martedì 26 giugno 2007

un'altra bottiglia sul muro


la situazione si fa seria. a volte mi domando se quando sono stata prodotta non hanno tirato sulle spese usando materiale di seconda tanto per tirare un poco sui costi.
alla lunga lista di malanni più o meno gravi che mi assillano periodicamente, ora si è aggiunta una bella tendinite forte sulla mano già addolorata dal tunnel carpale, quindi eccomi con un bel guantino con interni in acciaio e strep alla moda.
questo come se non bastasse mi causa grosse difficoltà di scrittura e mi rallenta in ogni maniera anche in casa dove qualsiasi cosa richiede immancabilmente l'uso di almeno due mani quando non ce ne vorrebbero di più.
quindi eccomi qui, rallentata e addolorata, vagamente incavolata e sudata come pochi, con la fascia che sembra puzzare come se avesse dodici anni
insomma una situazione idilliaca.
in compenso in questo periodo al lavoro non si lavora, se mi passate il gioco di parole, quindi non affatico la mano più di tanto, anche se alla fine è lo stesso perché al computer non riesco a non lavorare e a casa i lavoretti non mi riesce di non farli, o mi annoio.
per questo ho sempre detto che era meglio se la sfortuna mi avesse colpito le gambe, in fondo quelle per me sono meno importanti, ma le mani. io praticamente sono dipendente al cento per cento da loro, per tutti i miei interessi. ricamo, uncinetto, maglia, cucito, pittura di miniature, anche solo la lettura, come lo tieni su un libro se i polsi ti fanno così male?
insomma, mi sento proprio a terra in questi giorni, con questa mano.

giovedì 21 giugno 2007

attento a ciò che desideri...


premetto che non vorrei essere tacciata di insensibilità, ma devo fare una affermazione che mi esce dal cuore: allora una giustizia esiste a questo mondo. dopo due anni di maledizioni, di accidenti e di auguri deleteri finalmente qualcuno ha dato fuoco al policlinico dove lavoro. Sono assolutamente dispiaciuta per lo scomodo che coinvolge tutti quei poveri pazienti che dovranno subire lo scomodi di un trasloco d'urgenza causa evacuazione d'urgenza; sono dispiaciuta per coloro che si sono spaventati, e che si sono preoccupati per se e per i propri parenti, ma credo proprio che quell'istituto, covo di vipere e di inciuci inestinguibili se lo sia meritato ampiamente.
e pensare che la giornata era anche cominciata un poco... diciamo debolmente.
nel senso che la parte debole era il mio intestino, che aveva iniziato con un tracollo mattutino che aveva continuato nella giornata con attacchi periodici che mi assalivano, ed assalgono per essere sincera, con tempi piuttosto brevi.
scusate l'interruzione.
dicevo, preoccupata dal non riuscire nemmeno a giungere nemmeno al lavoro, dopo aver finito di risistemare casa mi ero decisa a telefonate al lavoro per chiedere se nel pomeriggio si sarebbe lavorato; ultimamente si fa un intervento al giorno quindi sarebbero bastati i presenti nel pomeriggio per fare sono presenza in caso d'urgenza.
dato che al cellulare di servizio non rispondeva nessuno ho provato al telefono della sala è mi ha risposto uno degli anestesisti anziani che mi ha detto: ma non hai sentito niente? ma dove vivi? hanno messo una bomba al policlinico.
ora, lui non è esattamente una di quelle persone che se dicono una cosa del genere viene subito preso sul serio, perché, come si dice qui a Roma, è un gran cazzaro, di quelli che sparano cavolate a ripetizione, e che le spara anche credibili quindi se non stai attento ci credi anche alla fine.
questo il motivo per cui all'inizio ho cominciato con un ma dai, falla finita, su, insomma, ecc, quando però ha insistito alla fine ho dovuto crederci. però devo dire che mi ha lasciato al quanto sospesa, e devo confessare sorpresa piacevolmente.
alla fine sono anche riuscita a parlare con dei colleghi che m hanno specificato l'entità della cosa e rassicurato, sia sul fatto che non era successo nulla di grave a persone ma solo a cose, e sul fatto che per la giornata ero libera di stare in casa in balia del mio intestino.
scusate l'interruzione.
a quel punto ho guardato i vari telegiornali per rendermi conto di quello che era successo e devo dire che non sono proprio riuscita e togliermi di dosso una leggera sensazione di soddisfazione, come una leggera felicità di cui mi sento onestamente colpevole, ma solo un poco.
in fondo alla fine nessuno ci ha rimesso, perché per l'ospedale c'è l'assicurazione e ogni riparazione è solo un miglioramento in quel posto cadente, i pazienti sono stati tutti portati al riparo ed al sicuro, e noi dipendenti, per qualche giorno saremo forniti di riposo e tranquillità per qualche giorno, specie quelli di noi che sono reperibili.
diciamo allora che possiamo goderci questo afflato di gioia che ci da l'essere senza lavoro per qualche giorno pagando qualche grammo di senso di colpa.

martedì 19 giugno 2007

il blocco dello scrittore

siamo alle solite, ti ritrovi di fronte alla pagina bianca e cominci a dire, di che posso parlare? cosa ho da dire che abbia abbastanza significato da finire su un foglio magari rimanere nel tempo, essere riletto tra qualche giorno, mese o anno, e poi magari essere anche ricordato? il panico da foglio bianco è una cosa di cui sono ogni tanto, ogni spesso in effetti, vittima. quando devo scrivere di corsa un articolo che doveva essere consegnato già ieri, quando voglio cominciare un racconto che nella mia mente era così limpido che sembrava già ascritto, quando devo scrivere una pagina di questo blogger... è un problema che mi assale, come una paura sottile che mi stringe alla gola, un piccolo panico che non sempre riesco a superare indenne, e che spesso e volentieri mi lascia li, sola e senza difese di fronte a quello spazio infinito e soprattutto incolmabile.
volendo vedere come oggi, che riempio il bianco di parole che spieghino perché riempio il bianco di parole che spiegano come riempio il bianco.
discorso circonvoluto e inutile volendo ma anche questo è uno di quei momenti che riempie una mente vuota di fronte al bianco della pagina.
eppure a volte riesco a superare questo empasse, riesco a posare la penna sul foglio ed a produrre opere che alcuni trovano anche gradevoli, articoli che meritano la pubblicazione, racconti che chi ha letto ha trovato anche divertenti, cosa che volevano essere, chiaramente altrimenti non andrei raccontandolo.
eppure, rimane sempre li, strisciante ed infida, la paura del foglio bianco, come se ci fosse sempre un ostacolo da superare per riuscire apporre la prima parola sul foglio, un ostacolo che se superato ci ricompensa con... con cosa? non sempre quella prima parola apposta da poi la stura alla creatività. anzi, a volte le parole vanno estratte una ad una, lente e dolorose come spine dalla pelle.
prendiamo i racconti ad esempio.
sono almeno due anni che vorrei ricominciare a scriverne ma è come se la mia vena fosse secca, sento di voler creare ma sono sterile, come una madre che non può avere figli, e la cosa mi mangia dentro, perché ho il bisogno di farlo un bisogno che spinge da dentro e che non trova sfogo.
vorrei riprendere in mano vecchi racconti, scriverne di nuovi ma nulla esche quando sono di fronte alla tasti4era o al foglio bianco.
ed allora ho ripiegato sulle ambientazioni di gioco di ruolo, come se avessi scelto di aprire un forellino invece di una cataratta, e da li, piano piano qualcosa sta filtrando, goccia a goccia, qualcosa viene fuori dalla mia anima tormentata di scrittrice, e chissà che poi, un giorno, quel distillato, una volta giocato e reso vivo, non possa diventare il racconto che tanto desidero ora.
tutto può essere no?

mercoledì 13 giugno 2007

ghiacciolo mio amore

per un momento, ma solo per un momento sembrava che il caldo che ci attanaglia la gola volesse lasciarci respirare, ed invece eccomi di nuovo qua a cominciare a digitare in un bagno di sudore e calore che appanna gli occhiali e fa grondare la fronte.
che argomento quindi trattare di più indicato dei gusti personali in fatto di dolci estivi?
fino a qualche anno fa ero una grande estimatrice del gelato come la maggior parte della gente anche se ho sempre preferito in particolare i gelati alla frutta o al fior di latte.
il mio gusto preferito in assoluto era la spagnola, anche se non so se ha lo stesso nome in ogni parte d'Italia. si tratta di fior di latte affogato nell'amarena, possibilmente con delle belle e succulente amarene candite sopra: la goduria ultima sono gli spaghetti all'amarena, con sopra il sugo di amarena e le ciliege che rotolano verso il basso. il massimo.
poi sarà il caldo, sarà che ogni lustro si cambia gusto, sarà quel che sarà, ecco che sul fronte del gusto si è affacciato un nuovo imperatore: la granita. e da li ghiaccio a volontà: gratta checche, granite alla siciliana, ghiaccioli cubetti insaporiti e chi più ne ha più ne metta.
sempre più spesso capita che snobbi con sufficienza vaschette di gelato pur di accedere alla sospirata coppetta di granita, alla menta se fa molto caldo, al limone se ho molta sete, menta orzata o menta amarena se voglio osare quel qualcosa in più.
Ogni tanto faccio ancora una incursione nel mondo del gelato specie quando ci sono dei gusti particolarmente invitanti come il riso latte, o la cassata, e la sempre presente e mai dimenticata amarena arricchita, ma sono casi sempre più isolati, che nulla possono contro lo strapotere del ghiaccio con sciroppo.
mi sono addirittura fatta regalare la macchinetta tritaghiaccio ed appena arriva la stagione giusta ecco che compaiono i sacchetti che fanno i ghiaccioli per cominciare la folle tritatura: arancia limone e pompelmo per "lui", i già elencati sapori per me.
ma il massimo nella mia vita l'ho raggiunto quando mi sono trasferita a Roma dove esiste ancora un grattacheccaro, di quelli che con la lama grattano il ghiaccio e ti riempiono fino all'orlo il bicchiere per poi affogarlo nello sciroppo di tua scelta.
una cosa che da sola vale il trasferimento in questa città, a dispetto del resto.

lunedì 11 giugno 2007

secondo giorno

Eccoci qua, sul posto di lavoro. A volte pare che nulla cambi nella vita, ci sono solo dei piccoli intermezzi che sembrano fondamentali, ma alla fine ti accorgi che sono solo momenti che non scalfiscono il monolitico scorrere sempre uguale delle cose.
Tutto è esattamente come quando l'ho lasciato: gli stessi ritardi nel fare le cose, le stesse ostruzioni nello snellimento delle procedure, solo io mi sento nello stesso tempo più distaccata e più delicata di fronte a questa invariabilità.
il distacco è stato necessario: non voglio stare ancora male per cose che non sono importanti per la mia vita se non a livello di conto in banca. non sono loro la mia vita, i miei affetti ed i miei interessi e quindi non devo permettergli, ed intendo loro come entità astratte comprendenti tutto il mio posto di lavoro, di ledere la mia tranquillità, di nuocermi, di farmi soffrire.
purtroppo quello che è stato già fatto ha lasciato strascichi ed è per questo che mi sento ancora così fragile e delicata: ho quasi paura che ogni cosa possa tagliarmi, come una sottile pellicola trasparente di fronte ad un bisturi.
Sono silenziosa e appartata, mi disturba il vocio eccessivo delle infermiere nello cucinetta, o gli urli che si lanciano quando non c'è il paziente da una sala all'altra. mi ritiro, silenziosa e rinchiusa in me stessa nella nostra stanza e ne esco solo per lavorare, perché mi sento ancora come se mi dovessi riprendere da una grave malattia, scombussolata e disorientata.
Ho anche momenti di tensione, attimi in cui il mio cuore balza in gola e mi soffoca il respiro, per poi tornare normale e lasciarmi solo un senso di disorientamento e di capogiro.
sono solo momenti e spero che vadano scemando ma ci sono e mi danno noia per la loro presenza.
so che ancora la strada non è conclusa, e parlo solo di quella che mi deve portare fuori da questo episodio non quella per la guarigione totale; è una strada lunga ed in salita che sto cercando di fare lentamente per far si che sia fatta e non solo approssimativamente percorsa: non voglio trovarmi con dei buchi alle spalle che mi potrebbero far cadere.
strano come le cose si muovano al di fuori a volte dalla nostra capacità di vederle muoversi.
Tra la malattia, la ripresa e il ritorno al lavoro, mi sono ritrovata che è già giugno. siamo già in estate e nemmeno me ne sono resa conto.
c'è stato un tempo in cui la mia vita era scandita dalle stagioni che si alternavano e che dipendeva di più dalla natura, mentre oggi come oggi se non avessi guardato il calendario nemmeno mi sarei accorta di che mese è.
sento una struggente nostalgia per il tempo che passa e di cui non mi rendo conto, come fossero occasioni perdute per fare qualcosa, per dare un qualche significato alla mia vita che sento di aver perso per non averle afferrate al volo.
eppure non so nemmeno bene quale sia il giusto atteggiamento: vivi l'oggi, si dice, ma così ti perdi la possibilità di sognare il domani; non scordare ieri, perché ciò che siamo oggi è costruito sulle radici del passato, e sono daccordo, ma questo non ti fa perdere la visione dell'oggi e dimenticare la prospettiva del domani? Proiettati nel futuro, vivi sempre un passo avanti, ok ma allora non riesco a gustarmi l'oggi, ed oltre tutto il domani è incognito quindi pieno di stress da prestazione, qualunque sia la prestazione richiesta.
Cerco di vivere momento per momento, attutendo le botte del mio cuore, della mia anima, con il miele dell'attesa: quanto manca? tra quanto uscirò da qui e sarò a casa, dai miei gatti, dal mio uomo, nella mia casa?
ed un'altro giorno piano si avvia alla conclusione ed io conto le ore, compiango il collega che deve rimanere, e che purtroppo per lui farà tardi, ma sono felice ed attendo solo il momento per fuggire lontano da qui per un'altra serata libera.

domenica 10 giugno 2007

Alla fine la data tanto temuta è giunta e ieri sono tornata al lavoro. Devo ammettere che è stata un'esperienza meno tremenda di quello che temevo ma le mie energie si sono comunque esaurite un modo rapidissimo, tanto che tornata a casa mi sono addormentata come un ciocco.
La notte prima avevo avuto una serie di incubi che hanno costellato le poche ore che sono riuscita a dormire, ed erano tutti dello stesso tipo: mi infliggevo una serie di tagli sul braccio sinistro dal gomito al polso con un bisturi e poi camminavo per l'ospedale con il sangue che grondava dalla mano dove con un fazzoletto cercavo di tamponare la perdita ma in maniera la quanto poco efficente. ed ogni volta che riprendevo sonno ripartivo da quel punto, però la cosa che mi spaventava di più devo dire era che non sentivo tanto il dolore per quello che facevo quanto la rabbia che scemava proprio grazie a quello tanto che quasi ho desiderato, nei momenti di semi veglia che succedesse davvero.
l'autolesionismo non è una pratica in cui indulgo spesso ma ci sono volte, spesse volte purtroppo, in cui l'immagine del dolore, della rabbia, della paura o dello stress che fuoriesce da ferite che mi apro sul corpo si affaccia alla mia fantasia ed anche se solo di rado sono giunta a dare corpo a queste fantasie so che devo combatterle proprio per il fascino che hanno su di me: sono un gorgo in cui rischio di cadere se non lo rifiuto, ed un gorgo che non mi lascerebbe uscire facilmente.
capisco spesso quelle giovani che si feriscono gambe e braccia, perché a volte pare che sia l'unica maniera per permettere a quello che ci bolle al di sotto della pelle di poter uscire senza straziarci dentro, come una valvola di sfogo contro un dolore più grande del tenerlo dentro di noi, quel qualcosa.
combatto da una vita e questo è solo uno dei tanti demoni con cui incrocio giornalmente la spada, ma alcuni di loro hanno armi suadenti e sono melliflui nel farsi sotto, più pericolosi di quelli che temi e che vorresti fuggire.
ma la giornata di ieri è passata, oggi è domenica e domani sarà un'altro giorno di lotta quindi buon riposo a tutti, e radunate le vostre energie, ne a avrete bisogno per combattere un altro giorno.

giovedì 7 giugno 2007

io non mi depilo le ascelle


Io non mi depilo le ascelle. No è un manifesto, è una osservazione, una realtà assodata.
Ne corro a depilarmi ogni quindici giorni le gambe, ne vado dal parrucchiere due volte al mese, anzi, saranno mesi che non mi faccio la tinta nemmeno da sola e devo dire che le mie tempie bianche si mescolano bene ai miei capelli rosso-castano chiaro. E non mi depilo le braccia ne mi vergogno troppo dei rotoli di ciccia che ogni tanto mi escono dal costume. non mi trucco spesso e soprattutto non lo faccio alle sei di mattina per andare al lavoro alle sette di mattina. Non ho un capo firmato in tutto il guardaroba e compro spesso i miei capi sui banchi del mercato, dove non costano più di 5 euro, e ne sono orgogliosa. Non mi faccio lampade ne vado dall'estetista, non compro accessori di marca ne spendo follie in creme per la pelle che tanto non userei. ho una raccolta varia di creme per il corpo che ogni tanto riciclo in regali per parenti ed amiche visto che io non ne uso.
quindi che se ne deduce? che io sia una sfigata, una di quelle cozze che gitano per la strada paventando i bambini? mi considero anche una bella donna, con il suo fascino da mostrare al di sopra del suo sovrappeso, che però ha i suoi estimatori. ho un buon carattere e senso dell'umorismo, sono auto ironica e mi posso considerare colta. adoro i libri e leggo praticamente qualunque cosa dal saggio di storia, moderna o antica, al romanzo giallo storico o meno. adoro imparare cose nuove di ogni genere, sia per quanto riguarda il fai da te casalingo sia per quanto riguarda i lavori che vedo fare e che mi affascinano. ho degli hobby estremamente vari e di molti tipi: amo il gioco di ruolo e la collezione di figurini storici, la sartoria storica e teatrale ma anche la semplice sartoria per me o per le mia amiche o per il mio partner. amo gli animali e soprattutto i gatti con cui condivido la mia vita.
sono una donna responsabile e con una famiglia sulle spalle che mantiene, e che la rende felice, ho un uomo che pensa a me e che mi rende costantemente felice, dalla mattina quando mi saluta prima di andare al lavoro, alla sera quando ritorna a casa e con un sorriso mi dice, meno male che sono di nuovo a casa, mi siete mancati così tanto.
Eppure sempre più spesso ho confronti con donne, colleghe, semplici conoscenti, che mi guardano come se fossi il mostro di locness perché la mia pelle è chiara anche agli inizi dell'estate, vedo donne in metro che mi guardano schifate solo perché le mie ascelle, benché pulite e odorose di menta e fiori, sono orribilmente ricoperte della loro naturale peluria, nata e creata dal nostro corpo per proteggerci dalle infezioni batteriche e adatte per dissipare il calore, ma assolutamente non cool.
sempre più spesso mi vengono fatti osservare i miei fili bianchi che si intrecciano ai capelli normali come se il fatto di non tingersi a scadenze regolari e possibilmente da un cuaffeur di grido se possibile, fosse una cosa assolutamente invedibile nella società cittadina.
Ma cosa ci ha portato a essere così dipendenti dal giudizio di una manciata di persone con la puzza sotto il naso e i giudizi estetici di una checca isterica, come se quei dettami dovessero decidere per tutti cosa è giusto e cosa è sbagliato. chi e quando è stato deciso che se la nostra pelle non è licia come la seta in ogni suo dove non siam ne belle ne invitanti per l'altro sesso? il mio partner mi ama per quello che sono e non per quello che appaio e vi assicuro che quando mi ha conosciuto non ero esattamente un fiore dell'harem. quando siamo passati dal le donne che si depilano le gambe sono tutte di malaffare, a quelle che non si depilano sono delle cozze? Quando siamo arrivati a decidere che se alle quattro di notte non hai un trucco perfetto sei veramente poco attraente? quando abbiamo perso di vista il piacere di conquistare qualcuno solo con il suono della nostra voce che carezza le sue orecchie con il miele delle parole, con gli sguardi acqua e sapone di un sorriso che viene dal cuore e non dal calcolo.
Mi rifiuto da quarant'anni di piegarmi alle regole del marketing del corpo e non mi sono mai pentita della maggior parte delle mie scelte, e dico la maggior parte perché non sono così stupida da affermare di non aver mai fatto errori, ma sono fondamentalmente convinta di aver agito e fatto sempre delle scelte giuste.
ed è per questo che sono contenta di affermare: io non mi depilo le ascelle.

mercoledì 6 giugno 2007

Oggi ci sono io

Oggi ho deciso di prendermela calma, di dedicarmi a me stessa e di riposarmi. sono nervosa, perché sabato rientro al lavoro dopo tutto questo tempo di malattia e sono incerta su quello che troverò, sia come accoglienza da parte di persone che hanno manifestato quanto poco gli interessasse di me, sia per il lavoro che potrebbe essere diventato anche più pesante.
Per questo mi sono detta, mi prendo questi ultimi giorni per me e mi dedico a me stessa. quindi sono andata a farmi le unghie dall'estetista qui all'angolo, parlando per due ore di cose di donne, cosa che devo ammettere non mi succede spesso, poi un bell'impacco ai capelli, un ber bruscaggio della pelle sia di schiena che di gambe, e più tardi mi farò anche i piedi.
poi mi metterò di nuovo a lavorare a Cthulhu, lavorando ad una nuova avventura per le mie vittime che si sono divertite tanto in questa prima parte della vecchia avventura.
sono qui che mi guardo le unghie lunghe come non le ho da tempo, belle, laccate, tutte ben tenute, una cosa estremamente sciccosa e quasi riesco a non piangere sui soldi che ci ho speso sopra, quasi è...
Oggi voglio sentirmi tranquilla, in pace con me stessa, ho finito la grata per la finestra, ho insacchettato tutto l'invernale in sacchi a vuoto per l'estate, ho spazzato e passato il cencio, ho dato la pappa a io piccoli e pulito la loro sabbietta quindi anche se mi impigrisco un po, e se per oggi non ho voglia di lavare i piatti, o di fare il nuovo mobiletto posso anche perdonarmelo credo, senza dover a tutti i costi sentirmi utile ed attiva, solo per non sentirmi inutile quando mi riposo.
Guardo i mie gatti ed a volte vorrei essere una di loro, una palla pelosa in qualche casa coccolosa come la mia, dove l'unica fatica che è richiesta loro è quella di fare un poco di coccole ogni tanto alla loro affettuosa mamma.
invece sono qui che cerco di convincermi che non mi sto comportando come una pigra otre modo solo perché ho deciso di dedicarmi il pomeriggio, e che se ho voglia di dedicarmi a me stessa non sono da condannare, e se ho speso un poco di soldi solo per me non ho buttato un patrimonio inutilmente.
voi penserete che sono un poco matta e vi posso assicurare che non site poi molto distanti dalla realtà: io combatto con questo stato di cose ogni benedetto giorno, ora, minuto della mia vita, e se ogni tanto mi concedo qualche cosa i sensi di colpa mi uccidono per giorni, almeno fino a quando non ho fatto qualcosa per casa, o per il mio convivente, o per i bambini, o per la famiglia... insomma sono una povera malata di mente, diciamocelo.
Comunque, nonostante tutto, h deciso e quindi insisto nella presa di posizione, e continuo a dedicarmi solo a cose che mi piacciono senza guardare verso la cucina dove i piatti di ieri mi attendono, o verso l'angolo in cui vecchi calzoni aspettano la forbice per recuperare il recuperabile, o altri lavoretti che mi attendono: avrò tempo nei pomeriggi o nelle mattine che mi attendono per tutta l'estate quando tornerò dal lavoro.
No, per oggi sono io esisto e solo quello che mi piace conta ed ora mi vado a prendere un ghiacciolo me lo mangio mentre mi rilasso di fronte alla nuova sconfitta di luna rossa, intristita di fronte alla perdita della coppa che avevamo sperato di vincere, poi mi dedicherò alla nuova avventura o forse al ricamo non ho idea, ma oggi è così: oggi ci sono io.

Oggi ci sono io


Oggi ho deciso di prendermela calma, di dedicarmi a me stessa e di riposarmi. sono nervosa, perché sabato rientro al lavoro dopo tutto questo tempo di malattia e sono incerta su quello che troverò, sia come accoglienza da parte di persone che hanno manifestato quanto poco gli interessasse di me, sia per il lavoro che potrebbe essere diventato anche più pesante.
Per questo mi sono detta, mi prendo questi ultimi giorni per me e mi dedico a me stessa. quindi sono andata a farmi le unghie dall'estetista qui all'angolo, parlando per due ore di cose di donne, cosa che devo ammettere non mi succede spesso, poi un bell'impacco ai capelli, un ber bruscaggio della pelle sia di schiena che di gambe, e più tardi mi farò anche i piedi.
poi mi metterò di nuovo a lavorare a Cthulhu, lavorando ad una nuova avventura per le mie vittime che si sono divertite tanto in questa prima parte della vecchia avventura.
sono qui che mi guardo le unghie lunghe come non le ho da tempo, belle, laccate, tutte ben tenute, una cosa estremamente sciccosa e quasi riesco a non piangere sui soldi che ci ho speso sopra, quasi è...
Oggi voglio sentirmi tranquilla, in pace con me stessa, ho finito la grata per la finestra, ho insacchettato tutto l'invernale in sacchi a vuoto per l'estate, ho spazzato e passato il cencio, ho dato la pappa a io piccoli e pulito la loro sabbietta quindi anche se mi impigrisco un po, e se per oggi non ho voglia di lavare i piatti, o di fare il nuovo mobiletto posso anche perdonarmelo credo, senza dover a tutti i costi sentirmi utile ed attiva, solo per non sentirmi inutile quando mi riposo.
Guardo i mie gatti ed a volte vorrei essere una di loro, una palla pelosa in qualche casa coccolosa come la mia, dove l'unica fatica che è richiesta loro è quella di fare un poco di coccole ogni tanto alla loro affettuosa mamma.
invece sono qui che cerco di convincermi che non mi sto comportando come una pigra otre modo solo perché ho deciso di dedicarmi il pomeriggio, e che se ho voglia di dedicarmi a me stessa non sono da condannare, e se ho speso un poco di soldi solo per me non ho buttato un patrimonio inutilmente.
voi penserete che sono un poco matta e vi posso assicurare che non site poi molto distanti dalla realtà: io combatto con questo stato di cose ogni benedetto giorno, ora, minuto della mia vita, e se ogni tanto mi concedo qualche cosa i sensi di colpa mi uccidono per giorni, almeno fino a quando non ho fatto qualcosa per casa, o per il mio convivente, o per i bambini, o per la famiglia... insomma sono una povera malata di mente, diciamocelo.
Comunque, nonostante tutto, h deciso e quindi insisto nella presa di posizione, e continuo a dedicarmi solo a cose che mi piacciono senza guardare verso la cucina dove i piatti di ieri mi attendono, o verso l'angolo in cui vecchi calzoni aspettano la forbice per recuperare il recuperabile, o altri lavoretti che mi attendono: avrò tempo nei pomeriggi o nelle mattine che mi attendono per tutta l'estate quando tornerò dal lavoro.
No, per oggi sono io esisto e solo quello che mi piace conta ed ora mi vado a prendere un ghiacciolo me lo mangio mentre mi rilasso di fronte alla nuova sconfitta di luna rossa, intristita di fronte alla perdita della coppa che avevamo sperato di vincere, poi mi dedicherò alla nuova avventura o forse al ricamo non ho idea, ma oggi è così: oggi ci sono io.

lunedì 4 giugno 2007

fai da te


oggi sono presa dl sacro fuoco del fai da te quindi eccomi qui, armata di sega elettrica, trapano, martello e chiodi che armeggio nell'unico spazio che ho a disposizione, cioè la sala\camera da letto\libreria cioè l'unica camera della mia povera casetta.
quale è il problema? c'è un gatto, un bel gattone nero come i miei che si aggira sul marciapiedi di fronte alle mie finestre. lui poverino non ha assolutamente nessuna colpa, ma purtroppo la sua vista rende isterica la mia piccolina, che diventa una furia e cerca di assalire gli altri due.
quale è la soluzione? be, le tende sono inefficienti, visto che i gatti possono passare tranquillamente dietro alle tende e possono andare ad affacciarsi. la cosa era per loro favolosa, perché oltre a poter prendere il sole, il maschio chiamava la gente per strada per farsi fare le coccole, da vera star quale è, ma da quando il gatto ha cominciato le sue passeggiate mi è toccato tenere continuamente le tapparelle abbassate. quindi? la soluzione è una specie di telaio su cui ho montato delle strisce di stoffa nella parte inferiore, in modo che l'aria possa filtrare tra le strisce, mentre nella parte superiore ho messo una specie di tendina che permette di vedere fuori a me ma spero di no ai piccoli.
ed eccomi quindi qui ad incollare e cucire.
mi ero dimenticata che dietro alla stoffa ho intenzione di mettere una rete in modo che non possano comunque passare tra striscia e striscia come certamente cercherebbero di fare se non la mettessi.
spero con questo espediente di riuscire ad avere luce ed aria in casa senza rischiare di avere liti o di dover correre dietro a pulire le marcature della piccola inviperita.
in effetti lei è l'unica che manifesta questa intolleranza verso le presenze esterne e mi preoccupa parecchio con quel suo carattere selvatico e sfiduciato.
io speravo che mostrandole affetto, e limitando le sgridate che le facevo rispetto agli altri si sarebbe sentita più fiduciosa e tranquilla, ma le cose non sono molto migliorate tanto che anche adesso, dopo un anno che vive con noi se viene avvicinata senza la dovuta cautela si spaventa e rischia di graffiare.
Eppure sia io che Maurizio siamo innamorati di tutti i nostri piccoli e lei non l'abbiamo certo mai trattata diversamente dagli altri, anzi, forse l'abbiamo trattata con più elasticità rispetto agli altri proprio per la sua ipersensibilità.
speriamo veramente che con il passare del tempo si renda conto dell'affetto che abbiamo per lei e si ammorbidisca, in fondo è ancora una cucciola e forse con il tempo e l'anzianità si calmerà un poco.
tornando ai lavori fai da te, dopo aver finito quello di lavoro, cosa che dovrei riuscire a fare nel pomeriggio, quando potrò comprare la rete, devo fare una piccola scaffalatura da mettere sopra ad una armadietto per le stoffe, in modo da allargare lo spazio a disposizione nella mia minuscola casetta. la sopra ci troverà spazio la biblioteca di moda e alcune delle scatole che contengono altro materiale per la sartoria, mentre nello spazio lasciato libero dalla biblioteca troveranno spazio altri libri.
a volte è veramente un problema trovare posto in cui mettere tutti i libri che compriamo e leggiamo, è un hobby magari nemmeno troppo dispendioso, ma sicuramente ingombrante per una casetta piccola come la nostra.

venerdì 1 giugno 2007

incidenti casalinghi


Oggi parlo di un argomento che di solito non occupa certo il centro dei miei pensieri. Gli incidenti casalinghi sono una cosa di cui tutti abbiamo sentito parlare ma non credo che le altre donne abbiano fatto più attenzione di quanto ne abbia fatta io fino ad oggi sull'argomento.
In fondo si tratta di una di quelle situazioni in cui si pensa, a me non può succedere, io sto così poco a casa, e poi faccio attenzione, non può assolutamente succedere.
allora com'è che anche noi alla fine siamo vittime, almeno una volta di questa sciagura?
un sacco di persone e di siti e di esperti non fa altro che dirci che dobbiamo fare attenzione a questo o quell'elettrodomestico, alla cera, ai pavimenti bagnati, ed io di solito ci sto anche attenta poi succede l'inevitabile.
sono li che lavoro tranquilla, sulla mia avventura, anche perché sabato è il grande giorno ed io dovrò essere al mio meglio, quando, mentre sono li che non trovo gli occhiali da lettura e che mi agito per casa sento il PC che pinga: qualcuno chiede la mia attenzione a quanto pare. mi posiziono di fronte allo schermo, mi siedo sulla sedia per rispondere e li succede l'inreparabile.
Inavvertitamente, o stupidamente come dice il mio adorato subaffittuario della parte sinistra del letto, ho poggiato un porta listini, di quelli in plastica scivolosa, proprio sulla sedia e me lo sono dimenticato li.
una cosa da niente se non fosse che non appena ci ho poggiato sopra il sedere in un secondo lo stesso era finito per terra, un polso li vicino e la spina dorsale rimbalzata per la stanza, che fortunatamente non è grandissima quindi alla fine sono riuscita a riprenderla ed a convincerla a tornare al suo posto.
Simpaticamente o tirato giù da un paio di panteon i rispettivi abitanti celesti quindi mi sono rimessa in piedi con dolore, come se avessi mangiato di recente una mela di qualcun altro.
oltre tutto chi pingava aveva bisogno della mia attenzione quindi con il sedere che urlava come un neonato, il polso che è rimasto li per terra dove lo avevo sbattuto, ecco che mi è toccato anche fare la levatrice elettronica per una gatta che ad udine stava mettendo al mondo la sua prima prole.
Questo ieri.
oggi la cosa si è freddata e posso affermare che quanti dicono che il giorno dopo fa più male del giorno prima non sbaglia nemmeno un poco.
Ho un sedere che fa male per due, dolori che serpeggiano felici giù per le gambe e su per la schiena, il collo che pare di legno e le spalle che dolgono come se avessi passato la notte a fare autodafe.
insomma sto un sogno, e come se non bastasse, siccome stanotte ho anche avuto freddo, almeno credo, mi ero anche infilata sotto le lenzuola ed i mie affettuosi bambini, convinti di dover dare il loro contributo si sono uniti al mio sonno, uno sotto l'ascella destra, uno sotto la sinistra ed una, la piccolina, in mezzo alle gambe. quindi se da una parte mi tenevano sicuramente calda, dall'altra mi sembrava di essere una mummia, con delle inesplicabili difficoltà di movimento.
ho provato anche a lamentarmi della cosa, ma ho ricevuto solo rimbrotti da almeno due dei tre, le femmine, mentre il mio caro maschietto, il più coccolone, ha deciso che dovevo essere calmata quindi ha affondato il muso nell'ascella, ha cominciato di nuovo a pocciare il pigiama ed ha continuato a fare il pane sulle mie dolenti carni fino a che dopo aver sgridato per sei volte con piccoli scappellotti il piccolo alla fine ha capito e si è messo tranquillo.
tornando all'argomento degli incidenti casalinghi, voglio lanciare un monito a tutti: attenzione che lo scivolone è in agguato per tutti, e potrebbe saltarvi sulla schiena, o sul sedere come nel mio caso, in qualunque momento.
a questo scopo penso sia giusto dare una indicazione per aggiornarsi e dare importanza a cose a cui non si bada troppo, eccovi quindi un indirizzo giusto
www.comune.pavullo-nel-frignano.mo.it/vvfpav/...
magari serve, magari no che dire? fate voi

17 Novembre giornata internazionale del Gatto Nero