giovedì 27 dicembre 2007

arriva il capodanno

Anche questo natale è passato. portandosi via la stanchezza dei viaggi che devo fare ogni natale, la gioia di fare e ricevere una marea di regali, la felicità di rivedere le facce di coloro che ricevono i doni, che consumano il cenone tutti assieme, del rivivere i natali passati e del giocare e ridere assieme in attesa della mezzanotte.
è passato il cenone del venti quattro, il pranzo del venti cinque, il compleanno del venti sei, è passato il tempo del natale e si avvicina quello del capodanno, quindi tutti si spogliano delle vesti rosse e oro che allietano il natale, delle palle colorate, dei festoni d'oro e verdi, per avvicinarsi alle vesti eleganti e da sera, per la notte in cui tutto deve finire perché tutto continui.
quella del capodanno è un'altra notte molto particolare per me, in cui voglio, anzi pretendo se posso, di fare cose che siano assolutamente al di fuori della norma. questo perché è una notte significativa, è la notte in cui muore un anno, che sia stato buono o cattivo, che sia stato duro o facile da percorrere, in quella notte muore un anno di vita vissuta, di affanni e piaceri, di cose fatte o ancora da fare.
e sempre in quella notte rinasce un nuovo anno che è tutto una promessa, una speranza, un fragile sogno che si concretizzerà solo nel corso dei mesi.
per questo per me è così importante la notte di capodanno, perché segna un momento di cambio, di rinascita, di fine ed inizio.
spero veramente che questo anno muoia tra i migliori auspici per il nuovo anno, che un anno di tribolazioni, di sofferenze, di stanchezza, lasci il posto ad un nuovo anno di miglioramento, di energia.
non so se sarà così ma me lo auguro, e lo auguro a tutti voi che leggete il mio blog e che vi accanite a seguirmi nonostante gli sproloqui, la pesantezza e la stupidaggine di alcune pagine scritte in questo tempo.
un vero, puro augurio di cuore a che la notte della fine e del principio vi porti sono cambiamenti positivi.

sabato 15 dicembre 2007

Arriva il Natale

Siamo a Natale. per me è il periodo dell'anno più bello in assoluto. non so perché, ma quando ci avviciniamo a questo periodo il mio viso si deforma mostrando in continuazione uno sciocco sorriso imbambolato, mentre canticchio a mezza voce carole natalizie a tutto spiano.
passo per le vetrine, guardando rapita le cose che vi sono esposte e sognando di poterle ricevere ma soprattutto di poterle regalare, e non cose normali. NO! troppo semplice.
cose come questa
http://www.youtube.com/watch?v=fQBNB_yDGWE
che giuro, se ricevessi a Natale probabilmente mi manderebbe ai pazzi per la gioia. regredisco ad uno stadio infantile di perfetta gioia e letizia, in attesa della notte in cui tutti si apriranno i pacchi e tutti riceveranno doni e spereranno di aver regalato la cosa giusta a tutti.
passo le mie giornate cercando su you tube o similari canzoni di natale e carole varie, mentre mi scarico tutto ciò che di natalizio suona. viaggio con due CD pieni in macchina in modo da poter sentire le musiche di natale in continuazione. sono fissata? si assolutamente, ma io lo sento proprio, lo spirito di natale. mi sento commossa vedendo le strade piene di luci, felice pensando a quello che regalerò a questa o quella persona.
sento che per i miei farò quanto è per me possibile in modo che possano godersi questa festa al meglio, ed ogni anno spero che il mio impegno possa far vivere al mio compagno ogni giorno come fosse natale, amandoci, e sostenendoci a vicenda, con la gioia del donarci l'un l'altro, sia materialmente che spiritualmente.
mi fa ridere chi dice il natale non è più quello di una volta perché è diventato una festa consumistica. il natale non è diventato una festa consumistica, siamo noi che oramai siamo diventati consumistici ed anche per festeggiare il natale usiamo gli unici mezzi che conosciamo, ma non è il natale in se stesso quanto chi lo vive e chi lo subisce, come fanno molti.
io so che a natale adoro riempire l'albero di natale di doni che siano comprati, quando posso, o fatti con le mie mani, quasi sempre. che siano per grandi o per piccini, che siano grandi o piccoli.
il natale non è fuori di noi, il natale è dentro di noi, e non parlo del natale religioso, per chi mi conosce anche il solo pensarlo sarebbe fonte di ilarità. io sono Atea fino al midollo, anche blasfema la maggior parte delle volte.
no, parlo di un'altro natale, quello dentro di noi che ci fa decidere che almeno una giornata all'anno la volgiamo dedicare a stare bene, solo bene, assolutamente bene, con chi amiamo a prescindere da quello che desideriamo per noi stessi, pronti a far felici gli altri sono per essere felici della loro felicità, desiderosi di gioire tutti assieme come i bambini per una notte l'anno ricevendo anche cose che non avremmo mai voluto e che non ci saremmo mai comprati, o cose che avremmo voluto ma che non ci saremmo mai comprati, o cose che desideriamo tanto ma che non ci siamo comprati apposta perché si avvicina il natale.
e in fondo è bello commuoversi per una bella canzone di natale, cantata da frank, mentre il camino scoppietta e la tavola viene imbandita, o mentre il calorifero riscalda e la tavola viene più o meno apparecchiata, perché non è importante quello che si ha ma come lo si vive, almeno un giorno all'anno se possibile.

abbiate un buon natale e godetevelo se potete, io ci proverò con tutte le mie forze e tutto il mio amore, come tutti gli anni.
intanto ecco un regalo per tutti voi

http://www.youtube.com/watch?v=IaxDGfA7evA&feature=related

lunedì 3 dicembre 2007

Sto attraversando uno dei miei periodi di stasi comunicativa, e per questo è un poco che non scrivo nulla sul blog, ma in effetti solitamente credo che sia meglio non scrivere nulla che scrivere anche quando non si ha nulla da dire, proprio per non sparare aria fritta come fanno oramai troppi.
ed invece eccomi qua, passando sulla lista del segnalibri che mi viene fuori l'indirizzo, e mi accorgo di non scrivere nulla da tanto e mi dico, ma scriviamo qualcosa.
sono alla fine caduta anche io nell'ingranaggio che ci vuole tutti sempre pronti a parlare di noi, ad aprirci, a comunicare.
e invece no: sono arrabbiata con il mondo in questo momento, sono rosa da una ira interiore che non ha una origine e non ha uno sfogo e non ho voglia di parlare, di dirvi come ho passato le mie giornate, o come sono stata negli ultimi giorni.
non ho voglia di comunicare con chicchessia, eppure mi ci trovo costretta ogni benedetto giorno, perché questa è la nostra vita, il doverci incontrare ogni giorno, con gente di cui non ci potrebbe importare di meno, ed essere costretti a fare bel viso anche a cattivo gioco, perché questa è la regola del vivere civile, così si deve fare e così si fa tutti.
Rimpiango per questo la vita in campagna dove una volta rientrati potevi anche gridare fino a farti sanguinare le corde vocali e nessuno ti avrebbe sentito, magari pericoloso, ma estremamente liberatorio.
forse è il tempo, ed io, meteopatica fino alla punta delle dita, mi incupisco con lui, ma ha voglia di scagliare anche io i miei fulmini, di urlare la mia rabbia contro qualcuno, di spaccare mobili e soprammobili, di abbattere pareti a forza di martellate.
vorrei tornare a fare un lavoro molto fisico, come quando ero più giovane e costruivo gli stand alla fiera di Roma: come ero stanca alla fine della giornata, ma come ero felice di quella stanchezza, fisica, vera, muscolare.
oggi, con il fisico che mi tradisce, con la mente sempre appesantita da pensieri e problemi, oggi vorrei tornare ad allora, e tornare felice, della mia stanchezza fisica.

giovedì 29 novembre 2007

felinamente

Ho letto un piccolo capolavoro che mi ha commosso e che ho deciso di pubblicare perché merita di avere udienza da chiunque possa leggerla.

SIR THOMAS TRYUT

E' stranamente freddo il focolare,
pur se la fiamma guizza scoppiettando,
i ninnoli che un tempo sfavillavano
sembrano opachi, lividi, diversi.

Perché sul panno dove s'assopiva
quel piccolo batuffolo di pelo
s'apre adesso uno spazio desolato
che nessun fuoco vale a riscaldare.

Il giardino gelato ed il sentiero
accorati sospirano al ricordo
del cacciatore dagli occhi silvani
che più non sosta immobile in agguato.

Se come i greci antichi ci dicevano,
nel folto della selva e fra i cespugli
hanno dimora fauni e amadriadi,
piangono anch'essi lacrime sincere.

Piangono a sera quando col tramonto
l'autunno fa rivivere i ricordi
delle mille gioiose capriole
che Tom inanellava in mezzo a loro.

Piangono i fauni: mentre il mondo greve
senza lacrime passa indifferente
presso il piccolo tumulo nell'erba
sotto la siepe al fondo del giardino.

C'è più di d'un occhio umido stanotte,
e molti canti pieni di tristezza
per chi scomparve, solo, incamminandosi
nella gelida pioggia di novembre.

Non c'è saggio che possa rivelarci
dove sia la sua anima, o se viva:
perché la Morte rizza ai nostri sguardi
una muraglia vasta e tenebrosa.

Ma dolce ci soccorre fantasia
donando la visione delle Esperidi,
nei cui giardini tiepidi ed ombrosi
gioca in eterno Tom e fa le fusa
tra i fiori profumati, sotto il Sole.

H.P. Lovecraft

martedì 13 novembre 2007

quando la realtà fa intrusione


Oggi volendo potrei parlare di molte cose che mi riguardano, del mio fine settimana sconvolgente, del senso di nervosismo infinito che ho provato in questi giorni, o del ritorno al lavoro, dei problemi che in questi giorni stiamo affrontando.
invece devo ammettere che un evento della vita reale è entrato prepotentemente nella mia attenzione e mi spinge a voler dire la mia anche io, in un coro di voci che si alzano e che urlano per farsi sentire molto più forti della mia.
mi riferisco alla morte di quel giovane tifoso laziale sulla strada di Arezzo a causa di un colpo sparato da un poliziotto.
inanzi tutto va detto che l'errore di partenza è imputabile solo e soltanto al poliziotto: con che arroganza si è permesso di intervenire, da due corsie autostradali di distanza, su uno scontro che nel frattempo si era già quasi sedato, a colpi di pistola. ma cosa è passato per quella testa nel momento in cui ha sparato? è vero, ha ucciso un ragazzo. ma se per caso quella pallottola sparata, mentre attraversava quelle infinite corsie autostradali si fosse andata ad infilare in una macchina lanciata a minimo 110 km orari? o ancora peggio in un autista di pullman? si è reso conto della strage che avrebbe potuto causare? della carambola di veicoli che poteva accatastarsi su quella strada? in confronto quasi si potrebbe dire menomale che ha ucciso un ragazzo invece di fare una strage.
una cosa che ho sentito dire da un militare e che ho sempre considerato fondamentale: le armi ci vengono date per non usarle; nel momento in cui la estrai hai già perso il confronto.
parole molto vere che purtroppo non ho sentito spesso sulla bocca della polizia, e non parlo per odio o antipatia congenita. ho un gran rispetto delle autorità e conto molto sulla protezione che possono dare al cittadino, ma per esperienza personale so anche che, alcune persone, all'interno soprattutto del corpo della polizia, si ammantano di una specie di autorità divina per cui, dal momento che sono poliziotti e che hanno una pistola poro possono tutto e guai a dire di no.
ci sono anche le persone sane e posate, ma come in tutti i campi basta una mela marcia a far scartare il cesto.

sviscerato questa parte del racconto passiamo a dire che la gestione giornalistica della faccenda è stata assolutamente esecrabile. dare una notizia del genere "ucciso ultras della Lazio da un poliziotto durante scontri tra tifoserie" vuol dire voler a tutti i costi spingere una fascia di popolazione, esaltata e già piena d'odio verso le istituzioni a scatenarsi in una sarabanda infernale, come del resto è successo.
la notizia avrebbe dovuto essere data, questo è sicuro, ma sta anche al cervello dei giornalisti, o se loro non sono disposti ad usarlo, dei capo redattori, il decidere come far filtrare all'inizio la notizia.
un ragazzo è morto, e questo è certo. è stato ucciso da un poliziotto ed anche questo è certo. erano sull'autostrada ad un autogrill e il colpo è partito dall'altra parte della strada. questo è quanto. se fosse stata comunicata così la notizia, non si sarebbe nascosto nulla e si sarebbe evitata la vergognosa avventura della domenica notte che ha messo i poliziotti e gli steward degli stadi al centro di una caccia forsennata.
ma vuoi mettere quanto è meglio scatenare il panico? quante più notizie riesci ad avere poi se si scatena la guerriglia urbana? e se ci scappa anche qualche morto è meglio no?

infine parliamo degli ultras, di questa gente che ha sfruttato un pretesto qualsiasi per scatenare il caos.
gente che ha scatenato la sua violenza in nome di una vendetta che non aveva ragione di essere: alcuni dei "vendicatori" erano persone che se avessero incontrato quel povero ragazzo alla partita non avrebbero esitato a riempirlo di botte a loro volta, altri addirittura sono stati coinvolti negli scontri ed all'inizio manco sapevano perché stavano dando contro alla polizia, ma tanto il motivo non è importante, l'importante è la violenza, in fare inferno, l'andare contro allo sporco simbolo di potere.
sempre di più provo vergogne e ribrezzo per questo mondo che produce solo rappresentazioni di violenza e di prevaricazione.
un mondo che permette la presenza al suo interno di elementi facinorosi, violenti, pericolosi, che tollera ed anzi incoraggia il portare agli appuntamenti armi e strumenti di offesa, che spinge verso l'attacco alle istituzioni, generalizzato, endemico, cieco.
se fosse per me, visto che il calcio non si può sopprimere, a causa dell'indotto che mantiene, si dovrebbe giocare sempre e solo a porte chiuse, con le trasmissioni delle partite tramite le televisioni pubbliche solo nel caso che non ci siano stati atti di violenza legati alla partita precedente della squadra, altrimenti, video criptati e rivelazione finale solo del risultato. se la gente si comporta come animali, allora vanno trattai come animali e vanno puniti quando sbagliano e premiati quando si comportano bene, ma non lasciati liberi, perché sono pericolosi.
so di essere estrema nelle mie affermazioni, ma sono stanca della paura e del peso che quella fetta di gente riesce ad inculcare nel resto della popolazione, di sentire parlare di violenza gratuita, di assalti, di caos e di ultras.

mercoledì 7 novembre 2007

revisionismo storico

oggi ho questa idea fissa, questo che sarà il leit motiv di tutta la mia giornata: il revisionismo storico.
quanti di voi hanno vissuto l'interpretazione degli eventi nella propria vita, legati ad eventi personali, di famiglia o di altri? i miei sono dei maestri nel revisionismo storico, in confronto nemmeno gli egizi che riuscirono a cancellare intere epoche o vite di faraoni sono nessuno.
tutto ciò che è successo nella mia vita prima ho poi è stato sottoposto a revisionismo storico, tutto ha visto le forbici del censore o la penna del correttore di bozze, che ha modificato qui, accorciato li ,a volte interamente riscritto l'evento, o cancellato come mai successo.
io soffro per mio conto di amnesia storica, forse indotta anche da questo nascondere il passato quando non era perfetto per il momento, ma alcune cose della mia vita le ricordo, bene, e so che si sono sfolte in una determinata maniera, mentre nella memoria collettiva della famiglia, questa stessa memoria varia a seconda dell'interprete, e qui ci posso stare, o a seconda del momento storico, e questo mi distrugge intimamente.
lo stesso evento cambia a seconda dell'umore di colui o colei che ne è stato parte in causa, e cambia a seconda del suo umore nel momento attuale: quindi se è un periodo in cui si possono anche dire determinate cose, allora si possono anche ricordare, se invece il momento è di chiusura, di rifiuto, allora la cosa subirà mutamenti anche travolgenti che rimarranno addosso al ricordo distorcendolo, modificandolo, e distruggendolo, fino a quando si negherà la sua esistenza.
un esempio plateale è la sparizione del mio diploma di laurea: per anni ha fatto bella mostra di se sul caminetto, nella sua bella cornice a giorno. a me non interessava più di tanto onestamente però me lo ero guadagnato quindi non mi spiaceva di vederlo li.
quando mia madre ebbe il periodo dei quadri, in cui doveva appendere i suoi quadri in ogni dove in casa, quella figura ingombrante perse la sua valenza nei miei confronti e divenne solo un'altro chiodo su cui appendere i suoi quadri, per cui venne riposto in un qualche oscuro punto della casa. quando io tornai a casa e non lo trovai mi venne detto che era messo via, insieme alle altre cose di casa, mica mi dovevo preoccupare in fondo... la casa nasconde ma non ruba. quante volte ho sentito questa frase!!!
fatto sta che il mio diploma è sparito dalla faccia della terra, ma nel frattempo anche il periodo di esposizione di mia madre è sparito quindi l'evento del distacco del mio diploma non poteva più essere presentato come un momento di disagio di mia madre, che nell'appendere i suoi quadri per casa probabilmente voleva riportare in prima persona la sua personalità. no, questo non andava più bene, quindi via con il revisionismo: prima il mio diploma venne staccato per qualche ragione x come la ripittura delle pareti, poi per qualche bisogno secondario, infine, ultimamente il revisionismo ha trovato il suo capro espiatorio e mi è stato detto che venne staccato per fare delle fotocopie per me e quindi consegnatomi.
ad una mia decisa negazione della cosa sono stata incolpata di essere quella che
a. non ricordava mai le cose come sono andate
b. sono quella che mette sempre in piedi le discussioni di casa
c. quella che incolpa sempre mamma di cose che alla fine non ha commesso
d. quella che sostiene che lei non si ricorda dal naso alla bocca per quanto riguarda le cose avvenute in quel periodo particolare ma anche nel resto del passato.
in definitiva io sono la dissacratrice, quella che si sottrae alle regole ferree del revisionismo storico, che crea disguidi e problemi in famiglia, e che comunque non ha più il suo diploma di laurea.
con buona pace della mia memoria.

martedì 30 ottobre 2007

storie di famiglia

piove.
e come sempre quando piove, oltre ad uscire ogni più piccolo dolore escono anche i pensieri scuri, l'introspezione malinconica, la voglia del silenzio e del guardarsi dentro.
ed allora perché invece di farlo solo con la mente non farlo anche con le dita?
allora voglio parlare nel dettaglio di ciò che ho avuto nella mia vita infantile, voglio farvi conoscere la mia famiglia, e voglio che lo si legga sapendo che io amo le persone di cui parlo e che oltre a quello che dico in queste righe hanno anche dei pregi che però in questo momento non contano.
amo moltissimo i miei familiari, al punto che i primi tempi al di fuori della famiglia per me era stata una esperienza estremamente dolorosa, ma anche la convivenza con loro è sempre stata estremamente difficile, ed è diventata ora come ora impossibile, per periodi che superino qualche giorno.
mio padre è spettacolare, simpatico e spigliato, ma ha il mio carattere quindi già questo causa di continui attriti, in più è sempre stato estremamente esigente nei miei confronti, in maniera positiva, ma creandomi dei traguardi sempre difficili da raggiungere, al punto che alla fine i traguardi irraggiungibili me li creavo da sola e se non li raggiungevo mi sentivo in colpa nei suoi confronti perché sentivo di averlo in qualche misura deluso.
amo ed ho amato mio padre come un esempio, come un superman, certa di non riuscire mai a raggiungere la sua bravura in tante cose, così idealizzato da non riuscire ad accettarne l'invecchiamento e litigare con lui quando vedevo che cose, fino a ieri facili da fare, oramai gli riuscivano più difficili, se non addirittura preferiva non farle.
la frase che oramai ripetevo tranquillamente in quelle occasioni era: se ci riesco io come fai a non riuscirci tu? in fondo era così meglio, così imbattibile, così più...
una figlia che si vede per tutta la vita un osso lontano agitato e mai raggiunto, che quando lo raggiunge scopre trattarsi solo di un legnetto.. delusione e rabbia che mi hanno accompagnato per un sacco di tempo e che a volte ancora ora rischia di salire.
su tutto questo un carattere che si diverte a pungere ed a spingere, a volte a istigare alla lite, e che mi portava costantemente allo scontro su qualsiasi cosa, anche la più piccola e inutile.

mia madre è una donna che ha sacrificato tutta se stessa per la vita di casalinga, e che in qualche modo ha riversato su di me tutto quello che poteva volere e che sapeva di poter ottenere da una figlia che per sua stessa ammissione era una perfetta bambina, una di quelle bambine tranquille, mai piangente, mai di disturbo, la si poteva portare dappertutto senza problemi perché non disturbava.un sogno di bambina che cresceva con una madre che viveva per la famiglia e che dalla famiglia otteneva tutte le sue gratificazioni. sapeva tutto di me, in ogni momento: quando ero piccola riusciva a stupirmi sapendo tutto di me, dove andavo, cosa facevo, e crescendo è stato naturale per me dirgli tutto, quello che facevo, quello che dicevo, le esperienze che facevo.
una piccola donna che alla fine si è sentita più amica che figlia in tante situazioni, e a volte si è caricata dei problemi che erano della famiglia, si è sentita colpevole quando le cose non funzionavano, si è sentita in dovere di fare sempre il meglio.

e forse proprio perché cercavo sempre di fare il meglio, per tutte e due, finiva che non riusciva fare bene, e venivo considerata una ragazza da proteggere, una bambina da tenere sotto una campana di vetro, da difendere dalla vita e dalla gente: non potevo uscire da sola, non potevo andare in discoteca, non potevo avere un motorino, non potevo fare nulla al di fuori di casa, perché io ero quella strana, quella che non ci si poteva fidare, che non poteva essere responsabile.

poi c'era mia sorella.
lei è quella posata, che è cresciuta responsabile, che sapeva cosa voleva e che ha sempre lavorato per quello che voleva. però quando io avevo chiesto di lasciare la scuola loro si sono imposti per farmi studiare, io non ho mai chiesto di essere portata avanti con gli studi, non ho mai chiesto di andare all'università. non dico che non volessi farlo, quando sono andata a scuola ero felice di farlo, ma non l'ho chiesto io, come non ho chiesto di essere mantenuta per tutto quel tempo.
se avessi fatto come volevo forse ora avrei una cultura minima, avrei un lavoro insoddisfacente, uno stipendio ed una vita ben diversi da quello che ho io, ma non ho mai obbligato nessuno a darmi ciò che mi è stato dato e che mi ha fatto giungere qui: perché allora sentirmi in colpa per tutto questo, sentire che devo a tutti qualcosa, come se avessi privato mia sorella di ciò che io ho avuto? forse perché ogni volta che mia sorella sballava un esame a me veniva detto " be lei poveretta si deve mantenere agli studi da sola, mica come te che hai potuto studiare pagata."

è stata una lunga agonia, durata da quando aveva 18 anni e si è iscritta all'università, ed ora ne ha 36 e si è finalmente laureata, e da ora in poi non mi diranno più quanto si è sacrificata, quanto poverina a faticato per ottenere quello che ha ottenuto: ma io che ho fatto la mia laurea in tre anni, andando su e giù tutti i giorni, facendo il tirocinio ed ottenendo voti atti a diminuire le tasse, per la mia media, io che ho fatto quello che volevano e nei tempi che volevano, io no, io non ho faticato, io non ho sudato e non mi sono sacrificata.
forse è vero, per me la sua laurea ha avuto più di un significato: da una parte mi ha liberato di quel peso che provavo, della sensazione di dovere sempre qualcosa a qualcuno, anzi non qualcuno, a lei, qualcosa che mi era stato dato e che forse sentivo di non meritare o forse pensavo di aver meritato solo in parte.
e forse ho sentito anche rabbia, rabbia verso di lei sapendo che in quel momento finalmente sarei stata libera, libera di non sentirmi in colpa, anche se oramai è una meccanica che non mi lascia, io in colpa oramai mi sento sempre, so di sentirmi sempre colpevole, anche quando magari non c'entro nulla, o quando nonostante tutti i miei sforzi quello che ottengo non è quello che voglio o che mi aspetto.
vita dura a volte, a volte così dura da non sapere come andare avanti, perché non sono mai abbastanza,non riesco mai ad essere al livello che mi viene richiesto, anche perché il livello è altissimo, il limite è altissimo e mi è imposto da una persona estremamente esigente: me stessa.
ma io ho avuto insegnati molto bravi, e sto faticando molto per riuscire a disimparare.

lunedì 22 ottobre 2007

(19/10/07) visite di famiglia


siamo alle solite: adoro andare dai miei ed odio andare dai miei.
mi mancano immensamente quando non li vedo, ed il rivederli mi riempie sempre di una gioia immensa, diamo e riceviamo una gran quantità di affetto, di amore, che ci riempie l'anima e ci fa sentire felici e vicini.
ma nello stesso tempo si sente una costante rabbia inespressa che cova sotto la cenere, una tensione che sprigiona scintille ogni volta che il discorso scende sotto l'argine di sicurezza.
cose di cui non è consentito parlare, altre che hanno più di una versione e di una interpretazione.
ed allora ci si muove come in una danza, sottraendosi dove si può allo scontro, aggirando l'ostacolo, ignorando le stoccate, anche se colpito, per evitare il duello che inevitabilmente causerebbe morti e feriti.
e dove lo scontro scoppia, se possibile non venire coinvolti, ignorarlo, facendo finta di niente, parlando d'altro con chi fa la stessa cosa e lasciare chi combatte da solo, per non essere feriti, e per non ferire.
è una danza di spade, anche affascinante se vostra dal di fuori, sicuramente faticosa e alla fine ti lascia sempre insoddisfatto e sconfitto.
si può danzare per giorni, ma se si è persa l'abitudine alla fine ti esaurisce inevitabilmente ed io ho deciso che nella MIA di vita quella danza continua non l'avrei voluta: l'ho danzata per tanto, troppo tempo.
e più sono e danzatori più la fatica aumenta, fino al punto da essere soverchiante: si può anche reggere un passo doble per qualche tempo ma in tre senti già l'affanno ed in quattro le ferite sono inevitabili.
lo strano è che nonostante conosca questa danza, e sappia di doverla ballare se voglio andare da loro, la prima ferita mi coglie sempre impreparata, il primo sangue che sorre mi rende sempre rabbiosa e sbilanciata, ed il primo scontro è sempre sanguinoso perché la mia risposta è cieca, dettata dal desiderio di sopravvivere più che dal calcolo.
perché in fondo è questo lo scopo della danza: evitare di essere feriti e di ferire pur giocando con lame Toledo.
il problema invece è che ogni tanto qualcuno si ferma, e gli altri che non lo vedono fermarsi affondano le spade nella carne, allora lui risponde, le ferite aumentano ed alla fine per sopravvivere si ricomincia a danzare, sanguinanti, dolenti e addolorati, ma si ricomincia a danzare: e mi raccomando signori, sorridete.

mercoledì 17 ottobre 2007

un fine settimana bestiale.

oggi giornata campale che prelude ad un fine settimana altrettanto frenetico.
la mattina passa come al solito al lavoro, tra alti e bassi, senza nulla di nuovo, poi qualche ora con mau perché non ci vedremo per niente questo fine settimana, almeno fino a sabato sera.
pranzo con lui, poi alle quattro da Stefano, che come ogni volta cercherà di demolire un'altro pezzettino di quella diga che ho dentro di me e che mi impedisce di scorrere naturalmente, come dovrei. alle cinque di corsa a cercare un regalo per mia sorella e la sua tesi e per la piccola di Carlo e il suo battesimo. quindi a casa a finire di preparare la valigia, pronta per partire entro le otto, cosa che dovrò comunicare anche ai miei che dovranno passare a prendermi alla stazione.
poi domani.
ci leviamo alla mattina, non so a che ora per andare a Siena dove finalmente, dopo tanto, Flavia discuterà la sua tesi, un evento degno di essere immortalato dalla macchina fotografica che ho già carica e pronta.
poi ritorno a Grosseto e festa comprendente il compleanno di papà che cade proprio domani se non ricordo male, e credo che regalo più bello di questo Flavia non poteva farglielo.
quindi cena e ninne che il giorno dopo ho la sveglia alle quattro e il treno alle cinque e mezza per Bologna dove vado a visitare una fabbrica di ossigenatori e dove passerò la giornata tra prove di laboratorio e dimostrazioni: speriamo solo di non fare una figura barbina.
quindi cena con i rappresentanti e ninne in albergo tutto spesato, la cosa che adoro di più devo essere onesta.
il giorno dopo finalmente c'è il ritorno a Roma e nella mia casetta adorata, dove porto riposarmi e riprendermi dal viaggio, almeno fino a quando non smonterò la resistenza dello scaldabagno che si è rotta e va sostituita. quindi dovrò andare a comprare quella nuova e cambiarla, rimontare tutto e sperare che funzioni.
la domenica infine c'è il battesimo, fortunatamente nel pomeriggio, e quindi ci sarà il rinfresco e compagnia bella: ed io non amo nemmeno i bambini, figurarsi!!!!
quasi non vedo l'ora che sia lunedì e che il tutto sia superato, anche solo perché è una sofferenza per me andare tre giorni fuori senza il mio cucciolo, che rimarrà da solo a casa e andrà da mamma.
spero di divertirmi almeno a Bologna.

martedì 16 ottobre 2007

l'imperscrutabile disagio dell'anima

sono giorni di cambiamenti.
cambia il tempo, e finalmente sembra che il brutto giunga e porti con se un poco di sano freddo, di quello che ti fa desiderare che torni il caldo, che arrivi di nuovo l'estate.
cambia la vita di mia sorella che finalmente dopo quasi venti anni di università riesce a laurearsi anche se ancora l'aspetta il periodo d'internato.
e cambio anche io, anche se non so se in meglio o in peggio; mi sento in questo momento apatica e poco incline al movimento ma sento che dentro di me cova il cambiamento, tutto sta a capire cosa vuole cambiare, perché io ancora non sono riuscita a capirlo.
me lo chiedo dall'ultima seduta con Stefano, quando il nervosismo era così palese da essere quasi ridicolo, ma il motivo mi era oscuro e lontano, e me lo sono chiesto ogni giorno da allora ma ancora una risposta non sono riuscita a darmela.
sento che c'è qualcosa che reclama una vita, che vuole uscire e concretizzarsi, ma non riesco a capire di cosa si tratti: sono in qualche modo turbata dai mutamenti che vedo nella vita di mia sorella e che collidono con quelli che invece non riesco ad attuare nella mia?
o come ha suggerito mau, sono irritata dalla mancanza di mutamenti nella vita di mau mentre io vorrei che ci fossero nella mia?
però se ci penso nessuna delle due ipotesi mi da un qualche tipo di segno, un impressione di possibilità. nessuna delle due mi disturba più di tanto, una perché oramai lontana dalla mia vita e quindi non più influenzante sia nelle scelte che nelle cose di ogni giorno.
l'altra perché è una scelta che è fatta con coscienza, e che io rispetto in quanto riguarda la sua vita ed è giusto che se da me devono venire consigli se richiesti, non vengano nessun tipo di imposizioni perché è importante il rispetto della vita dell'altro.
allora da dove viene questa irrequietudine che mi agita?
non riesco a capire e spero che domani, sondando si riesca a trovare il bandolo di questa matassa, altrimenti mi attende un'altra settimana di insoddisfazione e di domande.

sabato 29 settembre 2007

è arrivata la bufera...


neanche ci fosse stato qualcuno che era li, a leggere il mio blog per accontentarmi.
la mattina imploro un poco di ristoro e la sera le cataratte del cielo si aprono e riversano litri e litri di acqua sulla città di Roma, rendendo l'aria più fresca, e le notti riposanti.
certo, c'è stata la controindicazione che io ero in giro proprio quando le cataratte hanno deciso di aprirsi, in canottiera, e che mi sono presa una parte di quella acqua col risultato di tosse, mal di gola, naso un poco chiuso e un po di febbre, ma questo non frenerà certo il mio entusiasmo, finalmente un poco di fresco e di ristoro per questa città sotto assedio.
l'ho già detto, non sono mai stata una fanatica del freddo e del gelo, ma dopo due estati ed un inverno in ebollizione non vedo l'ora di un inverno con i contro fiocchi, di un respiro di sollievo.
ed eccomi accontentata: sono due giorni che il cielo è coperto ed il tempo inclemente, le temperature miti. finalmente ho rimesso le magliette a maniche lunghe ed i jeans pesanti, sto pensando seriamente se cominciare a fare il cambio stagionale.
e se da una parte il cielo bigio mi intorbidisce l'anima, comunicandomi un po di tristezza e di depressione, dall'altro sento come un manto di tranquillità scendere a riposare le mie stanche fibre.

i miei occhi sono felici di non essere, per un poco, feriti dal forte lucore di un sole impassibile e sereno che brilla incontrastato per mesi e mesi.
un poco di riposo a noi, come alle piante, come alla terra tutta.
in fondo sento il mio animo urlare contro questa eterna estate con lo strazio della madre foca che vede il proprio piccolo morire affogato sul pack che si scongela, con la stanchezza dell'orso bianco che nuota per ore alla ricerca di un pezzo di ghiaccio su cui salire e riposare, con il dolore dei pinguini che non riescono a far durare le proprie scorte alimentari per tutta la cova, perché la pesca è sempre più difficile e lontana dalle coste.
riscopro in me il dolore della natura che urla per un po di sollievo e so che se anche questo che io sento è un poco di sollievo, in realtà molto di più ci vorrebbe per non sentire più quei lamenti.
santo cielo, sto scivolando nell'animalista, e anche se non mi dispiace perché quello che dico è quello che penso, è anche vero che sono out topic come si dice nei forum.
accontentiamoci per il momento di questo respiro di sollievo e speriamo nei mesi futuri: a noi un maglione di più non manca, alla natura la neve tanto.

giovedì 27 settembre 2007

ancora caldo

Ed eccoci qui a sperare di nuovo che arrivi l'inverno.
siamo praticamente ad ottobre, il giorno si viaggia tranquillamente a mezze maniche e se ci si muove troppo si suda, la sera si potrebbe mettere un maglioncino di cotone, ma non è indispensabile, la notte, un leggero lenzuolo basta ed avanza.
si parla di peggioramenti, di arrivo della brutta stagione, di alluvioni al nord, nevicate ad alta quota, ma sembra tutto così distante in un clima di lento e caldo autunno, che non promette certo un inverno più rigido di quello dell'anno scorso.
mi ricordo due estati fa, quando l'ondata di caldo anomalo fece tremare tutti: si pensava che una estate così torrida avrebbe aperto le porte ad un inverno estremamente rigido e disastroso.
disastroso l.o fu davvero: caldo estivo in pieno dicembre, si girava a mezze maniche anche vicino a natale, io non ricordo di aver messo i maglioni più di una decina di giornate in tutto, e forse esagero.
e questo inverno? vorrei tanto il freddo, vorrei mettere maglioni pesanti, sciarpe, cappelli, vorrei usare il piumone a letto, vorrei calzini spessi e cioccolate calde.
ma soprattutto credo che la terra vorrebbe una coltre di neve, uno strato di ghiaccio, precipitazioni abbondanti, freddo e riposo per i germogli.
mi sento stancata da questo prolungato bel tempo, come se anche io avessi bisogno del sano riposo invernale, del letargo della pelle, del sonno del sole, che illumina debolmente e si allontana.
invece siamo qui, nei torridi 27 gradi di un'estate che non vuole saperne di andarsene, non vuole smettere di scaldarci, di essiccarci, di farci sudare ed evaporare, di esaurirci.
mi mancano i pomeriggi, o le sere, accoccolata sul divano, con la tutona calda, la copertina sulle gambe un buon libro e un bel filmino alla tele.
mi manca il desiderio di accoccolarmi al petto del mio ragazzo, alla ricerca di calore e coccole.
anche fisicamente ci sentiamo respinti dal calore dell'altro, nella notte desiderosa di fresco, ci isoliamo e allarghiamo sul materasso alla disperata ricerca di uno spazio fresco, come di giorno desideriamo un filo di vento che ci rinfreschi e rechi sollievo.

martedì 25 settembre 2007

giorno dopo giorno

I giorni passano, abbastanza uguali tra di loro da non dare adito ad una netta consapevolezza del loro trascorrere, e se questo da una parte è preoccupante, perché è come se la vita a volte mi scappasse di tra le dita come granelli di sabbia, dall'altra non me ne dolgo troppo, perché giunge alla svelta il fine settimana, in cui mi rifugio nel nido di casa e chiudo fuori le rotture le brutture e le arrabbiature.
si perché tutto al lavoro è ritornato esattamente come al punto in cui l'ho lasciato, nulla di nuovo, anzi, qualcosa di ancora più vecchio che non se ne vuole andare.
Ma non importa, non troppo per lo meno. io mi limito a chinare le spalle, chiudere il cappotto sulle piogge di rotture e scocciature ed andare avanti, dalle sette alle tredici, poi alzo la testa, guardo il campo di battaglia, spolvero le spalle dai residui e cammino fuori.
ancora posso farlo, dopo una settimana le mie energie sono sempre fresche, mi permettono sempre di difendermi da tutto e da tutti. spero solo che reggano, che questa volta il meccanismo sia partito bene e non si inceppi, e mi permetta di procedere spedita, fino alle prossime ferie, senza cadere, senza soffrire.
sono stanca del fatto che le scudisciate mi lascino cicatrici, sono stufa di perdere il mio sangue su questioni di impossibile soluzione. non mi voglio più esaurire su questo elefante a cui nemmeno una cura massiccia di antibiotici salverebbe la vita, visto che è già morto e non lo sa: noi tutti lavoriamo in un ente\zombie, un corpo putrescente che per andare avanti mangia se stesso, e si indispettisce quando gli altri vedono il suo virulento decadimento e ne parlano pubblicamente, come se si potesse tenere nascosto questo marciume.
eppure in fondo è proprio cosi', qualche giorno di pubblica denuncia, qualche momento di pacato imbarazzo, in cui si spazzano corridoi e si sposta lo sporco da una parte all'altre e poi tutto continua come prima: cambiare qualcosa perché tutto sia sempre uguale.
no, basta.
la mia vita è fuori, lontano da qui, in un'altra dimensione, in un altro pianeta rispetto a questo, ed io devo solo tapparmi il naso per sei ore al giorno, tutto qui.
posso farlo e per il momento riesco a farlo, quindi andiamo avanti così, due ore sono già passate, e poi la vita si svolgerà come una strada di mattoni gialli fuori dalla porta.
e ciao ciao a tutto e tutti.

mercoledì 19 settembre 2007

ancora rabbia nelle strade


nuovo giorno e nuovo motivo di rabbia.
oggi voglio levare una vibrante protesta a nome di tutti i cittadini che come me vivono a largo dei colli albani.
quella è una zona felice, quasi un'oasi del parcheggio, dove con un poco di pazienza la macchina la puoi lasciare anche non troppo distante da casa, e dove i poveri disgraziati che, volendo alleggerire il traffico urbano, vogliono lasciare la macchina nel parcheggio di scambio non hanno troppe difficoltà a farlo.
tutto questo fino a fine agosto, primi di settembre.
dopo di che comincia quello che è definito il migliore mercato del libro scolastico usato di Roma e del Lazio.
visti i costi proibitivi del mandare un figlio a scuola al giorno d'oggi trovo che la cosa sia estremamente encomiabile, e da premiare, se non fosse che una sequela di venti, trenta camion, invade tutta una parte del parcheggio di scambio, del parcheggio del mercato, e ogni anno una parte più grossa, tanto che questo anno non è stato raro trovare camion non solo sul marciapiede a loro assegnato, ma anche nel mezzo del parcheggio, con i loro begli ombrelloni che occupano sei o sette posti macchia.
questo non parlando di:
folle di persone che girano tra i banchi e in mezzo alla strada ignorando le macchine che devono passare;
folle di macchine posteggiate nei modi più disparati impedendo a quei pochi fortunati che hanno trovato posto di uscire, a quei disgraziati che devono percorrere la strada ti passare, e sostando nel centro della corsia anche per dieci minuti in attesa che la gentile signora, con cane, bambino grande, bambino piccolo, borsa, foglio per appunti e spesso anche nonna, scendano da quella benedetta macchina e questa possa togliersi tre quarti dalle scatole.
e tutto questo peggiora notevolmente alle sette e mezza, quando, non si sa per quale misterioso arcano, tutti quei camion, si cominciano a muovere entrando ed uscendo dai propri posti come se si trattasse di un mazzo di carte da mischiare.
dolore e sofferenza a colui che in quel momento deve uscire dal parcheggio, perché i signori ti rispondono anche male, mentre fanno i loro affari a spese di chi in quella zona ci vive tutto l'anno.
e non ultimo, a volte si vede anche qualche luce scheggiata, qualche graffio sulla vernice, ma tanto vai a sapere il giorno dopo chi è stato di quegli elefanti del balletto serale?
il tutto poi si protrae fino a dicembre, con somma gioia di tutti gli abitanti, che per quattro mesi devono sgomitare con gli acquirenti, deviare gli assalti dei venditori che se non hai libri da vendere o da comprare ti guarda anche male se passi di li, preservare la propria macchia, mangiarsi il fegato per un posteggio, bestemmiare in turco austroungarico per uscire dallo stesso il giorno dopo sono per entrare o uscire di casa.
a chiusura di tutto questo io mi domando: ma il comune di Roma, o del mio distretto, se di quello si tratta, si rende conto di tutto questo quando da permessi infiniti ed innumerevole per questi eventi? manda mai un vigile a vigilare, non solo sul fatto che i signori non sbordino dal suolo occupato e pagato, ma anche che la cosa non arrechi troppo disagio a quei poveri cristi che le tasse le pagano tutto l'anno?
in questo periodo ogni sera ed ogni mattina, sono parolacce e rabbia che montano e sgorgano libere e sincere dal cuore, e spero, veramente tanto, che giungano tutte all'orecchio di chi di dovere, ma oramai in questo senso sono molto scettica: chi di dovere, una volta che ha intascato quanto dovuto, spinge bene i suoi bei tappi nelle orecchie e si dedica a tutt'altro, non certo all'ascolto di chi come noi può protestare ma non portare qualcosa nelle sue lucrose tasche.

martedì 18 settembre 2007

ecco di nuovo la rabbia che sale


Uffa. sembra impossibile ma la maggior dose di stress che si accumula in questa per altro splendida città è dovuta al traffico.
anche oggi per venire al lavoro, un percorso che di notte mi richiede al massimo quindici minuti, mi ha portato via più di trenta cinque minuti, il tutto per una serie di cose che fanno rizzare i capelli dalla rabbia.
si va dai lavori in corso in piena ripresa del periodo scolastico\lavorativo, la gente, che quando scatta il semaforo ha ottomila cose da fare in macchina prima di decidere a partire, quelli che devono assolutamente girare a destra tagliando tre file di macchine, dopo essersi messi sulla sinistra per fare i furbi e passare davanti.
altri che vanno a dieci, venti chilometri orari, al solo scopo credo di rendere idrofobi gli altri guidatori chiaramente, e oltre tutto lo fanno rimanendo in mezzo alla strada, sordi alle decine di clacson che gli suonano dietro la schiena.
questa città è un posto meraviglioso, peccato che regalino le patenti agli angoli della strada a chiunque passi, altrimenti non si spiega come possano guidare così gli abitanti del volgo.
a parte la incapacità cronica che hanno dimostrato in tanti, di capire che se per terra c'è una freccia che dice che su quella corsia si può stare se si gira, e solo se si gira; questa è una cosa che come diceva spesso mio padre in altre parti meno nobili del corpo gli c'entra ma in testa no.
tutti che si accalcano sulla corsia per girare ad attendere il semaforo per andare dritti e se tu sei un povero disgraziato che deve girare e si incavola anche perché non ti fanno passare, hanno anche qualcosa da dire, uno mi ha anche preso in giro perché mi ha tenuta ferma dietro di lui fino a che il suo semaforo non è scattato e poi se n'è andato facendomi gestacci dal finestrino.
devo dire che queste situazione stimolano una parte di me che potrebbe essere definite, parafrasando un libro di psicologia, la donna selvaggia che vive in me: la cosa si traduce nell'infinito desiderio di prendere il bullok che giace accanto a me, scendere dalla macchina, e rendere la testa del guidatore una poltiglia informe mentre il sangue ne zampilla copioso dal corpo inerte.
crudele?
esagerata?
non posso negarlo, ma essendo una donna che già di per se vive con una dose di rabbia trattenuta a forza nel suo subconscio, a volte ho paura che prima o poi, stressata da questa situazione, imbraccerò un uzi e farò una strage di chiunque mi si pari di fronte e non rispetti non solo le regole stradali e le regole legali, ma anche solo le semplici regole del vivere civile.

lunedì 17 settembre 2007

si ricomincia!!!!


Ed eccomi tornata. sono tornata si dalle ferie, ma forse, e dico forse, sono anche tornata in forze. ci sono una serie di cose che abbiamo deciso, io e puccio, di fare, di mettere in atto, di concedere attenzione a determinate cose, che ci dovrebbero restituire un poco di vitalità, di voglia di fare, di forza di agire.
una di queste è la dieta: da oggi, i cibi che cucinerò saranno al minimo di olio e condimenti vari, cercheremo di alternare carboidrati e proteine, limiteremo il pane, niente più bibite gassate compresa, sigh, l'acqua che cercheremo di bere liscia.
il tutto unito ad un'altro piccolo impegno, quello di fare un poco di ginnastica ogni sera: niente ore di palestra, non ne avremmo nemmeno la forza oltre alla spesa, ma qualche flessione, qualche addominale, un poco di streccing, cose del genere, per rimettere in movimento il nostro povero corpo appesantito ed impigrito.
poi vorremmo riuscire ad essere un poco più vitali, quindi cercare di uscire qualche volta la sera e non solo per andare a giocare, quindi seduti di fronte ad un'altro tavolo fino alle svariate, ma anche per fare due passi, un cinema, quando si può, magari una granita, sempre quando si può.
io da parte mia cercherò di ridurre ulteriormente lo zucchero, che mi tiene schiava, ma che magari, ridotto un poco alla volta non mi darà crisi di astinenza.
insomma, cerchiamo di avere un inverno tranquillo ma attivo.
ieri ad esempio abbiamo rimesso mano alla stanza del morto, ed è diventata di nuovo la stanza del PC, anzi dei PC.
abbiamo anche appeso tutte le action figures in modo che ora c'è lo spazio per portare il materiale di mau per dipingere quindi si può rimettere a fare una delle cose che ama di più, e magari, qualche volta posso rifarlo anche io, visto che adoro dipingere miniature, ma è una delle mille cose che devo e voglio fare nella mia giornata sempre troppo piena.
spero che i buoni propositi dell'estate reggano, sono un poco come la letterina a babbo natale, quella in cui si promette che si sarà più buoni e più ubbidienti, ma che poi non si mantiene mai.
spero che questi siano propositi un poco più duraturi e che magari riescano a durare e fruttare nel tempo, prima che lo stress e la stanchezza abbiano di nuovo la meglio su di noi.
devo comunque dire che mi sento velatamente ottimista, e che spesso un sorriso mi affiora da solo alle labbra, un buon segno indubbiamente, dopo un anno in cui mi costringevo a piegare le labbra all'insu anche nelle situazioni di gioia.
spero a questo punto che anche il percorso con Stefano risulti più agevole, anche se su questo ho i miei dubbi: siamo arrivati allo strato di roccia dura, quella che per romperla ci vuole la dinamite, e se fino ad ora è stato un percorso duro ed a volte doloroso, temo che andare avanti costerà altro sangue e dolore.
l'unica consolazione in questa visione negativa è che tutto quello che patirò si spera che conduca verso uno stato migliore, verso un momento in cui finalmente portò sentirmi veramente bene, dentro e fuori dal mio corpo.
sperando che non avvenga troppo tardi, sarebbe ben triste giungere sul mio letto di eterno riposo, a un centinaio d'anni, e guardando mau, che a una novantina ancora mi sopporta dirgli: forse ho capito... ora mi sento bene... quindi andarmene con il sorriso sulle labbra.
no ecco... preferirei giungerci prima, e magari andarmene sui centoventi, se possibile.

sabato 1 settembre 2007

quando la creatività chiama....


periodo frenetico questo: nel senso che la mia creatività freme e gorgoglia e si da da fare attivamente.
ho in mente di farmi un nuovo costume per le convention di fantascienza, ma è una cosa al quanto complicata e sto perdendo le mie notti ed i miei giorni alla ricerca di immagini sempre migliori per poter creare quello che voglio: il costume di Luminara Unduli o di Barriss Offee.
per chi non lo sapesse, a parte vergognarsi, si stratta di due jedi, anzi di una maestra e di una padawan, di guerre stellari, e vi posso assicurare che la cosa non è assolutamente facile.
Forse voi direte che in fondo non sembra così complicato, ma io sono una pignola, una di quei precisino rompini che vorrebbe trovare la stoffa giusta e la giusta pelle e il giusto trucco per essere il più possibile vicini al costume originale.
sono una di quelle che disegna il modello per svariate volte, che si mette li con l'ingrandimento per vedere il tipo di disegno che ha la stoffa il tipo di cucitura che ha la gonna, la pelle e la cintura, il tipo di cappello o il giusto colore del trucco.
un lavoraccio credetemi.
ma alla fine di solito sono abbastanza contenta del risultato e sono molto critica vi assicuro, sia verso me stessa che verso gli altri.
voglio che chi mi guarda veda l'impegno e la precisione che ci ho messo e se possibile voglio le lodi non la generosa adulazione di chi dice si ci si è impegnata ma si vede che ha fatto proprio quel che poteva, nulla di più.
e per questo sono alla ricerca di stoffe, di immagini, spremo la mente per scoprire come fare i lavori in cuoio senza il cuoio e senza la spesa che comporterebbe.
spero alla fine di riuscire nel mio intento, ma anche la ricerca ha il suo fascino e la sua soddisfazione. il lento lavoro i studio del particolare, il disegnare quel particolare disegno del bracciale per riuscire poi a ripeterlo, un lavoro di ricerca e di approfondimento sull'immagine che ha la sua importanza su tutto.
spero un giorno non troppo lontano di poter mettere sul blog la mia immagine in costume e di poterla guardare senza troppo cinico disappunto, magari riuscendo a dire, si è stato un lavoro decente.

martedì 21 agosto 2007

arrivano le vacanze

eccoci, l'agosto finalmente volge al termine, e dico finalmente perché io un caldo del genere non lo avrei potuto sopportare un'altro mese, e si avvicinano i giorni di settembre e finalmente VACANZE!!!!!!.
si le agognate ferie, i desiderati giorni di indolenza e di pigrizia, le gite nei posti mai visti o nei soliti posti senza il problema che domani mi devo alzare presto che lavoro e stanotte sono reperibile (cosa del resto vera, come sempre uffa).
oramai i giorni sono pochi ed io li vedo passare, lenti e dolorosi, ma passano.
pochi soldi per lunghe vacanze in lidi lontani, quindi brevi vacanzine in lidi vicini, pace, tranquillità e tanta rilassatezza, niente ospedale, colleghi, storie varie, chiusi i cellulari di servizio, acceso solo quello della mamma e degli amici, solo sole aria fresca, se ci si riesce un poco di mare, e tante passeggiare, tanto sonno arretrato, tante coccole e risate.
ho amici che stanno godendo la loro giusta siesta in posti lontani ed esotici; un poco li invidio, ma anche io mi divertirò o morirò nel tentativo.
pregusto ogni ora e so già che purtroppo saranno rapide a scappare quanto sono lente quelle che sto vivendo ora, ma non importa.
voglio vedere posti che non ho mai visto, o portare mau a vedere posti che ho amato e che lui non ha mai visto. voglio mostrargli ad esempio San marino, con le sue stradine ombrose e i suoi negozi di armi esotiche, e li se vuole potrà estendere l'invito a tutto il gruppo, voglio andare a vedere le cascate della Marmolada nel parco, voglio visitare le sagre di paese che si celebrano a settembre.
voglio godere ogni singolo momento che avrò a disposizione, senza pensare al mio umore sempre ballerino di questi giorni, senza ascoltare i dolori delle mie mani e del mio ginocchio, senza occuparmi di nessun problema che non sia il pensare ai bambini per la pappa ogni due giorni, visto che non andiamo lontani. anzi, mi piacerebbe tanto poter portare anche loro ed avessi una macchina più grande, o un camper, lo farei anche.
insomma finalmente staccare, e guardare con distacco a quelle decisioni che in questi giorni sono sorte nel mio animo e vedere se sono giuste, fattibili, o solo fole immaginarie.
mettere in piedi la nostra vita estiva e vedere dove la trama mostra segni di logoramento per riparare subito possibili danni in modo da affrontare un sicuro inverno, è questo che si deve fare una volta all'anno almeno perché la tenda di una coppia sia eterna e quando farlo se non durante la rilassatezza delle ferie?
Si mi aspetto molto da questi quindici giorni, ma ci sto arrivando così stanca, così distrutta che è normale aspettarsi molto, e spero di riuscire ad avere anche solo la metà di quanto mi aspetto.

martedì 14 agosto 2007

oggi è una giornata no. una di quelle giornate il cui il caldo ti opprime alla gola, il cielo ti schiaccia le spalle, le voci sono suoni stridule nelle orecchie, giorni in cui una fame terribile ti divora ma tutto quello che mangi non ha il sapore che vorresti ed appare quasi insipida, in cui hai una sete da arsura ma tutta l'acqua di questo mondo sembra incapace di spegnerla. oggi le cose che guardo mi appaiono piatte e senza vita, i pensieri sono auto distruttivi e disperati, la voce è monocorde.
io mi sento vuota e spenta come una vecchia lampada e vado avanti solo per inerzia, senza spinta ne voglia.
capitano giornate no; a volte pi+ù spesso a volte meno spesso, e sono giornate che nascono e si formano dal primo aprirsi degli occhi, dai primi momenti della giornata, quando aprendo gli occhi ti accorgi di come tutto sia coperto di una strato di immobilità e di morte.
sono quelle giornate in cui è più facile fare cazzate che irritino gli altri, o spingere nel verso sbagliato una discussione, giornate in cui la gente si incazza con te e tu... in fondo ti senti divisa in due.
da una parte ti pare che neppure quello abbia valore, dall'altra un nuovo, acuto dolore ti fa capire che hai trovato un nuovo chiodo da piantare nella tua personale cassa delle colpe.
ed è vero: è indiscutibilmente vero che è colpa tua, perché è il tuo comportamento svogliato e senza impegno, le tue parole noiose e senza calore, il tuo sguardo spento e senza vita, che ha acceso negli altri, senza che nemmeno sappiano il perché, una rabbia sorda che si scaglia contro di te e ti risponde botta su botta al comportamento che hai tenuto.
nelle giornate no è come se volessi la rabbia e la cattiveria, per giustificare questo senso di colpevolezza e di sbaglio che mi sento dentro, una scusa per dare finalmente una ragione al mio piombo interiore, al buco nella mia anima che sembra aspirare tutto e tutti.
mi sento anche scontenta, perché io sono legata qui, al lavoro, mentre gli altri, in questi giorni di vacanza, se ne vanno tranquillamente al mare o se la godono senza pensieri, e senza complicazioni.
insomma è un giorno no, ed anche stare a descriverlo mi stanca, mi annoia, e mi pesa.

sabato 11 agosto 2007

malinconica lamentazione di un giorno come tanti

Oggi è sabato.
un sabato che avrei passato molto volentieri dormendo, carezzata dalla frescura appena riguadagnata da questa stagione riarsa, e che invece mi tocca passare al lavoro, con gli occhi gonfi del sonno che non hanno avuto, e la testa pesante delle cose che vorrei fare ma che alla fine non farò.

oggi mi sento malinconica mentre guardo dalla finestra ed ascolto il vociare delle infermiere fuori dalla mia stanza, occupate nel rifornimento, svogliate dalla mattina, garrule come giovani oche alla guazza.
io penso a Maurizio, in questo momento placidamente addormentato, o a Merlino che sarà dalla mia parte del letto, con le zampine sotto la testa, nella posizione che di solito assumo io quando dormo. oppure a Sardil che si sarà acciambellata sul gioco e dormirà con la pancia mezzo esposta e la linguetta tra le labbra, rosa ed appena visibile, mentre la coda a piccoli scatti si muove nel sogno.
oppure alla vecchia, Morgana, che si è ricavata un angolino da batcaverna sotto i DVD recorder, e si rifugia li per essere accanto a noi ma non disturbata dagli altri due, ed ogni tanto sporge la tersa da tartagatta dalla sua caverna per vedere il mondo e miagolargli il suo scontento.
il mio pensiero è alla sensazione di quiete e di pace che ci deve essere in questo momento tra le mura di casa mia, dove tutti dormono, tranquilli, e provo un desiderio di tornare li, di non uscire da quelle mura, di trovare qualcosa che mi permetta di non aver più bisogno di lasciare quel rifugio sicuro.
il tempo brutto ci favorisce, oggi passeremo la giornata tranquilli, soli nella nostra solitudine dorata dove non abbiamo bisogno di niente, a bearci della nostra compagnia e del divertirsi dei gatti, che felici della nostra presenza ci allieteranno delle loro corse e dei loro giochi.
anni fa desideravo una vita che fosse tutt'altro: provavo per la vita di famiglia un sacro terrore, anche se si sarebbe rivelata una vita ben diversa quella di cui avevo paura. l'essere legata alla figura di donna di casa, obbligata in quella figura e senza sbocchi, legata alla catena della casalinghità. quando ero diciottenne vedevo quella me in bigodini e straccio per le polveri e ne provavo terrore, come se quella fosse la fine di tutto e non ci fosse che la fuga.
oggi guardo quella che ero e vedo che la mia fuga in fondo non mi ha portato da nessuna parte e quell'immagine che avevo era deformata da preconcetti e strane influenze esterne. oggi la casa è il mio rifugio e la mia salvezza, e se potesse lascerei il mondo secolare per la tranquilla clausura della famiglia, una famiglia che non mi lega ne mi obbliga, perché è costruita secondo i miei desideri e le mie aspettative, su misura per me, grazie a chi ha fatto la stessa cosa su misura per se ed è riuscito a far coincidere i due desideri.
passare le nostre giornate dividendoci i compiti, pulite la sala, mentre lui lava la cucina e si lamenta di come riduco sempre i fuochi ogni volta che cucino, chinare la testa di fronte alla routine del rigurgito di Merlino e decidere a chi tocca questa volta di straccio e disinfettante, scandire il trascorrere della giornata tra la preparazione del pranzo e della cena, con la compagnia della televisione che blatera del mondo in sottofondo.
provo una tenerezza per l'immagine di me in quel contesto che stride con quella che provavo allora, ma allora non sapevo ancora tante cose, soprattutto su di me, e mi illudevo che ancora il mondo fosse una melagrana da cui prendere tutto il succo di questa vita.
oggi mi accontento di una fetta di tranquillità, di vivere quella pace che mi sono costruita in tanti anni di ricerca, mi accontento di avere una isola sicura, un mare attorno abbastanza sicuro, con gli amici a fare da faraglioni contro i peggiori marosi, e sopporto di dover alzare la vela ogni giorno per affrontare l'ignoto.
oggi l'ignoto non è più il futuro, è tutto il resto che non è il mio mondo.
a volte l'ignoto si fa minaccioso, e ostile, a volete si limita a una ostilità sopita, lasciata li, come ignorata, ma pronta a mordere ad una distrazione.
mi sento più sola quando sono fuori, in mezzo alla gente di quando sono sola in casa mia, dove so che tornerà solo chi vale nel mio mondo, perché io valgo nel suo.
spesso ultimamente mi sento solo un rametto tra i tanti portati dal vento, e ho come la sensazione di aver perso qualsiasi possibilità di valore intrinseco. quello che faccio, al di fuori della ristretta cerchia del mio castello, è un semplice movimento di leve, potrebbe farlo chiunque, non ha valore in se perché sono io a farlo. ciò che faccio, il mio contributo al mondo non ha valore in se, e sono una parte, ignorata, di un tutto che in fondo non ricorderà mai nessuno. ed io non ho valore in quanto persona, ne in quanto parte dell'opera. se oggi venissi improvvisamente sostituita da qualcuno ci sarebbe giusto una leggera sorpresa, un attimo di disappunto e nient'altro. non produco nulla di concreto e la cosa mi strugge, perché io sono nata artigiana: ho bisogno di creare qualcosa, di vedere il frutto del mio lavoro nascere, crescere grazie al mio impegno, avere consistenza e duratura, essere visibile a tutti, perché l'ho fatto io, e l'ho fatto come non avrebbe potuto farlo nessun altro, ne meglio ne peggio, ma in maniera assolutamente unica perché mia.
una volta a Grosseto c'era un bugigattolo, una cosa piccina picciò in cui un uomo anziano abitava e lavorava. si metteva sulla porta con la sua sedia, un'altra tra le mani e seduto li, sotto il sole di primavera, al coperto nella calura dell'estate, all'interno nel freddo dell'inverno, impagliava sedie, con movimenti rapidi e precisi, le mani indurita dalla paglia, tranquillo e probabilmente in pace con se stesso.
penso spesso a quell'uomo e lo invidio. invidio la soddisfazione di sentire le mani occupate ed il pensiero libero, la stanchezza del fisico per il lavoro fatto, la soddisfazione dell'occhio che si posa su quanto già prodotto. anche io nella mia vita ho avuto queste soddisfazioni, quando lavoravo ad esempio come costruttore di stand alla fiera di Roma: la schiena a pezzi e la stanchezza in ogni fibra del corpo, ma la soddisfazione del lavoro fatto, del poter dire, quella parte l'ho fatta io, io ho steso quella parte di moquette, ho tirato su quella parete, ho portato quei mobili.
da quanto quella soddisfazione è limitata a ciò che faccio nel mio castello mi pare esile come una parete di fumo: il vestito che ho cucito io, la cena che ho cucinato, la coperta che ho fatto. ma questo non mi basta: quello che produco non lo sento mio, al di fuori di casa, e non mi da nulla.
che donna impossibile che devo apparire a volte, sempre pronta a lamentarsi, mai soddisfatta, mai completamente contenta e così di rado serena.

venerdì 10 agosto 2007

piove, guarda come piove...

Piove.

Quella pioggia stentata e appiccicosa che scende quando il cielo è arido da tanto. Una pioggia che libera gli odori dell'estate trattenuta, riarsa, una estate che è cominciata quasi l'estate scorsa, senza soluzione di continuità, senza speranza di una fine e di un principio per mesi.
Erano ben quattro mesi che non una goccia toccava il bollente asfalto delle strade, un periodo infinito di arsura e di sofferenza, in cui le forze scemavano dal corpo col sudore e i sali minerali, mentre il carattere crollava, arricciandosi ai bordi come bruciato, divenendo crudele e cattivo per la sofferenza dell'arsura.
Invece oggi piove.
Quando sono uscita stamane, alle sei e mezzo, l'aria fresca, frizzante, mi ha carezzato e dato una carica che oramai da mesi non sentivo, una sensazione di benessere, avvolgente come le folate leggere di vento che mi carezzavano le spalle nude asciugando il velo di sudore che nonostante tutto il movimento mi creava.
Poi la giornata è trascorsa lenta dentro la sala operatoria, o nella stanza del computer, fissa allo schermo a svolgere un compito che nella sua noiosa procedura mi era di minor tedio del dover stare in sala a sentire le solite lamentazioni del primario, il silenzio pesante della sopportazione, i rumori ritmici e sonnolenti dei macchinari che rendono difficile l'attenzione, cullando l'anima in una specie di superficiale incoscienza.
Infine l'ora del pranzo è giunta e con lei la fine della giornata lavorativa, e quando sono uscita dalla mensa la sorpresa è giunta prima alle narici che agli occhi.
Aperta la porta il profumo della pioggia, mescolato all'odore di asfalto bagnato, al puzzo degli scarichi appiattiti a terra dall'umido, ma inconfondibile, mi ha colpito in tutta la sua sorpresa. e quando sono uscita non sono riuscita a trattenere un sorriso mentre le gocce tiepide, poche, minuscole, mi colpivano la pelle rinfrescandola in quell'attimo per poi tornare quasi ad evaporare nei 24 gradi della giornata.
E mentre andavo verso la metro, la pioggia si è leggermente intensificata, bagnandomi la maglietta, i calzoni, rendendo scivolose le mani e fresca la pelle, ed il mio sorriso doveva apparire strano alle facce imbronciate che correvano in cerca di un riparo sotto quello spruzzo di frescura.
Ha smesso mentre raggiungevo l'ufficio dove passerò il pomeriggio, ma nell'aria è rimasto quel fresco odore acqua, non è riuscita a pulire l'aria, troppo poca e troppo stentata, ma almeno ha dato un poco di tregua alle sofferenze dell'estate.
Ed ora che rialzo lo sguardo, sul cielo bigio del pomeriggio vedo che ha ripreso, fitta e veloce, non i grossi goccioloni della pioggia invernale, o dell'acquazzone estivo, non ancora almeno. Più la marcia di un esercito di affrettate goccioline in viaggio per il terreno.
So che quando uscirò dall'ufficio, stasera, se continua a piovere, sentirò freddo, ma sarà un brivido piacevole sulla pelle, dopo tanto calore, una sensazione che anelo di provare, al di fuori della fredda carezza artificiale del condizionatore, un sano freddo che sa di pioggia.
E stranamente questa giornata così bigia, spenta, non incupisce anche la mia anima come fa di solito. No, anzi, mi sento quasi esaltata da questa atmosfera spettrale, come se invece di un momento di triste penombra fosse una baluginante attesa di qualcosa a venire.
non mi addolora nemmeno il fatto che se domani continuasse a piovere salterebbe anche la gita all'Acquamania con Maurizio.
anzi: pregusto quasi la giornata, con i vetri aperti e il poco di luce che può passare dalle tende che impediscono alla piccola di guardare fuori, lui mentre magari gioca al computer o fa qualche lavoretto per casa, io che taglio le stoffe che ho comprato, carica di nuova voglia di fare, in questa giornata spenta altrimenti.
In fondo sono felice.

Piove.

mercoledì 8 agosto 2007

il caldo soffocante è tornato, picchia selvaggiamente sulla schiena, curvandola, sulla testa annebbiandola e sulla voglia spegnendola.
ho poca volgia di parlare, di scrivere, di comunicare, ma mi sono imposta di scrivere ogni tanto per non adottare la scusa che è tanto che non scrivo quindi non vale la pena di continuare.
quindi solo due parole per mantenere spente le scuse e spingermi avanti.

lunedì 6 agosto 2007


Oggi voglio parlare di una nuova forma di intrattenimento on line, o meglio di una forma che io ho scoperto da relativamente poco e che ha conquistato in breve la mia attenzione.
si tratta dei browser game, come potete vedere dai vari link che ci sono al lato della pagina.
intanto di che si tratta?sono videogiochi giocabili via internet tramite un qualsiasi brower e per browser si intende il gestore delle nostre navigazioni in rete che sia Mozilla o explorer. si gioca sconnettendosi al sito del gioco, senza scaricare di solito nulla e gratuitamente. spesso la grafica è scarna o inesistente e si risolvono per lo più in giochi gestionali, che da gestire sia un personaggio, un castello o un territorio. si interagisce in maniera più o meno diretta con gli altri giocatori anche se di solito è una interazione a due, visto come commercio \ scontro \ guerra \ lotta e quanto altro comprenda l'ambientazione del gioco.
per quanto riguarda può essere la più disparata, ci sono giochi di ambientazione fantasy, fantascientifica, horrorifica, sportiva o realistica.
io stessa ho personaggi che militano in varie ambientazioni, sono un cavaliere votato al bene ed alla difesa dei deboli in Battleknight gioco di ambientazione fantasy in cui la gestione del personaggio permette di scegliere se farlo evolvere come buono o cattivo a seconda del tipo di missioni e di cavalieri si attacchino. si gestisce la crescita del cavaliere aumentandone le caratteristiche e l'armamentario, e lo si fa allenare con avventure da 10 o multipli di 10 minuti che gli permettono di trovare oro, ed in rari, ultimamente rarissimi, casi delle gemme che permettono azioni speciali.
dello stesso tenore è knightfight con stessa ambientazione e gestione più o meno simile anche se qui le dinamiche di ricerca e di lavoro sono più movimentate e permettono una scelta migliore. in questo di gioco il mio cavaliere si mantiene ancora a metà tra luci ed ombre per il momento poi si vedrà.
per quanto riguarda l'horror ci sono bitefight e monstergame in cui si può decidere di impersonare o un vampiro o un licantropo e in queste vesti portare avanti la eterna lotta tra le due stirpi notturne.
vittima generica è l'umano che porta sangue e denaro alle casse del personaggio, ed a volte anche punti esperienza. per il resto la gestione è molto simile ai primi due con aumenti di statistiche di abilità e di armamentario il tutto a seconda delle possibilità monetarie del personaggio.
passando a tutt'altro wrestling game è una ambientazione sportiva nel mondo del wrestling. qui la gestione è al quanto più complicata ed interessante. si devono gestire le entrance che sono la presentazione dello sportivo quando si fa avanti verso il ring e se non sono abbastanza alte non portano soldi per la vendita di merchandising, ci sono le mosse da allenare e devono essere abbastanza potenti ed in numero adatto da essere equilibrate, ci sono le caratteristiche che vanno aumentate spendendo soldi che si fanno negli incontri di roster, cioè quando si riesce ad entrare in un gruppo di wrestler gestito da una manager che porta gli incontri in giro per il mondo, ed inoltre ogni caratteristica aumentata permette l'acquisto di punti che sviluppano altre abilità speciali legate a quella particolare caratteristica. senza contare che oltre agli incontri per lo show si devono fare gli incontro liberi, detti one fall, per permettere al proprio atleta di migliorare le mosse anche con la pratica e soprattutto per vedere quali sono le mosse che alla unga preferisce usare.
ci sono altri giochi legati allo sport, vari ad esempio sono quelli legati al calcio sia nelle vesti di giocatore che in quelle di allenatore, so di giochi legati al baschet o al tennis, e ho sentito parlare di uno legato al rugby ma non l'ho trovato e temo che sia in lingua inglese, che mi limita parecchio.
infine quelli legati alla fantascienza sono moltissimi, da quelli legati al ciberpunck come cibercity in cui devi sviluppare il tuo centro la tua rete i tuoi armati i tuoi cloni e quant'altro, che io ho lasciato perché praticamente non facevo in tempo a fare una cosa che mi attaccavano per depredarmi, all'ultima scoperta che ho fatto cioè darckpirates un gioco in cui sei un libero mercante con tendenze non proprio oneste che ogni tanto ti portano a rapinare i convogli che incontri per la tua strada e si tratta proprio di una libera scelta perché a me è già capitato tre volte senza che io abbia mai voluto attaccare nessun convoglio,
quello che mi affascina di questo gioco è la gestione della vendita delle sostanze provate durante l'esplorazione, o ancora meglio comprate su alcune basi e rivendute su altre, una cosa che mi diverte da matti e che mi affatica quanto mai vista la mia assoluta avversione ai numeri.
mi sono avvicinata a questi giochi con la scusa, "occupano poco tempo" perché le azioni richiedono tutte un certo arco di tempo per essere eseguite, ed è anche il motivo per cui al primo se ne è affiancato un secondo ed un terzo, per riempire i tempi morti.
ora mi ritrovo di solito con almeno sette schede aperte che a rotazione mi avvertono che il personaggio è pronto per la prossima azione e non riesco ad andare a dormire se non ho mandato tutti i miei personaggi al lavoro per guadagnare il denaro che il giorno dopo spenderò per aumentare armature e statistiche.
senza contare Alaunt, un gestionale in cui sono giunta a condurre sei diverse locazioni, dalla città evoluta al semplice borgo, tutte sotto la responsabilità della città principale, in cui se non mi connetto almeno una volta al giorno mi muore una marea di gente per mancanza di cibo perché è una di quelle città in cui al popolazione supera la produzione interna, il tutto di ambientazione medievale.
insomma tutto questo per dirvi... attenti a non cadere vittime anche voi del tunnel del gioco su browser.

APPROPOSITO: attenti alle opzioni Premium. quelle si pagano con soldi veri ed io le trovo al quanto scorrette perchè non tutti si possono permetere di spendere soldi per giochini stupidi, altrimenti li spenderei anche io per giochi on line estremamente più entusiasmanti.

venerdì 3 agosto 2007

Brucia ragazza, brucia...

Non è passata.
è li, ribollente sotto la superficie, pronta a scattare come un cobra al primo segnale, a volte così forte da serrarmi la gola.
Però oggi non è sola. c'è un dolore sordo che le pulsa accanto, e che ne segna i confini, c'è una stanchezza assoluta, che mi spezza le gambe e mi fa camminare per la sala in mezzo ai colleghi come fossi uno zombi.
è una di quelle giornate che se non fossi la responsabile dell'intervento passerei a controllare il magazzino con lo stereo nelle orecchie per chiudere fuori il mondo perché è una di quelle giornate in cui vorrei che il mondo fosse solo fuori.
eppure è una di quelle giornate che riacquista un significato per qualcosa che non ti aspettavi, come le risposte che ho trovato al post di ieri.
non me le aspettavo, se devo essere sincera, non perché non sappia che c'è gente che mi è accanto anche solo con le parole ed il pensiero, ma perché era così assoluto quello che provavo ieri che mi sembrava impossibile meritasse una risposta.
so che a volte quello che sentiamo è irrazionale ma lo si sente e non ci si può fare nulla, come per quella sensazione.
eppure oggi, leggendo quei commenti, ho pianto.
ho pianto perché ho sentito che la mia rabbia non era sola, e non era nemmeno solo comune con quella di Odo, il mio mau, che oramai da mesi, da anni vive con questa rabbia.
però io ho una cosa che la rende diversa dalla sua, e forse più simile a quella di persone come Elwe e Ondas: io non voglio vivere in compagnia di questa rabbia. io l'ho scoperta e la sento e brucia e mi distrugge, ma non ne voglio fare la compagna di vita, non voglio che sia per sempre il mio lite motiv.
voglio che scorra e si esaurisca, che magari non si spenga del tutto ma che si quieti, diventi una delle note che accompagnano la mia vita, assieme alla gioia, al colore, al divertimento.
voglio tornane a vedere i colori, non essere sommersa dal rosso dell'ira e vedere solo attraverso la sua lente.
quando ne abbiamo parlato, ieri sera, e gli ho detto di questa rabbia che mi travolge, lui mi ha parlato della sua, che io già conoscevo, ma mi ha anche detto una cosa che mi ha fatto soffrire: ti ci abituerai, io è da tanto che ci convivo.
non voglio che succeda e non vorrei che lui cedesse così facilmente a questa presenza che annienta tutto il resto.
voglio che alla fine la mia e la sua rabbia trovino una fine o comunque una riduzione, mentre lui invece non combatte per esaurirla, e la cosa mi fa crescere la mia di rabbia, e vorrei gridargli di ribellarsi, di uscire dalle spire di quel violento serpente, di trovare, come sto cercando di fare io, una via di uscita.
una cosa che mi riempie di rabbia è che lui spinga tanto per far star meglio me ma non faccia niente per se stesso.
so che leggerà queste parole e so che saprà che sono frutto non solo della rabbia ma anche dell'amore che provo per lui, un amore che al momento riempie tutto lo spazio lasciato libero dalla lava del mio vulcano.
e so che una volta di più il mio appello cadrà nel vuoto, perché lui non vuole fare qualcosa, riparandosi dietro uno scetticismo che ne giustifica l'inazione, e non può fare qualcosa perché ci possiamo permettere il balsamo per una sola anima alla volta.
eppure lui, come me ha un gran bisogno che non vuole ammettere ed a cui non pone rimedio.
io comunque non mi arrendo.
intanto comunque ho scoperto che se permetto alla mia rabbia di uscire, di manifestarsi, non brucio nessuno, non ne muore nessuno. la mia paura di ferire che è vittima della mia ira è a volte immotivata e ora piano sto cercando di fare in maniera che non tutto venga seppellito nel fondo della mia grossa caverna dei misteri, ma esca e se deve saltare addosso a qualcuno lo faccia, senza troppa paura che possa essere fatale.
e non mi arrendo.
non lo faccio da così tanto che non saprei nemmeno farlo. non so tirarmi indietro, non so smettere di combattere, non so posare le armi, devo avanzare e continuare a combattere e lo devo fare per me, ora, non solo perché è così e basta, ma perché lo voglio e lo devo fare per me.
e se il fuoco deve bruciare la strada di fronte a me che la bruci, se così deve essere.

giovedì 2 agosto 2007

un pensiero in due tempi

Io sono una agnostica scettica, ma comincio a pensare che ci siano strane trame soprannaturali che brigano alle mie spalle.
Oggi è giovedì, e come ogni giovedì da alcuni mesi oramai ho l'appuntamento con il mio Caronte personale, che traghetterà la mia anima per un'altro pezzetto di strada.
eppure come ogni giovedì qualcosa ha fatto si che io non dormissi o dormissi solo qualche ora, che io sia stanca come se mi avessero steso e battuto con un battipanni, e che la mia mente sia annebbiata come fossi sotto tranquillanti.
è come se oramai fosse per me una abitudine andare da lui con le difese completamente stese a terra pronta a soggiacere a qualunque indagine ci sia da fare, senza la forza di protestare.
certo, l'analisi scorre molto meglio in questa maniera, certo quello che viene fuori è sicuramente più facile da far uscire che in una situazione di mente attenta e vigile.
però comincio ad essere distrutta da questa sequenza devastante per la mia mente ed il mio fisico.
inoltre proprio come ogni volta mi chiedo di cosa parleremo: come sempre vorrà sapere come mi sento, moralmente più che fisicamente, ed io come sempre non saprò dare subito una risposta: sono sempre così lontana da me stessa da non riuscire a capirmi, a interpretarmi se non con una lunga e lenta analisi.
oramai siamo al di la dei miei sogni, in cui l'esplorazione del mare nostrum, inteso come inconscio personale, si avventura in ambienti sempre più oscuri e pericolosi, minacciosi e terribili.
a volte, quando parliamo di come la mia infanzia sia stata così ubbidiente, così tranquilla, mi sento dispiaciuta. non per me, o per quello che dico, ma per quella bambina, che a volte non sento di essere io, come se la vedessi, mentre ne parlo, e mi dolessi per lei e per come ha dovuto vivere una vita composta ed ubbidiente per potersi sentire accettata, per riuscire in un compito che ancora oggi sente di aver fallito: quello di soddisfare delle aspettative che vertevano su di lei, da più parti.
Ogni tanto sento la voce di mio padre, che mi dice, con amore e rimpianto, sai a volte ti sogno, magra e con i capelli lunghi, dovresti impegnarti perché saresti una ragazza così bella.
ed io ora, donna sovrappeso, sento di aver tradito una volta in più le aspettative di chi in fondo voleva solo il mio bene.
perché? perché mentre ritardavo la mia ribellione adolescenziale rimanendo in casa, tenuta sotto controllo, perché incapace di essere autonoma nella gestione giornaliera delle cose (chissà che mi combini se ti lascio andare da sola....) mi ingozzavo di tazze piene di cacao in polvere e zucchero?
TU BE CONTINUED...
rieccomi qui.
sono passate delle ore, da quando ho lasciato sospeso nel vuoto questo post senza una fine, senza una soluzione.
sono passate ore di lavoro, di rabbia di meditazione, soprattutto ho passato quelle ore a pensare a quello che avevo scritto e a quello che provavo per quello che avevo scritto.
e cono orrore mi sono resa conto che se pensavo a quelle vicende accadute ad una me giovane, bambina o adolescente, suscitavano in me una sorta di dispiacere preconfezionato, quel dispiacere che proviamo per il bambino di cui parla il telegiornale tra il purè e la fettina.
era come se stessi parlando di altro da me, qualcosa che non sentivo e non mi toccava.
e questo mi ha fatto paura. soprattutto perché quando sono andata a vedere cosa altro provassi in quel momento ho trovato solo rabbia, una fiumana di insensata immensa travolgente rabbia che sta scorrendo nelle mie vene oramai da giorni ma di cui sono oggi, dopo aver iniziato ad analizzare i miei sentimenti per questo post ho finalmente avuto coscienza.
una rabbia immensa che mi fa scattare per le stupidaggini, che mi fa desiderare la violenza fisica, che si scatena anche contro chi non ne ha ragione o motivo.
una rabbia che ha una radice così lontana e sommersa da risultarmi incomprensibile e che mi terrorizza perché no paura di non saperla gestire di non riuscire a domarla a condurla ad arginarla.
una rabbia che mi fa paura perché rischia di travolgermi e di travolgere tutto quello per cui ho combattuto.
Il mio psicologo dice che è una rabbia giusta che ha trovato la sua strada e che ora finalmente esce dopo tanto tempo sotto il tappo del mio controllo ma io ne sono terrorizzata.
è una rabbia che può anche essere purificatrice, che può anche essere di pulizia, ma se non mi piacesse quello che lascia dietro di se?
se alla fine di questa eruzione, che sia di rabbia o di altri sentimenti che al momento non ci sono ma che potrebbero venire, se alla fine di tutto quello che rimanesse non mi piacesse? non fosse ciò che ho sempre pensato di me?
se in fondo non fossi che una banale, inutile, spenta persona?
se quel valore che ero convinta facesse di me qualcuno per cui era valsa la pena di battersi tanto, in realtà non esistesse?

mercoledì 25 luglio 2007

Grandi sarti? ma mi faccia il piacere!!!


Quella che faccio ora è una domanda che credo almeno una volta deve essere passata nella mente di molte donne, donne normali intendo, non donne il cui giro vita corrisponda a quello di un braccio di chiunque altro.
la domanda è: ma come possono chiamarsi sarti di alta moda le persone che fanno quei vestiti che passano in passerella alle sfilate?
non è una polemica sterile sulle modelle anoressiche, ed intendo sterile perché fino a che una grande sarta che si schiera contro queste modelle farà affermazioni come "io faccio modelli per una 38 40 sono loro troppo magre" continuerò a pensare che è tutta una farsa.
no, la mia è una affermazione di ordine quasi professionale.
onestamente mi divertirebbe molto vedere queste grandi firme, questi bei nome, che si fregiano del titolo di sarto, far dei vestiti che facciano apparire belle le donne normali, quelle che ogni giorno passeggiano per la strada e vanno a fare la spesa, e non quei manici di scopa su cui qualunque cosa appendi sta bene, tanto non hanno forme loro da coprire.
io mi ricordo quando mio padre andava, quando ero piccola io, dal sarto a farsi fare ogni tanto, ma tanto, un vestito su misura.
era tutto un prendere misure di qua, tirare di la aggiustare di sopra allungare di sotto, ed alla fine, anche mio padre, 169 centimetri di pinguedine rossa, usciva dalla sartoria che sembrava un manichino, slanciato e bello.
quello io considero un vero sarto: qualcuno che lavora per esaltare la persona che ha tra le mani e che usa la stoffa, quindi il vestito come il mezzo per ottenere quel fine.
queste persone hanno ribaltato il concetto: usano le persone che infilano in quei lavori ,che a volte arrivano a sfidare la geometria euclidea, come fossero degli attaccapanni ambulanti su cui l'abito è l'unico motivo di interesse.
ma allora a che serve uno di quegli abiti? solo a far vantare la persona che ha sprecato soldi, tempo e stoffa, di essere un grande sarto perché ha messo due cuciture su una pezza e l'ha fatta sfilare.
io sono una donna sovrappeso, lo ammetto senza remore, e mi faccio gli abiti, da sola, perché non è facile trovare vestiti che si adattino alla mia taglia e che non mi facciano sembrare una geriatrica o un sacco di patate, ma io sono un caso limite. ho amiche che hanno un fisico normale, SANO, con della carne che ricopre le loro ossa e che si possono vantare di non farsi contare le costole ogni volta che si tolgono la camicia. sono persone normalissime, uguali alla maggior parte delle donne che girano per il mondo, ma che come molte di loro, hanno difficoltà a trovare dei vestiti decenti in cui possono entrare senza sentirsi una salsiccia nella sua pelle.
e vedendo queste amiche, ed a volte cucendo per loro dei vestiti in cui sembrino quello che sono, cioè delle belle ragazze, giovani e vitali, mi vien da ridere, pensando ad un Valentino, o a un Armani, con tutta la loro puzza sotto il naso e la loro prosopopea, che si mettono attorno ad un corpo normale, e non su un pezzo di legno leggermente scolpito, e che per una volta si retrovano a dover esaltare un corpo e non a sbrodolarsi addosso le loro solite idee. e lo dico ammettendo di aver spesso pensato ad Armani come ad un ottimo ideatore di modelli.
il problema di tutti loro è che hanno perso di vista il fine, e si sono concentrati solo sul mezzo, facendolo diventare il fulcro principale del loro lavoro.
quando finalmente vedrò sfilare donne normali, con taglie normali e non arrivo a chiedere sfilata alla Elena Mirò, una delle poche firme che considero veramente di sartoria, mi accontenterei di vedere donne della 46, magari anche qualche 48 su quei palchi, be allora portò dire, ecco dei sarti d'alta moda che sfilano.
Le donne sono belle: sono belle con i loro chili di troppo, con le loro curve, con i loro seni che non stanno in una coppa di champagne, con le loro gambe non sono lunghe una quaresima, con i loro problemi e le loro pecche, ed il vestito dovrebbe essere il cartello su cui è scritto proprio questo: le donne sono belle, guardate qua.

sabato 21 luglio 2007

le stagioni perdute


credo che per me sia una strana estate questa. una estate in cui non mi sembra di essere in estate, un momento della mia vita in cui non mi accorgo bene dei passaggi di stagione, di tempo, dei cambiamenti.
forse si può parlare di distacco dovuto al fatto che, non avendo figlie e non andando più a scuola da tanti anni, non sento questo cambiamento come le famiglie composte da più componenti, di cui almeno uno o due piccoli.
però mi è sempre sembrato di sentire questo cambio.
forse si è trattato di questo strano inverno, caldo come una lunghissima primavera, che ci ha lasciato stremati di caldo di fronte ad una estate ancora più calda.
ma anche questa è una giustificazione che non mi riesce a convincere.
ho in realtà una strana sensazione, come di vivere una sorta di sospensione nello scorrere del tempo e delle cose, come se la mia intera vita fosse in sospeso, in attesa di qualcosa che però non vedo ancora ed ancora non immagino nemmeno.
una sorta di limbo temporale, in cui devo continuare a vivere, fare, incontrare e scontrare, un limbo che a volte pare un poco un inferno, un limbo in cui tutto scorre come nella vita normale ma in cui il tempo... no quello no, non so che giorno sia, a volte non ricordo il mese in cui siamo, le stagioni mi scorrono addosso come pioggia in una giornata uggiosa.
forse è solo un'altro passo verso la scoperta, di cosa ancora non so, ma forse è questa la risposta, il giorno in cui saprò cosa attendo, cosa deve succedere nella mia vita, forse allora ci sarà uno scatto, un improvviso colpo di pistola, un cartello che passerà e che mi avvertirà del fatto che il momento è arrivato, l'ora è suonata, il tempo può ricominciare a scorrere, ed io posso sentire che i giorni non sono tutti uguali, tutti gli stessi, con uno svolgimento più o meno simile, con solo la gioia del ritorno serale che mi alleggerisce il tedio, ed il fine settimana, o meglio il sabato e la domenica che scompaiono nel fumo di sonno e stanchezza.
forse tornerà la voglia di fare cose differenti nelle ore libere della mia giornata, forse tornerà l'energia a scorrermi nelle vene e ad animare un corpo che mi risulta sempre più pesante e duro da muovere.

venerdì 20 luglio 2007

penso che un sogno così...


Io sono in cura.
Sono in terapia da uno psicologo, che piano piano mi sta aiutando a far emergere delle situazioni, e sensazioni, che sono sepolte, profondamente, dentro di me e che anche non volendo mi influenzano nella vita di tutti i giorni.
sono in terapia da alcuni mesi e devo dire che piano piano sto cercando di capire cosa è quello che nascondo tanto bene anche a me stessa, ma è un lavoro lungo e difficile che mi lascia spesso spossata e dolorante come se invece di una seduta psicologica avessi fatto un incontro su un ring.
ultimamente però sembra che qualcosa sia cambiato, e questo grazie ad un sogno che faccio da alcuni giorni e che abbiamo cercato di capire assieme a Stefano, così si chiama il mio terapista.
In realtà non si tratta di un sogno vero e proprio ma per arrivare a quello che è vi devo spiegare gli antefatti.
io per addormentarmi a volte uso degli accorgimenti, delle immagini che mi aiutano a concentrarmi, a rilassarmi e quindi ad addormentarmi; dei passaggi, dei portali che mi conducono al sonno.
uno di questi, quello che uso di preferenza d'estate è l'immagine di un sottotetto di pagliaio, tutto in legno con il sole che entra da alcune fessure. io sono le centro del pavimento, in posizione del loto e piano piano mi concentro sempre più sulla realtà della scena. cerco di sentire il calore dei raggi sulla pelle, il profumo di fieno nell'aria, cerco di vedere le particelle di pula sospese nell'aria, come piccole scintille dorate volanti.
piano piano questi particolari divengono sempre più concreti fino a che uno di questi non diviene il passaggio per il sonno.
in questo periodo invece non riesco Più ad evocare questa immagine e mi ritrovo invece su di un fondo marino, con le luci liquide che vanno da un verde sabbioso ad un nero ombra, un fondale brullo e senza particolari su cui concentrare la mia attenzione. sono li fisicamente, perché riesco a sentire lo scorrere dell'acqua sulla pelle, ma è una immagine che non ha la capacità di fungere da portale, tanto che spesso non riesco ad addormentarmi.
però è anche un'immagine piacevole, che non mi da ne angoscia ne ansia.
una sola volta è proseguita in un sogno ed in questo sogno mi sono ritrovata a nuotare per un periodo molto lungo in un fondale che appariva sempre vuoto e brullo, anche se forse nelle ombre nascondeva rocce e rovine. ad un certo punto ho avuto la sensazione di essermi persa, ma questo non mi ha sconvolta ne spaventata, anzi, sono risalita in superficie ed una volta li, mi sono accertata di non riuscire a vedere da nessuna parte la terra ne un punto d'orientamento.
questo mi ha lasciato quasi indifferente, tanto che sono tronata sul fondo ed ho ripreso a nuotare in fondo felice di essere in un elemento che amo come l'acqua.
è stato un sogno strano ma in fondo rilassante, che a detta di Stefano, potrebbe voler dire che ho finalmente lasciato gli ormeggi e sono pronta all'esplorazione di ciò che nascondo nel mio "fondo marino" tra le ombre di un paesaggio altrimenti brullo a prima vista, ma in realtà vivo e vitale.
credo di condividere questa interpretazione e spero che sia un indicazione per me, sulla direzione da prendere, una indicazione che mi aiuti a uscire dal mio labirinto personale.

17 Novembre giornata internazionale del Gatto Nero