sotto quello spruzzo di frescura.
Ha smesso mentre raggiungevo l'ufficio dove passerò il pomeriggio, ma nell'aria è rimasto quel fresco odore acqua, non è riuscita a pulire l'aria, troppo poca e troppo stentata, ma almeno ha dato un poco di tregua alle sofferenze dell'estate.
Ed ora che rialzo lo sguardo, sul cielo bigio del pomeriggio vedo che ha ripreso, fitta e veloce, non i grossi goccioloni della pioggia invernale, o dell'acquazzone estivo, non ancora almeno. Più la marcia di un esercito di affrettate goccioline in viaggio per il terreno.
So che quando uscirò dall'ufficio, stasera, se continua a piovere, sentirò freddo, ma sarà un brivido piacevole sulla pelle, dopo tanto calore, una sensazione che anelo di provare, al di fuori della fredda carezza artificiale del condizionatore, un sano freddo che sa di pioggia.
E stranamente questa giornata così bigia, spenta, non incupisce anche la mia anima come fa di solito. No, anzi, mi sento quasi esaltata da questa atmosfera spettrale, come se invece di un momento di triste penombra fosse una baluginante attesa di qualcosa a venire.
non mi addolora nemmeno il fatto che se domani continuasse a piovere salterebbe anche la gita all'Acquamania con Maurizio.
anzi: pregusto quasi la giornata, con i vetri aperti e il poco di luce che può passare dalle tende che impediscono alla piccola di guardare fuori, lui mentre magari gioca al computer o fa qualche lavoretto per casa, io che taglio le stoffe che ho comprato, carica di nuova voglia di fare, in questa giornata spenta altrimenti.
In fondo sono felice.

Piove.

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